CRONACA- Pagina 21

Maxi blitz antidroga dei Carabinieri nel Torinese: sette arresti

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Sette persone sono state arrestate dai Carabinieri in due operazioni antidroga condotte tra il Pinerolese e Bardonecchia. L’intervento più significativo ha permesso di smantellare una vasta coltivazione di cannabis a Cumiana, mentre al traforo del Fréjus sono stati sequestrati oltre tre chilogrammi di cocaina trasportati su un’auto proveniente dalla Spagna.

L’indagine nel Pinerolese è partita dopo che due militari, pur non essendo in servizio, hanno notato elementi sospetti durante un passaggio in una zona periferica. Gli accertamenti hanno portato alla scoperta di quattro serre con circa 1.600 piante di cannabis, 15 chilogrammi di marijuana già pronta per lo spaccio e attrezzature utilizzate per la produzione. Nel corso delle perquisizioni è stata inoltre recuperata una carabina risultata rubata nel Canavese circa dieci anni fa.

Ascoltava Radio Maria a tutto volume: il giudice lo assolve

Un residente del Cuneese sentiva Radio Maria a volume elevato, soprattutto durante la recita del Santo Rosario. Per questo motivo un vicino di casa lo ha citato in giudizio, chiedendo anche un risarcimento per i presunti disagi subiti. La vicenda, avvenuta in provincia di Cuneo e riportata dal Corriere della Sera, si è conclusa nei giorni scorsi con il rigetto della domanda da parte della sezione civile del Tribunale di Cuneo.

Il giudice ha infatti respinto le richieste del vicino, condannandolo inoltre al pagamento di 1.500 euro per le spese legali. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che l’uomo, all’epoca, si prendeva cura della madre gravemente malata e molto religiosa, che trovava conforto nell’ascolto delle trasmissioni di Radio Maria.

Nelle motivazioni della sentenza si legge che «l’ascolto della radio con la finalità di tener compagnia all’anziana madre rappresenta pur sempre un’utilità morale», evidenziando inoltre come l’apparecchio fosse «sempre sintonizzato sullo stesso canale a sfondo religioso»

Tragedia di Caluso, la Cassazione annulla due condanne: nuovo processo d’appello

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le condanne nei confronti di due imputati nel procedimento sulla tragedia ferroviaria di Caluso, avvenuta nel maggio 2018. Per le loro posizioni sarà quindi celebrato un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello.

L’incidente si verificò nella tarda serata del 23 maggio, lungo la linea ferroviaria Torino-Ivrea, nei pressi del passaggio a livello della frazione Arè di Caluso. Un autoarticolato che trasportava un container rimase immobilizzato sui binari proprio mentre sopraggiungeva un treno regionale. Lo scontro provocò il deragliamento del convoglio.

Nel violento impatto persero la vita il macchinista del treno, Roberto Madau, e uno degli addetti alla scorta del mezzo pesante, Stefan Aureliana. Altre 23 persone rimasero ferite, mentre i danni materiali causati dall’incidente furono quantificati in circa cinque milioni di euro.

Le unità cinofile al Grattacielo Piemonte

“Modello innovativo a livello italiano che punta a fare sistema per rafforzare la sicurezza dei territori

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alla Sicurezza e Polizia locale Enrico Bussalino hanno accolto  al Grattacielo Piemonte le unità cinofile dei Comandi di Polizia locale di Oleggio, Alessandria, Asti, Biella e Novara, protagoniste dell’avvio del progetto sperimentale che porterà alla costituzione del primo gruppo di unità cinofile della Polizia locale a valenza regionale.

Il progetto nasce con l’obiettivo di mettere in rete le professionalità presenti sul territorio e creare un sistema coordinato in grado di garantire supporto operativo ai Comuni piemontesi.

Erano presenti il sindaco di Oleggio Andrea Baldassini e l’assessore alla Sicurezza Diego Bellini, in rappresentanza del primo Comune ad aver aderito al progetto regionale, insieme agli operatori delle unità cinofile dei cinque Comandi coinvolti nella fase iniziale dell’iniziativa: l’agente Domenico Folino con Nike (Oleggio), l’assistente Grazia Bavuso con Kalika (Alessandria), l’ispettore Fabio Damasio con Sciusciu’ (Asti), l’agente Stefano Bellinazzo con Lana (Biella) e il vice commissario Gabriele Torazza con Heidi (Novara).

