Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Simonetta Agnello Hornby “Era un bravo ragazzo” -Mondadori- euro 19,00
In questo romanzo la scrittrice siciliana torna alla sua terra natia e narra come due bravi ragazzi possono finire intrappolati nelle spire di Cosa Nostra. Santino e Giovanni sono ancora bambini, nella Sicilia degli anni Sessanta, quando insieme si arrampicano su una pianta di carrubo e sognano il futuro.
Due bravissimi “masculi” succubi delle madri ambiziose e forti, Cettina e Assunta, che li dirigono alla conquista delle mogli (sono loro a sceglierle per i figli) e del mondo. Due donne che la sorte ha pesantemente trafitto -una con il marito suicida, l’altra invece alcolizzato- fermamente decise a riversare sui figli la loro sete di rivalsa e realizzazione. Tutto sullo sfondo di una Sicilia tra anni Cinquanta e Novanta, sospesa tra terremoti e abusi edilizi, dove la frenesia di fare fortuna finisce spesso impigliata nella diretta affiliazione a Cosa nostra o comunque nella sua orbita.
Santino viene indirizzato al liceo scientifico e nei cantieri dove scopre la sua grande passione; matura un’esperienza nel settore e diventa abile faccendiere.
Giovanni va al liceo e all’università per costruirsi una carriera da avvocato. Il primo diventa il palazzinaro che cementifica il territorio di Agrigento; il secondo il legale delle cosche e di Santino.
Ed ecco come due bravi ragazzi scivolano su una strada sbagliata e irta di rischi. Tutto implode quando un inutile ponte -costruito da Santino senza le opportune misure di sicurezza- crolla e uccide 4 persone. E’ allora che i protettori si eclissano e la fortuna gira le spalle. Si rischia di pagare con la vita, come lo spregiudicato costruttore Peppe Giaele che finisce sepolto a viso in giù in una colata di cemento.
La storia prosegue e non vi anticipo il finale, solo una precisazione: quando il padre della Agnello Hornby morì, subito “certe persone” offrirono il loro «aiuto» alla madre della scrittrice che….ovviamente…disse no.
Gail Parent “Sheila Levine è morta e vive a New York” -Baldini+Castoldi- euro 20,00
La storia è di quelle che partono subito intriganti. Sheila Levin, 30enne, newyorkese, single suo malgrado, tira le somme di un bilancio di vita che volge in depressione. Non vede l’ora di farla finita, sta per suicidarsi e pianifica nei minimi dettagli la sua dipartita e persino il rito funebre col quale le sue spoglie mortali dovrebbero dare l’addio a questo mondo.
Va subito detto che l’autrice Gail Parent è una sceneggiatrice, produttrice e scrittrice americana che ha messo in campo questa eroina in un suo libro pubblicato in America nel 1972, tradotto in italiano solo ora. Il ritmo è scoppiettante, ironico, divertente, adatto a trasformarsi in un film. L’argomento è di quelli difficili, ma la bravura della Parent sta nel trattarlo in modo lieve.
Tornando alla protagonista, viene stritolata dalla delusione per come è andata la sua vita fino ai 30 anni, scopriamo le sue tante sfaccettature e gli episodi che più l’hanno segnata. Primo fra tutti il senso di colpa e di inadeguatezza al pensiero di come ha deluso le aspettative dei genitori e del mondo che la circonda.
Da lei si aspettavano bellezza, matrimonio, famiglia, lavoro di successo e tutto quello che ne sarebbe conseguito. A spingerla in tal senso è stata soprattutto la madre, che avrà un ruolo decisivo anche in vista del finale. I ripensamenti di Sheila valgono l’intero romanzo, oscillanti tra autoironia, discorsi esistenziali e dettagli tragicomici.
E sotto il ritmo scoppiettante un po’ alla Bridget Jones si cela, neanche tanto velatamente, la messa in discussione dei tanti luoghi comuni che condizionano le donne disperatamente alla ricerca di un futuro …che tanto pianificabile non lo è mai.
Alison Weir “Elisabetta di York” -Neri Pozza- euro 23,00
Alison Weir è la scrittrice inglese 72enne che tutto sa delle corti inglesi nei secoli, e ha pubblicato saggi e romanzi al riguardo, scritti sempre in un modo accattivante che non appesantisce mai il tema storico nel quale è documentatissima.
Dopo la serie di romanzi dedicati alle sei mogli di re Enrico VIII, questa volta racconta la vita di Elisabetta di York, nata nel 1466 e morta nel 1503. E’ la madre di Enrico VIII, “Harry”, secondo figlio maschio nato nel 1491dal suo matrimonio con Enrico VII Tudor.
Elisabetta viene al mondo quando da un decennio infuria la “Guerra delle due rose” che vede contrapposti i Lancaster e gli York.
