PRIMA PAGINA- Pagina 807

Il messaggio di Nosiglia: “Natale di pace. Impariamo ad allargare i confini della nostra casa”

“L’accoglienza rappresenta anche oggi uno dei gesti più difficili, perché esige un atteggiamento e una scelta precisa: quella della gratuità. La cultura che persegue anzitutto il proprio interesse ostacola l’apertura del cuore senza riserve verso gli altri. Viene meno il gesto libero e spontaneo e l’apertura alle persone senza secondi fini e tornaconti, per puro dono”.   E’ quanto scrive l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nel suo messaggio natalizio rivolto alla diocesi. La conseguenza  è dunque che “si ama chi ci ama, si aiuta chi ci può a sua volta aiutare, si accoglie chi un giorno ci potrà restituire quel favore”. Quindi, “la mia casa, la mia famiglia, i miei amici, il mio paese, la mia religione, la mia proprietà, tutto ciò che è mio è un valore e come tale va rispettato”. Ma “Gesù è venuto per insegnarci una via migliore: quella di allargare i confini della nostra casa, famiglia, patria e cultura a tutti coloro che lo desiderano, rompendo steccati consolidati e superando divisioni di ogni genere”. Diventa possibile secondo  Nosiglia, “perdonare anche chi ci ha offeso o fatto del male, fare il primo passo per riallacciare un rapporto o un’amicizia compromessa e data ormai per chiusa”. Infine, un invito alla pace che diventa “possibile”, quando “nasce dentro di noi, accettando di fare spazio a Dio, e si traduce in gesti concreti di amore e di perdono, di impegno per la promozione della dignità di ogni uomo, per l’abbattimento di ogni steccato che ci divide dagli altri”. Di seguito, il testo integrale della lettera

 

LETTERA DI NATALE DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, MONS. CESARE NOSIGLIA, ALLE FAMIGLIE E ALLE COMUNITÀ DELLA DIOCESI

(Torino, dall’Arcivescovado, 25 dicembre 2017)

 

ABBIAMO VISTO LA SUA STELLA

Cari amici, la “visita” annuale che, in occasione del S. Natale, rivolgo alla vostra famiglia si sofferma quest’anno su un episodio del Vangelo di Matteo che ha sempre colpito profondamente l’immaginazione collettiva di tanti artisti e poeti, oltre che quella dei bambini e ragazzi. Si tratta infatti del racconto suggestivo della venuta dei Magi, personaggi misteriosi che hanno seguito una grande stella cometa, apparsa nel cielo al tempo della nascita del Signore. San Matteo descrive con dovizia di particolari l’avvenimento, che ricordiamo nella festa dell’Epifania. Racconta il Vangelo che «alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta Michea… Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: “Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (cfr. Mt 2,1-5.7-12). La grande gioia del Natale, che nella notte santa ha inondato il cuore di alcuni semplici e poveri pastori di Betlemme, esplode nella Liturgia dell’Epifania e contagia di sé tutta la terra. È la gioia dei Magi, che seguendo la stella giungono alla capanna, dove adorano il Bambin divino e gli offrono oro, incenso e mirra – simboli della sua regalita, della sua divinità e della sua umanità. La stella che li ha guidati è un segno chiaro e presente nel loro cammino fino a Gerusalemme, là dove debbono chiedere al re Erode, ai sacerdoti e agli scribi del Tempio notizie sulla nascita del Messia. Con questa tappa, il Signore ha voluto far conoscere a tutti la notizia della propria nascita e ha posto i capi del suo popolo di fronte alla possibilità di andare anche loro ad adorarlo. Ma essi non si muovono e si limitano ad indicare la città di Betlemme come luogo in cui, secondo le profezie, dovrebbe nascere il Figlio di Davide, destinato a regnare su tutta la terra. Questo basta ai Magi per riprendere il cammino, seguendo quella stella straordinaria che è riapparsa. Il significato di questo racconto dell’Evangelista Matteo è dunque chiaro: anche i pagani – perché tali erano i Magi – sono stati chiamati alla fede in Cristo e addirittura sono i primi ad accorrere a lui, riconoscendolo per ciò che egli è veramente: il Figlio di Dio e Salvatore di tutti gli uomini. L’apostolo Paolo annuncia stupito questo mistero ai suoi cristiani provenienti dal paganesimo: il mistero di grazia che salva tutti gli uomini in Cristo è stato tenuto nascosto alle precedenti generazioni e ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito. I gentili sono cioè chiamati in Cristo Gesù a partecipare – come gli Ebrei discendenti di Abramo – alla stessa eredità e a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo. Oggi vediamo come questa profezia si stia avverando in ogni parte del mondo in cui ci sono discepoli del Signore: la Chiesa riunisce genti e nazioni le più diverse per cultura, lingua e tradizioni e ne fa un solo popolo che proclama le meraviglie di Dio e ne celebra la salvezza. La festa  dell’Epifania è dunque un invito a riconoscere in Gesù il Signore e Salvatore, fonte della gioia e della speranza che apre orizzonti di unità e di pace per tutte le genti. La ricerca della unità Al di là infatti delle molte religioni presenti nel mondo e degli usi e costumi propri di ogni popolo, emerge un profondo anelito che spinge l’umanità verso la sua unità. È un cammino che rispecchia quello dei Magi, i quali, senza sapere l’uno degli altri, si mettono in marcia perché è presente nel loro cuore l’attesa della salvezza. In questa ricerca dei Magi vedo rispecchiato anche l’attuale pellegrinaggio dell’umanità, protesa – malgrado tante resistenze e contrasti – a raggiungere una meta comune e condivisa che è suscitata da Dio stesso: l’unità, fonte prima di pace, di giustizia e di solidarietà. Tante sono ancora le resistenze che cercano di ostacolare tale cammino:

