Alessandra Siviero: Torino dovremmo raccontarla di più e creare maggiori connessioni

La nota architetta vive e immagina il futuro della città.

Architetta, presidente della Fondazione per l’Architettura Torino, Consigliera della Fondazione Torino Musei e delegata Inarcassa. Alessandra Siviero è una donna brillante ed entusiasta, con una visione dinamica della città ed un’energia che si traduce in progetti e iniziative. Legatissima a Torino, la osserva con lo sguardo di chi la vive ogni giorno, ma anche con quello di chi immagina il suo futuro. Ama la natura, studia e utilizza l’intelligenza artificiale, e soprattutto crede nelle contaminazioni: tra architettura e cinema, tra arte e architettura, tra tradizione e innovazione. L’Architetto Siviero si muove con naturalezza tra diverse realtà culturali e istituzionali, con l’obiettivo di arricchire continuamente la propria professione e creare connessioni. Le sue progettazioni seguono una filosofia precisa: per lei l’abitare deve essere prima di tutto benessere. La casa è un rifugio, un luogo capace di far stare bene chi la vive.

Cosa la lega a Torino?

Ho dedicato la mia tesi di laurea ai portici, che mi hanno sempre affascinato perché’ rappresentano e accompagnano con i loro 18 km di lunghezza l’architettura torinese: elegante, regale, unica. Una piccola Parigi. Torino è una città tranquilla ma allo stesso tempo è un vero laboratorio, una fucina di idee. Forse dovremmo imparare a raccontarla di più, avere più coraggio perché le potenzialità sono enormi. Mi piace molto anche il suo carattere sabaudo che, negli anni, si è mescolato con culture diverse: questa integrazione crea un’effervescenza interessante. Dovremmo guardare al futuro in modo ancora più connesso, diventare più attrattivi per i giovani, creando maggiori opportunità dopo l’università e affrontando temi attuali come quello che molti giovani vanno a studiare all’estero. Inoltre servirebbe una maggiore apertura internazionale, più confronto con gli altri paesi.

Un suo luogo del cuore?

Il Castello del Valentino. Ho studiato e discusso la tesi all’interno dei suoi splendidi ambienti, l’ho vissuto per anni ed è rimasto profondamente nel mio cuore. Il parco che lo avvolge è splendido e la vista sul Po mozzafiato. Un’altra cosa che adoro di Torino è la sua archeologia industriale, ma allo stesso tempo anche la Reggia di Venaria e l’intero sistema delle residenze sabaude. Amo i contrasti, e Torino è una città che li rappresenta perfettamente.

Se potesse fare qualcosa per Torino, da dove comincerebbe?

Mi piacerebbe vedere una città ancora più viva, con eventi diffusi e luoghi di incontro dove arte, architettura, design e creatività possano dialogare con i cittadini. Creerei dei veri e propri salotti di scambio culturale. Immagino aperitivi o cene a tema in cui le persone possano incontrarsi, scambiarsi idee e creare connessioni, Torino ha bisogno di più movimento, soprattutto la sera. Punterei anche sull’apertura serale dei musei, per permettere a chi lavora durante il giorno di visitarli con più facilità. Mi piacerebbe ampliare occasioni di incontro tra persone e discipline diverse, come avveniva nei caffè intellettuali di un tempo. Inoltre utilizzerei molto di più i portici per eventi dedicati all’artigianato e alla creatività locale, e valorizzerei maggiormente i grandi palazzi storici della città. Torino ha tutte le qualità per essere un punto di riferimento europeo per la cultura contemporanea, senza perdere la sua identità elegante e profonda.

 Maria La Barbera

Limiti al PM basati sulla tossicità: l’evidenza invita alla prudenza

Lo studio della Regione Piemonte apre il dibattito

Il Comitato Torino Respira accoglie con favore l’attenzione crescente verso la qualità dell’aria in Piemonte e il recente studio promosso dalla Regione Piemonte che esplora la possibilità di correggere i limiti del particolato (PM) in base alla sua tossicità. Pur sostenendo l’innovazione scientifica e l’ambizione di proteggere meglio la salute pubblica, invitiamo i decisori politici alla cautela e a continuare a fare riferimento a standard riconosciuti e basati su solide evidenze.

L’idea di ponderare i limiti del PM in base alla tossicità – anziché solo alla concentrazione in massa – sta guadagnando attenzione in alcuni ambienti scientifici. È vero che non tutte le particelle sono ugualmente dannose: la fuliggine dei motori diesel o il fumo da biomassa possono essere più pericolosi del sale marino o della polvere. Tuttavia, il consenso normativo internazionale è chiaro: i limiti basati sulla massa di PM2,5 e PM10 restano gli strumenti più solidi e applicabili per proteggere la salute pubblica.

Una revisione completa delle pratiche globali mostra che nessuna grande giurisdizione ha ancora adottato limiti al PM ponderati per tossicità. L’Unione europea, gli Stati Uniti, il Canada e la Cina continuano a regolare il PM in base alla concentrazione in massa (µg/m³, microgrammi per metro cubo), non alla composizione. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nelle sue Linee Guida Globali del 2021, ha confermato i limiti basati sulla massa – abbassando il valore raccomandato per il PM2,5 a 5 µg/m³ annui – pur riconoscendo l’importanza della composizione delle particelle attraverso dichiarazioni qualitative di “buone pratiche”.

