Apre il cinema di reparto nella Neuropsichiatria infantile del Regina Margherita

Nel reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino la cultura diventa cura. Libri Aperti, Neuroflix e Luoghi Comuni: tre progetti, un unico orizzonte di comunità.

Ci sono libri che si aprono accanto ad un letto d’ospedale, film che accendono il pensiero in una stanza silenziosa, parole che diventano un ponte tra pazienti, caregiver e personale sanitario.

Alla Neuropsichiatria dell’OIRM (diretta dal professor Andrea Martinuzzi) la cultura entra non come ornamento, ma come parte della cura.

Da questa intuizione – che leggere, guardare, creare possano essere forme di benessere – nascono Libri Aperti, Neuroflix e Luoghi Comuni, tre progetti promossi da DEAR ETS per rendere accessibili esperienze, linguaggi e strumenti che aiutano a crescere e a partecipare.

La biblioteca Libri Aperti, costruita insieme a CoLTI – Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti – porta nei reparti la possibilità di scegliere una storia, di scambiarsi un libro, di condividere tempo.

Il cinema di reparto Neuroflix, ideato con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema, trasforma la visione di un film in un momento di incontro, leggerezza e rielaborazione personale. Spider Man, Now you see me, Big Hero 6, Avengers, Zootropolis, La forma dell’acqua, Guardiani della galassia, Ferdinand: questi alcuni dei titoli.

Luoghi Comuni, infine, ripensa gli spazi della cura come luoghi vivi: il primo intervento è un’installazione realizzata con i ragazzi del reparto e l’artista Daniele Catalli, nell’ambito del programma internazionale Youth Climate Action Fund.

“La cura per la cultura e la cultura per aiutare a curare. Osservare i risultati dei nostri giovani pazienti coinvolti in attività artistiche e culturali rafforza la nostra convinzione sull’importanza di un approccio olistico alla cura, che consideri non solo gli aspetti clinici ma che abbracci anche la dimensione sociale e creativa. La collaborazione tra il personale sanitario, gli educatori e DEAR ETS ha creato un ambiente di reparto dove i ragazzi possono esprimersi e continuare il loro percorso personale anche durante l’ospedalizzazione, con un impatto positivo sul loro percorso di guarigione” dichiara Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna).

Si tratta di un nuovo percorso di cura per i bambini e gli adolescenti della nostra Neuropsichiatria Infantile in cui umanizzazione e innovazione tecnologica concorreranno in modo sinergico al processo di guarigione. L’ambiente ospedaliero è lo spazio che accoglie il paziente e la sua famiglia, che lo accompagna nel viaggio impegnativo della malattia e come tale deve essere pensato, costruito, arredato e adattato non solo alle esigenze clinico assistenziali ma anche educative e ricreative. Per questo nuovo importante traguardo ringrazio quindi DEAR ETS anche a nome di tutti gli operatori sanitari dell’ospedale Infantile Regina Margherita” dichiara la professoressa Franca Fagioli (Direttore Dipartimento Patologia e Cura del Bambino ospedale Regina Margherita).

Tre progetti diversi, ma dentro la stessa visione: fare della cultura un terreno comune di cura, inclusione e cittadinanza.

«Per noi di DEAR l’ospedale non è solo un luogo dove si curano le malattie, ma anche uno spazio dove si coltiva umanità» racconta Anita Donna Bianco (Presidente di DEAR ETS). «Crediamo che la qualità degli spazi, del tempo e delle relazioni possa incidere in modo profondo sul benessere e sul percorso di guarigione. Questa visione ha potuto prendere forma grazie al sostegno di Otto per Mille della Chiesa Evangelica Valdese, Bloomberg Philanthropies, Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Fondazione Claudio e Vanda Brunod ed alla generosità di tanti donatori privati che hanno scelto di credere in una cultura che cura”.

A Torino il 7° Congresso Nazionale sulle Malattie dell’Esofago

 Lunedì 4 e martedì 5 maggio 2026 Torino ospiterà il 7° Congresso Nazionale SISME (Società Italiana per lo Studio delle Malattie dell’Esofago), presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane 16). .

Il congresso è organizzato dalla Chirurgia Generale 1 universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino, sotto la Presidenza Onoraria del professor Mario Morino e la Presidenza del professor Fabrizio Rebecchi.

Il congresso rappresenta il principale appuntamento per la comunità medico-scientifica italiana impegnata nella diagnosi e nel trattamento delle patologie esofagee.

Il programma scientifico affronterà in modo multidisciplinare i principali temi legati alle malattie dell’esofago, dalle forme benigne alle patologie maligne. Nelle due giornate sono previste sessioni dedicate ai disturbi funzionali, malattia da reflusso gastro-esofageo, tumori dell’esofago e del cardias, con un focus dedicato ai nuovi trattamenti endoscopici e chirurgici, gestione perioperatoria, nutrizione clinica, nuove tecnologie comprendenti la robotica, l’intelligenza artificiale e l’ingegneria tissutale.

Tra i temi di maggiore attualità figurano anche le prospettive future delle terapie sistemiche nel carcinoma dell’esofago, il ruolo della sorveglianza attiva dopo terapia neoadiuvante, la chirurgia mini-invasiva laparoscopica e robot-assistita e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella diagnosi e nel trattamento delle patologie esofagee.

L’evento prevede la presenza di esperti in chirurgia generale, gastroenterologia, dietologia, oncologia, anestesia e rianimazione, otorinolaringoiatria e radiodiagnostica.

“Il congresso SISME vuole essere un momento di confronto concreto tra esperienza clinica, innovazione tecnologica ed approccio multidisciplinare, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico dei pazienti affetti da patologie esofagee” dichiara  Fabrizio Rebecchi (Presidente del Congresso).

“La malattia da reflusso gastro-esofageo e il tumore maligno dell’esofago sono due patologie in grande crescita, connesse tra loro e per le quali le novità chirurgiche e mediche sono innumerevoli” aggiunge Mario Morino (Presidente Onorario del Congresso).

