La magia di Audrey Hepburn

Niente è impossibile…

di Debora Bocchiardo

 

Audrey Hepburn aveva un motto: niente e impossibile, la parola “impossibile”, in realtà, contiene in sé la frase “I’m possible” … Sono impossibile!”.

Forse grazie a questa preziosa formula magica, la Hepburn scalò tutta la montagna verso il successo, posizionandosi di diritto in quell’Olimpo di nuovi dei che fu ed è Hollywood.

Non a caso, Billy Wilder disse: “Con lei è arrivata la classe”.

Nata a Ixelles il 4 maggio 1929 con il nome completo di Audrey Kathleen Van Heemstra Hepburn Ruston, l’attrice era figlia di un banchiere, Joseph Anthony Hepburn-Ruston, di origini anglo irlandesi, e di una baronessa olandese, Ella Van Heemstra, imparentata con le famiglie reali francesi e inglesi.

La Hepburn frequentò le migliori scuole private in Inghilterra e Olanda dove, nel 1935, in seguito al divorzio dei genitori, tornò a vivere.

La sua infanzia su segnata dalla carestia e dalla brutalità della guerra. Audrey, da adulta, ricorderà di aver patito il freddo e la fame.

Immediatamente dopo la fine del conflitto, madre e figlia si trasferirono a Londra, dove la giovane iniziò a studiare danza, a lavorare come modella e, a partire dal 1951, anche come attrice.

Proprio in quell’anno, Audrey Hepburn apparve nel suo primo film, “Racconto di giovani mogli”, di Henry Cass, seppur in un ruolo secondario.

È l’inizio di un lungo percorso artistico.

Il secondo passo nel mondo del cinema la giovane lo compie nel 1953 con “Montecarlo Baby”, di Jean Boyer, “L’incredibile avventura di Mr. Hollan”, di Charles Chrichton, e “Risate in paradiso”, di Mario Zampi.

La perfetta conoscenza di diverse lingue, permette alla debuttante di spostarsi con disinvoltura in varie parti d’Europa senza eccessive difficoltà e di inserirsi con facilità nel tessuto culturale internazionale.

Proprio nel corso delle riprese per “Montecarlo Baby”, la Hepburn, capace di leggere i segni che il destino le manda e di far tesoro dei nuovi incontri che la vita le regala, consolida la preziosa amicizia con la scrittrice francese Colette (pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette). L’autrice, ormai ottantenne, rimane profondamente colpita dalla freschezza e dall’intelligenza di Audrey e decide di affidarle il ruolo di Gigi nello spettacolo omonimo tratto dal suo romanzo.

La carriera della Hepburn decolla così per gli Stati Uniti e, proprio a Broadway, dopo poche settimane di fortunatissime repliche, sui cartelloni inizia ad apparire la scritta “Audrey Hepburn in Gigi”. Ora la protagonista è lei!

Inizia così una carriera che si snoderà attraverso circa 26 film di fama internazionale.

Nel 1953 il regista Billy Wilder la nota proprio durante una delle repliche a teatro e la vuole per “Vacanze romane”, al fianco di Gregory Peck.

L’anno successivo la scrittura per l’indimenticabile “Sabrina”. Al suo fianco, stavolta, vi sono Humphrey Bogart, chiamato all’ultimo minuto per sostituire Cary Grant e in conflitto perenne col regista, e un giovane William Holden, che si innamora perdutamente di Audrey. Un amore mai ricambiato, destinato a durare per sempre, seppur trasformandosi in una profonda amicizia.

Nel 1954, proprio mentre è impegnata sul set, l’attrice sposa Mel Ferrer, un uomo forte e protettivo, ma dal carattere anche volubile, aggressivo e, a tratti, forse geloso del successo della moglie.

Dall’unione, durata quattordici anni, nasce un figlio, Sean.

Nel 1956 Audrey Hepburn, col marito, lavora in “Guerra e Pace”, una produzione italiana Ponti-De Laurentis realizzata a Cinecittà e diretta da King Vidor.

Il 1957 vede l’attrice al fianco di una altro partner d’eccezione con cui si mormora ci sia stata una relazione sentimentale: sul set di “Cenerentola a Parigi”, diretto da Stanley Donen, la donna conquista il pubblico recitando, infatti, con Fred Astaire.

