Sanità Piemonte, scontro sui conti: Riboldi difende la manovra, opposizioni all’attacco

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Un intervento definito “necessario e urgente” per ristabilire l’equilibrio dei conti e consolidare il sistema sanitario regionale, senza rinunciare al confronto politico. L’assessore alla Sanità Federico Riboldi, durante l’informativa in Consiglio regionale, ha fatto il punto sui bilanci delle aziende sanitarie piemontesi e ha illustrato il provvedimento che aggiorna a 209 milioni di euro il fabbisogno sanitario, sulla base delle indicazioni ministeriali del 28 aprile.

Nel suo intervento, Riboldi ha sottolineato che “gli equilibri complessivi del sistema restano solidi e sotto controllo. Il Piemonte, infatti, resta in gestione ordinaria, ampiamente sotto le soglie critiche. Un contesto oggettivamente difficile, ma che può rappresentare un’opportunità di investimento e rilancio”.

Tra i dati evidenziati, l’aumento di oltre 250 mila prestazioni grazie all’ampliamento degli orari e alle aperture nei fine settimana, una soluzione già adottata in altre regioni. Sul personale, la Regione registra un’incidenza superiore del 3% rispetto alla media nazionale, con 4.200 assunzioni in più rispetto al passato e un investimento complessivo di 534 milioni di euro, anche per gli adeguamenti contrattuali.

“Non stiamo tagliando, ma scegliendo dove investire – ha proseguito Riboldi – stiamo lavorando sulla riduzione della spesa improduttiva per liberare risorse da destinare all’attività clinica. Parallelamente, prosegue il piano di rafforzamento strutturale, con sette candidature a IRCCS e nuovi interventi sull’edilizia sanitaria. Ci teniamo a precisare che non c’è alcuna ‘deriva’ verso la sanità privata, al contrario, riportiamo nel pubblico strutture e servizi e investiamo su personale e ospedali”.

“Il provvedimento include anche un’operazione straordinaria di riordino contabile tra Regione e aziende sanitarie, relativa a partite pregresse fino al 2011, con un recupero stimato di circa 90 milioni di euro – ha concluso Riboldi – un passaggio tecnico che non comporta tagli, ma garantisce maggiore trasparenza e solidità ai bilanci del sistema sanitario regionale. Stiamo portando avanti un’azione che coniuga equilibrio finanziario e sviluppo, per una sanità più moderna, efficiente e sostenibile nel lungo periodo”.

Dura la reazione delle opposizioni, che chiedono il ritorno del provvedimento in Commissione, denunciando l’assenza di un quadro chiaro sui conti delle aziende sanitarie.

Secondo i consiglieri del Partito Democratico — Gianna Pentenero, Alberto Avetta, Monica Canalis, Nadia Conticelli, Fabio Isnardi, Simona Paonessa, Laura Pompeo, Domenico Ravetti, Domenico Rossi, Mauro Salizzoni, Daniele Valle ed Emanuela Verzella — “non si può governare la sanità piemontese con documenti che cambiano da un giorno all’altro. A inizio marzo la Giunta aveva portato in Commissione una variazione di bilancio da 209 milioni di euro per sanare il disavanzo delle Aziende sanitarie: una cifra importante, pur restando sotto la soglia del piano di rientro. Oggi l’assessore Riboldi ha evitato del tutto la discussione sui bilanci delle Asr per infliggere all’Aula la consueta dose di propaganda, dove il vuoto viene colmato interamente con tagli ad altri capitoli di bilancio. Questa non è una manovra di risanamento sanitario: è una manovra che paga la sanità, impoverendo tutto il resto”.

Critiche anche da Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro (Avs), secondo cui “l’informativa non chiarisce nulla, è da troppo tempo che l’assessore fa propaganda. Dopo due mesi di silenzio in Commissione e il richiamo in aula con urgenza per oggi, avevamo chiesto come opposizioni tre cose semplici: il quadro delle risorse in arrivo da Roma e la loro destinazione, i conti delle ASL da cui si origina il buco da coprire e le coperture per le somme necessarie. Ad oggi ancora nessuna risposta. Oggi la Giunta Cirio ha calato la maschera e decide di ripianare il disavanzo togliendo soldi a materie importanti”.

Vittoria Nallo (Sue) ha aggiunto che “discutere i bilanci della sanità con emendamenti dell’ultimo minuto, senza spiegazioni tecniche, in palese assenza dei pareri istituzionali e in mancanza dell’informativa prevista è un metodo irrispettoso e inaccettabile. La Giunta pensa solo a tamponare l’emergenza di oggi per far quadrare i numeri, ma manca totalmente di una visione per i prossimi anni. Continuare a intervenire senza programmazione significa scaricare i problemi sui cittadini e sulle aziende sanitarie”.