Nell’UE, le recenti revisioni delle direttive sulla qualità dell’aria hanno introdotto l’obbligo di monitorare le particelle ultrafini e il black carbon, ma non sono stati proposti limiti basati sulla tossicità. Il comitato scientifico britannico COMEAP (Committee on the Medical Effects of Air Pollutants) ha concluso nel 2022 che, sebbene i diversi componenti del PM possano avere tossicità differenti, le evidenze non sono ancora sufficientemente coerenti per abbandonare il PM2,5 come metrica principale.

Negli Stati Uniti, l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) mantiene standard nazionali basati sulla massa. La California ha identificato il particolato diesel come contaminante tossico già nel 1998 – portando a regolamenti specifici – ma ciò non ha modificato gli standard nazionali. Anche il Canada si concentra sulla riduzione delle emissioni di black carbon per motivi sanitari e climatici, ma i suoi standard ambientali restano basati sulla massa.

La Cina, pur conducendo ricerche avanzate sulla tossicità del PM, non ha adottato standard ponderati per tossicità. Ha invece dato priorità al controllo delle fonti più pericolose – come la combustione domestica di carbone – sulla base di evidenze che mostrano un impatto sanitario sproporzionato.

Questi esempi internazionali evidenziano un punto chiave: comprendere la tossicità del PM è importante, ma non rappresenta ancora una base affidabile per la regolamentazione. Le valutazioni di tossicità sono complesse, variano nel tempo e nello spazio, e mancano di metodi standardizzati. Introdurre ora limiti basati sulla tossicità potrebbe generare confusione, ostacolare l’applicazione delle norme e ritardare azioni urgenti.

Il Comitato Torino Respira ritiene che la strada più efficace sia rafforzare l’adesione agli standard OMS esistenti per PM2,5 e PM10, investendo al contempo nella ricerca e nel monitoraggio della composizione delle particelle. Questo approccio consente di ridurre l’esposizione complessiva all’inquinamento e di costruire le basi scientifiche per eventuali evoluzioni future.

Chiediamo alla Regione Piemonte e alle autorità nazionali di:

  • Allinearsi pienamente alle Linee Guida OMS del 2021;

  • Estendere il monitoraggio delle particelle ultrafini e del black carbon, come raccomandato dall’UE;

  • Sostenere politiche locali che riducano le emissioni dalle fonti più tossiche – come traffico diesel, combustione di biomassa e attività industriali;

  • Evitare cambiamenti prematuri verso standard basati su misure incerte e non condivise a livello internazionale.

L’aria pulita è un diritto fondamentale. Agiamo con decisione utilizzando gli strumenti più efficaci oggi disponibili, continuando a investire nella scienza per il domani.

Escalation in Medio Oriente: Confartigianato Piemonte, “rischi concreti per export ed energia”

“Non possiamo restare indifferenti di fronte alla drammatica escalation di violenza che coinvolge il Medio Oriente e altre aree del mondo. Il nostro primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie, colpite da una spirale di conflitti che sembra non voler trovare soluzione”.

Con queste parole il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, manifesta la propria forte preoccupazione per il progressivo peggioramento dello scenario geopolitico internazionale. A rendere ancora più critico il quadro contribuiscono il conflitto che coinvolge l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici globali di energia e merci.

“Le tensioni in atto – prosegue Felici – non rappresentano solo una tragedia umana e sociale, ma costituiscono una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. Anche il Piemonte, seppur geograficamente distante, rischia di subire duri contraccolpi sia sul fronte dell’export sia su quello dei costi energetici”.

Un’analisi realizzata da Confartigianato Imprese a livello nazionale evidenzia come il Piemonte sia tra le regioni italiane più esposte agli effetti della crisi mediorientale. Nel 2025 l’export regionale verso quell’area ha raggiunto il 2,09% del valore aggiunto del territorio, pari a circa 2,6 miliardi di euro, collocando il Piemonte al secondo posto in Italia per livello di esposizione. Davanti si posiziona la Toscana, con il 2,95% del valore aggiunto regionale, corrispondente a circa 3,1 miliardi di euro.

Lo stesso studio ricorda inoltre che i principali mercati del Medio Oriente per il Made in Italy restano gli Emirati Arabi Uniti, con 8,4 miliardi di euro di esportazioni, seguiti da Arabia Saudita (6,4 miliardi), Israele (3,4 miliardi), Qatar (2,3 miliardi), Kuwait (1,6 miliardi) e Libano (0,8 miliardi). Complessivamente, circa un terzo delle esportazioni italiane verso l’area del Vicino Oriente e del Nord Africa – pari a 20,3 miliardi di euro – riguarda settori caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese.

Accanto al possibile rallentamento delle esportazioni, cresce la preoccupazione per l’impatto della crisi sui costi energetici. Le imprese più penalizzate dall’aumento delle bollette sono infatti quelle situate nelle regioni con una maggiore densità di attività produttive e commerciali. In questo scenario, la Lombardia potrebbe registrare un incremento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi di euro, seguita dall’Emilia-Romagna con oltre 1,2 miliardi, dal Veneto con 1,1 miliardi, dal Piemonte con circa 879 milioni e dalla Toscana con 670 milioni.

