CRONACA- Pagina 131

E’ grave bimba partorita in casa

Questa mattina il 118 è intervenuto in un’abitazione di Ciriè, dove una donna ha partorito in casa. La neonata, trovata in condizioni critiche, è stata rianimata dal personale dell’ambulanza e trasportata prima all’ospedale di Ciriè e successivamente all’ospedale Maria Vittoria.

La madre, seguita dai servizi sociali, avrebbe partorito nel bagno dell’appartamento. La sua posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le condizioni della piccola risultano gravi.

La Procura di Ivrea coordina le indagini, affidate ai Carabinieri. A contattare il 112 è stato il fratello della donna, che ha trovato lei e la neonata nel bagno. La bambina sembra si trovasse in acqua. Ora gli investigatori stanno cercando di chiarire le circostanze del fatto, senza escludere al momento alcuna ipotesi.

La donna, ricoverata all’ospedale di Ciriè, sarà ascoltata non appena le sue condizioni lo consentiranno.

Giaveno commemora il rastrellamento nazifascista

Domenica 30 novembre la Città di Giaveno, la sezione ANPI Giaveno Val Sangone e l’Ecomuseo della Resistenza della Val Sangone terranno la commemorazione dell’81° anniversario del rastrellamento nazifascista del 27, 28 e 29 novembre 1944, costato la vita a 14 partigiani e 38 civili. La cerimonia, patrocinata dalla Città metropolitana di Torino, inizierà alle 14 con l’omaggio ai caduti di piazza San Lorenzo e a quelli ricordati nelle lapidi di via Ruata Sangone angolo via Beale, nel pilone della borgata Tetti Via e nella chiesa della borgata Mollar dei FranchiAlle 15, nella chiesa di San Michele Arcangelo in borgata Provonda, sarà celebrata una Messa in suffragio dei caduti, animata dalla cantoria parrocchiale San Lorenzo e Santa Cecilia di Sangano, diretta dal maestro Gianfranco Accastello. A seguire l’omaggio al sacrario nel cimitero di Provonda.

Il 27 novembre 1944 due colonne tedesche, provenienti dalla Valle di Susa e dalla Val Chisone, attaccarono la Val Sangone con l’obiettivo di convogliare nel fondovalle e circondare le formazioni partigiane. In previsione del secondo inverno di guerra i comandi della Resistenza avevano trasferito in pianura la maggior parte degli effettivi. Le forze rimaste in quota avrebbero dovuto adottare un atteggiamento difensivo, appoggiandosi ai numerosi rifugi e depositi ben occultati nei boschi e nelle zone più impervie della valle. La tattica si rivelò efficace: il 27 novembre, frazionate in piccoli distaccamenti, le formazioni partigiane riuscirono a sfuggire all’accerchiamento. Gli scontri furono limitati e le perdite contenute. Mancato il loro obiettivo primario, i nazisti rivolsero la loro aggressività contro la popolazione civile. La valle fu isolata e alla popolazione fu imposto il coprifuoco. Il 28 novembre i tedeschi iniziarono a incendiare le borgate di Provonda, Mollar dei Franchi, Pian Paschetto e Tetti Via. Nei centri di fondovalle, drappelli di soldati, nei quali c’erano anche italiani, entrarono nelle case sfondando le porte che non venivano loro aperte, perquisirono, malmenarono gli occupanti, spaccarono i mobili e rubarono cibo, scarpe, vestiti, denaro e oggetti preziosi. Nelle borgate sospettate di dare aiuto ai partigiani molti civili furono uccisi sul posto: a Provonda vennero fucilate due giovani sorelle; in borgata Ceca un ragazzo di quattordici anni, sua madre, sua zia e un’altra anziana parente morirono bruciati vivi del rogo della loro casa. Il 30 novembre in piazza San Lorenzo a Giaveno vennero fucilati 17 partigiani, alcuni dei quali presi dalle carceri di Torino. La popolazione fu costretta ad assistere all’esecuzione e i corpi degli uccisi furono lasciati in piazza fino al giorno successivo.Il 1° dicembre, forse per un errore di comunicazione, gli Alleati effettuarono un lancio di armi, munizioni, viveri e abiti nella zona a monte di Maddalena. La colonna tedesca, appena partita, risalì in valle e riprese il rastrellamento, le uccisioni, i saccheggi e gli incendi. Nelle borgate Prafieul, Chiarmetta, Alpe Colombino, Prese Vecchie e Re centinaia di civili furono fermati e sottoposti a interrogatori. Alcuni vennero arrestati e tradotti in carcere: tra questi, anche i parroci di Trana e Maddalena e altri preti della valle. Tedeschi e fascisti decisero di impiantare presidi permanenti nei maggiori centri e di intensificare le azioni di rastrellamento. Alcuni rifugi e depositi vennero scoperti e una parte delle forze partigiane ancora in valle decise di scendere in pianura scivolando fra le maglie degli occupanti. Lo fecero, in molti casi, con l’aiuto della popolazione locale, che ben conosceva i sentieri e i boschi. Franco Nicoletta, comandante partigiano, dirà poi che “se non ci fossero stati i civili, forse non avremmo superato la crisi. Noi comandanti tenevamo i contatti, eravamo sempre in movimento da un nucleo all’altro, ma senza la popolazione non sarebbe bastato”. Una storia destinata a trasformare la memoria della valle, che ancora oggi, dopo ottant’anni, è uno dei tratti fondanti della sua identità.

