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Violenza di genere: approvato il Fondo per il patrocinio delle donne vittime

donne violenza 2È stato approvato dalla Giunta regionale del Piemonte il regolamento regionale per l’Istituzione di un fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti previsto dalla legge regionale 4 del 2016. Potranno accedere al Fondo per il patrocinio tutte le donne vittime di violenza e maltrattamenti, senza limite di età, che: abbiano scelto un avvocato o una avvocata patrocinante iscritta agli elenchi che fanno riferimento alla legge regionale contro la violenza sulle donne; che siano domiciliate in Piemonte; che abbiano subito un reato con connotazioni di violenza o maltrattamenti contro le donne avvenuto sul territorio piemontese; che abbiano un reddito personale non superiore a otto volte quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di Patrocinio a spese dello Stato. Si potrà accedere al Fondo anche per cause civili (separazioni, affidamento dei figli, etc) in presenza di violenza del coniuge. Il Fondo coprirà le spese processuali, anche precedenti al processo, relative a cause di violenza o maltrattamento. Può anche coprire le spese affrontate da donne che rientrano nel gratuito patrocinio a spese dello Stato e che dallo stesso CERUTTIPatrocinio siano escluse. La dotazione del Fondo prevede, oltre al finanziamento iniziale di 750.000 euro e al finanziamento di 250.000 euro effettuato nel 2015, anche 150.000 euro di finanziamento l’anno ai sensi della nuova legge regionale contro la violenza numero 4 del 2016. «Dal 2010 fino al 2016 le domande ricevute sono state in totale 445. Dal 2014 fino a oggi è stato possibile registrare un aumento delle richieste: siamo passati da 58 a 117 del 2016. Segno che il lavoro di informazione e sensibilizzazione che abbiamo voluto avviare è la strada giusta da percorrere. Dobbiamo però continuare a incventivare l’utilizzo di questo strumento e aiutare le vittime di violenza a conoscerlo per accedervi. È mia intenzione lanciare una specifica campagna di comunicazione su questo tema che verrà inserita all’interno di un progetto più complesso dedicato alla legge regionale contro la violenza» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte.

Sinistra sociale nel Pd, si parte sabato da Roma

Nel frastuono del dibattito sulla scissione o meno del Pd, sabato prossimo a merlo giorgioRoma decolla una proposta. Che non e’ una semplice provocazione o l’ennesimo posizionamento tattico a cui siamo ormai abituati quando parliamo delle correnti, o delle bande, che costellano l’arcipelago del Pd. Una proposta e un progetto che Gianni Cuperlo ha gia’ illustrato nei giorni in una doppia intervista all’Unita’ e alla Stampa. Certo, parlare di “sinistra sociale” nel Pd attuale appare, lo riconosco, un po’ inusuale. Ma di fronte alla crescenti disuguaglianze sociali, alla crescente poverta’ delle famiglie italiane, all’aumento esponenziale e progressivo della disoccupazione giovanile e non solo, alla sempre piu’ insopportabile precarizzazione dei rapporti di lavoro e all’attenuarsi della stessa cultura dei diritti, forse e’ opportuno che faccia capolino nel Pd, cioe’ in un partito di centro sinistra, proprio una “sinistra sociale”. Del resto, noi sappiamo che proprio la storia, l’esperienza, il progetto politico e la testimonianza della sinistra sociale ha accompagnato la storia della democrazia italiana. Un PD SIMBOLOpatrimonio, questo, che ha caratterizzato il filone del cattolicesimo sociale come quello del socialismo e della sinistra democratica. E proprio queste 3 grandi tradizioni del passato, che difficilmente si possono archiviare o cancellare sull’altare di un dubbio ed anacronistico nuovismo, forse si rende necessario riprenderle anche e soprattutto nella stagione contemporanea. Certo, senza alcuna regressione nostalgica ma con la consapevolezza che la politica riformista, progressista e di sinistra non possono prescindere radicalmente dalle proprie radici culturali ed ideali. Infine, una rinnovata sinistra sociale e culturale puo’ essere utile, e forse indispensabile, anche per garantire e conservare la natura e il profilo originari dello stesso Partito democratico. Ovvero, una sinistra sociale con vocazione e proiezione politica – che non sia solo denuncia, protesta e testimonianza perche’ altrimenti sarebbe semplicemente marginale e poco incisiva – che sappia qualificare l’intero progetto politico del Pd. E con Gianni Cuperlo e molti altri esponenti nazionali e locali che si riconoscono in questo patrimonio culturale si lancia una sfida che puo’ essere vincente. Almeno per tracciare una “buona politica” e per rafforzare la qualita’ del messaggio del centro sinistra e del riformismo democratico nel nostro paese.

