Idea bislacca: i Torinesi pur di non far vincere Damilano, che arriva dalla provincia Granda hanno votato Lo Russo chiaramente di origine meridionale.
Storico l’odio ed amore tra le due realtà. Torino capoluogo di Regione ma oramai una nobile decisamente decaduta e Cuneo sempre in sviluppo con le sue Langhe, capoluogo mondiale di cucina vino ed arte. Vecchia storia questa rivalità. Dai tempi dell’Einaudi, quando Cesare Pavese rifiutava di pubblicare i libri di Beppe Fenoglio. Arrivò il ligure Italo Calvino per pubblicare il miglior libro sulla resistenza, Il partigiano Johnny. Negli anni 60 partivano dei pullman da Alba per Mirafiori. Operai alla catena di montaggio Fiat. Ora in corso Settembrini il silenzio totale. E non è un segreto per nessuno che i pochi alti dirigenti ex Fiat rimasti si guardano intorno mandando curriculum in giro o si mettono il cuore in pace e si approntano per fare le valigie e trasferirsi a Parigi. Così Torino 50 anni fa famosa in tutto il Mondo non conta più nulla. Encomiabili le azioni di Cirio e Lo Russo. Purtroppo rimangono tali. Manco più gli occhi per piangere. I francesi assicurano: qualcosa si farà. Prima il motore elettrico, poi le batterie che alimentano i motori e poi sperimentazione e progettazione. Di cosa? Si vedrà. Comunque tutto è possibile se ci sarà un massiccio impegno economico dello Stato italiano. Insomma ci risiamo. I francesi hanno imparato il mestiere. Paga pantalone. Boccheggiano i sindacati. Speranzosa la Flm, defilata la Uil e come al solito arrabbiata la fiom. Mi viene voglia di piangere. Nulla cambiando, e di fatto ulteriormente peggiorata la situazione. Poco lavoro e tanta miseria. Miseria che tocchi con mano. L’intera città è diventata un giaciglio per i senza tetto. L’assessore Gianna Pentenero ha realizzato un accordo con la croce rossa.
Davanti al Duomo, fino a poco tempo fa, tende da campo per dare loro un’assistenza, soprattutto di notte. Insomma, Lo Russo non ha la Bacchetta magica e l’Appendino – sostengono in molti – ne ha fatti di danni.
Ed ora un piccolo raccontino personale. Debbo incontrare un Assessore. Lasciamo stare nomi e luoghi. L’assessorato è in un palazzo a più piani. Ci arrivo puntualissimo ed ad accogliermi ci sono ben sette persone che non fanno assolutamente nulla, non hanno mascherina e il misuratore non funziona. Che faccio? Entri pure. Deve compilare la presenza. Bene, il caldo mi ha appannato gli occhiali ma con un gesto eroico riesco a fare tutto. Cortesemente, a che piano è l’assessore? Quarto piano ma prima di prendere l’ascensore mi raggiunge una voce: no, ci sbagliavamo, è al terzo piano. Bene , raggiungo il terzo piano. Nel gabbiotto sono sedute due donne intente nel giocare con il telefonino. Scusate ? Dove posso trovare l’ufficio dell’assessore? “Qui non c’è nessun assessore , in tutti i 5 piani, deve provare in un altro edificio”Scherzate? No, assolutamente non scherzavano.
Mi arrendo e telefono all’addetta stampa.
Eureka. La risposta: siamo al secondo piano. Ma perché tanta sciatteria e menefreghismo?
Ai posteri l’ardua sentenza. E anche qui mi viene voglia di piangere. In queste condizioni è difficile farcela. O forse è pressoché impossibile. Oramai mi limito a constatare ciò che avviene. Senza nessuna velleità che cambi qualcosa in meglio.
Peccato per questa nostra bella e decaduta Torino, delle stelle del passato alle stalle di questo ingrato presente.