• il fondamentalismo religioso, che rifiuta la libertà religiosa quale diritto naturale di ogni persona e vuole contrapporre, anche con l’uso della violenza, del terrorismo e della guerra, un popolo a un altro popolo, i credenti di una religione ai credenti di un’altra;

• quell’aperta e reclamizzata forma di ateismo e materialismo, che ignora o emargina Dio dalla vita delle persone e da quella pubblica, disancorando ogni norma etica da Colui che solo può darle senso e renderla sicuro punto di riferimento nel guidare comportamenti e scelte coerenti alla dignità e libertà di ogni persona e al vero progresso della società;

• la paura e il timore di essere sopraffatti da chi è diverso per cultura, religione, etnia: dunque, il rifiuto dell’accoglienza, dell’incontro sereno e costruttivo, a partire dalla verità e dall’amore reciproco, per edificare il mondo che Dio vuole e che è il migliore possibile, anche per l’uomo e per ogni popolo;

• le sperequazioni sociali ed economiche, che tendono a mantenere in perenne stato di miseria, di fame e di ingiustizia tanti popoli, poveri magari non di beni materiali, ma culturali, finanziari e strutturali, adeguati a gestire in prima persona le loro risorse, sfruttate abilmente dai Paesi industrializzati per diventare sempre più potenti e ricchi;

• le guerre fratricide, quelle che sono ogni giorno nella cronaca dei mass-media e le tante dimenticate, ma presenti in molti Paesi e continenti, alimentate da un vergognoso e deleterio commercio delle armi, di cui anche il nostro Paese vanta il triste primato;

• infine, la diffusa cultura dell’individualismo e del relativismo, che mina alla base la solidarietà e l’amore e mette al centro di ogni scelta personale, familiare, economica, politica e sociale il massimo profitto e l’utilità individuale.

