LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Il dibattito sul Centro prosegue senza tregua. Ed è certamente positivo che se ne parli. Anche perchè più il confronto politico si radicalizza e più aumenta, in modo esponenziale, quel segmento di elettorato che non si riconosce negli “opposti estremismi” o, per usare un linguaggio più contemporaneo, negli “opposti populismi”. Un Centro autonomo che, per sua natura, ha maggiori possibilità per declinare un progetto politico compiuto, coerente ed organico. Un obiettivo che però, e in sintonia con le costanti della politica contemporanea, richiede anche e soprattutto una leadership visibile, percepibile chiaramente dagli elettori e realmente rappresentativa degli umori, delle esigenze e delle istanze di quel pezzo di elettorato. Detta con altre parole, dev’essere una leadership politica e culturale realmente e autenticamente plurale, come si suol dire. Plurale, prevalentemente sul versante culturale. Ora, e per fermarsi su questo fronte, è indubbio che nel nostro paese storicamente le due grandi culture centriste, riformiste e democratiche sono state quelle del cattolicesimo popolare e sociale e quella liberal/demicratica, laico e repubblicana. Oltre a molte altre culture, come ovvio, ma che hanno comunque sia giocato un ruolo meno incisivo e quindi più marginale. Ed è proprio partendo da questa considerazione, peraltro oggettiva, che le leadership di questo potenziale Centro autonomo, distinto e distante dai due schieramenti maggioritari, devono sapere rappresentare al suo vertice figure realmente rappresentative e riconoscibili di quelle specifiche culture politiche. E, al riguardo, credo che la leadership di Carlo Calenda nel mondo liberal/ democratico e laico repubblicano sia alquanto importante e significativo. Come, d’altro canto, quello di Pina Picierno sia rappresentativo del filone cattolico popolare e liberal/riformista. Insomma, due figure politiche che, con molti altri come ovvio e scontato, possono e devono sapere rappresentare le storiche culture politiche e le rispettive tradizioni ideali di un mondo che prevalentemente è riconducibile all’universo centrista, riformista e democratico. Certo, tutto ciò deve sapere declinare un progetto di Centro che non si limiti ad una burocratica e protocollare equidistanza dai due schieramenti maggioritari, oggi purtroppo ancora fortemente condizionati da forze e partiti estremisti, populisti e massimalisti. Perchè la vera sfida politica continua ad essere quella di sapere declinare, con altrettanta credibilità, quella cultura di governo che solo forze e partiti non estremisti o populisti possono dispiegare con efficacia e coerenza. Ora, è pur vero che non tutto l’universo culturale cattolico popolare, liberal/democratico e laico repubblicano si esaurisce nella presenza di un Centro autonomo. Ma è altrettanto vero che, almeno questa è la situazione allo stato dei fatti, quelle culture negli attuali schieramenti maggioritari di destra e di sinistra sono marginali e del tutto irrilevanti ed inconsistenti quando si parla del contributo concreto che possono dare per la costruzione del progetto politico complessivo. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, le leadership del progetto di un Centro autonomo non possono rispondere a scelte estemporanee ed episodiche. Ma, al contrario, devono semplicemente essere l’espressione concreta e tangibile della presenza di precise culture nella costruzione di un altrettanto preciso progetto politico.