Infine, Sarah Disabato e Alberto Unia (M5S) osservano: “Quando le cose vanno male è colpa di chi governava prima. Quando vanno bene, anche se i soldi sono quelli portati dal Governo Conte col PNRR, allora i meriti sono tutti della Giunta. Bisognerebbe cominciare ad assumersi le proprie responsabilità perché i problemi sono evidenti: nessun mattone posato per i nuovi ospedali, liste d’attesa infinite, case e ospedali di comunità in ritardo, servizi ridotti, immobilismo sul tema dell’autosufficienza e della salute mentale”.

A Torino atteso ritorno del violinista armeno Sergey Khachatryan

Sarà  protagonista del concerto di giovedì 7 maggio alle 20.30 all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il violinista armeno Sergey Khachatryan, il più giovane vincitore della storia del concorso Sibelius di Helsinki, e solista abituale di orchestre come i Berliner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra e l’Orchestra Concertgebouw  di Amsterdam. Il concerto sarà  trasmesso  su Radio 3 e in diretta streaming su raicultura.it, con replica venerdì 8 maggio alle ore 20.
Sul podio sarà impegnato Robert Trevino, di origini messicane, già direttore ospite principale dell’Orchestra RAI e attuale direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca, oltre che consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö.

Ad aprire il concerto sarà l’Ouverture da “Der Freischütz”, “Il franco cacciatore” , capolavoro di Carl Maria von Weber, per la prima volta eseguito a Berlino nel 1821. L’opera segna la nascita del Romanticismo tedesco, celebrandone il folklore, il soprannaturale e le foreste misteriose. La trama ruota intorno a Max, un cacciatore che, per amore, accetta sette proiettili magici dal demoniaco Samiel, ignorando che sarà l’ultimo colpo a tradirlo. Dal punto di vista musicale l’ouverture è  rivoluzionaria per l’uso di legni e corni, capaci di creare atmosfere cariche di tensione e oscurità,  al limite del cinematografico.
Seguirà  il concerto n. 1 in sol minore op. 26 per violino e orchestra di Max Brunch, interpretato da Sergey Khachatryan. Si tratta dell’unica pagina della produzione del compositore tedesco entrata stabilmente in repertorio, grazie alla sua espressività eloquente  e spontanea. Questo concerto è dedicato al leggendario Joseph Joachim e fonde il virtuosismo tecnico con un calore melodico che ha da sempre affascinato il pubblico dalla sua prima esecuzione nel 1866.
La serata verrà conclusa dal poema sinfonico di Arnold Schönberg “Pelleas und Melisande”, dall’omonimo dramma simbolista di Maurice Maeterlinck. Il lavoro, composto a Berlino tra il 1902 e il 1903 ed eseguito per la prima volta a Vienna dallo stesso Schönberg nel 1905, fu suggerito al giovane autore da Richard Strauss nel medesimo periodo in cui Debussy stava per portare in scena il suo Pélleas et Melisande. A parte il titolo, nella partitura di Schönberg non c’è nulla della sofisticata rarefazione sonora di Debussy. La scrittura si fa immediata, l’impeto tardo romantico incandescente, due segnali di un autore che presto avrebbe trovato la sua via di espressione principale nell’Espressionismo.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino.
Info: 0118104653
biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Gli angoli del cinema a Torino

TORINO CITTA’ DELLA RADIO, DEL CINEMA E DELLA TELEVISIONE

Torino è la città dalle mille definizioni, tra queste “città del cinema”: forse la più sto(r)ica, la più austera, la più tecnica. Ma dove si può davvero assaporare il cinema nella capitale piemontese, oltre a l’inconfondibile Museo del Cinema con sede nella Mole Antonelliana?

Cinema per tutti i gusti

Se c’è qualcosa che non manca a Torino sono i cinema. Resistendo con le unghie e con i denti all’avvento dello streaming e alla proliferazione dei multisala nei centri commerciali, sono numerosi i cinema d’essai storici in cui si possono assaporare film d’epoca, proiezioni speciali e nuove uscite:

  • Cinema Romano: fondato nel 1911 e collocato nella centralissima Galleria Subalpina, questo cinema dallo stile liberty ospita festival stagionali e proietta le nuove uscite cinematografiche.

  • Cinema Massimo: ai piedi della Mole Antonelliana si trova il cinema di riferimento per Torino. Qua hanno luogo i Festival più importanti – tra cui quello organizzato dal Museo del Cinema -, così come première e incontri a tema. Il punto di forza del cinema sono le numerose rassegne che riscoprono le opere di grandi autori e proiettano gemme cinematografiche restaurate, dando la possibilità al pubblico di rivederle sul grande schermo.

  • Cinema Nazionale: collocato nell’elegante Via Carlo Alberto, è un cinema che proietta film moderni meticolosamente selezionati tra l’enorme offerta mercato internazionale. Qua si possono ammirare opere prodotte in tutto il mondo, non solamente i grandi titoli mainstream, spesso scoprendo chicche straniere non visibili nei cinema con un programma più commerciale.

