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DA PALAZZO LASCARIS - page 3

Le consigliere Pd sulla preferenza di genere

in POLITICA

 Enrica Baricco, Valentina Caputo, Nadia Conticelli, Celestina Olivetti intervengono sulla proposta di legge che introduce la doppia preferenza di genere nella legge elettorale 

“Abbiamo sottoscritto, con convinzione la proposta di legge, presentata dalla collega Accossato, che modifica la legge elettorale, inserendo nel testo la doppia preferenza di genere, perché siamo convinte che le donne rappresentino un valore aggiunto e sia importante che questa modalità di voto, già presente in molti meccanismi elettorali, venga introdotta anche in Piemonte” hanno dichiarato le Consigliere regionali del Partito Democratico Enrica Baricco, Valentina Caputo, Nadia Conticelli e Celestina Olivetti.

“Riteniamo fondamentale recepire la normativa nazionale in materia – hanno proseguito le Consigliere regionali – e, purtroppo, dobbiamo rilevare che, oggi, il Piemonte si colloca come fanalino di coda tra le Regioni che hanno attuato questo percorso. Lo Statuto della Regione Piemonte, all’articolo 13 “assicura uguali condizioni di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive” e la stessa Consulta delle Elette è stata istituita con legge regionale proprio per garantire una corretta rappresentanza delle donne nelle istituzioni”.

“L’assemblea regionale del Partito – hanno concluso le Consigliere Pd – ha approvato all’unanimità ben due documenti che chiedono di allineare la legge elettorale del Piemonte a quella delle altre Regioni e agli altri livelli istituzionali. Non si tratta di introdurre quote rosa, ma di dare uno strumento agli elettori che potranno, se lo ritengono, attribuire due preferenze. Oltretutto, la preferenza plurima è prevista per il livello comunale e europeo, quindi il prossimo anno in Piemonte si rischia di andare a votare con sistemi elettorali disomogenei. Auspichiamo che questa proposta venga condivisa da molti Consiglieri e possa essere approvata in tempi brevi”.

Liste d’attesa, dibattito in Regione

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Liste d’attesa in Sanità e mobilità di pazienti verso altre regioni. Questi i due argomenti principali trattati nel dibattito che è seguito alle comunicazioni dell’assessore alla Sanità Antonio Saitta, in seguito alla richiesta di Davide Bono (M5s). L’assessore ha ricordato gli sforzi fatti dall’attuale giunta per ridurre i tempi di attesa e ha riconosciuto l’esistenza del problema, spiegando che è stato dato il via a un programma – con 10 milioni di finanziamento – per migliorare in ogni azienda ospedaliera la situazione. A questo riguardo si veda il comunicato di Giunta.

Nel dibattito che è seguito alle comunicazioni, Bono ha sostenuto che “questa legislatura, come la precedente, si è distinta per l’aspetto ragionieristico, volto a raggiungere il pareggio di bilancio, perdendo però di vista il core business, cioè dare una corretta assistenza sanitaria ai cittadini. Non possiamo pensare di chiudere gli ospedali senza dare un’alternativa. Se tagliamo il personale, evidentemente si crea disallineamento tra la domanda di salute e la possibile offerta”. Bono ha aggiunto che esiste “uno studio dell’Ires fatto con le organizzazioni sindacali: svela che nonostante una diminuzione di prestazioni e di visite, sono aumentati i tempi di attesa. Vuol dire che stiamo perdendo pezzi di sanità”. Per Gianluca VIgnale (Mns) “il tema è spinoso e ha interessato tutte le amministrazioni regionali. Ma il fallimento attuale è dimostrato dal fatto che nel dicembre 2016 l’assessore Saitta ha presentato un piano di abbattimento delle liste d’attesa, prevedendo esattamente ciò che ci ha detto oggi. Passa un anno e il presidente Chiamparino si accorge che esiste un problema sulle liste d’attesa. Ora apprendiamo che parte una nuova indicazione da parte dell’assessore ai direttori generali. La situazione, dopo tanti annunci, non solo non è migliorata, ma è addirittura peggiorata. Cresce l’acquisto di sanità presso le altre Regioni e mentre noi eravamo abituati a vedere mobilità per interventi di media e alta complessità, oggi i piemontesi vanno fuori per esami banali. Per esempio un visita oculistica: qui ci vanno sei mesi”. Il dibattito proseguirà nella prossima seduta di Consiglio.