Eppure, se questi sono ostacoli seri e complessi da cui è difficile liberarsi, si fa strada sempre più nel cuore della storia del nostro tempo una tendenza forte e irreversibile all’unità di tutto il genere umano, che senza azzerare le differenze – le quali sono una grande ricchezza per tutti – conduce a ricercare le vie più idonee a sostenere un comune cammino di pace, di giustizia e di comunione tra i popoli e le religioni. Occorre dare forza a questo movimento dal basso e vincere il timore che porta a chiudersi a riccio dentro la propria realtà culturale, religiosa, politica ed economica. C’è bisogno di lavorare per una globalizzazione degli spiriti, della cultura, della solidarietà, promossa dai credenti e dagli uomini di buona volontà presenti in ogni popolo e religione. In nome di Dio e dell’uomo, è possibile e doveroso tendere a quest’obiettivo, che è alla portata del nostro tempo. La famiglia, via maestra per vivere la comunione L’incontro e le relazioni amicali tra persone trovano nella famiglia la prima comunità, dove si impara a riconoscersi fratelli e a vivere esperienze ricche di umanità e di condivisione. Purtroppo,  tante famiglie sono oggi divise; altre sono composte solo da un solo coniuge – spesso la madre, con i figli – o si riducono a una persona sola. Ciò di cui oggi si soffre di più, anche in casa, è la carenza di relazioni sincere e profonde dal punto di vista umano e spirituale. Viviamo in un mondo di diffusa e capillare informazione, che si avvale di linguaggi affascinanti ed aperti a sempre nuovi stimoli ed interessi. È un dato, questo, molto positivo, ma che rischia paradossalmente di isolare ancora di più la persona dentro un mondo virtuale e soggettivo, dal quale diventa difficile uscire per dialogare e rapportarsi all’altro e agli altri. Si impoveriscono pertanto i rapporti interpersonali e la comunicazione verbale ed esperienziale tra coloro che pure vivono l’uno accanto all’altro. Ne soffrono le famiglie, i gruppi e le comunità. La solitudine è la più diffusa malattia dello spirito che incide profondamente nella vita delle persone. Penso a tanti anziani e malati, che, pur avendo figli e nipoti, vicini di casa e parenti, trascorrono molti giorni senza vedere nessuno dei propri cari, se non la badante, e non ascoltano alcuno, se non la televisione. Molti altri sono accolti nelle numerose case di riposo, dove solo occasionalmente ricevono visite di parenti e amici. Tante volte dico loro: «Ma i vostri figli e nipoti?». E la risposta è sempre la stessa: «Hanno la loro famiglia, la loro vita carica di impegni». Li giustificano per amore, ma con gli occhi tristi e, ne sono certo, il cuore gonfio di sofferenza. Lo stesso capita a tanti ragazzi e giovani, che sembrano circondati da amici, attività sportive e divertimenti, beni materiali e grandi affetti in famiglia: nessuno però si occupa delle loro crisi interiori, del vuoto dell’anima che, a poco a poco, li consuma e li rende estranei ai genitori e a tutti. E che dire della relazione tra coniugi, soffocata dal fare e dai servizi necessari per la vita di famiglia, che assorbono la maggior parte del tempo, dalle crescenti preoccupazioni economiche, dalle fatiche derivanti da situazioni di divisioni o di sofferenze fisiche e morali! Non si trova più il tempo per parlare, perché la televisione irrompe con il suo assordante rumore persino durante i pasti e le attività domestiche di chi lavora impegnano sempre fino a tardi, anche la sera. E non dimentichiamo la Rete, che occupa il tempo dei ragazzi e giovani ed esalta il rapporto e il linguaggio virtuali, a scapito delle relazioni anche familiari. Tutti ci lamentiamo di queste situazioni, che generano stress e noia, ma pochi riescono a fare scelte controcorrente e a decidere di impostare la vita di casa con tempi e modalità diverse, dando spazio maggiore al dialogo e all’incontro, anche spirituale, unica via che porterebbe pace e serenità ad un cuore affannato e sovraccarico di preoccupazioni. La bellezza dell’amore in famiglia salverà il mondo Solo ciò che nasce dall’amore guarisce la solitudine e solo chi mette al centro della propria vita il valore delle persone, prima che le cose e i servizi, riesce a gustare la gioia dell’incontro. L’amore lenisce le ferite dell’anima, quando è continuo e mostra che la persona e le sue esigenze contano più di tutto: dei soldi, del doppio lavoro, della casa bella e ricca di cose, delle feste. Solo l’amore penetra dentro ed è il balsamo che guarisce. E l’amore esige tempo, tanto tempo per stare vicino, per parlarsi ed ascoltarsi, per condividere, per guardare negli occhi e sentire il cuore di una persona. Ma non è solo l’amore umano, pure forte e importante, che sta a fondamento di relazioni sincere e feconde di bene: occorre l’amore di Dio, che cementa la comunione di vita nelle case con la sua divina presenza. Fare posto nelle relazioni familiari al Signore ci fa comprendere quanto importante sia trovare il tempo, nella propria casa, per la preghiera, via privilegiata che permette di scoprire ed accogliere ogni giorno la volontà di Dio. Natale può essere il momento propizio per iniziare. Attorno al presepe ci si può trovare insieme, genitori, figli, anziani, per ascoltare i racconti della nascita e dell’infanzia di Gesù, gustarne la semplicità e la ricchezza di fede e di annuncio. La casa dei cristiani è sempre stata considerata come una “piccola Chiesa” dove è, non solo possibile, ma doveroso pregare e dove i genitori e gli anziani esercitano, con la loro guida e testimonianza, il compito di essere sacerdoti e profeti. I tempi e i modi sono diversi e ciascuno deve trovare i propri, ma quello che importa è aprire uno spazio di preghiera nel vortice delle mille “cose da fare”. La più bella ed arricchente preghiera è senza dubbio l’ascolto della Parola di Dio. La Bibbia ed il Vangelo, in particolare, sono gli strumenti più efficaci e alla portata di tutti. Ce lo ha ricordato con forza Papa Francesco con la “Giornata della Bibbia”, in cui le nostre comunità e famiglie sono state invitate a sostare, per trovare il tempo di aprire il Libro sacro e soffermarsi a nutrirsi del cibo della Parola di Dio, fonte di serenità e di speranza per ogni famiglia. Rispondere a quest’invito, affinché non rimanga questione di un solo giorno e diventi esperienza di vita che porta in famiglia una luce e un calore nuovi, esige qualche rinuncia, per mettere ordine nell’organizzazione del proprio tempo, e comporta soprattutto la necessità di dare spazio al silenzio, spesso soffocato dalle continue parole e dalla voce assordante e continua dei mass-media. Il beato Papa Paolo VI, in un memorabile discorso a Nazareth, parlò della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe come modello per ogni famiglia e disse tra l’altro: «La famiglia di Nazareth ci insegna anzitutto il silenzio. Oh! se rinascesse in ogni casa la stima del silenzio, atmosfera mirabile e indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita di ogni giorno. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto sia importante la riflessione, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera che Dio solo vede nel segreto» (Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964). Alzati, rivestiti di luce «La gloria del Signore brilla sopra di te. Le tenebre sono fitte come la nebbia, ma su di te risplende il Signore» (cfr. Is 60,1-2). Questo invito della prima lettura biblica dell’Epifania deve essere preso sul serio, se vogliamo vincere quel senso di impotenza che blocca tante nostre comunità, le chiude dentro una sindrome da assedio e aggrava una visione negativa del loro presente e del loro futuro. La fede in Cristo è speranza certa di luce perché le tenebre non potranno mai soffocarla: come la stella dei Magi, essa ci precede per indicarci il cammino, è lì davanti a noi, è in noi e traccia la strada della nostra vita. Dico di no, cari fratelli e sorelle, ai profeti di sventura, alle previsioni di apocalissi imminenti che tarpano le ali della speranza cristiana. Per volare alto, invece, occorre proporre le vette della santità e le vocazioni più impegnative della vita cristiana senza timore. Più siamo mediocri nelle proposte evangeliche e più saremo assorbiti dal vortice del “fare”, che atrofizza le spinte ideali del cuore. Soprattutto dei giovani. Proprio a loro chiedo di aiutarci a ricuperare, come comunità cristiana e società, la freschezza e l’utopia degli ideali evangelici più alti e impegnativi e domando loro di non lasciarsi addormentare piacevolmente dalle proposte culturali evasive e accomodanti, perdendo la libertà interiore e la bellezza di saper sognare in grande il loro futuro. Mettiamoci tutti in cammino, non stiamo ad aspettare chissà quale segno dal cielo. Come i Magi, alziamo lo sguardo in alto e forse scopriremo che il segno già c’è ed è evidente e chiaro: basta avere la fede per vederlo e la volontà di seguirne il tracciato. Quel segno è la luce di Cristo, è egli stesso luce del mondo e di ogni uomo che cerca la verità e vuole la vita. Per questo si è fatto bambino e uno di noi, perché chiunque lo accoglie abbia la vita e l’abbia in abbondanza. Carissimi, auguri a voi, bambini, ragazzi e giovani, perché Gesù, che si è fatto uno di voi, ha provato le vostre stesse emozioni, ha vissuto le vostre stesse esperienze di famiglia e di amicizia. Su di lui potete contare come Amico vero, sincero e fedele. Auguri a voi anziani, che nelle feste di Natale attendete un segno di prossimità più intensa e 5 meno frettolosa da parte dei figli. Il Signore vi sostenga con la sua vicinanza e vi renda consapevoli del grande compito di testimonianza a cui siete chiamati verso figli, nipoti e parenti. Auguri a voi, che siete nel dolore per la perdita di una persona cara, o per qualche malattia grave, o per divisioni in famiglia, o per solitudine o abbandono: il Salvatore che nasce è fonte di speranza e di vita nuova per chi crede in lui. Auguri a chi vive la situazione di crisi economica con la preoccupazione per il mantenimento del posto di lavoro, o per trovarne uno nuovo in seguito ad un licenziamento; agli immigrati che senza lavoro rischiano di perdere il permesso di soggiorno. Il Divin Bambino ha dovuto subire fin dalla nascita situazioni difficili: egli condivide perciò la vostra sofferenza e vi offre forza e conforto. Auguri anche per chi non ha con sé una famiglia o non ne ha più una di riferimento e ha scelto di vivere da solo, sulla strada. C’è per tutti una grande famiglia di Dio che è la comunità di coloro che celebrano nel Natale la nascita del Salvatore e si sentono uniti dalla stessa fede e dalla sua costante presenza nella Chiesa. Di questa famiglia tutti possono fare parte e in essa sentirsi accolti, compresi, amati. Buon Natale e che il Figlio di Dio benedica con la sua presenza la vostra casa, mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, che esprime la paternità e amicizia del vescovo verso ciascuno di voi.

