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CULTURA - page 43

“I Lamberti”, opere d’arte all’asta nel Vco per l’emergenza sanitaria

in CULTURA E SPETTACOLI

L’Associazione omegnese I LAMBERTI, ispirata all’opera e all’insegnamento di Gianni Rodari, nell’intento di aderire all’iniziativa lanciata dalla Fondazione Comunitaria del VCO per la raccolta fondi per l’acquisto di sei Monitor per le sale di rianimazione degli Ospedali di Omegna, Verbania e Domodossola, ha promosso un’asta benefica di alcune opere messe a disposizione da un gruppo di artisti locali ad un prezzo base accessibile a tutti

Si tratta di diciotto opere corredate da un codice da segnalare nel momento dell’offerta da effettuare telefonicamente oppure con messaggio o WhatsApp al n. 3402243654 o via mail all’indirizzo di posta ripamonti.paolo@libero.it. L’asta proseguirà fino alla mezzanotte di Domenica 22 marzo, prendendo in considerazione le offerte più alte.

Un’iniziativa importante, motivata dall’urgenza della raccolta di fondi per l’emergenza imposta dal coronavirus, che ha raccolta l’adesione di artisti e grafici che hanno saputo una volta di più mettere il loro talento al servizio della comunità.

M.Tr.

Il Museo Accorsi-Ometto aderisce a #iorestoacasa

in CULTURA E SPETTACOLI

Le sale dei musei sono chiuse al pubblico per covid-19? Anche il Museo Accorsi-Ometto non si arrende e aderisce alla campagna #iorestoacasa, aprendo una finestra virtuale sulle sue collezioni e interagendo via social con il suo pubblico, cercando di rispondere a tutte le richieste, domande e curiosità.

Sarà intensificata la narrazione del museo e delle mostre su Facebook, Twitter e Instagram, aderendo inoltre alla campagna #laculturanontilasciasolo

Ecco gli appuntamenti fissi, a cadenza settimanale:

  • Martedì: Dentro l’opera. Approfondimento sui capolavori del Museo con #dentrolopera. Si scopriranno i dettagli, le curiosità delle opere più significative del Museo, comprese le nuove acquisizioni.
  • Giovedì: Le collezioni. Dalla porcellana, alla pittura, passando per gli orologi, i cristalli, i mobili, gli arazzi…Tante sono le collezioni presenti nel museo! #collezioniaccorsi
  • Sabato: A spasso nel museo. Le sale del Museo, raccontate una per una in una sorta di tour virtuale, in un racconto per immagini che è anche la storia del gusto collezionistico di Pietro Accorsi.
  • Lunedì: I vostri sguardi. Vengono pubblicate le foto più belle che i visitatori hanno condiviso con il Museo attraverso #museoaccorsi

Il Polo del ‘900 è chiuso ma è sempre in rete

in Cosa succede in città

Il Polo del ‘900 e i 22 enti partner lanciano il programma #ilpoloèsempreonline. Pillole di storia, contenuti d’archivio, consigli cinematografici, letture online e una call agli insegnanti per rispondere alle sfide del presente attraverso il Novecento.

 

Il Polo del ‘900 di Torino e i 22 Enti partner hanno messo insieme competenze, patrimoni e idee per continuare la propria attività culturale online. Da oggi, con il programma #ilpoloèsempreonline, sul sito del Polo e sulla pagina FB, racconti, figure e voci del Novecento per rispondere alle domande del presente.

Da oggi, per 4 settimane, ogni martedì e venerdì alle 14, lo storico Giovanni De Luna propone Momenti di storia, racconti del passato e suggerimenti cinematografici, in collaborazione con l’Istituto Piemontese per la storia della Resistenza. Ogni martedì, De Luna racconta aneddoti della seconda guerra mondiale alla scoperta della voglia di vivere dei torinesi e delle forme di resistenza sviluppate durante l’eccezionalità di quel momento storico. Il venerdì, invece, sarà dedicato a suggerimenti cinematografi con i film che hanno raccontato i grandi cambiamenti del Novecento.

Da venerdì 20 marzo ore 17, parte un altro appuntamento, in collaborazione della Rete Italiana di Cultura Popolare. La voce di Antonio Damasco ci accompagna fra le pagine del libro la Storia sei tu. 1000 anni in 20 nonni (Rizzoli) di Carlo Greppi. Una lettura adatta a grandi e piccoli che racconta gli eventi e i personaggi più importanti degli ultimi mille anni attraverso il racconto di venti saggi nonni.

Il Polo pensa anche a studenti e insegnanti e a sostegno della didattica online, propone sul proprio sito, la sezione #Chiedialpolo. Attraverso una call rivolta agli insegnanti, il Polo intende intercettare le esigenze scolastiche attuali e proporre approfondimenti, documenti d’archivio, lezioni in collaborazione con studiosi, archivisti del Polo. I contenuti prodotti saranno condivisi sulla pagina FB e sul sito a partire dal 23 marzo. Tutte le info su www.polodel900.it

“Il Polo del ‘900 e i 22 enti partner hanno messo a punto un programma di appuntamenti online, per tutti coloro che in questo periodo di inattività vogliono approfondire storie, figure e valori del Novecento correlate alle sfide e emergenze dell’oggi. Lo faremo attraverso format e contenuti digitali che metteremo a disposizione sui nostri canali web. Il sito del Polo e la pagina Fb saranno una sorta di hub che progressivamente accoglieranno le proposte e elaborate dai 22 Enti partecipanti – spiega Alessandro Bollo, direttore del Polo del ‘900 – Confido che, come spesso è accaduto in passato, risposte positive a momenti di emergenza e straordinarietà possano produrre effetti di cui beneficiare anche in periodo di ritorno all’ordinarietà. Uscire dalla zona di confort, mettersi in gioco, lavorare su nuove frontiere, sperimentare le possibilità del digitale penso possa considerarsi un esercizio di fecondo approccio per il mondo della cultura, in un tempo che nostro malgrado ci è dato affrontare senza istruzioni per l’uso”.

