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Rientro dalle vacanze, la tre giorni di Ikea

Dal 4 al 6 settembre in store attività gratuite per tutta la famiglia, giochi e sorprese

Torino, 01 settembre 2026 – Con il rientro dalle vacanze e la ripresa della quotidianità, settembre diventa il momento ideale per rimettere in ordine in casa e fare spazio a nuove abitudini, passioni e progetti. Del resto, le nostre case raccontano chi siamo: secondo l’IKEA Store & Organise Report 2026[1], l’82% delle persone conserva oggetti per ragioni puramente sentimentali, anche quando non vengono più utilizzati o restano nascosti dalla vista. Organizzare gli spazi, quindi, non significa rinunciare a ciò che conta, ma trovare il giusto equilibrio tra funzionalità e ricordi. Per aiutare i torinesi a fare spazio a ciò che amano e rendere la casa più adatta alla vita di tutti i giorni, IKEA li invita a partecipare a tre giorni di eventi, giochi e attività dedicate all’organizzazione della casa.

Ad aprire il fine settimana di appuntamenti sarà “FRAKTA: fai spazio al blu che ti premia“, l’iniziativa dedicata all’iconica borsa blu di IKEA che quest’anno compie 30 anni. Dal 4 al 6 settembre, tutti i visitatori di IKEA Torino sono invitati a portare in negozio un oggetto blu[2] e metterlo alla prova con il “FRAKTOMETRO”. Se il colore corrisponde alle tonalità di blu della borsa simbolo di IKEA, in cambio riceveranno una FRAKTA con due buoni dedicati: uno per un piatto da 8 polpette, da scegliere tra carne, falafel, pesce o vegetali, valido fino al 6 settembre presso il Ristorante svedese, e un buono sconto di €20 a fronte di €100 di spesa, valido in negozio fino al 30 settembre.

Non solo, sempre dal 4 al 6 settembre, il negozio di Torino sarà animato da un ricco programma di attività e di offerte pensate per tutta la famiglia, tra laboratori creativi, giochi e sfide ispirate al tema dell’organizzazione della casa, per scoprire come rendere gli spazi domestici più funzionali senza rinunciare a creatività e divertimento.

Per maggiori informazioni sulle attività nei singoli store: https://www.ikea.com/it/it/campaigns/fai-spazio-a-cio-che-ami-in-negozio-pub8b1feb90/

CALENDARIO APPUNTAMENTI

“Conta, indovina, vinci!”: dal 4 al 6 settembre, una piramide realizzata con i contenitori trasparenti SAMLA sarà protagonista di un’attività dedicata al mondo dell’organizzazione della casa. All’interno della struttura, saranno raccolti prodotti, oggetti e accessori. La sfida? Indovinare il numero esatto di prodotti contenuti nella piramide.

“Alla ricerca dell’ordine perduto”sabato 5 e domenica 6, una divertente caccia al tesoro per mettere alla prova i più piccoli.

Spazi pensati per vivere meglio“: venerdì 4 settembre, un workshop per stimolare nuove idee e soluzioni per trasformare ogni spazio in modo funzionale e organizzato.

“Una scatola GLIS tutta mia”sabato 5 e domenica 6 settembre, un laboratorio creativo dedicato ai più piccoli, che riceveranno in omaggio una scatolina GLIS, da personalizzare con colori e disegni.


[1] Il rapporto IKEA Store & Organise Report 2026 ha coinvolto 31.488 persone in 31 mercati

[2] Sono esclusi accessori e indumenti indossati, ad eccezione dei capi indossati nella parte superiore del corpo, come magliette, top e camicie

Psicologia del meteo

Caldo, temporali e l’ ansia da previsioni.