“Si tratta di un progetto innovativo che punta sulla collaborazione tra enti locali e sulla valorizzazione delle competenze già esistenti – dichiarano il presidente Alberto Cirio e l’assessore Enrico Bussalino -. L’obiettivo è superare la frammentazione degli interventi, creando una rete capace di garantire un supporto rapido ed efficace ovunque ce ne sia bisogno. Le unità cinofile rappresentano uno strumento fondamentale nelle attività di prevenzione e controllo del territorio, dal contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti alla ricerca di persone scomparse, fino alla gestione di eventi pubblici. Con questa iniziativa investiamo concretamente sulla sicurezza dei cittadini, rafforzando il ruolo della Polizia locale e costruendo un modello organizzativo che potrà diventare un punto di riferimento anche per le altre Regioni.”

Il progetto prevede la pubblicazione di un avviso di manifestazione di interesse per individuare le unità cinofile già operative disponibili a entrare nella rete regionale. Successivamente sarà sottoscritto un protocollo condiviso tra la Regione e gli enti aderenti, finalizzato a individuare i presìdi territoriali di riferimento, uniformare le modalità di intervento e creare un sistema regionale delle unità cinofile della Polizia locale.

La Regione avvierà inoltre le necessarie interlocuzioni con le autorità statali competenti per consentire, ove necessario, l’impiego delle unità cinofile anche oltre i limiti territoriali di appartenenza. Al termine della fase sperimentale, le unità aderenti saranno sostenute dalla Regione attraverso specifici contributi per almeno un triennio, con l’obiettivo di consolidare un modello stabile ed efficace al servizio della sicurezza delle comunità piemontesi.

Torna la Festa della Madonna della Neve a Ciao Pais

Torna la Festa della Madonna della Neve a Ciao Pais, appuntamento con la tradizione degli Alpini. SAUZE D’OULX – Una giornata dedicata alla memoria, ai valori alpini e alle tradizioni che da oltre ottant’anni fanno parte della storia di Sauze d’Oulx. Mercoledì 5 agosto il suggestivo scenario del Rifugio Ciao Pais, all’interno dell’Arboretum Alpinorum, ospiterà la tradizionale Festa della Madonna della Neve, appuntamento organizzato dall’Associazione Nazionale Alpini – Gruppo Torino Centro, che ogni anno richiama Penne Nere, autorità civili e militari, residenti e turisti. La ricorrenza affonda le proprie radici nella storia. Fu infatti il Battaglione “Val Fassa”, insieme ai Battaglioni Val Cenischia, Val Dora ed Exilles, a costruire nel 1940 la cappella dedicata alla Madonna della Neve, nei pressi del Rifugio Ciao Pais, per ricordare il sacrificio dei propri Caduti e di quelli degli altri Battaglioni del 3° Gruppo Valle. Un luogo che continua a rappresentare un simbolo di fede, memoria e riconoscenza verso chi ha servito il Paese con spirito di sacrificio.

Il programma della giornata prevede il ritrovo alle 10.30 presso il Rifugio Ciao Pais. Alle 11 si terrà l’Alzabandiera, seguito dalla cerimonia in onore dei Caduti e degli Alpini “andati avanti”. Alle 11.15 sarà celebrata la Santa Messa, mentre alle 12 è in programma la visita all’Arboretum Alpinorum. La manifestazione si concluderà con il tradizionale pranzo alpino alle 12.30, momento conviviale che rappresenta da sempre uno degli aspetti più apprezzati della giornata. Il sindaco Mauro Meneguzzi sottolinea l’importanza di questa festa: “La Festa della Madonna della Neve è uno degli appuntamenti più significativi della nostra estate perché custodisce la memoria degli Alpini e dei valori che hanno caratterizzato la loro storia: senso del dovere, solidarietà, amicizia e amore per la montagna. È una ricorrenza che unisce il ricordo al piacere di ritrovarsi in uno dei luoghi più belli del nostro territorio, l’Arboretum Alpinorum, patrimonio naturalistico e storico di Sauze d’Oulx. Desidero ringraziare il Gruppo ANA Torino Centro per il costante impegno con cui mantiene viva questa tradizione e rivolgo un invito a residenti e ospiti a partecipare numerosi a una giornata che rappresenta un momento di autentica condivisione per tutta la comunità”.

