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Arriva da Torino il primo QR Code per non vedenti e ipovedenti

Arti Grafiche Parini presenta TQ Braille™, l’idea che rende il packaging più inclusivo e innovativo per tutti.

 

Presentato in occasione della Giornata Nazionale del Braille e già patrocinato dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), il nuovo progetto dell’azienda piemontese permetterà ai consumatori con menomazioni visive di accedere alle informazioni dei prodotti attraverso l’utilizzo del sistema Braille.

 

Nasce a Moncalieri, in provincia di Torino, il primo QR Code per le persone non vedenti e ipovedentiArti Grafiche Parini, azienda piemontese con oltre sessant’anni di esperienza nel settore della stampa commerciale, editoriale e nel packaging, presenta il nuovo progetto TQ Braille™. Annunciato in occasione della Giornata Nazionale del Braille (21 febbraio) e con il patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), sezione territoriale di Torino, TQ Braille™ vuole reinventare le modalità con cui i consumatori con menomazioni visive, oltre due milioni in Italia e 260 milioni nel mondo (dati OMS), possono accedere alle informazioni dei prodotti in fase di acquisto, per un consumo sempre più sostenibile e inclusivo.

 

TQ Braille™ si compone di una cornice punzonata con la parola QR in caratteri Braille, che circonda un QR code collegato a una pagina Web con tutte le informazioni inerenti al prodotto, leggibili e ascoltabili attraverso sistemi di screen reader come VoiceOver di iOS e Talk Back di Android. Il metodo permette quindi un accesso agevole a informazioni come dichiarazioni nutrizionali, istruzioni d’uso, direttive per lo smaltimento e molto altro, il tutto con una stampa a punti che può essere eseguita su diverse aree della confezione, con dimensioni diverse e su diversi tipi di materiale da imballaggio, mantenendo un costo trascurabile e confermandosi adattabile a prodotti di qualsiasi settore mercoleogico.

 

Un’idea semplice ma capace di fornire una soluzione concreta e mirata per rispondere alle esigenze specifiche di non vedenti e ipovedenti e al loro diritto, comune a ogni consumatore secondo il Regolamento UE 1169/2011, di poter comprendere, valutare e usare un prodotto: TQ Braille™ rinnova il ruolo del packaging come ponte tra consumatore e produttore, da oggi ancora più accessibile, sostenibile e contemporaneo.

 

Il progetto ha già riscontrato un forte interesse dal mondo produttivo, manifatturiero e del Food&Beverage. Le prime aziende che introdurranno TQ Braille™ in alcuni loro packaging sono piemontesi: Costadoro SpaCandioli Srl e Caseificio Pugliese F.lli Radicci Spa . Queste collaborazioni saranno presentate in occasione di Horeca Expoforum, che si terrà a Torino dal 17 al 19 marzo e che vedrà la partecipazione di Arti Grafiche Parini nello stand di Exclusive Brands Torino.

 

 Siamo molto orgogliosi di presentare TQ Braille™  annuncia Alberto Parini, CEO & Founder di Arti Grafiche Parini  con questo progetto vogliamo dare una soluzione a un problema reale per milioni di persone in Italia e nel mondo. L’azienda è da sempre impegnata nel soddisfare tutte le esigenze del cliente e nel rendere il nostro lavoro una risposta concreta ai bisogni della comunità. Vogliamo che con TQ Braille™ si compia un vero passo in avanti per quanto riguarda i diritti del consumatore, declinandoli in un mondo sempre più inclusivo e accessibile. I primi riscontri delle aziende Food&Beverage e il patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, con cui stiamo lavorando fin dai primi step del progetto, dimostrano che siamo sulla buona strada. Per noi è una sfida molto ambiziosa anche dal punto di vista degli investimenti e delle risorse interne coinvolte: siamo convinti che mettere in campo tutti i nostri sforzi farà la differenza soprattutto in questo momento di lancio”.

 

“La tecnologia, se usata con sapienza, può avere un impatto estremamente positivo sulla vita delle persone con disabilità visiva – spiegano il presidente UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) di Torino, Gianni Laiolo, e il responsabile del comitato informatico Alessio Lenzi . Siamo felici che l’azienda Arti Grafiche Parini abbia voluto investire in una soluzione immediata e di pronto uso. Grazie a TQ Braille™, sarà più semplice, per chi non vede o ha gravi minorazioni visive, accedere a informazioni altrimenti difficili da trovare. La strada verso la piena inclusione passa anche da questi accorgimenti, utili nel quotidiano”.

Perché i monumenti hanno dimenticato le donne?