C’è stato un tempo in cui, per sapere che giornata sarebbe stata, bastava guardare fuori dalla finestra. Oggi spesso facciamo il contrario: prima ancora di alzarci dal letto controlliamo l’app del meteo, poi la ricontrolliamo a metà mattina, magari guardiamo il radar delle precipitazioni e, se compare una macchia rossa, cominciamo a cambiare programmi. Il temporale arriverà davvero? Quanto durerà? E il caldo? Saranno 34 o 38 gradi? Il tempo atmosferico non è soltanto qualcosa che accade fuori, in una certa misura, entra nella nostra mente e modifica l’umore, i comportamenti, la percezione del rischio e il modo in cui programmiamo la giornata.

Il caldo di quest’anno ha accentuato ancora di più questa forma di controllo creando più tensione di quanto non ne avrebbe creato la temperatura bollente da sola. Tra gli effetti dell’esposizione alle alte temperature c’è l’irritabilità, la stanchezza, la debolezza, il mal di testa e difficoltà legate allo stress termico. La letteratura scientifica sta studiando sempre di più il rapporto tra temperature estreme e salute mentale. Si sono individuati, tra i possibili meccanismi, aumento del nervosismo, disturbi del sonno, affaticamento, isolamento sociale e quella che viene definita “health anxiety”, l’ansia legata alla propria salute. Non è quindi soltanto una sensazione: quando il corpo fatica a raffreddarsi, anche la mente può risentirne. Uno studio tedesco, basato su quasi mezzo milione di chiamate a servizi di supporto psicologico, ha rilevato che, rispetto alle giornate con temperature moderate, le chiamate aumentavano del 3,4% nei giorni con temperatura media superiore ai 25 °C e del 5,1% quando scendeva sotto lo zero. Il fenomeno merita attenzione anche perché il caldo non sarà più un evento eccezionale come un tempo. Secondo il rapporto “Il clima in Italia nel 2025” di ISPRA e SNPA, il 2025 ha registrato in Italia una temperatura media di 1,03 °C superiore alla media 1991-2020. L’estate è stata la quarta più calda dal 1961, con un’anomalia di +1,46 °C.

Ma c’è un altro elemento, più sottile: l’attesa del fenomeno. Un conto è trovarsi sotto un temporale improvviso. Un altro è sapere da tre giorni che “sta arrivando una bomba d’acqua”. La previsione modifica la nostra percezione prima ancora che cambi il cielo. Una ricerca pubblicata su Risk Analysis, condotta su 550 persone, ha mostrato che il modo in cui vengono comunicate probabilità e gravità di un evento modifica la percezione del rischio, la preoccupazione e la propensione ad adottare comportamenti protettivi. È il potere psicologico delle parole e dei colori: giallo, arancione, rosso. Sono strumenti indispensabili per comunicare un pericolo, ma inevitabilmente producono anche una risposta emotiva. Un “codice rosso” non viene percepito come una semplice informazione meteorologica: diventa immediatamente un segnale di minaccia.

Questo non significa che le allerte siano sempre un problema, al contrario, i sistemi di allerta precoce sono fondamentali e, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, possono salvare vite e ridurre le perdite provocate dagli eventi estremi. Il punto è un altro: come il nostro cervello riceve quell’informazione e come la interpreta; e qui entrano in gioco anche i media.

Quando arriva un’ondata di calore, i titoli si moltiplicano: “caldo record”, “giorni infernali”, “bollino rosso”, “temperature da record”. Quando arriva un temporale: “nubifragio”, “bomba d’acqua”, “grandine devastante”. Le immagini delle strade allagate, degli alberi abbattuti e delle auto danneggiate sono molto più potenti di una carta meteorologica.