Giorgio Merlo

Carcere: “il Ministero non vanifichi per inedia le tante cose buone fatte”

Grimaldi (SEL), Artesio (Torino in Comune), Boni e Manzi (Radicali) 

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Dopo la visita al carcere di Ivrea, il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi si è oggi recato in visita alla Casa circondariale Lorusso Cotugno a Torino, insieme a Igor Boni e Silvja Manzi dei Radicali Italiani e alla Capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio. Il carcere ospita attualmente fra i 1280 e i 1350, coerentemente con un aumento della popolazione carceraria nelle grandi città dove crescono povertà e disagio. La direzione ha sottolineato l’importanza di una distribuzione dei detenuti sul territorio regionale, che consenta di evitare situazioni di inciviltà e malessere, posto il principio della territorialità che va il più possibile salvaguardato. Al contempo, a differenza di altri istituti penitenziari, paiono diminuire i suicidi e gli episodi di autolesionismo, grazie a un forte investimento sulla prevenzione e la prima accoglienza, tramite la fornitura di un kit di intimo all’ingresso, ai colloqui di primo ingresso con gli educatori, alla scuola accoglienza ricca di attività ricreative, all’apertura dell’85% del circuito, ai corsi di formazione professionale, all’attivazione di circa 230-240 posti di lavoro con enti pubblici e cooperative, nonché alla convenzione sull’Articolazione per la tutela della salute mentale, attiva solo al carcere di Torino.

 CARCERE SBARRE
“Purtroppo gli enormi sforzi per aumentare i momenti di socialità, le attività diurne, il lavoro fuori e dentro al carcere si scontrano con la carenza di educatori (solo 14 per circa 1350 detenuti) e la fatiscenza di alcuni padiglioni” – dichiara Grimaldi. – “Come ha denunciato lo stesso Direttore e come abbiamo visto con i nostri occhi, la sezione A in particolare, che ospita inoltre il presidio sanitario e il reparto psichiatrico (Sestante), è un vero disastro. Le condizioni umilianti dei bagni a vista, unite all’odore di muffa e alle infiltrazioni, rendono indecorosa la vita di quegli uomini. Docce sporche, ascensori fermi ormai da anni e cascate di acqua dai cavedi aggravano ulteriormente il quadro. Ho parlato con alcuni detenuti mentre fumavano, mi hanno chiesto di fare qualcosa. Ciò che posso fare è rivolgere un appello alle autorità competenti affinché non vanifichino solo per inedia il buono che cresce in quel carcere. Il Ministero deve provvedere ai finanziamenti per sostituire gli ascensori guasti, rifare il cappotto esterno dove vi sono le infiltrazioni e consentire la presenza di un numero equo di educatori. E infine mi rivolgo alle aziende private, finora quasi del tutto assenti da questi luoghi, perché attivare rapporti di lavoro con i detenuti e le detenute può essere un’opportunità anche per loro”.“Il Comune” – dichiara Artesio – “intrattiene molte collaborazioni con i programmi dell’istituto penitenziario, dalla promozione di attività occupazionali alla qualificazione del ‘tempo’ con investimenti culturali alla nomina del Garante dei diritti. Abbiamo non solo la sensibilità, ma tutto l’interesse a che la dimensione carceraria sia, come dice la Costituzione, una fase di presa di coscienza e di riorientamento delle persone detenute”.