Asti, la Rotonda e i Cavalieri di Malta

in CULTURA E SPETTACOLI

Asti e il suo passato, dal Medioevo all’epico Cinquecento, dalle rovinose invasioni del Barbarossa ai pellegrini e ai crociati diretti in Terra Santa fino ai valorosi Cavalieri astigiani che combatterono con l’Ordine di Malta contro i turchi

Al fondo di corso Alfieri una “Rotonda” medioevale con pianta ottagonale ricorda la chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Fu costruita, nei primi decenni del 1100, a imitazione della celebre chiesa della Città Santa, sulla scia dell’entusiasmo e dell’esaltazione della conquista di Gerusalemme nella prima crociata. La “Rotonda” fa di Asti una piccola “Gerusalemme italiana”, una delle tante Gerusalemme d’Italia disseminate sul territorio della penisola. Gerusalemme è ovunque in Italia, si direbbe. La presenza musulmana nei luoghi santi e l’avanzata in Asia degli ottomani nel Quattrocento avevano reso più complicato e rischioso il tradizionale pellegrinaggio dei cristiani verso la città di Gesù. Per sostituire il cammino religioso in Terra Santa sorsero così i Sacri Monti, di cui il Piemonte è costellato, una serie di cappelle collocate sulle fiancate delle montagne per riprodurre i luoghi santi gerosolimitani oppure vennero edificate in varie città riproduzioni della Rotonda dell’Anastasis o dell’edicola del Santo Sepolcro.

 

La Rotonda astigiana, purtroppo oggi soffocata dal traffico della zona, fa parte del complesso del Battistero di San Pietro o Chiesa di San Pietro in Consavia, costituito in origine da quattro edifici eretti tra il XII e il XIV secolo nel borgo omonimo, che per molti secoli ospitò i Cavalieri gerosolimitani di San Giovanni. Asti stessa fu sede del Priorato Gerosolimitano di Lombardia (comprendeva Piemonte, Liguria, Lombardia, Parma e Piacenza) il cui Priore risiedeva nella chiesa di San Pietro in Consavia. La Rotonda vuole essere una copia del luogo santo, fatta costruire dal vescovo Landolfo quasi mille anni fa, per dare la possibilità a molte persone di seguire un pellegrinaggio nella propria regione, che era molto meno pericoloso, meno lungo e meno costoso di quello in Palestina. All’interno della Rotonda si trovano otto colonne collegate tra loro da archi circolari e un fonte battesimale marmoreo del Cinquecento. Nei secoli successivi il complesso fu utilizzato come Battistero e subì molte ristrutturazioni che alterarono la sua architettura caratteristica e solo negli anni Trenta un restauro conservativo riportò la chiesa alla sua antica struttura medievale.

 

Attualmente il complesso del Battistero di San Pietro è costituito da tre edifici: la chiesa quadrata di San Pietro del Quattrocento, la Rotonda, innalzata come chiesa del Santo Sepolcro, con la torre del XII secolo e il chiostro, una parte del quale era occupato dall’ospedale dei pellegrini, e una Casa Priorale, sede oggi del Museo archeologico e paleontologico. Furono numerosi i Cavalieri astigiani che combatterono in Oriente per l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, fin dai tempi della sua nascita nel 1113, e tanti furono quelli che difesero l’isola di Malta dal Grande Assedio della flotta ottomana nel 1565, una delle pagine gloriose della storia militare dell’Ordine. Tra questi ultimi si ricordano in particolare Giovanni Francesco Pelletta, morto combattendo per difendere il forte di Sant’Elmo, Vasino Malabaila e Giorgio Cacherano che diede, tra l’altro, un ingente contributo per la costruzione della città della Valletta. Va ricordato anche Pietrino del Ponte, priore di Asti, che giunse a Rodi all’inizio del Cinquecento, partecipò alla trionfale battaglia navale di Alessandretta del 1509 e diventò Gran Maestro dell’Ordine di Malta dal 1534 al 1535, anno della sua morte, succedendo a Philippe Villiers de l’Isle Adam. È sepolto nella concattedrale di San Giovanni a Malta. Sir Steven Runciman, nella sua monumentale Storia delle Crociate, ci parla anche di un altro famoso astigiano vissuto nel Trecento. Si tratta di Enrico d’Asti, della nobile famiglia astese dei Comentina, patriarca latino di Costantinopoli. Al comando di una squadra navale cristiana Enrico d’Asti sconfisse l’emiro di Smirne che infestava le acque dell’Egeo con atti di pirateria. Dopo l’occupazione della città i cavalieri cristiani cercarono di invadere anche l’entroterra ma furono sconfitti. Enrico d’Asti morì da martire e fu beatificato dalla chiesa cattolica. Le sue spoglie si trovano nel Duomo di Asti.

Filippo Re

 

Rinviato anche il Salone del Libro

in CULTURA E SPETTACOLI

Il comunicato della Fondazione Salone del Libro

Il Salone Internazionale del Libro di Torino anche quest’anno si farà e sarà una grande occasione di incontro tra autori, editori e lettori.

”L’organizzazione sta lavorando con la passione di sempre all’edizione 2020, ma per poter continuare a essere un punto di riferimento di questa straordinaria comunità, il Salone del Libro deve prima di tutto garantire le condizioni di sicurezza e di salute del suo pubblico, dei suoi espositori e del personale che vi lavora.

