La Regione Piemonte deve dire se intende stare dalla parte della salute pubblica o se è disposta ad accettare una transazione economica nel processo per disastro ambientale colposo che riguarda Syensqo (ex Solvay).
Ho depositato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere al Presidente della Giunta se la Regione, costituita parte civile nel procedimento penale in corso presso il Tribunale di Alessandria, abbia intenzione di accettare la proposta transattiva avanzata dall’azienda. Il processo riguarda l’inquinamento da PFAS – in particolare dal composto cC6O4, prodotto nello stabilimento di Spinetta Marengo a partire dal 2012 – e si inserisce in una vicenda giudiziaria che nel 2019 ha già portato a una condanna definitiva per disastro ambientale. Oggi un nuovo processo mette sotto accusa anni di omissioni, mancati interventi di risanamento e una contaminazione che ha colpito acqua, aria e suolo e che – dati di Arpa Piemonte alla mano – continua ancora oggi a rappresentare un rischio per la salute delle persone. L’udienza, inizialmente prevista a giugno 2025, è stata rinviata dal Tribunale al 12 marzo 2026 proprio per consentire il proseguimento delle trattative con le parti civili, tra cui la stessa Regione Piemonte. Nel frattempo, associazioni, comitati, cittadine e cittadini si stanno mobilitando per chiedere verità, giustizia e bonifiche reali. E l’ho potuto vedere personalmente nell’assemblea cittadina dello scorso 12 gennaio a Spinetta Marengo: le persone non vogliono risarcimenti economici, non vogliono una monetizzazione del danno, esigono tutela della salute pubblica.
Come hanno sottolineato anche in quell’occasione Greenpeace, Comitato Stop Solvay e Vivere in Fraschetta, accettare una transazione senza un pieno accertamento delle responsabilità e senza garanzie stringenti sulla cessazione dell’inquinamento e sulle bonifiche significherebbe aprire un precedente pericoloso: quello per cui devastare un territorio diventa, di fatto, un costo sostenibile per le grandi aziende. La sentenza del Tar del Piemonte del novembre scorso, su ricorso presentato dalla sezione ovadese di Legambiente, ha ribadito un principio fondamentale: il diritto all’informazione ambientale e alla partecipazione viene prima della tutela degli interessi industriali. Lo stesso principio dovrebbe oggi guidare le scelte politiche e istituzionali della Regione.
La vita e la salute delle persone non hanno un prezzo. La Regione Piemonte deve assumere una posizione netta e coerente con il proprio dovere di tutela della salute pubblica.
ALICE RAVINALE, Consigliera regionale AVS
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