Ieri un violento lento temporale si è abbattuto a Torino, con forti raffiche di vento e anche qualche chicco di grandine. Alcune strade sono state allagate a Montanaro, con tetti divelti a Verolengo. Una forte grandinata ha colpito il Monferrato. Maltempo ieri anche nel Piemonte orientale.
Nel parco della cascina Vigna a Carmagnola è in programma da martedì 9 a sabato 13 giugno prossimi il festival letterario “Letti di Notte 2026”, sotto la direzione artistica di Maurizio Liberti.
L’evento, giunto alla sua decima edizione consecutiva, è patrocinato dalla Città Metropolitana di Torino, promosso dal gruppo di Lettura Carmagnola del Comune nell’ambito delle iniziative del mese della cultura.
Durante le serate di “Letti di Notte”, gli autori presenteranno le loro opere, dialogando con i giornalisti – investigatori e rispondendo alle domande del pubblico e rendendosi poi disponibili per il firma copie.
Tutti gli incontri avranno inizio alle 21, a ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Non è prevista la prenotazione.
Il primo incontro sarà martedì 9 giugno con la giornalista Concita De Gregorio, che presenterà il suo libro dal titolo “ La cura”( Einaudi Editore), mercoledì 10 sarà la volta di Viola Ardone con il libro “Tanta ancora vita”, sempre di Einaudi editore; giovedì 11 Fulvio Marino presenterà “Tutto il mondo del pane”, edito da Slow Food; venerdì 12 Enzo Iachetti sarà sul palco per presentare il suo libro “25 minuti di felicità” e sabato 13 giugno Felicia Kingsley presenterà dell’editore Newton Compton il suo libro intitolato “ Mezzanotte a Parigi”.
Durante il festival ogni sera si esibiranno le artiste di Essenza Danza, con momenti di ballo ispirati ai libri e agli scrittori presenti sul palco, grazie alle coreografie ideate da Elena Piazza.
Prosegue anche l’iniziativa “Letti di Notte Kids”, nata da un’idea della Fondazione di Comunità di Carmagnola realizzata da MUSLI Torino, in collaborazione con l’Associazione MuseInsieme e Istituto Baldessano Roccati. Si tratta di un laboratorio gratuito per bambini, in modo che i genitori possano godersi tranquillamente le serate.
A Carmagnola è previsto anche un Extrafestival, in cui sono attesi Paolo Kessisoglu con “Ieri è il momento giusto”, mercoledì 3 giugno alle 21; Maurizio Ferrini e Giovanni Fabiano con “A carnevale ogni omicidio vale “ mercoledì 17 e Alessandro Beloli con “Geopolitica a portata di mano” , mercoledì 24 giugno.
“Letti di Notte” rientra per il quarto anno consecutivo in “Luci del Festival” del Salone Internazionale del Libro di Torino. Il manifesto originale dell’edizione 2026 è stato disegnato da Stefano Tambellini e la sigla ufficiale del festival è, quest’anno, rappresentata dalla canzone “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani, rivisitata dal gruppo musicale carmagnolese X Beats e dal compositore Gerardo Bergamo.
Il videoclip originale della canzone è stato realizzato dal regista Davide Lamberto.
Numerose anche le iniziative collaterali previste. Sul fronte gastronomico è in vendita la “Book Pie”, un dolce ideato dalle panetterie cittadine . Quest’anno la frolla al cioccolato racchiude una farcitura di fragole. Parallelamente i gelatai del territorio proporranno il “Book Cream”, ispirato ai sapori del “Book Pie”. Sarà anche presente la frolla estiva rivisitata dai maestri pasticceri carmagnolesi con il nome di “Book Sacher”.
Per il terzo anno torna il Contest fotografico “Libri, libri, libri” realizzato con il contributo del Circolo fotografico “La fonte” di Carmagnola.
