Rubrica a cura di ScattoTorino
A volte i sogni sono migliori della realtà. Lo dimostra la storia del Banco Azzoaglio, fondato a Ceva in provincia di Cuneo nel 1879 dall’omonima famiglia di imprenditori che da sempre lo gestisce con serietà, trasparenza e passione. Il risultato di tanto impegno è dimostrato quotidianamente nelle 19 filiali ubicate tra la provincia di Cuneo, Savona, Imperia e a Torino, l’ultima ad essere stata inaugurata. La banca privata, che fa capo alla famiglia Azzoaglio è partecipata dalla Banca Passadore di Genova, banca di cui a sua volta detiene una quota. La banca è indipendente e fortemente legata ai valori del territorio, si rivolge a famiglie, imprese, giovani e investitori: realtà con le quali l’istituto si pone sia come interlocutore attento alle singole esigenze, sia come partner attivo nei progetti legati alla collettività. Dall’epoca del bisnonno Paolo, che fondò il Banco ai tempi della migrazione degli abitanti di Ceva verso la California, alla quarta generazione composta da Simone ed Erica Azzoaglio, rispettivamente Presidente del Comitato Esecutivo e Presidente del Consiglio di Amministrazione, l’istituto ha dimostrato di essere un player sempre più importante nel settore. Ma i sogni non sono ancora finiti e la Famiglia di banchieri guarda al futuro puntando sulle nuove tecnologie e sulla volontà di creare un forte legame con la comunità in cui opera. Valori condivisi dai 140 addetti dislocati nella sede e nelle filiali e dai circa 32.000 clienti.
Il vostro istituto ha una lunga tradizione famigliare. Ce la racconta?
“Il Banco è nato 141 anni fa ed è stato fondato dal mio bisnonno Paolo. Negli Anni ‘60 prima mio padre Paolo e dopo mio zio Francesco hanno iniziato ad aprire le prime filiali a Garessio e a Niella Tanaro e poi in Val Bormida. Ad oggi ne abbiamo 19 in provincia di Cuneo, Savona, Imperia; da poco più di un anno abbiamo inaugurato l’ultima nata a Torino. Il 10% dell’istituto è in mano alla genovese Banca Passadore. La nostra caratteristica è che siamo una realtà privata e indipendente, che è cresciuta grazie alla fiducia di chi ha creduto in noi. A nostra volta, da sempre offriamo alla clientela un insieme di servizi e opportunità in costante evoluzione cercando di anticipare ogni giorno le esigenze di privati, famiglie, aziende e investitori”.
Cosa vuol dire, oggi, essere una banca del territorio?
“Significa avere un legame di fiducia con i clienti e con le istituzioni con le quali interagiamo quotidianamente perché per noi la banca è “nostra” ovvero della nostra famiglia, ma anche dei collaboratori, delle persone e delle imprese con le quali lavoriamo. Siamo infatti convinti che solo condividendo lo stesso percorso si possa crescere e migliorare. La dimostrazione più recente risale al periodo del lockdown. Durante la pandemia, infatti, abbiamo potenziato la nostra struttura per rispondere ai bisogni della comunità in tempi celeri, accordando moratorie ed erogando prestiti immediati a chi ne aveva bisogno”.
Innovazione per voi significa?
“Il nostro claim è Moderni per tradizione. La tradizione, infatti, non ha valore se non è innovativa. In caso contrario diventa arroccamento. Noi rispettiamo il nostro passato, ma il futuro è fondamentale e per me si lega al concetto di sostenibilità. Credo che un modello di business si debba basare non solo sul profitto, ma sull’equilibrio tra dimensione economica, sociale e ambientale. Le nuove generazioni sono sensibili a questi temi e Banco Azzoaglio vuole proseguire su questa via”.
Quali gli obiettivi futuri?
“Vogliamo impegnarci per essere davvero un’azienda sostenibile e per diffondere il più possibile i valori legati alla sostenibilità sul territorio in cui operiamo.
In tal senso stiamo lavorando per diventare società benefit, ovvero una società riconosciuta a livello di ordinamento italiano. È un passo importante che ci prepariamo ad affrontare, che avrà impatti significativi sulla nostra struttura a partire dalla governance e pensiamo possa avere riflessi positivi su tutti i nostri stakeholder. Questo è possibile perché la nostra realtà è coesa e motivata e ha una forte vocazione imprenditoriale, caratteristica che ci permette di interloquire senza difficoltà con le imprese clienti. I valori di sostenibilità sociale e ambientale ispirano tanti nostri progetti. Ad esempio, siamo diventati un acceleratore di start up ed aziende innovative. In questo modo attiriamo giovani talenti sostenendo business plan credibili ed orientati al futuro. Un altro tema che si basa su questi valori è l’idea di creare una scuola innovativa nei nostri territori perché è fondamentale l’educazione delle nuove generazioni per un’azienda che guarda al futuro”.
