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Nell’ex sede storica della Stampa un nuovo polo per tremila studenti di UniTo

Un’ampia area per la didattica rivolta a oltre 3 mila studenti e  un Museo della scienza e della tecnologia

 

L’Università di Torino presenta il nuovo Polo universitario che sorgerà nella ex sede del quotidiano La Stampa, tra via Marenco e via Correggio a Torino. Si tratta di un progetto di recupero funzionale dell’edificio che ha ospitato dal 1968 al 2012 la redazione e gli uffici dello storico quotidiano torinese.

 

Il Polo nascente ospiterà aule per la didattica per una capienza totale di 3.185 studenti e l’area espositiva e i laboratori dell’ASTUT, l’Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino, parte integrante del Sistema Museale di Ateneo, che trasferirà qui la sua sede, attualmente situata presso l’ex Manifattura Tabacchi in corso Regio Parco.

 

Il nuovo Polo universitario di UniTo è un ulteriore tassello in un’area già ad alta densità universitaria con i dipartimenti di Chimica, Fisica, Farmacia e Scienze della Terra, quello di Medicina-Città della Salute e, poco più distante, quello di Biotecnologie in via Nizza.

 

In una superficie di 3.255 metri quadrati, al piano terra si troveranno cinque aule con una capienza complessiva di 1.250 posti e un punto ristoro. Al primo piano, in una superficie di 3.175 metri quadrati, saranno ospitate altre 4 aule per una capienza di 1.120 posti. Al secondo piano, in una superficie di 2.787 metri quadrati, ci saranno cinque aule per una capienza di 815 posti, oltre a un’ampia area studio. Nei due piani interrati avrà, invece, sede l’ASTUT con i laboratori di grandi e piccole apparecchiature e un’ampia area espositiva.

 

Il cronoprogramma prevede la consegna dei diversi lotti da ottobre 2020 a luglio 2021. Il piano terra a fine ottobre 2020, il piano primo a fine gennaio 2021, il secondo piano a marzo 2021, l’area ASTUT (interrati) a luglio 2021.

 

«La nascita di un nuovo Polo universitario a Torino è una buona notizia da tanti punti di vista», dichiara il Rettore di UniTo Stefano Geuna. «Il Campus di via Marenco rafforzerà il radicamento dell’Università nel tessuto urbano complessivo della città. In questo senso, il Polo nascente negli ex spazi de “La Stampa” sarà complementare a quello costituito dal complesso “Aldo Moro” e dal Campus “Luigi Einaudi”. Via Marenco risolverà, principalmente, le complessità dei corsi di laurea scientifici: Medicina, Scienze della Natura, ma anche Scienze Motorie. Per una didattica di qualità occorrono spazi adeguati, nei quali la formazione non sia soltanto occasione per il trasferimento di conoscenze e competenze, ma anche una completa esperienza da vivere. Le sedi che abbiamo in mente per UniTo non sono semplicemente aule, ma spazi di socialità, luoghi di scambio culturale e di relazione, zone per la condivisione e l’immaginazione.  

Questo nuovo spazio rappresenta un passo avanti concreto verso il progetto di Torino Città Universitaria. Trovare finalmente una collocazione di prestigio alla straordinaria collezione dell’Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino (ASTUT) significa restituire alla collettività un inestimabile capitale culturale, aprendo le porte di un nuovo Museo che racconti quanto l’Ateneo torinese sia stato importante per la storia della scienza e della tecnologia del nostro Paese».

 

«Il continuo aumento del numero degli studenti, 10 mila in più negli ultimi 5 anni, ha comportato la necessità reperire sul territorio nuovi spazi didattici»aggiunge Sandro Petruzzi, Direttore per l’edilizia e la logistica dell’Università di Torino. «Per far fronte a questa crescita negli ultimi anni l’Ateneo ha ampliato il proprio patrimonio edilizio avviando la creazione di nuovi poli didattici al passo con i tempi e adeguati non solo allo studio ma anche allo sviluppo delle relazioni sociali. In questa ottica il centro “Aldo Moro” (il cui progetto originario non prevedeva spazi didattici) è stato riconvertito prevalentemente all’uso universitario insediando spazi didattici, aule studio, lunch rooms e servizi agli studenti. In attesa della realizzazione del campus scientifico di Grugliasco, per ovviare alle criticità per i corsi di laurea scientifici dell’asse di via Pietro Giuria e di Medicina, dove si riscontra una frammentazione eccessiva degli spazi, nasce il progetto del Campus di via Marenco, all’interno di un edificio le cui caratteristiche architettoniche si coniugano perfettamente con le esigenze della didattica, in considerazione dei grandi spazi interni originariamente destinati ad ospitare le attività della redazione giornalistica. Il campus sarà dotato di ambienti dove alla tradizionale didattica frontale si affiancano spazi per valorizzare le competenze relazionali dello studente e stimolare la sua socializzazione. Nel campus saranno presenti aule studio, lunch rooms, luoghi informali di incontro e socializzazione. La localizzazione del campus risulta, inoltre, strategica sotto il profilo della mobilità sostenibile, in quanto baricentrica rispetto alle sedi dei Dipartimenti scientifici dell’Ateneo, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e dalla metropolitana e con i collegamenti ciclopedonali dell’asse del Po».

