Chieri fa doverosa memoria del “suo” Gilli

Nella “Cappella di San Filippo”, la presentazione di otto importanti opere del pittore e incisore Alberto Maso Gilli diventate patrimonio ufficiale della Città

Fino al 26 settembre

Chieri (Torino)

Anno 1873. “Maestro di pittura”: così viene definito, ancora in giovane età, nell’elenco dei soci dell’allora “Circolo degli Artisti” di Torino, Alberto Maso (Tommaso) Gilli. Pittore e incisore di solide basi e gran “belle e meritate speranze”, Gilli aveva allora 33 anni. Era nato a Chieri nel 1840 da Vincenzo e Felicita Serra (sarti, di mestiere) e aveva trascorso la sua giovinezza nella casa dei Montefamerio, in piazza Umberto I, l’antica piazza delle Erbe. Dalla dolce, pacata vita della collina chierese alla convulsa (già allora?) frenesia del vicino capoluogo, a Torino Gilli approda nel 1858 dove studia “pittura” all’“Accademia Albertina” e “incisione” con Agostino Lauro, tra i più noti “acquafortisti” piemontesi. Da allora, il suo “taccuino di viaggio” s’arricchisce di  non poche “vittoriose” tappe. A Parigi ottiene nel 1878 il primo Premio all’“Esposizione Universale” e altri prestigiosi riconoscimenti vanno a rimpinguare il suo ricco palmarès, attraverso la partecipazione ad altre importanti esposizioni nazionali con dipinti di soggetto “paesistico” e “storico”, come il suo celebre “Arnaldo da Brescia dopo il diverbio con Papa Adriano IV”, oggi custodito alla “Galleria d’Arte Moderna” di Torino.

 Altra tappa fondamentale, Roma, dove nel 1885 viene nominato direttore della “Reale Calcografia” e dove promuove la formazione di una nuova “Scuola di incisione”Estremamente formativi anche gli anni di insegnamentodal 1865 al 1873, quale professore aggiunto alla cattedra di Andrea Gastaldi all’“Accademia Albertina” e come docente di “Disegno di Figura” nel 1883 in sostituzione dello scomparso Enrico Gamba, già suo professore. Il ritorno. Chieri e Torino e il Piemonte nel cuore. Sempre. A testimoniarlo, anche la sua appassionata partecipazione alla rinascita dell’architettura medievale collaborando con Edoardo Arborio Mella al restauro del Duomo di Casale e di quello della sua Chieri. Grande successo ottenne anche all’“Esposizione Generale Italiana” del 1884 (tenutasi a Torino con lo scopo di celebrare il progresso scientifico, artistico ed industriale del Regno d’Italia), dopo essere stato scelto da Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade a rilevare graficamente i dipinti da inserire nel ciclo pittorico e decorativo del Castello e del Borgo Medievale del Parco del Valentino. Lontano dalla sua terra e dalla sua gente, l’artista scompare a soli 54 anni, il 28 luglio (o il 24 settembre?1894 a Narni (Roma) o, secondo altre fonti, a Calvi dell’Umbriain provincia di Terni. A ricordarlo a Chieri è, dal 1898 – ’99, una lapide commemorativa sulla sua casa natale nell’antica piazza Delle Erbe.

Ora, ad oltre 130 anni dalla scomparsa e a rendere ufficiale un percorso iniziato nove anni fa, quando alcune opere di Gilli furono acquistate, grazie alla mobilitazione di privati e associazioni e date in custodia alla “Città di Chieri”, l’“Amministrazione chierese” e l’“Associazione Carreum Potentia ODV” tornano a fare doverosa memoria dell’illustre cittadino, organizzando la mostra “Alberto Maso Gilli: vita e opere di un artista chierese che ha varcato i confini”, allestita all’interno della “Cappella di San Filippo” (via Vittorio Emanuele II, 63), fino a domenica 27 settembre e visitabile tutti i sabati e le domeniche dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di formalizzare la donazione di otto opere del grande pittore e incisore, cinque delle quali già in custodia al Comune, più una nuova acquisizione e due incisioni di grande pregio che entreranno ufficialmente a far parte del patrimonio cittadino. Da segnalare, in particolare quattro quadri acquistati nel 2017 presso una Galleria d’arte romana grazie all’iniziativa di un gruppo di benefattori chieresi cui si aggiungono il “Ritratto di Luigi Collo” (sindaco di Chieri negli anni Settanta dell’Ottocento) e il “Ritratto di Margherita Collo” (sorella del sindaco). A completare il lotto due incisioni all’acquaforte e  altre due grandi tele, attualmente custodite nel Palazzo Comunale, raffiguranti un poderoso “Ritratto di Michelangelo Buonarroti con il bozzetto del Mosé” datato 1874 e un altrettanto rigoroso, per forme e colori, “Autoritratto”.

Pittura di gran mestiere, quella di Gilli, “seria” mai “seriosa”, ben guidata dal Maestro chierese attraverso i dogmi e le tecniche del più classico realismo ottocentesco. Forme squadrate, senza fronzoli, nelle sue tele domina la “realtà”, realtà di paesaggi ancor oggi perfettamente riconoscibili (quella “Chiesa di San Giorgio” in cima al colle e quella fedele “Porta Torino”, antico varco d’accesso occidentale alla Città) di scorci rurali o urbani privi di idealizzazioni (Gilli pare guardare molto ai parchi principi della vicina “Scuola di Rivara” non meno che alla solida “macchia” dei colleghi toscani) e di quella piccola dignitosa gente d’antan, immersa nella grandiosa umiltà di lavori e di sguardi e di moti “umani”, persi, ahinoi, nel tempo. Quadri senza trucco né inganno. Come esigeva la grande, vera ed onesta pittura di un tempo, in cui mestiere e intuito poetico sapevano convivere e regalare sempre forti emozioni. Da subito. Senza indurti ad astruse, mai certe elucubrazioni per “capire” e “comprendere”. E cosa mai? Per infowww.comune.chieri.to.it

Gianni Milani

Nelle foto: Alberto Maso Gilli “Chiesa di San Giorgio”; Locandina mostra; “Porta Torino”; “Michelangelo Buonarroti con il bozzetto del Mosè”, olio su tavola, 1874

Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

Torino, furti nelle auto parcheggiate

Articolo Successivo

Piazza dei Mestieri a tutta birra con Bierfest Platz

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

vialattea