 

Per questo motivo, preso atto della situazione di emergenza – nazionale e internazionale – nella quale ci troviamo, e in accordo con le istituzioni e i partner che collaborano in maniera essenziale alla sua organizzazione, oltre che con Lingotto Fiere, il Salone del Libro di Torino ha valutato necessario e responsabile rimandare la manifestazione (originariamente in programma dal 14 al 18 maggio) a una data che comunicheremo prima possibile.

 

In coordinamento con le istituzioni e a seguito di un incontro di questa mattina con la Regione Piemonte e il Comune di Torino che si sono impegnati a collaborare pienamente all’obiettivo comune di realizzare il Salone in piena sicurezza e con l’entusiasmo di sempre, l’organizzazione continua a lavorare e a monitorare attentamente l’evolversi della situazione in attesa delle disposizioni che verranno varate dopo il 3 aprile 2020, a scadenza del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri attualmente in vigore. Le nuove date verranno annunciate non appena sarà possibile una valutazione esaustiva degli scenari futuri.

 

In un momento di grande sacrificio da parte di tutti gli italiani, il Salone vuole esprimere la sua più sentita vicinanza a coloro che stanno vivendo in prima persona gli effetti dell’emergenza: i malati, i loro cari, così come tutto il personale sanitario e le istituzioni che lavorano senza sosta per la salute e la sicurezza di tutti.”

Re Vittorio e la semplificazione della storia

in CULTURA E SPETTACOLI

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Scarso risalto sui giornali italiani ha avuto il bicentenario di Vittorio Emanuele II. Era prevedibile ed anche comprensibile perché l’emergenza Coronavirus ci ha  invaso, creando via via sempre di più quel clima di psicosi che si voleva  illusoriamente evitare. Quindi lo spazio per il re il “Corriere  della Sera” non l’ha trovato

Se fosse stato  vivo  Giuseppe Galasso, non sarebbe accaduto, ma con i  vari Carioti e’ stato possibile. Tuttavia l’articolo   di Alessandro B a r b e r o  su “La Stampa” che riprende parte delle argomentazioni di Mack Smith, – vecchie di cinquant’anni e non frutto di ricerche condotte seriamente, – e  riprende persino  citazioni riportate su Wikipedia, basta ed avanza.
Pochi lo hanno letto, ma chi lo ha fatto non ha potuto non constatare le esagerazioni e le strumentalizzazioni che balzano fin troppo evidenti anche a un non addetto ai lavori. In passato gli storici del Medio Evo si limitavano a scrivere della loro disciplina, salvo casi eccezionali. Ed erano dei grandi storici. E’ stata un‘ eccezione quella di Luciano Canfora che da filologo dell’antichità classica si è spinto avventurosamente a scrivere di Gramsci e di Concetto Marchesi e di tanto altro . Gli esiti non sono stati sempre felicissimi, ma va riconosciuta la vivida intelligenza del  noto professore dell’ Università di Bari che a volte è anche fazioso, ma si rivela sempre brillante nel senso migliore dell’espressione e non e’ mai banale.  Sarebbe logico che ognuno si occupasse del suo orticello, curando in primis la ricerca, l’insegnamento e gli allievi, mettendo all’ ultimo posto la divulgazione che da’ facile notorietà e forse, anche, guadagni significativi. Il  docente, di norma, dovrebbe rifiutare la mediaticità dei circenses che piacciono alle plebi, anche se  ormai i monaci del sapere  laico come Franco Venturi non ci sono più  da tempo.
Sarebbe stato  comunque impensabile un Rosario Romeo, sommo storico risorgimentale, nella veste di volgarizzatore sommario di storia medievale, ad esempio. Certo e ‘ lecito criticare il re Vittorio – anzi le celebrazioni vanno abortite  –  ma occorrono sempre delle  serie argomentazioni storiche riferite al Risorgimento e al trentennio del suo regno che non può essere solo e soltanto un insieme di  errori e di ombre negative.
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 C’è stata in Italia una storiografia repubblicana da  Salvatorelli  a Spadolini, a Galasso, tanto per citare tre nomi importanti, che ha dato un contributo alto al dibattito risorgimentale. Adolfo Omodeo non esito’ a difendere  il Risorgimento dalle semplificazioni giovanili di Gobetti con assoluta fermezza, parlando dell’ “orianesimo“ giornalistico del giovane torinese.  Questi  storici sarebbero  indignati di fronte alla prosa  un po’ troppo disinvolta di B a r b e r o  che non ha titolo  specifico per scrivere su Risorgimento e fascismo, come invece fa da anni. Il fatto che piaccia al pubblico televisivo non dimostra nulla. Anzi, il successo televisivo è inversamente proporzionale allo scrupolo storiografico che impedisce  sempre la semplificazione, una scorciatoia vietata agli storici. Direi che la consapevolezza della complessità  e’ per uno studioso anche una questione di  etica  professionale  irrinunciabile . La storia e’ sempre un fatto complesso  e non semplificabile,  se non si vuole tradire il valore della ricerca. Luigi Firpo, quando ci insegnava i rudimenti della ricerca storica, era molto rigoroso e chiaro  su queste premesse procedurali. Ma c’ è un esempio ancora più emblematico di una storiografia di origini nettamente di sinistra,   opera di un dirigente del PCI  che ha ricoperto importanti incarichi pubblici. Mi riferisco a Gianni Oliva la cui opera ha spaziato dalla storia militare a quella sabauda, per poi giungere in tempi molto difficili alla ricostruzione storica del dramma delle foibe, tema sul quale  il PCI ebbe posizioni omertose e mendaci. Oliva ha saputo e continua a distinguere il suo legittimo impegno politico e la sua ricerca storica  con un’onestà intellettuale davvero eccezionale. Anche Oliva ha fatto della divulgazione storica, anche Oliva va in televisione, ma ha sempre saputo mantenere il necessario rigore scientifico. Non si è mai esibito e non si è mai montato la testa anche se viene invitato in tutta Italia e i suoi libri hanno un ampio successo. Oliva usa un linguaggio semplice e leggibile che molti storici rifuggono, rendendosi troppi elitari, ma non scade mai nella banalità  oggi imperversante.
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Oggi in Italia  tutti scrivono di tutto, ma la tuttologia  è esattamente l’inverso della scienza. E non si può stabilire una differenza tra  il testo  di un articolo di giornale rispetto ad un saggio perché il rispetto della verità e dello scrupolo storico deve essere sempre lo stesso . Il venir meno a certe regole in un articolo non è meno grave che in un saggio. B a r b e r o si laureò con Giovanni Tabacco di cui fui amico. Non fu lui a succedergli sulla cattedra torinese, ma  B a r b e r o vinse la cattedra a Vercelli. Tabacco  non  credo – il dubbio e’  sempre doveroso, trattandosi di un morto – che potrebbe approvare il suo ex allievo, anche se è chiaro che ognuno è libero di scegliere la sua strada in assoluta libertà . Anche Galante Garrone criticò il suo  ex allievo Vittorio Messori,  un giornalista  per molti versi colto e intelligente che, per un eccesso  di foga polemica, cercò di distruggere, niente di meno,  il Risorgimento.   Anche il solito presidente della sedicente consulta dei senatori del regno ha voluto scrivere in questa occasione il suo compitino, una rigovernatura di luoghi comuni che hanno  assai poca affinità con la riflessione storica sul bicentenario.   Nessun esponente dei diversi comitati per il bicentenario del re ha fatto sentire la sua voce   per confutare l’articolo di B a r b e r o. Hanno taciuto in attesa di riorganizzare  magari a Ferragosto il  gran ballo  programmato per il 13 marzo. Loro, invece di studiare la storia, ballano. Questione di gusti ma anche  segno  sinistro dei tempi calamitosi in cui viviamo.