Salone OFF: 12 giorni, oltre 1000 eventi, 400 spazi tra Torino e Piemonte

 

La cultura ovunque 

XXII edizione | 8-19 maggio 2026

 

La ventiduesima edizione del Salone Off, la grande festa del libro diffusa e inclusiva, si svolgerà da venerdì 8 a martedì 19 maggio 2026.

 

I numeri dell’edizione: 12 giorni di programmazione per oltre 1000 appuntamenti in circa 400 spazi che coinvolgeranno le 8 Circoscrizioni di Torino e 40 Comuni della Città metropolitana. Il programma del Salone Off è curato da Marco Pautasso, Segretario generale del Salone Internazionale del Libro di Torino, e Paola Galletto.

 

Nella programmazione la cultura in forme diverse dal libro – molta musica, reading, spettacoli, mostre, presentazioni, feste – raggiungerà ogni angolo della città.

 

Tra gli ospiti che raggiungeranno il territorio cittadino e la città metropolitana: Marco AimeViola ArdoneBruno ArpaiaStefania AuciSilvia Avallone, Alice Basso, Luca Bianchini, Amal BoucharebBarrouxMatteo BussolaNader ButtoMassimo CacciariPeter CameronPaola CaridiEmmanuel CarrèreGianrico CarofiglioBibbiana Cau, Aldo CazzulloAlessandro Ceschi, Marco Crepaldi, Annalisa CuzzocreaNikos DavvetasStefano FaravelliTiziano FratusEnrico GalianoFabio GedaHelena JaneczekCostanza Jesurum, Matteo LanciniAmara LakhousAlfio Maggiolini, Antonio ManziniDacia MarainiPetros MarkarisMichela MarzanoDaniele MencarelliAlessia MerolaAudrey MilletDaniele Nicastro e Jean Claudio VinciVittorio Emanuele ParsiLiz PellyGuillaume PerreaultRomana PetriMarco PontiAntiniska PozziPsicologa CrudaChristian RaimoRoberta RecchiaGianni RiottaDavide RondoniSandra Sassaroli, Andreea SimionelMarcello SimoniEce TemelkuranLicia TroisiFredo VallaElena VarvelloWalter VeltroniManuel VilasIrvine Welsh.

 

UNO SGUARDO SUL PROGRAMMA DEL SALONE OFF

 

Il programma completo del Salone Off 2026 è consultabile integralmente su salonelibro.it, selezionando “Eventi Salone Off”.

 

Tra le iniziative ormai consolidate e in espansione tornerà “Voltapagina”, il progetto di impegno sociale e civile, in collaborazione con il Ministero della Giustizia, che quest’anno arriva alla sua diciannovesima edizione e che porta scrittrici e scrittori del Salone, tra cui Nikos DavvetasGiosuè CalaciuraOmar Di MonopoliAndrea Vitali e Giorgio Zanchini per citarne alcuni, nelle carceri del Piemonte; quest’anno saranno nove gli istituti coinvolti.

 

Tornerà anche il progetto di lettura “Il Ballatoio – storie a domicilio”, nato nel 2021 e curato da Ilaria Oddenino, per promuovere la lettura nei condomini in periferia: la quinta edizione si svolgerà in un condominio di San Donato, e vedrà come protagonista Silvia Avallone con Cuore nero (Rizzoli). La serata conclusiva, con i condòmini, si terrà venerdì 15 maggio al Teatro della Divina Provvidenza.

 

Non mancheranno gli appuntamenti di “Pagine in corsia”, letture ad alta voce negli ospedali per condividere l’esperienza del Salone del Libro con pazienti, accompagnatori e personale della struttura. Quattro gli ospedali coinvolti: l’Azienda Ospedaliera San Luigi di Orbassanoil Centro Riabilitativo Territoriale (CRT) Faber, il Centro Riabilitativo Territoriale (CRT) il Centro Riabilitativo Territoriale (CRT) “Giorgio Bisacco”.

 

Si consolida la florida collaborazione con il Museo Egizio, che ospiterà sette appuntamenti che vedranno coinvolti il Direttore Christian Greco in prima persona e studiosi d’arte, direttori di musei e autori e artisti di spessore, come Leo Ortolani, Matteo Nucci, Carlo Greppi e Caterina Ciccopiedi.

 

Tornano gli eventi del Salone Off negli spazi tra i più iconici di Torino, grazie alla collaborazione con il Consorzio delle Residenze Sabaude. Alla Reggia di Venaria si potrà partecipare a un Silent Book Party accompagnato dalla voce di Margherita Oggero, ci sarà un incontro con Dacia Maraini, sarà possibile ascoltare il concerto dell’Orchestra Suzuki – Accademia Suzuki Talent Center diretta da Marco Mosca, e visitare sia la mostra Donne che leggono di Cinzia Ghigliano sia un’infiorata con 50.000 rose. Alla Villa della Regina prenderà vita la Human Library, la libreria vivente con racconti e storie di vita sul disagio mentale, realizzata in collaborazione con Il Bandolo. Molti eventi e appuntamenti della rassegna QU.EEN, narrazioni d’arte e natura, tra cui il concerto corale eseguito dal Sedicetto PoliEtnico del Politecnico di Torino, diretto dal Maestro Matteo Gentile, il ritratto umano e psicologico delle regine e delle nobili raccontato da Luciano Regolo, in dialogo con Mario Cinelli, e un viaggio nel giardino rinascimentale per tutta la famiglia.

 

Per la programmazione di Grecia, Paese Ospite di questa edizione del Salone, oltre agli autori Petros Markaris e Nikos Davvetas, molti appuntamenti guideranno il pubblico alla scoperta della Grecia. Tra questi: il Cinema Massimo ha curato una rassegna di film greci, il Cinema Nazionale proietterà Mediterraneo di Gabriele Salvatores, in presenza della protagonista Vana Barba; ci sarà un flash mob di danze popolari greche con il gruppo Chorò s’agapò in Piazza Santa Giulia, un concerto di musica bizantina del coro Irini Passi alla Chiesa di Santa Pelagia. 

