Intervista a Nicola Carlone
“Dal 2017-2018 chi richiede alcuni servizi di pubblica utilità, come una concessione di suolo pubblico, deve sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo”
Come nasce questa vicenda che oggi è arrivata fino ai media nazionali?
Nasce da una particolarità tutta rivolese.
Dal 2017-2018 chi richiede alcuni servizi di pubblica utilità, come una concessione di suolo pubblico, deve sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo. Per anni questa disposizione è rimasta quasi sconosciuta, se non agli addetti ai lavori. Oggi, con il recente dibattito nazionale sul cosiddetto “patentino antifascista”, è inevitabilmente tornata d’attualità. È proprio questo ad aver suscitato l’interesse dei media: a Rivoli esiste da anni una disposizione che oggi viene letta con occhi diversi.
Qual è la vostra posizione? Chiedete di abolire quella dichiarazione?
La nostra posizione è molto semplice.
La soluzione migliore sarebbe eliminarla, perché riteniamo che la Costituzione italiana sia già il riferimento più alto a tutela della democrazia e dell’ordinamento repubblicano.
Le istituzioni devono chiedere il rispetto delle leggi, non ulteriori dichiarazioni che sembrano voler rafforzare principi già pienamente sanciti. La Costituzione non ha bisogno di rafforzativi.
Se però l’Amministrazione ritiene che una dichiarazione di principio possa avere una sua utilità in alcune circostanze, allora chiediamo almeno che sia formulata in maniera universale, facendo riferimento al rifiuto di ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, senza limitarla a una sola esperienza storica. E magari evitando di richiederla anche per semplici domande di occupazione del suolo pubblico, come nel caso di un trasloco.
Molti cittadini però osservano: “Se siete contro il fascismo, cosa vi costa firmare?”
Capisco l’obiezione, ma il punto non è firmare, anche perché lo facciamo costantemente quando richiediamo il suolo pubblico per i gazebo.
Il punto è stabilire se un Comune debba chiedere una simile dichiarazione per concedere un servizio pubblico.
Noi crediamo che il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione debba fondarsi sul rispetto della legge e della Costituzione, non su attestazioni di adesione ideologica.
Un’altra critica che viene mossa è questa: “In Italia il problema storico è stato il fascismo. Perché volete inserire anche il comunismo?”
La storia italiana è fondamentale e nessuno intende metterla in discussione. Ma il Novecento non può essere letto in modo parziale o per convenienza. È stato il secolo delle due guerre mondiali, dell’apertura dei mercati su scala globale e di grandi trasformazioni politiche e sociali. Il contesto, quindi, è inevitabilmente europeo e internazionale.
Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che non è esistito un solo totalitarismo. Diversi regimi hanno negato le libertà fondamentali, perseguitato gli oppositori e provocato milioni di vittime.
Per questo riteniamo che una democrazia matura debba avere il coraggio di condannare ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, senza gerarchie e senza distinzioni. Una condanna universale ci sembra la scelta più razionale e coerente.
Il sindaco sostiene che, in alcuni casi, quella dichiarazione possa essere utile. Aggiunge però che quando il centrodestra amministrava Rivoli non è mai stata abolita. Non rischia di sembrare una polemica nata solo perché oggi il tema fa discutere?
Sono due questioni diverse.
Sulla prima ho già detto che comprendiamo l’intenzione di affermare valori condivisi. Proprio per questo, se una dichiarazione deve esistere, dovrebbe riguardare ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, non una sola.
Sulla seconda, ammetto che il sindaco ha ragione, ma non mi interessa fare processi al passato.
Sono coordinatore del Circolo Fratelli d’Italia Rivoli dal 2025 e rispondo del lavoro che stiamo facendo oggi.
Quando riteniamo che una scelta amministrativa possa essere migliorata, il nostro dovere è proporne la modifica, indipendentemente da chi abbia governato prima.
Le idee non hanno una data di scadenza.
In questi giorni, però, anche all’interno del centrodestra si è assistito a una corsa a rivendicare questa battaglia. Come la vive?
Le idee non hanno una data di scadenza. Mi fa piacere che oggi sempre più persone condividano questa riflessione.
Mi rammarica soltanto che questa sensibilità non si sia manifestata con la stessa forza quando qualcuno aveva responsabilità di governo o comunque la possibilità concreta di intervenire. Da quanto apprendo, richieste e sollecitazioni non sono mancate.
È lecito attendersi che una forza di governo lasci un’impronta nell’azione amministrativa di un ente, traducendo i propri valori anche nelle scelte concrete. In alcuni casi, nella precedente legislatura, questo sembra non essere avvenuto.
Ma non è il momento di guardare nello specchietto retrovisore: è il momento di fare ciò che allora non è stato fatto.
Quindi qual è il messaggio finale che volete lanciare?
Che la Costituzione non ha bisogno di rafforzativi, perché respinge già nella forma e nella sostanza ogni forma di totalitarismo. È stata scritta proprio alla luce delle tragedie del Novecento per impedire il ritorno di qualsiasi governo autoritario.
La domanda è semplice: crediamo oppure no nella Costituzione? Noi ci crediamo e riteniamo che non serva aggiungere altro.
Se qualcuno ritiene necessario ribadire determinati principi, lo faccia pure, ma almeno ne rispetti il carattere universale, evitando di trasformare quel messaggio in un’affermazione apertamente ideologica.
Enzo Grassano