“Il Carcere di Torino” – aggiungono Manzi e Boni – “per la sua dimensione e il suo funzionamento potrebbe essere una struttura modello: a una gestione competente e intelligente, che ha abbassato le tensioni e diminuito le problematicità, si accompagna una fattiva interazione con la popolazione detenuta (di nuovo, purtroppo, a un livello ai limiti di guardia). La struttura obsoleta dell’Istituto, però, non consente un pieno ottimismo. Eredità di quell’infausta stagione di lavori pubblici inefficienti e pagati a caro prezzo, anche questo Carcere è ormai strutturalmente fatiscente, basti pensare alle barriere architettoniche presenti che lo rendono, di fatto, fuori legge. E vivere in una struttura degradata, per i detenuti come per chi ci lavora, non può che essere umanamente degradante. Si tratta di investimenti non più rinviabili”.

 

Ruffino e Lupi, degrado case Atc via Biglieri: “non si faccia pagare agli abitanti”

biglieri2La vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Daniela Ruffino (FI) e il consigliere di Forza Italia della Circoscrizione 8, Alessandro Lupi,  hanno effettuato un sopralluogo presso le case Atc di via Biglieri, dove hanno incontrato gli inquilini.“Il problema delle cantine occupate dai senzatetto era noto da mesi e Atc era stata avvisata. Poi c’è scappato il morto, il senzatetto deceduto alcune settimane fa:  drammatico episodio – affermano i due esponenti di Forza Italia – che ha fatto smuovere l’ente. Ma in che modo? Chiedendo a chi abita nelle case di pagare il conto della pulizia delle ruffino danielacantine”.

 

“Non è accettabile che una situazione di degrado all’interno di edifici Atc venga caricata sulle spalle di inquilini che hanno redditi già bassi di per sé”, aggiungono Ruffino e Lupi.“Ci sono poi alloggi che non hanno balcone, come fanno a svuotare la cantina? Ma la vicenda del povero senzatetto ha se non altro posto l’attenzione sui tanti problemi di questi e altri complessi abitativi. Esistono alloggi vuoti da anni, serve la disinfestazione contro gli insetti, ci sono i sottotetti invasi dal guano dei piccioni, furgoni di non residenti parcheggiati in cortile”, proseguono  Ruffino e Lupi.

 

“E poi le lampadine da cambiare, o la vicenda delle caldaiette  tolte e  sostituite dalle centralizzate, con il biglieri1cambio valvole per ogni termosifone: costo 100 euro a valvola, per un  impianto non dimensionato”. “Si tratta, insomma, di problematiche non irrisolvibili ma, – concludono i rappresentanti azzurri – se non vi si pone rimedio, come in ogni altro tipo di condominio, rischiano di aggravarsi. Ecco perché chiediamo ai responsabili Atc e al Comune di dare al più presto risposte ai residenti nelle case di via Biglieri, perché non sono cittadini di serie B. Non siano quindi i residenti a dover pagare, in tutti i sensi”. 

ZANONI: “POSTE, TEMPI PROSPETTATI PER MIGLIORAMENTO DEL SERVIZIO NON COMPATIBILI CON ESIGENZE DEI TERRITORI”

poste italiane“Dal sottosegretario alle Comunicazioni Giacomelli abbiamo appreso in commissione che è in corso un incremento temporaneo del personale di Poste per lo smaltimento delle giacenze esistenti, a testimonianza del fatto che i problemi che nei mesi scorsi abbiamo denunciato ci sono, tanto che dal Governo è arrivata l’esigenza di chiarire che occorre innanzitutto ripristinare una situazione di normalità”. Lo ha dichiarato la senatrice del Pd Magda Zanoni intervenendo in aula a proposito dei mancati servizi da parte di Poste in alcune aree del Paese, soprattutto quelle periferiche e spopolate. 
“Ma questo – ha proseguito Zanoni – non basta. L’attività di monitoraggio attualmente in corso e le conseguenti modifiche al servizio non hanno tempi compatibili con una risposta concreta che serve ora, subito, ai territori. Non possiamo infatti attendere il 2018 per poter impostare un migliore e più efficiente servizio postale. Comprendiamo – ha detto ancora  la senatrice dem – che diverse competenze di controllo siano in capo all’Authority, ma vi è una responsabilità politica alla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Continueremo dunque a portare avanti diverse iniziative per avere, in tempi più brevi da quelli oggi prospettati, un miglioramento del servizio offerto dalle Poste. Il sottosegretario Giacomelli ha garantito la sua disponibilità per poter ascoltare le esigenze delle diverse zone sui territori locali e questo è bene, ma nel frattempo – ha concluso Zanoni – occorre mantenersi vigili su quanto verrà portato avanti per la questione Poste”. Sui disservizi da parte di Poste nei mesi scorsi Zanoni aveva presentato un’interrogazione al Governo.

