“Nell’anno del COVID la cooperativa che gestisce il Villaggio Olimpico di Bardonecchia ha dovuto pagare 1 milione di euro di affitto a fronte di entrate praticamente inesistenti, questa situazione rischia di far chiudere la struttura e lasciare a casa i circa 100 dipendenti” dice il Consigliere Regionale Daniele Valle.
“Ho presentato una interrogazione al Presidente Cirio, visto che la proprietà della struttura è anche regionale. Non possiamo accettare che una delle poche eredità olimpiche a funzionare come si deve (il Villaggio Olimpico rappresenta da solo circa il 50% dei posti letto alberghieri di Bardonecchia) chiuda i battenti per fallimento proprio quando iniziamo ad intravedere la fine di questa emergenza sanitaria”.
La struttura del Villaggio, così come tutte le altre strutture olimpiche, è stata data in concessione trentennale alla società Parcolimpico srl, in cui le istituzioni del territorio partecipano per il 10%, mentre il 90% è detenuto dalla società GL Events.
“La cooperativa ha giustamente chiesto una riduzione del canone per il 2020, anche a fronte del fatto che, in virtù della sua compagine sociale, non ha ricevuto ristori dal governo, ma non è ancora stato trovato un accordo con Parcolimpico, e la cooperativa è stata costretta a pagare tutto per non perdere la concessione. Ora però, con la stagione invernale completamente saltata, i conti sono in profondo rosso – conclude Valle – un’eventuale chiusura del Villaggio Olimpico sarebbe una tragedia per il comparto turistico di Bardonecchia, che vedrebbe svanire le 100.000 presenze ospitate dalla struttura annualmente nel periodo pre-covid, con conseguenze durissime per tutto il comparto”.
Ha esordito come segretario del Pd lanciando, o meglio, rilanciando delle idee piuttosto stantie che non hanno aiutato il suo esordio se non verso quella parte di Pd di estrema sinistra appiattita ancora sul redivivo Bersani di cui Letta fu temporibus illis vicesegretario. Invece di porsi il problema di una rinascita di una sinistra moderna capace di parlare nuovi linguaggi si è affievolito su vecchi slogan che non convincono neppure più i militanti. Riproporre lo ius solis, neppure, lo ius culturae sul quale si potrebbe anche discutere, appare una provocazione intollerabile in momenti in cui le priorità di cittadini e partiti sono la lotta al virus e alla conseguente crisi economica. Deviare il discorso da questi due obiettivi esclusivi a cui Draghi si sta adoperando anima e corpo, e’ da irresponsabili. L’altra proposta del voto ai sedicenni è, a dir poco, risibile. Ha diritto di votare chi contribuisce con le sue tasse alla vita dello Stato, non studentelli che in larga misura vivono alle spalle della famiglia e di politica sanno poco o nulla. C’è da domandarsi la ratio che ha mosso Letta ad avanzare due proposte assolutamente impopolari. L’ unica risposta plausibile è quella di blandire immigrati e sedicenni al fine di ottenerne il voto. Un ragionamento del tutto astratto ,come dimostra la sonora sconfitta di Fanfani quando volle abbassare il voto a 18 anni. La gente oggi vorrebbe più che mai lavoro sicuro e i giovani vorrebbero una scuola che oggi ha chiuso i battenti causa COVID e che richiederebbe una seria riforma di stampo europeo. Non inizia bene la nuova segreteria del Pd perché Letta, per ottenere il consenso delle correnti più demagogiche del suo partito, ha dovuto imbellettare il suo discorso con quel sinistrese che piace tanto ad alcuni, ma non porta consensi reali. Letta ha dimenticato una nuova legge che reprima il diritto di opinione, quasi non bastasse la legge Mancino. Ma, siamone certi, molto presto ritirerà dal cassetto i progetti illiberali già elaborati. A star poco sereni questa volta saranno gli Italiani che non hanno bisogno di movimentismo , ma di serietà e di dedizione assoluta alle vere emergenze di un Paese che da un anno vive sull’orlo del precipizi. Neppure i grillini vogliono lo Ius soli , un segnale significativo di come Letta sia totalmente fuori strada. L’Italia ha bisogno di una sinistra moderna e di un nuovo centro- sinistra che va totalmente reinventato. Ma non sono queste le idee che consentano una rinascita per dirla con il titolo della rivista di Togliatti , uno dei pochi veri leader della sinistra in Italia.
Di Gian Giacomo Migone
L’aver scelto un voltagabbana come Della Vedova (radicale , Fi , Monti e forse qualche altro giro di valzer ) in qualità di segretario ha aggravato il mio giudizio negativo . Se poi guardo i rappresentanti locali del microscopico partitino rabbrividisco .