  • Cinema Lux: nella bellissima Galleria San Federico ha riaperto da poco uno dei cinema simbolo della città, fondato nel 1934. Anch’esso in stile art déco, il cinema è impreziosito da pareti di marmo e da un bar super fornito che fa invidia a quelli dei multisala. La programmazione predilige nuove uscite e film internazionali.

Nell’era contemporanea, sono pochi i negozi fisici che vivono di compravendita di materiale cinematografico, purtroppo. Tuttavia, se si vuole toccare con mano parte della storia della settima arte e, perché no, portarne a casa un pezzo, ecco le due tappe da non perdere:

Cinefolies: vicinissima alla Mole, in Via Giachino Rossi, c’è una piccola vetrata dalla quale si possono scorgere all’interno poster d’epoca, libri e oggettistica varia. Nonostante all’esterno possa non sembrare, l’archivio del punto vendita è ricchissimo ed è quasi impossibile non trovare ciò che si sta cercando.

La settima arte: il secondo punto di riferimento per la vendita e la ricerca di poster storici è la boutique di Via dell’Arsenale 36/G. Oltre a collezionare pezzi originali e difficili da trovare, il negozio offre anche di restauro, ricostruzione e lavaggio, telature e fornimento di cornici, telai e supporti vari.

Bookshop del Museo del Cinema: il bookshop, sempre accessibile, è propone un catalogo di prodotti degno di nota, ricco di chicche originali, poster libri teorici e gadget unici, non solo inerenti alla mostra in corso, come si potrebbe pensare.

Torino è un set a cielo aperto. Le vie del centro, così come le zone di periferia o le colline che si affacciano sul Po sono state lo sfondo di innumerevoli storie, sia televisive che cinematografiche. Per chi fosse interessato o per gli appassionati è possibile ripercorrere tutte le location sul sito della Film Commission Piemonte.

Di seguito segnaliamo alcuni dei prodotti italiani più iconici girati a Torino:

  • A che punto è la notte, 1994. Serie tv visibile ora su Rai Play con protagonista Marcello Mastroianni. Quasi interamente girata a Torino, nei due episodi si possono ammirare i punti più conosciuti del capoluogo negli anni ‘90 attraverso la lente di Nanny Loy. Si ammira un Torino misteriosa e segreta ma sempre ammaliante.

  • Le amiche, 1955. Nel film si parla di una Torino commerciale, industriale, dedita allo sviluppo economico. Le vetrine di Via Roma mostrano una città che vive grazie al suo artigianato e alla sua vena imprenditoriale.

  • Profondo Rosso, 1975. Uno dei capolavori di Dario Argento che non sarebbe lo stesso senza le location suggestive di Torino. Tra le più iconiche Villa Scott, capolavoro liberty torinese in Corso Giovanni Lanza, realizzata su progetto di Pietro Fenoglio nel 1902, al momento visitabile solo dall’esterno in quanto di proprietà privata. La seconda è senza dubbio Piazza CLN, dedicata al Comitato di Liberazione Nazionale, costituito nel 1943 per liberare il paese dal fascismo.

  • La Legge di Lidia Poet, (2023-ora). Per la serie tv di successo ora visibile su Netflix, Torino è letteralmente un set a cielo aperto: Piazza Carlo Alberto, la Biblioteca Nazionale, l’ex carcere Le Nove, Palazzo dei Cavalieri, redazione della Gazzetta Piemontese, Piazza San Carlo sono solo alcune delle location visibili sul piccolo schermo.

E dopo aver visto un film che ci ha lasciati senza parole, dove si va per ritrovarle e parlarne per ore?
Torino è ricca di locali a tema culturale e di intrattenimento: basta pensare al Cafè Luxemburg, recente aggiunta dell’omonima storicissima libreria aperta dal 1872, una pietra miliare della città. O ancora al BlahBlah in Via Po, locale a tema musicale i cui muri sono costellati da poster di musicisti di tutte le epoche e che accolgono band, solisti e artisti prevalentemente di genere rock.

A tema esclusivamente cinema segnaliamo Lobelix, che si definisce il mix perfetto tra pub e cocktail bar. Fondato nel 1999, l’atmosfera frizzante e accogliente è decorata da poster cinematografici, props, oggetti di scena e un menù che accontenta tutti, grandi e piccoli. Qua troverete anche un’accurata selezione di cocktail unici ispirati ai vostri film preferiti. Provare per credere!

Beatrice Pezzella

Sicurezza dei corsi d’acqua, al via la manutenzione

La Giunta regionale del Piemonte ha dato il via libera al quarto programma dedicato alla manutenzione idraulica dei corsi d’acqua, proseguendo un percorso già avviato che mira a rafforzare la sicurezza del territorio e a prevenire il rischio idrogeologico in modo strutturato e continuativo.

