redazione il torinese

Anni 2020… la gestione dello sport nel futuro

Il mondo dello sport è in continua evoluzione, anche se sembra però che a questa evidenza molti non sappiano farsene una ragione. Parlo dell’acquisizione sul campo dei diritti per svolgere un campionato di qualsiasi categoria vincendo un campionato di categoria inferiore oppure del suo contrario, perdere la categoria e discendere negli abissi della retrocessione. Tutto ciò era romantico se consideriamo e valutiamo lo sport per quello che in passato era considerato, cioè uno svago, un passatempo da praticare quando si era giovani e poi si andava a lavorare. Purtroppo il tempo è passato (o forse per fortuna…) e ora gli svagati del calcio, del basket, del tennis…etc… guadagnano cifre non sempre iperboliche ma comunque molto alte se paragonate a lavoratori “comuni”. Si dirà che la loro carriera è breve, che devono capitalizzare in fretta e tante buone ragioni consimili, ma in realtà, quello che molti ignorano, chi per vera ignoranza e chi per convenienza da strumentalizzare, è che l’atleta, in un modo o nell’altro, troverà un nuovo impiego in un’altra squadra, mentre altre sono le realtà (altrimenti dette “persone” e non risorse umane…) che si troveranno in difficoltà. Un’impresa sportiva, intesa come azienda, non ha solo gli atleti, anzi! Ha gli impianti da gestire con personale adeguato, ha le segreterie da mettere in funzione, uffici stampa, addetti agli atleti, magazzinieri, staff medici e persone addette alle biglietterie, addetti allo stadio o ai palazzetti e molteplici altre figure in funzione dell’ambiente e del livello raggiunto.

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Tutte queste persone lavorano grazie all’azienda che “gioca” in serie A… o altro livello che sia. Mettere in piedi tutto questo meccanismo ha costi elevati (se lo si vuole fare in regola) ed è necessario che chi investe non debba temere di buttare tutto in un attimo per un rigore sbagliato o un tiro libero finito sul ferro. Salire di livello crea entusiasmo, ma la strutturazione necessita di tempo. E se la piazza non risponde, tutte queste persone non lavoreranno più, in questo ambito almeno. Il diritto sportivo è romantico, giustifica passioni ma non considera i “drammi” che questo causa, e la parola non è usata abusandola. Le grandi città o le grandi piazze in generale come bacino di utenza garantiscono pubblico, attenzione dei media, sponsor, ma nonostante questo anche qui si fatica a costruire. Se a tutto questo si aggiunge ancora l’incognita di restare a questi livelli si comprenderà la difficoltà a realizzare qualcosa di particolarmente bello. Lo sport è gioia, sofferenza, entusiasmo e agonismo, ma deve essere anche spettacolo, altrimenti il pubblico non si muoverà per vederlo. E se è solo tecnica piacerà a pochi. Quando uno sport non ha pubblico, il perché c’è sempre, che lo si voglia o meno. Ma se è la paura di perdere a non permettere lo spettacolo o l’ingresso di volti nuovi magari dal mondo dei vivai sportivi, è evidente come non sarà lungi il tempo in cui a tale “non-spettacolo” si recheranno solo gli appassionati tifosi, che in ogni tempo e luogo sono sempre un sottoinsieme degli appassionati dello sport in sé.