Una mascherina per persone non udenti

Si chiama Technoprotex Crystal GP, ed è la mascherina realizzata dall’azienda AUNDE di Poirino per permettere anche alle persone non udenti di capire parole, stati d’animo ed emozioni.

L’Aunde Italia, con sede a Porino, produce tessuti e covers per il settore automotive, e dall’inizio della pandemia ha convertito una parte della propria produzione, iniziando a realizzare mascherine approvate dall’Iss-Istituto Superiore di Sanità.

La mascherina è stata presentata al Comune di Chieri, dove il Sindaco Alessandro SICCHIERO e l’assessore all’Istruzione e alla Cultura Antonella GIORDANO hanno incontrato Antonio COPPOLA (General Manager Aunde), Rossano DANIELE (Technical Manager Aunde), Antonio IOZZO (Presidente regionale ENS), Antonio CAMERLENGO (Presidente ENS Torino), l’interprete LIS Romina ROSSISimona PALEARI ed Alessandro CAVIGLIONE.

L’idea della mascherina è nata proprio da Simona PALEARI, insegnante chierese, figlia di genitori sordi: “Durante il ricovero di mio padre in ospedale mi sono resa conto di quanto fosse difficile comunicare con pazienti sordi. Così ho ideato il prototipo di una mascherina che, grazie a una finestrella trasparente, consente la lettura del labiale. L’Aunde ha sposato questo progetto. Le iniziali ‘GP’ nel nome della mascherina sono in ricordo di mio padre. Le mie eventuali royalty saranno da me devolute a un progetto di formazione degli insegnanti nel linguaggio LIS”.

La mascherina Technoprotex Crystal GP nasce da una modifica apportata a una mascherina già certificata dall’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta di una mascherina lavabile, realizzata con tessuto in poliestere e con un filtro intercambiabile. Ora l’Aunde sta approdondendo le possibili migliorie da apportare al prototipo (colore, ampiezza interna,  ricircolo dell’aria, regolazioni), alla luce delle indicazioni fornite dall’Ente Nazionale Sordi del Piemonte e di Torino, per poi avviare l’iter per la certificazione anche di questa versione, infatti la certificazione è fondamentale per poter usare la mascherina anche in ambito sanitario.

“Durante l’emergenza Covid-19-commenta il Sindaco Alessandro SICCHIERO-ci siamo tutti resi conto di un’esigenza fondamentale mai valutata con la dovuta attenzione: la comunicazione verso le persone non udenti. Un problema sottovalutato, perché la popolazione non ha mai fatto un così largo uso delle mascherine. Invece, abbiamo visto come l’uso delle normali mascherine comporti per le persone non udenti l’impossibilità di interagire con gli altri, creando gravi disagi anche nello svolgimento delle più semplici attività, dal supermercato allo sportello di poste o banche, ma soprattutto durante i ricoveri ospedalieri. Sono felice che sia un’azienda del nostro territorio a realizzare questa speciale mascherina e che l’idea sia partita da Chieri”.

 

Mascherine e gel igienizzante, la finanza scopre maxi truffa

Nove persone denunciate, coinvolti anche alcuni farmacisti del torinese. Sequestrati migliaia di dispositivi medici falsi; individuato il magazzino per lo stoccaggio e il confezionamento degli articoli. Decine di perquisizioni in tutta la Regione. Lo scambio della merce avveniva per strada.

È un primo bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Torino che nelle scorse ore ha smantellato quella che sembra essere una vera e propria organizzazione truffaldina che, approfittando dell’emergenza causata dal COVID 19, avrebbe commercializzato in tutta la Regione, centinaia di prodotti medici e dispositivi di protezione di dubbia provenienza e sprovvisti di qualsivoglia certificazione a tutela del acquirente.