 

Per quello che riguarda gli appuntamenti dedicati alla Regione Ospite d’onore, l’Umbria, l’appuntamento più atteso è la Marcia della pace per le vie della città, un’iniziativa che richiama la tradizione della Perugia–Assisi ideata da Aldo Capitini, che terminerà con letture di brani di pace di Nicola Lagioia. All’Archivio di Stato si potrà visitare L’Umbria e i libri in un lungo Rinascimento. Capolavori, contesti, progetti tra Medioevo e prima età moderna.

 

Spazio anche alla musica al Salone Off: alla Fondazione OMI – Opera Munifica Istruzione, nella Chiesa ortodossa di Santa Pelagia, si terrà il concerto Musica inaspettata 4.0 dei Contrametric Ensemble, diretto da Farhad Mahani, ormai una tradizione del Salone Off. Molti gli appuntamenti del programma di Mordente Maghini Young Festival, festival musicale del Coro Maghini di Torino. Tra questi, Tranvaj, viaggio sul tram storico con musiche per voce e liuto. Tornano anche gli appuntamenti musicali del Fonema Festival, organizzato da metronimiefestival: all’Off Topic ci saranno Massimo Silverio e Sara Gioielli. Per fare festa, anche quest’anno un ciclo di appuntamenti è curato da Teo Lentini, che propone presentazioni di libri a tema musicale accompagnati da dj set e after party con, tra gli altri Samuel, Max Casacci, Boosta, Bruno Bolla, Lele SacchiGiorgio Valletta, tra Combo, Mercato Centrale e Maxela.

 

Tra gli spettacoli e i reading in programma: all’Off Topic torna Il Grande Fresco, lo spettacolo cult di Guido Catalano e Federico Sirianni che per quasi un decennio ha conquistato club, teatri e festival in tutta Italia con il suo mix originale di poesia, musica e ironia; Elena Varvello leggerà, a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, alcuni versi dalla raccolta di poesie Fili d’erba di Walt Whitman; alcuni appuntamenti del programma del Salone Off sono in alcuni spazi, luoghi in movimento: sui Bus Star 1 e Star 2 di GTT ci saranno diverse letture ispirate e tratte da Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, che dà il nome all’edizione di quest’anno del Salone; da Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, a Il cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, in occasione degli 800 anni. A Porta Palazzo, in occasione della visita al cantiere dell’ex Mercato Ittico, si terrà un flash mob di danze popolari con Pizzica Taranta a cura della Paranza del Geco e Fondazione Contrada. Tra i reading, durante l’ultima corsa della Metro 1, ci sarà una performance narrativa di Linda Messerklinger Gianluigi Ricuperati per un omaggio all’amicizia letteraria tra Fleur Jaeggy e Franco Battiato, a cura da Giardino Forbito. Inoltre, ci sarà lo spettacolo The Snow Goose, a cura di Assemblea Teatro all’Auditorium Franca Rame di Rivalta di Torino.

 

Le mostre sono una delle cifre espressive della cultura del Salone Off e estenderanno in città temi e appuntamenti della fiera. Tra le altre, alla Fondazione Giorgio Amendola inaugura una retrospettiva dedicata all’artista Daniele FissoreDaniele Fissore. Realtà sospesa, che si sviluppa a partire dalle opere degli anni più sociali e politiche degli Settanta. Al Mufant – Museo del fantastico e della fantascienza, invece, sarà possibile visitare una mostra dedicata a Urania, la più longeva collana di fantascienza in Italia, edita da Mondadori. La mostra si intitola Mondi nel Cerchio e invasioni aliene. L’arte di Franco Brambilla ed è dedicata alle copertine dell’illustratore milanese. Alla Biblioteca Calvino durante i giorni del Salone inaugurerà la mostra Se non vuoi, con le parole di Beatrice Zerbini e i disegni di Marco Brancato, la mostra è a cura di Carthusia Edizioni.

 

Quest’anno anche il Salone Off darà grande spazio a incontri dedicati al cinema: oltre agli appuntamenti al Cinema Massimo per conoscere il cinema greco, al Cinema Agnelli ci sarà la proiezione del film Che Dio perdona tutti, tratto dall’omonimo libro di Pif, conduttore televisivo e radiofonico, regista e attore, presente in sala per l’incontro. Inoltre, tra gli altri, al Cinema Centrale saranno proiettati due film dedicati a Grazia DeleddaL’amore e la gloria. La giovane Deledda, di Maria Grazia Perria, e Grazia di Paola Columba, in occasione del centenario del Nobel della scrittrice.

 

Come ogni anno tornano le cene letterarie nelle case del quartiere del ciclo Letture da…gustare, curate da Federica De Luca. Inoltre ci sarà il Reading Party al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano dove si potrà vivere l’esperienza della lettura collettiva negli spazi in cui si sono decise le sorti del paese, un evento a cura di Reading Rhythms e Libri Sottolineati. Gli appuntamenti dedicati ai giovani lettori animeranno librerie e luoghi della città con letture, laboratori, incontri sorprendenti e dialoghi coi ragazzi. Al Teatro Giulia di Barolo si terrà uno spettacolo con protagonista uno dei personaggi più amati dai bambini: Mi presento sono Geronimo Stilton! E questa è la mia storia di Geronimo Stilton, in un evento in collaborazione con Piemme.

 

Il Premio Ernesto Ferrero – Fondazione CRT torna per il secondo anno con l’obiettivo di valorizzare le scelte editoriali più innovative tra quelle presentate ogni anno al Salone Internazionale del Libro di Torino. I tre vincitori della seconda edizione sono: Settecolori, editore dal catalogo coerente e di lungo periodo, dedicato alla riscoperta di autori e testi “laterali” del Novecento; Settenove, un editore con una chiara missione educativa e impegno sociale, che confeziona libri, soprattutto per ragazzi, che diventano strumenti per affrontare temi come identità, stereotipi, consenso e relazioni; e infine Quinto Quarto, che si distingue per la forte attenzione alla sperimentazione visiva e al design del libro, e pubblica albi illustrati e libri ibridi in cui l’immagine ha un ruolo centrale.

