


AVVISTAMENTI / di EffeVi
Alla conferenza stampa di chiusura si sprecano i superlativi (fuori luogo) e i ringraziamenti per tutti. Tranne che per la Protezione Civile. Eppure senza quei volontari – a suo tempo richiesti con insistenza al Comune – sarebbe stato tutto più difficile
Tempo di bilanci per l’Ostensione 2015: così, malgrado i numeri purtroppo meno entusiasmanti del previsto (come anticipato da Il Torinese), alla conferenza stampa di chiusura non si è fatta economia di trionfalismi e superlativi fuori luogo. Nessuno chiede una chiusura mesta, perché comunque è stato un avvenimento importante di cui Torino va giustamente fiera, ma insomma un po’ di sobrietà non guasterebbe. Persino i numeri sono stati aggiustati al rialzo aggiungendo, al dato certo delle prenotazioni, una stima a spanna di oltre un milione di persone che, secondo l’Arcivescovo Nosiglia – al momento impegnato in una singolare polemica con osti e ristoratori della movida – sarebbero stati “presenti nelle strade e nelle piazze della città”. Alla fine, rispetto al dato ufficiale di 1,5 milioni di visitatori, sinora accertato, gli organizzatori ne hanno dichiarati il doppio.
Generosi ringraziamenti sono stati tributati quasi a tutti: la cittadinanza, i Vigili Urbani e le Forze dell’Ordine, i “Viola”, che non sono i tifosi della Fiorentina, ma i volontari dell’organizzazione per l’Ostensione. Scriviamo “quasi” perché nessuno, né l’Arcivescovo, né il Vicesindaco Elide Tisi, incaricata del dossier delle attività operative per conto del Comune, ha voluto ringraziare i 300 volontari di Protezione Civile, inquadrati da 10 funzionari comunali, il cui ruolo per la riuscita dell’iniziativa è pure stato importante se non indispensabile. Curioso destino da Cenerentola, quello della Protezione Civile di Torino, uno tra i tanti “angeli custodi” che si tendono a dare per scontati, fino al giorno in cui il loro contributo non dovesse venire a mancare.
Pochi sanno infatti che il servizio ha una centrale operativa sempre attiva, che predispone in anticipo operazioni e strutture in casi di emergenza (dall’emergenza caldo ai rischi alluvione ai migranti da ospitare), che manda regolarmente personale operativo in altri teatri di emergenza, per esempio in caso dei terremoti in Emilia e Abruzzo. Insomma, i volontari sono sempre pronti, danno un contributo indispensabile, e ogni tanto ricordarsi di loro con un “grazie”, che proverbialmente non costa nulla, sarebbe buona cosa.
Anche perché “dimenticarsi” del lavoro della Protezione Civile per l’Ostensione richiede davvero una buona dose di sbadataggine: mobilitati su richiesta pressante della Curia al Comune ( documentata da una raffica di e-mail rimbalzate da un ufficio all’altro), hanno assicurato il montaggio dei gazebo e l’assistenza ai pellegrini, in particolare ai disabili cui erano riservate le visite del mercoledì pomeriggio – oltre ad attività di servizio d’ordine e gestione del traffico. Tutte cose scritte nero su bianco nei piani ufficiali depositati in Comune e in Prefettura. Ora, già è stato poco simpatico chiedere ai volontari di Protezione Civile di allontanarsi al momento della visita del Papa: capiamo bene che fosse importante enfatizzare il ruolo dei volontari “viola” dell’Ostensione (per ragioni di immagine, visto che questi ultimi non sono certo altrettanto addestrati e formati). Ma almeno un “grazie” l’Arcivescovo, il vicesindaco o chi per loro poteva ricordarselo.
Anche perché a forza di fare questi sgarbi, si rischia di far perdere volontà ai volontari. Alla lunga, anche gli angeli custodi possono perdere la pazienza. Il che forse non lascerebbe Torino alla mercé della catastrofi naturali, ma, tanto per cominciare, comporterebbe un aumento dei costi per queste attività – date per scontate, ma essenziali – che il Comune avrebbe difficoltà a coprire. Meno male che resta sempre, quella sì, la Protezione Divina.
L’assessore regionale all’Immigrazione, Monica Cerutti, ostenta tranquillità, dopo avere ha annunciato che il Ministero dell’Interno ha chiesto alle Regioni “un ulteriore sforzo nell’accoglienza dei migranti sul territorio”.tradotto in termini semplici significa che le Prefetture del Piemonte dovranno provvedere all’accoglienza di altre 1.307 persone. Questa la distribuzione nelle province: 523 a Torino, 217 a Cuneo, 159 ad Alessandria, 136 a Novara, 81 ad Asti, 67 a Biella, 65 a Vercelli, 59 a Verbania. In Piemonte le presenze al 22 giugno erano di 4.475 migranti. “Questa nuova ripartizione è stata fatta dal Ministero dell’Interno in un’ottica di riequilibrio delle presenze tra le Regioni – ha detto Cerutti – I numeri sono significativi ma non devono essere strumentalizzati perché la situazione al momento è sotto controllo. Nelle prossime settimane abbiamo intenzione di convocare una riunione con l’Anci per sensibilizzare i sindaci ad ampliare la rete su tutto il territorio, trasformando l’accoglienza da emergenziale in strutturale”. “Ho visitato una struttura di accoglienza ad Orta, dove l’amministrazione comunale è impegnata a creare le condizioni per coinvolgere i propri cittadini/e nel progetto di inclusione – ha proseguito l’assessora – Il nostro obiettivo deve essere aiutare i Comuni accompagnandoli rispetto alle attività di accoglienza, oltre a richiedere che il Governo definisca rapidamente gli incentivi ai Comuni virtuosi. Se in Piemonte tutti i Comuni si dichiarassero disponibili in proporzione ai loro abitanti, potremmo tranquillamente sostenere questi nuovi arrivi”. 


Per l’arcivescovo di Torino l’ostensione è stata una “esperienza travolgente alla quale la città ha partecipato con grande entusiasmo. Il bilancio è più che positivo”


Carla Bracchino è l’anziana cugina che ospitava il papa nelle sue visite in città negli anni passati. Ed erano quattro anni che non incontrava il cugino salito al soglio di Pietro