(foto: il Torinese)

FORZA ITALIA: CONSUMO DEL SUOLO,UNA LEGGE INSOSTENIBILE PER I COMUNI

DDL  CHE DETERMINERÀ LA PARALISI URBANISTICA, IL BLOCCO DEI PRG E IL CONSEGUENTE DISAGIO ECONOMICO E SOCIALE PER COMUNI E CITTADINI

pichettoDopo una riforma sanitaria che penalizza cittadini e territori, un piano rifiuti che danneggia i piccoli comuni, ora la giunta regionale si appresta ad approvare una nuova legge sul consumo del suolo che creerà grandi disagi, economici e sociali e la paralisi urbanistica sull’intero Piemonte“: lo dichiarano Gilberto Pichetto, Franco Graglia, Massimo Berutti, Claudia Porchietto, Daniela Ruffino, Diego Sozzani e Gian Luca Vignale, componenti del gruppo consigliare regionale di Forza Italia, nel corso di una conferenza stampa finalizzata a sensibilizzare, e a bloccare, l’iter di un testo di legge, che se approvato causerà grandi difficoltà per i Comuni e i piemontesi.

I consiglieri fanno riferimento ad un testo di legge, già sottoposto alla Commissione Tecnica Urbanistica lo scorso 22 dicembre, e che in questi giorni si prepara a compiere il suo iter attuativo.Il disegno di legge proposto dalla giunta entra a gamba tesa nella pianificazione e nell’autonomia dei singoli comuni e modifica il sistema di pianificazione piemontese, oggi basato essenzialmente sui Piani Regolatori, dividendo il territorio regionale in ambiti e sub ambiti – definiti dalla giunta – ed introducendo con reg lascarisuna pianificazione cosiddetta “a due piani”, uno di tipo strutturale e l’altro operativo. Il primo dovrà essere predisposto a livello sovracomunale nel rispetto dei sub-ambiti definiti dalla Regione. I Comuni in alternativa potranno sottoscrivere un accordo di pianificazione con chi deciderà la Regione. Inoltre vi sarà un piano operativo che individua e programma le azioni a livello locale da porre in essere in un tempo medio-breve. L’alternativa è l’approvazione di un accordo di pianificazione a livello intercomunale, da attuarsi mediante varianti di adeguamento ai piani regolatori vigenti.

 Questo significa che, ove il testo dovesse essere approvato, tutti i Comuni piemontesi non solo dovranno rifare il piano regolatore – anche se appena approvato ma dovranno farlo suddividendolo in un piano strutturale, che dovrà pianificare l’adeguamento al PPR e l’applicazione dei nuovi limiti al consumo del suolo, e uno operativo, che disciplina l’attuazione del precedente.Non basta: i Comuni hanno due anni di tempo per aggregarsi sulla base della ripartizione nei sub-ambiti definiti dal Piano territoriale regionale. Se ciò non avviene: decade ogni previsione di trasformazione di suolo libero.

 I consiglieri azzurri sottolineano come l’ipotesi di rifare tutti i Piani regolatori in soli due anni – e per giunta consiglio lascarisoperando in una scala sovracomunale per aggregazioni sempre decise dalla Regione – sia del tutto impraticabile quando si consideri che ci sono voluti quasi 40 anni affinché tutti i Comuni si dotassero del PRGC in base alla legge Astengo.

Ogni piano regolatore spiegano è il frutto di anni di decisioni, confronti con il territorio, scelte della collettività e lavoro degli uffici comunali. Questa giunta di fatto con questo testo cancellerà anni di lavoro di condivisione e concertazione, stravolgerà tutte le scelte fino ad oggi assunte per la gestione associata delle loro funzioni fondamentali per costringere i Comuni a sottoscrivere accordi coatti secondo indicazioni imposte. Il tutto a spese dei Comuni e senza determinare benefici concreti per il territorio“.