GM – www.cr.piemonte.it

Incendi ai capannoni, creato gruppo interforze

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Lo ha annunciato il Maggiore Balbo, in audizione in Consiglio regionale

Incendi nei capannoni delle aziende piemontesi: è stato creato un gruppo di lavoro tra le Forze dell’Ordine per prevenire questo fenomeno intensificatosi dal 2018, che – come ha spietato il Maggiore Vittorio Balbo del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Torino (Noe), in Piemonte è comunque meno diffuso che in Lombardia e Veneto.La notizia è emersa nel corso della riunione congiunta tra le Commissioni legalità e quinta, presiedute da Silvana Accossato che  hanno proseguito il ciclo di incontri relativi all’indagine conoscitiva sugli incendi ai magazzini di impianto di trattamento rifiuti differenziati. “L’attenzione maggiore da parte del Noe – ha continuato Balbo – si concentra sulle aziende che trattano la plastica e bisogna intervenire sulla tipologia di autorizzazioni concesse prevedendone una precisa e dettagliata regolamentazione”.Era presente anche il Colonnello Benito Castiglia del Comando Regione Carabinieri Forestale Piemonte, il quale ha evidenziato come la trasformazione del Corpo Forestale dello Stato, avvenuta nel 2017, abbia comportato la creazione di 73 stazioni di carabinieri forestali nell’intera regione. Svolgono campagne mirate su indicazione degli organismi apicali mentre sul territorio viene attuato un servizio di pattugliamento preventivo.L’attività di pronto intervento permette, anche attraverso il ricorso del numero verde 1515 (collegato al 112), di intervenite tempestivamente nei luoghi dove sono appiccati dolosamente gli incendi. Molto importante l’attività di sopralluogo, che permette di fotografare la realtà: si constatano così infrazioni amministrative, di stoccaggio degli impianti anti incendio, della quantità, qualità e tipologia dei materiali.È intervenuto il commissario Giorgio Bertola (M5s) che si è detto convinto della necessità, a conclusione dell’indagine conoscitiva, di elaborare un documento da rendere pubblico alla cittadinanza. Valter Ottria (Leu), Giovanni Corgnati (Pd) e  Gianpaolo Andrissi (M5s) hanno evidenziato rispettivamente “la lentezza e talora complessità per giungere ad intervenire sul fenomeno”, “la richiesta di una precisa e dettagliata statistica su questa tipologia di incendi” e “la necessità di giungere a nuove soluzioni tecniche per il trattamento dei rifiuti differenziati”. In seduta ordinaria – alla presenza dell’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia – la quinta Commissione ha iniziato l’esame del disegno di legge numero 299 “Norme di attuazione della legge quadro in materia di incendi boschivi” presentato dalla Giunta regionale. Terminata la discussione generale sul provvedimento, con l’accoglimento di tre emendamenti della Coldiretti Piemonte, nella prossima seduta si passerà all’esame dell’articolato.

SANITA’, TRONZANO (FI): INTERROGAZIONE SULLE CONTESTAZIONI DEI NAS ALLA DIVISIONE OCULISTICA DI VIA CHERASCO

in POLITICA
“Abbiamo depositato un question time per conoscere nel dettaglio le contestazioni rilevate dai Nas durante un blitz avvenuto giovedì mattina nella divisione di Oculistica delle Molinette, in via Cherasco“. Ad annunciarlo Andrea Tronzano vicecapogruppo di Forza Italia in Regione Piemonte. Tronzano: “dopo aver fatto un sopralluogo due mesi fa nei locali di via Cherasco era evidente che l’ambiente non fosse adeguato al delicato settore oculistico.” Tronzano spiega: “Da quanto abbiamo appreso i carabinieri si sarebbero presentati in base a diverse segnalazioni e casi di infezioni, visionando anche le sale operatorie. E’ evidente che il caso meriti un approfondimento in Aula visto che la soluzione di spezzettare in via Cherasco l’attività di Oculistica prima ospitata solo in via Juvarra non è stata una scelta politicamente adeguata. La Giunta ora deve rispondere sulle eventuali disfunzioni”.