Durante la premiazione del Premio Ernesto Ferrero – Fondazione CRT, che avverrà durante il Salone del Libro, domenica 17 maggio alle 10.45 in Sala Blu, saranno raccontate le motivazioni della scelta dei vincitori e sarà annunciato il vincitore della nuova menzione stampa.

Fondazione Umberto Veronesi, charity dinner alle OGR

La responsabile della delegazione di Torino Umberto Veronesi ETS, Giovanna Ardoino, ha rinnovato il suo grande impegno nella ricerca e la cura dei tumori pediatrici, organizzando una nuova edizione della cena-raccolta fondi, con lo scopo di contribuire al finanziamento del protocollo internazionale LBL 2018 per linfomi linfoblastici, che vede come obiettivo quello di stabilire una nuova stratificazione per i piccoli pazienti, identificando quei tumori che indicano recidiva o resistenza ai trattamenti. I linfomi linfoblastici costituiscono il 25-35% dei linfomi non-hodgkin in età pediatrica. In Italia, ogni anno, circa 20-25 bambini si ammalano di LBL, e si tratta di linfomi maligni che derivano dalla trasformazione tumorale di linfociti immaturi che può avvenire in diversi stadi della maturazione. I linfomi linfoblastici, in base alle cellule da cui derivano e si differenziano, vengono suddivisi in LBL di derivazione T-cellulare, di derivazione B-cellulare e LBL di fenotipo misto mieloide – linfoblastico, molto più rari. L’evento è fissato per giovedì 7 maggio presso la Sala Fucine delle OGR Torino, in corso Castelfidardo 22, a Torino, dove oltre 300 partecipanti potranno seguire gli interventi del dott. Paolo Veronesi, presidente della Fondazione, e Franca Fagioli, direttore del reparto di oncoematologia pediatrica e centro trapianti dell’ospedale Regina Margherita di Torino, nonché membro del Comitato Scientifico della Fondazione Umberto Veronesi ETS.

La performance musicale dell’evento, realizzato in collaborazione con Carosello Records, è affidata agli Eugenio in via di Gioia, band torinese tra le più riconoscibili e brillanti della scena musicale italiana, con 5 album all’attivo, il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2020 nelle nuove proposte e svariati tour sold out.

“L’annuale cena di raccolta fondi rappresenta un momento particolarmente significativo in cui gli amici torinesi dimostrano ancora una volta la loro vicinanza, e il loro sostegno, all’attività della Fondazione – ha dichiarato Giovanna Ardoino, neo-presidente della delegazione torinese – fa tempo la delegazione persegue con impegno il supporto all’oncologia pediatrica con l’intento di offrire una reale possibilità di cura ai bambini ammalati di tumore”.

Mara Martellotta

Il problema di Torino non è il brand ma il rilancio della sua economia

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L’OPINIONE

“Dopo 33 anni di amministrazioni di sinistra Torino è agli ultimi posti …”

 

Caro Direttore,
Lo studio dell’economista Mauro Zangola ci ha appena detto che Torino ha perso 12.000 posti di lavoro, che la nostra Città dopo trentatré anni di amministrazioni che si definiscono progressiste è solo 84a in Italia e il Comune sta lavorando alla ricerca di un brand per comunicare di più Torino nel mondo?
Quale è la novità?  Dalle centinaia di manifesti affissi per la Città, Torino nel nuovo brand ha perso la maiuscola e si presenta con la minuscola, torino: Torino che per tanti anni è stata la capitale della comunicazione con Armando Testa e con tanti altri grandi creativi, Torino che con l’immagine dell’Avvocato veniva letta negli Uffici della Casa Bianca quando alla Casa Bianca c’era Kennedy, oggi viene rimpicciolita dai geni della amministrazione comunale che da 33 anni sono in Comune , pagati non poco , e non sono riusciti a rilanciare una Città che è stata capitale prima politica poi industriale del nostro Paese.  Invece di dire che Torino e il Piemonte sono al primo posto per ricerca scientifica , invece di dire che a Torino studiamo, grazie al Centro per la IA ,  la mobilità del futuro… invece di dire che con la TAV saremo al centro della rete europea dei trasporti su rotaia il Comune pensa al brand. Marchionne  avrebbe detto brand de che?Gabriele Ferraris sul Corriere ha già ironizzato da par suo sul Brand perduto. A chi come me si interessa da anni delle difficoltà di Torino e si dà da fare in ogni modo per cambiare le cose interessa di più l’analisi dei problemi e come affrontarli perché vorrei ricordare a chi ci amministra che mentre loro studiano il brand e altri studiano il nuovo Piano regolatore, meta’  della Città se la passa male come ci ha ricordato il segretario della Cisl Filippone.Torino e’ conosciuta in tutto il mondo perché nel 1861 ha unito il più bel Paese del mondo, perche’ nel 1857 ha approvato e costruito il primo Traforo alpino al mondo, perché è stata una delle Capitali industriali del 900, perché conserva la Sindone , il lenzuolo più caro alla Cristianita’, il lenzuolo che commuove cittadini di ogni parte del globo.
Torino doveva difendere di più in Italia e in Europa l’industria dell’auto mentre il suo Sindaco e la Signora Schlein in Europa hanno voluto appoggiare una delibera che ammazzava  il motore endotermico. Torino non doveva abbandonare il settore delle Fiere perché col Salone dell’automobile degli anni 60-70-80 per due settimane  era al centro dell’interesse di tutti gli automobilisti del mondo che guardavano  le novità dei grandi carrozzieri di Torino.  Torino dal 1975 ha avuto Amministrazioni che dicevano NO a ciò che tutti i cittadini del mondo ritengono essenziale nella Città moderna , la Metropolitana , la Tangenziale e poi il collegamento ferroviario veloce con l’Europa. Genova nel 2003 ottenne dal Governo Berlusconi l’istituto Italiano di Tecnologia che oggi è tra i primi cinque al mondo nel settore dei robot umanoidi. Genova avendo avuto nel 2017 il coraggio di cambiare la Amministrazione comunale di sinistra ha ottenuto in questi anni il finanziamento della costruzione della nuova Diga foranea al suo porto che così potrà diventare , attraverso la costruzione del corridoio ferroviario Genova Rotterdam, la porta Sud dei collegamenti tra la economia europea, l’Africa, l’estremo Oriente e l’Oriente. L’ex Sindaco Castellani trentatré anni dopo la sua elezione, dice che Torino è in una fase di transizione. Transizione “de che”,  che metà della Città si sente abbandonata e insicura e con un PIL procapite da regione del Sud. Direttore ,Torino non ha bisogno di cambiare il  brand, ha bisogno di cambiare la sua amministrazione perché il futuro a Torino non glielo daranno chi voleva trattare con quelli di Askatasuna. Torino ha ottenuto dal Governo il Centro per la IA, perché non lavora attraverso la grande qualità del nostro Politecnico a conquistare uno spazio nella Mobilità del futuro che sarà molto condizionata o guidata proprio dalla IA? Nel futuro la mobilità crescerà , sarà diversa ma crescerà e allora cerchiamo di essere protagonisti nella mobilità del futuro usando le conoscenze e le competenze che abbiamo.
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Mino GIACHINO