 Questa operazione – spiegano – secondo le prime stime avrebbe una ricaduta in termini di costi vivi di circa 250 milioni di euro, ovviamente a carico dei già risicati bilanci comunali. Proprio perché nella maggioranza dei casi non vi sono i tempi tecnici nè le disponibilità di bilancio per provvedere all’adeguamento, allo scadere del biennio saranno definitivamente perse le entrate dovute in forza dell’IMU sulle aree edificabili di cui si dispone la decadenza. In gioco nella sola provincia di Torino vi sono ben 4.800 ettari! Stiamo parlando per il Piemonte di parecchie decine di milioni di euro di minori entrate in parte corrente per il sistema dei Comuni“.

 BANDIERE REGIONELa scelta di sostituire tutti i piani regolatori esistenti con i cosiddetti piani a due livelli – sottolineano i componenti del gruppo di Forza Italia è per giunta datata ed inefficiente: la stessa Regione Emilia Romagna ne ha appena proposto l’eliminazione. Senza voler entrare nel merito di ulteriori ricadute si pensi per esempio alla paralisi che comporterà in tutto il comparto dell’ edilizia“.

 

Siamo consapevoli – concludono che il suolo non sia una risorsa infinita, tuttavia siamo convinti che le politiche di pianificazione e programmazione debbano rappresentare strumenti utili per una gestione sostenibile, e non certo penalizzante, per il territorio. Per questo motivo ci opporremo con ogni mezzo alla proposta della giunta regionale: da domani programmeremo incontri in tutte le Provincie per affrontare la questione e avvisare sindaci e amministratori locali sugli effetti devastanti di questa legge“.

(foto: il Torinese)

 

 

 

 

Marino (Pd): “Che succede a San Salvario?”

salvario“Come riportato dai media, la situazione di San Salvario, negli ultimi mesi, ha subito una degenerazione rispetto ai risultati ottenuti, con fatica, negli anni passati”. E’ quanto afferma il Sen. Mauro Marino, presidente della Commissione Finanze e tesoro”. “La microcriminalità – continua Marino – sta tornando di moda, così come i fenomeni di spaccio e abuso, all’aria aperta, di droghe. Il fenomeno dello spaccio, purtroppo, nonostante i tanti allarmi lanciati in questi anni, non aveva mai abbandonato il marino mauroquartiere, sebbene si fosse spostato, soprattutto, lungo l’asse di via Ormea. Oggi, però, è necessario che l’amministrazione, in collaborazione con le forze dell’ordine, intervenga per contrastare questa nuova degenerazione e risolvere il problema che affligge il quartiere una volta per tutte: quella di San Salvario è diventata un’area di riferimento per i giovani, un punto di divertimento e, soprattutto, di socializzazione. Non è accettabile – conclude Marino – tornare alla situazione pre-olimpica, né posso francamente immaginare o accettare che l’amministrazione abbia come priorità assoluta quella di intensificare i controlli delle auto in sosta tra corso Marconi e via Madama, ignorando ciò che avviene a pochi metri e, di conseguenza, la sicurezza dei nostri ragazzi e dei residenti di San Salvario”.

 

BOETI: “IL FUTURO È DEGLI OSPEDALI GREEN”

vesime boetiSANITÀ: “BENE L’INVESTIMENTO DEL PIEMONTE PER IL RISPARMIO ENERGETICO”

I 16 milioni stanziati dalla Regione Piemonte per interventi mirati al risparmio energetico negli ospedali rappresentano un significativo primo passo verso un’edilizia sanitaria più moderna e sostenibile. Molti ospedali piemontesi sono vecchi ed energivori, soprattutto a causa di impianti obsoleti. I futuri ospedali dovranno essere a bilancio energetico pari a zero, e dove il raffreddamento ed il riscaldamento dovranno essere garantiti dalle più innovative tecnologie del settore. Non è più accettabile avere reparti in cui non vi sono impianti di climatizzazione costringendo così d’estate i pazienti e il personale ospedaliero a boccheggiare, così come non è più tollerabile che vengano sprecate ingenti risorse per riscaldare o raffreddare vecchie strutture ospedaliere. Abbiamo bisogno di ospedali green, capaci di garantire un miglior confort ai pazienti e al personale, liberando così preziose risorse da destinare alle cure e all’assistenza,