Stimolare una riflessione civica intorno al patrimonio artistico urbano e all’esiguità dei monumenti dedicati alle donne. È quanto si prefigge Monumenta Italia, un progetto di arte pubblica a cura di Lisa Parola e Tea Taramino, realizzato anche con il sostegno della Consulta femminile regionale, che riunisce le competenze di lavoratrici della cultura accompagnate da una serie di opere ideate dall’artista Irene Pittatore.

“La scenografia urbana delle nostre città è composta soprattutto da ‘uomini che hanno fatto la storia’, mentre la partecipazione delle donne a fatti grandi e piccoli del passato è spesso sottaciuta. Poiché non raccontare la storia equivale a negarla, ritengo sia doveroso rovesciare la prospettiva e per questo la Consulta femminile sostiene con convinzione Monumenta Italia”, dichiara Ornella Toselli, presidente della Consulta femminile regionale. “Auspichiamo che queste azioni favoriscano il progressivo riconoscimento dei meriti di varia natura che le donne nel corso della storia hanno espresso, rendendo giustizia al loro effettivo contributo allo sviluppo della civiltà”.

L’iniziativa prevede una serie di affissioni pubblichea Torino, che contengono dati e interrogativi rispetto alla presenza delle donne nel patrimonio pubblico monumentale piemontese. Si parte con l’affissione del primo manifesto il 26 febbraio alle 18.30 in piazza Bottesini, nell’ambito della rassegna Opera Viva Barriera di Milano (fino all’11 marzo), per proseguire all’Urp del Consiglio regionale dove, dal 4 al 29 marzo, sarà esposta una serie completa di manifesti e due video e si concluderà con un’affissione di manifesti e light box alla stazione della metropolitana di piazza Bengasi (dal 6 al 31 marzo).

Il progetto riprende alcuni dati di Monumentale dimenticanza, un censimento a cura del Centro Studi e Documentazione Pensiero femminile APS sui monumenti dedicati a figure storiche femminili nelle città e comuni piemontesi e italiani. Dalla ricerca del 2018, sostenuta dal Consiglio regionale, è emerso che a Torino, nei capoluoghi di provincia piemontesi e nei 1.088 comuni sopra i 5mila abitanti il numero dei monumenti alle donne è esiguo, ove non pari a zero.

Il marzo alle 18 sarà invece inaugurata una mostra laboratorio, negli spazi dell’associazione culturale Recontemporary (in via Gaudenzio Ferrari 12b). Le opere di Irene Pittatore saranno presentate come strumenti di riflessione sulla presenza delle donne nello spazio pubblico e nella sua narrazione e saranno il punto d’avvio di laboratori e incontri aperti anche alle scuole e all’università.

Monumenta Italia parte quindi da Torino ma ha l’obiettivo, in un lungo periodo, di raggiungere altre città e contesti per proporre affissioni pubbliche e momenti di incontro.

I tabù

Tutti noi conosciamo il termine tabù ma pochi ne conoscono l’origine: deriva dalla lingua polinesiana, dove la parola tapuindica quei comportamenti che la società condanna perché contrari alla religione o all’etica.

E’ evidente che il tabù, di qualsiasi natura, ha senso se lo inquadriamo nell’epoca e nella latitudine in cui nasce: nella nostra cultura fino a qualche decennio fa era tabù, per una donna,indossare i pantaloni o fumare per strada perché venivano considerate, ipso facto, donne volgari o prostitute.

Per fortuna i tempi cambiano e le persone, almeno in teoria, si dovrebbero evolvere ma certi tabù rimangono: soprattutto rimane la censura che la società pone in essere nei confronti di chi si allontana dalla retta via, via che nessuno sa da chi sia stata disegnata.

La religione, quella cattolica in particolare, ma anche islam ed ebraismo, forti della loro diffusione sul pianeta sono tra le principali fonti di tabù.

Pensiamo soltanto a concetti quali i rapporti prematrimoniali, il sesso anale, l’unicità della coppia, l’incesto, la prostituzione (sia nell’esercitarla che nel rivolgersi ad essa) e molto altro.

Come sanno sia coloro che seguono le mie lezioni presso l’Università popolare sia chi si rivolge a me come coach, io sottolineo sempre come un tabù sia tale per la propria coscienza, in quanto nessuno deve permettersi di dirci se sia corretto o meno agire in un certo modo né può sostituirsi a noi nello stigmatizzareo nel propugnare un comportamento.

Il fatto stesso che un comportamento sia censurato fino ad una certa data e poi consentito o viceversa dovrebbe far capire come non sia il fatto in sé sbagliato, ma sia la modalità con cui la società lo percepisce a fare la differenza. In Italia andare a convivere senza matrimonio fino a 40 anni fa era considerato “peccato”, mentre in Germania, Francia, Svizzera era una cosa perfettamente normale: eppure il Dio è lo stesso nei quattro Paesi.