Non è una colpa dell’informazione giornalistica, ovviamente, spesso sono proprio i media a trasformare una previsione tecnica in un’informazione comprensibile e utile. Ma la comunicazione può avere anche un effetto collaterale: può aumentare la percezione del pericolo. Uno studio di qualche tempo fa, che ha analizzato la copertura mediatica di un tornado, ha rilevato che, dopo l’esposizione alle notizie sull’evento, aumentavano la percezione del rischio e le intenzioni di adottare comportamenti protettivi. È una dinamica umana, il cervello presta maggiore attenzione a ciò che può minacciarci e una sequenza di immagini drammatiche può far sembrare vicino, probabile e personale un evento che magari riguarda una parte limitata del territorio. Così nasce una curiosa contraddizione della nostra epoca: siamo contemporaneamente più informati sul tempo e più preoccupati dal tempo. Abbiamo previsioni molto più precise, radar in tempo reale, notifiche sul telefono e sistemi di allerta sofisticati, eppure controlliamo continuamente il cielo digitale. Non guardiamo più soltanto le nuvole: guardiamo la loro probabilità di agire in una certa direzione. Probabilmente dovremmo imparare a distinguere meglio tra informazione e allarme, rischio e certezza, previsione e realtà. Un’allerta non significa necessariamente che il peggio accadrà sotto casa nostra, ma che esiste una probabilità di condizioni potenzialmente pericolose e che, in determinate circostanze, è prudente comportarsi di conseguenza. I

Inoltre il rapporto con il tempo atmosferico è profondamente personale: c’è chi ama il caldo e chi aspetta l’autunno come una liberazione, chi davanti a un temporale prova serenità e chi cancella immediatamente ogni programma. Il meteo, insomma, è diventato una specie di termometro emotivo collettivo. Ma forse la vera sfida non è smettere di preoccuparci del tempo, ma imparare a non farci governare dalla previsione del tempo.

 Maria La Barbera

Torino torna sulle tracce di Dario Argento

Il 6 settembre il “Torino d’Argento Tour Locations” con Mario Pirrello e Antonio Tentori

TORINO – Una giornata interamente dedicata al cinema di Dario Argento, tra passeggiate nei luoghi che hanno fatto la storia del thriller italiano, incontri con gli ospiti del film Occhiali neri, approfondimenti e la tradizionale cena con il premio per l’argentiano dell’anno. È questo il programma del Torino d’Argento Tour Locations, che torna domenica 6 settembre 2026 con un’edizione speciale dedicata all’ultimo lungometraggio del Maestro.

L’iniziativa accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle locations torinesi utilizzate da Dario Argento nel corso della sua carriera, offrendo un viaggio tra cinema e città attraverso alcuni dei luoghi più iconici apparsi nei suoi film.

Ospiti della giornata saranno Mario Pirrello, tra i protagonisti di Occhiali neri, e Antonio Tentori, sceneggiatore e storico collaboratore di Dario Argento, oltre che uno dei maggiori studiosi italiani del cinema di genere.

Durante il percorso verranno visitate le locations dei sette film girati a Torino: Il gatto a nove code4 mosche di velluto grigioProfondo rossoNon ho sonnoTi piace Hitchcock?La terza madre e Giallo. Un itinerario che negli anni è diventato un appuntamento fisso per gli appassionati del regista e per chi desidera riscoprire Torino attraverso il grande cinema.

La partecipazione al tour è a offerta libera e comprende anche la tavola rotonda con gli ospiti, in programma alle ore 18, dedicata a Occhiali neri e all’opera di Dario Argento.

Il ritrovo è fissato alle ore 9.00 in piazzale Duca d’Aosta, di fronte al Politecnico di Torino. Da lì partirà una lunga passeggiata che attraverserà la città seguendo le tracce lasciate dal regista nei suoi film. Gli organizzatori, Pupi Oggiano e Gabriele Farina, consigliano ai partecipanti di indossare abbigliamento e calzature comode e invitano tutti al massimo rispetto dei luoghi visitati.

La giornata si concluderà con una cena alla quale prenderanno parte anche Mario Pirrello e Antonio Tentori. Nel corso della serata si svolgerà inoltre il tradizionale quiz, quest’anno dedicato a Occhiali neri: il vincitore riceverà il premio direttamente dalle mani di Mario Pirrello.

Per partecipare all’intera giornata è sufficiente presentarsi domenica 6 settembre alle ore 9.00 in piazzale Duca d’Aosta a Torino.