Sviluppo attività produttive, ecco i fondi

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

In terza Commissione parere favorevole all’atto di Giunta che destina le somme disponibili

 

Primo atto per il riutilizzo dei fondi resi disponibili dalla prevista riduzione di capitale sociale di Finpiemonte Spa, circa 200 milioni di euro, che saranno destinati soprattutto a incentivare l’economia piemontese. La terza Commissione, presieduta da Raffaele Gallo, ha infatti espresso parere preventivo favorevole all’atto deliberativo della Giunta regionale che individua le linee per lo sviluppo delle attività produttive attraverso il programma pluriennale d’intervento 2018-2020. Il nuovo programma – come ha spiegato l’assessora Giuseppina De Santis –  contiene in larga parte le diverse ipotesi di riutilizzo dei fondi ex Finpiemonte. In particolare si prevede di destinare, tenuto conto della provenienza originaria delle risorse, 17,3 milioni di euro al commercio, 25 milioni all’artigianato e 48 milioni all’industria, se possibile e per semplicità di gestione all’interno di un fondo unico, con regole diverse a seconda della dimensione delle imprese. Inoltre, ci saranno 40 milioni destinati a costituire la sezione regionale del Fondo centrale di garanzia. Sempre in tema di risorse legate al progetto di riorganizzazione di Finpiemonte – ha aggiunto De Santis –  oltre 8 milioni saranno destinati a cooperazione e associazionismo. Tempistiche, modalità, obiettivi specifici e livello di incentivi delle varie misure verranno condivisi con le associazioni di categoria proprio nelle prossime settimane, ritenendo indispensabile un confronto costruttivo con le rappresentanze imprenditoriali. Prima dell’espressione del parere, sono intervenuti Andrea Tronzano (Fi), Francesca FredianiMauro Campo e Paolo Mighetti (M5s) per chiedere informazioni più dettagliate. L’assessore all’Agricoltura Giorgio Ferrero ha poi illustrato il Disegno di legge di riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale. È stato stilato il calendario delle audizioni dei portatori d’interesse e sono stati nominati i relatori: Domenico Rossi (Pd), Silvana Accossato (Leu) per la maggioranza e Campo per i Gruppi di opposizione. Delle attuali 45 leggi vigenti ne verranno abrogate 35 insieme a oltre cinquanta articoli in materia agricola contenuti nei vari provvedimenti regionali.Si tratta di una vera e propria legge quadro – ha spiegato Ferrero – necessaria per snellire, semplificare e rendere attuale la legislazione regionale. Verranno però introdotte quattro novità: l’agricoltura sociale, i presidi di prossimità (nell’ottica di una nuova forma di multifunzionalità), la birra agricola, le erbe spontanee e le piante officinali.

 

MB – www.cr.piemonte.it

FONDAZIONE DEL LIBRO, TRONZANO (FI): NESSUN IMPEGNO CONCRETO DA PARTE DELL’ASSESSORE SU PAGAMENTO DEI FORNITORI

in POLITICA
“Anche questa volta l’assessore alla Cultura Antonella Parigi non ha assunto alcun impegno degno di nota per il pagamento dei fornitori che attendono di veder onorati i propri crediti da parte della ex Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Anche sul fronte degli ex dipendenti non vi é alcuna garanzia nella ricollocazione o riassorbimento di tutti e 12 gli ex dipendenti della Fondazione”. Ad affermarlo il vicecapogruppo di Forza Italia Andrea Tronzano che ha discusso un question time sull’argomento.Conclude Tronzano: “Non si possono da un lato disperdere dodici professionalità importanti, ad oggi solo sei lavoratori hanno una prospettiva di ricollocamento all’interno del Circolo dei Lettori, e dall’altro non si possono far chiudere delle imprese laddove si tratta di eventi dove anche il pubblico é parte in causa. Il Salone ha avuto successo quegli stessi lavoratori sono stati chiamati a prestare la propria opera per la sua buona riuscita. Impegno che hanno onorato con abnegazione per la causa. Ora l’assessore deve mantenere le promesse che fece anteponendo la buona riuscita della manifestazione e non trincerarsi dietro ai se e ai ma”. 