UDC Torino

“Oltre il muro” di Carlo Galfione, affresco a cielo aperto

Domenica 10 maggio alle ore 11 inaugura, in via Paisiello 50, un progetto di arte partecipata con le scuole Michele Rua e IC Bobbio di Torino, dal titolo “Oltre il muro” di Carlo Galfione

A Torino, nel vivace quartiere di Barriera di Milano, davanti all’Istituto Michele Rua, un muro dismesso dell’oratorio Salesiano si trasforma in un affresco urbano a cielo aperto. Il progetto di arte partecipata, che coinvolge le classi delle scuole secondarie Michele Rua e IC Bobbio, si intitola “Oltre il muro” e fa parte di un percorso creativo guidato dall’artista Carlo Galfione e curato da Lorena Tadorni.
“Oltre il muro” si può considerare oltre che un’opera un processo, un’esperienza di co-creazione capace di restituire alla comunità uno spazio rigenerato, in grado di raccontare storie, visioni, identità.
“Oltre il muro”, opera partecipata dell’artista Carlo Galfione, nasce da una domanda semplice e al tempo stesso radicale: “Cosa c’è oltre il muro”. Il muro da barriera fisica e simbolica diventa occasione di attraversamento e di costruzione collettiva di senso. Gli studenti sono stati impegnati in un processo che li ha visti partecipi di momenti di brainstorming, confronto e sviluppo progettuale e sono stati parte di un processo creativo.
Al centro dell’intero intervento rimane la ricerca pittorica di Carlo Galfione, che da anni utilizza supporti non convenzionali come carte da parati e tessuti quali superfici attive. Non sono più semplici sfondi decorativi, ma strutture visive e concettuali su cui interviene la pittura, dialogando con pattern preesistenti, attraversandoli e trasformandoli.
La carta da parati diventa un esempio di pattern legato all’immaginario domestico  e in grado di evocare una vera e propria “archeologia dell’abitare”, mettendo in luce l’interno della vita privata e ciò che normalmente resta invisibile nello spazio pubblico.
Nel progetto “Oltre il muro” questa dimensione si apre verso l’esterno e la tappezzeria, che è simbolo dell’intimità, si espande sulla superficie urbana,  rendendo il muro una soglia tra il dentro e il fuori.
Su questo tessuto visivo si innestano i disegni dei ragazzi, che hanno potuto  raccontare la propria quotidianità attraverso “oggetti del cuore”. Le immagini si alternano ai pattern e affiorano ad uno sguardo attento, richiedendo prossimità,  tempo e disponibilità nel perdersi nel dettaglio.
Il muro viene a rivelare le storie stratificate che lo abitano e si genera un cortocircuito tra interno ed esterno: ciò che appartiene alla sfera privata emerge nello spazio pubblico, mentre il muro, che costituisce un limite, si trasforma in superficie narrativa e al tempo stesso abitabile. Non si può considerare un murale, ma un dispositivo pittorico complesso in cui la dimensione creativa dell’artista e quella collettiva dei partecipanti convivono.

L’iniziativa “Oltre il muro” è  realizzata nell’ambito di “Barriera Oggi. Il quartiere diventa comunità “, con il contributo  di Impresa Sociale  con i bambini, tra gli enti l’Oratorio Salesiano Michele Rua, Ic Bobbio Novaro, Biblioteca Primo Levi, Ags per il territorio,  Comitato Salesiani per il Sociale APS Piemonte e Valle d’Aosta.

Mara Martellotta

Scontro con una moto, morto ciclista

Nuovo incidente mortale sulle strade piemontesi. Nello schianto tra una moto e una bici è morto un uomo ad Alice Bel Colle (Alessandria). Il ciclista, un sessantenne, è morto nonostante l’arrivo del 118, e ogni tentativo di rianimazione è risultato vano.

Il “pirandellismo” non invade il “Berretto”, Silvio Orlando come Ciampa

Per la stagione dello Stabile, al Carignano sino al 10 maggio

 

Arrivato quasi ai settanta, Silvio Orlando – eccezionale attore con tre David di Donatello e altrettanti Nastri d’argento alle spalle, una veneziana Coppa Volpi meritatissima per “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, una carriera teatrale iniziata con “Comedians” di Salvatores sino a proporre come recenti titoli ”Ciarlatani” di Pablo Ramòn e “La vita davanti a sé” di Romain Gary – incontra per la prima volta Pirandello con “Il berretto a sonagli” e s’affida alla regia di Andrea Baracco, produzione Cardellino srl con gli Stabili dell’Umbria e di Bolzano, a Torino per la stagione dello Stabile torinese sino al 10 maggio al Carignano.