Il Torino d’Argento Tour Locations si conferma così un appuntamento unico nel panorama italiano, capace di unire la passione per il cinema, la valorizzazione del patrimonio urbano torinese e l’incontro diretto con protagonisti e autori che hanno contribuito alla storia del cinema di genere.

Dettagli e informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1047082398251891

Le cinque stazioni ferroviarie del Piemonte che meritano una sosta

La vacanza comincia ancora prima di scendere dal treno

Qualche volta il viaggio comincia proprio dalle stazioni alcune, infatti, sono cosi’ belle che possono essere considerate la prima vera tappa del tour. Spesso le attraversiamo senza nemmeno alzare lo sguardo, ma in realta’ molte di queste meritano una sosta perché raccontano la storia di una città, il gusto di un’epoca e il fascino del viaggio lento. In Piemonte ne esistono alcune che conservano ancora questa magia: edifici monumentali, sale d’attesa ottocentesche, eleganti facciate e panorami che sembrano dare il benvenuto al viaggiatore.

Non possiamo non partire da Torino Porta Nuova, una delle grandi stazioni monumentali italiane. Inaugurata negli anni in cui Torino era la prima capitale del Regno d’Italia, fu concepita come il biglietto da visita della città. Progettata dall’ingegnere Alessandro Mazzucchetti e dall’architetto Carlo Cappi nel 1861, la sua imponente facciata domina piazza Carlo Felice, mentre all’interno si nasconde un autentico gioiello: la Sala Gonin, realizzata per la famiglia reale e decorata dal pittore Francesco Gonin con raffinati affreschi, stucchi e illusioni prospettiche. Ancora oggi attraversare Porta Nuova significa entrare in un luogo dove il viaggio conserva il fascino dell’Ottocento, pur essendo uno dei principali nodi ferroviari italiani.

Completamente diversa è l’atmosfera della stazione di Stresa, forse la più romantica del Piemonte. Disegnata dell’architetto Luigi Boffi, fu assimilata come stile a quello degli altri edifici adiacenti. Tra i materiali si scelse la pietra locale: il granito di Baveno. L’edificio fu arricchito, inoltre, con timpani, mensole e ornamenti in legno. Qui il treno rallenta e il Lago Maggiore compare davanti agli occhi con le sue acque tranquille e le Isole Borromee sullo sfondo. Per oltre un secolo questa è stata la porta d’ingresso del turismo internazionale sul lago: aristocratici inglesi, musicisti, scrittori e viaggiatori del Grand Tour arrivavano proprio qui, iniziando una vacanza che aveva il sapore dell’eleganza e della Belle Époque.

Anche Novara possiede una stazione degna di pausa. Austera ed elegante, c merita di essere osservata con calma. In funzione dal 1854, e’ stata progettata dall’architetto Paolo Rivolta; con le sue linee ottocentesche, rappresenta da oltre centocinquant’anni uno dei più importanti crocevia ferroviari del Nord Italia. Da qui si diramano i collegamenti verso Torino, Milano, il Lago Maggiore e la Svizzera. Affacciata su piazza Garibaldi, accoglie i viaggiatori con un atrio dove poggia il suo terrazzo. Nel 1886 venne realizzata proprio di fronte ad essa la statua di Giuseppe Garibaldi e ai primi del novecento il Monumento alla Mondina, simbolo della citta’.

Più raccolta, ma altrettanto affascinante è la stazione di Cuneo, attiva dal 1937. La facciata e’ in stile neo barocco e sono presenti elementi simili al granito rosa. Il visitatore e’ introdotta alla città dai suoi portici e dei viali alberati. Da qui partono le linee che si inoltrano nelle vallate alpine, regalando alcuni dei panorami ferroviari più suggestivi del Piemonte. Cesare Vinaj fu l’autore del faro monumentale, alto 54 metri, che domina il piazzale della stazione che fu realizzato in occasione dell’inaugurazione. Il cantautore Gianmaria Testa, oltre a coltivare la musica, fece il capostazione in questo scalo.