Il primo casato è sul trono, mentre il secondo vanta la discendenza diretta dai Plantageneti e rivendica la sovranità. Elisabetta è l’ultima rosa bianca, regina quasi dimenticata che vive in uno dei periodi più difficili della storia inglese.
Primogenita di re Edoardo IV ed Elisabetta Wydeville, se non fosse stata una femmina sarebbe stata la prima sovrana a regnare nel Quattrocento, legittima erede della corona. Sorella di Edoardo V, nipote di re Riccardo III, moglie di Enrico VII, di fatto è l’antenata di tutti i sovrani che sono saliti sul trono inglese dal 1509, dei monarchi scozzesi dal 1513 e di ogni sovrano britannico dal 1603.
Quando ha appena 4 anni il padre viene deposto. Lei, le sorelle, la madre e la nonna si rifugiano in un santuario. Il romanzo scorre poi ripercorrendo 2 fasi della vita di Elisabetta di York.
La prima mette a fuoco i primi 15 anni di vita della giovane e dei suoi famigliari. Nel 1483 alla morte del padre, gli succede il figlio 13enne Edoardo V; ma vista la sua giovanissima età è lo zio Riccardo di Gloucester a diventare reggente.
La seconda invece è dedicata al periodo che segue la morte di Edoardo IV e l’ascesa al trono del fratello, storicamente chiamato “L’Usurpatore” re Riccardo III. Mira al trono ed è disposto a macchiarsi di qualsiasi infamia pur di salirvi; incluso eliminare i suoi nipoti.
Elisabetta viene travolta dalla storia. Promessa sposa al Delfino di Francia, a 17 anni quando sta per salire all’altare, una nuova alleanza politica provoca la morte del padre e fa sfumare il matrimonio. Figlia, sorella, nipote e madre di re, avrà una vita travagliata e avventurosa al centro di un feroce scontro storico.
Lei dimostrò coraggio, intelligenza, resilienza e grande abilità nel gestire situazioni pericolose e complicate; una tempra fuori dal comune che verrà ereditata dalla nipote Elisabetta I, ovvero una delle più grande regine della storia…non solo inglese.
Giorgina Siviero “Una passione smodata” – Allemandi- euro 28,00
Giorgina Siviero è la signora della moda torinese che quotidianamente ci diletta con i video su Instagram in cui dispensa pillole di esperienza e saggezza per valorizzare ogni tipologia di donna. Ha un innato buon gusto, competenza, sicurezza e un’idea precisa di come vestire al meglio le clienti di qualsiasi età, al di là delle mode del momento. Punta sulla qualità e la fattura dei capi, è paladina di uno stile intramontabile, non tende ad assecondare le donne che si vestono da lei, piuttosto in poche mosse ne corregge gli errori e le migliora. Sottolinea i loro punti di forza, occulta i difetti. Soprattutto non si fa problemi a dire quello che pensa.
La sua storia è di quelle uniche e preziose, sempre improntata alla ricerca del bello e a contatto con i più grandi stilisti.
Dopo aver lavorato in uno studio di architettura (strada tracciata più dalla sua famiglia che da lei) e un intermezzo a Parigi, è tornata nella sua città natale pensando alla direzione da prendere. Risponde a un annuncio in cui si cerca la responsabile di un negozio, e tutto ha inizio.
Scopre la passione per la moda e dal 1965 si affaccia al mondo dell’abbigliamento, sviluppando passo dopo passo una sua visione precisa. Nel 1973 apre nel salotto buono di Torino, il suo primo negozio “San Carlo”… da allora non si è più fermata.
Questo libro è la sua testimonianza, scritta durante il Covid, in cui raccoglie l’esperienza accumulata e rivela incontri, aneddoti, scommesse vinte e perse, retroscena della moda, emozioni e le fasi salienti della sua lunga vita. Tutto ammantato di grande ironia.




In questa nuova serie (che in Germania è andata a ruba) ci racconta le vicende di vari personaggi legati tra loro da vincoli di parentela, amicizia e affetto, dislocati in Germania ad Amburgo e Colonia, e a Sanremo sulla riviera ligure. Un decennio in cui tre famiglie si muovono sullo sfondo degli anni Sessanta. Sono gli Aldenhoven a Colonia, i Borgfeldt ad Amburgo e i Canna a Sanremo.
Ta-Nehisi Coates (nato a Baltimora nel 1975) porta avanti il genere più antico della narrativa afroamericana -la slaves narrative (racconto degli schiavi)- e vi aggiunge elementi di realismo magico per narrare più a fondo l’esperienza della schiavitù.
