Emergenze e sanità, il Piemonte chiede più competenze: via libera del Governo

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Gli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia differenziata sottoscritti tra il Governo e le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono stati presentati oggi al Consiglio dei Ministri, alla presenza dei Presidenti delle quattro Regioni che hanno avviato il confronto con lo Stato.

Si tratta di un momento istituzionale significativo, che riguarda il riconoscimento alla Regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in ambiti strategici non collegati ai LEP o per i quali questi risultano già definiti dalla normativa vigente.

Nel dettaglio, gli schemi prevedono l’attribuzione di specifiche funzioni nei settori della protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e integrativa, oltre che della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ambiti ritenuti immediatamente funzionali alla crescita e allo sviluppo del territorio regionale e coerenti con il principio di sussidiarietà.

“Oggi abbiamo compiuto un passo importante per rafforzare il nostro Paese – dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio -. L’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione italiana e rappresenta uno strumento che consente di avvicinare le istituzioni ai cittadini, rendendo più rapide ed efficaci le risposte ai bisogni dei territori. Penso, ad esempio, a una materia strategica come la protezione civile. Il Piemonte è una terra straordinaria ma anche fragile, che deve fare i conti con criticità legate all’assetto idrogeologico, al rischio di alluvioni e agli effetti sempre più frequenti delle calamità naturali. Con l’atto di oggi poniamo le basi affinché il presidente della Regione possa dichiarare lo stato di emergenza direttamente sul proprio territorio, senza dover attendere tempi lunghi per le verifiche da parte del Governo centrale. Un altro esempio riguarda la sanità e la valorizzazione delle professioni sanitarie. In Piemonte, con oltre 1.200 Comuni e vaste aree montane, garantire la presenza dei medici nelle vallate più periferiche è sempre più complesso. Oggi non è possibile prevedere incentivi specifici per chi sceglie di operare nei piccoli centri; con l’attuazione dell’intesa, invece, la Regione potrà valorizzare, anche attraverso risorse proprie, i professionisti che assicurano servizi essenziali nei territori più fragili, garantendo così il diritto alla salute in modo uniforme su tutto il territorio. È un esempio concreto di come questo percorso non divida – conclude il presidente Cirio -, ma al contrario rafforzi l’unità del Paese, migliorando la capacità dello Stato di intervenire in modo tempestivo e vicino alle comunità locali”.

Le intese delineano quindi l’assegnazione alla Regione Piemonte di competenze specifiche in ambiti considerati strategici: dalla protezione civile, con maggiori margini decisionali e operativi nella gestione delle emergenze; al sistema delle professioni, con la possibilità di regolamentare nuove figure professionali di interesse regionale; alla previdenza complementare e integrativa, con l’attivazione di strumenti territoriali dedicati anche al personale pubblico, in particolare sanitario; fino alla tutela della salute e al coordinamento della finanza pubblica sanitaria, attraverso una programmazione economica, tariffaria, organizzativa e strutturale più flessibile, nel pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza definiti a livello nazionale.

“Il passaggio odierno in Consiglio dei Ministri rappresenta un momento importante nel percorso di riconoscimento di ulteriori forme di autonomia alla Regione Piemonte – dichiara l’assessore all’Autonomia, Enrico Bussalino -. Parliamo di competenze che consentiranno una gestione più efficiente di ambiti strategici come la protezione civile, il sistema delle professioni e l’organizzazione delle risorse in ambito sanitario, con l’obiettivo di rendere più rapide ed efficaci le risposte ai cittadini e ai territori. L’autonomia differenziata deve essere uno strumento di responsabilità e di sviluppo, capace di rafforzare la capacità programmatoria delle Regioni senza incidere sull’unità del sistema nazionale e nel pieno rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni”

L’approvazione degli schemi di intesa preliminare costituisce ora il passaggio propedeutico alla trasmissione del testo alla Conferenza Unificata e, successivamente, al Parlamento.

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