La Hepburn veste abiti firmati da Givenchy e consolida così anche la sua amicizia con il noto stilista.

Nel 1957 ancora Billy Wilder la vuole per “Arianna”, ma è nel 1959 che Audrey affronta una grande prova d’attrice cambiando drasticamente genere per vestire i panni di una suora missionaria in “La storia di una monaca” di Fred Zinnemann.

È lo stesso anno in cui il marito le chiede di recitare, diretta da lui, in “Verdi dimore”. Un clamoroso insuccesso che certo contribuì a decretare la fine anche dell’unione tra i due.

Dopo il successo di “Gli inesorabili”, diretto da John Huston nel 1960, in cui interpreta una mezzosangue, nel 1961 la Hepburn accetta un altro ruolo da protagonista indimenticabile in “Colazione da Tiffany”, di Blake Edwards.

Dopo ruoli intensi e drammatici o divertenti e romantici, l’attrice stupisce ancora il suo pubblico interpretando, al fianco di Shirley MacLaine, “Quelle due”, nel 1962, diretta da William Wyler. La pellicola tocca temi legati all’omosessualità femminile e l’opinione pubblica ne discute a lungo.

Nel 1963 l’attrice torna a ruoli più leggeri con “Sciarada”, di Stanley Donen, al fianco di uno strepitoso Cary Grant.

Richard Quine e George Cukor, le propongono invece, nel 1964, di vestire i panni della protagonista in “Insieme a Parigi” e “My fair Lady”, pellicole che strizzano l’occhio al teatro e mettono in risalto più che mai le sue doti ironiche.

Sono ancora due commedie a farla amare dal grande pubblico nel 1966 e nel 1967: “Come rubare un milione di dollari e vivere felici”, di W. Wyler, e “Due per la Strada” di S. Donen.

Interessante la prova d’attrice in “Gli occhi della Notte”, di Terence Young, in cui interpreta il ruolo di una ragazza priva di vista.

Le riprese terminano nel 1968 e l’attrice si scopre stremata dal lavoro e dalla lunga crisi sentimentale con Mel Ferrer, conclusasi con la separazione.

L’amico William Holden, forse sperando in qualcosa di più, le offre la propria amicizia, ma la donna decide di regalarsi una rilassante vacanza solitaria.

Ancora una volta è il destino a cambiare la rotta della sua vita, facendole incontrare, proprio durante la vacanza, lo psichiatra italiano Andrea Dotti, sposato nel 1969, da cui, nel 1970, avrà il figlio Luca. Il matrimonio finirà con il divorzio nel 1982.

Interessanti proposte, nel frattempo, le giungono ancora dal cinema con “Robin e Marian” (1976), di Richard Lester, al fianco dell’intramontabile Sean Connery, “Linea di Sangue” (1979) di Terence Young, e “…E tutti risero” (1981) di Peter Bogdanovic, in cui appare anche il figlio maggiore Sean Ferrer.

Il 1989 è considerato l’anno dell’ultima apparizione cinematografica con il suolo dell’angelo all’interno di “Always – Per Sempre” di Steven Spielberg.

Nell’arco della sua luminosa carriera improntata di ottimismo ed energia, Audrey vinse, tra gli altri premi, ben cinque Oscar: “Vacanze romane”, “Sabrina”, “La storia di una monaca”, “Colazione da Tiffany” e “Gli occhi della notte”.

È la sua voglia di aiutare gli altri, forse memore delle sofferenze della propria infanzia, a spingerla a portare aiuto a chi è in difficoltà. Ambasciatrice Unicef, ruolo per cui nel 1992 riceve la Presidential Medal of Freedom dalla  Casa Bianca, la Hepburn è troppo impegnata per preoccuparsi dei primi sintomi di un male silente e spietato, un cancro al colon che si manifesta clamorosamente pochi mesi prima della morte, avvenuta il 20 gennaio 1993, a Tolochenaz, in Svizzera, dove riposa.

Al suo fianco, dal 1981, vi era l’attore olandese Robert Wolders. L’amico Hubert de Givenchy, per trasportarla dagli Usa alla Svizzera negli ultimi giorni della sua vita, mise a disposizione il suo jet personale riempito per l’occasione di fiori.

Nel 1999 l’America Film Institute ha proclamato la Hepburn la terza più grande attrice della storia del cinema.

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