Il piano appena approvato comprende 94 interventi distribuiti sull’intero territorio regionale e prevede una movimentazione complessiva di circa 897mila metri cubi di materiale. Di questi, 685mila saranno asportati, mentre oltre 200mila verranno utilizzati per il ripristino e il consolidamento delle sponde di numerosi corsi d’acqua piemontesi, tra cui Orco, Chiusella, Erro, Borbera, Bormida, Tanaro, Elvo, Sesia, Belbo e Chisola. Si tratta di un’azione diffusa e capillare, pensata per migliorare la funzionalità degli alvei e ridurre il rischio di esondazioni.

Il provvedimento, nato in Piemonte e unico nel panorama italiano, conferma un modello già testato con successo negli anni passati. L’approccio si basa sul coinvolgimento di operatori privati e sulla valorizzazione del materiale estratto, permettendo così di realizzare gli interventi senza costi diretti per la finanza pubblica. I risultati dei primi tre programmi ne attestano l’efficacia: è stata infatti registrata una movimentazione complessiva di oltre 1,3 milioni di metri cubi di materiale, con circa 1 milione asportato dagli alvei e oltre 300mila riutilizzati per opere di difesa e messa in sicurezza. Questa attività ha inoltre generato circa 930mila euro di introiti per la Regione, risorse poi reinvestite in interventi di manutenzione, difesa del suolo e opere a favore del territorio, con un’attenzione particolare ai Comuni montani.

«Con l’approvazione di questo quarto programma – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture e Difesa del suolo Marco Gabusi – consolidiamo un modello che ha dimostrato di funzionare. Interveniamo in modo concreto sulla sicurezza dei nostri corsi d’acqua e lo facciamo senza gravare sulle risorse pubbliche, generando allo stesso tempo nuove risorse da reinvestire sul territorio. È un cambio di passo importante: non si interviene più solo in emergenza, ma con una programmazione continua e strutturata».

L’attuazione del programma avverrà tramite procedure di manifestazione di interesse rivolte a operatori privati, che potranno occuparsi sia della progettazione sia della realizzazione degli interventi. Il termine fissato per la presentazione è il 19 giugno 2026. Le risorse che verranno generate saranno nuovamente destinate alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla tutela del territorio, contribuendo a rafforzare ulteriormente il sistema di difesa del suolo.

Con questa iniziativa, la Regione Piemonte ribadisce una strategia fondata su prevenzione, efficienza e sostenibilità, con l’obiettivo di garantire una gestione sempre più efficace del reticolo idrografico e una maggiore sicurezza per cittadini e territori.

Anziano rapinato e assaltato al bancomat: quattro arresti

Rapinato da quattro ragazzi mentre rientrava a casa, anziano derubato del portafoglio e dei soldi al bancomat: arrestati. È successo nel primo pomeriggio di qualche settimana fa, a ridosso del quartiere Lanzo, lungo corso Toscana. Un 84enne, intento a rientrare a casa con il suo bastone, è stato avvicinato da quattro ventenni, una donna e tre uomini, che gli si sono fermati accanto a bordo di un’auto.

Il gruppo gli ha rivolto un pretesto per avvicinarsi, è passato dal dialogo alla pressione e, quando l’anziano ha cercato di resistere, lo ha strattonato con forza strappandogli il borsello. Una volta in possesso del portafoglio, i quattro sono ripartiti in auto e hanno subito iniziato a prelevare al bancomat usando la carta della vittima.

Dopo l’allarme al 112, le pattuglie del Nucleo Radiomobile di Torino sono scattate in azione, incrociando le indicazioni sul veicolo con il tracciato dei movimenti al bancomat. In poco tempo i militari hanno individuato i quattro in un’area urbana vicina, li hanno bloccati in flagranza per rapina in concorso e uso indebito di carta di pagamento e li hanno portati nel carcere Lorusso e Cutugno.

Il portafoglio e i 440 euro appena prelevati sono stati restituiti all’anziano, mentre l’auto usata per il colpo è stata sequestrata insieme a circa 1.800 euro ritenuti provento di reati simili.

VI.G

Anche a Torino la “Giornata della salute mentale materna”

(World Maternal Mental Health Day), presso l’ospedale Sant’Anna di Torino 

L’importanza del benessere psicologico delle madri

Il 6 maggio 2026 si celebra la “Giornata mondiale della salute mentale materna”, come ogni anno il primo mercoledì di maggio per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare il benessere psicologico in gravidanza e post-partum e promuovere la prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psichici perinatali. Istituita nel 2016, mira a rompere lo stigma, promuovere cure adeguate e supportare le madri che soffrono di disturbi perinatali.

L’ospedale Sant’Anna di Torino intende celebrare questa giornata con un importante Convegno. Mercoledì 6 maggio 2026 dalle ore 8,30 alle ore 16,30, presso l’Aula Dellepiane dell’ospedale Sant’Anna (via Ventimiglia 1), si terrà l’evento “Salute mentale materna e benessere delle famiglie e della società”, preceduti dai saluti istituzionali di Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna).