Piazza Bengasi, da oggi nuova viabilità per i lavori del parcheggio interrato

 

Proseguono gli interventi in Piazza Bengasi per la realizzazione del nuovo parcheggio interrato di interscambio collegato alla stazione della metropolitana e per la riqualificazione complessiva dell’area. Per garantire la continuità della circolazione durante le fasi più delicate degli scavi e consentire lo svolgimento dei lavori in condizioni di sicurezza, da lunedì 24 novembre 2025 sarà attivata una nuova organizzazione della viabilità.

L’elemento principale della nuova configurazione è un collegamento stradale provvisorio in asse nord-sud che attraverserà la piazza, regolato da un impianto semaforico posizionato tra gli incroci Bengasi–Vigliani–Nizza e Bengasi–Sestriere. Sul nuovo tracciato saranno in vigore il limite massimo di velocità di 30 km/h e il divieto di sosta e fermata, mentre l’accesso sarà vietato a pedoni e velocipedi.

Contestualmente verrà chiuso al traffico veicolare il lato est della piazza, nel tratto compreso tra i civici 11 e 17, che resterà accessibile esclusivamente ai residenti, per i quali sarà istituito un senso unico alternato a vista.

Tutte le modifiche alla viabilità saranno segnalate attraverso apposita segnaletica di preavviso.

TorinoClick

Offesa a Superga: un anno fuori dagli stadi a quattro tifosi juventini

Sono quattro i tifosi bianconeri che hanno ricevuto un Daspo. In occasione dell’ultimo derby con il Torino, avevano mimato con le mani il gesto di un aeroplano che si schianta al suolo, in riferimento alla tragedia di Superga del 4 maggio maggio 1949, che costò la vita all’intera squadra del ‘Grande Torino’. Il provvedimento della Questura ordina  il divieto d’accesso agli impianti calcistici per un anno.

La nuova Siria fra Speranze e timori

L’8 dicembre del 2024 cadeva in Siria il regime dittatoriale di Bashar al-Assad. La comunità cristiana siriana è da allora  sospesa fra  sentimenti contrastanti dopo  l’avvento al potere di Ahmed al-Sharaa, il presidente della nuova Siria, passato con i suoi fedelissimi per varie declinazioni del jihadismo, che cerca ora di accreditarsi sul piano internazionale come elemento di moderazione e stabilità.
Ne parla ,su invito del Centro studi Peirone, un testimone eccezionale , l’arcivescovo di Homs dei Siri, S.E.R padre Jacques Murad, che fu cofondatore con  padre Dall’Oglio ( scomparso forse ucciso dai jihadisti )  del monastero di Mar Musa.
Alla fine dell’incontro è possibile partecipare alla cena d’onore con S.E.R. padre Mourad il cui ricavato sarà devoluto a favore dei cristiani della sua diocesi. La cena si deve prenotare entro venerdì 28 novembre inviando mail a info@centro-peirone.itCosto della partecipazione 60 Euro.
Martedì 2 dicembre ore 18, Teatro della Piazza dei Mestieri,  via Jacopo Durandi, 13. Cena inizio ore 20.

Telefono Rosa: “Non solo parole, servono fatti, contro la paura”.