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Lo sport ha costi e persone che vivono grazie allo sport stesso e non dovrebbe più essere permesso di “rischiare” la qualità della vita di chi ci lavora solo in funzione delle capacità degli atleti o rischiare il “posto” a causa degli infortuni che possono subire, o scatti “emotivi” degli atleti stessi che danneggeranno la loro azienda. Lo sport ha bisogno di aziende, impianti e di manager forti che garantiscano sicuramente i giocatori, ma soprattutto i volti oscuri dei lavoranti veri dello sport, di quelli che hanno un lavoro grazie ai giocatori di quella squadra, mentre i giocatori di quella squadra non hanno il lavoro grazie agli “oscuri”…  Per proteggere loro, per tutti quelli che mettono “in campo” la loro opera quotidiana e di cui nessuno mai parla, il vero progetto è: per tutti lo sport, ma per quello professionistico, in quanto tale, solo ai professionisti. Il mondo dello sport non può fare a meno di una piazza sportiva come quella della nostra città. Si possono dire tante cose su altre città con passati più “storici”, ma nel panorama delle diverse discipline sportive, con più vittorie ad alto livello in ogni ambito sportivo Torino non invidia nessuno. Gli spazi per praticare “la qualità” sportiva sono addirittura in surplus rispetto alla necessità. L’antidiluviana concezione dello sport come diritto sportivo è ormai in pieno contrasto con le necessità economiche e fiscali con le quali il mondo dello sport odierno deve fare i conti!  Un progetto sano dovrebbe prevedere aziende in grado di garantire posti di lavoro “agli oscuri” per più tempo. Altrimenti la precarietà di cui tutti lamentano nella quotidianità del lavoro “normale” dovrebbe (e in realtà è!) diventare la condizione unica non di chi gioca sul prato verde o sul parquet ma di tutti coloro che vendono anche le bibite allo stadio (se ci sarà la partita) o i parcheggi intorno allo stadio (se si giocherà una partita) o anche solo delle magliette souvenir (se ci sarà ancora quella squadra…).

Paolo Michieletto

 

“Con la pensione vivo meglio all’estero”

Una volta raggiunta l’agognata pensione l’obiettivo è fare la valigia e trasferirsi all’estero. La  prospettiva di assegni sempre più bassi, fa sì che quasi due torinesi su tre, il 60%, siano disposti a trasferirsi all’estero per poter mantenere un tenore di vita simile a quello attuale e trovare un ambiente e servizi più adatti alla terza età. I dati giungono dall’Osservatorio welfare di Reale Mutua. Un abitante di Torino su due teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato una volta fuori dal mondo del lavoro, e un altro 30% prevede molta incertezza all’orizzonte.  Non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in avanti con gli anni è uno dei timori principali  (44%) appore la paura di cadere in povertà assoluta (30%). Preoccupati in molti anche per  il rischio di dover gravare economicamente sulla famiglia  per le necessità quotidiane (29%) e non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (25%).

 

(foto: il Torinese)

Nuoto per Salvamento, Campionati Italiani di Categoria e World Games

I Campionati Italiani di Categoria di nuoto per salvamento si sono conclusi ieri sera allo Stadio del Nuoto di Roma al termine di quattro intensi giorni di gare. I nuotatori piemontesi tornano a casa con 21 titoli nazionali, 17 medaglie d’argento, 16 di bronzo e 6 record italiani di categoria. L’ultimo è arrivato ieri pomeriggio e a stabilirlo è stato Cristian Barbati nei 100 manichino pinne della categoria Junior. Cristian, classe 1999 tesserato per la Rari Nantes Torino, ha fermato il cronometro sul tempo di 47”03, migliorando il precedente primato nazionale di 38 centesimi. Si è trattato del suo secondo titolo della rassegna, dopo il primo posto nei 200 super lifesaver di ieri. Da ricordare, inoltre, che Cristian Barbati fa parte degli atleti selezionati per la nazionale giovanile che parteciperà agli Europei Youth di settembre. L’articolo completo sull’ultima giornata di gare a questo link: https://www.federnuoto.piemonte.it/finpiemonte/home_new/appro_new.asp?id_info=20170713204911&area=6&menu=agonismo&read=salvamento