Il testo approntato per il palcoscenico (del 1917) è stato tratto dall’autore siciliano da due delle sue “Novelle per un anno”, “La verità “ e “Certi obblighi”, entrambe datate 1912. Testo che destò attriti e tensioni tra Pirandello e Angelo Musco, primo destinatario, intestardito nel voler far prevalere gli aspetti comici della vicenda, mentre dall’altra parte si voleva mantenere in primo piano la descrizione di una società e la tragedia di una verità mercificata. Poco ci spaventa che Baracco abbia, con lo scenografo Roberto Crea, stravolto il “salotto in casa Fiorica riccamente addobbato all’uso provinciale”, com’è stato obbligo di passate edizioni, come, ormai oggi, a centodieci anni dalla nascita, sarebbe strano non vedere gli abiti attuali di Marta Crisolini Malatesta, con quel rosso della Saracena che suona sfacciato tra tutti: ma innegabilmente ogni cosa si svolgerà fuori dal tempo e dal luogo, tutto suonerà indecifrabile e freddo e asettico, un freddo ambiente più vicino a una sala d’aspetto di una clinica signorile con annesso acquario da cui lasciar trasparire ogni controcanto possibile. Un ambiente di cui, prima che appaia, abbiamo visto un avamposto, a sipario rosso chiuso, tra mormorii più o meno percepibili, brandelli di rumori cittadini, sospiri con la suddetta Saracena a guardare misteriosamente il pubblico e a sciogliersi i capelli altrettanto rossi, mentre la serva Fana ha tempo d’occhieggiare pure lei. Non ci importa neppure che il ritratto del protagonista, racchiuso in una lingua didascalia, sia rispettato, se Ciampa porti i baffi oppure no, come poco ci spaventa, ormai oggi, leggere in locandina di una “revisione linguistica” a opera di Letizia Russo e del regista, ben sapendo che già Eduardo ne concepì un’edizione nel lontanissimo 1936 guardando alla lingua napoletana. Qui abbiamo un’edizione professionalmente corretta ma altresì “anonima”, per la gran voglia e la gran fretta – seguendo le parole di Sciascia – di “liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica, che oggettivamente possiede”.

Dove nemmeno ci si dovrebbe impegnare, alla luce di quella effervescenza, a racchiudere in 90’, a rotta di collo, facendola rotolare giù per le scale, la vicenda del povero Ciampa, “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo”, pianamente loico e meditabondo parola dopo parola, filosofeggiante della sua tranquilla quotidianità, al riparo di ogni sua pausa nell’esposizione di fatti e conseguenze. Che gli viene tellurizzata, questa sua benedetta quotidianità, dal comportamento di donna Beatrice, consorte tradita, lei ne è sicura, del cavalier Fiorica, di cui Ciampa è l’umile scrivano. Lei sa e io conosco, ma ogni cosa va richiusa dentro le mura domestiche e lì rimanervi. Finché Beatrice sprigiona il vaso di Pandora e ogni vipera se ne esce fuori, inondando una doppia famiglia e una intera città soprattutto, sino a decretare un probabilissimo scandalo che va immediatamente soffocato. La paura del ridicolo, l’abitudine del protagonista a mettere le mani avanti, sempre e per ogni cosa, quell’iniziare a vedersi sacrificabile (“che significa che io sono più che di famiglia…, sissignora, per la devozione… e lei rincalza “per la devozione e per tutto!”), quel constatare che “lo strumento è scordato” e che “la corda civile”, quella della società, quella delle convenienze, quella del saper stare al mondo, va subito rimessa a posto. Con questa ci sono “la corda seria” e “la corda pazza”, ecco, si darà la carica a quest’ultima, a Beatrice non resterà, non potendosi zittire i mormorii che già circolano, non potendo neppur più contare sugli appoggi dei notabili e del delegato Spanò, non valendo nulla il verbale e la sua testimonianza con cui s’andrebbe tutti quanti tranquilli, che “mostrarsi” pazza, l’esserlo con quei tanti “beee…!” ripetuti in faccia all’uno e all’altro, via per la strada del manicomio (tre mesi almeno finché non si saranno calmate le acque, una vacanza; “La villeggiatura” avrebbe intitolato Marco Leto il suo film del ’73: ecco, qualcosa di simile). Mantenendoci tutti ben stretto quel “pirandellismo” da cui si voleva scappare, da quell’intreccio di maschere e finzioni, da quella benpensante realtà dentro cui ancora oggi ci troviamo immersi. Mentre Ciampa “si butta a sedere su una seggiola in mezzo alla scena, scoppiando in un’orribile risata” che qui si fa anonima come molta parte della messinscena, laddove gli antichi “di rabbia, di selvaggio piacere e di disperazione” lasciano il posto a un rantolo che allo scrivano si soffoca in gola. La rabbia ha preceduto, durante i lunghi ragionamenti finali, la disperazione non la vediamo.

Mentre piace rileggere quel che scriveva Leone de Castris, che di Pirandello s’intendeva: “Il problema della ‘maschera’ è infatti il contenuto del dramma di Ciampa, il colorito e carnoso porta-insegne del gran tema pirandelliano, l’eroe astuto e la vittima sofferente della parte. In lui quel tema s’incentra davvero, diventa umanità e protesta sociale, si vive in tutte le possibili articolazioni della sua tragica e grottesca necessità, come condanna e come difesa, come ridicola esigenza di esterno decoro e drammatico bisogno di una consistenza: e si fa comportamento, ansia vitale, e persino pietosa salvaguardia dei sentimenti più veri, dialettica autentica di passione e ragione, di dolore e di simbolo.”

