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“L’interminabile ’68 – un punto di vista cattolico”

Incontro con l’autore Giancarlo Cesana giovedì 2 ottobre presso il teatro San Giuseppe di Torino

Giovedì 2 ottobre, alle ore 21.25 presso il teatro San Giuseppe di Torino, in via Doria 18, organizzato dal Centro Culturale Pier Giorgio Frassati, l’associazione Nuova Generazione, Associazione Esserci e People, verrà presentato il libro di Giancarlo Cesana “L’interminabile ’68 – un punto di vista cattolico”.

L’autore dialogherà con Claudio Artusi e Riccardo Rossotto.

Giancarlo Cesana, nel libro, che reca la prefazione di Giuliano Ferrara (edizioni Liberi Libri, 2025) si interroga su come sia cambiata la nostra società negli ultimi decenni, e come abbia influito sulla sua struttura il radicale abbandono nel Cristianesimo. La scomparsa della religione cattolica dal cuore e dalla mente delle persone, è un fenomeno storico di straordinaria importanza secondo l’autore, così poco indagato nelle sue conseguenze sociali, politiche e morali. Cesana si interroga su questo fenomeno con lucidità e spregiudicatezza, guardando agli ultimi sessant’anni di storia del nostro Paese, che l’hanno visto in prima fila in molti eventi importanti, da una prospettiva sempre più minoritaria, e per questo originale, degna di riflessione.

Mara Martellotta

“Savoia, l’albero genealogico e i protagonisti della Dinastia”

Sabato 4 ottobre, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, verrà presentato il libro

Sabato 4 ottobre prossimo, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, nel torinese, il comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena ODV organizzerà una commemorazione di Mafalda di Savoia, prima regina consorte del Portogallo, nel 900⁰ anniversario della nascita.

Alle ore 14.50 i gruppi storici, partendo dall’ex ospedale dei Pellegrini, raggiungeranno in corteo la chiesa dove, alle ore 15, Don Franco Gonella, parroco di Buttigliera Alta e Rosta, celebrerà la Santa Messa. Dopo la funzione religiosa Andrea Carnino, vicesegretario amministrativo nazionale del Sodalizio, commemorerà Matilde di Savoia, figlia del Conte di Savoia Amedeo III, nel 900⁰ anniversario della sua nascita. La nobildonna, nel 1046, sposò Re Alfonso I del Portogallo, primo sovrano del Paese iberico. Aiutò molto la popolazione, che affettuosamente la chiamava Mafalda, nome poi scelto dalla Regina Elena per la sua secondogenita che vide la luce a Roma il 19 novembre 1902 e morì dissanguata nel campo di sterminio di Buchenwald il 28 agosto 1944.

Successivamente Silvio Amprimo, presidente dell’Associazione Amici di Avigliana, commemorerà Mons. Italo Ruffino nel decimo anniversario della sua morte. Andrea Carnino e Pierangelo Calvo presenteranno per la prima volta il libro “Savoia, l’albero genealogico e I protagonisti della Dinastia”, edito da Susa Libri, la cui introduzione è stata curata da S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, figlio di S.A.R. la Principessa Reale Maria Pia di Savoia, primogenita di Re Umberto II e della Regina Maria Josè. La prefazione è stata curata dall professoressa Bruna Bertolo. Si tratta di un’opera unica nel suo genere e ogni capitolo è dedicato a un sovrano, da Umberto I Biancamano, il fondatore della Dinastia, fino a Re Umberto II, ognuno con i suoi rispettivi alberi genealogici. I lettori potranno scoprire così, attraverso i matrimoni contratti dai figli e dalle figlie dei monarchi i numerosi legami di parentela dei Savoia con le più importanti case reali d’Europa. Un’apposita sezione è dedicata ai rami cadetti, e chiude il tutto un grande albero genealogico che va da Biancamano fino agli attuali esponenti del Casato.

La partecipazione è libera.

Mara Martellotta

 Culicchia presenta “Torino, 16 maggio 1976 – Un tuffo al cuore, vecchio e granata”

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Giuseppe Culicchia, scrittore, giornalista e direttore del Circolo dei Lettori, presenterà il suo libro sul Toro, intitolato “Torino, 16 maggio 1976-Un tuffo al cuore, vecchio e granata” venerdì 26 settembre, alle ore 18, presso la libreria Luxemburg della Galleria Subalpina.