Le tensioni internazionali si sono già riflesse sui mercati dell’energia. Alla vigilia delle operazioni contro il regime degli Ayatollah, venerdì 27 febbraio, il gas veniva scambiato a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro. Nel giro di pochi giorni, al 4 marzo 2026, i prezzi sono saliti rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi registrare un lieve ridimensionamento. Un’impennata che testimonia l’immediata reazione dei mercati alle incertezze geopolitiche.

“Le nostre imprese – sottolinea Felici – già oggi pagano l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più all’anno rispetto alla media europea per i consumi inferiori a 2.000 MWh. Un’ulteriore impennata dei prezzi legata alla crisi energetica internazionale potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività”.

“È evidente che la chiusura dello stretto di Hormuz si rifletterà anche sulle materie prime – conclude Felici – ma già sapere che il gas è schizzato alle stelle, e in Italia l’elettricità si fa con il gas, non aiuta l’economia e, soprattutto, non aiuta i consumi che si stavano risollevando ma che adesso potrebbero risentirne. Di sicuro se la crisi si protrarrà nel tempo, avremo degli effetti sulle bollette. Già scontavamo prezzi alti, adesso rischiamo che diventino altissimi. Ci aspettiamo che la politica intervenga in modo strutturale sugli squilibri speculativi che penalizzano gli artigiani e le piccole imprese, anche se comprendiamo che il maggior gettito IVA generi introiti facili per il mai sazio Leviatano Pubblico.

Nichelino, Rewind al Teatro Superga

ADRIANA CAVA DANCE COMPANY E LA PIROUETTE DI GIORGIA MARTINA UNISCONO I TALENTI NELL’ARTE DI TERSICORE

Sabato 14 marzo alle 20,30 Adriana Cava Dance Company in scena con La Pirouette di Giorgia Martina: “L’altalena dei ricordi“ e “Note d‘autore“ le due performance sul palcoscenico nichelinese

Due passioni per la danza e la poesia uniscono le forze per creare uno spettacolo denso di sogni e di musiche famose e coinvolgenti: ecco la genesi artistica di “Rewind” in scena sabato 14 marzo alle 20,30 presso il Teatro Superga di Nichelino.

Nata da un’idea di due protagoniste della danza italiana come Adriana Cava e Giorgia Martina, la performance artistica fa il pieno di energia, trovando un punto d’incontro ma anche la luce di un progetto comune che esalta la bellezza e l’armonia della danza.

La prima parte dello spettacolo infatti, vedrà come protagonisti i ballerini de La Pirouette: la scuola di danza di Giorgia Martina andrà in scena con “L’altalena dei ricordi”, con le forme dei corpi in movimento che diventano strumento di bellezza in un susseguirsi di atmosfere allestite in un caleidoscopio di colori e ombre, reali o fiabesche: un viaggio nel passato, che ci porterà in un’atmosfera di altri tempi. I ricordi sbiaditi si coloreranno grazie a note variegate in un mix di stili che da lontano ci riportano al giorno d’oggi.

«La fantasia e il talento illumineranno il palcoscenico in un caleidoscopico insieme di colori – afferma Giorgia Martina, direttrice artistica de La Pirouette -, così come la danza nelle sue molteplici espressioni. Diciamo che il parallelo è presto fatto, per questo abbiamo scelto questo fil rouge per la prima parte dello spettacolo».

Giorgia Martina, diplomata insegnante di danza a Cannes, si dedica da oltre 20 anni alla promozione dell’arte coreutica. Ha danzato per numerose compagnie di rilievo sia in Francia che in Italia con Dance Concept, Teatro Nuovo e Teatro di Torino, partecipando a numerose tourneè internazionali. Membro del Cid, Conseil International de la Danse, fonda nel 2013 la scuola di danza “La Pirouette” per formare giovani allieve e allievi attraverso la danza classica, moderna e contemporanea.

La seconda parte di Insieme per la Danza sarà guidata dall’Adriana Cava Dance Company con lo spettacolo “Note d‘autore”, ideato da Adriana Cava. L’elemento principale sarà la scelta accurata di brani musicali di autori di qualità italiani e stranieri. La danza e la musica daranno vita a coreografie ricche di emozioni,di passione,di gioia e di spiritualità,che metteranno in risalto l’armonia dei corpi in movimento dei danzatori della Compagnia, interpreti di grande valore artistico ed espressivo.

«Uno spettacolo per sognare e rivivere le emozioni che solo la danza e la poesia sanno creare – spiega Adriana Cava, direttrice artistica della omonima compagnia -. Vogliamo donare speranza e gioia al pubblico dando spazio all’arte e alla cultura: è il nostro modo per dare il benvenuto alla primavera che ormai è alle porte».

Adriana Cava, danzatrice, insegnante e coreografa, ha saputo creare un suo stile caratterizzato da un elevato livello tecnico e da una grande espressività: ogni anno organizza numerosi spettacoli e rassegne che porta in tourneè in Italia e all’estero.

La Adriana Cava Dance Company è una delle più importanti realtà italiane nel settore della danza Jazz, una compagnia che esprime un’attenzione estrema alla qualità, alla professionalità, all’alto livello tecnico ed artistico insieme alla scelta musicale.

