La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il governo Meloni – Il Campo Largo – Alfredo Covelli – Lettere 

Il governo Meloni

Il governo ha deciso di andare avanti fino alla fine della legislatura, forse perché si è reso conto di un lavoro svolto scarso e comunque non terminato. L’abolizione parziale del bollo auto non basta per poter dire che si tratta di un governo liberale. Sarebbe utile un rimpasto di governo, escludendo i ministri non all’altezza. Con una compagine più qualificata il governo potrà non semplicemente tirare avanti, ma affrontare i problemi sempre più difficili che si presentano.

MELONI

Il problema interno più incandescente è quello della sicurezza e dell’immigrazione. Il problema più grave di politica estera è la scheggia impazzita di Trump a cui forse sarebbe il caso che in America decretassero l’impeachment. La senilità è una brutta bestia, se poi è propria di un uomo autoritario e privo di cultura di governo, il mondo rischia di esplodere.

Il Campo largo

Appare sempre più conflittuale perché la politica estera divide gli alleati e perché non c’è un leader condiviso. Il Prodi del 2027 non c’è e non c’è più neppure la Margherita che è stata fagocitata dal pds. Bersani è tornato il leader con cui farsi fotografare al festival dell’Unità e Boccaccini si è improvvisamente accorto di essere un leader, mentre in realtà è al massimo un sergente maggiore di fureria. Stanno ascoltando Bersani come fosse un santone e lui si crede rinato a nuova vita. Così l’alternativa non decolla, considerando che non tutti accettano Renzi, ammesso che riesca ancora a portare voti. Chi si trova meglio è Conti, ma anche lui dovrà fare i conti con Grillo, se non con Dibattista risanato a Cuba.

Tutte queste considerazioni mi portano a ribadire che la classe politica nel suo complesso non è all’altezza del momento storico che stiamo vivendo. È anche i commentatori politici sono troppo di parte anche alle Tv di Berlusconi, aperte al baffetto-nazi Labate e alla Berlinguer. Resta Porro, ma è quasi uno contro tutti.

In passato collaborai con la Fondazione Einaudi di Roma quando la presiedevano Badini Confalonieri e Zanone. Oggi dopo l’acquisto non andato a buon fine di Berlusconi, adesso la Fondazione è in mano ad un avvocato di provincia di nome Benedetto che la dirige come essa fosse un partito. Il fine della cultura è quasi invisibile. Sono pasticcioni che vantano sedi decentrate che sono più sulla carta che nella realtà. È la Fondazione Einaudi esclusa dalle celebrazioni einaudiane del 24. Qual è la sua vera funzione se escludiamo le finalità palesemente di Benedetto?

 

Alfredo Covelli

Hanno intitolato a Bonito (suo paese natale) e Benevento vie ad Alfredo Covelli, fondatore del PNM, il Partito di “Stella e Corona”. Un’attenzione giunta in ritardo. Covelli fu un gentiluomo della politica, un idealista che alzò la bandiera sabauda caduta nella polvere dopo il referendum del giugno 46? Guidò un partito che giunse nel 1953 ad avere 40 deputati. La disgrazia del PNM fu l’armatore Lauro, divenuto sindaco di Napoli, un affarista senza scrupoli che scisse il Partito nel 1954 per fare un piacere alla Dc. Malgrado la riunificazione, i monarchici incominciarono a perdere voti già nel 1960. Covelli cavalcò l’idea di una grande destra che si rivelò impossibile. Finì nel 1972 di sciogliere il Partito dentro il MSI. Nel 76 prese atto della fusione a freddo del tutto antistorica e aderì ad un gruppo chiamato Democrazia Nazionale che non ebbe voti né seggi, nel quale erano confluiti tanti ex missini. Covelli fu un capo morale dei monarchici che non riuscirono mai a determinare una vera politica. Un partito realista in Italia poteva vivere quasi solo di nostalgie. Non ebbe una classe dirigente valida in particolare al Nord. L’unica personalità che io ricordi, capace e lucida, fu Domenico Giglio. Anche nei gruppi parlamentari non emersero personalità significative. Covelli tenne duro finché gli fu possibile. Era comunque un cavaliere dell’ideale. E ricordo che si espresse a favore del ramo Savoia-Aosta per questioni dinastiche, ma riconoscendo la validità dei principi di quel ramo della Casa.

 

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Il principe Emanuele Filiberto scrittore

Emanuele Filiberto sta mietendo successi con un libretto di poco conto sulla nonna che non dice nulla di nuovo. A Racconigi davanti al Castello ha radunato una piccola folla. Scrivere un libro è oggi quasi alla portata di tutti, ma scrivere un libro destinato a durare è altra cosa. E il principe non ha la cultura storica per scrivere, forse non possiede neppure una adeguata padronanza dell’Italiano scritto. Si fa intervistare da giornalisti amici, non affronta mai un dibattito pubblico con i lettori. Cosa ne pensa? Filippo Ardizzi

Ho dato un’occhiata al libro e non mi pare un gran che perché ignora gli storici che andavo consultati: Artieri, Bolla, Bergamini, tanto per citarne tre. È un piccolo memoir famigliare senza possedere le qualità letterarie necessarie al memoir. È, in sintesi, un libro estivo da spiaggia. Oggi in Italia ci sono più scrittori che lettori. C’è posto anche per il Principe in questa Repubblica delle lettere che non ha più scrittori con la S maiuscola.

Bersaglieri ad Albenga

Sono un suo fedele lettore di Villanova di Albenga che l’ha sentita tante volte parlare in Riviera davanti a pubblici numerosi e qualificati. Perché non parteciperà il 20 settembre al raduno dei Bersaglieri che lei ha tenuto a battesimo per tanti anni? Vedo invece che imperversa un vecchio professore di scuola media, comunista di stretta osservanza, che ogni settimana fa la sua sparata. Intendo il prof. Moscardini. Per fortuna che leggo i suoi articoli.

Io sono stato ammalato per due anni e ho dovuto scegliere solo gli inviti più importanti perché i miei ritmi vitali sono cambiati. Lascio a lei le valutazioni che ha scritto. A Moscardini, se non ricordo male, consegnai anche un premio che non gli ridarei perché è rimasto un dogmatico comunista.

 

Vannacci e Askatasuna
L’arrivo di Vannacci a Torino è stato contestato con la violenza dai soliti facinorosi. Cosa ne pensa?
Vannacci ha tutto il diritto di parlare a Torino senza che i soliti facinorosi violenti e fanatici possano impedirglielo .Stanno tornando gli opposti estremisti, anche se i vannacciani non sono ancora pronti a mettere in piazza i loro picchiatori  come faceva  Rauti, un fascista fanatico che alcuni vogliono venerare per il centenario della nascita e che certamente Vannacci ha messo nel suo Pantheon.
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

Strade, marciapiedi e strisce pedonali: al via i nuovi cantieri in città

Recenti:

Leggo ma non capisco

SOCIOGRAFIA Lettere dal presente Mentre sto proseguendo nella scrittura di un “Manuale della comunicazione”, mi rendo

Meloni tra Oslo e Ottawa

POLITICA Leggi l’articolo su L’identità: Meloni tra Oslo e Ottawa. L’Unione europea confonde il movimento con

IL METEO E' OFFERTO DA

vialattea