Archiviati con soddisfazione i Campionati Italiani di Categoria, il nuoto per salvamento piemontese guarda ora agli imminenti appuntamenti internazionali, che vedranno in gara diversi atleti del nostro Comitato Regionale. Questi ultimi rappresentano l’eccellenza di un movimento che nei giorni scorsi a Roma ha dimostrato una volta di più il suo ottimo “stato di forma”, dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Tanti nuotatori di tutte le categorie sono saliti sul podio a livello individuale e di staffetta, conquistando allo stesso tempo punti preziosi per le classifiche di società. Classifiche che hanno visto nelle rispettive top 10 molte squadre piemontesi. Terminati i Campionati Italiani è quindi tempo di pensare ai World Games, in programma dal 20 al 30 luglio a Breslavia, in Polonia. La manifestazione venne organizzata per la prima volta nel 1981 a Santa Clara, negli Stati Uniti, e si svolge ogni quattro anni; è destinata principalmente alle discipline che non fanno parte del programma olimpico. Tra queste c’è il nuoto per salvamento, le cui gare sono in calendario il 21 e 22 luglio. La squadra azzurra sarà in collegiale dal 17 luglio a Milano e mercoledì 19 partirà alla volta di Breslavia.

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Fanno parte della spedizione azzurra anche i piemontesi Cristina Leanza (Aquatica Torino), Laura Pranzo (CN Nichelino), Sasha Andrea Bartolo (Swimming Club Alessandria), Federico Gilardi e Jacopo Musso (Rari Nantes Torino). Di loro soltanto Cristina ha partecipato ai Campionati Italiani di Categoria, tornando a casa con l’argento dei 50 manichino e il bronzo dei 100 percorso misto, oltre che con il bronzo della 4×50 mista. Laura, Sasha, Federico e Jacopo, protagonisti in stagione con titoli nazionali e record mondiali, hanno invece proseguito la loro preparazione in contesti non agonistici.

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Gli altri atleti convocati nella nazionale che parteciperà ai World Games sono Silvia Meschiari (Fiamme Oro Roma), Serena Nigris (Orizzonti Soc Coop Udine), Federica Volpini (Fiamme Oro Roma), Daniele Sanna (In Sport Rane Rosse) e Andrea Vittorio Piroddi (Fiamme Oro Roma). Compongono lo staff il commissario tecnico Antonello Cano, il team manager Giorgio Quintavalle, i tecnici federali Massimiliano Tramontana e Giorgiana Emili, il medico Andrea Felici e il fisioterapista Enilda Nushi. Giudice italiano al seguito Jerry Polesel.

Frena il mercato dell’auto in Europa, ma il gruppo Fca vola grazie al brand Alfa Romeo

 Fca ha venduto 106.689 auto a giugno nell’Europa dei 28 ed area Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera). Si tratta del  7,9% in più dello stesso mese dell’anno precedente. La sua quota passa dal 6,6 al 6,9%. Le immatricolazioni del gruppo nei primi sei mesi sono state 609.114 e la crescita è del 10.5% sul corrispondente periodo del 2016 e l’aumento della quota passa  dal 6,8 al 7,2%. Alfa Romeo, che ha chiuso giugno con un +36,7% e il semestre con +39,7%, traina le vendite. Tutto questo mentre il mercato dell’auto europeo rallenta a giugno: le immatricolazioni in Europa, più i tre Paesi Efta  – secondo i dati dell’Acea, associazione dei costruttori europei – sono state 1.540.299, il 2,1% in più dello stesso mese del 2016. Il dato peggiore è il – 4,8% del Regno Unito. Nel primo semestre sono state vendute 8.461.476 vetture, con una crescita del 4,6% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso.

 

(foto: il Torinese)

Odissea sul treno Lecce-Torino

Il Codacons ipotizza una richiesta di risarcimento danni “per inadempimento gravissimo e valuteremo anche un esposto in Procura per l’assoluta mancanza di assistenza agli utenti”. Lo annuncia attraverso l’Ansa l’avvocata torinese Tiziana Sorriento, vicepresidente del Codacons Nazionale, una dei passeggeri di  ieri sul treno Eurostar Lecce-Torino. Il convoglio era atteso nel capoluogo piemontese alle 21:40, ma si è bloccato a San Benedetto del Tronto forse per un guasto al locomotore ed è giunto Torino Porta Nuova alle 3.30 del mattino. Dice l’avvocato “anziani, donne, bambini sono stati abbandonati a sé stessi e molti erano in preda al panico. I bagni erano chiusi, nessuno ci ha dato dell’acqua o qualcosa da mangiare”.