Resta un’umanità dolente, schierata muta alle spalle del protagonista. Restano quell’inizio inatteso e inconcludente, restato gli abiti femminili a scendere dall’alto, come quegli omini con  cappotto nero e bombetta di Magritte, resta il ballo lento tra Beatrice e la Saracena su cui come per il resto continui a chiederti il perché, resta Beatrice che issandosi sullo scranno bianco raggiunge la madre, per sederle accanto e posarle dolcemente il capo sulla spalla, resta tutta questa acidità di Ciampa che mai come adesso da vittima s’è fatto carnefice, aspro, con il pugnale in mano, con sprazzi di nera malvagità. Silvio Orlando è lucidamente teso ma non riesce a sviscerare, con tutta la fregola che Baracco gli ha messo addosso, le tante sospensioni delle sue lunghe tirate. Tra i compagni, eccelle Stefania Medri con la sua Beatrice, vittima sacrificale, tutta tensioni e rabbia e stupori, che credo all’autore di Girgenti non sarebbe affatto spiaciuta.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Leila Pozzo.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Il Cardinale Roberto Repole e l’industria torinese – Al Salone del libro sempre la stessa musica? – La villa della Regina Margherita a Bordighera nelle residenze sabaude? – Lettere

Il Cardinale Roberto Repole e l’industria torinese
Il Cardinale di Torino Roberto  Repole che finora era stato  meno presente del suo predecessore sui temi del lavoro , ha ritenuto di denunciare il pericolo  che Torino finisca di essere la città delle armi dopo essere stata la città delle auto, definizione  che ormai appartiene al passato. C’è stato chi illusoriamente ha pensato che il turismo avrebbe potuto colmare il vuoto lasciato dalla Fiat, ma questa ipotesi si è rivelata piuttosto velleitaria perchè la spinta delle Olimpiadi invernali di vent’anni fa non è stata così determinante come qualcuno ha voluto farci credere per tanto tempo. Torino in passato promosse grandi mostre che attivarono la presenza di molti  visitatori.
Dopo lo sfascio grillino alla cultura, non si è provveduto a ripristinare quello slancio che fu di Patrizia Asproni quando Fassino era sindaco.  E’ vero che Torino è diventata sede di   industrie che producono armi, ma è altrettanto vero che non siamo in condizioni di essere schizzinosi perché l’occupazione è in grande calo. Ha ragione il Sindaco Lo Russo  nel rispondere al Cardinale che la difesa non è la guerra. Solo la Cgil sposa in toto  la tesi del Cardinale . Sarebbe interessante sapere l’opinione, forse scontata, del Sermig di Olivero. Inoltre l’industria aerospaziale  ha anche valenze che non si riducono ai fini bellici. Giustamente il dirigente della UIL Cortese evidenzia come un eventuale disarmo unilaterale non sia la via per garantire la pace. Sono vecchi , stantii discorsi di un pacifismo destinato ad essere un’utopia che non credo siano ripresi dal Cardinale. La pace è un valore preminente che oggi sentiamo in modo più pressante del passato, ma lo sviluppo o, meglio, un freno alla decadenza industriale di Torino deve essere un riferimento da non perdere di vista, pena una crisi ancora peggiore di quella che stiamo vivendo.
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Al Salone del libro sempre la stessa musica?
Avevo sperato con la fine della direzione di Lagioia, lasciato finalmente alla  sua creatività letteraria, che il Salone del libro sotto la guida di Annalena Benini, si aprisse ad un vero pluralismo. Non ho  i dati completi del programma del prossimo Salone,  ma vedendo la pagina pubblicitaria che annuncia l’evento, constato che i nomi  degli ospiti citati sono quasi tutti orientati in un certo modo, relegando ad uno sprezzante “altri“ la presenza di interlocutori  non considerati degni di entrare nell’ anticipazione pubblicitaria.
Non è un bel modo di iniziare. Anche lo scorso anno la pagina  del Salone era più o meno improntata allo stesso criterio. Quel riferimento ad “altri “ è un modo sbagliato di presentare il Salone che per merito delle case editrici avrà sicuramente anche la presenza di scrittori non allineati. Vedremo se i temi divisivi verranno accolti o verranno stroncati. La situazione è molto calda e si può rischiare la censura vista  come prevenzione ad eventuali incidenti. La censura preventiva verso uno stand  di destra scattò già qualche anno fa in modo del tutto inaccettabile. Io parlai al Salone esibendo il “Trattato  sulla tolleranza” di Voltaire. Il clima di intolleranza oggi  è evidente a tutti: auguriamoci che non travolga il Salone. Il 25 aprile è finito e il Salone si aprirà a metà maggio ….
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La villa della Regina Margherita a Bordighera nelle residenze sabaude?
E’ nata nel clima elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale l’idea di inserire tra le residenze sabaude la villa della Regina Margherita a Bordighera. Certo valorizzerebbe Bordighera che via via ha perso l’attrattiva che ebbe in passato come dimostra proprio la residenza della Regina. E’ un’idea che comunque merita attenzione.
Si tratterà di coinvolgere la Regione Liguria e la Regione Piemonte, per poi portare al ministero della cultura un progetto. Ma ci sono anche altre residenze reali fuori dal Piemonte che dovrebbero essere inserite. Credo però che sia difficile farlo, a partire da San Rossore che  fu in dotazione alla presidenza della Repubblica  fino alla donazione del presidente Scalfaro alla Regione Toscana.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Il luminare
Sono stato in una clinica privata a farmi visitare da un luminare molto rinomato. Una delusione! Arrivato con un’ora di ritardo mi ha liquidato in pochi minuti senza neppure scusarsi per il ritardo. Ma la tariffa è stata molto alta. Virgilio Simonetta
Non tutti i luminari nel campo medico sono così, per nostra fortuna. Io ne ho conosciuti di eccezionali a Torino e in Liguria. Il prof. Morino è un chirurgo di fama internazionale, il dott. Conio primario  di Gastronterologia al Santa Corona di Pietra Ligure  è anche lui di fama internazionale. La loro disponibilità innanzi tutto umana è nota ed apprezzata  da tutti i loro pazienti e non solo.
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Pronto soccorso efficiente
Ho avuto bisogno di  rivolgermi al Pronto Soccorso del Gradenigo. Ho ricevuto un’assistenza pronta  e competente. Ci si lamenta spesso della sanità pubblica, il Gradenigo mi è parso un’eccellenza.  Gina Fedeli
In effetti il servizio di  Pronto Soccorso è di fondamentale importanza. In  alcuni comuni  del Savonese, dove il Pronto Soccorso non c’è più, malgrado ci sia un ospedale inaugurato quindici anni fa, il disagio è grande . Questa mancanza  soprattutto in estate comporta disfunzioni evidenti perché un vasto territorio deve ruotare attorno ad un solo ospedale. A Torino, in base alle mie esperienze, credo che il servizio di Pronto Soccorso funzioni bene quasi dappertutto.
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25 aprile
Ho letto i suoi tre articoli sul 25 aprile. Non condivido affatto  molti dei suoi giudizi perché la Resistenza è l’unica pagina di storia italiana importante. La  vera storia d’Italia, come disse Franco Antonicelli, ebbe inizio nel 1945. Gennaro Assale
La storia d’Italia è cosa molto più complessa rispetto a quanto disse Antonicelli che da persona colta e intelligente, nel suo intimo, non credeva ad una interpretazione politica così grossolana . Era un oratore appassionato e volle strappare un applauso in più . In ogni caso va detto che il frutto della Guerra di Liberazione fu la riconquistata libertà di pensare e parlare . Quindi il dissenso è sempre importante e io non cercherò di convincerla .Anzi la ringrazio per la pazienza che ha avuto nel leggermi.