Il Marchese del tennis

in CULTURA E SPETTACOLI

« Al PalaRuffini di Torino, nel novembre 1981, organizzo un’ esibizione di tennis femminile tra Stati Uniti e Resto del Mondo. Martina Navratilova, Betsy Nagelsen, Leslie Allen contro Virginia Wade, Bettina Bunge e Virginia Ruzici. Spettatori: tre. Non scherzo

A vedere le partite non viene nessuno, ma non posso tirarmi indietro: l’evento è voluto da Mark McCormack in persona per corteggiare la fidanzata Betsy Nagelsen, tennista americana della Florida che sarebbe diventata la sua seconda moglie ».

Così racconta Cino Marchese in uno dei suoi tanti aneddoti narrati a Gaia Piccardi pochi mesi prima di lasciarci nella sua autobiografia ”Il Marchese del Tennis” (edizioni Absolutly Free Libri, 2019 € 18). Parla di una certa freddezza tutta taurinense per il ”glamour event” e di una capricciosa Navratilova che asserragliata all’hotel Principi di Piemonte prima del match, ordina una introvabile bistecca e del succo di mele mandandolo su tutte le furie. Così era Cino diretto e leale, che partendo dalla sua piccola Valenza Po’ inventò su due piedi il corporate marketing sportivo nel mondo. Una figura di imprenditore weberiano d’altri tempi: gavetta, sacrifici e duro lavoro abbinati a calore umano, lealtà e altruismo. Archeologia oggi ai tempidi Internet. Fine psicologo e abilissimo negoziatore globetrotter, titolare dell’ americana IMG per l’Italia. Per lui una stretta di mano valeva molto di più che una firma in calce a un contratto. Scoprì Jennifer Capriati e Monica Seles lanciò Alberto Tomba e molti altri campioni. Amico di una vita del tennista-banchiere Ion Tiriac, del mitico australiano Newcombe e di Adriano Panatta. Narra di come salvò la vita al fragile Borg nella Milano da bere anni ottanta del protagonismo di John MC Enroe e Lendl ma anche dell’eroismo di tanta gente comune e uomini di sport. Senza escludere magliari di ogni genere da cui guardarsi le spalle. Uno spaccato di vita eccezionale ilare e malinconico a volte struggente. Prima di lui non esisteva un mercato dei diritti televisivi. Il villaggio commerciale degli eventi nei tornei dell’Atp e del Wta nasce da una sua idea. Se ne è andato il 17 marzo 2019 nella sua casa di Roma guardando in televisione una partita di basket il suo sport preferito. Me ne parlò Roberto Bellotti suo amico di famiglia tecnico federale Fit mio amico e maestro di tennis. Dopo di lui lo sport internazionale nel bene e nel male non è stato più lo stesso.

Aldo Colonna

L’isola del libro: #IoRestoALeggere

in CULTURA E SPETTACOLI

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria / In questi difficili giorni di coprifuoco causa Corona Virus l’occasione da non perdere è scoprire o rispolverare pagine che ci aiutino a trasportarci oltre l’emergenza

Ben venga allora l’iniziativa della Nave di Teseo e di Baldini+Castoldi #IoRestoALeggere, che vi segnalo.

Gli autori di queste case editrici sono stati invitati a registrare una clip in cui leggono un brano da un proprio libro. Brevi filmati che, giorno dopo giorno, sui canali social degli editori ci terranno compagnia, ricordandoci che i libri costruiscono ponti e legami che trascendono i limiti di una stanza e di casa. Quotidiane pillole di lettura che dal nostro divano ci catapulteranno in viaggi, mondi e vite infiniti e affascinanti. Perché questa è una delle tante meraviglie della lettura. Un’ancora di salvezza in tempo di reclusione forzata. Un’occasione da non perdere. Fate volare il tempo con un libro che  può salvarvi la vita … in più sensi, e regalarvi emozioni nuove.