Due i concorsi per le scuole superiori del territorio, con premiazione il 10 giugno. Il contest di scrittura “ Adesso scrivo io’, che quest’anno ha affrontato il tema del mondo tra venti anni e ha visto protagonisti studenti dell’Istituto Arimondi-Eula di Racconigi. Allievi e allieve del Baldessano- Roccati di Carmagnola si sono cimentati nel contesto “ Adesso creo io” tra scrittura fotografica, musica, video dedicati al tema del karma.
È tornato il concorso delle vetrine per i negozi del territorio. Tutto gli allestimenti scenici di “Letti di notte 2026” sono stati affidati a un’iniziativa di economia circolare e recupero sociale, la Blulab, mentre le “Book Pie” sbarcano anche a Torino grazie alla collaborazione con il panificio Panacea Social Farm.
Una mostra antologica è poi dedicata alle precedenti edizioni del Festival, con scatti del circolo fotografico La Fonte, nell’ambito del progetto “Arte che cura” del reparto di Oncologia dell’Ospedale San Lorenzo di Carmagnola, in collaborazione con l’ASL TO 5.
Per i dettagli della manifestazione www.gruppodilettura.net o tel 3925938504.
MM
A Villa Pasta ritorna il festival annuale di Burolo da venerdì 5 a domenica 7 giugno, con l’omaggio a Gianna Baltaro
Ritorna a Burolo, nel Canavese, nella splendida location di Villa Pasta, la quinta edizione del festival Noir, occasione d’incontro tra mistero, storia e leggenda. Si tratta di un ricco programma patrocinato dall’amministrazione comunale di Burolo insieme a CNA Editoria e Torino Città metropolitana. L’evento, organizzato da Edizioni Pedrini, presenta una serie di incontri con il pubblico che spaziano dalla presentazione di libri al teatro, al canto tradizionale, comprendendo due esposizioni. Il festival, che da anni richiama centinaia di appassionati, si aprirà venerdì 5 giugno con i saluti istituzionali portati dal sindaco Franco Cominetto e dall’Assessora Elena Viretto, per proi proseguire con Maria Teresa Chechile per proporre “Eudaimonia”. Alle ore 18, la prima giornata sarà conclusa dalla docente Ornella Cerutti con “Omaggio oer i centenari di Carlo Fruttero e Gianna Baltaro”, indimenticabile giornalista di cronaca nera e, in seguito, negli anni Novanta, autrice di libri polizieschi che ha creato il genere di un giallo storico torinese, dando vita alla figura dell’ex commissario Andrea Martini, personaggio fisso dei suoi 18 romanzi, insolito investigatore che agisce nella Torino degli anni Trenta. Sabato 6 giugno, alle ore 14, l’appuntamento sarà davanti all’ingresso di Villa Pasta, con la visita guidata curata dall’Amministrazione Comunale alla dimora storica, che avverrà anche domenica alla stessa ora. A partire dalle 15.30 si terranno gli incontri con gli autori, a cominciare dalla scrittrice Debora Bocchiardo, che presenterà “Straordinario quotidiano”, seguito dall’incontro con Paolo Ghiggio, che presenterà “Noir. La bicicletta e la cronaca nera” di Hever Edizioni; Antonio Albace presenterà il romanzo “I Custodi del Passo di Penn”, di recente distribuito sul mercato francese e italiano; Silvia Bardesono, già autrice di due libri con la Rizzoli, che presenta il suo ultimo lavoro “Il canto di Vega”; alle 17.30, Luigi Conti presenterà il libro fresco di stampa “E il sole si fermò”, cui seguirà Valerio Camillo Grosso, che presenterà “La terra degli insaziabili”, il primo horror ambientale in Canavese. Alle 21 si terrà una serata di canto tradizionale con il repertorio del Coro Bajolese e in vetrina il libro di Amerigo Vigliermo “Le due anime di un uomo”.