Per info e biglietti ci si può rivolgere alla segreteria de La Pirouette, cell 329/917.64.72: il costo è di 15 euro per i biglietti interi, 10 euro per i bambini fino a 10 anni di età.

In alternativa si possono contattare i seguenti indirizzi mail: jazzballet@virgilio.it, info@adrianacava.it oppure ancora chiamare la segreteria del Jazz Ballet, al numero telefonico 389/66.316.57, dal lunedì al giovedì dalle 16.30 alle 19.

Studenti torinesi: Giovanni Giolitti giobertino

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Torino e la Scuola

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Studenti torinesi: Giovanni Giolitti giobertino
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7  Studenti torinesi: Giovanni Giolitti giobertino

C’era una volta una ragazzina che aveva capito che cosa le sarebbe piaciuto fare da grande. Un giorno la piccola tornò da scuola e disse ai genitori: “io voglio andare al liceo artistico!”, ma i due adulti presero la sua affermazione come una barzelletta, si misero a ridere e replicarono: “tanto tu andrai al classico”. Una storia breve, triste e autobiografica.
Difficile, se non impossibile, per me è scrivere questo articolo mantenendomi “narratore esterno”, senza raccontare della mia personale esperienza “giobertina” e senza ricordare gli aneddoti di quegli anni che, come mi è già capitato di dire, si vuole che passino in fretta mentre li si vive e li si rimpiange quando poi sono trascorsi.

Del “mio” Gioberti (ho conseguito la maturità classica nel 2009) ricordo le aule prive di LIM, odorose di gessetto da lavagna, rammento le pareti smunte, sulle tinte dell’ocra, i banchi rettangolari dotati di sottobanco, ossia quegli spazi perennemente ricolmi di fogli piegati, di carta delle merendine, di bigliettini dimenticati che mamma mia se fossero caduti all’improvviso! E poi l’armadio di classe, strabordante dei libri che non sempre riportavamo a casa e i grandi finestroni che si affacciavano sul cortile quadrato, che dall’alto mi ricordava quello di una prigione e ancora i lunghi corridoi e i caffè presi sul suono della campanella. “E”, “e”, “e” tante congiunzioni per un’infinità di momenti che non so se posso descrivere così apertamente.
Ma continuiamo con la storia della ragazzina inascoltata. La sventurata non rispose alla replica di mamma e papà, perché a tredici anni non è facile né essere presi sul serio, né rendersi conto di quanto sia importante la scelta della scuola superiore. L’ignara ragazzina obiettò che almeno voleva scegliere in quale liceo classico si sarebbe iscritta e, dopo qualche litigata, riuscì ad avere la meglio almeno su questo punto. Dopo un’attenta analisi di mercato l’inconsapevole tredicenne si convinse che il Gioberti sarebbe stata la sua opzione definitiva: scuola “politicizzata”, di fronte all’Università e le leggende che lo definivano “il più leggero tra i classici”, in cui si facevano autogestioni e manifestazioni a non finire. Così alla domanda: “Allora hai scelto il Gioberti?”, “la sventurata rispose”, e disse “si”.

Il liceo Gioberti è una delle più antiche istituzioni scolastiche presenti a Torino, la storia della scuola si intreccia non solo con quella del capoluogo piemontese ma anche con le trasformazioni politiche, sociali e legislative del Regno d’Italia. L’istituto nasce grazie alla politica sull’istruzione pubblica che prevede l’apertura di Ginnasi e Licei “governativi” o “regi”.
Per essere più precisi è utile ricordare la Legge Casati, che, nel 1859, codifica l’educazione umanistica in due successivi e distinti corsi di studi: il Ginnasio, corso inferiore della durata di cinque anni, detto di “Grammatica”, ed il Liceo, ossia un corso superiore triennale detto di “Filosofia”. Il 4 marzo 1865, sotto il Ministero Lamarmora, viene pubblicato il Regio Decreto n°229, con tale documento vengono istituiti i primi sessantotto licei classici del Regno d’Italia e ad ognuno di essi è assegnato il nome di un grande personaggio italiano. Tra questi sessantotto istituti compaiono il Liceo Cavour e il Liceo Gioberti, la cui denominazione celebra due eminenti protagonisti della nostra storia.

Le cose non accadono mai per caso: lo “spaventoso” Liceo Cavour nasce (almeno come titolazione) in contemporanea al Liceo Gioberti, un po’ come i “Sith” di Guerre Stellari che sono sempre in due.  La nascita dei Licei di Stato risponde al desiderio di favorire una convergenza di intellettuali intorno al nuovo Regno italiano; a sostegno di tale intento è anche istituita una “Festa Letteraria” da tenersi annualmente ogni 17 di marzo in tutti i Licei del Regno, con il nome di “Solennità Commemorativa degli illustri Scrittori e Pensatori Italiani.”
Una festa antica, forse col tempo caduta in disuso, almeno, da che ne so io, il 17 marzo noi “giobertini” non abbiamo mai festeggiato nulla, anzi, non ricordo che le feste fossero ammesse a scuola: comportano inutile dispersione d’energia e sottraggono tempo utile ai compiti in classe!