Girare nudi per casa, anche davanti ai figli è tutt’ora tabù nel Belpaese, mentre nei Paesi citati prima e ancor più nel Paesi scandinavi è cosa perfettamente normale. Vorrei ricordare che, quando nel 1929 venne istituito il proibizionismo negli Stati Uniti, il consumo di alcool non si azzerò come previsto dalla norma ma, al contrario, diminuì pochissimo mentre peggiorò enormemente la qualità del prodotto perché distillato clandestinamente, senza controlli igienici e spesso con tracce pericolosissime di alcool metilico.

Allo stesso modo se facciamo crescere i nostri figli con l’ossessione per il corpo, facendo percepire una cosa normale come il corpo nudo in ambito familiare come se fosse il peggior peccato, otterremo solo di instaurare in loro un concetto totalmente errato e malizioso del rapporto genitori-figli. Non ci si stupisca poi se, quando avremo bisogno di essere accuditi perché non più autosufficienti, i nostri figli non riusciranno a lavarci e vestirci perché saranno in imbarazzo o avranno un’idea falsata del contatto con il corpo del genitore.

Che dire, poi, del rapporto con le altre fedi e con gli atei? Pensate solo che regioni come il Veneto hanno un tasso elevato di praticanti (a messa tutte le domeniche) ma, al contempo, detengono il primato delle bestemmie: ipocrisia? Se è vero che dobbiamo amarci uno con l’altro, perché poi associamo inevitabilmente il nero con lo spaccio di droga, la nera con la prostituzione, i cinesi con prodotti fabbricati a basso costo (ricordo che le maggiori aziende di informatica, telefonia ed elettronica sono cinesi) e così via. Eppure, il tabù è ancora vivo: mogli e buoi dei Paesi tuoi. Voglio vedere se un siciliano che sposa una altoatesina la considera dello stesso Paese. A meno che per paese non si intenda il Comune, magari di 3000 abitanti, dove si vive entrambi, e allora abbiamo buone probabilità di sposare qualcuno della nostra linea di parentela.

E la pornografia? Nessuno la vieta per i danni che può avere a livello sessuale e psicologico sui giovani e sui meno giovani: la si vieta perché è peccato. Qualcuno dovrebbe spiegarmi, poi, perché non diciamo ai maschi che se si eiacula sovente (in caso di solitudine la pornografia può aiutare) si riduce notevolmente il rischio di carcinoma prostatico e si ha un miglioramento del tono muscolare e del riposo dovuto alla produzione di endorfine.

Oltretutto, ciò che dovrebbe far riflettere sull’assurdità dei tabù è il detto “fate come dico, non fate come faccio” come venne rinfacciato a Platone (“In un modo tu parli, in un altro vivi”): se una cosa è tabù per me, perché tu la fai? Sottolineare come un comportamento sia vietato, riprovevole ottiene molto spesso l’effetto contrario: spingere le persone a verificare di persona gli effetti dell’infrazione: effetti che, praticamente sempre, non esistono.

Sergio Motta

Lo studio di Nomisma: torinesi stressati e ansiosi, ma pochi si fanno aiutare

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Ma come stanno i torinesi? Per molti di loro affrontare la vita col sorriso è tutt’altro che scontato: stress, ansia e altre emozioni negative rappresentano la battaglia quotidiana di tanti che abitano sotto la Mole, anche se spesso rinunciano a farsi aiutare per via dei costi. A rivelarlo è la nuova ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute[1], che insieme a Nomisma ha interrogato i torinesi sui temi legati alla salute psicologica.

Guardando all’anno appena trascorso, a Torino il 48% degli intervistati dichiara di aver faticato a mantenere il buon umore: il 35% dice di aver avuto molti alti e bassi, e un altro 13% di essere stato prevalentemente giù di morale. Meno di uno su tre afferma di essere stato di buon umore la maggior parte del tempo (28%) o addirittura di umore eccellente (3%).

Più nel dettaglio, lo stress sembra essere lo stato d’animo negativo più diffuso, con il 42% che dice di sentirsi stressato“spesso” (33%), o addirittura “regolarmente, quasi ogni giorno”(9%). Altri sintomi comuni sono la sensazione di essere nervosi e tesi – percepita dal 39% dei torinesi – e uno stato di ansia eccessiva, che colpisce spesso o regolarmente il 34% del campione.