Cesare Nosiglia vescovo, padre e amico

A Natale non dimentichiamoci delle condizioni dei carcerati a Torino e in Piemonte

“Si tratta di questioni che riteniamo basilari per impostare un’esecuzione penale diversa e più efficace  Nella maggior parte dei casi è evidente l’assenza o l’insufficienza di spazi dedicati alla socialità, all’incontro fra i detenuti e le loro famiglie o utilizzabili per attività formative e lavorative. E non mancano criticità strutturali dovute alla mancata manutenzione degli edifici e degli impianti, con infiltrazioni d’acqua e riscaldamento insufficiente o sistemi idraulici mal funzionanti, con pesanti ricadute anche sulla salubrità e l’igiene dei locali”. Questo l’ elenco di sfide indicate dal garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano,  che l’Amministrazione penitenziaria è chiamata ad affrontare, se non a risolvere, nel corso del 2018. Le problematiche dietro le sbarre sono state presentate a Palazzo Lascaris dal Coordinamento dei garanti piemontesi delle persone detenute. L’incontro, organizzato dall’ufficio del Garante regionale, ha inteso rilanciare un’attività condivisa dai garanti comunali per evidenziare in un’ottica costruttiva le criticità del sistema penitenziario piemontese. In particolare, per il secondo anno consecutivo, è stato illustrato il testo della lettera che il Coordinamento indirizzerà oggi stesso al capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Santi Consolo nella quale si elencano le più pressanti problematiche strutturali per ciascuno dei 13 istituti penitenziari piemontesi. All’incontro sono intervenuti i garanti comunali di Torino Maria Cristina Gallo, Alba Alessandro Prandi, Alessandria Davide Petrini, Biella Sonia Caronni e Ivrea Armando Michelizza. 

Delitto Rosboch: dopo l’esame dell’FBI i giudici avranno i messaggi Facebook di Gabriele

Facebook e Google hanno ricevuto l’ordine dal giudice della California di produrre le conversazioni e-mail e sui social avvenute tra Gabriele Defilippi, condannato a trent’anni per l’omicidio della professoressa Gloria Rosboch di cui è stato allievo, e la madre Caterina Abbattista. Il materiale sarà consegnato alla procura di Ivrea però solo dopo le valutazioni da parte  degli esperti dell’Fbi per escludere che  “possa rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale”. La notizia, come riporta l’agenzia Ansa, giunge dal  procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, a margine del processo nei alla Abbattista, ripreso questa mattina. La rogatoria internazionale per la consegna dei messaggi era stata chiesta dalla stessa procura eporediese.

Natale, un po’ di ottimismo nei consumi sotto l’albero. Ma la ripresa è ancora lenta

Sarà un Natale all’insegna di un “moderato ottimismo”. Lo affermano  i commercianti torinesi di  Ascom Confcommercio, secondo i quali la spesa media delle famiglie torinesi è in aumento tra i 200 e i 250 euro in crescita in questa ultima settimana che precede il Natale. Vanno bene alimentare e ristorazione, che conta su una crescita tra il 5% e il 10% delle prenotazioni per il pranzo di Natale e il Cenone di Capodanno. Invece l’abbigliamento è in modalità risparmio in attesa dei saldi, che partiranno il 5 gennaio. Turismo con boom di presenze nelle in montagna e un notevole aumento delle vendite online. Ma  la ripresa, dicono all’Ascom, è ancora lenta e parziale, e i consumi delle famiglie sono orientati alla prudenza”.

Comune e imprese hanno firmato il contratto per il progetto della Metro linea 2

La linea 2 della metropolitana a Torino avanza per quanto riguarda la progettazione. Il Comune e il gruppo di imprese che si è aggiudicato la gara, Systra capofila, hanno siglato il contratto per la progettazione preliminare dell’opera. Soddisfatta  la sindaca Chiara Appendino. Ora si dovranno attendere 4 mesi per la raccolta dei dati, due mesi di “débat public” e 4 e mezzo per la progettazione vera e propria. Si fa fede  al tracciato di base, come spiega l’assessora ai Trasporti Maria Lapietra  per “progettare un’opera che risponderà alle reali esigenze del territorio e alla domanda vera di mobilità”. Guido Montanari, vicesindaco “l’opera dovrà ricucire lembi di territorio e grazie ai dati che verranno raccolti si troverà la soluzione migliore”.