Domenica 7 giugno verranno svelati i “diamanti del cuore della montagna” con l’autrice Sara Lucianaz, insieme a un’esposizione small size dei cristalli del Monte Bianco, cui seguirà un conferenza sullo spreco alimentare condotta da Franco Fassio , docente dell’Università del Gusto di Pollenzo, da Alessandro Musso, presidente Slow Food del Canavese, e dal presidente del distretto del cibo e del vino di Mombarone, Serra Morenica di Ivrea, Franco Cominetto. Nel pomeriggio aprirà i lavori il direttore editoriale della Pedrini, che presenterà “Ipotesi templare. Lettera e storia della chiesa di Santa Maria Maddalena di Burolo”. Seguiranno con le loro opere gli autori Stefano Ridella, Federico Mantegari, Cristina Calardo, Isabella Rosa Pivot. La chiusura del festival sarà affidata all’autore Danilo Alberto, che presenterà “Il sussurro del bagatto”, con la partecipazione della compagnia teatrale Voci nel frutteto – Macedonia d’arte, che porta in scena “La notte delle leggende”, collegato alla presentazione d3l libro di Danilo Albertome proposta la lettura dei Tarocchi da parte della Bottega della Magia di Ivrea. Sarà presente nella galleria di Villa Pasta l’esposizione dei 22 Arcani Maggiori, le storiche carte da gioco Tarocchi Piemontesi di Viassone degli anni Venti. Domenica 7 giugno, dalle ore 14 fino a sera inoltrata , si esibirà il gruppo storico medievale del Canavese Lj Ruset, con esposizione di costumi, laboratori per bambini, giochi per adulti e tamburi nel parco di Villa Pasta.
Sabato e domenica, in orario 14.30-18 a offerta libera
Informazioni al numero 393 9988875
Mara Martellotta
Si è infatti conclusa la prima tranche dei lavori, che ha interessato la sede tranviaria e una prima parte della carreggiata, consentendo il completamento degli interventi di risanamento e impermeabilizzazione dell’impalcato in quel tratto del ponte.
Con la riapertura al traffico delle due corsie interne adiacenti alla sede tranviaria, le lavorazioni si sposteranno ora sulle corsie laterali del ponte, con l’obiettivo di completare l’intervento entro l’inizio di settembre, prima della riapertura delle scuole.
Anche in questa seconda fase dei lavori sarà sempre garantito il collegamento stradale tra le due sponde della Stura, pur con le limitazioni necessarie a consentire lo svolgimento delle attività di cantiere in condizioni di piena sicurezza.
L’intervento complessivo prevede il rifacimento della pavimentazione stradale, il rinnovo dell’impermeabilizzazione e il miglioramento del sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche: opere fondamentali per proteggere nel tempo la struttura del ponte dalle infiltrazioni e migliorarne sicurezza, funzionalità e durata.
Per ottimizzare i tempi e ridurre al minimo i disagi alla circolazione, durante questa fase opereranno contestualmente sull’infrastruttura anche IRETI e TERNA, impegnate nella realizzazione di due nuovi elettrodotti. La scelta di concentrare gli interventi in un unico cronoprogramma consentirà di evitare l’apertura di nuovi cantieri nei prossimi mesi e di preservare l’integrità delle pavimentazioni appena ripristinate.
Il ponte Ferdinando di Savoia, realizzato tra il 1926 e il 1928 e successivamente ampliato negli anni Sessanta, rappresenta uno dei principali collegamenti viari verso la zona nord della città. Tra il 2002 e il 2007 l’infrastruttura è stata inoltre interessata dai lavori per la realizzazione della linea tranviaria 4.
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Sottopasso Donat Cattin, chiusure alternate
Per consentire lo svolgimento di alcuni interventi di manutenzione straordinaria e di aggiornamento degli impianti di sicurezza, dalla prossima settimana il sottopasso Donat Cattin di corso Mortara sarà interessato da alcune chiusure parziali al traffico veicolare.
