La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Vittorio Messori – Andar avanti – Il Piano energetico – I ninnoli – Lettere

Vittorio Messori
E’ mancato a 84 anni l’amico Vittorio Messori. Ci sarà tempo e modo di ricordarlo. Cito solo  un suo pensiero fulminante sui “cattolici adulti” di Prodi, definiti una contraddizione in termini rispetto al Vangelo che invita a mantenere il candore dei bambini, i soli che entreranno nel Regno dei cieli. Messori aveva letto Machiavelli e conosceva le leggi ferree della politica, ma aveva mantenuto l’animo  che voleva  Gesù. E’ morto il venerdì santo, ma  le sue idee non sono destinate all’oblio del sepolcro più o meno imbiancato. Resteranno vive.
Andar avanti
Bisogna che il Governo esca dal trauma provocato dal referendum e da una cattiva gestione della campagna elettorale. Un rilancio con la legge elettorale sarebbe un passo falso. Meloni deve andare in Parlamento, magari dopo aver fatto un rimpastino, anche eliminando Urso come ministro poco capace e rivolgersi agli italiani con un programma che vada oltre la fine della legislatura e ipotechi anche l’altra, offrendo agli Italiani riforme che incidano sull’economia e precisi la posizione italiana in Europa e con gli USA. Il periodo tragico di guerra non favorisce, ma la Nazione italiana deve recuperare la sua dignità in un quadro europeo sempre più sfilacciato. Un governo di centro – destra  non può andare a rimorchio. Certo con moderazione ed equilibrio, ma l’Europa si salva solo con le Nazioni. Gli Stati Uniti d’Europa, appunto, il federalismo europeo, che parte dalle Nazioni storiche.
Questa era anche l’idea dei Padri dell’idea di Europa. Via l’idea oggi impraticabile della repubblica presidenziale o semi presidenziale, distrutte da Trump e da Macron. L’economia italiana deve essere al centro di un nuovo programma che non veda nel solo Giorgetti, il deus ex machina della ragioniera. Bisogna aprire gli orizzonti, eliminare la paura di perdere. Essere più liberali è indispensabile. Non il falso liberalismo, ma quello vero. Il Governo deve ridare fiducia al Paese, rivolgendosi ad esso come ,ad  esempio , sapeva fare De Gaulle o De Gasperi. Nei prossimi giorni il Governo si giocherà il suo  futuro. Stanno rimettendo in piedi la gioiosa macchina da guerra debellata da Berlusconi. Bisogna agire anche a tutela della libertà che una parte della minoranza oggi vuole conculcare, affiancandosi a Landini e all’estrema sinistra. Va messo in condizioni di non nuocere il rozzo generale – scrittore che fa votare contro il governo. Non chiacchiere, ma progetti che ridiano modernità all’Italia, passando dalle infrastrutture e dai servizi, per passare ad un progetto reale volto a sconfiggere la decrescita democratica e ripristinare il valore della famiglia  fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Basta ai finti diritti che sono solo desideri edonistici. Basta ad una scuola in cui la violenza prevale e l’irrazionalità sta distruggendo quel poco che era rimasto dopo l’eterno ‘68. La generazione Z va rimessa al suo posto e i ragazzini della maranza vanno messi in condizione di non nuocere.  La migrazione illegale va fermata, dando opportunità di integrazione a chi  viene a lavorare, non a delinquere.
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Il Piano energetico
La guerra ha messo in evidenza in modo del tutto inoppugnabile  la fragilità dell’ Italia sul piano energetico. Il Governo deve mettere a frutto il grande lavoro realizzato dal ministro Pichetto Fratin, uno dei migliori e più seri ministri dell’attuale Governo, e procedere a dare attuazione ad un piano energetico che reintroduca il nucleare sicuro.
Gilberto Pichetto

 