Infine c’è Savigliano, inaugurata nel 1853. E’ una delle stazioni piu’ antiche del Piemonte, una meta quasi obbligata per gli appassionati di storia ferroviaria; accanto alla stazione, infatti, si trova il Museo Ferroviario Piemontese, dove locomotive a vapore, carrozze storiche e antichi convogli raccontano oltre un secolo e mezzo di trasporti. Non è soltanto una raccolta di mezzi d’epoca, è la memoria di un Piemonte che ha costruito parte della propria crescita proprio lungo i binari. Non a caso la Regione ha scelto Savigliano come uno dei poli del futuro Museo diffuso del patrimonio ferroviario.

Visitare queste stazioni significa concedersi un modo diverso di viaggiare. Prima ancora di raggiungere una città d’arte, un lago o una valle alpina, vale la pena alzare lo sguardo e lasciarsi sorprendere da ciò che ci circonda. Perché le stazioni non sono semplici luoghi di passaggio, sono il primo capitolo del viaggio. E, qualche volta, anche quello che resta più impresso nella memoria.

“L’architettura è un’arte di frontiera, che vive sul confine tra arte e scienza.” Renzo Piano

Maria La Barbera

 

“Un calice di Erbaluce”

Venerdì18 settembre alle 21.00 a Burolo

Debora Bocchiardo a Villa Pasta presenta: “Un calice di Erbaluce”

In sala 16 autori raccontano l’oro del Canavese

Debutto in grande stile, venerdì 18 settembre alle 21, nel salotto di Villa Pasta, a Burolo (To), in via Parrocchia n. 15, per l’antologia: “Un Calice di Erbaluce” (Edizioni Pedrini).

Con la curatrice della silloge, la giornalista e autrice Debora Bocchiardo, interviene il direttore editoriale della Edizioni Pedrini con gli autori del primo libro che propone una miscellanea letteraria sul pregiato vino autoctono del Piemonte e che leggeranno in presenza parti della loro opera.

Nel corso della presentazione sono previsti l’intervento di Franco Cominetto, nella doppia veste di sindaco di Burolo e di presidente del Distretto del Cibo e del Vino del Mombarone, Serra Morenica e Naviglio di Ivrea, e della professionista Caterina Andorno sommellier e già presidente del Consorzio dell’Erbaluce di Caluso, Carema e Canavese.

Alla serata, inoltre, saranno presenti diversi produttori del Distretto del Cibo e del Vino, con esposizione della propria produzione di Erbaluce.

L’antologia sull’Erbaluce è nata da un’idea di Debora Bocchiardo. In un volume, composto da 16 racconti di generi diversi, autori con varie esperienze e stili narrativi spesso molto distanti, hanno raccolto l’invito a partecipare a questo progetto e rendono omaggio ad uno dei prodotti simbolo del Canavese, delle sue tradizioni e della sua storia.

L’Erbaluce diventa la protagonista non solo della tavola ma, anche, di un autentico banchetto letterario. Un’idea editoriale che incontra l’enologia, la vocazione agricola di una terra, i sentimenti di appartenenza che orgogliosamente la caratterizzano, in un “menu” completo di emozioni, per esaltare i mille sapori della vita, in ogni senso.