Diventare genitori è un profondo processo di trasformazione, una strada costellata da desideri, aspettative, timori, investimenti emotivi sia individuali che familiari. I mesi della gestazione fino al parto possono essere accompagnati da stress e tensione emotiva. Spesso si crede allo stereotipo che vede la gravidanza e il puerperio come un periodo idilliaco e sereno, ma non è sempre così. Secondo l’OMS nel mondo, circa 1 donna su 5 sperimenta depressione o ansia durante la gravidanza o, più spesso, nell’anno successivo al parto e circa il 20% di queste donne arriva ad avere pensieri suicidi o a compiere atti di autolesionismo. Ignorare la salute mentale non solo mette a rischio la salute e il benessere generale delle donne, ma ha anche un impatto sullo sviluppo fisico ed emotivo dei famigliari. Questa giornata intende porre attenzione sulla salute emotiva delle madri, spesso trascurata, anche a causa di limiti e tabù. Sappiamo che la salute mentale materna non riguarda solo la madre, ma ha un impatto profondo sull’intera famiglia e sul neonato. Aiutare una madre vuole dire appunto aiutare una famiglia e lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale del bambino.

Durante la gravidanza si vivono momenti di forte cambiamento che potrebbero anche avere zone d’ombra. Le trasformazioni che intervengono in questo periodo sono accompagnate da una mobilitazione psichica molto impegnativa che coinvolge sia l’aspetto fisico e fisiologico, sia quello psicodinamico e relazionale. In base al proprio vissuto in questo periodo possono emergere emozioni positive come gioia e speranza o emozioni negative con ansia e tristezza. Nonostante la depressione sia una delle più comuni complicanze della gravidanza, accentuata ancora di più negli ultimi anni a causa della pandemia, ci sono ancora tanti tabù e le donneprovando vergogna, evitano di esprimere il loro disagio. Donne di ogni cultura, età, reddito ed etnia possono sviluppare disturbi dell’umore nel periodo perinatale. I sintomi possono comparire in qualsiasi momento durante la gravidanza ed i primi 12 mesi dopo il parto.

Intercettare precocemente i segnali di questo malessere non è facile, anche perché le donne scontano ancora un forte condizionamento culturale. La mancanza di conoscenze sulla depressione post partum e l’accettazione acritica di alcuni miti sulla maternità possono essere un ostacolo significativo tanto da rendere talune mamme, e chi le circonda, incapaci di riconoscere i segnali e i sintomi che caratterizzano questa condizione. Le aspettative, spesso idealizzate, si scontrano inevitabilmente con l’impegno concreto legato alle continue richieste di cura provenienti dal nuovo nato, con i necessari cambiamenti delle abitudini coniugali e con la significativa riduzione dei rapporti sociali.

Per tutte queste ragioni molte donne sono riluttanti a cercare un aiuto professionale per paura di essere considerate persone deboli e fragili o ingratamente insoddisfatte. Malgrado alcuni aspetti comuni, il comportamento delle madri depresse appare molto eterogeneo: è indispensabile dunque tener conto dell’estrema complessità della sintomatologia depressiva, considerando tutte le variabili di rischio o di protezione, in grado di aggravarne o mitigarne il quadro. I partner possono rappresentare un fattore protettivo determinante se sono disponibili a livello emotivo, propositivi e altamente supportivi, mentre al contrario è stata rilevata una significativa correlazione tra assenza del sostegno da parte dei partner e grado di depressione. È fondamentale dunque parlarne per poter creare o ritornare con nuovi modelli ad una cultura del supporto materno, riconoscere i segnali di rischio ed approntare interventi precoci che puntino a sostenere le «buone» capacità materne. L’ospedale Sant’Anna di Torino intende celebrare questa giornata con un importante Convegno che tratta ed abbraccia tutti questi temi in un’ottica multidisciplinare e preventiva. Sarà inoltre l’occasione per presentare un nuovo strumento a sostegno della genitorialità: il libretto “Nascere piccoli piccoli. Il nostro viaggio in Terapia intensiva Neonatale”, scritto da due psicologhe borsiste del Sant’Anna e la ricerca “Sapere per”, in collaborazione con l’Università, che indaga la conoscenza delle donne in gravidanza sul significato e l’appropriatezza dei vari test di screening prenatali cui si sottopongono ed il bisogno di lavorare sulla cura della comunicazione medico – paziente.

E’ necessario sollecitare le istituzioni affinché in un’ottica di promozione della salute intensifichino le misure di supporto tempestivo ed efficace per le donne e le loro famiglie, ed aumenti la consapevolezza sulla salute femminile attraverso un dibattito collettivo.

E’ importante che la vasta comunità educante veda la gravidanza e la maternità non solo come una felice realizzazione della donna ma come una scelta responsabile e complessa che coinvolge la storia familiare di ogni donna, il rapporto con la propria madre e al contempo la vastità delle sue relazioni e l’intreccio emotivo dei suoi vissuti.