 

 

(foto: il Torinese)

Bilancio consolidato, astenuta la minoranza. Appendino: “Non è né falso né ingannevole”

Con 23 voti della maggioranza e l’astensione delle opposizioni è stato approvato il bilancio consolidato 2016 di Palazzo Civico. Si tratta di un atto non autorizzativo, che fotografa la situazione  nell’anno passato. “Quello che approviamo oggi non è falso e non è ingannevole. Abbiamo scelto la migliore via che potevamo percorrere” ha detto la sindaca Chiara Appendino. “Non si diverte nessuno a fare scelte impopolari e vorrei ricordare a tutti cosa significhi il pre-dissesto: vuol dire bloccare la città e toglierci la nostra capacità di essere attrattivi”, ha aggiunto. Poi un riferimento agli  attacchi su Gtt:”Non accetto la ricostruzione per cui questa amministrazione non ha fatto nulla in questo anno e mezzo per il Gruppo Torinese Trasporti. Appena siamo venuti a conoscenza della situazione della società ci siamo messi al lavoro, oltre alla revisione della rete.” 

Il dibattito in Sala Rossa che ha preceduto il voto concluso con un intervento della Sindaca:

Stefano Lo Russo – PD: La doverosa premessa è che riteniamo il bilancio consolidato uno strumento determinante per avere la qualità complessiva dei conti del Comune di Torino. Nell’ottica di rendere trasparente verso i cittadini lo stato reale delle consistenze finanziarie ed economico-patrimoniali del proprio Comune. Conseguentemente, il bilancio consolidato, molto più del bilancio di previsione, poteva essere una grandissima occasione di chiarezza anche rispetto all’esercizio delle società partecipate. Bene ha fatto allora l’Amministrazione a istituire un gruppo che ha lavorato con la direzione partecipate per fare una ricognizione importante ma risultata non esaustiva, mancando alcune importanti voci quali le fondazioni. Cito la relazione dei revisori dei conti: “Il bilancio consolidato 2016 del Comune di Torino non rappresenta in modo veritiero e completo la reale consistenza economica, patrimoniale e finanziaria dell’intero gruppo amministrazione pubblica”. Mi pare di una nettezza rilevante. Lo motiva e lo spiega. Ma ci troviamo in una situazione kafkiana: discutiamo del bilancio consolidato il 18 dicembre, senza che il bilancio consolidato abbia alcun numero della più importante società partecipata della città. E lo sappiamo da mesi. Quei mesi che l’amministrazione avrebbe dovuto spendere per fare almeno una ricognizione sui conti di Gtt. Da aprile ad oggi, invece, non è stato fatto nulla. Con tutte le cautele del caso, manca perfino un quadro di massima, su quei conti. Siamo basiti dalla gestione di questa vicenda, perché non riusciamo a capire dove sta andando l’amministrazione e quale strada vuole percorrere per recuperare i 25 milioni di euro che servono per salvare Gtt. Prendete una posizione. Mettete in fila corretta le operazioni amministrative. Date una linearità ad un comportamento. Avete qualche ora per decidere, ma vi siete candidati per governare la città, adesso dovete farlo. Infine, questa deliberazione non deve essere votata oggi, va sospesa. Risolta la questione Gtt si potrà tornare in aula e votare.

Eleonora Artesio – Torino in Comune: Abbiamo ripetutamente affrontato, anche in Commissione, il tema del bilancio consolidato e della relazione dei revisori dei conti. Delle controdeduzioni formulate sul piano giuridico dai nostri uffici, dall’amministrazione e dalla Giunta. Bilancio consolidato che, nel frattempo, è diventato familiare a moltissimi torinesi. Coloro, ad esempio, che hanno superato concorsi pubblici ed erano inseriti in graduatoria nella nostra amministrazione, e che si sono sentiti dire che non sarebbe stata possibile l’assunzione fino ad approvazione del bilancio consolidato. Molti genitori di bambine e bambini iscritti ai nidi e alle materne della Città che hanno saputo di un’iscrizione determinata dall’approvazione o meno del bilancio consolidato. I lavoratori del Gruppo Torinese Trasporti, preoccupati e ansiosi di sapere qual è la previsione dell’amministrazione nei confronti dell’azienda, indifferenti, però, che debba essere un’operazione del bilancio consolidato oppure no. Questo per dire del profondo disallineamento, grave e colpevole, tra la qualità della discussione politico-istituzionale e la concretezza delle conseguenze che ha sulla vita delle persone. Le amministrazioni locali non hanno colpe specifiche sul perdurare della crisi economica, piuttosto il punto di atterraggio finale di politiche di austerità che hanno fatto deliberatamente precipitare la crisi, proprio nei luoghi fondamentali di aggregazione della partecipazione e di governo della prossimità, che sono i Comuni. Mi sarei, per questo, aspettata un pronunciamento politico di segno più alto e anche più disobbediente rispetto a questi parametri, da parte di chi governa la città. In questa fase storica e in questa città serviva l’apertura di una relazione a tutto campo tra le forze che sono state chiamate dal voto popolare a rappresentare gli interessi dei cittadini. L’attuale maggioranza ha risposto scaricando tutte le colpe sull’amministrazione precedente rendendo molto difficile ritrovare oggi un dialogo sul piano dell’interesse generale. Come si fa a concorrere in modo propositivo al miglioramento dell’atto finanziario in un clima e in un quadro come questi? Siamo in una situazione complicata per la città che avrebbe avuto bisogno, per trovare una soluzione, di ben altro stile di relazioni politiche.