Dopo 140 anni, Banco Azzoaglio ha aperto una filiale a Torino
“Per noi si è trattato di un passo importante, ha significato iniziare un’attività per certi versi nuova. Fino ad oggi, nelle filiali storiche abbiamo sempre avuto una fetta grande di un mercato piccolo, mentre nelle filiali di più recente apertura, Cuneo e soprattutto Torino, abbiamo una fetta piccola di un mercato che è molto grande. Saremo sempre più consulenti per esigenze anche complesse e strutturate di investitori ed aziende, fornendo soluzioni customizzate. Sempre nel rispetto di valori condivisi”.
Torino per lei è?
“Sono nata a Torino, mia mamma e i miei nonni erano di Torino e ho fatto l’università qui. Per me Torino è un punto di riferimento importante”.
Un ricordo legato alla città?
“I festeggiamenti dei 140 anni di Banco Azzoaglio nella sede della Nuvola Lavazza. Ci fu una partecipazione superiore alle aspettative e ho percepito nei Torinesi la voglia di conoscere questa realtà nuova e particolare per la città: una banca in mano a una famiglia.
Un ricordo più intimo, invece, è legato all’infanzia. Mia madre spesso la domenica portava me e mia sorella a pranzo dai nonni. La nonna era una bellissima donna americana che per amore del nonno cuneese aveva imparato a cucinare l’arrosto”.
Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Forse neppure i grandi ministri della P. I. come Francesco De Sanctis che fondò la scuola italiana nel 1861 sarebbero riusciti nell’intento. Neppure il grande Giovanni Gentile che riformo’ la scuola italiana , forse ,avrebbe avuto le capacità necessarie. Figurarsi Azzolina. Ed aggiungo che molti premevano perché la scuola riaprisse, citando l’ esempio francese, forse non calcolando i rischi, pur di attaccare il Governo. Ad un certo punto Azzolina ha buttato sulle spalle dei presidi la responsabilità della riapertura. La sicurezza non è stata la priorità ed oggi intere classi sono in quarantena come tanti docenti. Le norme anti Covid si sono accavallate con una rapidità sconcertante e contraddittoria a cui si sono aggiunte le ordinanze regionali che nella scuola di Stato non dovrebbero avere nessun valore. Oggi c’è il caos nella scuola. La didattica a distanza – senza aver preparato nei mesi di chiusura i docenti ad esercitarla con efficacia – ritorna ad essere la soluzione. Pretendere che in un giorno i capi di istituto si adeguino al nuovo Decreto del Presidente del Consiglio e’ pura follia.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Hanno un figlia, Marret, un po’”tocca nel cervello”, soprannominata “la fine del mondo” perché è la frase che dice più spesso: «Un groviglio di persona…..sembrava vivere dietro una parete di vetro». Parla da sola, ascolta solo quando vuole, ama disegnare e arrampicarsi sul tetto del caseificio, è fugace, in balia dei venti cambia di continuo e a 17 anni resta incinta …non si sa bene di chi.
Karoline Kan –ma il suo vero nome è Chaoqun- è nata in una famiglia di poveri contadini in un misero villaggio cinese nel 1989 (l’anno della strage di Piazza Tienanmen) e “Sotto i cieli rossi” è il suo romanzo di esordio.
La maternità non si addice a tutte le donne. Forse è questa una delle spiegazioni della vita di Enid, nonna paterna di Eleanor Anstruther e protagonista principale del romanzo. L’autrice riprende e romanza i fili della sua complicata esistenza, in parte basandosi sui ricordi del padre bambino e in parte sull’aneddotica familiare. Una vicenda intrisa di conflitti, gelosie tra sorelle, poco amore verso i figli, tradimenti, fughe, dispute ereditarie e tonnellate di egoismo.
In questo libro lo scrittore americano svela i trucchi del suo mestiere e, tra aneddoti, dritte e suggerimenti vari, compone anche una sorta di autobiografia in cui ripercorre tappe di vita e incontri folgoranti e istruttivi. Poco più di 200 pagine che sono un affresco in cui compaiono grandi autori del passato e del presente, amici, romanzi che hanno lasciato il segno, film, e tantissime emozioni.
Chi scrive è stato bene attento negli scorsi mesi alla difesa dei diritti e delle garanzie costituzionali dei cittadini durante la clausura imposta dal Governo, ma la gravissima situazione in cui ci dibattiamo rende prioritaria la tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
Protagoniste di Valore, rubrica a Cura di
Un suo giudizio sulla parità di genere nel nostro paese?
Appare quasi incredibile che la ministra abbia tempo da dedicare a queste vere e proprie quisquilie in tempi di ferro e fuoco per la scuola italiana, aggredita dal virus, ben oltre il previsto.
poco, strepitosa e che desideravo conosceste.