 

Ed ora alcuni spunti …..

 

Sandro Veronesi  “Il colibrì”   -La nave di Teseo-  euro 20,00

Questa è la bellissima storia di una vita raccontata con la profondità a cui ci ha abituati l’autore di “Caos calmo”, con cui vinse il Premio Strega nel 2006. L’esistenza è quella dell’oftalmologo Marco Carrera, soprannominato “il colibrì” -come il piccolo uccello, apparentemente fragile-  perché la sua statura sembrava aver segnato una battuta d’arresto; salvo poi ripartire in altezza dopo i 15 anni grazie ad una prodigiosa cura ormonale. Nasce nel 1959 in una classica famiglia borghese fiorentina, e finisce i suoi giorni (in pagine che vi lasceranno il segno) in un ipotetico futuro 2030. In mezzo a questi poli opposti c’è la sua avventura umana, con gli sgambetti che il destino può fare,  e ci sono i personaggi che abiteranno la sua vita. Sullo sfondo i genitori, l’ingegnere Probo e l’architetto Letizia, che lui assisterà con abnegazione negli anni della malattia; il fratello Giacomo con cui la distanza da colmare non è solo quella dell’oceano che ha attraversato per costruirsi una nuova vita in America. Poi c’è lo strazio mai completamente metabolizzato della morte della sorella Irene; il difficile matrimonio con una hostess slovena che non finirà bene, l’amore platonico ed epistolare per Luisa, la vicina di casa delle estati da ragazzini nel paradiso di Bolgheri. I dolori nella vita di Marco sono una costante, ma lui è un colibrì e nella tempesta resiste tenacemente in volo sbattendo forsennatamente le ali. E’ con questa insospettabile resistenza che attraversa le nuvole della morte della figlia Adele che da piccola era convinta di avere un filo legato dietro la schiena: il loro era un rapporto strettissimo interrotto dal destino beffardo (e leggendo capirete anche quanto simbolico). Poi una nuova e fortissima ragione di vita incarnata dalla nipotina orfana Miraijin, che lui cresce con amore infinito e che diventerà una leader e concreta speranza di una nuova era per l’umanità. E dopo tanto peregrinare la fine che Marco coraggiosamente sceglie per se, orchestrando la scena in un modo che già da solo vale tutto il romanzo.

 

 

Patricia Cornwell  “Quantum”   – Mondadori-  euro  22,00

Non aspettatevi un’altra avventura dell’anatomopatologa Kay Scarpetta perché questa volta la regina del best seller abbandona la sala autopsie per gettarsi a capofitto nel mondo del cyber crimine e inventa una nuova eroina. E’ Calli Chase, una pilota della Nasa e vanta carattere combattivo e tenacia. La sua missione è indagare sul possibile  boicottaggio di una missione strategica che potrebbe vedere coinvolta la sua gemella omozigote, Carme. Calli inizia un’affannosa corsa contro il tempo perche vuole salvare il programma spaziale e riabilitare la sorella. Siamo catapultati nel mondo dello spionaggio, e il romanzo è frutto anche di un’approfondita ricerca che la Cornwell ha dovuto fare per addentrarsi in un universo di cui sapeva poco. “Quantum” è il primo di una nuova serie di romanzi che la scrittrice americana ha in mente; seguirà “Spin”, e spera di replicare lo straordinario successo dei precedenti 24 libri con Kay Scarpetta.Curiosità: l’idea di “Quantum” è nata dal tour che l’autrice fece nel 2001 alla Nasa, durante il quale conobbe due gemelle. Due anni fa è tornata per una nuova visita ed ha saputo che una delle due era morta di cancro. Ha voluto incontrare quella superstite, Christina, che le ha raccontato come una volta vedendosi riflessa nello specchio ha avuto la sensazione di vedere la gemella. Da lì e dall’affascinante tema del doppio, la Cornwell è partita per questa nuova avventura.

 

 

Sam Kasnher e Nancy Schoenberger  “Jackie e Lee” –Mondadori-  euro 19,00

Il sottotitolo di questa sorta di biografia a due recita: due sorelle, una vita splendida e tragica. Sono Jacqueline e Caroline Bouvier: la prima diventerà first lady d’America sposando John Fitzgerald Kennedy, la seconda principessa Radziwill… e questo splendido libro mette a fuoco il loro complesso rapporto. Un legame che conoscerà alti e bassi, gelosie, prevaricazioni, rivalità in amore, costante ricerca di mariti estremamente ricchi che possano pagare i loro salatissimi conti. Un rapporto strettissimo e complice in certe fasi delle loro vite, alternato da scontri e malumori in altri frangenti. Fino alla crepa finale con l’inspiegabile testamento di Jackie: non lasciò neanche una briciola del suo ingente patrimonio alla sorella Lee, che invece di soldi avrebbe avuto bisogno.In queste pagine scorrono le loro vite quasi parallele, tra jet set, politica, miliardi, matrimoni, vedovanze e divorzi, funestate entrambe da grandi lutti. Scopriamo che Lee forse andò a letto con JFK e che Jackie la ripagò più tardi soffiandogli il magnate greco Aristotele Onassis. Entrambe adoravano il padre, che però preferiva Jackie, crebbero con tutti gli agi grazie al ricco patrigno ed ebbero caratteri molto diversi. Lee era esuberante, ribelle e amava distinguersi; Jackie era più schiva e riservata. Eppure il destino mise al centro della scena mondiale proprio lei, la first lady che sopportava i tradimenti del Presidente in silenzio e a testa alta; madre attenta e protettiva, laddove Lee invece fu più distratta e patì parecchio stare nel cono d’ombra dell’ingombrante sorella. Tutta la vita di Lee, i suoi interessi e il suo stile furono dettati in parte dalla costante competizione con Jackie della quale fu anche succube. La summa finale è il tracciato di due vite privilegiate costellate da lutti devastanti: ebbero davvero molto, ma persero anche figli e mariti. Come se la vita avesse loro regalato glamour, successo e soldi a palate, ma anche preteso in cambio pesanti tributi di dolore. In questo libro che scivola via con la scorrevolezza di un romanzo, gli autori raccontano fatti privati e inediti che ci aiutano a capire meglio due icone del XX secolo con i loro pregi e ….parecchi difetti.