25 novembre 2025: Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne

Vorremmo non dover continuare a ripetere incessantemente la richiesta di superare la retorica delle parole pubbliche e private sulla difesa delle donne, che altrettanto costantemente sentiamo pronunciare dopo aggressioni anche drammatiche o peggio estreme da parte di uomini.

Perchè è evidente che quelle parole non bastano, e suonano vuote, visto che non fermano la violenza maschile, non addomesticano i feroci, e specialmente non riparano le donne da rabbia distruttiva e pretesa di possesso. A volte le parole non sono solo insufficienti e di circostanza: sono anche sbagliate.   Come quelle che in certe sentenze rovesciano la colpa e normalizzano la violenza maschile.  Disconoscendo e minimizzando il radicamento della violenza nelle relazioni e nella struttura sociale, ancora piena di gerarchie culturalmente legittimate, quelle parole dicono alle donne che hanno fatto male a fidarsi; che quello diverso dal loro è il pensiero giusto; e che il loro destino è di essere deluse, o rassegnate per forza, o sopraffatte.

Sopraffatte anche dalla paura: ed è questa la parola di cui vogliamo parlare oggi.

Paura dell’aggressore, certo: ma anche paura di non poter contare con certezza sul fatto di essere riparate dai colpi nel corpo, nella dignità, nella libertà. Paura di scontrarsi contro i rigurgiti maschilisti di chi si ostina a colpevolizzare le donne che si ribellano alla violenza maschile. Paura di non trovare riscontro al proprio coraggio.

La violenza nasce dalla prevaricazione nelle relazioni interpersonali e collettive. Le donne vorrebbero poter credere nel sostegno delle istituzioni, nell’efficacia della protezione e specialmente, a monte, nella forza della prevenzione, che non scaturisce magicamente dal mero aumento teorico delle pene per ciascun colpevole, quando mai fosse – magari anni dopo –  condannato da un Tribunale.  Così facendo, infatti, si ritorna nel privato, anziché riconoscere che la violenza è un fatto pubblico e politico, un’asimmetria di potere che di sicuro non trova soluzioni nella mera riposta sanzionatoria sporadicamente a carico del singolo autore.  Cresce proprio in questo contesto la diffidenza nei confronti delle istituzioni, in paradossale contrasto con i reiterati e talvolta sussiegosi inviti a denunciare, seguiti dall’implicita latente colpevolizzazione di chi subisce e non denuncia.

E dopo? Non vorremmo sentire parole, ma vedere fatti.

Vedere e toccare con mano la realizzazione delle famose “quattro P” su cui si basa la Convenzione di Istanbul: “Prevenzione, Protezione, Punizione, Politiche integrate“.  Tutte e quattro le “P“. Invece ne vediamo bene altre due: “Però…” e “Purtroppo“. L’elenco delle delusioni è infatti spesso lungo quanto quello delle aspettative.

Le donne, anzi: “noi donne”, condividiamo l’amarezza e l’incredulità per divieti istituzionali alla preziosa educazione sessuo-affettiva strutturale, adeguata all’età dei minori, che promuoverebbe fin dalla scuola primaria l’umanizzazione delle relazioni e rappresenterebbe il fondamento della prevenzione, accendendo un faro permanente sul tema della parità, del rispetto e del consenso.

Chiediamo ancora e sempre, per quante di noi intendano sottrarsi alla violenza maschile, che la politica non si riduca a fornire provvisoriamente luoghi in cui le donne debbano nascondersi e scomparire in nome della sicurezza, ma viceversa dia loro anche l’opportunità di reinterpretare nella luce dello spazio pubblico una vita quotidiana dignitosa, libera e autonoma, lontana dalla prevaricazione.  Un luogo fisico e mentale dove il pensiero e la parola di una donna contino.

Chiediamo che davvero tutti gli operatori che a diverso titolo possano entrare in contatto con una donna che abbia fatto o stia facendo esperienza di violenza siano adeguatamente e omogeneamente formati, e sappiano utilizzare tutte le risorse che secondo le “parole della legge” sono esistenti.

Chiediamo che queste norme, oltre che conosciute, siano anche concretamente applicabili, perché le riforme a costo zero sono destinate a risultati deprimenti.

Chiediamo che quando si tratta della sicurezza e persino della sopravvivenza di una donna gli strumenti di controllo del suo aggressore funzionino affidabilmente e possano realmente essere utili ed essere considerati tali, invece che rappresentare ulteriore fonte di frustrazione, sofferenza, paura e rischio.

