Nell’antica capitale del “Marchesato”, l’estate di “Occit’amo Festival” porta due grandi appuntamenti
Mercoledì 22 e giovedì 23 luglio
Saluzzo (Cuneo)
Niente paura. Il nome potrebbe preoccupare. Ma è solo nome di “battaglia”. “Patagarri”, infatti, nient’altro è che un “omaggio umoristico” al celebre Trio comico milanese formato da “Aldo, Giovanni e Giacomo” preso in prestito dal loro famoso sketch teatrale de “Nico e i sardi”. Una sorta, dunque, di “slang” dialettale con cui si presentano al pubblico i sei componenti dell’attesa “irriverente” band milanese ospite, mercoledì prossimo 22 luglio (ore 21,30), dell’“Occit’amo Festival” (dedicato alle “Terre del Monviso” e alle “Valli Occitane”, promosso per tutta l’estate ed in primis dalla “Fondazione Amleto Bertoni”), presso “Il Quartiere” di piazza Montebello, a Saluzzo.
Grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale saluzzese “Ratatoj”, “I Patagarri”, scoperti a “X Factor 2024”, porteranno sul palco dell’“Ex Caserma Musso” tutto il loro “gipsy jazz” gioioso e coinvolgente, atto a creare “un contrasto tra la voglia di fuggire dalla quotidianità e la durezza della vita che si affronta per inseguire il proprio sogno musicale”. Il loro “cavallo di battaglia”, “Caravan”, contenuto all’interno di “X Factor Mixtape 2024”, è infatti considerato come un alto “grido di libertà”, un invito a prendere in mano con consapevole forza la propria vita “senza paura di vivere ai margini”, se necessario. “Il ‘caravan’ – affermano – rappresenta un rifugio, un simbolo di resistenza alla cultura dominante, ma anche un veicolo di speranza e di sogni che non vogliono essere rinnegati”. Come dire: la vera ricchezza non è il “dané”, ma la forza della “passione”, della “creatività” e della “voglia di vivere rifuggendo i compromessi”. Per intanto, il loro “tour” estivo sta confermandosi come successo straordinario, tanto da segnare anche l’ingresso ( da 5 a 6) di un nuovo elemento nella band: Nicholas Guandalini al basso. Anno di grazia, il 2025, quando “I Patagarri” prendono parte al “Concertone del Primo Maggio” a Roma. Data storica, il 23 maggio 2025, allorché pubblicano l’album di esordio “L’ultima ruota del Carovan” (Warner Music Italy) e, a sorpresa, salgono sul palco del “MI AMI Festival” a Milano, tra i più importanti appuntamenti italiani dedicati alla “musica indipendente”. Seguono i “tour estivi” sui palchi di tutta Italia (40 date nel 2025), mentre è ormai in piena corsa il “tour 2026”, partito con 7 date europee ad inizio marzo per poi proseguire lungo tutto lo “stivale”. Attesissimi (non mancate!) alla serata saluzzese di “Occit’amo”, mercoledì prossimo 22 luglio. Da dove, il viaggio prosegue!
Anche per “Occit’amo”.
Giovedì 23 luglio, alle 21, nuovo appuntamento, infatti, con “Olimpiadi tra guerra e pace”, lo spettacolo del noto storyteller, scrittore e telecronista sportivo milanese Federico Buffa, accompagnato al pianoforte da Alessandro Nidi, con una “riflessione sul potere simbolico dello sport come forma di riconciliazione”. Lo show, realizzato da Buffa con l’anconetano di Jesi Moris Gasparri (saggista tra sport, cultura e geopolitica, nonché Consigliere della “Divisione Calcio Femminile” della “Figc”) è una produzione di “International Music and Arts” ed è organizzato in collaborazione con “Borgate dal Vivo”. L’incontro, attraverso il racconto della storia delle “Olimpiadi”, nate come strumento di promozione della pace nel mondo, intende far emergere come esse spesso siano state influenzate e intrappolate, nei secoli (dalla fondazione a Parigi, passando per le guerre mondiali fino agli eventi più recenti) dalle tensioni e dai conflitti internazionali. Buffa non mancherà di far emergere il principio della “sacralità della competizione olimpica” ed il ruolo degli atleti come “ambasciatori di pace”. Tra questi, figure emblematiche come quelle di Pierre de Coubertin (pedagogo e storico francese, rifondatore dei “Giochi Olimpici” moderni nel 1894, creatore dei “Cinque Cerchi” simbolo di unione tra i cinque Continenti, nonché dei sei colori della bandiera – incluso lo sfondo bianco – presenti in tutte le bandiere del mondo), l’atleta etiope Abebe Bikila (vincitore della “maratona” alle “Olimpiadi” di Roma del 1960, correndo a piedi nudi), accanto agli eventi occorsi ai “Giochi di Tokio” del 1964, i primi a svolgersi in Asia, con la “fiamma olimpica” accesa da Yoshinori Sakai (giovane di Hiroshima nato il giorno stesso in cui la bomba atomica distrusse la città) e il dramma del maratoneta di casa Kokichi Tsuburaya suicida tre anni dopo, sopraffatto dal dolore per aver perso l’“argento” nella gara finale. Da parte di Buffa, alla luce di numerosi reali eventi, raccontati con competenza e forte empatia emozionale, non mancherà, dunque, la sollecitazione a riflettere sul significato profondo dello sport, “come strumento di speranza e cambiamento, pur consapevoli dei suoi limiti nel modificare la realtà che ci circonda”. E ben lo sappiamo, in un tempo come quello odierno, dove anche i valori più profondi dell’“Olimpismo decoubertiano” non ce la fanno a reggere e ad ostacolare le mire belliche dei “Grandi” padroni della Terra, assolutamente indifferenti al bene prezioso della fratellanza e della pace tra i popoli.
Gianni Milani
Nelle foto: “I Patagarri” (Ph. Simone Cecchetti); Federico Buffa
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