Il libro è uscito lo scorso 19 settembre e rappresenta il racconto in prima persona del piccolo Giuseppe, attraverso il mondo granata, in quel magico anno in cui il Toro vinse il primo e ultimo scudetto dopo la tragedia di Superga. Si tratta della storia di questo storico scudetto vissuto attraverso lo sguardo di un bambino che, come gli adulti, non poteva immaginare che quella sarebbe stata una gioia unica e irripetibile. La gioia per l’ultimo scudetto del Torino, quello del Presidente Orfeo Pianelli, di mister Gigi Radice e dei “gemelli del gol” Pulici e Graziani. Uno scudetto sofferto e meritato, con cui i granata resero omaggio agli invincibili di Capitan Mazzola.

Gian Giacomo Della Porta

Al via la XII^ edizione di Librixia, la Fiera del Libro di Brescia

Al via la XII^ edizione di Librixia, la Fiera del Libro di Brescia. Dal 27 settembre al 5 ottobre sono 182 gli incontri sul mondo del libro e della letteratura, tutti rigorosamente gratuiti.
Cuore pulsante è la centralissima Piazza Vittoria dove sono state allestite tencostrutture e lo stand del mercato librario.
Ma Librixia è un evento “itinerante” infatti la maggior parte degli incontri si svolgeranno in vari luoghi iconici della città come l’auditorium San Barnaba, il Teatro Sociale, l’Agrobresciano Arena, il MO.CA. e molti altri ancora.
Aldo Cazzullo, Domenico Quirico, Concita de Gregorio, Stefano Massini, Emanuele Trevi, Lidia Ravera, Giuseppe Culicchia, Lella Costa, Giordano Bruni Guerri, Vittorio Lingiardi, Oscar Farinetti, sono solo alcuni degli autori presenti nel fitto programma.
Librixia è organizzata da Confartigianato Imprese Brescia con il coinvolgimento di Comune e Provincia di Brescia, Regione Lombardia, Camera di Commercio, Gruppo Brescia Mobilità e Fondazione ASM e grazie ai contributi degli sponsor a partire da Bcc Agrobresciano.

Per i torinesi Librixia però è anche un’occasione per scoprire Brescia, Capitale della Cultura nel 2023 insieme a Bergamo, grazie alle opportunità che spaziano dalla storia alla cultura, dell’enogastronomia agli spazi museali ai luoghi di interesse religioso, il tutto a meno di due ore di treno da Torino.

Info e programma completo www.librixia.eu

Michele Chicco

A Torino la cultura è una passeggiata, Nuovo appuntamento con “Portici di Carta”

 XVIII edizione per il Progetto firmato dalla Città di Torino e dal Salone Internazionale del Libro

Sabato 4 e domenica 5 ottobre /Anteprima venerdì 3 ottobre

Una lunga passerella, tutta da leggere. Due chilometri di libri con editori e librerie lungo i “Portici” del Centro Città. Ritorna sabato 4 e domenica 5 ottobre il tradizionale appuntamento, sotto la Mole, con “Portici di Carta” in versione maggiorenne, forte dei suoi 18 anni di età compiuti proprio quest’anno e che come sempre trasformerà il capoluogo piemontese in una delle librerie all’aperto più lunghe del mondo e in una straordinaria “festa della lettura”, lungo un itinerario che parte da piazza Vittorio Veneto, si snoda lungo il lato nord di via Po, arriva in piazza Castello e prosegue in via Pietro Micca. Un caleidoscopico calendario di appuntamenti, caratterizzato da incontri, dialoghi, celebrazioni editoriali, dediche autoriali, passeggiate, laboratori per bambine e bambini (per loro ci sono anche i “Mini Portici di Carta”), azioni artistiche e letture ad alta voce.

Anteprima speciale venerdì 3 ottobre al “Circolo dei lettori e delle lettrici”, in via Bogino 9, (ore 18,30) dove si terrà la cerimonia del 51° “Premio Mondello Autore Straniero”, assegnato nei giorni scorsi alla scrittrice messicana Valeria Luiselli che, per l’occasione, dialogherà con Donatella Di Pietrantonio (“Premio Strega 2024”), “giudice monocratico” dell’edizione 2025.

Il centro di Torino e i suoi portici nel fine settimana ospiteranno 65 librerie torinesi, (fra indipendenti, di catena, “remainders”, antiquarie e “bouquinistes”), 58 case editrici, attrezzate a soddisfare ben 16 aree tematiche e 66 espositori de “Il libro ritrovato” (libri antichi e fuori catalogo), pronti ad accogliere lettrici e lettori di ogni età, oltre che turisti e visitatori.

Il taglio del nastro avverrà sabato 4alle 11, alla presenza del Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. Come sempre, menti del Progetto sono, fra gli altri, la “Città di Torino” e il “Salone Internazionale del Libro”, insieme all’ ideatore dell’evento e coordinatore dei librai partecipanti, il libraio “storico” del “Ponte sulla Dora” Rocco Pinto. Sue anche le invenzioni di “Torino che legge”“Pralibro” e “Libri sotto la Loggia” a Noli ligure.