Piano Nazionale di Integrazione: che fa il Piemonte?

Il Governo Gentiloni presenta il Piano Nazionale di Integrazione per i titolari di protezione internazionale: in programma assistenza sanitaria, educativa e sociale gratuita per i clandestini e aumento dei luoghi di culto. Molinari: “Dopo il rifiuto categorico di Lombardia, Liguria e Veneto, ci lascia sgomenti il silenzio della Regione Piemonte” Curare gratis gli immigrati clandestini: c’è chi si oppone e chi, invece, non tenta nemmeno di obiettare ad una proposta che, di fatto, obbligherebbe le Regioni a farsi carico delle spese sanitarie dei richiedenti asilo. Il Piano Nazionale di Integrazione per i titolari di protezione internazionale, presentato dal ministero dell’Interno alle Regioni, ha suscitato infatti le perplessità e lo sdegno degli assessori regionali con delega all’Immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto, ma ha mostrato un Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, vergognosamente silenzioso. All’ordine del giorno, non pochi cambiamenti, che partirebbero dalla scelta del linguaggio da usare (bandita la parola “clandestino”), passando per la nascita di nuovi luoghi di culto, in particolar modo moschee, per arrivare alla scelta di addossare agli enti locali il compito di garantire agli immigrati assistenza sanitaria, educativa e sociale. Più che un piano di accoglienza ed integrazione, però, una simile proposta ha i contorni di una resa nei confronti dell’invasione che l’Italia sta, ormai da troppo tempo, subendo. “Desta non poche preoccupazioni il silenzio della Regione Piemonte– commenta Riccardo Molinari, segretario nazionale Lega Nord Piemont – che non ha mosso obiezioni ad un piano insensato che non solo non tiene conto delle difficoltà e dei disagi che quotidianamente gli italiani affrontano, ma assume addirittura grotteschi tratti di razzismo al contrario. Mentre Liguria, Lombardia e Veneto si oppongono a questa insensata pretesa – prosegue – non è arrivata nessuna obiezione da parte di chi si dovrebbe occupare della Regione Piemonte e, ovvio, ma a quanto pare non così ovvio, dei suoi abitanti. La speranza, ora, è che anche il Piemonte si renda conto della follia proposta dal Governo, e opponga una seria resistenza ad un sistema che danneggia tutta la società, lucrando sulle spalle della povera gente ed esacerbando un quadro sociale già insostenibile”

Zia investe con l’auto nipote di 15 mesi. E’ grave

Un bambino di 15 mesi è stato investito accidentalmente dall’auto della zia. La donna, 30 anni, stava facendo manovra in cortile, a San Damiano d’Asti. Il bimbo è stato trasferito con l’elisoccorso all’ospedale infantile di Alessandria ed è in condizioni gravi. Intervenuti anche i carabinieri della stazione locale.

Rinnovato il consiglio direttivo Cdvm

CLUB DIRIGENTI VENDITE E MARKETING DELL’ UNIONE INDUSTRIALE TORINO

Il CDVM, Club dei Dirigenti Vendite e Marketing nato sotto l’egida dell’Unione Industriale, ha rinnovato le cariche sociali per il biennio 2017 2019. Il CDVM, Club Dirigenti Vendite e Marketing, è uno dei Club storici dell’Unione Industriale. Fondato più di 60 anni fa, raggruppa i professionisti dei vari settori merceologici delle vendite e marketing. Accanto alle attività istituzionali che mirano a:

– Contribuire a promuovere la cultura in campo nazionale e internazionale delle tecniche di vendita, marketing e distribuzione

– Sviluppare la conoscenza, lo scambio d’informazioni, le collaborazioni e le esperienze tra gli associati

– Rappresentare una piattaforma privilegiata per la formazione e lo sviluppo delle competenze professionali dei propri associati

– Cooperare con associazioni affini, italiane ed estere ed eventualmente partecipare ad esse, nonché favorire lo sviluppo associativo internazionale

– Favorire la formazione dei giovani attraverso iniziative specifiche (corsi di formazione, stages, tutoraggio).

negli ultimi anni il Club ha rafforzato l’azione di network sia a livello nazionale che internazionale, grazie alle partnership messe in atto con organismi corrispondenti sia in Italia che all’estero.

