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“L’Europa del 2050 è lo scenario (stravolto da rivoluzioni culturali e tecnologiche) in cui si sviluppa la vicenda di Liborio Epis ed Elisabetta Covi, entrambi inconsapevolmente sulle tracce dei loro genitori, e non solo. La loro storia è il paziente assemblaggio di un puzzle i cui tasselli sono i personaggi stessi e la cui immagine d’insieme si rivelerà solo alla fine della loro ricerca. La vita e l’amore richiedono attenzione”
L’autore
Marco Ponzi è nato a Milano nel 1976.
Ha conseguito un diploma di Perito Turistico e uno di illustratore presso la Scuola Superiore di Arti applicate all’Industria. Ha infatti la passione per l’arte che esplicita anche attraverso la pittura, la fotografia e la scultura partecipando a diverse mostre collettive.
È autore di quattro libri: “Perché diffidare degli assistenti di volo” (Greco & Greco, 2011), “L’accento sulla A” (Edizioni Il Foglio, 2019), vincitore di un premio nell’ambito della Festa del libro in Mediterraneo nel 2021, “Le aspirazioni mortali o dei crimini d’autore” (Edizioni Il Foglio, 2022) e “La strategia dell’attenzione” (Guida editori), vincitore del premio Cimitile 2023.
Numerosi racconti e poesie sono raccolti in diverse antologie.
Il suo ultimo importante riconoscimento artistico è stata la menzione d’onore per l’opera complessiva conferita dal Luxembourg Art Prize nel 2022.
L’intervista
Da cosa deriva l’idea di questo romanzo?
I miei romanzi nascono tutti dal titolo: prima creo il titolo e poi vi costruisco attorno un racconto. Nel caso di quest’ultimo libro, il titolo mi è venuto in sogno, come mi capita spesso. Durante la
pandemia, riflettevo sul martellamento continuo di informazioni che contraddicevano se stesse e questo portava le persone a distrarsi. Da qui la necessità di creare una strategia per focalizzarsi sulle cose importanti, su quello che tendiamo a trascurare, su ciò che il mainstream ci porta a dimenticare o ignorare.
Sappiamo che “La strategia dell’attenzione” è un seguito…
Sì, è il seguito de “L’accento sulla A” ma si può leggere indipendentemente dal romanzo precedente. È autoconclusivo ma ci sono alcuni personaggi che sono presenti in entrambe le opere e che creano un collegamento. Il titolo si richiama anche al fatto che un lettore attento potrà scovare alcune cose, stupirsi per un certo sviluppo e anche notare delle piccole incoerenze del tutto volontarie, proprio perché il mio scopo, in questa epoca di esasperata tecnologicizzazione che conduce alla costante distrazione, è portare a fare caso a quel che accade, nel mondo e anche nel mio libro, senza la pretesa di voler insegnare nulla. A dire il vero, tutte le mie opere sono disseminate di tranelli, enigmi, misteri, a partire dai titoli.
La tua biografia ora si è arricchita di un importante riconoscimento letterario, il premio Cimitile. Come hai accolto questa notizia?
Io non sono abituato, non troppo, per lo meno, a ricevere premi e nemmeno è lo scopo della mia scrittura o della mia pittura. Lo scopo della mia arte è trasmettere una visione, sollecitare un dibattito, stimolare delle discussioni, anche delle critiche, volendo. Quasi preferisco essere criticato che lodato perché ciò è alla base dello scambio di idee, oltre che essere uno spunto fondamentale per migliorarmi.
Ebbene, quando mi è stato comunicato che avevo vinto il Cimitile 2023 sono rimasto incredulo, soprattutto pensando al contenuto dei miei libri che non assecondano mai il gusto di ciò che va per la maggiore. La mia è una scrittura/pittura di contestazione, sebbene non troppo esplicita, e dunque non è facile incontrare il favore del pubblico o delle giurie. Forse sono troppo modesto ma ogni qualvolta qualcuno mi comunica un apprezzamento io stento a crederci.

Dunque vedere selezionato il mio lavoro inedito da una giuria super competente, abituata da ventotto anni a giudicare opere letterarie di ogni tipo (tra i premiati quest’anno c’erano Ezio Mauro, Mario Tozzi, Simona Sparaco e Sigfrido Ranucci) e sostenere con grande impegno e partecipazione la mia opera mi ha fatto indubbiamente molto piacere e, per una volta, mettendo la modestia da parte, fatto sentire orgoglioso di questo importante risultato.
Hai altri progetti in cantiere?
Purtroppo o per fortuna, continuo a sognare e creo titoli a tambur battente. Ho già pronto un romanzo spiritoso in cerca di editore e sto scrivendo un racconto lungo e un romanzo ambientato nel futuro, un futuro diverso da quello immaginato ne “La strategia dell’attenzione”, il 2050. Un futuro opposto e, come quello descritto nel mio ultimo romanzo, non saprei se definire auspicabile o temibile.
Contatti
FB Marco Ponzi Scrittore
IG marco_ponzi_artista



