Da Palazzo Lascaris / Gare d’appalto per l’emergenza Covid al centro della discussione odierna in Commissione Legalità, presieduta da Giorgio Bertola. In particolare, i consiglieri regionali hanno concordato di procedere in conformità con l’ordine del giorno dello scorso 7 aprile (primo firmatario Diego Sarno, Pd), che l’Assemblea ha votato all’Unanimità: prevede la “realizzazione di un monitoraggio delle gare d’appalto e delle spese della Regione Piemonte e degli enti strumentali ad essa collegati, effettuate con carattere d’urgenza”.
Un lavoro congiunto della Commissione Legalità e della Giunta regionale, quindi, per il quale oggi sono state messe le basi. Sarno stesso ha insistito sulla opportunità di acquisire consulenti esterni che possano valutare le procedure adottate, mentre Marco Grimaldi (Luv) ha proposto di partire con un’audizione di Antonio Rinaudo, responsabile Area Legale dell’Unità di Crisi della Regione.
È intervenuto anche Sean Sacco (M5s), sottolineando come spesso gli appalti delle Asl siano di difficile comprensione e quindi l’assoluta necessità di approfondimenti per queste procedure d’urgenza.
Valter Marin (Lega) ha ricordato la sua esperienza nel Cda di Torino 2006 e il sistema di trasparenza e verifica preventivo, adottato per i Giochi. “Potremmo partire da quella base, che ha dato buoni risultati”, ha chiarito.
Favorevole a quest’azione di trasparenza amministrativa si è detto anche Domenico Rossi (Pd), che nel giorno in cui si ricorda Pio La Torre, ha posto l’accento sull’attenzione all’utilizzo dei beni confiscati alle mafie.
In conclusione, il presidente Bertola ha riassunto i prossimi passi della Commissione: “Contattare il Dottor Rinaudo e Scr. Chiederemo la presenza di un componente di Giunta nella prossima seduta, per avviare il confronto. E soprattutto, chiediamo tutti i documenti e i dati necessari per il monitoraggio degli appalti, prima della prossima Commissione ”. Al di là del tema Covid-19, verrà anche organizzata un’audizione dell’Associazione legalità organizzata.
Durante le elezioni politiche del 1968 non venne discusso abbastanza il progetto di istituire le Regioni a Statuto ordinario, che vennero varate nel 1970 con le prime elezioni regionali abbinate a quelle amministrative. Le Regioni erano un dettato costituzionale da rendere operativo e come tali erano considerate dai partiti di centro-sinistra. La loro realizzazione fu uno dei momenti qualificanti dell’incontro tra democristiani e socialisti.
Cibo da asporto e attività fisica sì; Eucaristia no: riassunto brutale ma realistico di quanto permette e non permette il più recente DPCM. Anche la partecipazione ai funerali sarà, di fatto, negata ai più e consentita soltanto a una ristretta cerchia di parenti stretti e strettissimi.
C’è chi ha notato che il 25 aprile di quest’anno con Molinari direttore, la festa della Liberazione abbia avuto molto meno spazio di un anno fa sul giornale , rilevando questa differenza come una discontinuità. Leggendo invece l’editoriale di insediamento dal titolo “La sfida di un giornale per il riscatto di un paese ferito”, si ha chiara l’idea della continuità del nuovo direttore con i precedenti che collocarono a mantennero decisamente a sinistra quel giornale che per tanti anni fu un giornale – partito ,fortunatamente in via di estinzione. L’idea espressa da Molinari è quella di coniugare la lotta alla pandemia con la lotta alle diseguaglianze economiche e sociali. Anzi, di cogliere l’ oppportunità di questa calamità disastrosa per sbaragliare le diseguaglianze. Chi è liberale non vede le diseguaglianze sempre e solo in termini negativi,ma vede invece le eguaglianze forzate come una gabbia che impedisce lo sviluppo delle qualità e dei meriti individuali. La lotta alle diseguaglianze è stata un’idea dei comunisti e di certa cultura radical- chic in disarmo che è rimasta ferma al giacobinismo. La delusione storica della Rivoluzione russa ha messo su queste utopie spesso assassine,come una volta le definiva Barbara Spinelli, una pietra tombale . Al di là delle diverse valutazioni, resta però un fatto drammatico: in Italia non ci saranno più diseguaglianze perché la pandemia lascerà in braghe di tela quasi tutti gli imprenditori piccoli e grandi.Ci sarà l’agognata eguaglianza nella povertà. Questa è la prospettiva che abbiamo di fronte, a cui si potrebbe forse porre rimedio liberalizzando totalmente l’economia, cioè percorrendo la strada inversa di quella proposta da “Repubblica“. Ma le inossidabili, eppur obsolete, certezze ideologiche non si fermano neppure di fronte al virus e alle sue conseguenze drammatiche sul piano economiche.