PINEROLESE, USIC: “PLAUSO AI CARABINIERI DI CUMIANA E PINEROLO PER IL MAXI-SEQUESTRO DI MARIJUANA”

“L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta esprime vivo compiacimento e profondo apprezzamento per l’eccellente operazione condotta nel Pinerolese dai Carabinieri della Stazione di Cumiana e della Sezione Operativa della Compagnia di Pinerolo, che ha portato allo smantellamento di un’imponente piantagione di marijuana e all’arresto di cinque persone. L’attività investigativa, avviata grazie all’intuito e allo spiccato senso del dovere di due militari liberi dal servizio, dimostra ancora una volta come l’attenzione costante dei Carabinieri sul territorio rappresenti un presidio fondamentale di legalità e sicurezza per la collettività. L’intervento ha consentito di sequestrare quattro serre contenenti circa 1.600 piante in fase di essiccazione, per un peso complessivo superiore a 700 chilogrammi, oltre a 15 chilogrammi di infiorescenze già confezionate, sofisticate attrezzature destinate alla coltivazione e una carabina calibro .357 Magnum risultata rubata. Si tratta di un risultato di particolare rilievo, che infligge un duro colpo ai circuiti criminali legati alla produzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Un’operazione ancora più significativa se si considera che la marijuana sequestrata sarebbe stata verosimilmente destinata soprattutto al mercato giovanile. Ai colleghi della Stazione di Cumiana e della Sezione Operativa della Compagnia di Pinerolo va il nostro più sincero plauso per la professionalità, la capacità investigativa e il senso dello Stato dimostrati. Il loro operato conferma il valore insostituibile della presenza dell’Arma sul territorio e l’impegno quotidiano delle donne e degli uomini in uniforme nella tutela dei cittadini e nel contrasto alla criminalità”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

Un uomo. Roberto Mignone, l’anima torinese dell’UNHCR

«Cosa significa essere un uomo?»

«Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata ‘Se’. E per te cos’è un uomo?»

«Direi che un uomo è ciò che sei tu».