Chiediamo che gli interventi sugli autori di violenza siano incisivi e chiari.

Chiediamo civiltà.

Chiediamo libertà dalla paura.

Chiediamo anche concreta alleanza pubblica con l’impegno quotidiano dei Centri Antiviolenza.

Per le donne che non possono più pronunciare parole, e per quelle che hanno diritto di parlare, e specialmente di vivere.

Perseguendo il significato profondo del costante contatto con cittadine e cittadini, nei giorni intorno al 25 novembre 2025, il Telefono Rosa Piemonte sarà presente con le proprie volontarie e attiviste presso istituzioni pubbliche, aziende, centri commerciali, università, scuole, associazioni e aggregazioni giovanili, per presentare il nuovo Report, fornire informazioni, distribuire materiali di sensibilizzazione e favorire un dialogo costruttivo con donne e uomini interessati a confrontarsi con noi. Tutto questo, sempre nell’ottica che l’alleanza è indispensabile per un efficace contrasto alla violenza maschile sulle donne.

ALCUNI DATI

Nell’anno 2024 il Telefono Rosa Piemonte di Torino ha registrato 761 nuove prese in carico e 5516 contatti nella sezione di aiuto on line e social.  Il 21,8% delle accoglienze riguarda ragazze e giovani donne tra i 16 e i 29 anni; il 23,78% tra i 30 e i 39 anni; il 29,57 % tra i 40 e i 49 anni; il 13% tra i 50 e i 59 anni; l’8,41 % oltre i 60 anni.

274 donne riferiscono di aver subito violenza fisica; 365 violenza verbale o minacce; 41 violenza sessuale; ben 137 altre forme di violenza sessuale quali molestie in presenza oppure on line, revenge porn o costrizione a pratiche sessuali umilianti o degradanti. Sono stati 106 i casi segnalati di stalking; 482 le violenze psicologiche; 254 le violenze economiche. Come purtroppo sempre si constata, quasi mai viene subita una sola forma di violenza, ma più condotte variamente aggressive nell’ambito delle stesse dinamiche.

Tra gli autori di violenza, 488 appartengono alla cerchia di mariti, conviventi, fidanzati o ex. Non trascurabili le violenze anche da parte dei figli (22).

Galleria ‘Cesana’, Anas annuncia lavori

Anas ha programmato la manutenzione degli impianti in galleria ‘Cesana’, nell’ambito dell’omonimo territorio comunale lungo la strada statale 24 “del Monginevro”. Le attività, che interessano in particolare l’impianto di ventilazione, sono state pianificate in orario notturno al fine di contenere i disagi per la circolazione in transito.

Per consentire lo svolgimento delle lavorazioni in sicurezza, la galleria sarà chiusa al traffico nella fascia oraria notturna 20:00 – 6:00 da lunedì 24 fino a venerdì 28 novembre.

Durante la chiusura i veicoli con peso inferiore a 26 tonnellate saranno deviati sulla vicina ex statale 24. I mezzi con peso superiore alle 26 tonnellate potranno raggiungere la Francia percorrendo la A32 con proseguimento al Traforo del Frejus.

Ragazzo di 21 anni gravemente ferito in un incidente

E’ ricoverato in gravi condizioni dopo un incidente stradale verificatosi questa mattina sulla A4 Torino-Milano: si tratta di un 21enne rimasto coinvolto in un sinistro nel tratto tra Volpiano e Settimo, poco prima delle otto del mattino, quando la sua vettura si è ribaltata per cause da accertare.

Il Politecnico per il 25 novembre

  • Inaugurazione di una Panchina Rossa antiviolenza al Castello del Valentino 25 novembre 2025 alle ore10, Viale Mattioli 39
  • CINECUG, proiezione del film “Outrage” di Ida Lupino

25 novembre 2025 alle ore 16.30, Aula Magna PoliTO Corso Duca degli Abruzzi 24

  • Convegno “La Convenzione di Istanbul e il contrasto alla violenza maschile contro le donne in Italia”, organizzato dai CUG del Politecnico di Torino, dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale

28 novembre 2025 dalle 9.00 alle 13.00, Aula Magna Cavallerizza Reale Unito, Via Verdi

 

Nella settimana del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Politecnico di Torino organizza una serie di eventi per diffondere una cultura del rispetto, della parità di genere e della non violenza. Anche quest’anno la facciata della sede del Campus delle Ingegnerie sarà illuminata di arancione, aderendo alla campagna Orange the World promossa dalle Nazioni Unite contro la violenza di genere e rilanciata in Italia da UN Women Italy, che quest’anno ha come focus la violenza digitale contro le donne, fenomeno sempre più diffuso.