Alberto Morano – Lista civica Morano: Di fatto stiamo discutendo di un Bilancio consolidato che in realtà non lo è. Manca il bilancio di Gtt, e l’assessore afferma la mancanza dell’obbligo di inserirla. In realtà credo manchino le decisioni sul futuro della società. Credo che l’unica soluzione possibile sia il concordato in bianco: si possono guadagnare altri quattro mesi di tempo, che possono anche diventare sei. E proprio tra sei mesi si andrà alle elezioni politiche e se vincerà il M5S una soluzione si troverà. La situazione di Gtt è molto grave. Sappiamo bene come sia in corso un’indagine della magistratura; il bilancio 2016 non è stato approvato e a breve si dovrà approvare il bilancio 2017. Il piano industriale fa emergere disallineamenti per oltre 100 milioni, sta aumentando il fabbisogno finanziario e forse si salirà oltre i 200 milioni. I crediti dubbi ammontano a oltre 100 milioni. I disallineamenti del Comune verso Gtt sono pari a 37 milioni, ma l’amministrazione comunale non dice se deve o meno tali fondi. E’ una situazione surreale. E la cosa grave è la mancanza di una decisone in merito da parte del Comune e la procedura concorsuale di Gtt avrebbe impatti devastanti anche per i conti della Città. Mi rivolgo alla Giunta: abbiate il coraggio di dire che non sapete cosa fare. E rinviate la delibera, approvate il bilancio di Gtt e poi torniamo in Aula ad approvare il bilancio consolidato.

Massimo Giovara – M5S: Prendo atto del cambio di atteggiamento della minoranza, in particolare del Pd. Fino a qualche mese fa il bilancio era “a posto” e oggi si prende atto che non lo è.Bene.Questa verità è emersa grazie al lavoro del M5S. Un lavoro che, evidentemente, non è stato fatto nei 23 anni precedenti.

 

Monica Amore (M5S): Non si può dire che il Bilancio sia falso e che ci stiamo avviando verso il pre-dissesto: non è così. C’è stato un articolato dibattito in Commissione, in cui è stato illustrato l’operato di questa Amministrazione e sono state spiegate le motivazioni alla base di questo Bilancio, redatto in una situazione di emergenza. 

Osvaldo Napoli (Forza Italia): Il problema Gtt ormai si ripete da tempo e occorre capire in quale prospettiva si voglia affrontarlo. I consiglieri Lo Russo e Morano hanno spiegato la situazione economica estremamente negativa del Comune di Torino. I Comuni italiani hanno fatto molti sacrifici e nel quinquennio 2011/2015 hanno tagliato 9 miliardi di euro, ma serve ora una maggiore apertura da parte del Governo per mobilitare risorse ai Comuni. È necessario sedersi tutti insieme a un tavolo per capire come uscire da questa situazione.

Chiara Appendino ha respinto l’accusa di un bilancio ingannevole “C’erano due possibilità: non approvare con le conseguenze sulla città: niente assunzioni, oppure c’era la strada scelta, la terza via non esiste. “Se c’è un’altra via presentatela – ha detto Appendino –  fino ad ora io non ve l’ho sentito fare, né in commissione né in aula”.  Sul predissesto, suggerito da alcuni membri della minoranza Appendino ha ribadito che sarebbe stato per la maggioranza molto più semplice, ma avrebbe un grave impatto sui servizi togliendo all’amministrazione decisionalità sui tagli, potere di assumere e di fare politiche attrattive per le imprese. “Chiediamo senso di responsabilità alle minoranze, perché facciano proposte realistiche. Su Gtt Appendino ha rivendicato il lavoro svolto: tavoli per capire qual era la situazione, interventi sulla rete, e “abbiamo smesso di fare cose popolari come le domeniche ecologiche a biglietto gratuito”. Infine rispondendo sulle anticipazioni di tesoreria: “l’obbiettivo è ridurle e presto vedremo i primi risultati di questa amministrazione ma in ambito di gestione del gruppo non è pensabile una compensazione tra i saldi di ognuna delle società che ne fanno parte”.

#contrattosubito, migliaia di lavoratori dell’edilizia in piazza dalle regioni del nord

Diverse migliaia di lavoratori dell’edilizia provenienti da tutte le regioni del Nord  hanno sfilato in corteo nel centro di Torino. In apertura del serpentone lo striscione #contrattosubito. La manifestazione ha preso il via  da piazza Castello passando  via Po, via San Francesco da Paola, via Mazzini e si è conclusa  piazza Bodoni dove si è tenuto  il comizio del segretario nazionale Fillea Cgil Alessandro Genovese. Fillea, Filca e Feneal le sigle della delegazione che ha raggiunto la sede Ance in via San Francesco da Paola. Si è trattato di uno sciopero  nazionale per chiedere il rinnovo del contratto  scaduto ormai da diciotto mesi e che riguarda un milione e mezzo di addetti.