 

Nino BOETI

Vice Presidente Consiglio Regionale del Piemonte

Immigrazione e accoglienza in Piemonte, dibattito a Palazzo Lascaris

consiglio lascarisAlla vigilia dell’incontro tra la Conferenza delle Regioni e il ministro dell’Interno Marco Minniti sui temi dell’immigrazione e nell’imminenza del varo del Piano di distribuzione dei migranti su tutto il territorio nazionale, realizzato dal Ministero in collaborazione con l’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), l’assessora regionale all’Immigrazione Monica Cerutti, su richiesta del capogruppo di Sel Marco Grimaldi, ha svolto – martedì 24 gennaio in Aula – una comunicazione sullo stato dell’arte dell’accoglienza in Piemonte.

L’intervento dell’assessora

“L’accordo Stato-Regioni assegna al Piemonte il 7,2% di tutte le persone accolte, anche se al momento ne ha in carico un po’ di più perché sta sopperendo a parte delle quote assegnate alle regioni colpite dal terremoto – ha esordito l’assessora -. Si tratta di poco più di 14.000 persone – di cui appena 1.270 legate al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) – il 40% delle quali ospitate nella Città metropolitana di Torino e il 60% nelle province rimanenti. Il Piano Anci intende proporre una ripartizione il più possibile equilibrata tra i Comuni: un elemento importante se si pensa che in Piemonte ben 902 Comuni non sono interessati ad alcun tipo di progetto in materia”.

“Grazie agli incentivi destinati ai Comuni ospitanti – ha continuato Cerutti – stanno arrivando in Piemonte 7 milioni di euro che potranno essere usati dai sindaci a favore di progetti rivolti a tutta la comunità. Oltre all’accoglienza, obiettivo fondamentale è l’integrazione, portata avanti attraverso progetti con reg lascarisdi volontariato civico che permettano alle amministrazioni di coinvolgere i richiedenti asilo e di farli incontrare con la comunità”.

“Il sistema dei Centri d’identificazione ed espulsione (Cie) – ha concluso l’assessora – non funziona a causa della mancanza di accordi con i paesi da cui provengono i richiedenti asilo e sarebbe necessario, per abbreviare i tempi e non costringere le persone a una doppia detenzione, provvedere alle pratiche di riconoscimento già in carcere. Per quanto mi riguarda, infine, mi sento di escludere che il Cie di Torino verrà ampliato”

Il dibattito in Aula

Il dibattito è stato aperto dal consigliere Maurizio Marrone (FdI), che ha sottolineato “il pericolo che i clandestini, privi di controllo, vengano lasciati liberi di circolare sul territorio: una situazione che in un periodo come quello attuale non ci possiamo permettere. Riteniamo che, finché i Cie serviranno, vadano costruiti e ampliati, magari non all’interno delle città ma fuori dai centri urbani. È necessario, inoltre, rivedere la normativa per impedire a queste persone di vivere nel limbo dei ricorsi che non costituiscono titolo di rifugiato e non garantiscono l’integrazione”.

Per il gruppo Lega Nord sono intervenuti Alessandro Benvenuto e Gianna Gancia, che hanno espresso il proprio disappunto per quanto fatto in questi mesi in Piemonte.

“Chiediamo al Governo un cambio di posizione – ha affermato Benvenuto – e che prenda atto del fatto MIGRANTI MAREche solo il 5% delle persone sbarcate in Italia sono veri profughi”.

“Non è un fatto di pietas o di cristianità – ha aggiunto Gancia – Madre Teresa non ha mai detto ai poveri dell’India di andare in Europa. Non possiamo rischiare una guerra civile perché non siamo in grado di gestire un dramma umanitario”.