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Il neo Consiglio Direttivo risulta  così composto:

ANTONIOLI Giovanni

BERLINCIONI Alessandro

BOCCHI Gianfranco Tesoriere

CARPINETTI Alberto

CIULLA Maurizio

DE CAROLIS Antonio PRESIDENTE

GENNARO Enrico

LOMBARDO Gianfranco

MASSELLI Marco

NASCARELLA Salvatore

PSACHAROPULO Luca

RICCA Marisa

SCUERO Marco

SLATAPER Barbara

VASSALLO Bartolomeo Vice Presidente

Revisori dei Conti:

LAURIA Alessandra

ROSSOTTO Maria Grazie

TAURINO Leonardo

 

Per il biennio 2017/2019 è stato rieletto Presidente Antonio De Carolis.

Ha sviluppato il proprio percorso professionale all’interno di organizzazioni aziendali leader nel settore dei servizi assicurativi, della moda e della comunicazione pubblicitaria. Ha ricoperto vari ruoli manageriali nell’area Marketing e Vendite con particolare riferimento a Selezione, Formazione, Gestione e Supporto di strutture commerciali articolate.

Ha collaborato alla costituzione di una Business School svolgendo attività di docenza, progettando percorsi formativi mirati alle reti di vendita e organizzando un Master per neo-laureati da avviare alla professione di manager commerciali.

Collabora con il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino al Master in Marketing, Sales & Digital Communication con docenze in “Organizzazione e Gestione delle strutture commerciali e Comunicazione”.

Collabora con la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi dell’Università degli Studi di Torino al Corso Investire, con docenze su “Prodotti Assicurativi e Previdenziali”.

Giornalista, Pubblicista, è autore di articoli sul marketing relazionale e sui processi di comunicazione nella negoziazione. Dal 2016 cura la rubrica Marketing People per il quotidiano web Il Torinese.

Dal 1990 è membro del CDVM Club Dirigenti Vendite e Marketing presso lUnione Industriali di Torino, dove nel 1996 è entrato a far parte del Consiglio Direttivo, di cui è Presidente dal 2011.

Fa parte del Consiglio Direttivo di ADMC Confindustria Cuneo.

La scelta di rieleggere De Carolis nasce dalla volontà del Consiglio Direttivo di dare continuità alle significative attività portate avanti e sviluppate nel passato mandato, che tanto successo ed interesse hanno suscitato tra i soci e gli altri operatori del settore.

 

Con il dissidente Franzoni scompare un profeta del nostro tempo

di Pier Franco Quaglieni

E’ morto all’età di 88 anni Giovanni Franzoni , la figura più significativa del “dissenso cattolico”, molto più importante, ad esempio, di don Milani di cui ricorre, celebratissimo, il cinquantenario della morte che ha portato papa Francesco a Barbiana, dove Milani esercitava il suo ministero e conduceva la sua scuola