Tantissimi gli ospiti in programma, per il cui intervento, contemporaneamente al programma completo della due giorni, si invita a consultare il sito: www.salonelibro.it

Non mancherà anche quest’anno l’ospitata di una “Casa Editrice” particolarmente impegnata in un determinato settore: ospite di “Portici di Carta 2025” sarà la milanese  “BAO Publishing”, fondata nel 2009, che ha contribuito ad avvicinare al “fumetto” e alla “graphic novel” un ampio pubblico di lettrici e lettori. Al suo seguito, il fumettista aretino Zerocalcare (al secolo Michele Rech) – un milione di copie vendute dei suoi libri alla fine del 2019 – con “Maicol & Mirco” per la prima volta insieme sul palco. Contraddistinta inoltre, in ogni sua edizione, da una dedica speciale a una personalità significativa del mondo letterario, “Portici di Carta” omaggerà quest’anno lo scrittore e giornalista sardo Sergio Atzeni (1952-1995), a trent’anni dalla morte. Ne parleranno, domenica 5 ottobreMarcello FoisPaola Mazzarelli e Gigliola Sulis. Luoghi d’incontro di quest’anno saranno: “Teatro Regio”“Palazzo Madama”“Circolo dei lettori e delle lettrici”“Fondazione Accorsi-Ometto” “piazza Castello”. Dieci le proposte di “passeggiate” e “itinerari letterari” per la città, nella mattina di domenica 5 ottobre. Sei passeggiate letterarie, attesissime ogni anno da lettrici e lettori, curate da Alba Andreini, attraverseranno i principali quartieri del centro di Torino, per far scoprire la bellezza nascosta della città che ha ispirato tanti scrittori. A queste si aggiungono poi i due “itinerari artistici” proposti da “BAO Publishing”, il percorso dedicato alla spiritualità, organizzato dalla “Libreria Claudiana”, e un “itinerario editoriale”. In “Piazza Castello” faranno anche tappa i due “Bibliobus” (l’1 e il 2), le “biblioteche itineranti” della Città di Torino, che offriranno attività, servizi e proposte di lettura per tutte le età. Davvero bello il pensiero di Rocco Pinto“Se Johannes Gutemberg e Aldo Manuzio fossero ancora vivi, credo sarebbero felici di attraversare i due chilometri di ‘Portici di Carta’ per vedere come sono cambiati la stampa e i libri da quando loro erano protagonisti. Me li immagino a braccetto sotto i portici, alla ricerca di uno dei primi libri stampati o di qualche ‘Aldina’.  Li immagino lamentarsi per la mancanza di carattere dei nuovi libri: ‘Non ci sono più i font di una volta’ e ‘vuoi mettere una stampa a caratteri mobili e una digitale?’o ‘Quel Bodoni li non mi è mai stato simpatico’. Chissà cosa direbbero del fenomeno ‘romance’ e dei tanti libri strani incontrati? Sarebbe bello se potessero farci visita per il nostro diciottesimo compleanno, per dirci cosa hanno fatto in tutti questi secoli lontani da questo mondo. Magari potrebbero darci qualche consiglio per navigare meglio in questo ‘mare di… carta’”.

Gianni Milani

Programma completo e aggiornamenti su: www.salonelibro.it

Nelle foto: Immagine di repertorio; Logo “Portici di Carta”; Valeria Luiselli (Ph. Clayton Cubitt) e “Zerocalcare” (Ph. Rosdiana Ciaravolo)

Premio Mondello, Luiselli vince la sezione Autore Straniero

L’autrice a Torino per Portici di Carta

Torino/Palermo, settembre 2025. Valeria Luiselli vince la Sezione Autore Straniero del Premio Letterario Internazionale Mondello , riconoscimento letterario di pregio curato e promosso, per conto del Comune di Palermo, dalla Fondazione Sicilia in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori e il Salone Internazionale del Libro di Torino.

È Donatella Di Pietrantonio, in qualità di giudice monocratica, ad aver eletto Valeria Luiselli come riferimento letterario fondamentale nel panorama della letteratura internazionale, con la seguente motivazione: “ Propongo di assegnare il Premio Mondello 2025 a Valeria Luiselli per l’intera sua produzione letteraria e non solo. Per aver esplorato con una lingua viva e pulsante temi come il genocidio dei nativi, le migrazioni e le relative politiche di respingimento, i diritti riproduttivi e la devastazione ambientale. Per aver raccontato le storie del confine tra Stati Uniti e Messico anche con registrazioni sul campo e conversazioni, per aver indagato sulle condizioni di reclusione nel brutale sistema carcerario – come lei lo definisce – di una delle più grandi democrazie al mondo. Dunque per il suo impegno e tutto il suo lavoro, in particolare Archivio dei bambini perduti , un’opera complessa e stratificata in cui sperimenta una pluralità di voci e linguaggi, di paesaggi sonori e percorsi sia personali sia collettivi che si intersecano e fanno vibrare sulla pagina le domande di verità dei bambini, ma anche quelle dell’autrice sul senso e i limiti della letteratura”.