Il ritorno in patria del re soldato. La storia non è piangere o indignarsi ma cercare di capire

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Certo, il re commise degli errori, anche gravi, come la firma apposta alle leggi razziali, ma gli storici che vogliono ricercare la verità tendono sempre a contestualizzare i fatti, rifiutandosi crocianamente di essere “giustizieri”.  La vera storia è sempre giustificatrice,  non nel senso di assolvere, ma nel senso di comprendere

 

Le vicende legate alla sepoltura di Vittorio Emanuele III al santuario di Vicoforte (scelta infelicissima ,sotto ogni punto di vista, dettata da ragioni assai  poco nobili legate anche a beghe dinastiche ) hanno riaperto un confronto che sembrava sopito. I giovani delle Comunità ebraiche hanno gridato allo scandalo perché, a settant’anni dalla sua morte, il terzo re d’Italia rientra in Italia. Alcuni storici come Rosario Villari sono stati poco equanimi nel considerare un grave errore anche la Grande Guerra che significò per l’Italia la IV guerra per l’indipendenza nazionale. Un nipote di Benedetto Croce si è lasciato andare ad affermazioni che il filosofo e storico napoletano  nel suo equilibrio mai avrebbe condiviso,ignorando che quel re fu anche colui che volle Giovanni Giolitti al governo e favorì le grandi riforme del primo quindicennio del’900. Mario Missiroli parlo ‘ allora addirittura di una monarchia socialista. Il re che non retoricamente venne chiamato soldato-andrebbe ricordato a Villari- conobbe per tre anni  le solitudini gelate degli alpini,il Carso iniquo delle fanterie,il piano dove i bersaglieri andavano all’assalto e fu tra gli artefici Vittorio Veneto. Per contro,alcuni pseudo- storici e personaggi folcloristici di sentimenti monarchici hanno fatto affermazioni fantasiose e prive di qualsivoglia significato storico,compiacendosi per la sepoltura a Vicoforte e dimostrando ancora una volta una certa vacuità di fondo. Questo ritorno- che non è fantasioso  pensare all’insegna del peggiore complotto “massonico”- non è comunque una bella pagina degna di essere ricordata.

***


Riportare il re e la regina  in Italia con una cerimonia riservata a pochi infreddoliti cuneesi che, intervistati dalla Tv,hanno infilato dichiarazioni  prive di senso, non è stato giusto. Forse determinerà  un incremento del numero dei visitatori del Santuario di Vicoforte, ma  certamente l’equilibrio storico non è apparso, neppure occasionalmente ,in tutta la vicenda di questi giorni. Giustamente Dino Cofrancesco ha ricordato che Napoleone, cui si addebita il sacrificio di un numero sterminato di vite umane sui campi di battaglia, per affermare  la sua volontà di dominio, sia sopravvissuto in Francia  a regni e repubbliche.Bonaparte, morto a San’Elena nel 1821 venne sepolto all’Hotel des Invalides di Parigi  nel 1840 con  un solenne funerale con tutti gli onori del suo rango imperiale.  Il presidente Putin ha reso omaggio allo zar Nicola II e alla sua famiglia in modo esemplare, malgrado l’attuale nuovo “zar” russo abbia un passato nel Kgb. Il fatto di relegare i due sovrani nel santuario voluto da Carlo Emanuele I ha significato retrocederli a duchi di Savoia,neppure a re di Sardegna a cui sarebbe spettata la basilica di Superga. E’ un particolare di una certa importanza, del tutto ignorato. E non vale sicuramente il discorso strampalato che Vicoforte non è distante da Pollenzo, da Valdieri  e da Racconigi dove Vittorio Emanuele ed Elena di Savoia amavano trascorrere lunghi periodi.Nasser nei confronti di re Farouk  morto nel 1965 nell’esilio dorato di Capri ,dimostrò più generosità che l’attuale governo italiano, concedendogli la sepoltura in una grande e ben nota moschea del Cairo. Nasser dimostrò una pietas islamica del tutto impensabile.

***


La XIII norma transitoria della Costituzione che prevedeva l’esilio dei sovrani ,non contemplava affatto che i re morti subissero la stessa sorte dei vivi. Quindi la sepoltura in un santuario di campagna  non è affatto una concessione, ma è l’esercizio di un diritto famigliare legittimo , anche considerato il modo ovattato in cui il trasferimento è avvenuto. Giustamente “La Stampa” ha relegato la notizia dell’arrivo da Montpellier della salma della Regina Elena in una pagina dedicata alle “storie” curiose e non alla cronaca nazionale, dando un’idea precisa del come l’evento poteva essere interpretato. Poi è stato corretto il tiro, quando è apparsa ,all’improvviso, anche la sepoltura del terzo re d’Italia. Chi protesta lo fa per uno spirito fazioso che sempre Cofrancesco ha definito bobbianamente “ tersitismo” un “misto di insolenza e dileggio che la plebe riserva ai potenti caduti in disgrazia”. Il tersitismo il re lo visse sulla sua pelle dal 1943 in poi e non si ebbe  neppure rispetto verso il suo dolore di padre  per la morte della figlia Mafalda in un campo di concentramento tedesco. Oggi dopo settant’anni ci sono dei nuovi Tersite che si accaniscono contro il re, contestando il fatto di trovargli sepoltura persino nella  più periferica provincia cuneese. Tersite, appunto, l’anti-eroe omerico, che per la sua bruttezza e per la sua codardia, rappresenta l’opposto dell’eroe classico. I nuovi Tersite addebitano al solo Vittorio Emanuele la colpa di aver favorito il fascismo, mentre quella responsabilità fu di un’intera classe dirigente non all’altezza dei suoi compiti. Lo riconosceva Filippo Turati che scriveva ad Anna Kuliscioff  :”Abbiamo consegnato noi l’Italia al fascismo”. Lo riconoscono gli storici come Renzo de Felice che superò una concezione storiografica fondata sui miti per scandagliare con serietà la storia dell’Italia contemporanea. Gli “anni del consenso” verso il regime non nacquero dallo squadrismo, ma da una adesione entusiasta di milioni di italiani. La monarchia, ad un certo punto, fu essa stessa vittima della dittatura fascista.