È opportuno precisare che le due istituzioni scolastiche prese in esame in realtà esistono già anche prima del 1865, ma sono conosciute con un altro nome. Il Liceo Gioberti è in origine il Regio Collegio di San Francesco da Paola, con sede nel complesso conventuale dei Frati Minimi, edificato a partire dal 1627 in Contrada Po, grazie alle ingenti donazioni di Maria Cristina di Borbone-Francia, (moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia), e diretto a partire dal 1821 dai Gesuiti. Il Cavour, invece, in origine conosciuto come Collegio dei Nobili, è un’istituzione risalente al XVI secolo un tempo situato presso il convento del Carmine. Tra i licei, secondo quanto riportato nei documenti storici, il Gioberti è sempre stato l’istituto più frequentato. Chissà se tale moltitudine di scolari ha commesso un “errore di valutazione” simile a quello iniziale della ragazzina? E chissà quanti ignari studenti ancora si lasceranno ingannare dalle malelingue, iscrivendosi ad una scuola che per anni -proprio quelli in cui l’ho frequentata io- è stata considerata pari al Liceo Cavour, emblema assoluto della severità e del rigore?
Vorrei altresì ricordare, prima di proseguire con la storia della nostra fanciulla, che nel 1969, proprio il Liceo Gioberti, è stato sede della prima “Commissione Fabbriche” mai costituita in una scuola superiore italiana, anche citata nel film “Vento dell’est” di Jean-Luc Godard.

Torniamo a noi. La ragazza ben presto si rese conto che quella scuola non le calzava proprio a pennello, ma era anche evidente che non le sarebbe stato permesso cambiare corso di studi, quindi era meglio rimboccarsi le maniche e tapparsi il naso. “Tyche” venne in soccorso della studentessa e la inserì nel miglior gruppo classe che avrebbe mai avuto anche in futuro. I compagni erano proprio quelli “giusti” per affrontare quell’avventura. Con il tempo l’amicizia e la complicità limarono gli sforzi dello studio e le risate sommesse – mai durante l’ora di greco- resero la prova sopportabile. Ma voi che siete lettori curiosi vorrete sapere qualche dettaglio in più. Da narratore onnisciente posso dirvi che c’era un’insegnate temutissima, che si mostrò per la primissima volta a noi studenti durante un intervallo, asserendo che già tutti dovevano sapere chi fosse e che il giorno dopo si sarebbero corretti i compiti delle vacanze. Va da sé che in quelle ore di lezione a stento si respirava. Vi era poi un’altra docente, tanto preparata ma non sempre precisa, che alla lavagna era solita scrivere “parola importante” anziché il termine o il nome che sarebbe stato meglio ricordare. Vi posso dire che alla spocchia del primo anno corrisposero altre interrogazioni svoltesi in clima più disteso, addirittura mangiando caramelle e “chupa-chups” oppure versioni così commentate: “bella storia ma non è quella che c’è scritta qui”.

Vi posso raccontare di un “maiale volante” appeso al soffitto, comprato grazie ad una colletta di classe proprio come “mascotte” porta fortuna. E quanto ci sarebbe ancora da dire. Quanti pianti fece la mattina la ragazzina mentre andava a scuola, quante notti passò a studiare per poi prendere talvolta solo delle misere sufficienze, quante sconfitte ma anche quante vittorie. E quante rinunce: inconciliabile con l’intensità dello studio la scuola di danza, che ha dovuto lasciare proprio quando stava imparando a ballare sulle punte. Le scarpette rosa rimasero un ricordo riposto in solaio.

Ma noi abbiamo anche un altro discorso da portare avanti, quello degli storici studenti torinesi: tra i tanti coraggiosi che affrontarono i temibili professori del Gioberti (allora Ginnasio San Francesco da Paola di Torino) ci fu niente meno che Giovanni Giolitti (1842-1928), il grande politico italiano, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri.
Nel 1901, Vittorio Emanuele III affida l’incarico di formare il governo a Giuseppe Zanardelli, uno dei principali esponenti della Sinistra; nel 1903 Zanardelli, dopo aver concesso un’amnistia ai condannati politici e aver ristabilito una libertà di associazione, seppur limitata, si ritira dall’incarico a causa di una malattia. Nello stesso anno viene chiamato a capo del governo Giovanni Giolitti, ministro dell’interno; egli tiene la carica per quasi dieci anni, periodo comunemente definito “età giolittiana”. Giolitti, liberale ed esponente della Sinistra Costituzionale, si preoccupa di unire gli interessi dei proletari con quelli dei borghesi e degli operai, a tal proposito si dimostra abilissimo nel riuscire a trovare un neutrale equilibrio tra le varie forze in gioco, infatti da una parte favorisce l’industria e dall’altra promuove la legislazione sociale. Giolitti sostiene che lo Stato deve essere “super partes” rispetto agli interessi delle varie fazioni. Non a caso si può definire la parentesi giolittiana democratica e liberale.  L’intelligente perizia politica, nonché la dirittura morale, dello statista è testimoniata anche dall’ampio spazio che egli concede alla libertà di sciopero e dal modo in cui riesce a mantenere l’ordine pubblico durante le varie manifestazioni, in modo perentorio e vigilato, ma sempre evitando repressioni violente.