Valeria Luiselli Donatella Di Pietrantonio dialogheranno a Torino venerdì 3 ottobre alle 18.30 al Circolo dei lettori e delle lettrici , nell’ambito del Portici di Carta, in occasione del conferimento del Premio. A introdurre l’incontro sarà Annalena Benini, direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino. A consegnare il premio sarà Maria Concetta Di Natale , Presidente della Fondazione Sicilia.

Con la stessa formula, nelle edizioni precedenti, Nicola Lagioia ha eletto Mircea Cărtărescu (2024), Chiara Valerio ha premiato Julian Barnes (2023), Lorenzo Tomasin Annie Ernaux (2022), Marco Missiroli Michel Houellebecq (2021), Giorgio Fontana Colum McCann (2019), Andrea Bajani Herta Müller (2018), Ernesto Ferrero Cees Nooteboom (2017), Michela Murgia Marylinne Robinson (2016), Antonio Scurati Emmanuel Carrère (2015).

Valeria Luiselli

Valeria Luiselli (Città del Messico, 1983) è autrice di tre romanzi, Archivio dei bambini perdutiVolti nella folla e La storia dei miei denti e dei saggi Carte False Dimmi come va a finire, tutti pubblicati da La Nuova Frontiera. Collabora abitualmente con numerosi giornali e riviste di lingua spagnola e inglese tra cui The New York Times, The New Yorker, Granta, The Guardian, El País e McSweeney’s. Le sue opere, tradotte in più di venti lingue, hanno vinto importanti riconoscimenti internazionali come il Los Angeles Times Book Prize e l’American Book Award. Valeria Luiselli è stata due volte finalista del National Book Critics Circle Award e del Kirkus Prize. Attualmente vive a New York.

Donatella Di Pietrantonio

Donatella Di Pietrantonio vive e lavora a Penne, in Abruzzo. Con L’Arminuta (Einaudi 2017, tradotto in più di 30 Paesi) ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Campiello, il Premio Napoli e il Premio Alassio. Per Einaudi ha pubblicato anche Mia madre è un fiume (prima edizione Elliot 2011), con cui ha vinto il Premio Tropea, Bella mia (prima edizione Elliot 2014), con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati, Borgo Sud (2020), finalista al Premio Strega 2021, e L’età fragile (2023), vincitore Premio Strega Giovani 2024 e Premio Strega 2024. Per la sceneggiatura del film L’Arminuta di Giuseppe Bonito ha vinto il David di Donatello insieme a Monica Zapelli.

“Premio Lattes Grinzane” XV Edizione

Si avvicina, a lenti ma costruttivi passi, la cerimonia di premiazione ad Alba alla presenza dei cinque finalisti

Da giovedì 25 settembre, le prenotazioni per partecipare alla cerimonia

Alba (Cuneo)

Manca poco meno di un mese, ma la “macchina organizzativa” del “Premio Lattes Grinzane” (il riconoscimento internazionale intitolato all’indimenticato Mario Lattes, scrittore editore, fra i più fini intellettuali del secolo scorso, organizzato dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba e dedicato ai migliori libri di “Narrativa” pubblicati nell’ultimo anno) è ormai da tempo accesa a pieni giri, per arrivare, con tutto (come sempre) in ordine, al fatidico sabato 11 ottobre, allorché al Teatro Sociale “G. Busca” di Alba verrà annunciato il nome del vincitore o della vincitrice della XV Edizione del “Premio”, espressamente voluto da Caterina Bottari Lattes, in memoria del grande marito. A comporre la cinquina finalista sono quest’anno tre scrittori e due scrittrici, un solo italiano. I loro nomi: Mathieu Belezi – nato a Limoges, ma oggi residente fra Roma e Parigi – con “Attaccare la terra e il sole” (“Gramma Feltrinelli”, traduzione di Maria Baiocchi), la scrittrice  e regista teatrale tedesca Jenny Erpenbeck con “Kairos” (“Sellerio”, traduzione di Ada Vigliani), lo scrittore irlandese Paul Lynch con “Il canto del profeta” (“66thand2nd”, traduzione di Riccardo Duranti), la cilena Alia Trabucco Zeràn con “Pulita” (“Sur”, traduzione di Gina Maneri) e il fiorentino Sandro Veronesi con “Settembre nero” (“La Nave di Teseo”).