Polis Cultura compie 20 anni

Intervista al presidente Massimo Striglia

Polis Cultura nasce da un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: restituire alla cultura il suo ruolo originario di collante sociale, di spazio condiviso in cui una comunità possa riconoscersi e crescere. Il nome stesso richiama la polis, luogo di partecipazione e costruzione collettiva, e non è una scelta casuale. È piuttosto una dichiarazione di intenti, un orientamento preciso che guida le attività e la visione del progetto fondato da Massimo Striglia.

Fin dalla sua nascita, Polis Cultura si è configurata come una realtà capace di intrecciare arti, territori e persone, superando la concezione della cultura come ambito elitario o distante dalla vita quotidiana. Teatro, musica, incontri, iniziative educative e sociali diventano strumenti attraverso cui costruire relazioni e stimolare consapevolezza. In questo senso, la cultura non è mai fine a se stessa, ma diventa esperienza viva, occasione di dialogo e di crescita condivisa. Polis Cultura quest’anno compie 20 anni, due decenni di attività e di eventi. “L’associazione è nata nel 2006 come Polis cultura democratica da un’ispirazione di Michele Vietti; l’intento era politico territoriale nella zona di Chivasso e affiancava la Fondazione iniziativa Subalpina” racconta Massimo Striglia, “nel tempo l’obiettivo è cambiato e dal 2012 dalla politica ci si è diretti verso temi culturali. C’e’ stato anche un ricambio, molte persone nuove, e la sede è stata spostata a Torino con il nome attuale”. Nel frattempo si sono uniti personaggi come Alessandro Meluzzi, che ha organizzato un incontro sul femminicidio, e, tra i soci onorari, Alberto Fortis, Ezio Gribaudo e la figlia Paola, Elena D’ambrogio Navone, Anna De Luca, Amedeo Pascale. “Nove anni fa abbiamo creato il premio Polis Cultura dedicato alle aziende vinicole. Attualmente sono stati fatti cambiamenti nel consiglio e nella struttura, come la creazione del Comitato artistico culturale e scientifico, che vede Sara D’Amario come presidente, con l’obiettivo implementare progetti ed eventi”.

Al centro del progetto futuro dell’associazione c’è la visione di Massimo Striglia che interpreta la cultura come responsabilità civile prima ancora che come produzione artistica. Il suo lavoro si distingue per una costante attenzione all’impatto sociale delle iniziative. Non si tratta soltanto di organizzare eventi, dunque, ma di generare percorsi che coinvolgano le persone, le rendano partecipi e le aiutino a riconoscersi come parte attiva di una comunità. Un elemento fondamentale di Polis Cultura è il legame con il territorio. Le attività promosse si radicano nei luoghi, valorizzandone le identità e le risorse, contribuendo a creare occasioni di incontro che vanno oltre il singolo evento. Progetti culturali diventano così momenti in cui il tessuto sociale si rafforza e si rinnova. In un tempo in cui la frammentazione rischia di prevalere, iniziative di questo tipo restituiscono centralità alla dimensione collettiva, dimostrando come la cultura possa essere anche uno strumento di coesione. “Ci sono collaborazioni naturali con altre associazioni come con il Polo Artistico e culturale le Rosine e Fondazione iniziativa Europa di Michele Vietti”.

Polis Cultura si inserisce quindi in una riflessione più ampia sul significato contemporaneo della partecipazione, in un’epoca segnata da trasformazioni rapide e spesso disorientanti, il progetto richiama la necessità di ricostruire spazi di confronto e di ascolto. La cultura diventa un linguaggio comune, capace di attraversare generazioni e differenze, offrendo nuove possibilità di relazione. In questa prospettiva, l’esperienza di Polis Cultura rappresenta un esempio concreto di come l’arte e la cultura possano incidere nella realtà, contribuendo a ridefinire il senso stesso di comunità. Non solo programmazione culturale, dunque, ma un modo diverso di abitare i luoghi e le relazioni, recuperando il valore originario della polis: quello di una comunità che si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso la partecipazione, la condivisione e la consapevolezza.

Tra le idee per il futuro di Massimo Striglia c’è quella di organizzare un Festival e tema, “ci stiamo lavorando” chiosa, intanto festeggiamo il ventennale in autunno.

 Maria La Barbera