Riconoscere la fatica e la complessità del “nascere madre” significa accogliere e rimanere sensibili al grido di sofferenza spesso silenzioso di molte donne e alla loro necessità di aiuto.

“We need your light! Ci presti la tua luce?”

Il MAO invita il pubblico a partecipare alla realizzazione di un’opera collettiva che entrerà a far parte della mostra di ottobre 2026

Con la domanda inconsueta “Ci presti la tua luce?”, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino lancia una call pubblica per invitare cittadini e visitatori a contribuire alla realizzazione di un’installazione partecipativa che entrerà a far parte della mostra di ottobre 2026. L’invito è quello di compiere un gesto di generosità e fiducia mettendo temporaneamente a disposizione una lampada di qualsiasi tipologia o provenienza che, insieme ad altre, andrà a comporre l’opera. Per la creazione  dell’installazione, sono necessari 100 apparecchi illuminanti. Dopo la mostra dedicata all’artista giapponese Chiharu Shiota, il MAO prosegue il suo percorso come spazio attivo e partecipato, aperto al coinvolgimento diretto delle persone che lo attraversano. In questo contesto il Busto del prestare assume un nuovo significato: non la semplice condivisione di un oggetto, ma un modo per entrare in relazione attraverso un gesto simbolico che parla di connessione e fiducia.

In un presente segnato da tensioni geopolitiche e da una crescente condizione di instabilità diffusa, oltre che da ritmi di consumo sempre più veloci, il Museo diventa luogo di cura e contemplazione in cui fermarsi, incontrarsi e costruire un’esperienza collettiva.

Per contribuire alla creazione dell’installazione è necessario prenotare tramite Eventbrite la fascia oraria in cui consegnare la lampada. Al prestatore verrà fatto firmare un modulo di prestito fornito dal Museo, e saranno comunicati anche i dettagli sul ritiro, che avverrà entro il luglio 2027. I partecipanti, se lo desiderano, potranno condividere la storia della propria lampada e raccontare le ragioni della partecipazione. Sarà sufficiente selezionare l’opzione “Racconto” nel documento di Eventbrite al momento della consegna, e lo staffe Educazione del MAO realizzerà una breve video-intervista. I contributi raccolti saranno successivamente montati in un video che entrerà a far parte della mostra, dando voce e nuova vita a ciascuna lampada.

Mara Martellotta

Approda a Chieri il “Festival del Verde”

Weekend di visite guidate alla scoperta delle piante “tessili” e “tintorie” dell’“Orto Botanico” al “Museo del Tessile”

Sabato 9 e domenica 10 maggio

Chieri (Torino)

Anche quest’anno, il “Museo del Tessile” di  Chieri rinnova la sua partecipazione al “Festival del Verde”, promosso da “Flor – Orticola Piemonte” e giunto alla sua quarta edizione (dal 4 al 24 maggio) coinvolgendo, sotto il tema di “Simbiosi Urbane: acque e radici”, ben 80 spazi compresi fra Torino e Città Metropolitana. Nell’ambito della sezione “Verde Svelato”, il “Museo” chierese aprirà, per l’occasione, le porte del suo “Orto Botanico del Tessile®” (via Santa Clara, 6), fornendo al pubblico la possibilità di alcune visite guidate.

L’appuntamento è in programma per il prossimo weekendsabato 9 maggio (ore 14 – 18) e domenica 10 maggio (ore 10 – 12).

Ideato da Clara Bertolini con Manuel Ramello, l’“Orto Botanico del Tessile®” fiorisce a Chieri, una delle capitali dell’industria tessile piemontese, nel Chiostro d’impianto quattrocentesco del “Convento di Santa Chiara”. E, per due giorni, diverrà “spazio ideale” in cui riscoprire il legame indissolubile fra “tessile” e “natura”. Sottolineano gli organizzatori: “Un percorso fra piante tintorie e da fibra ci ricorda quanto, ancora oggi, i tessuti creati con materiali di origine vegetale si intreccino inestricabilmente con le nostre vite”.

Nel 2022 il “giardino” è stato al centro di un’importante operazione di rinnovamento a cura di Melanie Zefferino (storica dell’arte e professionista museale, dal 2020 alla Presidenza della “Fondazione Chierese” che gestisce il “Museo”, l’“Archivio” e la “Biblioteca del Tessile” di Chieri), Claudio Zucca e Giulia Perin.

“Le piante – spiega la presidente Zefferino – crescono in cassoni di legno impermeabilizzati e alimentati da un impianto di irrigazione dedicato. L’‘Orto Botanico’ offre, con un unico sguardo, la possibilità di osservare queste piante coltivate in un unico ambiente. Inoltre, particolarità di enorme importanza, schede informative con contenuti audio accessibili da ‘QR Code’ e nomenclature in ‘Braille’ assicurano fruizione e accessibilità per tutti”.