Contestualmente alla cerimonia di premiazione, all’autrice etiope Maaza Mengiste verrà conferito il “Premio Speciale Lattes Grinzane”, attribuito in ogni edizione a un’autrice o a un autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale e che nel corso del tempo abbia ricevuto un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico. Nata ad Addis Abeba nel 1971, a soli tre anni, nel 1974 Maaza fu costretta con la famiglia a lasciare la sua terra, a seguito del colpo di Stato orchestrato da Menghistu Hailè Mariàm contro l’imperatore Hailé Selassié I, al potere dal 1930. Numerosi i suoi spostamenti da Lagos, in Nigeria, a Nairobi, in Kenya e infine a New York, dove studia “Scrittura creativa” all’ Università de “La Grande Mela” e dove a tutt’oggi vive. Fra i vari Premi conseguiti, è stata nominata “New Literary Idol” dalla Rivista “New York Magazine” e nel 2021 con il libro “Il re ombra” (dedicato alle donne che si ribellarono a Mussolini) ha vinto il Premio “Gregor von Rezzori” di Firenze ed è stata finalista all’“International Booker Prize” nel Regno Unito. Sarà quindi una grande e davvero attesa presenza, quella della scrittrice d’origine etiope alla cerimonia di premiazione al “Busca” di Alba, per la quale – attenzione! – il pubblico potrà prenotarsi a partire da giovedì 25 settembre, tramite il sito www.fondazionebottarilattes.it. L’appuntamento sarà anche trasmesso in “diretta streaming” sul sito e sui canali social della “Fondazione Bottari Lattes”.

Domenica 12 ottobre, invece, per il secondo anno si rinnova la collaborazione tra la “Fondazione” e la Rassegna “Cervo in Blu d’inchiostro”, appuntamento che dal 2012 porta i grandi protagonisti della Letteratura Contemporanea nello splendido borgo di Cervo (Imperia): al “Castello dei Clavesana” il finalista francese Mathieu Belezi sarà in dialogo con Walter Scavello, docente di Inglese del “Liceo Cassini” di Sanremo, e con Francesca Rotta Gentile, curatrice della rassegna. Gli intermezzi musicali saranno a cura della cantante e pianista Ines Aliprandi.

Come sempre a determinare i romanzi finalisti e il “Premio Speciale”, è stata una “Giuria Tecnica”, presieduta per questa edizione dalla giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini, cui s’affiancheranno i 400 studenti e studentesse delle “Giurie Scolastiche”, ancora oggi impegnati nella lettura delle opere finaliste per individuare l’opera vincitrice di quest’anno.

Nella mattinata di sabato 11 ottobre, i ragazzi avranno l’opportunità di incontrare i cinque finalisti in un appuntamento a loro dedicato al “Castello di Grinzane Cavour”. In totale sono 25 gli “Istituti Superiori” coinvolti, sparsi in ogni parte d’Italia e per la prima volta anche in Perù, con l’adesione del Colegio Italiano “Antonio Raimondi” di Lima. Fra i 25 prescelti, tre sono in provincia di Cuneo e due i torinesi: il Liceo Classico e Linguistico “Vincenzo Gioberti” di Torino e il Liceo Scientifico Linguistico e di Scienze Umane “Charles Darwin” di Rivoli (Torino). Sottolinea, circa la scelta della cinquina finalista, la presidente Loredana Lipperini“Le opere ammesse in finale raccontano storie che vanno in controtendenza rispetto al filone sempre più ossessivo dell’autonarrazione, opere che grazie alla letteratura riportano la memoria, la Storia (anche trasfigurata nel futuro), le questioni sociali all’attenzione di tutti. Una cinquina preziosa e importante, che dimostra come le possibilità della scrittura siano ancora infinite, e non solo limitate al rispecchiamento del sé”.

Per info: “Fondazione Bottari Lattes” via G. Marconi 16, Monforte d’Alba (Cuneo): tel. 0173/789282 o www.fondazionebottarilattes.it

Gianni Milani

Nelle foto: Cover cinquina finalista e Maaza Mengiste; Mathieu Belezi (Credits Elliott Verdier)

Il Marchio della Libertà: tra le catene di Roma e il respiro della speranza

Informazione promozionale

“La libertà è un marchio che nessuna catena può cancellare.”

Con questa frase si apre Il Marchio della Libertà, romanzo in ambientazione storica di Marco Mattiuzzi, un’opera monumentale di 770 pagine nata da oltre due anni di scrittura e ricerca. Un viaggio che conduce dalle nebbie della Britannia ai fasti e agli intrighi di Roma, nel I° secolo d.C., per raccontare non solo la forza dell’Impero, ma soprattutto le voci soffocate dei vinti.