A tempo libro, il volume che raccoglie le recensioni scritte da Giuseppe Possa nell’arco temporale di un quadriennio, tra il 2019 e il 2023 segnato dal lockdown imposto dalla pandemia del Covid-19, soffermandosi su artisti, autori, intellettuali che vivono nella provincia più piccola e più a nord del Piemonte, testimonia la vivacità vita culturale di questa terra di frontiera. Confinante con la Lombardia, con la quale condivide il lago Maggiore, e con la Svizzera, il Vco offre un vasto campionario di autori e artisti in grado, con le loro opere, di elevare la qualità culturale di questo cuneo di terra e di gente incastonato tra laghi e montagne, regioni e nazioni confinanti. In questa terra la mescolanza di esperienze e radici culturali ha consentito di mettere in rilievo quella ricchezza e quel dinamismo che Giuseppe Possa ha saputo tradurre in queste note critiche, portando alla luce e offrendo a tutti i lettori un vasto mondo fatto di storie, esperienze, capacità che hanno dato forza e fiato ad una identità culturale per molti versi nuova e inaspettata. E’ una fortuna che questo critico, che predilige mettere in rilievo le positività e il talento di tanti artigiani della pittura, letteratura, poesia, scultura e musica, abbia voluto pubblicare questa interessante raccolta vincendo la sua nota ritrosia. E’ una fortuna perché consente di comprendere quanta varietà e ricchezza culturale offrono le decine di profili che ha voluto tratteggiare, dai più noti ai meno conosciuti. Compresi i ricordi di alcuni personaggi importanti come i poeti Walter Alberisio e Filippo Crea, il filologo Gianfranco Contini, lo scrittore Benito Mazzi, il partigiano Franco Sgrena. Rocco Cento, nella sua postfazione, scrive che Giuseppe Possa è stato il protagonista di cinquant’anni di testimonianze perché “dall’Ossola a Milano non c’è stato un evento o personaggio con cui non abbia conversato o collaborato, scrivendone”. Ed è la pura verità. Possa, nato a Domodossola nel novembre del 1950, si è sempre interessato di critica letteraria e d’arte. Ha dato alle stampe quattro libri di poesie, ottenendo numerosi riconoscimenti letterari. I suoi scritti figurano in numerosi giornali, riviste e antologie (è stato tradotto in francese, inglese, tedesco), ha fondato a Milano la rivista d’arte e cultura Controcorrente, con il poeta Giorgio Quaglia condivide il blog PQlaScintilla e ha collaborato con tante altre, curando e presentando cataloghi, libri e pubblicazioni varie di letterati e artisti. Solo una piccola parte di questo imponente lavoro è racconta nelle note di A tempo libero. L’augurio è che rinunci al proposito di “appendere la penna al chiodo”, continuando a dare il suo contributo culturale quanto mai prezioso in questi tempi piuttosto opachi e difficili.
RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Il personaggio maschile è Samuel Adler, anziano disincantato del quale la Allende ricostruisce la vita partendo da quando era bambino durante il nazismo. All’epoca aveva 6 anni, era ebreo – austriaco e il padre era scomparso durante la Notte dei cristalli il 9 novembre 1938. La madre era riuscita a metterlo in salvo, costretta però a separarsi per sempre da lui.
Il 54enne scrittore e giornalista ci accompagna nelle stanze di 50 scrittori, e insieme alle illustrazioni di James Oses, ci permette di entrare con rispetto e curiosità nei luoghi in cui alcuni grandi mostri sacri a livello planetario hanno messo nero su bianco i loro capolavori. Ne racconta gli ambienti, i ritmi di lavoro, le fissazioni e le abitudini, permettendoci di andare dietro le quinte in cui “il genio” ha regalato immensi capolavori letterari.
La prima cosa che viene in mente leggendo questo tenero e bellissimo libro è che la grandezza di certi personaggi –Calvino, Citati, Fruttero & Lucentini, Fellini, Age & Scarpelli, Garboli, Orengo, Tobino e altri a questo livello- sia scomparsa con loro. Lasciando il posto a un mondo spesso becero, superficiale, ignorante e volgare dove la caratura si misura in base a follower e comparsate in tv.
La fotografa di questo splendido libro è la figlia primogenita di Jane Birkin.
Lo lascia e a soffrire per la separazione è soprattutto Kate che all’epoca aveva16 anni e inizia a drogarsi. La vita familiare è costellata di litigate, Kate non rispetta nulla e nessuno, svaligia gli armadi griffati della madre ed è in perenne rotta di collisione 



Chi può davvero sostenere di aver conosciuto i propri genitori? Sovente le complessità della vita non ce lo permettono, ed è questa l’amara riflessione di Enrico, il protagonista, quando apprende che suo padre è morto.


A ogni tappa i “booklovers”affiancheranno una casa editrice ciascuno per raccontare il loro punto di vista sul libro, trasmettendo così al pubblico anche le emozioni e le riflessioni del lettore che pubblicheranno poi sui propri profili social, con recensioni e interviste.
” (Villa Poma) di Biella, in via Fratelli Rosselli 116 e sabato 25 novembre a Cuneo, alla “Biblioteca Civica” (Palazzo Audifreddi), in via Cacciatori delle Alpi 9, alle 17.30.