Nel dettaglio, il fornice sud del sottopasso, in direzione da corso Potenza verso via Orvieto, sarà chiuso dalle ore 9.30 alle 16.30 nelle giornate di lunedì 1 giugno e da mercoledì 3 a venerdì 5 giugno.
Il fornice nord, in direzione da via Orvieto verso corso Potenza, sarà invece chiuso in orario notturno, dalle ore 22 alle 6, da lunedì 8 a venerdì 12 giugno. Nello stesso periodo, sempre in questa direzione ma in orario diurno, sarà inoltre attiva una parzializzazione della carreggiata, con riduzione da due a una corsia, limitatamente ai tratti interessati dagli interventi di manutenzione.
Si invitano gli automobilisti a prestare attenzione alla segnaletica e a pianificare eventuali percorsi alternativi durante i giorni di chiusura del sottopasso.
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Donne, ring e movida d’eccellenza
Dalla mecca thailandese della lotta al salotto di Torino. Il 28 giugno, “l’Italian Psycho” della Muay Thai affronterà la portoghese Leonor Magalhaes in un evento che scardina gli stereotipi degli sport da combattimento, unendo l’adrenalina del ring a un esclusivo format dinner-show.
TORINO – Ha calcato i ring più ostili del mondo, arrivando a combattere nel leggendario Lumpinee Stadium in Thailandia, il tempio sacro e inaccessibile delle arti marziali. Ora, per Giorgia Pieropan, è arrivato il momento di riabbracciare la sua città. L’atleta torinese, vera e propria icona internazionale e già detentrice di prestigiose cinture WBC, sarà una delle stelle assolute del Torino Fight Night, l’evento che il prossimo 28 giugno 2026 trasformerà il ONE Club (Corso Massimo D’Azeglio 11) in un’arena incandescente.
La sfida internazionale: Italia vs Portogallo
Conosciuta nel circuito con il temibile soprannome di “Italian Psycho” per la sua imperturbabilità sul quadrato, la Pieropan incrocerà i guantoni con la pericolosa fighter lusitana Leonor Magalhaes. Il match, valido per i vertici delle classifiche europee, si svolgerà con regolamento K-1 Fight Code Rules: una disciplina che vieta le lunghe fasi di stallo e predilige un ritmo forsennato, fatto di combinazioni fulminee di pugni, calci e ginocchiate. La Magalhaes arriva in Italia con la chiara intenzione di firmare l’impresa e superare la beniamina di casa, ma la campionessa torinese è pronta a difendere il proprio territorio in quello che si preannuncia come uno scontro ad altissimo tasso tecnico.
Un format che rompe gli schemi: sport e costume
La vera rivoluzione che sta attirando l’attenzione della città è però la cornice dell’evento. Lungi dall’essere rilegato nelle fredde palestre di periferia, il Torino Fight Night scardina gli stereotipi e porta lo sport d’élite all’interno di uno dei club più esclusivi della movida cittadina.
Ring e gabbia domineranno il centro del ONE Club, circondati da eleganti tavoli VIP. Una vera e propria formula “dinner-show” concepita in puro stile Las Vegas, che permette di vivere l’adrenalina del grande sport internazionale gustando una cena a pochi centimetri dai campioni. Un’operazione di sport, intrattenimento e valorizzazione del territorio che ha incassato il triplo patrocinio istituzionale di Consiglio Regionale del Piemonte, Città Metropolitana di Torino e Città di Torino.
Oltre alla sfida femminile, la spettacolare fight card offrirà il grande rientro nella boxe professionistica di Andrea Scarpa, l’assalto al Titolo Mondiale WKU del torinese Riccardo Allena e l’atteso Main Event con il colosso internazionale Yuri Farcas.
Info e biglietteria
I biglietti e gli accessi VIP per l’evento (inizio incontri ore 18:30) sono disponibili in esclusiva sul portale ufficiale: www.one-torino.it.
cs
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EDITORIALE
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Il sondaggio sui partiti della Prima Repubblica deve preoccupare la Schlein
Successo di pubblico ai Musei Reali di Torino durante il lungo ponte del 2 giugno 2026, Festa della Repubblica italiana.