Protagonisti sono tre giovanissimi fratelli celtici – Ciarán, Sean e Saoirse – catturati insieme alla madre durante le campagne di conquista romana. Le loro vite si intrecciano con quelle di patrizi, soldati e schiavi, in una trama segnata da silenzi, perdite e una dignità che resiste persino nell’abisso. Sul versante romano spicca Gnaeus Lepidus, personaggio ambiguo, diviso tra spietatezza e compassione, che incarna l’ambivalenza di un potere tanto implacabile quanto fragile.

Il romanzo si distingue per la ricostruzione storica accurata – usi, costumi, mercati degli schiavi, lupanari, tensioni politiche – intrecciata a una narrazione moderna e coinvolgente. Non è un romanzo storico “classico”, ma un’opera in ambientazione storica: personaggi inventati che vivono in un mondo restituito con fedeltà e vividezza.

Intervista all’autore

Redazione – Marco, il titolo del libro è molto evocativo. Cosa rappresenta?
Marco Mattiuzzi – Racchiude la contraddizione centrale: il marchio è segno di possesso e schiavitù, ma diventa anche simbolo di identità e resistenza. È la ferita che si trasforma in forza.

Redazione – Perché ha scelto il I secolo d.C. come sfondo?
Marco Mattiuzzi – È un’epoca cruciale: Roma al massimo della sua potenza, le province instabili, la Britannia ribelle. Mi interessava raccontare il rapporto tra vincitori e vinti, dominatori e dominati, e mostrare come le grandi forze della Storia si riflettano nelle vite individuali.

Redazione – Quanto è stato importante il lavoro di ricerca?
Marco Mattiuzzi – Fondamentale. Non mi sono limitato alle fonti militari, ma ho studiato la vita quotidiana: come si vestivano, cosa mangiavano, come funzionavano i mercati o i lupanari. Volevo che il lettore si trovasse immerso in un mondo credibile, non in uno sfondo generico.

Redazione – I personaggi sono divisi tra Celti e Romani. A chi si sente più vicino?
Marco Mattiuzzi – Amo i contrasti. I Celti rappresentano il senso di libertà e resistenza, i Romani la disciplina e il potere. Ma anche un patrizio come Gnaeus Lepidus può essere lacerato da conflitti interiori non meno di un ribelle come Ciarán.

Redazione – Quali temi universali emergono dal romanzo?
Marco Mattiuzzi – La libertà, prima di tutto, ma anche la dignità, la speranza e la capacità di scegliere chi essere, persino quando il mondo sembra imporre un destino già scritto.

Redazione – Ci racconta un momento particolare del suo processo creativo?
Marco Mattiuzzi – Stavo scrivendo un capitolo che non funzionava. Poi, improvvisamente, ho immaginato che fosse un druido a raccontare il passato nel presente. Quel dettaglio ha cambiato tutto: il capitolo ha preso vita e i lettori mi hanno detto di averlo letto d’un fiato. A volte basta un’intuizione, persino sotto la doccia, per trasformare la scrittura.

 

L’autore

Marco Mattiuzzi cammina lungo i confini tra memoria e visione, là dove la Storia sfuma nel racconto e l’immaginazione si fa archivio dell’anima. Scrittore, artista visivo e curatore del progetto estrosfere.it, intreccia da sempre la passione per l’arte, la musica e il mondo antico in un percorso creativo libero, personale e profondamente umano.

Dalla fotografia pittorialista alla digital art, dalle riflessioni sulla memoria collettiva ai silenzi che abitano la Storia, la sua opera attraversa linguaggi diversi mantenendo un filo conduttore costante: dare voce a ciò che sfugge allo sguardo superficiale.

Con Il Marchio della Libertà ha voluto offrire un omaggio ai vinti e ai ribelli, a chi ha conosciuto il peso delle catene ma non ha smesso di sognare. È una scrittura che nasce da ricerca rigorosa e insieme da un’urgenza interiore: restituire dignità a chi, nell’invisibilità della Storia, ha continuato a lottare.

Il romanzo non rappresenta soltanto un’opera di narrativa, ma anche un tassello del suo percorso artistico più ampio, in cui parola e immagine si intrecciano. Nei suoi progetti visivi e letterari, Mattiuzzi cerca costantemente il punto di incontro tra luce e ombra, realtà e finzione, memoria e desiderio.

Con Il Marchio della Libertà ha voluto rendere omaggio ai vinti e ai ribelli, a chi ha camminato nel buio senza spegnere la speranza.

