L’appello lanciato da IndustriAll Europe ai 27 Stati membri dell’Unione Europea riporta al centro del dibattito la necessità di una politica industriale più solida e coordinata per il settore automobilistico. Secondo la federazione sindacale europea, l’automotive non sta attraversando una semplice fase ciclica negativa, ma una trasformazione profonda che rischia di tradursi in perdita strutturale di capacità produttiva, occupazione e competenze industriali. Per questo motivo viene chiesto ai governi nazionali e alle istituzioni comunitarie di adottare strumenti più incisivi, capaci di sostenere la domanda, rafforzare la filiera e garantire che la transizione ecologica non si trasformi in un arretramento industriale per l’Europa.
Il comparto automobilistico rappresenta uno dei pilastri economici del continente: contribuisce in modo significativo al PIL europeo e impiega milioni di lavoratori tra produzione diretta e indotto. Tuttavia, negli ultimi anni la produzione è diminuita sensibilmente rispetto ai livelli precedenti alla pandemia, mentre la concorrenza globale si è fatta più aggressiva. I costruttori asiatici e statunitensi beneficiano di politiche pubbliche fortemente orientate al sostegno dell’industria nazionale, di costi energetici spesso inferiori e di filiere integrate che consentono economie di scala più rapide, soprattutto nel campo delle batterie e delle tecnologie per l’elettrico. L’Europa, impegnata nella realizzazione degli obiettivi ambientali del Unione Europea, si trova così a dover conciliare la decarbonizzazione con la salvaguardia della propria base manifatturiera.
Uno dei nodi centrali riguarda proprio la transizione verso l’elettrico. L’adeguamento degli impianti, la riconversione delle linee produttive e la formazione del personale richiedono investimenti ingenti. Allo stesso tempo, la domanda interna non cresce con la velocità prevista: i prezzi delle auto elettriche restano elevati per molte famiglie e imprese, e l’incertezza economica frena gli acquisti. In questo contesto, IndustriAll Europe propone interventi mirati come incentivi strutturali alla sostituzione del parco circolante, programmi di leasing sociale per rendere più accessibili i veicoli a basse emissioni e politiche di appalto pubblico che privilegino la produzione realizzata in Europa. L’obiettivo è evitare che la trasformazione tecnologica si traduca in una dipendenza crescente da fornitori extraeuropei.
Le difficoltà del settore emergono con particolare evidenza in Italia e soprattutto a Torino, città che per oltre un secolo ha incarnato il cuore dell’industria automobilistica nazionale. Il capoluogo piemontese e il suo territorio stanno vivendo una fase delicata: la riduzione dei volumi produttivi, la riorganizzazione delle grandi aziende e la pressione sulla componentistica hanno generato incertezza diffusa. La filiera locale, composta da piccole e medie imprese altamente specializzate, risente in modo diretto delle scelte dei grandi gruppi multinazionali e della volatilità del mercato globale. Quando gli stabilimenti rallentano o riconvertono, l’impatto si estende rapidamente all’indotto, con effetti sull’occupazione e sul tessuto sociale.
Il caso torinese è emblematico di un problema più ampio: senza una strategia industriale chiara e condivisa a livello europeo, le aree a forte vocazione manifatturiera rischiano di perdere centralità. Le richieste di tavoli di crisi e di interventi straordinari da parte delle organizzazioni sindacali testimoniano la preoccupazione per il futuro di migliaia di lavoratori e per la tenuta di competenze costruite in decenni di esperienza. La sfida non è soltanto ambientale, ma anche geopolitica e sociale: mantenere in Europa la capacità di progettare e produrre veicoli significa preservare autonomia tecnologica, innovazione e occupazione qualificata.
L’appello di IndustriAll Europe, dunque, non si limita a rivendicare misure di emergenza, ma sollecita una visione di lungo periodo. Servono politiche coordinate tra i 27 Paesi, investimenti comuni nelle tecnologie strategiche, sostegno alla domanda e strumenti che assicurino una concorrenza equa con i grandi player internazionali. Per territori come Torino, dove l’automotive è parte dell’identità economica e sociale, le decisioni che verranno prese nei prossimi anni saranno decisive. Senza interventi mirati e una governance europea più determinata, il rischio è che la transizione si traduca in una contrazione industriale; con scelte coraggiose e coerenti, invece, potrebbe diventare l’occasione per rilanciare l’intero comparto su basi nuove e più sostenibili.
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