Dal sondaggio emerge anche quali sono le cause di queste emozioni negative: la situazione economica familiare risulta essere il principale motivo di preoccupazione (27%), seguito dallo stato di salute personale e dei propri cari (24%), dall’organizzazione familiare (20%) e dalle incertezze legate alla propria situazione lavorativa (13%).

Per gestire i momenti difficili dal punto di vista emotivo e psicologico, le soluzioni “fai-da-te” – come i rimedi naturali o lo sport – sono le più utilizzate (27%), seguite dai consigli delmedico di base (17%) e del farmacista (15%). Solo il 13% ha optato per il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta, nonostante il 61% dei torinesi affermi che si rivolgerebbe a queste figure in caso di necessità, anche attraverso sedute da remoto e videoconsulti (27% preferirebbe questa modalità).

UniSalute ha indagato allora le ragioni dietro a questo limitato ricorso a degli specialisti: molti intervistati pensano sia meglio aspettare che il momento difficile passi da solo (34%), oppure che il proprio caso non sia abbastanza serio (22%). Pesano però anche considerazioni economiche: il 32% di chi non è ricorso a uno psicologo o psicoterapeuta, pur avendo avuto delle difficoltà, dice di non averlo fatto per i costi troppo onerosi.

I torinesi sembrano comunque consapevoli dell’importanza della salute psicologica: indicano lo stress come il fattore che più di ogni altro ha il maggiore impatto sul loro attuale stato psico-fisico (36%), e quasi due su tre (62%) ritengono che unostato emotivo e mentale equilibrato sia fondamentale per una buona salute.

 


[1] Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nomisma a dicembre 2023 su di un campione di 1.200 persone stratificato per età (18-75 anni), sesso ed area geografica con sovracampionamento nelle province di Milano, Torino, Padova, Bologna, Napoli

“Oltre il Manicomio”, immagini al Palazzo della Luce 

 

4 marzo 2024, ore 10,30

Il Palazzo della Luce a Torino (Via Antonio Giuseppe Bertola, 40 – 10122) si appresta ad accogliere la rassegna fotografica in 15 totem che mostrano, attraverso una selezione di foto storiche d’archivio, com’era la situazione dei manicomi italiani nella metà degli anni ’90, 17 anni dopo la chiusura ufficiale dei manicomi voluta con la legge Basaglia. Associato alla rassegna fotografica un libro, “Oltre il Manicomio” di Roberto Cestari, raccoglie una settantina di foto storiche, scattate in vari manicomi italiani negli anni ’90, e le scioccanti testimonianze di coloro che parteciparono alle ispezioni parlamentari dell’epoca.

Un viaggio, accompagnato da numerosi scatti fotografici, che ci porta dalla reclusione manicomiale sino ai giorni nostri. Sono scomparsi i grandi muri di cinta dei vecchi manicomi, ma la tutela dei diritti umani in questo ambito appare ancora quasi un miraggio.

L’autore, dott. Roberto Cestari presenterà la mostra fotografica e il suo libro “Oltre il Manicomio” Edizioni Echos, un recupero storico di fotografie dei manicomi italiani negli anni ’90, ancora aperti dopo quasi un decennio dalla legge Basaglia.

La Mostra Fotografica è ospitata all’interno della settimana edizione della mostra multimediale  “Oltre il Manicomio – Cure disperate, per quale futuro?”, aperta al pubblico dal 1 al 15 marzo, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30.

Curata dall’associazione Terra di Libertà OdV e dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani OdV, questa iniziativa culturale esplora la storia della psichiatria e si sviluppa attraverso un percorso storico che inizia dal ‘700 fino ai giorni nostri. Il percorso è costituito da quadri sinottici ognuno dei quali è integrato con un breve documentario storico che approfondisce il tema illustrato.

L’ingresso è gratuito e la struttura consente l’accesso anche alle persone con disabilità.

Per informazioni e prenotazioni si può contattare la Prof.ssa Maria Grazia Scaglione ai numeri 011853012 – 3807280368 o tramite e-mail a torino@ccdu.org. Per approfondimenti: visitare i siti web ccdu.org e terradiliberta.org o seguire gli aggiornamenti sulla pagina Facebook facebook.com/ccdu.org.

PerMicro e la Scialuppa CRT presentano nuovo patto per le famiglie in difficoltà

 

 

Si terrà oggi giovedì 22 febbraio, alle ore 11:00, presso il Salone d’Onore della Fondazione CRT, in via XX Settembre 31, l’evento “Il microcredito a sostegno delle famiglie più fragili – presentazione dell’accordo tra la Scialuppa CRT-Fondazione Antiusura e PerMicro Spa” nell’ambito del quale verrà presentato il nuovo “patto” a sostegno delle famiglie in difficoltà.