📖 Il Marchio della Libertà è disponibile in formato cartaceo e digitale.

https://www.amazon.it/dp/B0F7J5ZC4K

 

🔗 Per approfondimenti e aggiornamenti:
– Blog: https://www.estrosfere.it
– Opere visive: https://www.invyartgallery.it
– Pubblicazioni: https://www.mattiuzzi.net/books
– Podcast: https://www.cyberspazio.tv
– Facebook: https://www.facebook.com/MarcoMattiuzziScrittore/

 

Curiosità:

I simboli della copertina de Il Marchio della Libertà

Nella copertina del mio romanzo c’è Aisling, con i suoi figli.

Ognuno di loro stringe qualcosa: un rotolo, una coppa, delle erbe.

Non sono dettagli ornamentali, ma segni di un destino che si svelerà pagina dopo pagina.

Attorno a loro compaiono le catene, l’aquila romana e il corvo, emblemi di due mondi che si fronteggiano: l’Impero e gli dèi antichi.

È un’immagine che non illustra, ma allude. Una promessa: dentro la storia ogni simbolo troverà la sua voce.

“Architetture Moderne a Torino”… spesso illustri sconosciute

Un libro prezioso per sfatare (senza accantonare) iconici “miti” e raccontare il moderno “skyline” della città

Sabato 20 settembre

Gran bella città, Torino. Sventoliamolo pure con orgoglio ai quattro venti. “Capitale delle Alpi”, luogo di “Residenze Reali”, Prima Capitale dello Stato Unitario, la città della “Mole Antonelliana”, di “Musei” fra i più importanti al mondo, la IV in Italia per popolazione (dopo Roma, Milano e Napoli) e, sempre più, ambita meta turistica a livello internazionale. Città “magica”, considerata uno dei vertici di due triangoli di magia: uno “bianco” con Praga e Lione e uno “nero con Londra e San Francisco. Altro motivo, di una fama non proprio, in questo caso, pienamente positiva che la città si porta addosso e dentro, per case e palazzi e strade e vicoli, da secoli. Ricchissimo soprattutto il patrimonio architettonico. Ma anche qui a brillare sono, in particolare, e da sempre, le “voci” antiche, pur sempre preziose, del “Barocco” (Torino “gioiello barocco”) e di quello stile “Liberty” che definì, in buona parte, la città durante la “Belle Epoque”.

Ma attenzione! “Torino non è solo Barocco. E non è solo Liberty”.

Lo scrivono a ben chiare lettere e dati di fatto alla mano e agli occhi la giornalista de “La Stampa”, Elena Maria Del Santo e l’architetto Claudio Marinari, nel libro scritto in coppia – e coppia sono anche nella vita – “Architetture Moderne a Torino. Guida agli 88 Top” (“Neos Edizioni”) che verrà presentato, dagli stessi Autori, il prossimo sabato 20 settembrealle ore 10, presso la “Pinacoteca Agnelli, FIATCafé500”, con la partecipazione di Cinzia Ballesio (“Neos Edizioni”) e Roberta Ingaramo (Presidente “Ordine Architetti di Torino”). A moderare l’incontro, il giornalista Maurizio Ternavasio.

Sottolineano Elena e Claudio: “Leggere la città attraverso i suoi edifici permette di decifrare non solo il passato, ma anche di intuire le direzioni del suo futuro. La guida promuove un’esplorazione consapevole di edifici che a volte passano inosservati, ma che racchiudono storie significative. Incoraggia il turismo culturale suggerendo percorsi per chi vuole vivere Torino da una prospettiva diversa, andando oltre i luoghi turistici tradizionali”. Complessivamente sono 88 le opere architettoniche di pregio, descritte e ricordate in 13 capitoli (che identificano altrettante aree urbane e suburbane), realizzate a Torino e dintorni fra il secondo Novecento e i giorni nostri. Dalla “GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e contemporanea” (solo per citarne alcune) al “MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile”, alla “Nuvola Lavazza” e a “Casa Aurora” (sede del “Gruppo Finanziario Tessile”), dal “Nuovo Regio” al “Palazzo del Lavoro”, fino alla “Chiesa del Santo Volto” (che ricorda un reattore nucleare) realizzata tra il 2004 ed il 2006 su progetto dell’architetto svizzero Mario Botta, alle “Fonderie Limone”, alla “Pista del Lingotto” (inaugurata come progetto pubblico nel 2021) e al “Grattacielo di Intesa Sanpaolo” (terzo edificio più alto di Torino con i suoi 167,5 metri, firmati da Renzo Piano), i due autori propongono un’esplorazione fuori dai “percorsi classici” propri del “turismo di routine”, ma anche di chi abita la città e pensa (capita a tanti) di non conoscerla mai abbastanza.