Nel corso del decennio dell’”età giolittiana”, egli perfeziona la legislazione in favore dei lavoratori più anziani e degli invalidi, emana nuove norme sul lavoro per le donne e per i lavoratori giovanissimi, inoltre estende l’obbligo dell’istruzione elementare fino al dodicesimo anno d’età. Giolitti favorisce poi l’attuazione di migliori retribuzioni stipendiarie, accrescendo così le possibilità di acquisto delle classi lavoratrici. Da ricordare anche gli interventi nel campo sanitario, come la distribuzione gratuita del chinino contro la malaria, e l’intenso programma di lavori pubblici, che comporta la nazionalizzazione della rete ferroviaria. Uno dei provvedimenti più importanti del governo Giolitti è l’estensione del diritto di voto: secondo la nuova legge del 1912 vengono ammessi al voto tutti i cittadini di sesso maschile purché abbiano compiuto 21 anni, se in grado di leggere e scrivere e con servizio militare svolto, o 30 anni, se analfabeti e non chiamati sotto le armi. Il numero degli elettori sale così da tre milioni e mezzo a otto milioni e mezzo su un totale di 36 milioni di persone.

Mi sento di poter dire che forse un po’ dell’integrità d’animo di Giolitti derivò sicuramente dai suoi studi liceali, anche se non fu proprio uno scolaro modello, come racconta egli stesso.
Ho voluto un po’ ironizzare in questo articolo che più di altri sento “mio”, ma ora siamo seri: la formazione che ho ricevuto è senza dubbio impareggiabile, quegli anni di duro lavoro, di sforzi e di rinunce e di crescita intellettuale mi hanno aiutato ad affrontare le prove successive e mi hanno effettivamente dato quella “formazione classica che apre tutte le porte”.
Com’è finita la storia della ragazzina? Beh ora la fanciulla (è ormai chiaro che sto parlando di me) è cresciuta, ha realizzato il suo sogno di frequentare l’Accademia di Belle Arti e ricorda un po’ in filigrana i bei momenti passati, quelli che l’hanno aiutata a superare le difficoltà che all’epoca sembravano così insormontabili. La ragazza ancora pensa a quel laboratorio liceale pomeridiano che l’ha portata a fare teatro di strada a Mentone e che in un qualche modo l’ha supportata nella scelta del percorso universitario. Pensa alla cara insegnante di educazione fisica che dirigeva il corso, che spesso sul palco la prendeva in braccio e la faceva volare come “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach. Il “mio” Gioberti è sempre lì, in centro, con le pareti tappezzate di manifesti politici rattrappiti dall’umidità, e ora ammetto che l’unico modo che ho trovato per superare i miei traumi adolescenziali è stato quello di intraprendere, a mia volta, la bella carriera di insegnante.

Alessia Cagnotto

Milano – Torino, 150 anni di storia

SABATO 14 MARZO LA RIEVOCAZIONE DELLA CORSA CICLISTICA PIÙ ANTICA DEL MONDO

 

PARTENZA DA MAGENTA E GRAN FINALE NELLA SEDE ASI DI VILLA REY A TORINO CON AL VIA UNA CINQUANTINA DI CICLISTI D’ANTAN INSIEME A MARINO VIGNA (VINCITORE NEL 1966) E AL CAMPIONE TORINESE ITALO ZILIOLI

Alle 6.00 di sabato mattina 14 marzo un nutrito gruppo di impavidi ciclisti partirà da Magenta per celebrare il 150° anniversario della Milano-Torino, la corsa ciclistica più antica del mondo. La prima edizione, infatti, venne organizzata dal Veloce Club Milano il 25 maggio del 1876. Degli 8 atleti al via solo 4 raggiunsero il traguardo, con il vincitore Paolo Magretti giunto a Torino dopo 10 ore e 9 minuti di estenuante pedalata su strade che non erano certo quelle lisce e confortevoli di oggi.

La rievocazione del 14 marzo precede di pochi giorni la corsa ufficiale giunta alla 107^ edizione, in programma mercoledì 18 marzo con partenza da Rho e arrivo a Superga. Una cinquantina di ciclisti con tenute e bici rigorosamente storiche – organizzati dalla Nuova Unione Velocipedistica Italiana, dall’Associazione Velocipedi Italiani, dal Museo del Ghisallo e dall’Automotoclub Storico Italiano – affronteranno un percorso di 180 km, con un dislivello complessivo di 1.300 metri, che li porterà alla sede ASI di Villa Rey a Torino, con l’arrivo previsto alle ore 17.00 dopo aver effettuato gli ultimi passaggi a Superga e al Motovelodromo. Tra gli ospiti saranno presenti Marino Vigna, vincitore della Milano-Torino 1966, e Italo Zilioli, campione torinese grande protagonista del ciclismo anni ’60 e ’70.

La rievocazione della Milano-Torino fa parte degli eventi che contraddistinguono le celebrazioni del 60° Anniversario dell’ASI. Fondato nel 1966, l’Automotoclub Storico Italiano rappresenta il riferimento nazionale per il settore del motorismo storico ed è sempre più orientato alla tutela e alla promozione di tutto ciò che concerne l’evoluzione della mobilità e della locomozione, abbracciando anche il mondo del ciclismo con la nascita della specifica Commissione Velocipedi.