***


Certo, il re commise degli errori, anche gravi, come la firma apposta alle leggi razziali, ma gli storici che vogliono ricercare la verità tendono sempre a contestualizzare i fatti, rifiutandosi crocianamente di essere “giustizieri”.  La vera storia è sempre giustificatrice,  non nel senso di assolvere, ma nel senso di comprendere. Non si potrà tuttavia mai comprendere la storia italiana del XX secolo se non si porrà in una giusta dimensione anche il re che, in circostanze drammatiche, salvò due volte l’Italia : a Peschiera dove convinse gli alleati nel novembre 1917 sulla necessità di resistere sul Piave all’indomani di Caporetto e dopo l’8 settembre 1943, quando trasferì il governo in territorio non occupato da tedeschi ed alleati angloamericani, garantendo la continuità dello Stato. Ma ancor prima , il 25 luglio 1943 il ruolo del re fu determinante, anzi decisivo, per porre fine alla dittatura mussoliniana, un passo che consentì all’Italia di non finire totalmente distrutta nel massacro di  una guerra sbagliata di cui pure il re ebbe le sue responsabilità.  L’accusa verso di lui è quella di essere fuggito e certamente il modo in cui si trasferì a  Pescara non fu esemplare( e non consona con il re soldato che aveva condiviso il sacrificio delle trincee nella I Guerra mondiale), ma quella “fuga” consentì all’Italia di sopravvivere. Il comunista Antonello Trombadori lo riconobbe. Il re  compromise le sorti della dinastia, ma permise all’Italia di riprendersi con la costituzione del regno del Sud che consentì agli antifascisti di ritrovarsi dopo l’esilio all’estero e iniziare la loro battaglia per la repubblica.

***


Vittorio Emanuele III divenne una sorta di capro espiatorio su cui scaricare la responsabilità di tutti. Francesco Carnelutti non esitò a parlare della dignità del re nell’affrontare la tragedia che stava vivendo. Dopo 70 anni è giunto il momento non di inveire, ma di capire, di valutare con una qualche serenità il passato. I primi, forse i peggiori insulti al re vennero dalla repubblica sociale di Mussolini
perché il re rappresentava un’altra Italia rispetto a quel disperato fanatismo fascista destinato alla catastrofe. Mio nonno mi disse che, alla notizia della morte del piccolo re , aveva pianto perché sentiva compiuto nel destino del re anche quello della sua generazione che aveva fatto la guerra. Anche l’allora giovane esule dalmata Lucio Thot ,il Mosè che guidò l’esodo forzato degli Italiani dell’Adriatico orientale, aveva pianto quando apprese della sua morte. Certo la storia non è piangere, ma non è neppure indignarsi, semmai è “intelligere”, come diceva Bacone. In questi giorni abbiamo invece colto che questo paese non è ancora maturo per comprendere la sua storia. A questo punto, si impone comunque anche  un altro passo avanti. Porre fine all’esilio, anche dopo la morte, dell’ultimo re, Umberto II, che visse con grande dignità e profonda sofferenza  la lontananza dall’Italia dal 1946 fino alla sua fine nel 1983.  Se vogliamo crescere come paese, andando oltre gli odi del passato, è opportuno pensare anche ad  Umberto che non ebbe le responsabilità di suo padre e che, come luogotenente del regno e quarto re d’Italia, seppe guardare ad un nuovo modello di monarchia: Luigi Barzini disse di lui che sarebbe stato un ottimo presidente della repubblica e gli stessi politici che decretarono la fine della monarchia nel giugno 1946   ebbero parole di rispetto per il nuovo re.

quaglieni@gmail.com

 

Il Cottolengo non applicherà il trattamento per il “fine vita”. Nosiglia apprezza

L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha espresso il proprio  apprezzamento a don Carmine Arice, il padre generale del Cottolengo, che ha comunicato  l’intenzione di non applicare le disposizioni anticipate di trattamento per il fine vita. “Gli anziani e le persone malate devono essere  difese e tutelate nei loro diritti: quello della vita è prioritario. Invece nel nuovo quadro normativo si aprono prospettive pericolose e inquietanti anche sui rischi di abusi sulla vita, motivati dai ‘costi’ di mantenimento delle persone malate”. Così l’arcivescovo. “Di fronte ad una richiesta di morte la nostra struttura non può rispondere positivamente”, ha spiegato  all’Ansa don Arice, mentre Nosiglia invita la comunità religiosa, istituzioni, associazioni e tutti i volontari del mondo sanitario e assistenziale della diocesi ad avere il “coraggio di fare scelte di coerenza morale e di testimonianza anche andando controcorrente. Un dovere affinché i valori della vita abbiano pieno riconoscimento”.
   

Polveri sottili alle stelle da quattro giorni. E sotto Natale il Comune blocca di nuovo il traffico

Salgono i  livelli delle polveri sottili,  salgono ben oltre i limiti. Così è avvenuto per quattro giorni e il Comune di Torino blocca da oggi domenica 17 dicembre, le auto diesel fino all’Euro4. La Città ha fatto scattare il livello ‘arancio’ previsto dal protocollo (il “semaforo”) siglato dalle Regioni e dalle Città della pianura padana. Finchè le condizioni di inquinamento dell’aria non saranno sotto i livelli indicati dall’Unione europea, resta   in vigore sotto la Mole  lo stop dei veicoli privati diesel Euro 0-2-3-4 e benzina e  gpl e metano Euro 0. Gli orari: dalle 8 alle 19 per i veicoli adibiti al trasporto persone; dalle 8:30 alle 15 e dalle 17 alle 19 per i veicoli adibiti al trasporto merci, mentre gpl/metano possono circolare.