
Il nostro giornale, parafrasando il celebre film aveva parlato della “guerra dei Renzies”. Forse i due amici troveranno il tempo per sancire ufficialmente la tregua tra Stato accentratore e regioni vittime dei tagli draconiani della recente manovra renziana
Se ci sarà, sarà poco più di un blitz la visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, giovedì, a Torino per inaugurare il Salone del Gusto e Terra Madre. Tra un calice di spumante e un assaggio di salsiccia di Bra, l’apertura della kermesse del Lingotto, nata ormai quasi vent’anni fa da un’intuizione del patron di Slow Food Carlin Petrini e del governatore piemontese di allora, Enzo Ghigo, rappresenterebbe anche una occasione da non perdere per il presidente della Regione Sergio Chiamparino. La presenza dello scoppiettante capo del governo è in forse perchè Renzi (che ci terrebbe molto alla visita al Salone) alle 8,30 di giovedì dovrebbe trovarsi a Roma con lo stesso Chiamparino a discutere della legge di stabilità. In tal caso si tratterà ancora una volta di un pacco colossale ai torinesi, come quando il premier non si presentò ai manifestanti No-tav che lo attendevano agguerriti poche settimane fa al cantiere di Chiomonte.
Dopo gli scazzi dei giorni scorsi tra il capo della Conferenza dei presidenti e il premier (il nostro giornale, parafrasando il celebre film aveva parlato della “guerra dei Renzies”, forse Sergio e Matteo troveranno il tempo per sancire ufficialmente la tregua tra Stato accentratore e Regioni vittime dei tagli draconiani della recente manovra renziana. A dire il vero Chiamparino, dopo avere minacciato le dimissioni in caso di aumento dell’Irap e aver rivendicato l’orgoglio regionale affermando che il progetto risparmioso di Renzi era offensivo, aveva già manifestato intenzioni pacifiche: “sono pronto a incontrare il premier anche oggi”.
Le tappe della “guerra dei Renzies” in breve
”L’impianto della manovra è giusto, ma la si può rendere più equilibrata e sostenibile per gli enti locali. Propongo di aumentare di un miliardo i tagli ai ministeri e di ridurre dello stesso importo i tagli alle Regioni”. Il presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni chiedeva solo pochi giorni fa un minimo di attenzione per le regioni stesse, prese di mira dall’antipolitica e – ciò che più conta – dalla mannaia dei tagli. ”Credo si possa chiedere una razionalizzazione alle attività dei ministeri – diceva Chiamparino – il problema è che le burocrazie ministeriali sono più forti delle Regioni”. A forza di farsi del male da sola, la classe politica regionale si trova in braghe di tela rispetto al neo-centralismo galoppante. “La manovra è insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria”, proseguiva il governatore dei governatori. ”Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti: l’elemento incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità”.Dopo qualche ora dalle dichiarazioni infuocate Chiamparino si rendeva però disponibile – fedele al suo motto “esageruma nen” – ad un diaologo costruttivo con il Governo, al quale avrebbe presentato un piano di razionalizzazione della spesa regionale.
E ora è giunto il momento di mediare, seppur nel pieno della bufera giudiziaria che ha coinvolto la Giunta Chiamparino. Che rappresenta un oggettivo indebolimento del peso contrattuale del Piemonte rispetto al Governo. Vedremo se si potrà parlare di un “patto del Salone del Gusto”, in grado di rimettere in sesto il profondo rosso regionale e i rapporti tra i due amici di lotta (tra loro) e di governo.
Ghinotto

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