Il volume si presenta, quindi, come “una ‘guida’ per scoprire e per capire l’evoluzione della città e le sue trasformazioni storiche, economiche e sociali, dove le architetture scelte, oltre a essere originali dal punto di vista estetico e culturale, rappresentano tappe fondamentali del cambiamento e della resilienza di una città che non si ferma mai e ne suggeriscono anche gli sviluppi futuri”. La Città più moderna e (diciamolo pure!), contemporanea, quella fatta di edifici pensati e realizzati dagli Anni ’50 in poi: dalle costruzioni moderniste del Dopoguerra alle trasformazioni urbane nate sulla scia delle “Olimpiadi 2006” fino ai grandi, anche coraggiosi, progetti di rigenerazione (vedi “Torino Esposizioni”, l’ex “Manifattura Tabacchi”, la “Cavallerizza Reale) così come agli “edifici green” (il “Condominio 25 Verde” di via Chiabrera – primo esperimento di “bioarchitettura ecosostenibile” in città realizzato su progetto di Luciano Pia – o il “The Heat Garden”, progetto in San Salvario realizzato da “Iren Energia”, per il nuovo “Sistema di Accumulo del Calore” a servizio del “teleriscaldamento” cittadino. Sono ormai molti anni – spiegano ancora i due Autori – che emergono iniziative fuori dal coro, eccezionali, eccentriche o semplicemente diverse. Costruzioni completamente nuove o che reinventano strutture preesistenti. Trasformazioni di enormi complessi industriali in una nuova anima. Edifici che hanno una loro personalità, frutto dell’opera di architetti e committenti illuminati”. E qui s’intrufolano Elena Maria Del Santo e Claudio Marinari. Con passione, curiosità e tanta voglia di portare all’onor del mondo ingegnose opere del “fare umano” spesso, ingiustamente dimenticate.

Il volume è corredato da un ampio album fotografico accessibile tramite “Qrcode”.

Gianni Milani

Nelle foto: Cover “Architetture Moderne a Torino”; Elena Del Santo e Claudio Marinari; Pinacoteca Agnelli – Pista 500; “The Heat Garden”

“Savoia, l’albero genealogico e i protagonisti della Dinastia”

Uscito il libro  di Andrea Carnino e Pierangelo Calvo

È recentemente uscito insieme a La Stampa, lo scorso 9 settembre, il libro “Savoia, l’albero genealogico e i protagonisti della Dinastia”. Autori del volume sono Andrea Carnino e Pierangelo Calvo. La professoressa Bruna Bertolo, esperta in materia, ha curato la prefazione, mentre l’introduzione è di S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, figlio di S.A.R. la Principessa Reale Maria Pia di Savoia, figlia di Re Umberto II e della Regina Maria Josè. Il libro suddetto è un’opera unica nel suo genere, ogni capitolo è dedicato ad un sovrano, da Umberto I Biancamano, fondatore della dinastia, fino a Umberto II, ognuno con il proprio albero genealogico. I lettori potranno così scoprire attraverso i matrimoni contratti dai figli e dalle figlie dei monarchi i numerosi legami di parentela dei Savoia con le più importanti case reali e imperiali d’Europa. Un’apposita sezione è dedicata ai rami cadetti; chiude il tutto un grande albero genealogico che va dal Biancamano fino agli attuali esponenti del Casato.

Il volume, scritto in modo semplice, coniuga la piccola storia con la grande storia. Non si parla solo di Conti, Duchi e Re, ma anche delle loro residenze e del loro legame con fante piccole nobili famiglie legate ai nostri territori, come Provana e i comuni del Piemonte. Nel 1618, per esempio, il Duca di Savoia Carlo Emanuele I, per ottenere i fondi necessari alla retribuzione dell’esercito, mise in vendita le frazioni di Buttigliera, Uriola e Nicola, che volevano staccarsi da Avigliana. Esse furono acquistate da Giovanni Carron, il quale, il 25 aprile 1619, venne infeudato Signore di Buttigliera Alta. L’idea di questo volume è stata di Angelo Panassi, titolare della casa editrice Susalibri, il quale ha proposto a Pierangelo Calvo, vicepresidente dell’Associazione Internazionale Regina Elena ODV, nonché cultore di storia sabauda, di scrivere un libro sulla genealogia dei Savoia. Egli ha proposto ad Andrea Carnino, giornalista e divulgatore storico, di affiancarlo nella stesura di questo volume. Il libro è stato dedicato a tre importanti aristocratici deceduti: un napoletano, un romano e un piemontese, il Duca Don Giovanni de Giovanni Greuther di Santa Severina, il Barone Roberto Ventura e il Barone Guglielmo Guidobono Cavalchini Garofoli, e allo scrittore e giornalista Luciano Regolo.

Mara Martellotta