Il giardino è diviso in due sezioni: nella prima sono coltivate specie dalle quali si ricava la fibra per i tessuti come il lino, il cotone, il banano, la ginestra odorosa, la canapa comune, l’ortica e l’agave sisalana (pianta “succulenta” della famiglia delle “Asparagacee”, originaria del Messico, ma attualmente coltivata in molti altri Paesi, poiché dalle sue foglie si ricava una fibra molto resistente, largamente utilizzata in tutto il mondo).

La seconda sezione, più ampia, è dedicata alle “piante tintorie” – a partire da quelle usate per ottenere i “toni blu” (da cui derivano i primi “blue jeans”) e coltivate per secoli nel territorio chierese – ovvero il “gualdo”, la “persicaria”, il “sambuco” e l’“indigo” da cui si ricava anche il “verde”.

Da segnalare.

Questo “Orto Botanico”, inserito nel percorso espositivo del “Museo del Tessile” di Chieri, è il “primo” nel suo genere in Piemonte ed è considerato un “hortus di bellezza” che integra il “Patrimonio librario” della “Biblioteca” specialistica della “Fondazione Chierese per il Tessile”.

Informazioni utili:

Visita al solo “Orto del Tessile”ingresso gratuito da Via Santa Clara 6.

Non è obbligatoria la prenotazione.

Visita al “Museo del Tessile”: ingresso dalla biglietteria del Museo da Via Santa Clara 10.

Visita libera: € 3

Visita guidata: € 5. Per la visita guidata è obbligatoria la prenotazione aprenotazioni@fmtessilchieri.org

  1. m.

Nelle foto: Ingresso all’“Orto Botanico”; “Piante tintorie: il ‘gualdo’”; Melanie Zefferino

Giovani, imprese, futuro: il Piemonte investe 42 milioni nella formazione tecnica

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Daniela Cameroni, assessore regionale alla Formazione: «Quando la formazione è costruita insieme al sistema produttivo, funziona: continueremo a portare avanti questa visione»

La Regione Piemonte consolida la propria strategia in materia di istruzione e occupazione con l’approvazione del nuovo atto di indirizzo relativo alla programmazione triennale 2026-2029 dell’offerta di Formazione Tecnica Superiore, che include sia i percorsi degli ITS Academy sia quelli di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS). Il piano prevede uno stanziamento complessivo pari a 42,3 milioni di euro di fondi regionali, ai quali si affiancheranno ulteriori risorse di provenienza nazionale e, potenzialmente, anche finanziamenti legati al PNRR, con l’obiettivo di rafforzare le competenze, supportare il tessuto produttivo e favorire l’inserimento qualificato dei giovani nel mondo del lavoro.

«Con questo piano rafforziamo una scelta chiara: investire sulla formazione tecnica superiore come leva concreta di sviluppo e occupazione – spiega Daniela Cameroni, assessore alla Formazione della Regione Piemonte – Gli ITS Academy e i percorsi IFTS rappresentano una risposta efficace ai bisogni reali delle imprese e, allo stesso tempo, un’opportunità vera per i nostri giovani di costruire il proprio futuro senza dover lasciare il territorio. I risultati parlano da soli: oltre il 90% degli studenti trova lavoro entro un anno. Questo significa che quando la formazione è costruita insieme al sistema produttivo, funziona. La Regione Piemonte continuerà a portare avanti questa visione con determinazione, trasformando le politiche formative in risultati concreti e misurabili per cittadini e imprese».

I percorsi di Istruzione Tecnologica Superiore, promossi attraverso sette Fondazioni attive sul territorio, costituiscono oggi un canale formativo altamente qualificato e sempre più rilevante. Si tratta di corsi biennali della durata complessiva di 1800 ore, focalizzati su ambiti tecnologici strategici che spaziano dall’energia alla meccatronica, dall’agroalimentare all’ICT, includendo anche turismo e tessile. Una caratteristica distintiva di questi percorsi è la forte integrazione con il mondo del lavoro: almeno il 35% delle attività si svolge infatti in azienda, anche in contesti internazionali. Al termine del percorso viene rilasciato un diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, riconosciuto sia a livello nazionale sia europeo (livello EQF 5), che consente un rapido ingresso nel mercato del lavoro o la prosecuzione degli studi in ambito universitario.

Gli ITS Academy continuano a dimostrarsi uno strumento particolarmente efficace nel rispondere alla crescente domanda di competenze tecniche avanzate da parte delle imprese, offrendo percorsi gratuiti, orientati alla professionalizzazione e capaci di tradurre la formazione in opportunità occupazionali concrete.

Parallelamente, i percorsi IFTS rappresentano un’opzione formativa più breve ma altrettanto mirata: si tratta di corsi annuali post-diploma della durata di 800 ore, sviluppati attraverso la collaborazione tra istituti scolastici, enti di formazione, università e imprese. Questi percorsi integrano formazione teorica e pratica, preparando figure tecniche specializzate pronte a operare all’interno dei processi produttivi e organizzativi delle aziende.