Interverranno Maurizio Irrera, Vicepresidente della Fondazione CRT; Francesca Giubergia, Presidente PerMicro Spa; Ernesto Ramojno, Presidente della Scialuppa CRT-Fondazione Antiusura; Benigno Imbriano, AD PerMicro Spa; Cristina Giovando, Presidente Fondazione Sviluppo e Crescita CRT; Andrea Varese, Segretario Generale della Fondazione CRT.

 

Il burnout. Esaurimento delle energie e stress da lavoro

LOMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 lo ha definito una sindrome inserendolo ufficialmente nella lista delle malattie:

l’ICD-11 (“International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems”) che entrerà in vigore dal 2022. Il Burnout è un fenomeno molto serio legato alla sfera lavorativa caratterizzato da ansia, stress, perdita di motivazione, mancanza di energia, una profonda stanchezza e nei casi più gravi fobie specifiche e disturbi dell’umore che possono portare al totale distaccomentale  dalla propria attività professionale e ad una conseguente carenza di efficienza.

In epoca attuale il rendimento, la competizione e risultati professionali sono determinanti, siamo costantemente sotto pressione, alla ricerca della produttività e della perfezione mentre  il tempo da dedicare a noi stessi è molto ridimensionato, se non addirittura inesistente.  

Nel Burnout l’esaurimento fisico è il primo sintomo ad insorgere in risposta ad una situazione lavorativa non più sostenibile. Ci si sente consumati, svuotati ed incapaci di trovare energie ed affrontare sfide e nuovi obiettivi. Alla questione fisica si aggiunge, poi, una forte apatia emotiva, l’allontanamento  dall’attività    ma anche da tutti quei valori e ideali che accompagnano l’impegno professionale. Il cedimento fisico e l’intorpidimento dell’interesse portano ad una ridotta efficienzanell’espletamento dei compiti previsti dal proprio ruololavorativo e questo, a sua volta, può causare un senso di inadeguatezza che spegne l autostima.

Perché si arriva a questa condizione di elevato stress lavorativo?

Come accennato stiamo sperimentando condizioni di lavoro “disumane” che ci mettono continuamente in gara con noi stessi e con gli altri; il nostro valore come persone viene troppo spesso definito attraverso i risultati professionali e il successo, così come viene concepito attualmente ovvero attraverso una dimensione puramente materiale. Tutto deve essere vissuto secondo schemi predeterminati di innaturale esemplarità, mentre l’aspetto spirituale della nostra esistenza così come quello creativo è sempre meno considerato macinicamente sostituito dalla tecnica e da ritmi impersonali che puntano solo all’efficienza.

Il Burnout può colpire qualsiasi categoria lavorativa mace ne sono alcune più a rischio come le cosiddette le “professioni d’aiuto” per esempio gli insegnati, i medici, gli operatori sociali, le forze dell’ordine, i pompieri, gli psicologi e psicoterapeuti. In alcune di queste attività, al sovraccarico di lavoro e di responsabilità, si aggiunge lo scarso controllo sulle situazioni e sulle condizioni di lavoro e la scarsa remunerazione.

Uscirne è complicato ma possibile, venirne fuori necessita di una riorganizzazione dello stile di vita e un riordino della scala delle priorità. E’ necessario prendere consapevolezza di quanto il nostro benessere debba dipendere dal nostro interno e non dall’esterno, del fatto che non siamo quello che produciamo e che il nostro valore non è legato unicamente ai nostri risultati professionali e al denaro che siamo capaci di guadagnare. Fare troppo arrivando ai limiti della sopportazione non farà di noi degli individui migliori ma, al contrario, ci porterà sulla riva dell’ esaurimento fisico e mentale e questo può avere gravi conseguenzesulla nostra salute. E’ necessario riprendersi i propri spazi e il proprio tempo , riconquistare quei momenti fondamentali per alimentare la sfera spirituale e creativa.Cosa vuol dire concretamente? Vuol dire dare valore alla nostra vita praticando attività che ci piacciono, dedicaretempo alle nostre passioni, stare a contatto con la natura e con le persone a cui teniamo e che ci fanno stare bene. E’ necessario ricaricarci di energia positiva, assecondando i nostri bisogni, accettando i nostri limiti come esseri umani e soprattutto non ricercando quella perfezione che nella realtà non può esistere. Se le condizioni lo richiedono è essenziale l’ aiuto e il supporto di uno specialista per imparare ad affrontare lo stress sul posto di lavoro ma anche per apprendere l’autoaccettazione e riprogrammare l’autostima in base a valori sani e aderenti ad una realtà che ci vuole sereni e non impeccabili e altamente performanti.