In arrivo i nuovi treni

in BREVI DI CRONACA

Per migliorare i disagi ferroviari, spesso segnalati dai pendolari, sono in arrivo 21 nuovi treni per un servizio più affidabile e puntuale. E’ quanto emerge dalla risposta dall’assessore regionale ai Trasporti, Francesco Balocco, attraverso una nota letta dall’assessora Monica Cerutti, durante il question time, in risposta all’interrogazione del consigliere Andrea Fluttero (FI) sui frequenti disservizi della rete ferroviaria.  Nel contratto ponte siglato con Trenitalia  – ha dichiarato Balocco – è infatti stato previsto l’acquisto di 15 nuovi treni (i POP prodotti dall’Alstom), mentre altri 6 treni saranno acquistati con fondi Fsc di competenza regionale. Ulteriori significativi rinnovi del materiale rotabile nei prossimi 15 anni avverranno tramite gli affidamenti del Servizio ferroviario metropolitano con la procedura del confronto competitivo e del sistema dei regionali veloci, portando alla sostituzione di oltre il 50% della flotta attualmente circolante (circa 240 treni). Oltre ai treni POP, verranno acquistati treni ad alta capacità ROCK, prodotti dall’Hitachi Ansaldo Breda a Pistoia, quindi completamente creati in Italia come quelli realizzati da Alstom. Entro fine anno saranno concluse le procedure di affidamento con la stipula dei contratti 10+5, nella convinzione che le condizioni di servizio saranno migliori rispetto a quelle che si sarebbero potute ottenere con una semplice rinegoziazione del contratto con Trenitalia. Una delle accuse mosse dal consigliere Fluttero nell’interrogazione è che “rispetto ad altre Regioni che hanno optato per la negoziazione di un nuovo contratto con Trenitalia, il Piemonte, a discapito degli utenti, perderà tempo nell’approvvigionamento dei treni. La negoziazione di un nuovo contratto con Trenitalia avrebbe permesso un miglioramento del servizio in tempi contenuti con importanti investimenti in nuovi convogli, peraltro prodotti sul territorio nazionale”. A fronte dell’ultima lettera di protesta dei pendolari, in questo caso della linea Torino-Milano, Fluttero ha quindi giudicato “penalizzante la scelta della Regione di prevedere l’affidamento del servizio ferroviario metropolitano e regionale secondo procedure di confronto competitivo con modalità e tempi lunghi di definizione, che danneggiano i numerosi passeggeri pendolari, i quali lamentano lo stato di degrado dei vagoni ferroviari e i continui ritardi delle corse”. Il consigliere ha inoltre sottolineato la vetustà del parco treni della rete ferroviaria regionale (quasi 120 convogli) che solo per circa un quinto possono essere considerati recenti, con un’età non superiore ai 15 anni, mentre i restanti quattro quinti hanno oltre 40 anni. Alle regioni che hanno scelto di negoziare il nuovo contratto di servizio Trenitalia ha inoltre garantito nuovi treni di produzione italiana, attingendo a un proprio accordo per la fornitura da Alstom (stabilimento di Savigliano) e da Hitachi Ansaldo Breda (Pistoia)”.

 

 

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Approvata la legge sulla caccia

in BREVI DI CRONACA

Dopo 20 sedute in Commissione e 15 in Aula, via libera al nuovo testo in materia venatoria

Dopo venti sedute di Commissione e quindici di Consiglio, il Piemonte approva la legge sulla caccia. L’Aula di Palazzo Lascaris ha infatti licenziato a maggioranza (contrari i consiglieri M5s, Mns, Fi, Fdi e Lega Nord) il disegno di legge della Giunta 182 “Tutela della fauna e gestione faunistico-venatoria in Piemonte”.Il testo sostituisce la legge 70 del 1996, che era stata abrogata nel 2012. il Consiglio regionale infatti aveva approvato un emendamento che faceva venire meno la necessità del referendum sulla caccia.Il provvedimento approvato – come ha più volte sottolineato l’assessore regionale alla Caccia – rivede la legislazione in materia faunistico-venatoria in chiave nuova e moderna, in sintonia con i cambiamenti nazionali ed europei e in maniera tale da recepire le esigenze e le sollecitazioni delle associazioni di settore. La principale novità è costituita dal divieto di caccia per tutto il primo mese del calendario venatorio durante la domenica, una posizione portata avanti da alcuni consiglieri del Pd, di Articolo1 e di Sel, che ha generato un delicato lavoro di mediazione in seno alla stessa maggioranza che ha prodotto lo specifico emendamento, non votato tuttavia da Scelta di rete civica