L’evento principale della settimana si svolgerà nella mattinata del 25 novembre, a partire dalle ore 10, quando al Castello del Valentino (viale Mattioli 39), sede del Campus Architettura, Design e Pianificazione, verrà inaugurata una nuova panchina rossa antiviolenza. Un’iniziativa promossa dal Comitato Unico di Garanzia-CUG del Politecnico di Torino, in collaborazione con il Centro Studi di Genere di Ateneo.

In programma anche un appuntamento della rassegna cinematografica CINECUG, organizzato dal CUG del Politecnico di Torino per il 25 novembre alle ore 16:30 presso l’Aula Magna del Politecnico in Corso Duca degli Abruzzi 24. Verrà proiettato il film “Outrage” di Ida Lupino. Seguirà il dibattito.

Inoltre, il 28 novembre i CUG del Politecnico di Torino, dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale organizzano il convegno “La Convenzione di Istanbul e il contrasto alla violenza maschile contro le donne in Italia: a che punto siamo?”, in programma dalle ore 9:00 alle 13:00 presso l’Aula Magna Cavallerizza Reale dell’Università di Torino in Via Verdi 9, Torino.

 

 

Arianna Montorsi ha commentato: “Secondo l’articolo 14 della convenzione di Istanbul le Università dei paesi aderenti possono portare avanti programmi sulla violenza contro le donne e il diritto all’integrità personale. Gli atenei piemontesi, e il Politecnico in particolare, in piena ottemperanza alla convenzione, si sono dotati di tutti i presidi più efficaci nelle loro sedi, dalla Consigliera di Fiducia agli sportelli antiviolenza, rendendo il Piemonte una regione all’avanguardia nell’ottemperare pienamente la convenzione.”

 

A seguire Claudia De Giorgi: “Con l’installazione di una panchina rossa anche all’ingresso del Campus Architettura, Design, Pianificazione confermiamo nelle nostre diverse sedi il messaggio chiaro sulla postura dell’Ateneo rispetto alla tematica della violenza contro le donne, segnalando l’ingresso in un luogo sicuro per loro. La targa apposta su ogni panchina riporta anche in italiano e in inglese le istruzioni per contattare i servizi antiviolenza di Ateneo”.

 

Alessandra Colombelli ha concluso: “Il cinema ci offre lo spunto per aprire un dibattito necessario su un tema che resta purtroppo attuale: la violenza contro le donne, nelle sue molteplici forme e nei traumi profondi che genera. Attraverso la visione di Outrage vogliamo creare uno spazio di confronto e ascolto, per riconoscere la complessità delle esperienze delle vittime di violenza e riflettere su quali strumenti, servizi e percorsi di supporto – anche nel nostro Ateneo – possano davvero fare la differenza.

 

 

 

La panchina rossa al Castello del Valentino (25/11 ore 10, Viale Mattioli 39)

Il progetto delle panchine rosse nasce in Italia nel 2016, ispirato alle installazioni delle “Zapatos Rojos” dell’artista messicana Elina Chauvet, per denunciare la lunga serie di femminicidi avvenuti nella città di Ciudad Juárez.
Da allora, la panchina rossa è diventata un simbolo universale di memoria e di impegno civile: un luogo che resta vuoto per ricordare le donne uccise da uomini che dicevano di amarle, ma anche uno spazio fisico di riflessione, dove la comunità è chiamata a fermarsi e a interrogarsi sulle proprie responsabilità nella prevenzione della violenza di genere.

Il Politecnico di Torino ha già collocato nel 2022 una prima panchina rossa nella sede di corso Duca degli Abruzzi, con l’obiettivo di diffondere, anche all’interno dell’ambiente universitario, un messaggio di condanna verso ogni forma di abuso, discriminazione e sopruso nei confronti delle donne.

Con l’installazione di una nuova panchina, nel cuore del Castello del Valentino, sede storica dell’Atene, il Politecnico intende ampliare la presenza di questi segni simbolici, consapevole che la conoscenza e l’educazione sono strumenti essenziali per spezzare il ciclo della violenza e per costruire una società più giusta, sicura e inclusiva per tutte e tutti.