Anche Torino è città che avuto i suoi dissidenti con la creazione di comunità di Base come quella del Vandalino che ancora oggi ha un suo giornale “Il foglio”; Pinerolo è ancora oggi caratterizzata dalla figura,  in certo modo carismatica, di Franco Barbero ex prete sposato che continua a celebrare matrimoni tra omosessuali. Si dovrebbe anche parlare di molti “preti operai” che a forza di sentirsi operai, in alcuni casi, dimenticarono di essere soprattutto preti. La personalità per anni emergente a Torino è stata quella del cardinale Michele Pellegrino, più familiarmente, come lui desiderava, padre Pellegrino: non giunse mai a farsi chiamare padre Michele perché i tempi forse non erano ancora maturi. Era stato un insigne cattedratico dell’Università di Torino, scelto come nuovo vescovo di Torino da Paolo VI ,che aveva un debole per gli intellettuali. Il cardinale Pellegrino protesse le comunità di base e ,come risaputo, intrattenne un dialogo con il futuro sindaco comunista di Torino all’insegna di una costante apertura della Chiesa a sinistra. Ci furono momenti -per fortuna abbastanza brevi -in cui non si capiva più quale fosse la differenza tra Chiesa ufficiale e dissidenti.
Tutto era nato nel clima del ’68,quello che Bersani auspica che torni(sul tema è il caso di tornarvi),del rifiuto di ogni principio di autorità, di una lettura senza guida delle scritture a cui venivano attribuiti significati lontani da quelli tradizionali tramandati dalla gerarchia. Significati che non è inappropriato definire sovversivi ,quasi Gesù fosse stato un profeta dell’anticapitalismo. Uno dei pochi preti coraggiosi fu don Alberto Prunas Tola, che, pur aperto al dialogo con i dissidenti, seppe affermare il necessario primato del Papa come guida ,specie in momenti tanto burrascosi per la navicella di Pietro.

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Nel rapporto con il cardinale torinese che gli fu molto amico, è collocabile anche l’abate dei benedettini di San Paolo fuori le mura a Roma, dom Franzoni (dom, abbreviativo di dominus) titolo spettante agli abati che, nel caso di San Paolo, non erano sottoposti ai vescovi, ma direttamente al Papa. Il cardinale non ufficialmente, ma privatamente, sostenne Franzoni e gli fu vicino anche dopo la sospensione a divinis e la sua riduzione allo stato laicale. Franzoni fu in prima fila nella battaglia per il divorzio ,dopo essersi correttamente dimesso da abate. L’ho conosciuto nel 1974 durante la battaglia per il referendum a sostegno del divorzio. Ebbe il coraggio di affermare chiaro e netto che il matrimonio indissolubile era un sacramento che non poteva essere imposto ai non credenti o ai diversamente credenti attraverso una legge dello Stato. Fu la punta di diamante dei Cattolici per il no che ebbero in Ettore Passerin d ‘Entrèves uno dei più illustri sostenitori. Il divorzio vinse anche per merito di questi cattolici laici. Erano cattolici laici, ma certo molto lontani dal liberalismo che, anzi, vedevano come il fumo negli occhi. In poche battute con lui fu subito chiaro il suo pensiero. A Torino ,stranamente, è stato dimenticato. Ricordo una cena frugale con lui e Pannella. Parlammo di tutto ,di laicità , laicismo, liberalismo, comunismo. Incredibilmente parlammo persino di un intellettuale, Giovanni Papini, convertito tardivamente al cattolicesimo. Era un uomo aperto agli altri, tollerante, pur intransigente nelle sue scelte che gli causarono la riduzione allo stato laicale. Franzoni che fondò anche lui una comunità di base ,rimase coerente con le sue idee, preferendo il silenzio mediatico. Non si lasciò più sfruttare dalla propaganda. Una scelta che gli fa molto onore. Passò decine d’anni di sofferenza e di isolamento.Ma non rinunciò mai a sentirsi figlio della Chiesa, anche perché non venne scomunicato. Era molto stimato come teologo da Paolo VI e parteciperò come abate di San Paolo alle due ultime sedute del Concilio Vaticano II.