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Il provvedimento si caratterizza anche per la tutela nei confronti delle specie della tipica fauna alpina e degli uccelli protetti dalla direttiva comunitaria, dall’aumento della superficie venatoria minima degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, dall’obbligo di una prova di tiro per la caccia di selezione e dalla possibilità di commercializzare gli animali abbattuti. Nello specifico, sono state inserite quindici specie non cacciabili: fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile.L’articolata e lunga discussione – tra relazioni introduttive, esame dei 318 emendamenti e subenendamenti e dichiarazioni finali – ha evidenziato le posizioni dei vari Gruppi.Per il M5s finalmente dopo diversi anni il Piemonte torna ad avere una legge sulla caccia. È  sfumata però l’occasione di fare una legge con norme efficaci e realmente tutelanti per animali e persone. La loro proposta di vietare la caccia di domenica, è stata sostituita da quello che è stato definito il tiepido compromesso del divieto nelle sole domeniche di settembre, una soluzione priva del coraggio necessario a restituire i boschi a tutti i piemontesi, come richiesto dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini e confermato dalle numerose firme raccolte in pochi giorni. Secondo M5s viene anche a mancare una seria tutela della fauna, limitando maggiormente le specie cacciabili. Tra gli emendamenti M5S approvati, c’è quello che conferisce la vigilanza venatoria alle guardie zoofile ed ecologiche volontarie individuate attraverso un iter formativo.

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Per Mns si è voluto fare del Piemonte l’unica Regione d’Italia ad avere un numero maggiore di limitazioni rispetto alla legge nazionale, quindi violandola. Se guardiamo alle liste delle specie non cacciabili, ha ribadito il capogruppo, siamo davanti ad una legge incostituzionale, proprio perché è lo Stato che deve decidere in tale materia. Tra gli emendamenti approvati, spicca quello che ha evitato di abrogare la legge che regola l’attività di controllo dei cinghiali.Secondo Articolo1 e Sel in questi anni il Piemonte ha scontato proprio il vuoto normativo e la mancanza di un piano venatorio. È stato giusto arrivare a questa legge, anche se avrebbero potuto essere ridotte ancor più le specie cacciabili e il calendario, proibendo la pratica la domenica tutto l’anno. Si pongono però delle regole chiare soprattutto per quanto riguarda gestione degli Atc e Ca, creando più equilibrio tra gli stessi e il mondo venatorio.

Per il Pd si è finalmente concluso il percorso per poter giungere ad una legge molto attesa ed equilibrata, in sintonia con i cambiamenti epocali. Secondo il relatore, tutti i 23 emendamenti rendono fluida ed efficace la legge.

Per Fi e Lega Nord questo Ddl è caratterizzato da una chiara pregiudiziale ideologica, che pone i cacciatori nello scomodo e ingiusto ruolo di problema piuttosto che di risorsa per il territorio.Per il capogruppo di Fdi si è persa l’occasione di ergersi a strumento di equilibrio cadendo nell’errore di merito di cedere alle contraddizioni del mondo ambientalista e animalista.

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Scelta di rete civica, infine, ribadendo il valore sociale e ambientale svolto dalla caccia,  ha sottolineato la convinzione di trovarsi di fronte a una riforma che accresce la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche utilizzate nel sistema della governance venatoria piemontese. Tra gli emendamenti approvati, spicca quello che autorizza il recupero di capi abbattuti in selezione sulle piste forestali.Nella replica, l’assessore ha voluto puntualizzare come la legge tuteli la fauna e l’attività venatoria, tenendo conto dei nuovi panorami che si sono aperti con l’aumento delle specie selvatiche, come i cinghiali e i caprioli, dannose alle coltivazioni agricole ma anche per la sicurezza delle persone.

 

MB

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Piano paesaggistico, i comuni rispondono

