Uno scambio di idee sul virus con il medico scrittore

in ECONOMIA E SOCIETA'

“Poliedrico’ è l’aggettivo giusto per definire Paolo Gulisano, scrittore che si occupa ti fantasy, di storia e mondo celtico, con un particolare riferimento all’Irlanda, Paese che conosce in profondità. E sul suo blog, come egli stesso scrive, ‘oltre che di letteratura, di Tolkien, di Lewis, di fantasy, di Guareschi, si parla di molte altre cose’, come del fatto che è vice presidente della Società Chestertoniana Italiana, appassionato di pallacanestro, sport che ha praticato e non ha mai abbandonato, diventando poi capo degli ultras del Basket Lecco e ora segue come medico sociale della società, pur essendo da sempre un tifoso dell’Olimpia Milano, un tempo Simmenthal.

Cristiano cattolico è uomo di Fede annovera una serie di punti di riferimento dal Medioevo (Benedetto, Bernardo, Francesco, Colombano sino ai Santi dell’Ottocento e del Novecento. E’ anche collaboratore di giornali, riviste e radio. Ma soprattutto è un medico e cultore di storia della medicina. Lo scrivente lo ha conosciuto qualche anno fa quando era venuto a Casale Monferrato per presentare un suo libro dedicato all’Irlanda, in particolare sulla rivolta di Pasqua del 1916, tramite l’amica Maura Maffei, anche lei autrice di forte ispirazione cattolica e autrice di una serie di pregevoli romanzi che hanno sempre al centro o sono ambientati la terra di San Patrizio. Mai più avrebbe pensato di aver con lui uno lungo e costruttivo scambio di idee, assolutamente fuori dagli schemi, in tempi di pandemia, legato alla sua professione sanitaria, in particolare di medico epidemiologo con un’esperienza di alcuni decenni di lavoro.

Dati alla mano cosa sta succedendo, i giorni trascorrono ma il numero dei morti è alto ?

E’ uno dei dati da tenere d’occhio, insieme a quello dei posti occupati nelle terapie intensive e nelle terapie non intensive. Quello dei contagiati non è un dato attendibile perché si stima che sia maggiore.

Questo significa che la mortalità è più bassa di quella che inizialmente poteva apparire. Dai dati ufficiali il tasso di mortalità era del 12%.

L’incremento dei positivi, poi, non significa che il Covid si sta diffondendo ma che si stanno cercando i positivi e questo non deve spaventare anzi.

C’è stato un cambio di passo anche nelle cure ?

Adesso il Covid viene curato anche a casa, sono state individuate alcune terapie e questo certamente incide.

Cosa pensa del modo di affrontare questa situazione che hanno avuto i media ?

E’ stato diffuso anche del catastrofismo, al di là dell’allarme che doveva essere lanciato, della prudenza e della cautela che dovevano essere comunicati alla popolazione per affrontare questa problematica. E questo ha sicuramente generato una ulteriore paura e disagio. Epidemie come questa non devono diventare oggetto di spettacolo su televisioni, social, testate, sono eventi che invece vanno affrontati. L’Europa non si era trovata ad affrontare una situazione di questo genere ma ci sono altre aree del mondo dove la gente ci convive.

In questo periodo ho letto negli occhi delle persone tanta paura, meno però negli extracomunitari.

Scusi la domanda viene spontanea, perché un africano non si ammala o si ammala di meno ?

Innanzitutto perché è una popolazione più giovane. Da noi l’età media dei contagiati è di 62 anni, dei deceduti di 80. Poi chi viene dall’Africa sa che cosa è un’epidemia e sa come proteggersi.

Che evoluzione potrà avere questo virus ?

L’evoluzione la si vedrà, per alcuni scienziati, in particolare Giulio Tarro, si va verso l’azzeramento dell’epidemia, il professor Massimo Clementi del San Raffaele ha detto che il Coronavirus sta diventando un virus come tanti altri, molto meno pericoloso.

E se da un lato le nostre difese immunitarie vanno crescendo, dall’altro il virus è un parassita e se è letale ed uccide chi lo ospita, per lui è una sorta di suicidio.

Viene posto molto l’accendo su un vaccino …

Io mi occupo di vaccini da trent’anni. Ne ho visti nascere, certo, ma pochi. L’idea del vaccino viene sventolata come un feticcio. Non è così scontato che lo si trovi. Vorrei ricordare che ci sono tante malattie senza vaccino, nonostante gli enormi sforzi messi in campo, come l’HIV, non c’è per l’epatite C, mentre c’è per l’epatite A. Per arrivare ad un vaccino che sia efficace occorre un lasso di tempo piuttosto ampio, si devono formare gli anticorpi, non deve essere tossico. Se, in questo caso, sarà possibile ben venga, ma è meglio puntare sulle terapie, meglio implementare le cure. Se poi il Covid 19 sparisse completamente non sarebbe neanche necessario.

In questa Fase 2 si parla di convivenza con il virus, quale è dal suo punto di vista l’aspetto di maggiore importanza ?

Dovremo tenere sempre d’occhio e avere attenzione al dato epidemiologico, con un riferimento particolare ai decessi ed ai ricoveri. Il da farsi dovrà sempre essere rapportato alla situazione epidemiologica e continuare a seguire quanto è stato detto in questi mesi, da parte del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, con una cura dell’igiene personale, nel rispetto di sé e degli altri.

Ci sono anche dei riflessi psicologici su quanto è accaduto e sta accadendo? E’ stato rilevato che in questo periodo c’è stato un incremento del numero di persone che si sono tolte la vita per la paura di ammalarsi o dopo un tampone positivo. Adesso occorre cercare di evitare una pandemia di disturbi psicologici’.

Massimo Iaretti

 

 

 

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