Maria La Barbera 

“Non c’è disabilità senza sguardo sulla disabilità”

Sala Trasparenza – Grattacielo Regione Piemonte / L’Associazione Nuova Generazione per il Bene Comune WeGlad in collaborazione con la CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà grazie al bando per il “Sostegno a progetti di rilevanza locale promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo Settore” della Regione Piemonte e al coinvolgimento dell’Assessorato alla Famiglia, Bambini, Casa, Benessere Animale, Pari Opportunità, Personale e Affari legali, ha varato il progetto “Non c’è disabilità senza sguardo sulla disabilità”.

Si tratta di un passo storico per tutta la pubblica amministrazione e in particolare per la Regione Piemonte che, tra le prime in Italia, sposando questa iniziativa, ha preso una decisione importante: d’ora in avanti tutti i propri dirigenti e posizioni organizzative dovranno conoscere quale sia il giusto approccio, in ogni atto tecnico, linguistico, giuridico o semplicemente umano, da osservare rispetto a tutte le tematiche inerenti al mondo della disabilità.

Nello specifico “Non c’è disabilità senza sguardo sulla disabilità” si propone una serie di obiettivi, in primo luogo quello di creare una maggiore consapevolezza e formare dipendenti ed eventualmente amministratori pubblici sull’importanza dell’accessibilità, ma anche sulle terminologie più appropriate e simbolo del primo segnale dell’attenzione nei confronti delle persone con disabilità. In più attraverso questo percorso si intende soprattutto sensibilizzare le nuove generazioni, anche sul valore del gesto del singolo, che mediante la tecnologia può fornire un aiuto fondamentale alla propria comunità.

L’altro macro-obiettivo è quello di creare una mappatura che ingaggerà tutti i dipendenti della Regione Piemonte grazie anche alla promozione di un testimonial d’eccezione come Luca Argentero, rappresentante di 1 Caffè Onlus, i quali saranno chiamati a mappare tutte le barriere architettoniche che riscontreranno nel loro percorso casa-lavoro entro due mesi a partire dal 1 marzo 2024.

L’azione si svilupperà attraverso lo strumento del Mappathon, una challenge realizzata con l’app WeGlad, in cui i migliori “mappatori” saranno premiati a giugno presso la sede di 1 Caffè Onlus al Villino Caprifoglio. In questo modo sarà possibile per esempio realizzare una fotografia istantanea relativa all’accessibilità delle strade, identificando tutte le barriere architettoniche presenti come buche, gradini, terreni sconnessi, passaggi stretti, scale, etc. che pregiudicano la mobilità alle persone con difficoltà motorie.  Oltre a questi spazi urbani, la mappatura riguarderà i luoghi pubblici o aperti al pubblico e i locali attualmente non censiti, ma di primaria necessità per la propria autonomia, in modo da conoscere se un locale può o meno accogliere una persona.

La fascia dei beneficiari di queste attività in realtà è molto ampia, perché oltre alle persone con disabilità comprende anche tutte le persone con difficoltà di deambulazione, in particolare anziani, fino ai genitori con passeggini, per cui l’impatto sociale di questo nuovo paradigma va ben oltre le tipiche categorie protette.

Infatti, al di là delle sue finalità immediate, l’iniziativa ideata dal gruppo di associazioni del Terzo Settore vuole attuare un vero cambio culturale in cui la disabilità non sia un tema di cui si occupino solo specialisti del settore e associazioni di persone con disabilità, ma diventi un pensiero di tutti e sia trasversale ad ogni politica di sviluppo.

Da questo punto di vista la Regione Piemonte si sta impegnando a svolgere un ruolo attivo in questo processo di trasformazione, essendo un ente erogatore di contributi e promotore di tante iniziative distribuite su tutti i settori della vita comunitaria (interventi architettonici, culturali, trasporto etc.) e attraverso le proprie scelte può fare davvero la differenza sulle nuove politiche di sviluppo del contesto.

 

Al termine della conferenza stampa tutti i presenti sono stati invitati a sperimentare l’app WeGlad, spostandosi all’esterno del Grattacielo per partecipare a un percorso guidato di mappatura ed avere una dimostrazione delle potenzialità di questa innovazione tecnologica.