Interessante è la genesi di questo libro. Il romanzo è stato autoprodotto e deve il suo successo in primis a Tik Tok sul quale l’autrice l’ha divulgato. Poi il passa parola ha fatto il resto e da lì in un attimo ha attirato l’attenzione delle case editrici sempre alla ricerca di successi commerciali.
A 60 anni dalla morte e dopo una messe infinita di libri dedicati a J. F. Kennedy, Bruno Vespa tira le fila e guarda al mito dell’uomo, ma anche ai suoi errori e difetti. Qui ripercorre la vita privata e politica del presidente assassinato a Dallas nel pieno degli anni e dopo solo due anni di presidenza.
Questo volume racconta anche per immagini i viaggi di Jackie Kennedy ai quattro angoli del mondo, narrati dall’agente dei servizi segreti Clint Hill che viaggiava al suo seguito. Fu incaricato di proteggerla dal momento dell’elezione di Kennedy alla presidenza e le fu accanto fino al 64, vivendo anche in prima persona l’assassinio a Dallas nel 1963. 

Cecilia Falcri sta passando un periodo difficile. Si è presa un periodo di aspettativa dal lavoro in Commissariato a Torino, dove è Ispettrice, dopo che il suo bambino di cinque anni è stato ucciso in una sparatoria a seguito di un rapimento. E’ divorata dal senso di colpa per non essere riuscita a salvarlo. Si è allontanata da tutti, persino dal marito Alessandro, come se volesse autopunirsi. Il commissario Berardi riesce a convincerla a tornare al lavoro ed anche il marito, piano piano, si riavvicina alla moglie. L’Ispettrice si trova subito davanti ad un caso di omicidio e poi ad un caso di un rapimento di un ragazzino. E’ da questo momento che Cecilia inizia a ricevere delle lettere anonime allusive al rapimento del suo bambino, in cui l’autore sembra volerla sfidare. Comincia a fare anche degli incubi più insistenti nei quali sente anche la voce del figlio che la chiama. E’ come se lei stessa si sentisse coinvolta in tutta la vicenda. La situazione cambia con un terzo omicidio, questa volta di un barbone. Cecilia scopre che vicino al luogo dove era stato lasciato il corpo, venivano fatti dei rituali con simboli Celtici. I sogni sembrano guidarla verso una direzione. Scoprirà che niente nella realtà è come appare, è tutto un gioco di illusioni in cui spesso le persone hanno delle maschere per nascondere quello che sono.
Cecilia riprende il lavoro dopo il periodo di maternità.


Francesca e Luca sono una coppia affiatata: hanno in comune la passione per la vela e per la moto. E proprio in moto Luca ha un grave incidente che lo costringerà su una sedia a rotelle. Francesca gli starà vicino cercando di condurre una vita “normale”, ma Luca non riesce ad accettare la sua nuova condizione e giorno dopo giorno sprofonda nella depressione, trascinando con sé la sua compagna. È allora che Francesca reagisce e, d’accordo col marito, parte da sola per Ponza, per ritrovare se stessa e la forza per continuare la nuova vita di coppia. Sull’isola Francesca incontra Pietro, un maestro di kung-fu che le farà riscoprire la passione e la sensualità che con Luca erano venute a mancare. Riuscirà Francesca a rinunciare a sentirsi una donna “completa” per ritornare da Luca, e alla vita da caregiver? O la riconquistata passione avrà la meglio?
7-12-1964 – 
Roberto Manzocchi è nato nel 1972 e vive in provincia di Lecco.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Protagonista è Seymour Baumgartner, in parte l’alter ego di Auster, che gli affida una parte delle sue vicende e dei suoi pensieri. Seymour è un anziano professore e saggista di filosofia, vedovo da 10 anni, senza figli, pieno di ricordi e rimpianti per la moglie che non c’è più.
L’autore di questo romanzo è nato in repubblica Ceca nel 1967, ed ha trascorso i suoi primi anni nella Boemia meridionale. In queste quasi 500 pagine narra il legame delle persone con la loro terra, il senso del ritorno alle proprie radici; ma anche lo scontro tra uomo e progresso tecnologico che può essere devastante.
Questa storia della scrittrice e giornalista astigiana ci conduce nella Belle Époque. Più precisamente nel 1899 in Riviera ligure, e mette al centro della narrazione Lily, 16enne aristocratica che, con la zia Lady Amabel, è partita da Londra; destinazione Bordighera, tappa obbligata per l’alta società europea.
Si chiama Rachele la nuova eroina che la scrittrice siciliana fa scendere in campo, dopo averci deliziati con le storie di Alice Allevi e Costanza Macallè. E anche questo romanzo è un mix sapientemente miscelato tra romanticismo, suspense e scrittura accattivante. Un po’commedia brillante, storia d’amore e giallo che intriga il lettore. L’alchimia sapiente che è il marchio del successo della Gazzola.