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

È incoraggiante la risposta dei Comuni piemontesi che devono adeguarsi al nuovo Piano paesaggistico. La partecipazione delle amministrazioni, che nei 24 mesi dall’emanazione del regolamento dovranno conformare i propri Piani regolatori al nuovo strumento, ha infatti numeri già importanti. È quanto emerso dalla Commissione Urbanistica, che ha proseguito oggi con l’assessore all’Ambiente l’analisi delle linee generali per la stesura del regolamento per l’attuazione del Piano paesaggistico regionale, attraverso l’adeguamento dei singoli Piani regolatori dei Comuni. Finora, ha riferito l’assessore, hanno fatto domanda per avere un contributo regionale 330 Comuni e 13 Unioni di Comuni che ne coinvolgono altri 80, raggiungendo così un numero complessivo di 410 Comuni che si sono dati disponibili a seguire – accompagnati dalla Regione – il percorso per l’adeguamento. I Comuni hanno così dimostrato il loro interesse per una materia che coinvolge tutti gli aspetti del territorio e unisce le singole amministrazioni in uno sforzo comune – ha aggiunto l’assessore. In generale, è stato spiegato che il testo del regolamento deve essere concordato con il Ministero prima di essere presentato in Giunta per l’approvazione definitiva; per aiutare i Comuni è stato emesso un bando regionale per i contributi con una dotazione di due milioni di euro per il 2018: si tratta di un percorso innovativo di condivisione delle norme. I Commissari intervenuti e la presidente della Commissione Urbanistica hanno discusso a lungo sull’iter dell’approvazione del Regolamento che attua il Piano paesaggistico regionale approvato nell’ottobre del 2017, decidendo di aprire un tavolo di lavoro per rispondere alle osservazioni presentate da vari enti locali sulle modalità e i tempi di attuazione delle varianti generali ai Piani regolatori comunali.

 

Imprese e lavoro: M5S interroga la Regione

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Quali iniziative ha intrapreso la Regione a sostegno delle imprese e dei lavoratori che stanno subendo forti disagi sul piano occupazionale come il ridimensionamento del personale e/o la sua eventuale ricollocazione? 

A chiederlo, in Aula, il Movimento 5 stelle con quattro interrogazioni a risposta immediata.  La prima – con riferimento ai siti di produzione Michelin – sulla convocazione di un tavolo che veda il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, volto a limitare la contrazione produttiva e occupazionale. L’assessora al Lavoro ha spiegato che è stato sottoscritto un accordo quadro che prevede, nel quinquennio 2016-2020, un investimento complessivo di 180 milioni di euro; che il sito di Alessandria mantenga e sviluppi la sua specializzazione degli pneumatici autocarro nuovo e sviluppi un progetto di competitività industriale; che il sito di Cuneo mantenga e sviluppi la propria posizione chiave nella fabbricazione degli pneumatici autovettura di media e alta gamma con un ulteriore incremento della produzione; che l’attività di produzione di cerchietti, dal sito di Fossano vada a Cuneo e incrementata con interventi di riorganizzazione; che l’attività di calandraggio a caldo presente sul sito di Torino Stura prosegua il trend di miglioramento dei risultati di competitività industriale, lo sviluppo della flessibilità reattiva, la riduzione dei propri costi e la riduzione degli scarti. Il secondo atto ispettivo, trattava il numero di lavoratori coinvolti nel licenziamento collettivo, risoltosi in gran parte nei primi mesi del 2016 – 2017, e sulla messa in liquidazione della Gec SpA di Cuneo. L’amministratrice regionale ha comunicato che risultano essere 39 i lavoratori coinvolti, 14 dei quali hanno rassegnato le dimissioni. Dell’intero ammontare, 21 attualmente stanno prestando attività lavorativa, di cui 8 con contratto di lavoro a tempo indeterminato e 13 con contratto a termine. La terza interrogazione richiedeva quale fosse l’attuale collocazione dei 19 ex lavoratori della Esex di Pianezza (To) a seguito degli avvenuti licenziamenti risalenti prevalentemente al mese di giugno 2014. L’assessora ha evidenziato come la Regione si sia attivata concedendo loro la possibilità di partecipare agli interventi di politica attiva, grazie ad un investimento del Fondo sociale europeo.  In particolare, possono usufruire del Buono Servizi Lavoro per disoccupati da più di sei mesi, rivolgendosi, per informazioni generali, direttamente ai centri per l’impiego. L’ultimo quesito, chiedeva quali fossero le garanzie occupazionali per i lavoratori ex Lsu e appalti storici, addetti alle pulizie degli istituti scolastici e al progetto “Scuole Belle”, in forza presso le aziende dei consorzi Cns, Manital e Ciclat. È stato sottoscritto un accordo quadro presso la presidenza del Consiglio dei ministri nel marzo del 2016 – ha concluso l’assessora – tra aziende coinvolte e sindacati, con il mantenimento del progetto fino al novembre 2016 tramite apposito intervento normativo, individuando le risorse necessarie nell’ambito del bilancio del Miur e attraverso un periodo di sospensione dell’attività lavorativa tramite il ricorso alla cassa integrazione guadagni in deroga nei limiti temporali della legge vigente.

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