politica
Leggi l’articolo su L’identità:
Meloni a valanga su Corte Ue: “Indebolisce lotta a clandestini”
politica
Leggi l’articolo su L’identità:
Meloni a valanga su Corte Ue: “Indebolisce lotta a clandestini”
“Prima le voci di una possibile cessione, totale o parziale, di Iveco Group e il 30 luglio scorso l’ufficializzazione dell’accordo che vede il passaggio del gruppo a Tata Motors per 3,8 miliardi di euro e la cessione della divisione Iveco Defence a Leonardo per 1,7 miliardi, hanno generato forte preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie. Per questo motivo ho interrogato l’Assessore regionale al Lavoro per chiedere che cosa intenda fare per avere informazioni dettagliate, tempestive e trasparenti da Iveco Group e dal gruppo Exor sul futuro dei dipendenti” dichiara la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.
“Iveco è un patrimonio industriale e occupazionale di grande valore per il Piemonte e per l’intero Paese, con stabilimenti strategici a Torino e San Mauro che impiegano circa 6.000 addetti, oltre a un indotto stimato tra 1.500 e 2.000 lavoratori. È fondamentale che tutti i passaggi di questa operazione vengano condotti nel massimo rispetto della trasparenza, coinvolgendo le istituzioni e le rappresentanze sindacali. Infatti, nonostante le rassicurazioni contenute nella nota congiunta Tata-Iveco – che garantisce il mantenimento della sede a Torino e l’assenza di tagli al personale – le reazioni dei sindacati sono state molto critiche. Fiom-Cgil ha parlato di “smantellamento industriale”, mentre Fim-Cisl ha definito l’operazione “di natura finanziaria” e non strategica. La Regione Piemonte deve attivarsi immediatamente per ottenere informazioni chiare e dettagliate dai vertici di Iveco Group e di Exor, e farsi promotrice di un dialogo aperto e continuo con le parti sociali. Solo così si potranno evitare decisioni che compromettano il futuro industriale e occupazionale del nostro territorio” prosegue la Consigliera Laura Pompeo.
“Nella sua risposta l’Assessore al Lavoro ha affermato che, in merito alla cessione di Iveco la Giunta ribadisce che la Giunta “sta lavorando per difendere l’eccellenza industriale” e che accoglie “con attenzione la nota congiunta Tata-Iveco che garantisce la tutela degli impianti, la tutela dei posti di lavoro e il mantenimento della sede a Torino”. Viene aggiunto, inoltre, che si vigilerà “con fermezza affinchè ogni impegno venga rispettato”. Auspico da parte della Giunta un monitoraggio costante della situazione e un intervento rapido e puntuale qualora le aspettative vengano disattese. Da parte mia continuerò a confrontarmi con organizzazioni sindacali e lavoratori e a battermi per la salvaguardia dei posti di lavoro, la tutela delle competenze acquisite e la valorizzazione del know-how tecnico e ingegneristico, priorità irrinunciabili” conclude Laura Pompeo.
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Diciamocelo con franchezza. Il trasformismo dei populisti sta diventando sempre più simpatico e
divertente. Certo, non c’entra nulla con la politica, con la cultura politica e men che meno, con
qualsivoglia cultura di governo. Perchè attiene rigorosamente ai disvalori più profondi della
politica. Ovvero, il trasformismo, l’opportunismo e a tutto ciò che è riconducibile solo e soltanto
alla logica del potere più spietato. Sono considerazioni, queste, che emergono in modo quasi
naturale dopo avere appreso l’assoluzione da parte del tribunale morale dei 5 stelle del candidato
dello schieramento di sinistra Ricci a Presidente della Regione Marche.