Sul nucleare siamo vittime della demagogia verde – rossa che portò ad un referendum suicida fondato sull’ allarmismo. Il piano energetico deve dare il via  nei tempi più rapidi al Nucleare senza accantonare le energie rinnovabili oggi  del tutto insufficienti e inadeguate. Acquistare energia dalle centrali nucleari altrui appare oggi un vera e propria follia. E pensare all’energia eolica e solare, senza il nucleare, resta un’utopia e  si rivela un inganno.
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I ninnoli
Nella sua casa di Parella dove abitò Giacosa, Nina Ruffini si era trasferita negli ultimi anni della sua vita, portandosi da Roma i ninnoli che avevano suscitato le ironie del radicale Angiolo Bandinelli che veniva considerato un piccolo “guastatore” quando andava nella casa, piena di ninnoli delicatissimi,  di Nina che era il capo della segreteria di Pannunzio al “Mondo”. Preciso: capo, non capa.  La Ruffini era una presenza molto importante al “Mondo”, una sorta di vestale laica. Arrigo Olivetti mi portò a conoscerla a Parella già nell’estate nel ‘69 dopo che l’anno prima alla presenza di Saragat presidente della Repubblica fondammo il Centro Pannunzio.
Avevo  così potuto vedere i suoi ninnoli sopravvissuti al trasloco da Roma. Oggi il concetto di ninnolo è quasi sconosciuto. Io nella mia casa di vacanza sono pieno di oggettini, spesso di nessun valore,  se non affettivo, che sono ricordi di vita e di viaggi nel mondo: da Bali a Moncalieri, dalla Cina a Bordighera, da Roma a Capri per non parlare delle amatissime Vienna, Venezia, Parigi, Londra. Ogni oggettino  è un ricordo di vita vissuta. In questi giorni mi è nata un’altra piccola angoscia: dove finiranno i miei  ninnoli dopo la mia morte? E’ solo una piccola angoscia perché le angosce oggi sono ben altre e riguardano la fine del mondo. I giovani nelle loro case squadrate dalla modernità che precipita a volte nel cattivo gusto, non credo abbiano dei ninnoli. La generazione Z in particolare irriderebbe i ninnoli come faceva Bandinelli che pure era una degna persona, amica di Pannella. Temo finiranno tutti o quasi nella spazzatura o da un rigattiere, ammesso che siano sopravvissuti.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La Famija Piemonteisa di Roma

Da vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere  in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso  metà dei soci.  Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto  rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione.     Lettera firmata

Enrico Morbelli
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Doveva avere il coraggio di uscire allo scoperto perché questi problemi non si risolvono con lettere come la sua. Bisogna uscire allo scoperto. Da vecchio amico della Famija sono indignato per quanto leggo. Non sono piemontesi a Roma, ma persone che del vecchio Piemonte non hanno nulla. Va fatta una formale  diffida a convocare subito un’assemblea per eleggere le cariche con lo statuto vigente. E’ scorretto scrivere un nuovo statuto con valore retroattivo che snatura la Famija. Lo statuto verrà eventualmente  elaborato dal nuovo direttivo e votato da una assemblea ad hoc dopo il recupero almeno dei vecchi soci. Adesso è urgente nominare un nuovo presidente con le regole vigenti. Altrimenti rivolgetevi anche al Sindaco di Roma che dà i locali, segnalando la cosa. Se necessario fate un esposto. La Famija è troppo importante per rischiare di finire come già accadde con Zanone che pure non era uno sprovveduto , ma non si interessava dell’associazione e perse la sede prestigiosa che fu di Soleri e di Einaudi. Anche a Torino ci sono miopi nemici della Famija che vanno snidati. Avrete tutto il mio appoggio.
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Titoli e onorificenze
C’è un mercato di onorificenze e persino di titoli nobiliari in Italia davvero  incredibile. Piccoli borghesi arricchiti vogliono medaglie e stemmi per darsi un tono. 80 anni di Repubblica non sono bastati. Anche  attorno ai titoli sabaudi di Emanuele Filiberto si addensano ombre cupe. Circolano tanti soldi. Dicono per beneficenza. Sarà poi vero? Dovrebbero avere bilanci pubblici e trasparenti che non vedo sui siti.  Ing. Ines Scotti
Non so darle una risposta precisa. Posso dirle di un notevole disagio che si coglie in certi ambienti, specie se legati al Duca d’Aosta – figura di alto livello intellettuale e morale –  che non tollerano commistioni di denaro. L’esempio è l’altissima e nobile  figura di Re Umberto II.
Gli ordini dinastici fanno sicuramente beneficenza e a Torino restaurano la basilica Mauriziana di via Milano con l’aiuto della Fondazione dell’Ordine che finalmente e’ presieduta  da una donna competente e capace: Licia Mattioli. Questi bulletti con il titolo di cavaliere o addirittura grande ufficiale,  esibito in modo sfrontato e strafottente, assomigliano ai personaggi che il Foscolo definiva il volgo che “ha sepoltura nelle adulate  regge, già vivo e i stemmi unica laude “.
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Trump
Non si può stare nell ‘ambiguità’ su Trump. I liberali, i laici, i democratici, i conservatori veri devono dichiararsi senza ambiguità contro Trump. La Meloni è esitante e non rivela doti di statista, ma solo piccoli tatticismi molto miopi. Annella Robusti
Concordo con lei su un fatto: Trump ha distrutto il Partito repubblicano in America, anche se il Partito Democratico ha accumulato grosse colpe e molti deficit.Trump è un avventuriero che non è neppure machiavellico, ma soltanto un  improvvisato affarista che non sa quasi nulla di cosa sia la politica e uno Stato democratico. Trump ha distrutto il sogno americano. La presidente italiana rappresenta un’ Italia che conta poco e deve fare i conti con la realtà come qualunque altro premier, a partire da Giuseppi Conte. Non può scegliere i suoi interlocutori, ma deve accettarli senza lasciarsi condizionare troppo. Il diluvio universale ha ucciso le colombe della pace. Bisogna prenderne atto.
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