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Lui pensava che il Concilio avrebbe dovuto modificare radicalmente la Chiesa nei suoi rapporti con il Terzo Mondo e con il potere economico. Il Concilio certamente fu per la Chiesa una svolta importante, ma questa svolta non poteva avvenire nei tempi e nei modi voluti da Franzoni. Era tempo di preti guerriglieri che nel Sud America avevano imbracciato il mitra,seguendo l’esempio di Che Guevara. Nel 1975 si espresse a favore del Pci di Berlinguer e poi ancora a favore dell’aborto ,sia pure con qualche riserva,limitandosi a dire che se l’aborto veniva praticato, andava anche regolamentato per legge. Sul tema dell’aborto io avevo una diversa sensibilità , nutrivo dei dubbi che espresse anche Norberto Bobbio. Per i laici torinesi e non solo, Bobbio era un’autorità e i suoi dubbi furono anche quelli miei e di alcuni miei amici. Non mi sentii di impegnarmi come per il divorzio, pur rivendicando la laicità dello Stato come valore e metodo liberale. L’idea che non fu solo di Franzoni ma di tanti cattolici ed anche preti, di trovare nel marxismo la soluzione dei problemi si rivelò assai poco lungimirante. Franzoni non poteva non vedere cosa fosse il comunismo reale, non poteva non capire che l’invasione di Praga nel 1969 da parte dei carri armati sovietici aveva svelato anche ai ciechi la verità .Soprattutto non poteva non vedere che il problema della miseria il comunismo sovietico e neppure quello cinese erano riusciti a risolverlo in modo accettabile. I diritti umani venivano confiscati ai sudditi dell’impero sovietico che era anche un impero guerrafondaio ed imperialista. Sul dissidente Sakharov, almeno da quello che mi risulta, non scrisse parole di solidarietà. Egli ha avuto la possibilità di constatare la morte del comunismo e di sopravvivergli molti anni. Non ho più avuto rapporti con lui, ma credo che qualche dubbio gli sia venuto.

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L’editore liberale Rubbettino (e in questo davvero significativo) pubblicò due libri suoi molto interessanti che bisogna leggere per capire il travaglio interiore sincero dell’ex abate che continuò la vita austera del monaco, anche dopo i provvedimenti della Chiesa nei suoi confronti che lo fecero molto soffrire. L’editore liberale ,ripresentando i suoi libri dopo la sua morte, parla di “una delle voci profetiche più audaci e forti del cristianesimo contemporaneo”. Secondo la sua comunità di base che è ancora funzionante, si trattava di “un maestro, un padre, un cristiano coraggioso, un annunciatore intenso ed appassionato del Regno di Dio, un profeta del nostro tempo”. I due libri “Autobiografia di un cattolico marginale” e “Diavolo e misericordia” meritano di essere letti. Resta un dubbio: come mai un uomo di quell’intelligenza e di quella cultura non abbia visto i limiti disumanizzanti del comunismo,la violenza che governava i paesi dell’Est, l’incapacità di far migliorare economicamente i sudditi dell’impero russo. Solo il comunismo cinese, con l’adozione di un capitalismo selvaggio, paradossalmente ha migliorato la situazione, pur imponendo ritmi di lavoro massacranti. Sono domande da porre, pur nel totale rispetto di un uomo che è stato coraggioso e coerente sostenitore delle sue idee e che quindi merita il massimo rispetto, forse persino una certa ammirazione.

Tornano le “alghe” verdi nelle acque del Po. Ma non tutte le piante sono invasive

Come un ricorrente incubo estivo torna nel Po di Torino la pianta invasiva Myriophillum acquaticum, che già lo scorso anno  aveva  ricoperto con il suo manto verde quasi tutta la superficie del fiume nel centro di Torino. La notizia giunge dopo un sopralluogo dei tecnici esperti di Arpa Piemonte. La pianta esotica, originaria del Sud America, è nuovamente presente sulla sponda sinistra, nel tratto tra il ponte Umberto I e l’ex imbarco Gtt ai Murazzi. Arpa precisa che non tutte le piante che si vedono emergere dal fiume sono invasive. Le cosiddette “alghe” sono in realtà  macrofite acquatiche, tipiche piante dei  fiumi di pianura, la cui presenza e diversità è segno di ritrovata qualità delle acque, ospitando vita animale. Vedremo se anche questa volta gli assessori della Giunta comunale saliranno sulle barche per strappare manualmente le alghe verdi.

 

(Foto: il Torinese. Immagini relative alla scorsa estate)