Ora, al di là e al di fuori delle vicende che attengono al candidato della coalizione della sinistra
marchigiana – un fatto che riguarda esclusivamente Ricci – quello che merita di essere rilevato ed
approfondito sotto il versante politico sono le motivazioni che spingono il partito populista per
eccellenza, i 5 stelle appunto, a fare queste valutazioni di merito sulle singole questioni giudiziarie
che attengono le persone che si devono candidare nei vari livelli istituzionali. E l’assoluzione
preventiva del capo dei 5 stelle è destinata a fare scuola, come si suol dire, perchè si applicano
risposte diverse ed alternative a seconda delle convenienze del partito, dei candidati e della
situazione concreta che si prospetta di volta in volta. Certo, è un ginepraio dove è difficile
districarsi per un normale e disinteressato osservatore politico. Ma la regola di fondo, ricorrendo
ad un antico adagio, si potrebbe riassumere così: è il trasformismo bellezza. E cioè, quello che
vale per te non può valere per l’altro. E quello che vale per l’altro non può valere per te. Contano,
cioè, le convenienze, le situazioni, i candidati e il contesto. I principi? I valori? I solenni
pronunciamenti? Le dichiarazioni di fede? I proclami pubblici? Le invettive violente e dissacranti
nei confronti dei nemici? Ma quando mai. Sono tutte stupidaggini utili per i gonzi ma che poi
vanno utilizzate a seconda dei casi, a seconda delle opportunità e delle concrete utilità di partito.
Ora, e al di là del caso marchigiano, questo fatto evidenzia e per l’ennesima volta – per chi non
l’avesse ancora compreso – che il vero rischio per la qualità della nostra democrazia, per la
credibilità delle nostre istituzioni democratiche e per la stessa efficacia della nostra azione di
governo risiede, ieri come oggi, in una sola prassi: il populismo. Perchè è proprio nel populismo
che si racchiudono i rischi mortali per la nostra democrazia repubblicana: e cioè, il trasformismo,
l’opportunismo, il giustizialismo e l’incoerenza come fatto sistematico e strutturale. Ovvero, i
disvalori più profondi e più nefasti che attraversano una società democratica. Ed è per queste
ragioni che chi stringe alleanze con i partiti populisti accetta, di fatto, quella visione e, soprattutto,
quei disvalori. Al di là delle chiacchiere e della propaganda ridicola e grottesca sul “ritorno della
dittatura, sulle torsioni illiberali e sulla compressione delle libertà democratiche e costituzionali”. Il
populismo è l’antitesi della democrazia. Lo era ieri e lo è oggi. Chi lo sposa semplicemente lo
condivide. Punto.
Sulla drammatica situazione presente sulla Striscia di Gaza abbiamo già scritto (Il Torinese 24 maggio 2025) ma dopo gli ultimi accadimenti forse occorrono altre precisazioni e soprattutto nuovi punti di giudizio sulla situazione. Ormai Israele, fra difesa e attacchi, è militarmente impegnata in Palestina, Libano, Iran (come appoggio agli attacchi U.S.A.) e da qualche giorno pure in Siria.
Grande clamore hanno avuto gli arresti di personale ONU (presente in area a sostegno dei civili) da parte dell’esercito israeliano, oltre al bombardamento della Chiesa della Sacra Famiglia in Gaza, di proprietà del patriarcato latino di Gerusalemme e unica parrocchia cattolica presente sul territorio. Un errore?
Ufficialmente sì, anche se molti dubbi sono leciti, ma che ha causato la morte di tre persone e il ferimento di altre dieci.
Da anni un’intera popolazione è stretta fra i carri armati di Gerusalemme e indirettamente dai terroristi di Hamas, che a cinismo sembrano fare a gara con i militari dalla stella di Davide sulla giubba.
Quasi mille camion di aiuti alimentari e sanitari sono bloccati dall’esercito israeliano (anche se con il contagocce Israele, spinta dall’indignazione internazionale, ha iniziato a farne passare un centinaio; si tratta però di una goccia nel mare!). Le code per il poco cibo disponibile sono, inoltre, oggetto delle raffiche di soldati che non raramente falciano persone civili. Giustificarle come colpi di avvertimento per paura di terroristi nelle vicinanze ha del mistificatorio: se la gente cade, soprattutto per mano di militari esperti e professionisti, significa che si spara volutamente ad alzo zero.
Rachel Cummings, responsabile di Save the Children sulla Striscia di Gaza – e appena tollerata dagli Alti Comandi israeliani – informa che molti bambini palestinesi pensano alla loro prossima morte come ineluttabile destino. Spesso orfani, hanno perso tutto, vivono con i morsi della fame e della sete nella paura di un presente che sembra mai finire. Senza casa, scuola, cibo, riferimenti, sono costretti a spostarsi continuamente da un rifugio di fortuna all’altro.
Fatto non a tutti noto è che i minori fino ai 14 anni rappresentano ben il 40% della popolazione palestinese. Altamente probabile che proprio in queste percentuali si nasconda il crudele accanimento dei militari israeliani: bimbi oggi, nemici domani!
