Non si riconoscono Stati che non esistono. La testimonianza di Ugo Finetti

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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La netta e coraggiosa presa di posizione di Ugo Finetti a favore della causa di Israele, ripercorrendo l’intera storia della sinistra italiana ,assume una particolare importanza soprattutto  oggi quando ritorna e  rivive il demone comunista in tante teste esaltate e confuse prive della benché minima cultura storica. Trasferire l’avversione, legittima e anche condividile, per Nietanyahu  sugli  ebrei in generale e sugli Israeliani in particolare   significa rimettere in discussione l’esistenza stessa  di Israele come vorrebbero Hamas ed Iran. L’antisemitismo  storico, figlio del razzismo, è un qualcosa di strisciante che covava soprattutto a destra anche oltre Hitler e Mussolini ed era praticato nell‘URSS in modo sistematico ,riprendendo l’antisemitismo  russo al tempo degli Zar. La parola Pogrom è di origine russa anche se poi gli ammazzamenti sono dilagati. Nella sinistra italiana i socialisti ebbero ottimi rapporti con Israele, pur considerando l’amicizia di Craxi per Arafat. Tra i comunisti, se escludiamo Terracini e pochi altri, un atteggiamento prevenuto verso Israele era abbastanza frequente. Non va  certo ignorata e sottovalutata la situazione incandescente  della striscia di Gaza sicuramente tragica  ma non va mai dimenticato che tutto è nato dalle stragi del 7 ottobre, una raccapricciante  pagina inumana di violenza che oggi si tenta di dimenticare. Pretendere  che Israele  offra cristianamente l’altra guancia è ridicolo, non fosse altro perché la guerra da sempre finisce di travolgere ogni regola e l’odio genera odio: Machiavelli docet.
Finetti con la lucidità dello storico afferma  che il riconoscimento di uno Stato implica la presenza di uno Stato che adesso non c’è  perché occorrono almeno  confini definiti  e governi stabili per poter parlare di uno Stato. Non si possono riconoscere identità  generiche. La proposta di un riconoscimento non si sa bene a chi, è pura propaganda ,un modo per lavarsi la coscienza a costo zer, dice Finetti che cita anche Pasolini che fu dalla parte di Israele ed anche per questo motivo fu un isolato scomodo. Peccato che Finetti non citi Pannunzio e Pannella tanto più coerenti di Pasolini.
La complessità della questione medio- orientale  richiede analisi storiche e politiche che vadano oltre le strumentalizzazioni ,le superficialità e le emotività che si leggono sui social e che rivelano come l’ultimo cretino si senta in dovere di sentenziare su situazioni che non conosce. Sui social le più grosse sciocchezze diventano a loro volta stimolo per scrivere ulteriori  volgarità  senza limite perché la ragione è stata smarrita per strada. Stiamo tornando ai furori giacobini che seminano odio e intolleranza.  Troppe teste calde, magari con cuori freddi, fanno del tema di Israele oggetto di scontro politico  magari in vista delle prossime regionali. E questo è molto triste e ci avvicina a Macron che per salvare sé  stesso ha lanciato il riconoscimento della Palestina. La ferma. chiara e realistica presa di posizione della Rettrice del Politecnico di Milano contro la pretesa velleitaria  del riconoscimento della Palestina, come chiedeva parte dei docenti e dei non docenti  milanesi, è un segnale che parte del mondo accademico meno ideologizzato ha saputo esprimere, andando oltre la vulgata.
PS
La pretesa assurda dell’alleanza Verdi – Sinistra di denunciare alla Corte Penale  internazionale il governo per complicità con  il “genocidio” dei Palestinesi appare un ennesimo, abietto  uso strumentale, per bassi fini di politica interna, di una questione che non si può affrontare con gesti clamorosi e inutili, del tutto infondati giuridicamente.
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