Sia i percorsi ITS sia quelli IFTS possono essere attivati anche attraverso contratti di apprendistato, offrendo agli studenti la possibilità di combinare studio e lavoro, conseguire un titolo e percepire al contempo una retribuzione, in un modello che rafforza il legame tra sistema formativo e mondo produttivo.

I dati confermano la solidità di questo modello: in Piemonte gli ITS registrano da tempo risultati molto positivi, con oltre il 90% dei diplomati che trova occupazione entro un anno in ambiti coerenti con il percorso di studi intrapreso, a dimostrazione della capacità del sistema di rispondere in modo efficace alle esigenze delle imprese.

L’alta formazione tecnica si configura dunque come uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo economico, promuovere l’innovazione, colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro e rafforzare la competitività del sistema produttivo.

In particolare, gli ITS Academy svolgono un ruolo chiave nella diffusione della cultura scientifica e tecnologica, nell’orientamento dei giovani verso le professioni tecniche, nell’aggiornamento del personale docente e nel trasferimento di innovazione, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. Un sistema che accompagna i giovani nel passaggio dalla formazione al lavoro e che, allo stesso tempo, sostiene l’aggiornamento continuo delle competenze lungo tutto l’arco della vita.

Per approfondire:
ITS Academy: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/istruzione-formazione-lavoro/formazione-professionale/opportunita-formative/corsi-post-diploma-alta-formazione-gli-its-academy

IFTS: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/istruzione-formazione-lavoro/formazione-professionale/opportunita-formative/percorsi-istruzione-formazione-tecnica-superiore-gli-ifts

La magia delle bambole Lenci

Una passione torinese che si trasformo’ in successo internazionale

Il 23 aprile 1919 nacque a Torino la Lenci ,  “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi costante lavoro), l’azienda delle famose e iconiche bambole conosciute in tutto il mondo che produceva anche altri giocattoli, mobili in legno, articoli per la casa e accessori per l’ abbigliamento.

Lenci non era solo l’acrostico del motto che i coniugi Enrico Scavini ed Elena Konig, donna colta e raffinata di origine austriaca, avevano creato per celebrare la loro attivita’ , ma anche il soprannome della signora che aveva cominciato la sua esperienza ludico-professionale in via Marco Polo 5 insieme al fratello che aveva deciso di aiutarla a creare le magnifiche creazioni che piacevano tanto ai Savoia.

Il marchio composto dall’immagine di una trottola, un filo e lo slogan che fa da cornice fu depositato nel 1922 e diede inizio ad una avventura che, oltre alla produzione e commercializzazione delle bambole, si configurera’ come punto di riferimento per la moda di quegli anni e sara’ motivo di ispirazione di artisti e sorgente di idee e creativita’.

Le Lenci non raffiguravano solo bambini, spesso dalla faccina imbronciata, ma anche silhouette con vestiti etnici e personaggi famosi come Marlene Dietrich e Rodolfo Valentino; raggiunsero presto un grande successo che le porto’ ad esposizioni molto importanti come quella di Parigi, Roma e Zurigo. Nel 1926 fu stampato il catalogo dell’azienda completo di tutti i prodotti che fu ampliato, a sua volta, nel 1927 con l’inserimento delle ceramiche. L’introduzione di nuove oggetti, oltre a rappresentare l’evoluzione della azienda, fu anche un ulteriore sforzo per combattere i diversi tentativi di concorrenza che misero l’azienda in crisi diverse volte. Dal 1928 la Lenci e’ nel momento di massima di espansione, ma questo non evitera’ difficolta’ economiche, dovute agli alti costi di gestione, che richiederanno la compartecipazione di un socio, Pilade Garella, che ne diventera’ proprietario unico nel 1937. Elena Koning rimarra’ come direttore creativo e si occupera’ di assicurarne lo stile e la linea fino alla morte del marito, momento in cui decise di lasciare l’azienda. Nel 1997 la Lenci venne venduta all’azienda Bambole Italiane che, purtroppo, e’ fallira’ nel 2002.

Ancora oggi si utilizza il panno lenci una stoffa non tessuta che viene usata per fare vestiti, ma anche accessori e collane grazie alla sua facilita’ di utilizzo e che rimanda alle famose bambole che erano foderate con un’ ulteriore strato di mussola, per renderle lavabili, e ricoperte di polvere vellutina.

L’avvento della celluloide rese le bambole di pezza obsolete e la produzione si concluse, ma ancora oggi le Lenci possono essere trovate nei mercati e nei negozi di antiquariato oltre che su diversi siti internet di commercio e di collezionisti.

Il loro successo fu talmente importante che vennero esposte nei musei di tutto il mondo tra cui New York e Tokyo, questa fama fu il frutto di una passione, trasformatasi poi in lavoro, che segno’ un periodo magico per Torino che ancora una volta si conferma luogo di fertile di estro e genialita’.

MARIA LA BARBERA