Questa è la situazione ma sorge una seconda domanda, tema di questa ricerca: perché si è arrivati a questo, come non si è potuta limitare la crisi umanitaria, perché Israele riesce a continuare nelle sue azioni senza freni internazionali?
Faciliterà un paragone. L’altra grande crisi è quella russo-ucraina, grave, drammatica ma con enormi differenze politiche. In quanto crisi ‘tradizionale’… si confrontano due Stati Nazionali con due forze armate, due contrapposte forze che si combattono per un territorio. Il mondo della diplomazia ha potuto prendere posizioni precise… con aiuti differenziati ma comunque comprensibili. Alcune nazioni (poche) sono dalla parte di Mosca e altre (la maggioranza), direttamente o indirettamente sostengono l’Ucraina.
Su quello scenario vige l’antichissima Legge della Guerra, con i suoi drammi, i lutti, ma con poche e chiare soluzioni possibili.
Perché questo decisionismo diplomatico e politico internazionale non esiste per una ben peggiore crisi umanitaria? Questo è il vero, irrisolto dramma. A Gaza Israele ha fatto registrare una quantità di crimini di guerra senza precedenti, violando a più riprese il diritto internazionale, senza però una risposta forte delle Istituzioni e degli Stati.
Torniamo a fine 2023… dopo gli attacchi di Hamas – che restano efferati e di gravità senza precedenti, l’Occidente ha supportato una reazione di Gerusalemme con massivi invii di armi. Hamas è infatti responsabile della morte di 1200 cittadini israeliani e nel rapimento di circa 250, solo parzialmente restituiti.
L’attività militare ha con il tempo assunto proporzioni di vittime spaventose e senza alcuna proporzione con l’offesa subita. Con la scusa di una caccia ai terroristi, si stanno superando le 60.000 vittime palestinesi!
Il diritto internazionale umanitario – parte del Diritto che regola i conflitti armati per umanizzare le regole della guerra – è violato in modo sistematico, come il rispetto delle popolazioni civili, accusate però di nascondere i terroristi.
Ormai è chiaro che la strage del 2023 è un pretesto per ‘sfoltire’ il numero degli arabi sul territorio. Se non si può apertamente parlare di genocidio, il termine comincia ad essere citato sempre meno timidamente in tutte le cancellerie.
Non esiste però una possibilità di coercizione, oltre al rammarico diplomatico. Le strutture sovranazionali non sono dotate di un potere esecutivo. Tanti i casi in cui queste, pur se ispirate da principi nobilissimi, portano a risultati puramente teorici. Importanti Stati sotto accusa – Israele oggi come altri nel passato – appellandosi ai loro interessi nazionali, restano indifferenti alla comunità internazionale (lampante il caso dello stra-condannato Presidente Putin).
Nel caso di Israele si aggiungono inoltre contraddizioni impensabili per altri scenari. Nonostante azioni sempre più scellerate, il governo continua a parlare di “legittima difesa”, mutuando a proprio vantaggio un termine del Diritto Internazionale. Suo nemico è Hamas che non è uno Stato, ma un’organizzazione armata con pesanti atti terroristici a suo carico. Se l’obiettivo della comunità internazionale è quello di regolare il comportamento tra Stati, Hamas non rappresenta niente di giuridicamente accettabile.
Quindi si torna al problema principe: la Palestina è uno Stato?
Attualmente 142 Stati membri dell’ONU riconoscono la Palestina ma è assente quasi tutto l’Occidente. Ciò consegue che questo “Stato palestinese” sia un ente osservatore, senza però essere membro ONU. E’ ancora sotto occupazione militare israeliana dal 1967, con una sovranità limitata e limitato nell’esercizio dei suoi diritti fondamentali. Si potrebbe quindi considerare la Palestina uno Stato ufficioso ma non ufficiale.
Israele nasce nel 1948 grazie a un Occidente promotore della creazione di uno Stato ebraico.
Peccato che quelle terre fossero già massicciamente abitate dai palestinesi…
Ora sembra assurdo ma bisogna avere l’onestà di contestualizzare il periodo. A pochi anni dai massacri della seconda Guerra Mondiale, gli ebrei europei sono decimati, con ben 6 milioni di morti alle spalle. La primigenia motivazione di questa forse poco meditata decisione si può trovare nel senso di colpa di gran parte dell’Europa per le persecuzioni verso gli ebrei… NON limitate alla sola Germania. Ciò limita ancora una nostra serenità di giudizio su quanto da decenni succede nei Territori Occupati.