Com’è andata l’estate? Al castello di Miradolo

Eletta Miss Torino 2026, è Greta Vianelli

Elegante, raffinata, colta e soprattutto amante dello sci, insomma una vera bellezza Sabauda. Questa è Greta Vianelli, 19 anni, in procinto di iniziare l’università,  la nuova Miss Torino eletta nella serata di giovedì  27 agosto durante la finale regionale che si è tenuta al One di Corso Massimo d’Azeglio e che si è rivelata un successo  grazie alla guida di Mirella Rocca, esclusivista per Piemonte e Valle d’Aosta delle selezioni ufficiali di Miss Italia, la conduzione di Andrea Beltramo, Francesco Spinelli e Alicya Ferrero, Miss Valle d’Aosta 2026, che si terrà il 30 agosto alle 20, per la prima volta nella splendida cornice scenografica del bioparco Zoom di Cumiana.
“Torino è  la mia città, il luogo in cui sono cresciuta e al quale sono profondamente legata. Avere l’onore di ricevere questa corona rappresenta una soddisfazione che porterò sempre nel mio cuore – spiega emozionata Greta – Mi sono diplomata quest’anno al Liceo Scientifico Galileo Ferraris e il mio obiettivo ora è quello di diventare fisioterapista. Spero davvero di riuscire a far convivere le mie aspirazioni con il concorso, continuando sempre a mettermi alla prova e a crescere.
Tra i miei hobby preferiti figura sicuramente lo sci. Noi torinesi abbiamo la fortuna di avere le Alpi con le sue splendide valli a due passi, che ci permettono di vivere appieno la montagna, un’altra mia grande passione. Miss Italia fa vivere un sogno, ogni tappa è amicizia, solidarietà, impegno. Ho avuto l’onore di vincere questo titolo speciale accompagnata da tutte le altre ragazze che condividono con me questo percorso. Spero che il futuro riservi in me mille altre sorprese, come quella di ieri”.
Ora riflettori puntati su domenica e su Zoom dove le protagoniste saranno le ragazze che, dopo un’intensa estate di selezioni, sono riuscite a conquistare l’accesso alla finalissima.
Si tratta dell’ultimo grande passo prima di entrare nel percorso che conduce alle prefinali nazionali di Miss Italia che si terranno il primo settembre a Roma.

Si tratterà di uno spettacolo nello spettacolo grazie a Zoom dove si incontreranno natura e intrattenimento in uno dei luoghi più suggestivi del Piemonte. La serata sarà  allestita nello splendido Anfiteatro Romano all’interno del bioparco, una struttura costruita proprio per gli eventi e gli show con rapaci.
Nel corso della serata non mancheranno momenti di spettacolo e musica, diretta da Tony Brera, moda e intrattenimento che accompagneranno il pubblico fino al momento più atteso, la proclamazione delle nuove Miss Piemonte e Miss Valle d’Aosta 2026.
La manifestazione è organizzata nell’ambito del circuito Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta, con la direzione dell’esclusivista regionale di Miss Italia, Mirella Rocca.

Prenotazione posto in Anfiteatro per la Finalissima,  che assicura il posto a sedere:

form.jotform.com/inZoom/miss-italia_prenotazioneevento

Mara Martellotta

“Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP”, la tradizionale festa 

Fino a domenica 30 agosto prossimo, presso la località la Keya, ad Arnad (AO), si svolgerà la 53esima edizione della Festa del “Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP”, una tradizione che richiama mediamente circa 50 mila visitatori provenienti da tutta Europa.
Il pubblico potrà lasciarsi deliziare dai tanti stand dedicati agli espositori dl territorio, che porteranno sui loro banchetti, oltre al famoso lardo della Valle, i migliori prodotti gastronomici della Valle d’Aosta. Le serate di festa saranno animate da eventi speciali che celebrano la cultura e la gastronomia locale, creando un’atmosfera magica e un’esperienza indimenticabile.