Camaleontika, cinque appuntamenti tra aprile e dicembre 

Dopo la conclusione dell’ultimo triennio sostenuto dal circuito teatrale regionale e una campagna di raccolta fondi che ha coinvolto pubblico e territorio, la rassegna teatrale Camaleontika torna ad Almese con i cinque appuntamenti della sua dodicesima edizione, che si svolgerà tra l’11 aprile e il 12 dicembre 2026. Camaleontika, organizzata da M.O.V. – Moderne Officine Valsusa e dalla compagnia Fabula Rasa all’Auditorium Magnetto di Almese, con il convinto e costante sostegno del Comune di Almese, che ha rinnovato anche per il 2026 il proprio impegno a favore del progetto culturale, si presenta in una nuova veste, più raccolta ma non meno significativa, frutto di una scelta condivisa e di un rinnovato patto tra organizzatori, amministrazione e comunità. Con la conclusione del triennio sostenuto dal circuito Piemonte dal Vivo, e non essendo rientrata nel nuovo bando triennale regionale, la rassegna ha scelto di ripensare il proprio assetto organizzativo, attivando una campagna pubblica di sostegno che ha coinvolto spettatori, cittadini e realtà del territorio. La raccolta fondi, conclusa il 31 gennaio 2026, insieme al rinnovato sostegno dell’Amministrazione comunale, ha permesso di garantire la continuità del progetto, costruito in undici anni di attività e più di cento titoli ospitati, dimostrando concretamente quanto Camaleontika sia percepita come un bene culturale condiviso. Un segnale importante che ha ribadito la centralità della rassegna come spazio di comunità. Fin dalla sua nascita, Camaleontika ha concepito e promosso il teatro non soltanto come proposta artistica, ma come strumento di crescita culturale, sociale e civile, capace di favorire incontro, riflessione e pensiero critico. La dodicesima edizione si articolerà in cinque appuntamenti capaci di attraversare musica, teatro contemporaneo, teatro-circo e narrazione contemporanea, mantenendo l’attenzione ai linguaggi del presente che hanno sempre caratterizzato la rassegna. Ad aprire la stagione, l’11 aprile 2026, sarà il concerto “Progetto Faber – Le Nuvole”, omaggio a Fabrizio De André, nato nel 2024 in occasione dei 25 anni dalla sua scomparsa. Sul palco la BBB Band, formazione ufficiale composta da Rosa Marchetto, Andrea Bona, Ivano Pincelli, Roberto Bertinetti, Gianni Lucco Castello, Teo De Angelis e Pieraldo Bona, affiancata da giovani musicisti coinvolti nel progetto, per un concerto che intreccia memoria, impegno e condivisione.

Il 23 maggio sarà la volta di “Dal Sottosuolo Underground”, spettacolo scritto e interpretato da Barbara Mazzi e Francesco Gargiulo, con consulenza artistica di Marco Lorenzi e drammaturgica di Enrico Pastore, prodotto da A.M.A. Factory in coproduzione con Teatro Libero di Palermo nell’ambito del progetto Fahrenheit 2020 #ArtNeedsTime, ideato da Il Mulino di Amleto e ispirato al celebre romanzo “Memorie dal sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij. Lo spettacolo si compone di due atti unici che indagano solitudine, scelte etiche, dolore e rinascita, restituendo un teatro intenso e fisico.

Dopo la pausa estiva, l’Auditorium Magnetto ospiterà, il 10 ottobre prossimo, il concerto dei Real Tune, gruppo vocale a cappella nato a Torino, formato da Martina Tosatto, Linda Misuraca, Eva Pagliara, Paolo Dolcet, Davide Motta Frè e Federico Zappino. Cinque voci e un beatboxer danno vita a un repertorio italiano e internazionale interamente riarrangiato, dove la voce diventa orchestra e sperimentazione armonica.

Il 7 novembre spazio al teatro circense con “Juliet”, di e con Stefano Marzuoli, per la regia di André Casaca e la produzione di Teatro C’art. Si tratta di una rilettura in chiave comica e poetica di Giulietta attraverso lo sguardo del clown, che trasforma la tragedia shakespeariana in un racconto di innocenza, amore e fragile umanità.

La stagione si concluderà il 12 dicembre con “Freevola confessione sull’insostenibile bisogno di ammirazione”, di e con Lucia Raffaella Mariani, con l’assistenza alla regia e la drammaturgia di Lorenzo Maragoni e la consulenza al movimento scenico di Erica Nava. Una produzione di Trento Spettacoli, con il sostegno di Potenziali Evocati Multimediali, che affronta con ironia e lucidità il conflitto tra sguardo sociale e identità femminile, in un monologo generazionale potente e attuale. La direzione artistica è a cura di Beppe Gromi, insieme a Katia Bolognesi, Valeria Fioranti, Giuseppina Momblano e Francesca Zitti.