Israele è inoltre l’unica presenza occidentale in un’area ‘caldissima’, incapace di produrre governi veramente democratici, complessivamente di fede islamica. Parimenti quest’area è ricca di materie prime, irrinunciabili per il nostro continente. Questo fa di Israele l’unica democrazia ‘occidentale’ nostra alleata in M.O. e di profonda cultura europea. Le numerose armi ai sionisti sono inoltre ben pagate e nessun Paese sembra volerci rinunciare.
Per finire, Tel Aviv è PROTETTA dagli Stati Uniti, abitata da potentissime lobbies ebraiche in grado di gestire immense forze economiche e politiche. Come noto, questo fatto impedisce e contemporaneamente favorisce molte situazioni.
XPer meglio capire una situazione di per sé molto complessa, utile sarà definire che cosa si intende per Palestina. Non residuali sono le differenze giuridiche fra Cisgiordania e Striscia di Gaza.
Entrambe sono abitate da palestinesi ma divise da politiche territoriali differenti.
La prima è co-gestita da Israele e la forza politica nominata Fatah, in qualche modo accettata dai sionisti. La Cisgiordania è divisa in tre aree. L’Autorità palestinese controlla l’area A, l’area B ha un’amministrazione congiunta, mentre la zona C è sotto il pieno controllo di Tel Aviv.
La striscia di Gaza – sul mare e fisicamente interrotta da territori di Israele (un’enclave, praticamente) – è stata creata attorno alla antica città di Gaza nel ’48 dai rifugiati palestinesi espulsi dai loro villaggi e divenuti il nuovo Stato di Israele.
Dal 1967, pur essendo entrambe occupate, Cisgiordania e Gaza hanno da anni un destino diverso. Per la prima, il principale problema è causato coloni ebraici sempre più invasivi, armati e tutelati da un controllo militare.
Sulla Striscia regna invece HAMAS che ha conquistato il potere in modo violento, a seguito del disconoscimento internazionale della sua vittoria alle elezioni del 2006.
Da allora abbiamo un governo “de facto” di Hamas e un improprio riconoscimento internazionale di Fatah in Cisgiordania.
Come evidente, contro Israele la linea resta morbida, con ipocrite e contraddittorie dichiarazioni di “reazione spropositata” ai fatti del 2023, ma senza misure concrete per eliminare la mattanza di civili, uccisi e affamati con la scusa di inseguire i terroristi.
L’Occidente ne esce molto male e soprattutto ne esce malissimo l’Europa che – pur se potentemente coloniale in passato – resta il baluardo del Diritto, delle Libertà, dei diritti umani.
La decisione del presidente Macron, e recentemente del Primo Ministro britannico Tarner, di voler sostenere uno Stato unitario Palestinese, ha fatto sobbalzare le cancellerie di mezzo mondo. Forse è prevedibile ‘un effetto trascinamento’ di altre nazioni.
Per certo non risultano dichiarazioni in tal senso da parte del nostro Paese. Sono comunque le uniche affermazioni di volontà di una potentissima forza occidentale che fino ad ora ha solo saputo belare piuttosto che ruggire.
Ferruccio Capra Quarelli
“Un riconoscimento che premia eccellenza e capillarità della cultura piemontese”
“Voglio esprimere le mie più sentite congratulazioni alla Fondazione Piemonte dal Vivo per il prestigioso risultato ottenuto nella graduatoria nazionale del Ministero della Cultura per i circuiti multidisciplinari dello spettacolo. Essersi classificata al primo posto, con un punteggio di 80,92, è motivo di grande orgoglio per tutta la nostra Regione” dichiara Paola Antonetto, consigliera di Fratelli d’Italia e Presidente della Commissione Cultura in Consiglio Regionale.
La Fondazione, che diffonde teatro, danza, musica e circo contemporaneo in tutto il Piemonte, potrà contare ora su quasi 900 mila euro di contributi ministeriali. “Questo riconoscimento – continua Antonetto – è la conferma della straordinaria capacità di Piemonte dal Vivo di unire qualità artistica e radicamento territoriale, coinvolgendo comunità grandi e piccole con una programmazione capillare e inclusiva. La cultura, quando è diffusa e condivisa, diventa motore di coesione sociale e strumento di crescita per le nostre comunità”.