I Finanzieri della Compagnia di Caselle Torinese, che hanno condotto le indagini coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino, hanno ricostruito l’intera vicenda.

Due le figure principali, entrambi imprenditori di origine cinese ed entrambi nulla hanno a che fare con il commercio di articoli medicali. Infatti, mentre uno è un impresario nel settore tessile a Torino, l’altro si occupa di lavori edili sempre nel capoluogo sabaudo.

Erano loro gli importatori di migliaia di mascherine chirurgiche, gel igienizzanti, kit covid test diagnostici, termometri digitali (di grande richiesta oggi) saturimetri, il tutto proveniente da aziende cinesi rientranti in una sorta di black list europea. Queste società, in sostanza, arrivano sino a falsificare i certificati di affidabilità dei prodotti, in alcuni casi appropriandosi in maniera illegale di loghi e denominazioni delle autorità deputate a certificare i prodotti.

Due italiani ed un cinese, invece, erano i grossisti; toccava a loro, una volta giunti in Italia gli articoli sanitari illegali, rivenderli ad aziende compiacenti sparse un po’ in tutta la regione. Ed è in questa fase dell’indagine che entrano in ballo i farmacisti infedeli coinvolti nella vicenda. Decine le farmacie perquisite dai Finanzieri, quattro, per ora, i medici farmacisti denunciati per la frode, per aver venduto ad ignari clienti centinaia di prodotti non certificati e di dubbia provenienza, coprendo il tutto dietro un alone di assoluta affidabilità e sicurezza propria della rivendita farmaceutica.

Grottesca, in alcuni casi, la sede della “negoziazione”, (a cui hanno assistito i finanzieri di Caselle) degli articoli medici tra un farmacista e uno degli importatori della merce: i due si incontrano in Via Lanzo a Torino, dove, dopo una veloce contrattazione, iniziano una sorta di trasbordo degli articoli da “bagaglio a bagaglio”, il tutto a bordo strada e senza alcun rispetto delle più basilari norme igienico sanitarie.

Importanti i numeri dell’operazione della Guardia di Finanza di Torino: oltre 120.000 gli articoli medicali illegali cautelati oltre al magazzino, sito nei pressi di Corso Regina Margherita a Torino, location dello stoccaggio e del confezionamento della merce. Sequestrati anche conti correnti riconducibili a 2 indagati. 9 le persone indagate per la frode in commercio.

Semilibertà per i manager tedeschi della Thyssenkrupp

Non sono bastati gli appelli dei familiari delle sette vittime e l’impegno del Governo Conte: la Germania ha concesso la “semi-libertà” ai due manager tedeschi della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, condannati in via definitiva dalla Magistratura italiana il 13 maggio 2016 per il rogo dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino del 6 dicembre 2007, in cui morirono sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

I due dirigenti della multinazionale dell’acciaio erano stati condannati dalla Cassazione italiana rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi di reclusione, poi ridotti a 5 anni di carcere, in base alla normativa tedesca.

Nello scorso mese di febbraio il Tribunale di Hammaveva respinto l’ennesimo ricorso presentato dai due dirigenti per evitare di scontare la condanna e sembrava si fossero aperte le porte del carcere per Espenhahn e Priegnitz, ma poi l’emergenza sanitaria legata al diffondersi del Covid-19 aveva fermato le attività giudiziarie in Germania.

Ora, secondo quanto riportano i media tedeschi, la Procura di Essen ha invece autorizzato la semi-libertà (offenen vollzug) per Espenhahn e Priegnitz: potranno continuare a lavorare di giorno (sempre per la ThyssenKrupp) e andare in carcere soltanto di notte. Presto potrebbero anche avere la possibilità di restare in famiglia per tutto il week-end.

Furiosi i familiari delle vittime, che stanno organizzando una manifestazione di protestadavanti al Tribunale di Torino, che li aveva recentemente rassicurati sulle prospettive della condanna, e poi, nelle prossime settimane, in Germania.