Info e biglietti: intero 12 euro – ridotto speciale 2 euro (associati M.O.V. – Moderne Officine Valsusa) Prevendite online: https://ticketitalia.com/teatro/camaleontika-2026 Per acquisto biglietti in teatro, è consigliata la prenotazione al numero 3348785494 dal lunedì al sabato dalle ore 10:00 alle 14:00 o all’indirizzo rassegnacamaleontika@gmail.com

Gian Giacomo Della Porta

“MONUMENTINI”… quelli fatti con i “mattoncini”

All’ “Imbiancheria del Vajro” a Chieri, vanno in mostra l’arte e l’architettura creata dai mattoncini LEGO® di Luca Petraglia

Dal 14 marzo al 3 maggio

Chieri (Torino)

Sono sicuro. E pronto a scommetterci. A Chieri ci sarà una vera e propria “corsa alla mostra”. A guidarla saranno soprattutto bambine e bambini, ma non mancheranno anche i tanti, tantissimi “AFOL – Adult Fan of LEGO®”, ovvero gli adulti (e sono sempre di più) appassionati dei famosi “mattoncini” o “giochi di qualità” (“leg godt”) creati nel lontano 1934 dall’azienda del danese Ole Kirk Christiansen, produttrice inizialmente di giochi in legno, diventati in seguito, dal 1949 (e perfezionati nel 1958) “mattoncini”, i supercelebri “mattoncini” ad incastro in plastica. Giochi dal successo intercontinentale, diventati oggi perfino da semplici giochi, veri e propri “oggetti da collezione” venduti, se set rari o pezzi unici, a prezzi impensabili nelle aste “on line” e di cui s’è tenuto perfino nel 1988 un primo campionato mondiale di “costruttori”. E allora per i tantissimi appassionati del settore, la notizia della mostra “MONUMENTINI” in arrivo a Chieri, si presenta davvero come evento irrinunciabile. Da non mancare!

Suggestivo viaggio fra “arte” e “creatività”, la rassegna sarà ospitata a Chieri, da sabato 14 marzo a domenica 3 maggio (dopo il recente grande successo di pubblico registrato al “Museo Vignoli” di Seregno – Monza), presso l’“Imbiancheria del Vajro”, con l’organizzazione di “Brick Expo”startup innovativa specializzata nell’organizzazione di eventi legati ai “Mattoncini LEGO®”. In bella mostra 21 straordinarie opere (fra le quali ovviamente – location oblige – la riproduzione della “Mole Antonelliana”) del milanese, classe 1991, Luca Petraglia, uno dei più raffinati “LEGO® Artist italiani”.

Mattoncino dopo mattoncino i più rappresentativi monumenti italiani rivivono nelle reinterpretazioni “in scala” realizzate da Luca“frutto di una lunga ricerca e di un meticoloso lavoro di progettazione contraddistinto da un rispetto profondo per l’architettura originale”. Utilizzando oltre 100mila mattoncini LEGO®, Luca Petraglia ha riprodotto icone monumentali che vanno, solo per citarne alcune, dalla romana Fontana di Trevi al Teatro San Carlo di Napoli alla Casina Vanvitelliana sul lago Fusaro di Bacoli, fino al Duomo di Milano al veneziano Ponte di Rialto e alla Piazza del Campidoglio a Roma.

Vero e proprio enfant prodige, Petraglia inizia ad appassionarsi ai LEGO® all’età di soli 4 anni (si veda la tenera foto inserita nel testo), con la sua prima confezione di “mattoncini”. Ad attrarlo da subito sono in primo luogo le chiese interamente ideate da lui, traendo ispirazione da quelle viste e attentamente osservate ogni giorno per strada o nei libri di “Storia dell’arte”. Passione per LEGO® e passione per l’arte crescono così di pari passo e si alimentano a vicenda durante il corso degli anni, fino ad arrivare, nel 2013, a realizzare il suo primo progetto vero e proprio: il “Teatro Alla Scala” di Milano, che lo consacra come vero e proprio artista del LEGO ® .

“Ognuna delle sue opere – spiega Luca Bartolucci di  ‘Brick Expo’ – è pensata come strumento di divulgazione culturale, capace di raccontare storia, arte e ingegneria in forma accessibile e immediata, stimolando curiosità e senso di appartenenza al patrimonio collettivo”.

Particolarmente soddisfatta anche l’assessora chierese alla “Cultura, Eventi e alla Promozione del Territorio” Antonella Giordano“Siamo orgogliosi di ospitare a Chieri una selezione di alcuni tra i modelli più iconici di Luca Petraglia. Alla base del suo lavoro c’è sempre una ricerca storica accurata, che gli permette di restituire l’essenza autentica dei luoghi. Petraglia costruisce architetture complesse, modellate con ‘tecniche LEGO®’ raffinate, e le arricchisce con giochi di luce che trasformano ogni opera in una piccola scenografia. Il risultato è sorprendente: ‘Monumentini’ che catturano lo sguardo e raccontano una storia con precisione e poesia. All’‘Imbiancheria del Vajro’ le sue installazioni dialogheranno con gli antichi strumenti di filatura, intrecciando la storia dell’architettura italiana con la tradizione tessile chierese, con un risultato dal grande impatto visivo. Tra le architetture che l’Artista predilige ci sono quelle barocche, pertanto si sentirà a casa in una città come Chieri”.

Gianni Milani

“Monumentini”

Imbiancheria del Vajro, via Imbiancheria 12, Chieri (Torino); tel. 379/3136211 o info@brickexpo.net

Da sabto 14 marzo a domenica 3 maggio

Orari: ven. 15/19; sab. – dom. 10/19 . Dal lun. al giov. la mostra sarà aperta solo su appuntamento per le scolaresche

Nelle foto: Luca Petraglia oggi e Luca bambino già promettente “LEGO® Artist”