Da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno 2026 sono stati emessi 12.294 biglietti che hanno consentito la visita alle collezioni permanenti e alla ricca proposta culturale dei Musei Reali. Allo Spazio Leonardo, il pubblico ha potuto ammirare un disegno autografo del genio vinciano, _Tre vedute di testa virile con barba_, esposto fino al 28 giugno 2026 al primo piano della Galleria Sabauda. Molto apprezzati anche i due appuntamenti dedicati alle raccolte e agli spazi abitati da Margherita di Savoia (1851-1926), prima regina d’Italia, a cento anni dalla scomparsa: fino al 6 gennaio 2027 la Biblioteca Reale, che ne custodisce la collezione libraria, ospita la mostra dossier _Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale_ mentre, nel Medagliere Reale, _Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia_ presenta una selezione della straordinaria collezione numismatica dei Musei Reali. A queste rassegne si è aggiunta dal 30 maggio, nello Spazio Scoperte dei Musei Reali al secondo piano della Galleria Sabauda, la mostra dossier _La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo_, che propone fino al 15 settembre un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557), grazie al prestito della _Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto_ dall’Accademia Carrara di Bergamo, e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548) con due opere della pinacoteca sabauda. _Sold out_ anche le visite speciali per l’iniziativa _I Palazzi delle Istituzioni si aprono alla città_, organizzata in occasione di tre ricorrenze dal profondo valore civico (25 aprile, 2 giugno, 4 novembre, giornate in cui l’ingresso è gratuito nei musei e nei luoghi della cultura statali), grazie a una rete di sei istituzioni pubbliche con sede in edifici storici nel cuore della città. L’evento è promosso dalla Città di Torino-Presidenza del Consiglio comunale e dalla Prefettura di Torino in collaborazione con la Città metropolitana di Torino, Turismo Torino e Provincia e, per il Ministero della Cultura, con i Musei Reali e l’Archivio di Stato di Torino. Ottima è stata anche l’affluenza libera nei Giardini Reali – 6.513 – rilevata grazie a un applicativo digitale.
Più di 10mila visitatori hanno scelto le Residenze reali sabaude della Direzione regionale Musei nazionali Piemonte nel lungo ponte della Festa della Repubblica, confermando l’interesse per il patrimonio storico e culturale del territorio.
A registrare il dato più alto è stato il Castello di Racconigi, che ha accolto 4.086 visitatori. Seguono il Castello di Agliè con 2.265 ingressi e Villa della Regina con 2.213. Palazzo Carignano ha registrato 944 visitatori, mentre il Castello di Moncalieri ha accolto 500 persone.
Nel complesso, i cinque siti hanno totalizzato 10.008 ingressi tra il 30 maggio e il 2 giugno.
Le Residenze reali sabaude – Direzione regionale Musei nazionali Piemonte
Residenze reali sabaude – Direzione regionale Musei nazionali Piemonte è un istituto autonomo del Ministero della cultura, creato nel 2024 per potenziare sul territorio la cura e la valorizzazione dei luoghi della cultura statali del Piemonte, secondo strategie avanzate con il territorio e lo sviluppo degli itinerari turistico-culturali.
Ad essa afferiscono 5 Residenze reali:
– Palazzo Carignano – Torino
– Villa della Regina – Torino
– Complesso monumentale del Castello e parco di Racconigi – Racconigi (CN)
– Complesso monumentale del Castello ducale, del giardino e parco di Agliè – Agliè (TO)
– Castello di Moncalieri – Moncalieri (TO)
e altri sette luoghi della cultura statali:
– Castello di Serralunga – Serralunga d’Alba (CN)
– Forte di Gavi – Gavi (AL)
– Abbazia di Vezzolano – Albugnano (AT)
– Abbazia di Fruttuaria – San Benigno Canavese (TO)
– Area Archeologica di Augusta Bagiennorum – Bene Vagienna (CN)
– Area Archeologica della città romana di Industria – Monteu da Po (TO)
– Area Archeologica di Libarna – Serravalle Scrivia (AL)
I visitatori nei 4 giorni del ponte del 2 giugno (sabato 30 e domenica 31 maggio – lunedì 1 e martedì 2 giugno 2026) alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, al MAO Museo d’Arte Orientale e a Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino.