“La concessione di un regime ‘leggero’ di detenzione per i due manager tedeschi – afferma Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – è una notizia inaspettata, che lascia perplessi sotto diversi punti di vista. Si sono usati due pesi e due misure: in Italia, i dirigenti ‘minori’ sono stati arrestati subito dopo la sentenza e hanno scontato un normale regime carcerario, almeno inizialmente; in Germania, i massimi vertici dell’azienda iniziano a pagare per le proprie responsabilità oltre quattro anni dopo la sentenza della Cassazione italiana. E non scontano neanche un normale periodo di detenzione: iniziano subito a usufruire di una sorta di ‘semi-libertà’. Quella della Magistratura tedesca è una decisione incomprensibile: la Giustizia dovrebbe valere allo stesso modo in ogni Paese d’Europa. Soprattutto, quando si tratta di omicidi. È una sconfitta per gli operai italiani”.

“Ci hanno preso in giro – ha dichiarato a Sicurezza e Lavoro Rosina Demasi, mamma di Giuseppe, uno dei 7 operai morti nel rogo – e siamo davvero arrabbiati tutti noi familiari delle vittime. Ci sono sempre state dette scuse, ci sono stati continui ritardi e alla fine i potenti non pagano mai. Non c’è giustizia per chi muore sul lavoro”.

“Sono sconvolto – ha detto a Sicurezza e Lavorol’ex operaio Thyssen Antonio Boccuzzi, scampato all’incendio – soprattutto dopo le rassicurazioni che ci avevano dato i magistrati italiani e il ministro della Giustizia Bonafede. Si aprono nuovi scenari nei rapporti con la Germania e si conferma la tendenza a lasciare impuniti, o puniti lievemente, i colpevoli delle morti sul lavoro”.

“Ancora una volta – afferma Federico Bellono, responsabile salute e sicurezza Cgil Torino – i manager tedeschi della Thyssen riescono a smentire chi dava per certo che avrebbero davvero pagato per la strage di 13 anni fa: la semilibertà non rende giustizia agli operai morti e alle loro famiglie, ed è un affronto a Torino, dove tanti lavoratori e lavoratrici continuano a morire di lavoro. Mi auguro che il Governo italiano faccia sentire la propria voce, per rimediare a un’evidente ingiustizia”.

Loredana Polito

(Sicurezza e lavoro)

In libertà vigilata, sfreccia per le strade della città

Trentasettenne marocchino arrestato

E’ domenica mattina e gli agenti della Squadra Volante notano un’autovettura
transitare in corso Novara. Intimato l’alt al conducente, l’uomo, un cittadino
marocchino di 37 anni, gesticola in direzione del ciglio stradale, manifestando la
volontà di fermarsi non appena lo spazio di parcheggio lo avesse consentito. Giunto
nei pressi di via Cigna però, il marocchino accelera bruscamente la marcia, iniziando
a zigzagare tra le auto in transito, inseguito dalla Polizia. Arrivato in corso Venezia, si
arrende all’impossibilità di riuscire a dileguarsi quindi abbandona l’autovettura e
tenta la fuga appiedata. Raggiunto e bloccato in piazza Baldissera, il trentasettenne
viene perquisito e nelle sue disponibilità vengono rinvenuti oltre 700 euro in
contanti. Nel corso di ulteriori accertamenti, emerge come lo straniero sia
attualmente sottoposto alla misura della libertà vigilata. Perquisendo in seguito
l’abitazione, gli agenti trovano all’interno della tasca di una giacca un involucro di
cellophane contenente circa un etto di hashish.
Lo straniero, con precedenti specifici di Polizia, è stato arrestato per detenzione di
sostanza stupefacente ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.

Bomba d’acqua su Torino. E il maltempo prosegue nei prossimi giorni

Una bomba di acqua e grandine ha colpito Torino verso le 18, in particolare nella zona ovest

Non sono mancati gli allagamenti di cantine con conseguenti chiamate ai vigili del fuoco. Il traffico si è fermato per alcuni minuti in zona Lingotto.

L’Arpa, agenzia regionale per l’ambiente, preannuncia ancora due giorni di temporali prima che  le condizioni meteo tornino a essere stabili con sole e temperature quasi estive. E fino a domani almeno è ancora allerta gialla per il maltempo provocato dall’area depressionaria della Normandia.