(Oriana Fallaci -‘Intervista con la storia’)
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Di IRMA CIARAMELLA
Ci sono torinesi che partono per restituire al mondo i valori che la nostra città coltiva senza clamori, con il suo understatement: la misura, l’ascolto, l’abitudine a riconoscere un bisogno prima ancora che diventi grido e a trasformarlo in soluzione. Roberto Mignone ha portato la sua torinesità attraverso ventisette Paesi, e l’ha fatta amare in luoghi di cui, da qui, conosciamo appena il nome. Ha fatto amare persino il suo magico Toro, le cui sorti seguiva da ogni angolo remoto del pianeta.
Roberto Mignone, a lungo rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), se n’è andato a sessantuno anni, dopo oltre trent’anni vissuti ovunque accanto ad Adele, la moglie conosciuta in Costa d’Avorio durante il servizio civile internazionale, e alle due figlie, Sabrina e Sahara, nate in Svezia e in Colombia.
Andato in pensione, aveva scelto Torino come punto di riferimento per sé e per la famiglia, e la Grecia come approdo della sua barca a vela, ‘Rastababy’, per continuare a nutrire l’amore della libertà solcando altri mari.
Alla cerimonia di commiato, il mondo intero è tornato a Torino per lui. Amici, colleghi, la famiglia di sangue e quella che si era scelto, riuniti da ogni angolo della Terra qui per l’ultimo saluto. Un’emozione viva ha attraversato gli oltre cento presenti e quanti hanno seguito il commiato in streaming.
Ma chi era questo torinese?
Era un uomo di diritto. Si era formato all’Università di Torino, alla Facoltà di Giurisprudenza, e proprio dal diritto era partito per comprendere che la norma più alta (‘the higher law’) non sta nei codici, ma si fa carne nella cura e nella tutela dei diritti delle persone: il diritto a esistere, a chiedere asilo, ad autodeterminarsi, a essere liberi.
Fu un viaggio in Asia a rivelargli la vocazione. Incontrò dei bambini Karen fuggiti dal Myanmar in un villaggio del nord della Thailandia. In un’intervista di qualche anno fa ricordava: «Ho una foto scattata in quel villaggio: io sono seduto e c’è una bambina dietro di me che mi posa una mano sulla spalla. Significa che anche i bambini capirono che eravamo lì per proteggerli, non per far loro del male. Quello fu il giorno più bello, lavorativamente parlando. Mi piace lavorare sul campo più di ogni altra cosa. Quando ero in Colombia, in Guatemala, in Mozambico pensavo: mi pagano per farlo?». In quel piccolo gesto di fiducia, la mano di una bambina posata su una spalla, c’era già, in nuce, tutto: la tenerezza che diventa responsabilità ed energia per cambiare le cose.
Da lì, una vita in prima linea con l’UNHCR: dal Mozambico al Guatemala, dalla Colombia alla Svezia, dall’Australia all’India, fino alla Costa Rica e poi alla sede centrale di Ginevra. Dove c’era un’emergenza, c’era Roberto Mignone. Era riuscito a sopravvivere a due incidenti aerei e a un rapimento. Diremmo di lui un silenzioso eroe civile, o più concisamente un supremo ‘civil servant’. Amava ricordare la Colombia come la stagione più felice: duecentocinquanta missioni sul campo, a cavallo, a piedi, su piccole imbarcazioni, per raggiungere le comunità indigene disperse nella giungla più remota, quelle che nessuno andava a cercare. E poi la Libia, negli anni durissimi seguiti alla caduta di Gheddafi, da rappresentante dell’UNHCR: l’evacuazione dei rifugiati, la liberazione di centinaia di persone stipate nei centri di detenzione. «Avrei pagato per fare questo lavoro.» Non era retorica, ma il racconto della sua vocazione, di una vita dedicata a questi valori.
Alla cerimonia, l’amico di una vita, Marco Scarabosio, ha evocato, facendole proprie, le parole di Oriana Fallaci, nella sua Intervista con la storia e Un uomo, l’elegia per Alekos Panagulis. «Che cos’è un uomo? Un uomo, per me, sei tu», ha detto con la voce rotta dall’emozione, «l’uomo che nella mia vita ho ammirato di più». E ha nominato le due qualità che in Roberto non erano una contraddizione ma un completamento, gli opposti che coincidono: la dolcezza e la forza. La dolcezza con la famiglia, con gli animali, con le persone, con la natura, l’amore per il mare e per la libertà; e insieme la fermezza di chi, nelle situazioni estreme, sapeva essere risolutivo, tenere la posizione, decidere, combattere in nome dei valori. Guerre, carestie, terremoti, disordini civili: qualunque fosse la circostanza, lui era lì, come ha ricordato il suo grande amico Christopher Peet, davanti alla sofferenza umana, a offrire aiuto, protezione, speranza.
È questa la lezione che ci lascia, e che qui a Torino sentiamo particolarmente nostra: la gentilezza non è debolezza né resa, ma la forma più concreta e rivoluzionaria del coraggio. Valorizzare ciò che di umano ci abita, farne carne e gesto, difenderlo là dove il diritto viene calpestato. Un uomo, un umanitario, un advocatus, avvocato dei più deboli.
A rendergli omaggio, tra gli altri, c’era Filippo Grandi, già Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, con il ricordo di un uomo per cui ogni problema era un’opportunità, capace di non arretrare neppure davanti a una pattuglia di rivoltosi armati fino ai denti: con quel suo essere italiano, empatico e disarmante, e con il coraggio estremo di chi mette in gioco la propria vita e quella degli altri, trovava sempre la soluzione e apriva la strada.
C’era Béatrice Diby, senatrice della Repubblica di Costa d’Avorio e presidente della Fondation Lady Jeanne, impegnata nell’istruzione e nel sostegno di bambine e donne. C’era la Città di Torino, con il suo gonfalone, per l’ultimo saluto a un figlio che aveva portato lontano la sensibilità e la competenza di questa terra, e che ovunque era stato amato.
Restano il ricordo e il dolore della moglie Adele, che presiede Lady Jeanne Italia ODV, impegnata nella cooperazione internazionale allo sviluppo e nell’empowerment, delle adorate figlie Sabrina e Sahara, della mamma Pinuccia e degli innumerevoli amici sparsi ovunque.
Poi il momento più intenso: il video, curato da lui stesso, che ha ripercorso in immagini tutta la sua vita, con Redemption Song, Stairway to Heaven e Follow the Sun in sottofondo, come un testamento spirituale.
A loro, e a chi lo ha conosciuto, resta un uomo che ha fatto del proprio mestiere una missione e della propria gentilezza un atto politico.
Che leggi, dunque, per Roberto Mignone? Le sole leggi che contino davvero: quelle non scritte, incise nella dignità di ogni persona. Roberto le ha servite per una vita intera.
Inviato da iPhone