Per il Movimento 5 Stelle la consigliera Stefania Batzella e il consigliere Gian Paolo Andrissi hanno evidenziato la necessità di darsi da fare “facendo di tutto per coinvolgere anche i Comuni più restii a impegnarsi”.

“Se quando sono stati ‘inventati’, a metà degli anni ‘90 del Novecento, i Cie potevano essere necessari per trattenere gli stranieri destinati all’espulsione che si trovano in situazioni d’irregolarità, oggi non possiamo non osservare che sono strutture che non rispettano la dignità e i diritti della persona”, ha osservato Batzella.

consiglio X 1“Purtroppo è pratica comune prima vendere le armi e poi creare i profughi – ha denunciato Andrissi -. Non possiamo non prendere atto che un gran numero di profughi è conseguenza della crescita delle esportazioni di armi di cui anche l’Italia si è resa colpevole per destabilizzare l’Africa, l’Oriente e l’est Europa”.

Per il consigliere Gian Luca Vignale (FI) “delle quattro rotte dell’immigrazione verso l’Europa solo quella italiana ha visto incrementare il numero degli sbarchi, a differenza di quelle spagnola, greca e balcanica. È necessario stipulare un accordo con la Libia e penso sia sbagliato non aprire i Cie perché entro la fine dell’anno ci saranno tra i 2.000 e i 4.000 migranti che diventeranno clandestini e magari mano d’opera, in Italia o all’estero, per la criminalità organizzata”.

“I migranti sbarcati sulle nostre coste – ha sottolineato Grimaldi (Sel) – sono 181mila e molti di loro pagheranno le nostre pensioni. Una cosa di cui il nostro paese non può vergognarsi è il fatto di accogliere. I Cie sono nati per identificare ed espellere e il loro fallimento è un termometro di disumanità certificato da Commissioni d’inchiesta. Chiediamo a gran voce il superamento di quelle strutture perché non hanno più senso di esistere”.

La consigliera Nadia Conticelli (Pd) ha dichiarato che “si potrebbero semplificare alcuni passaggi consiglio campanaburocratici, come l’identificazione, espletata magari nel momento della detenzione” e ha lodato “la strada intrapresa dal Governo per coinvolgere l’Ue al di là dell’Italia e della Grecia per attivare un modello di accoglienza europeo. Raccomandiamo, nell’incontro di domani al Ministero, di porre il problema dei minori che, al compimento del diciottesimo anno, vedono interrompersi bruscamente i progetti di educazione e di formazione”.

La replica del presidente della Giunta

Al termine del dibattito il presidente della Giunta Sergio Chiamparino ha sottolineato di credere “di essere nel giusto nell’aver preso una posizione diversa rispetto a quella delle Regioni che sono per il no all’accoglienza” e di sentirsi onorato “di essere presidente di una Regione in cui gruppi di richiedenti asilo sono andati a prestare soccorsi sui luoghi del terremoto o in molte zone del Piemonte nei giorni dell’alluvione”.

La Lega Nord per l’elezione diretta nei Comuni e nelle Province

molinari-nuovaI parlamentari piemontesi della Lega Nord hanno illustrato a Palazzo Civico una proposta di legge per trasferire le competenze del prefetto in parte al presidente della Provincia e in parte al questore. Hanno presentato l’iniziativa  Stefano Allasia e Roberto Simonetti, con il segretario nazionale della Lega Nord Piemont Riccardo Molinari. L’intento è di tornare all’elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali e del sindaco e consiglieri metropolitani. “Noi siamo sempre stati contrari alla riforma Delrio, che aveva come presupposto la riforma costituzionale – commenta  Molinari -. Ora ci troviamo in un momento di vuoto normativo ed è necessario quindi che il Parlamento intervenga per tornare a un sistema di autonomie locali scelte dai cittadini”.  La Lega sostiene che l’amministrazione provinciale, dovrebbe occuparsi  della sicurezza e della gestione dell’emergenza immigrazione e accoglienza, mentre oggi “vengono prese decisioni dall’alto senza coinvolgere i territori. Pensiamo che a essere ridimensionate e razionalizzate dovrebbero essere le competenze delle prefetture e non quelle della provincia”, conclude Molinari.