 

Spesso si sente parlare di cittadinanza attiva – spiega l’assessore regionale alla Famiglia e al Personale, Chiara Caucino – In questo caso siamo di fronte a un progetto rivoluzionario che definirei di “cittadinanza proattiva”, perché la mappatura rappresenta davvero quella virtuosa collaborazione fra cittadini (in questo caso i dipendenti della Regione) e Enti pubblici per migliorare il proprio territorio, la propria città, la vita delle persone. Perché – prosegue Caucino – in troppi danno per scontato che l’abbattimento delle barriere architettoniche sia un problema quasi del tutto risolto, ma purtroppo così non è: nonostante i grandi sforzi fatti in questi ultimi anni infatti sono ancora parecchi gli ostacoli – spesso nascosti – che possono ostacolare le persone con disabilità. Da qui l’idea di raccogliere le segnalazioni direttamente da chi si imbatte in questi ostacoli nella vita di tutti i giorni, per poter analizzare ogni situazione e, nel caso, agire tempestivamente. Una sinergia, forse unica, che può diventare un vero e proprio modello. Senza dimenticare – conclude Caucino – la formazione, che verrà impartita ai nostri dirigenti e alle nostre “posizioni organizzative” per aumentare la sensibilità su un fenomeno di cui si parla molto ma che in realtà pochi conoscono davvero a fondo“.

 

Come Associazione Nuova Generazione per il Bene Comune – dichiara il presidente dell’Associazione, Andrea Ferraris – vogliamo ribadire, con questo progetto, l’importanza di un approccio inclusivo e sensibile alle sfide delle persone con disabilità. Il metodo formativo previsto dal progetto mira a fornire alla pubblica amministrazione strumenti pratici e conoscenze specializzate, per affrontare le sfide legate alla gestione delle diverse esigenze e realtà delle persone con disabilità, contribuendo così a migliorare i servizi offerti“.

 

La nostra tecnologia – dichiara il founder & CEO WeGlad, Petru Capatina – può accelerare esponenzialmente la trasparenza dell’accessibilità. Questo è un segnale. Pubblico, privato e terzo settore insieme, per un obiettivo di ordine superiore, è raro e promettente. Apprezziamo la lungimiranza collaborativa della Regione Piemonte nell’adozione di WeGlad e del Mappathon come strumento. Auspichiamo che potrà essere d’esempio per altre Regioni.”

 

Chi non si informa, si ferma – dichiara il direttore della CPD, Giovanni Ferrero – Nel settore della disabilità è importante andare avanti per alzare il livello culturale di tutti i cittadini, in primis di chi si occupa della produzione di atti amministrativi che andranno a regolare i diversi ambiti della nostra società. Nel caso del progetto adottato dalla Regione Piemonte, i dirigenti e le posizioni organizzative svolgeranno una formazione specifica sui temi della disabilità mentre tutti i dipendenti regionali saranno invitati a compiere una mappatura che rappresenterà un’occasione unica per capire meglio i problemi e le possibili soluzioni che bisogna attivare per far vivere una vita migliore alle persone con disabilità. Si tratta di un passo fondamentale e la Regione Piemonte, che si pone tra le prime in Italia a mettere in atto un’azione verticale di questo genere, merita un plauso per aver voluto coinvolgere tutti i suoi organi interni in un percorso di crescita professionale di forte impatto sociale“.

Decluttering, la filosofia dell’essenziale

ELIMINARE IL SUPERFLUO PER FARE ORDINE ED EVITARE GLI SPRECHI.

Declutter è un termine inglese, un verbo che vuol dire fare ordine o sgombrare, ma anche un abitudine sempre più diffusa che mira all’essenziale, all’eliminazione del superfluo.

Armadi pieni, spazi colmi di oggetti inutili, polvere e la quasi impossibilità di trovare le cose che cerchiamo è una condizione causata dalla tendenza ad immagazzinare fino ad arrivare all’eccesso, alla smania attuale di possedere, di acquistare più di quanto serve. Questo accumulo, che a volte corrisponde ad una vera e propria patologia, può essere fonte di disordine, di stress e di confusione; avere molto più di quanto serve, inoltre, non ci rende più felici anzi ci spinge verso una direzione che porta alla dipendenza e all’insoddisfazione.

Liberarsi di oggetti, di vestiti che non mettiamo più, di cose che rappresentano il passato, spesso ingombrante e voluminoso, è un momento di catarsi e di rigenerazione che ci proietta verso un futuro nuovo, essenziale, che ci pone in una condizione di leggerezza e libertà.

Less is more non è solo un modo di dire, non è una filosofia unicamente legata al design, ma è un paradigma che può rappresentare molti aspetti della vita, un modello capace di creare felicità togliendo invece di aggiungere, selezionando piuttosto che collezionare.

Come si comincia ad eliminare superfluo? Da dove si parte?