Jacqueline morì nel 1994 per un linfoma non Hodgkin a soli 64 anni; Lee le sopravvisse a lungo. E’ morta a 85 anni il 15 febbraio 2019 nel suo appartamento a Manhattan.

Nel 2000 pubblicò “Happy Times” (Assouline). Metà diario e metà album fotografico in cui celebra e ripercorre gli anni 60: periodo della sua vita particolarmente felice e ricco di incontri esaltanti.

Nel 2015 mandò in stampa “Lee”(Assouline) che più che un’autobiografia è un’altra “miniera di fotografie” che immortalano case, luoghi, viaggi e personaggi dorati e famosi.

Entrambi i volumi sono in lingua inglese, ma le immagini parlano da sole e ci danno un’idea più precisa di questa donna bellissima ed elegante fino all’ultimo. Decisamente la più bella delle sorelle Bouvier.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Omaggio a Re Vittorio, padre della Patria  – L’emergenza impone responsabilità – Massimo Numa – Putin fino al 2036

Omaggio a Re Vittorio, padre della Patria

Avrei dovuto sabato deporre in omaggio a Vittorio Emanuele II, primo Re d’ Italia  a Palazzo Carignano, dove nacque il 14 marzo 1820, una corona d’alloro a nome del Centro “Pannunzio” che, seguendo le idee del direttore del “ Mondo”, sentì sempre un forte legame ideale con il Risorgimento e in modo particolare con Cavour. Insieme a Rosario Romeo e Adolfo Omodeo e allo stesso Benedetto Croce ,sentimmo la necessità di difendere le ragioni del Risorgimento rispetto alle critiche dell’ “orianesimo” giornalistico gobettiano e al marxismo di scuola gramsciana volto a ridurre il moto risorgimentale a conquista regia.
Per questi motivi avremmo voluto onorare il Re che contribuì ad unire l’Italia dopo secoli di divisioni facendo della sua Casa il fulcro su cui fare leva per realizzare il processo di unificazione, come ben vide Giuseppe Garibaldi che abbandonò Mazzini ai suoi sogni rivoluzionari. Vittorio Emanuele non ebbe la tempra di un Emanuele Filiberto e di un Vittorio Amedeo II, ma creò il nuovo Stato unitario,vincendo mille resistenze e affrontando due guerre per l’indipendenza. L’unità d’Italia aveva tanti nemici e l’impresa, riconobbe Salvemini, era davvero titanica. Stando ad alcuni suoi contemporanei, non fu un uomo di particolari qualità ,anche se fu un ottimo e coraggioso soldato ,ma le testimonianze occasionali possono solo  dare l’ idea dell’uomo privato non del Re che prese il Piemonte nel 1849 pesantemente sconfitto a Novara e giunse fino a Roma capitale e alla Sinistra di Depretis al potere. Vittorio Emanuele, non particolarmente versato negli studi, al contrario di suo padre Carlo Alberto,venne educato militarmente secondo le tradizioni sabaude e il modello a cui guardavano i suoi precettori era il re assoluto. Carlo Alberto era rimasto ondeggiante tra i moti carbonari del 1821 e il Trocadero dove combatté i liberali spagnoli ,anche se nel 1848 si decise a concedere lo Statuto,a dichiarare guerra all’Austria e a far suo il vessillo italiano ,una bandiera nata repubblicana è financo giacobina. Carlo Alberto nel suo periodo di regno realizzò anche una politica di riforme degna di essere ricordata, come sosteneva Narciso Nada, lo storico degli antichi Stati italiani prima dell’ Unità.
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Vittorio Emanuele, che aveva una madre e una moglie appartenenti alla famiglia degli Asburgo, ereditò all’ improvviso un trono dopo l’abdicazione di Carlo Alberto e di fatto fu il primo Re costituzionale che sperimentò lo Statuto . Non fu un’ esperienza facile e l’aver avuto un capo del Governo come Massimo d’Azeglio gli giovò sicuramente molto .Non è vero che fu accondiscendente verso l’Austria con cui riuscì a trattare una pace meno onerosa di quella prevista a Vignale nell’incontro con Radetzky. Fu elemento di equilibrio tra un Parlamento riottoso alla pace e l’Austria che voleva occupare parte del territorio piemontese, tra cui la fortezza di Alessandria . Il Proclama di Moncalieri e l’ iniziativa diplomatica di d’Azeglio furono passaggi importanti per superare difficoltà apparse in alcuni momenti insormontabili. Il fatto incontrovertibile è che egli non revocò lo Statuto e fu fedele al giuramento prestato,mentre tutti gli altri principi italiani tornarono sui loro passi e rinnegarono le Costituzioni concesse. Fu d’ Azeglio a considerare il Re un galantuomo,poi i cortigiani, i retori,gli agiografi esagerarono nel mitizzarlo. Ma resta indubbio che il Re seppe  circondarsi di uomini straordinari come d’Azeglio e soprattutto Cavour con cui ebbe anche momenti di scontro; fu sostanzialmente fermo nel sostenere il processo di laicizzazione di un Piemonte che aveva al suo interno nemici nella Chiesa locale e al suo esterno nemici come il Papa e la Chiesa Romana.  