Pusher arrestato in condominio

Arrestato dagli agenti del commissariato Madonna di Campagna

Nei giorni scorsi, gli agenti del Commissariato Madonna di Campagna hanno
arrestato un cittadino gabonese di 40.
Dopo aver appreso che in uno stabile di corso Grosseto viveva un cittadino straniero
dedito alla vendita di sostanza stupefacente, gli agenti si sono recati nel palazzo in
questione. Al loro arrivo, hanno udito un uomo scendere e parlare al telefono
avvisando il proprio interlocutore di essere in arrivo. Una volta che si sono aperte le
porte dell’ascensore, l’uomo, un cittadino gabonese di 40 anni si è trovato difronte i
poliziotti che lo hanno fermato.
Nella sua tasca dei pantaloni, gli agenti hanno trovato 44 ovuli contenenti cocaina
per un peso complessivo di quasi 30 grammi. All’interno dell’abitazione dello
straniero, i poliziotti hanno trovato altri 60 grammi di crack, oltre al materiale
necessario al confezionamento delle dosi. Il quarantenne è stato arrestato per
spaccio di sostanza stupefacente.
(foto archivio)

Quel che resta dell’esame di maturità e della scuola

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Gli esami di Maturità, o meglio gli Esami di Stato conclusivi del ciclo della scuola superiore, stanno prendendo una piega che forse non ebbero neppure durante la Seconda Guerra Mondiale che provocò veri e propri disastri anche nel mondo della scuola

Sono  ancora in affanno per trovare i presidenti delle commissioni d’esame . Stanno reclutando pensionati, professori di educazione fisica che si lasciano andare ad esilaranti interviste in cui esprimono l’idea di promuovere tutti e dimostrano a priori di non saper presiedere una commissione d’esame. Hanno anche riscoperto i docenti universitari che possono, da quest’anno, riprendere a presiedere le commissioni.
Per avere un’idea del degrado della scuola italiana, pensate che quando io sostenni il mio esame di maturità la presidente della commissione era una illustre docente universitaria. Allora i presidenti erano professori di università, poi dalla riforma Sullo che nel 1969 semplificò e facilitò molto l’esame, riducendo le materie orali  a due soltanto – di cui una scelta dallo studente –  e le prove scritte anch’esse  a due, i docenti universitari, salvo casi rarissimi, preferirono disertare  e allora vennero nominati dei presidi e poi dei semplici professori con una certa anzianità di servizio come presidenti . Come commissari vennero anche reclutati dei semplici supplenti. L’esame di Stato con commissari provenienti da altre zone del Paese sono un ricordo del passato perché i commissari esterni, quando previsti,  provengono  dalla stessa città. Sullo appare storicamente responsabile di aver risposto alla contestazione con il facilismo: invece di riformare la scuola come fece De Gaulle in Francia dopo il maggio parigino  della contestazione, si limitò a cambiare l’esame di maturità, partendo dal tetto invece che dalle fondamenta. Da Sullo in poi la scuola finì di sgretolarsi perché i docenti furono lasciati soli, mentre  i sindacati confederali della scuola sostenevano la più becera demagogia di marca sessantottina e non sostennero il ruolo primario della funzione docente. Ho appreso con sconcerto che ai docenti universitari la presidenza delle commissioni fosse stata preclusa,magari da uno dei tanti ministri che misero mano agli esami: Berlinguer, Moratti ( che ideò  Incredibilmente le commissioni interne fatte dagli stessi professori della classe ), Gelmini  che cercò inutilmente di portare un minimo di serietà negli esami e per questo fu duramente contestata.
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Conobbi Moratti agli inizi del suo mandato ministeriale e rimasi colpito dalla sua totale ignoranza dei problemi della scuola, da lei  considerata al pari di un’azienda con i presidi trasformati in manager. Oggi, dopo quattro mesi di chiusura delle scuole, un po’ di didattica a distanza da parte di professori impreparati a praticare quell’insegnamento e le conferenze  televisive dei grandi luminari sul tipo di Barbero e a Odifreddi, gli studenti devono affrontare una prova orale (gli scritti sono stati eliminati) che diventa ridicola. Ovviamente si parte da un argomento scelto dal candidato, essendo state abolite le tesine e il sistema ideato dal ministro Marco Bussetti, il professore di ginnastica che aveva inventato  il sorteggio delle buste per evitare favoritismi. La ministra attuale si rivela la più inadeguata della storia italiana, paragonabile solo a Sullo, Ferrari Aggradi, Misasi  e Malfatti che distrussero la scuola in tempi non di pandemia. Questi ministri Dc che il mio amico Giuseppe Tramarollo, presidente della Federazione dei Docenti fondata da Salvemini, definiva la banda dei quattro, operarono scientemente per dare un colpo mortale alla scuola di Stato, privandola della serietà e del rigore necessario, senza  i quali la scuola diventa inutile  culturalmente e ingannevole sul piano sociale perché non è più quell’ ascensore che permette “ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” – come recita la costituzione – di ascendere. La Signora Azzolina, del tutto impreparata, sta dando forse involontarie picconate, per inadeguatezza. Stenta a far partire gli esami pro -forma  che promuoveranno tutti, salvo chi, per caso, dovesse essere assente alla prova. C’è da immaginarsi cosa sarà la ripresa della scuola in settembre. Non si deve tuttavia  essere ingenerosi perché anche Benedetto Croce che esattamente cent’anni fa fu ministro della Pubblica istruzione nell’ultimo governo Giolitti,di fronte al  Covid 19, si sarebbe trovato in serie difficoltà. Sta di fatto che in Europa le scuole hanno riaperto e in Francia Macron intende prolungarle in giugno. Sono tutti imprudenti o è la scuola italiana a non aver saputo reagire? Ovviamente anche le Università chiuse con lezioni ed esami a distanza destano qualche perplessità, ma è soprattutto la scuola, da quella dell’obbligo in su a generare dubbi. I genitori che spesso giustificano i propri figli anche quando non dovrebbero, sono oggi seriamente molto preoccupati per una scuola che di fatto ha abdicato alla sua funzione.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