Intanto è necessario fare un passo per volta, non affrontare tutto insieme, prima uno spazio poi l’altro cominciando da quello che necessità di più di essere alleggerito. La gradualità ci fa prendere confidenza con questa nuova abitudine, ci fa esercitare a vivere con meno, con l’essenziale.

E’ utile fare un analisi di quanto usiamo determinati oggetti o di quanto indossiamo certi abiti e una volta che si è compreso che sono lì oramai solo a fare polvere vanno eliminati. Ci vuole una certa dose di coraggio e di determinazione perché non è facile separarsi dalle nostre cose, sono lì con noi, abitano la nostra casa e in un certo senso ci danno sicurezza. Bastano 5 minuti al giorno però, qualche ora nel week end per cominciare e creare una routine dello sgombero, del fare ordine alimentando l’abitudine di vivere con meno, con la consapevolezza che possedere troppe cose ci dà un piacere effimero.

Gli esperti di decluttering suggeriscono di fare quattro tipi di scatole per creare un lavoro di purificazione degli ambienti organizzato ed efficiente: da buttare, da tenere, da donare, da riutilizzare. Inoltre è consigliato compiere le differenti azioni in tempi diversi per esempio: il lunedì butto e il martedì dono. Una cosa davvero importante di questa attività è l’aspetto ecologico, devono essere seguiteinfatti tutte le regole che garantiscono il pieno rispetto dell’ambiente per non rischiare che le nostre azioni di sgombero  contribuiscano a far aumentare l’inquinamento. I vestiti da eliminare vanno inseriti negli appositi cassonetti e se sono in condizioni dignitose, invece, andrebbero donati direttamente  o tramite quelle associazioni che si occupano di fare raccolta per persone bisognose. Quanto agli altri oggetti di cui ci si vuole disfare, è necessario lasciarli negli appositi contenitori, portarli alle discariche o farli venire a ritirare. Oggi è possibile anche vendere abbigliamento e altri beni che non vogliamo più attraverso diversi siti online, ma anche presso negozi che trattano l’usato. Insomma non abbiamo più scuse, disfarsi del superfluo si può, fare ordine e sgombrare gli spazi per seguire uno stile di vita sostenibile è immaginabile. L’ordine, la pulizia e il necessario contribuiscono anche al benessere mentale, vivere in un ambiente sobrio e non appesantito da accumuli di beni e materiali stimola infatti la creatività e la serenità.

MARIA LA BARBERA

Uncem, Valchiusella protagonista con “Dementia Friendly Community”

 È LA NUOVA “ECONOMIA DELLA VITA” CHE PASSA DALLE COMUNITA’

Si chiama “economia della vita“, nuovo filone scientifico, e la Valchiusella, con i Comuni e l’Unione montana, ne è già protagonista. Prima in Italia, con la “Dementia Friendly Community” che guarda alle fragilità e agli anziani, ma anche con la Strategia nazionale per le Aree interne e la Strategia per le Green Community. Insieme, tre iniziative strategiche (non elenchi della spesa e tantomeno “buone pratica”) collegate e volte a formare capitale umano che valorizzi il grande capitale sociale, naturale, valoriale ed economico di questo pezzo di Canavese. Ivrea e l’intero territorio canavesano devono costruire nuovi processi con la Valchiusella, che a sua volta deve rafforzare l’Unione e la coesione amministrativa come sta avvenendo grazie al Piano di Sviluppo sociale ed economico in costruzione, grazie anche alla professionalità dell’economista Giampiero Lupatelli.

Della nuova economia che trasforma il territorio, e dei nuovi rapporti sociali che cambiano la società affrontando crisi demografica ed economica, sociale ed ecologica, si è parlato stamani alle Officine H, secondo giorno di convegno con altre Dementia Friendly Community italiane, fortemente voluto da Diego Targhetta, con il polo formativo di Scienze infermieristiche dell’Università di Torino. Proprio l’infermiere di comunità, insieme alle Società di Mutuo Soccorso e alle Associazioni del Terzo settore, così vive e vivaci in Valchiusella, fanno la differenza. Ponendo il territorio montano eporediese in primo piano nel Paese. “Ora però Rivarolo, Ivrea, tutte le valli devono collegarsi a questo progetto di attenzione alle fragilità – ha affermato oggi a Ivrea il Presidente nazionale Marco Bussone – Questa Community non è solo della Valchiusella, ma deve vedere tutto il Canavese unirsi. Si faccia bene e credendoci tutti. È un appello anche per unire quanto della montagna si muove, bene, con quello che è il territorio urbano in cerca di destino. L’Unione montana della Valchiusella spinta da Diego Targhetta e diverse Associazioni, oltre che dalle SOMS, dice che la comunità c’è. Viva e dinamica”.