Riuscì ad attrarre il consenso di uomini come  Francesco De Sanctis, Daniele Manin e soprattutto Garibaldi che fece suo il motto ” Italia e Vittorio Emanuele”. Accolse a Torino  esuli provenienti da tutta Italia,garantendo la libertà di stampa e di satira. Sacrificò una figlia alla Causa italiana, destinandola ad un matrimonio infelice con Girolamo Bonaparte e rinunciò alla culla della sua Casa , cedendo la Savoia alla Francia per poter affrontare l’Austria a fianco dei Francesi nel 1859, nel 1864 accettò di trasferire la capitale da Torino a Firenze cominciando a diventare vero Re di tutti gli italiani , nel 1869, con la nascita a Napoli del nipote, riuscì in quell’opera di avvicinamento agli ex borbonici che radicherà profondamente la Dinastia sabauda al sud ,come dimostrò persino il referendum del 2 giugno 1946 ,malgrado una guerra perduta.
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Riuscì anche per i suoi rapporti con le dinastie regnanti europee ,malgrado le sue non grandi doti diplomatiche, a rinsaldare le sorti della neonata Italia. Nel 1870 entrò in Roma finalmente capitale del nuovo Regno ,senza urtare il Papa come volevano gli anticlericali ed i massoni .Con la legge delle Guarentigie furono regolati in modo esemplare i rapporti con la Chiesa cattolica garantendole indipendenza assoluta, come riconobbe Arturo Carlo Jemolo. Una libertà che si manifestò anche durante la Grande Guerra quando il Papa ebbe modo di intrattenere rapporti anche con le potenze nemiche dell’Italia. Il fatto che gli piacessero le donne fu un particolare di colore insignificante che di fronte ad un ragionamento storico non assume nessuna importanza. Riuscì ad essere un Re popolare ed anche amato e questo resta invece un fatto che non si può ignorare. Dei quattro sovrani d’ Italia fu sicuramente il migliore e seppe realizzare la sua missione. Non fu solo fortuna ,come alcuni faziosi superficiali hanno sostenuto .Cosi come non fu solo legato all’ iniziativa del Re il successo del moto risorgimentale come ritennero gli agiografi a partire da Vittorio Bersezio. Anche Francesco Cognasso fu troppo monarchico per dare giudizi distaccati, malgrado la sua assoluta onestà intellettuale. Ma il repubblicano Luigi Salvatorelli seppe trovare un punto di equilibrio che merita di essere indicato come capacità di riflettere storicamente con il necessario distacco critico. Un suo articolo del 1961 è emblematico di come si possa essere repubblicani , non avendo stima per i Savoia ,e riconoscere il ruolo storico del Sovrano che venne apprezzato anche da Walter Maturi. Appaiono  invece miserevoli le pagine di Denis Mack Smith. Già tanti anni fa un cattolico giacobino come Ettore Passerin d’ Entreves mi invitava a diffidare di lui che considerava non uno studioso ,ma <<un pasticcione>>  .Usò proprio questa definizione sprezzante.
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Il professore di storia medievale di Vercelli Alessandro Barbero, chiamato a scrivere sul quotidiano “ La Stampa”, ancora una volta ha dimostrato di non voler  capire cosa sia la storiografia risorgimentale, confondendola con i pettegolezzi e con le battute ad effetto. Le sue argomentazioni non meritano risposte perché sono prive di ragionamento storiografico e prenderle in considerazione per confutarle significa abbassare il discorso a quello del gossip. L’aver poi definito Vittorio Emanuele un populista che  oggi sarebbe  molto piaciuto rivela la non volontà di contestualizzare nella sua epoca un personaggio storico, ma di estrapolarlo in modo arbitrario e fantasioso .Definire il  Re un arciitaliano alla maniera di Alberto Sordi appare  un’ affermazione strampalata che solo chi non conosce nulla della storia risorgimentale può apprezzare e condividere. Non è bastato il lucido intervento di Gianni Oliva ospitato dalla “ Stampa”  a riequilibrare la posizione di un giornale che nel 1961 pubblicava Luigi Salvatorelli  ed oggi Barbero, il segno di una decadenza  davvero inarrestabile . Oliva ha cercato di correggere il tiro di Barbero ,ma la caduta anche di gusto, oltre che di carattere  storico , è apparsa davvero incorreggibile. L’emergenza epidemica ha fatto annullare ogni evento celebrativo, ma non ci risulta che fossero programmati omaggi istituzionali delle alte cariche dello Stato  che sarebbero stati doverosi. Giorgio Napolitano nel 2011 non esitò a recarsi al Pantheon in visita al primo Capo dello stato unitario. Fu un gesto che gli fa molto onore  e che va ricordato perché stabiliva un rapporto storico tra il passato e il presente della storia italiana.