Nella giornata di venerdì 28 agosto la cucina verrà aperta dalle 19 alle 22.30, con una proposta di piatti tipici “alla moda d’Arnà”. Alle 22 è prevista una “serata danzante” con l’Orchestra Spettacolo “Matteo Bensi”, a ingresso libero. Sabato 29 agosto, alle ore 10 e alle 15.30, avrà luogo il “Laboratorio del miele”, una visita guidata con dimostrazione di smielatura e degustazione di 12 mieli differenti.
Per partecipare è gradita la prenotazione al numero 328 7188673. Dalle ore 11, fino alle 23, rimarrà aperto lo street food agricolo “Rinaldo Bertolin”, mentre alle ore 19 inizierà la tradizionale cena “alla moda di Arnà”, che proseguirà fino alle 22.30. Domenica 30 agosto, alle ore 10, è prevista la degustazione dei prodotti locali esposti dagli agricoltori nelle caratteristiche casette. Protagonisti saranno il Prosciutto di Saint-Marcel e lo Speck Alto Adige IGP. Nel pomeriggio, alle 14, inizierà la festa con gli “Amis d’Albian” e la Filarmonica d’Arnad. A seguire è previsto un evento dedicato alla dimostrazione pratica di vecchi mestieri, dal titolo “Traval d’in co”. Dalle 19 la consueta cena “alla moda d’Arnà” e, alle 21.30, a chiudere le quattro serate di festa, la “serata danzante” con l’orchestra “I ragazzi del villaggio”.

Sarà possibile acquistare i biglietti per il pasto direttamente in loco, facendo prima la coda alle casse e, in seguito, al punto ristoro. Nelle giornate di venerdì 28 e sabato 29 agosto saranno aperti gli stand dell’ Associazione “Lo Doil”, dove sarà possibile degustare ed acquistare prodotti tipici di rilievo come la Fontina DOP, oltre ad altri prodotti locali come il pane nero, i gelati e, ovviamente, il “Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP”. Come da tradizione, domenica 30 agosto i produttori locali proporranno ai visitatori salumi, formaggi, marmellate, miele, succhi, dolci e vini.

L’ingresso alla festa del “Valle d’Aosta Lard d’Arnad” è libero e gratuito. Sono previsti trenini gratuiti dai parcheggi verso la manifestazione e viceversa.

Per maggiori informazioni telefonare al numero 328 7188673.

Mara Martellotta

FOTO REGIONE VALLE D’AOSTA

Finalmente a casa! C’è chi è felice che le vacanze siano finite

 

Basta code, aeroporti carichi di viaggiatori e cibo esotico.

C’è qualcosa di cui, a fine agosto, si parla poco: la felicità di tornare dalle vacanze. Niente malinconia per il rientro, per le valigie da disfare o sveglia che ricomincia a suonare, ma un autentico sentimento di appagamento, quasi liberatorio di chi pensa: finalmente a casa. Dopo settimane di mare e caldo, montagna e passeggiate, viaggi, ristoranti, valigie, code, bambini da intrattenere e programmi da rispettare, per qualcuno il ritorno alla vita di tutti i giorni non è una condanna, ma una piccola conquista.

La vacanza non è necessariamente sinonima di riposo. Può voler dire organizzare giornalmente ogni attività, spostarsi, adattarsi a luoghi e persone, dormire in letti diversi, mangiare a orario insolito cibo esotico. Spesso si continua anche a lavorare. Una ricerca dell’American Psychological Association ha rilevato che il 21% dei lavoratori intervistati dichiarava di sentirsi teso o stressato durante le ferie, mentre il 28% finiva per lavorare più di quanto avesse previsto. Può succedere che, dopo qualche settimana, il desiderio non sia più quello di rimanere fuori, ma quello di ritrovare il proprio letto, il proprio bagno, il supermercato di sempre, il bar sotto casa e il barista con cui fare due chiacchere, insomma la propria rassicurante routine. Tornare può significare riappropriarsi dei propri ritmi e, soprattutto, smettere di cercare di fare qualcosa di nuovo ogni giorno o divertirsi per forza.