Programma degli interventi

 

Ore 10 – Claudia De Giorgi – Vicerettrice per le Pari Opportunità, l’Inclusività e la Qualità della vita

Ore 10.05 – Alessandra Colombelli – Presidente CUG-Comitato Unico di Garanzia

Ore 10,10 – Arianna Montorsi – Direttrice Centro Studi di Genere

Ore 10,15 – Andrea Longhi – Referente del Rettore per la gestione strategica e pianificazione manutentivo-conservativa del Castello del Valentino

Ore 10,20 – Un minuto di rumore

Da Atene a Torino: trapiantato un cuore che non ha mai smesso di battere

Per la prima volta un cuore prelevato ad Atene è stato trapiantato a 1.600 chilometri di distanza, all’ospedale Molinette di Torino, senza che il suo battito venisse mai interrotto.

Nel quarantesimo anniversario del primo trapianto di cuore eseguito in Italia, è stata così superata una nuova frontiera: l’organo non solo è rimasto battente durante il trasporto, ma ha continuato a battere anche durante l’intero intervento di impianto. È quanto avvenuto pochi giorni fa al Centro Trapianti di Cuore e di Polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino. Incredibilmente, il cuore ha ripreso a pulsare già in Grecia, è stato mantenuto attivo per tutto il viaggio e non è mai stato fermato, nemmeno mentre veniva inserito nel torace del ricevente, per un totale di circa otto ore. Una rivoluzione che permette di superare i limiti imposti dall’ischemia: grazie alla perfusione continua garantita dalla macchina OCS Heart (Transmedics), il cuore non subisce più danni da mancanza di sangue, superando così il tradizionale limite delle quattro ore di ischemia massima.

La segnalazione della donatrice, ricoverata in un ospedale di Atene, è arrivata dal Centro Nazionale Trapianti e dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte al Centro Trapianti di Cuore della Città della Salute di Torino. Un’équipe delle Molinette – composta dalla dottoressa Erika Simonato, dal dottor Matteo Marro, dal professor Andrea Costamagna e dalla dottoressa Domitilla Di Lorenzo – è partita da Torino nel tardo pomeriggio e ha raggiunto la capitale greca con un jet privato. Intorno a mezzanotte è iniziato il prelievo. Una volta inserito nella macchina di perfusione, il cuore è stato riattivato e mantenuto battente per tutto il percorso verso Torino.

Nel frattempo, un paziente 65enne affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa post-infartuale, in attesa di trapianto da circa un anno, è stato preparato in sala operatoria. Al suo arrivo, il cuore continuava a battere nella macchina di perfusione da circa sei ore. Il ricevente, già in circolazione extracorporea e con il cuore malato rimosso, ha potuto ricevere l’organo senza che questo venisse mai arrestato: il cuore nuovo è stato collegato direttamente al sistema di circolazione extracorporea del paziente, mantenendo la perfusione e il battito fino al completo impianto.

L’intervento, eseguito con successo dal professor Massimo Boffini, dal professor Antonino Loforte e dalla dottoressa Barbara Parrella, con la collaborazione dell’anestesista Rosetta Lobreglio, è stato completato con il cuore che batteva naturalmente, prima tra le mani dei chirurghi e poi nella sua sede definitiva, all’interno del cavo pericardico. Il decorso post-operatorio è stato regolare e il paziente è stato trasferito dalla Terapia Intensiva al reparto di degenza ordinaria dopo pochi giorni.

Questo trapianto rappresenta un traguardo di enorme rilievo, riducendo lo stress dell’organo prima dell’impianto e aprendo prospettive prima impensabili per la trapiantologia moderna.

“La straordinaria competenza dei nostri professionisti ha reso possibile un intervento che segna una nuova frontiera nei trapianti di cuore, confermando ancora una volta il valore e l’eccellenza della Città della Salute e della Scienza a livello europeo”, ha dichiarato il Direttore generale CDSS, Livio Tranchida.

“Ancora una volta, il Sistema Trapianti della Regione Piemonte si colloca ai vertici italiani ed europei, con un trapianto di eccezionale complessità tecnico-organizzativa. Un’ulteriore conferma del ruolo di CDSS come IRCCS Trapianti”, ha aggiunto l’Assessore alla Sanità regionale, Federico Riboldi.