Antonetto sottolinea come questo risultato sia anche frutto di un lavoro corale tra istituzioni e operatori culturali: “Il primo posto a livello nazionale non è solo un traguardo per la Fondazione, ma per l’intero sistema culturale piemontese, che ancora una volta dimostra di essere modello per il Paese. La Commissione Cultura continuerà a sostenere con convinzione progetti che, come questo, valorizzano i nostri talenti e rendono la cultura accessibile a tutti”.
CS
“L’assoluzione preventiva da parte del tribunale morale dei 5 stelle sul caso Ricci conferma che
c’è un rischio reale per la salvaguardia della qualità della democrazia nel nostro paese. E il rischio
si chiama populismo. Perchè dietro al populismo si nascondono i disvalori che possono essere
fatali per la nostra democrazia: e cioè, il trasformismo, l’opportunismo e la giustificazione di tutto
e del contrario di tutto in nome del puro potere. E, alla luce di questa banale considerazione, c’è
una sola regola che vale. E cioè, chi si allea con i populisti – come il Pd della Schlein – sposa e
difende i disvalori del populismo, del trasformismo e del giustizialismo a targhe alterne. Il resto
sono solo chiacchiere e propaganda”.
On. Giorgio Merlo
Presidente nazionale ‘Scelta Cristiano Popolare’.
In serata, nella prima Commissione presieduta da Roberto Ravello, è stato licenziato per l’Aula l’assestamento di Bilancio. Il provvedimento dovrebbe cominciare il suo iter in Consiglio oggi pomeriggio 31 luglio 2025. Stamane, intanto. la Commissione affronta il rendiconto generale della Regione 2024 e il Bilancio di previsione del Consiglio regionale 25-27.
Nell’ultima seduta di Commissione sono intervenuti Monica Canalis, Nadia Conticelli, Laura Pompeo, Domenico Ravetti, Domenico Rossi, Mauro Salizzoni, Alberto Avetta (Pd), Sarah Disabato (M5s), Valentina Cera, Alice Ravinale (Avs) e Vittoria Nallo (Sue).
La Conferenza dei capigruppo, presieduta da Davide Nicco, aveva intanto stabilito di convocare l’Assemblea regionale oggi, giovedì 31 luglio, dalle 14 alle 20 e venerdì 1 agosto dalle 10 alle 20 per discutere – se licenziati dalla prima Commissione – i Disegni di legge 93, Assestamento al bilancio di previsione finanziario 2025–2027 e 87, Rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2024 e la Proposta di delibera 125, Bilancio di previsione del Consiglio regionale esercizi 2025-2027. Approvazione della proposta di variazione di assestamento e attestazione della sussistenza degli equilibri generali.
NESSUN CONFRONTO CON I SINDACATI, NESSUN INTERESSE PER LE SORTI DEI LAVORATORI
Furoreggia su Facebook questo post che attribuisce un pensiero a Papa Leone XIV che difficilmente corrisponde ad una parte, sia pure decontestualizzata, di un discorso del pontefice che abitualmente legge i suoi discorsi magari preparati dai suoi collaboratori più fidati. Papa Leone non è Papa Francesco che era imprevedibile improvvisatore anche con battute diventate storiche. Papa Leone è uomo colto e non si lascia andare alle frasi eclatanti. Ciò detto, la riflessione sul comunismo merita comunque attenzione, anche se non è parola di Leone XIV, ma di un falsario Leone… da tastiera.
Nessuno meglio di Vladimir Putin, dittatore liberticida, incarna il simbolo della russofobia. Le sue minacce al presidente Mattarella, ai ministri Tajani e Crosetto e ad altri leader occidentali, confermano l’odio del dittatore russo e della banda che lo circonda per tutto ciò che evoca la democrazia e la libertà. Nello stesso tempo rafforza la determinazione di quanti – e Mattarella è un esempio – credono nel rispetto dei diritti umani e nell’ autodeterminazione dei popoli: valori che Putin calpesta quotidianamente in Ucraina bombardando ospedali e condomini di civili. A Sergio Mattarella e ai ministri Tajani e Crosetto va la solidarietà piena e convinta di ogni democratico. Con Mattarella sono minacciati quei 60 milioni che si riconoscono negli ideali di libertà e di giustizia. Così la deputata di Azione Daniela Ruffino.