L’emergenza impone responsabilità

Da questa domenica mi astengo  da ogni critica che possa suonare sfiducia al governo in carica . Restano le mie riserve ,ma ritengo mio dovere di italiano evitare commenti che possano suonare critici. Oggi l’emergenza impone un comportamento responsabile da parte di tutti. Le osservazioni critiche vanno rinviate a dopo,augurandoci che il dopo arrivi presto. Sospendo anche la rubrica di lettere ,non volendo censurare nessuno.
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Massimo Numa

Dopo lunga malattia è  mancato il giornalista Massimo Numa che io conobbi a Savona quando era agli esordi. A Savona ebbe il coraggio di steccare nel coro del conformismo locale, denunciando gli eccessi partigiani, tra cui l’uccisione di una tredicenne. Trasferito alla “ Stampa” di Torino, seppe raccontare fatti scomodi come una vicenda legata al tribunale di Asti che portò l’ex Procuratore Generale Silvio Pieri a prendere una coraggiosa posizione critica.  I suoi articoli vennero presto dimenticati e  non ebbero seguito. Denuncio ‘ anche l’estremismo terroristico dei No Tav per cui venne minacciato e dovette vivere sotto scorta. Ho conosciuto Numa e ho considerato un grande onore averlo frequentato. Ha saputo onorare la professione giornalistica come pochi altri. Era un uomo coraggioso che non ragionava in base  agli steccati ideologici e politici. Se la  sua malattia non l’avesse impedito, avrei voluto conferirgli il Premio Pannunzio Alassio. L’avrebbe meritato più di ogni altro.Era un uomo che non conosceva cosa fosse il conformismo e la convenienza  personale.
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Putin fino al 2036

La notizia rischia  di passare nell’indifferenza ,ma la riforma costituzionale che azzera i mandati di Putin e gli consente di restare al potere fino al 2036 dovrebbe far riflettere su un regime autoritario e personale come quello russo. Le elezioni ,se ci saranno, saranno una mera consuetudine formale. L’ipoteca di altri 16 anni di regime putiniano rivela in maniera scoperta e persino beffarda i connotati inequivocabili di una condizione di totale anomalia. Putin irride i regimi liberali,ma in effetti calpesta le regole più evidenti della democrazia, stravolgendone a piacimento le regole che sono  alla base della democrazia. Sub lege libertas, dicevano gli antichi.Qui la legge viene letteralmente stravolta e la libertà viene minacciata,se non eliminata. E’ un segnale molto preoccupante di regressione  antidemocratica  per il quale bisogna lanciare un grido di allarme.

Vezzolano tra fede, storia e atmosfera

in CULTURA E SPETTACOLI

E quando si potrà….una gita anche a Vezzolano e alla sua Abbazia, a poca distanza dalla collina torinese. La chiesa di Santa Maria di Vezzolano merita più di una sosta anche se in questi tempi bui e drammatici è sbarrata come tutti gli altri siti storici

La Canonica di Vezzolano, che chiamiamo solitamente Abbazia per l’atmosfera medioevale e misteriosa che si respira quando si entra o si passeggia nei dintorni sorge nel Comune di Albugnano, nel basso monferrato astigiano. In realtà non è mai stata un’abbazia.

Per farla breve, arrivati a Castelnuovo don Bosco da Chieri, si sale verso Albugnano e si vira a sinistra scendendo per un chilometro in una piccola conca dove si staglia l’abbazia, splendido gioiello del Romanico astigiano, circondata da boschi, vigne, leggende, verdi colline, sentieri per escursionisti e da un favoloso panorama che guarda verso Superga, l’imbocco della Val Susa e naturalmente l’onnipresente Monviso. Una suggestiva leggenda è legata alla figura di Carlo Magno. Un giorno dell’anno 773 l’imperatore stava cacciando nei boschi intorno a Vezzolano. D’improvviso gli apparvero di fronte tre scheletri usciti dalla tomba. La paura fu tale che cadde da cavallo, un eremita lo aiutò a riprendersi e lo invitò a pregare Maria Vergine. A quel punto Carlo Magno decise di costruire proprio in quel luogo una grande chiesa. La leggenda del re Franco fu ben sfruttata da un canonico di Vezzolano nel Settecento per raccogliere fondi dai nobili della zona e ristrutturare l’Abbazia decadente. Ma la notizia di questi giorni è straordinaria: il 2019 è stato un anno record per l’Abbazia visitata da quasi 50.000 turisti. Un anno eccezionale che conferma l’interesse crescente dei visitatori per il Romanico, dai monumenti alle chiese, dalle cappelle votive ai castelli. Tutti pazzi per il Romanico astigiano, si direbbe, che conquista sempre più gente e individua nella storica Abbazia il pezzo più pregiato. Secondo l’associazione culturale “In.Collina”, lo scorso anno i visitatori, italiani e stranieri, che hanno apprezzato i monumenti del Romanico astigiano sono stati 46.000, diecimila in più di due anni fa. Un prezioso patrimonio artistico che resta aperto, anche d’inverno, grazie all’impegno di decine di volontari dell’associazione astigiana. L’Abbazia è aperta sei giorni su sette per nove mesi su dodici e i fine settimana nel periodo autunno-inverno. Eretta nel 1095, mentre in Europa ci si preparava alle Crociate, è uno dei principali monumenti romanici medioevali del Piemonte. Quasi mille anni fa sorse come Canonica dell’Ordine di Sant’Agostino e il primo documento a noi noto è l’atto di investimento del 17 febbraio 1095. La chiesa è dedicata allaVergine Maria al cui culto erano dedite le canoniche di Sant’Agostino e molto ricca è l’iconografia mariana conservata nel complesso. L’interno con la sua architettura romanico-gotica è composto da due navate, centrale e sinistra mentre la navata a destra è stata inglobata nel bellissimo chiostro abbellito da numerosi affreschi del Trecento. Di particolare pregio il pontile che suddivide la navata centrale, realizzato in arenaria grigia monferrina, su cui sono raffigurati i Patriarchi e le Storie della Vergine. Nel giardino antistante si può anche ammirare il meleto dell’abbazia in cui si recuperano antiche varietà di mele. Il sito dell’associazione culturale informa che, a causa dell’emergenza virus, la Canonica di Vezzolano rimarrà chiusa fino al 3 aprile.

Filippo Re

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