E’ morta Caterina Bottari Lattes

Con commozione e cordoglio la Fondazione Bottari Lattes dà annuncio della scomparsa della sua presidente Caterina Bottari Lattes, mancata il 2 agosto 2026. Chi l’ha conosciuta, ricorderà sempre il suo incessante impegno verso la diffusione della cultura e dell’arte, che dal 2009 Caterina ha declinato attraverso le attività della Fondazione dedicata al marito Mario Lattes. Dal sogno di Caterina di ampliare la conoscenza dell’artista ed editore con cui condivise trent’anni della sua vita, è nata un’avventura culturale che ha avuto insperate ramificazioni e frutti artisticamente rilevanti. Per quasi vent’anni la sede stessa della Fondazione è stata un crocevia di bellezza che ha ospitato mostre d’arte ed esposizioni di fotografia. Ha inoltre proposto grandi artisti, italiani e internazionali, già noti al grande pubblico o da riscoprire, facendo propria l’attività di promozione culturale intrapresa da Mario Lattes. Carlo Levi, Italo Cremona, Carol Rama, Amedeo Modigliani, sono solo alcuni tra gli autori esposti in occasione delle esposizioni temporanee. Attraverso la letteratura, a cui ha riservato un’attenzione particolare, Caterina ha voluto valorizzare il patrimonio locale mantenendo una vocazione internazionale, ospitando nell’albese scrittori italiani e stranieri di rilievo mondiale, attraverso il Premio Lattes Grinzane. Tra questi Haruki Murakami, Jonathan Safran Foer, Margaret Atwood, Ian McEwan, Amos Oz, Maaza Mengiste, Martin Amis; oltre agli italiani Nicola Lagioia, Alessandro Baricco, Claudio Magris. La sua visione, volta a favorire in ogni occasione la vicinanza tra i giovani e la cultura, ha guidato la maggior parte delle iniziative intraprese dalla Fondazione: da Vivolibro, rassegna dedicata ai più piccoli, passando per le giurie scolastiche protagoniste del Premio Lattes Grinzane, fino a farsi sostenitrice del Premio Traduzione Poetica istituito dall’Università di Torino. Così la ricordano i suoi nipoti: “Caterina Bottari Lattes se n’è andata serenamente dopo una vita di tempeste e di avventure, per nessuna delle quali ha mai ritenuto fosse troppo tardi.   La morte l’ha trovata viva e battagliera.   Dopo una certa età, non ha più fatto la brava. A ciò dobbiamo la sua tangibile e condivisa eredità culturale”. Il suo esempio e la sua eredità intellettuale saranno sempre la guida per la Fondazione per gli anni che verranno. Dettagli sulla commemorazione verranno forniti tramite il sito fondazionebottarilattes.it.

Fondazione Bottari Lattes

Crisi idrica e incendi, il Piemonte dichiara lo stato di emergenza regionale

È la prima applicazione della legge approvata a giugno. Cirio, Gabusi e Marnati: «Più autonomia significa risposte più rapide ai territori. Uno strumento che consente alla Regione di agire con maggiore tempestività ed efficacia»

La Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza di rilievo regionale per far fronte alla crisi idrica e agli incendi boschivi che nelle ultime settimane stanno mettendo sotto pressione diverse aree del territorio.