Moncalieri, la bandiera luminosa sul castello

Un fascio di luci tricolore ha illuminato col il Castello di Moncalieri, sede del primo Reggimento Carabinieri ‘Piemonte

l’iniziativa è stata promossa dal Comune in collaborazione con l’Arma  per non dimenticare l’impegno di istituzioni, medici, volontari e cittadini durante l’emergenza Coronavirus. Commenta  il sindaco Paolo Montagna: “Illuminiamo con il Tricolore il Castello Reale, simbolo della nostra città, orgogliosi di essere moncalieresi e di essere italiani. Pensiamo ai nostri concittadini che non sono più con noi e alle loro famiglie”.
   

“Controllo del vicinato”, l’associazione si espande

Durante il periodo di quarantena imposto dal Covid19, dove moltissime attività si sono fermate, l’Associazione Controllo del Vicinato (ACDV) ha invitato tutti i suoi soci ed i cittadini che seguono la filosofia di Sicurezza partecipata a dare una mano ai vicini di casa più bisognosi, in sicurezza e nei limiti del possibile, e contemporaneamente ha continuato a crescere e migliorarsi.

Ricordiamo che il progetto dell’Associazione Controllo del Vicinato nasce in Italia nel 2008 ed oggi vede l’adesione di circa 67.000 famiglie in tutta Italia. Ribadiamo che il progetto non prevede ronde (a cui siamo contrari), ma persone attive e responsabili che, attraverso una rete e con un occhio attento su ciò che ci gli accade intorno, riducono le vulnerabilità delle proprie abitazioni e del proprio nel proprio quartiere. Sono inoltre in costante contatto tra loro e collaborano con le forze dell’ordine attraverso segnalazioni qualificate su fatti anomali che vengono notati.

Il rafforzamento del progetto di ACDV passa anche attraverso il nuovo sito web www.acdv.it  il quale, oltre alla grafica ed ai contenuti rinnovati, è ora anche interattivo consentendo a tutti i visitatori che avessero delle domande specifiche, o richiedessero semplicemente informazioni, di ricevere risposte in tempo reale.

ACdV si è inoltre dotata di un sistema webinar che permette di promuovere incontri e corsi con tutte le Amministrazioni, o semplici cittadini, che desiderassero approfondire le conoscenze sul progetto oppure supportare e istruire dei nuovi  gruppi di Controllo del Vicinato.

Importante è anche il nuovo CDV Channel, canale su youtube di ACDV, con interviste ed approfondimenti su come attuare la filosofia della Sicurezza Partecipata con continui nuovi argomenti.

Una vera e propria piattaforma sempre attenta alla Sicurezza Partecipata che fa della coesione sociale, all’interno delle comunità territoriali e dell’associazione, l’elemento propedeutico per contrastare furti e truffe, elemento che, già nel maggio del 2015, l’ex prefetto Gabrielli, oggi Capo della Polizia, già approvava perchè “una rete di cittadini attivi e consapevoli migliora sensibilmente la sicurezza”.

Lo dichiara in una nota il Presidente dell’Associazione Controllo del Vicinato Ferdinando Raffero