Qualche dato dell’anno scorso sulle preferenze degli Italiani dice che hanno preferito le ferie in agosto, anche se sono cresciuti i viaggi nei mesi di luglio e settembre. Nella stagione estiva 2025 gli arrivi dei residenti italiani nelle strutture ricettive sono diminuiti del 4,8% rispetto all’anno precedente. Certamente il periodo in cui si fanno è un tema interessante. Se si è in qualche modo costretti a partire tutti nello stesso periodo si presentano, con grande probabilità, situazioni da cui ad un certo punto si vuole fuggire perché’ creano stress e stanchezza come: aeroporti e stazioni piene, alberghi dove a volte par fare il check in o colazione devi fare la fila o difficoltà ad entrare nei musei e in altre attrazioni a causa dell’overbooking. Ecco che la nostalgia del nostro ambiente fa capolino e la voglia di rientrare più che una punizione sembra un premio. Tutti noi abbiamo letto del sovraffollamento di vacanzieri sulle Dolomiti o della ressa di barche davanti alle spiagge della Sardegna, è un modo rilassante di vivere la vacanza?

La psicologia del lavoro ha studiato a lungo gli effetti delle ferie e conferma che il tempo lontano dal lavoro può far aumentare l’energia, motivazione e benessere. In una rilevazione dell’American Psychological Association, il 68% dei lavoratori dichiarava di avere un umore più positivo dopo le ferie, il 66% più energia e il 57% meno stress. Ma c’è anche un altro aspetto, più intimo, che raramente finisce nelle statistiche. La vacanza ci porta fuori dalla nostra vita e, proprio per questo, può farci capire quanto ci manchino alcune cose della normalità. Gli amici che non vediamo da settimane. La nostra casa. Il quartiere. La passeggiata abituale. Il giornale letto al bar. Il mercato del sabato e persino tutte quelle abitudini che durante l’anno ci sembrano monotone. Perché la routine, se non diventa una gabbia, può essere rassicurante, ci restituisce prevedibilità e controllo, sappiamo dove andare, cosa fare, chi incontrare e, non dover decidere ogni giorno dove mangiare e cosa visitare, può essere una forma di riposo.

Non significa che non ci sia piaciuto partire, al contrario, forse una vacanza riesce davvero quando ci permette di tornare a casa con il desiderio di riprendere la nostra vita, non necessariamente di scappare ancora. Perché le vacanze sono belle. Ma spesso anche tornare a casa lo è.

Maria La Barbera

 

Barge, “la casa che ruota” compie 40 anni

E’ la storia di un uomo che vive in una casa che gira, da 40 anni. Siamo a Barge, in provincia di Cuneo. È la casa rotante di Michele Beltramone, un’abitazione unica e geniale che ruota su se stessa per seguire sempre il sole, un po’ come fanno gli straordinari girasoli, combinando design a forma di fungo e tecnologia artigianale. “È un pezzo della mia vita” dice Michele Beltramone, il bargese novantenne che nel 1986 ha progettato e costruito, in tre anni di lavoro, la “casa che gira”. L’hanno anche preso per pazzo quando mostrò il progetto a parenti e amici, “così continuo a girare nonostante il Covid”, affermò durante la pandemia. Lattoniere in pensione, ha voluto sfruttare al massimo la luce solare durante tutto l’anno. L’idea ingegnosa nacque osservando un palco rotondo per ballo liscio e dalla volontà di realizzare una struttura originale su uno sperone con vista panoramica sulla pianura fino a Torino. A prima vista, guardandola da sotto, dalla via che sale alla sua abitazione, sembra un’astronave o forse meglio un fungo pensando alla tradizione locale dei porcini. È alta otto metri, 16 metri il diametro della casa in cui vive Beltramone, sette stanze e due bagni, cupola in acciaio inox con speciali tiranti per garantire la solidità della struttura. La casa che ruota su se stessa ha un motore elettrico da 2 cavalli che tra l’altro consuma ben poco, come una lampadina da 100 candele. La rotazione avviene in 56 minuti alla velocità massima o in 24 ore alla minima. È possibile fermarla in qualsiasi momento. Tutto cominciò 40 anni fa quando il geniale Beltramone decise di costruire con le sue mani una casa tutta originale utilizzando pezzi recuperati e messi insieme da lui come ingranaggi, rotelle e pulegge. Da 40 anni la casa-girasole di Barge è un’attrattiva turistica finita su giornali e televisioni.
          Filippo Re