È la prima volta che viene applicata la nuova legge regionale approvata lo scorso 11 giugno, con la quale il Piemonte ha recepito le norme del Codice della Protezione civile che attribuiscono alle Regioni la possibilità di proclamare autonomamente lo stato di emergenza quando la gravità degli eventi richiede interventi straordinari e non può essere affrontata con gli strumenti ordinari.

«Questa è la dimostrazione concreta di quanto fosse importante dotare il Piemonte di uno strumento che consenta di intervenire immediatamente nelle situazioni di emergenza – hanno detto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati –. Fino a poco tempo fa una situazione come questa avrebbe richiesto tempi più lunghi e procedure più complesse. Oggi invece possiamo attivare subito il coordinamento regionale, predisporre gli interventi necessari e sostenere i territori nel momento in cui ne hanno bisogno».

Il presidente e gli assessori hanno aggiunto che «l’autonomia non è un principio astratto. Significa mettere le istituzioni nelle condizioni di decidere più rapidamente e di dare risposte più efficaci ai cittadini. La nuova normativa nazionale ha riconosciuto alle Regioni maggiori strumenti di intervento e il Piemonte ha scelto di recepire immediatamente questa opportunità attraverso una legge che oggi dimostra tutta la sua utilità».

Con la dichiarazione dello stato di emergenza la Regione potrà adottare più rapidamente le ordinanze necessarie, attivare le misure straordinarie di Protezione civile e avviare le procedure per utilizzare le risorse disponibili a sostegno degli interventi e dei territori interessati dall’emergenza.

Dopo 157 anni di vita la Biblioteca Civica Centrale oggi chiude in attesa della nuova sede

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Da lunedì  3 agosto il via al trasloco definitivo dei volumi dalla Biblioteca Civica Centrale alla nuova sede che aprirà entro la fine dell’anno a Torino Esposizioni.

Sabato 1⁰ agosto ha chiuso, infatti, definitivamente i battenti la Biblioteca Civica Centrale, che aveva rappresentato un secolo e mezzo di storia di Torino.

LA STORIA
Venne inaugurata  il 22 febbraio 1869 e voluta da Giuseppe Pomba, editore dal 1815 al 1850 e consigliere comunale dal 1848 alla morte, avvenuta nel 1876. L’edificio della Biblioteca Civica sarebbe stato distrutto dalle bombe degli aerei anglo-americani tra il 7 e l’ 8 agosto del ’43. I libri superstiti, prima ricoverati in casse nelle cantine dell’edificio, furono poi messi a disposizione nelle sezione ottocentesca di Palazzo Carignano, nel Salone del Parlamento italiano.

L’assessora comunale alla Cultura Rosanna Purchia in Commissione, mesi fa, aveva dichiarato che “i lavori procedevano nei tempi previsti, considerato l’arrivo per l’occasione del presidente della Repubblica Mattarella. Sarà una grande biblioteca che si candida a diventare il centro culturale più importante d’Italia” (CittAgorà).

IL FUTURO

La nuova Biblioteca Civica avrà due accessi, uno su corso Massimo d’Azeglio e l’altro dal Parco del Valentino. Si svilupperà su una superficie di circa 24 mila metri quadrati, destinata a ospitare ampie sale per la lettura, lo studio e la consultazione, con mille posti a sedere e altri cinquecento spazi informali pensati per la permanenza e il lavoro individuale o di gruppo.

Il patrimonio consultabile a scaffale aperto comprenderà circa 150 mila volumi e documenti. Il progetto prevede inoltre aree dedicate ai bambini e agli studenti, sezioni riservate alla cultura digitale, laboratori, spazi per attività culturali e luoghi di aggregazione. A completare l’offerta saranno una sala conferenze e una caffetteria con bookshop, rafforzando il ruolo della biblioteca come punto di riferimento culturale e civico per la città.

La scelta di insediare la nuova struttura all’interno di Torino Esposizioni, storico complesso progettato negli anni Trenta da Pier Luigi Nervi ed Ettore Sottsass senior, risponde alla volontà di restituire nuova vita a uno degli edifici simbolo della Torino del Novecento, trasformandolo in un moderno polo culturale aperto e facilmente accessibile. L’intervento nasce anche dalla necessità di sostituire l’attuale sede di via della Cittadella, ormai non più adeguata alle esigenze di una grande biblioteca pubblica metropolitana.

Mara Martellotta