GAM: 2029 ingressi
MAO: 3649 ingressi
Palazzo Madama: 3628 ingressi
Totale Fondazione Torino Musei: nelle quattro giornate sono stati staccati 9306 biglietti.
Sono stati 5.404 i visitatori che hanno scelto la Palazzina di Caccia di Stupinigi durante il lungo ponte che ha accompagnato la Festa della Repubblica, dal 30 maggio al 2 giugno 2026.
Nel dettaglio, gli ingressi registrati sono stati 1.150 sabato 30 maggio, 1.569 domenica 31 maggio, 1.276 lunedì 1° giugno e 1.409 martedì 2 giugno, per un totale di 5.404 visitatori nei quattro giorni.
L’attesa, come ogni anno, si era fatta spasmodica con il passare dei giorni. L’appuntamento della gita parrocchiale – con il passare degli anni – era diventato la più importante occasione di cui potevano disporre gli abitanti del paese per respirare un po’ d’aria diversa, visitare qualche località, stare in compagnia.

Don Giusto, parroco di Sant’Anna, coadiuvato da Carlin e Isadora – il sacrestano e la fidatissima perpetua – dopo tanti viaggi nelle Langhe, tra le colline dell’astigiano e nelle campagne dell’Oltrepo pavese, aveva avanzato una proposta del tutto nuova. Ne discussero parecchio e alla fine decisero democraticamente, due contro uno: sarebbero andati in Valle d’Aosta, fino a Courmayeur. Da subito si era registrata un’intesa tra il prelato e la sua assistente mentre Carlin si espresse per un itinerario “più tradizionale”. “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”, ripeté più volte, inascoltato. In realtà, le strade vecchie, negli anni precedenti, portavano dritte in mezzo alle vigne dei barbera, dei dolcetti e delle bonarde. E cosa c’era di meglio, a giudizio del Carlin, di un buon mezzo litro di quello buono? A spalleggiarlo, di solito, c’era il maestro Rubicondi, il quale – citando Molière – sosteneva come fosse grande “la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico”. E loro due, libri a parte, erano grandi amici e, soprattutto, forti bevitori. Ma, per un caso fortuito, il maestro era costretto a letto per colpa di una brutta storta che si era procurato uscendo un po’ brillo dall’Osteria del Gatto Nero. Non aveva visto il gradino, inciampando e finendo lungo e tirato sul selciato. Senza l’aiuto e il sostegno dell’amico letterato, Carlin dovette soccombere all’altrui volere. Così la gita prese una via diversa da quelle a sfondo enologico anche se il sacrestano pensò che, in un modo o nell’altro, una puntata alle cantine della Vallée ci sarebbe scappata. Già prima dell’alba un piccolo gruppo si era dato appuntamento nella piazza, davanti alla statua di Massimo d’Azeglio.
***
L’attesa del torpedone li aveva resi insonni e tanto valeva, a quel punto, prepararsi così da poter salire per primi sul mezzo e accaparrarsi i posti migliori, quelli davanti. Scarsamente abituati ai viaggi lunghi e immaginando una strada tutta curve, a scanso di equivoci e di fastidiosi mal d’auto, era consigliabile mettersi dietro al guidatore, con la strada bene in vista dal parabrezza dell’autobus. Carlin era tra questi. Sia lui che la moglie, Margherita, si erano tirati a lucido, con l’abito delle grandi occasioni. La consorte, oltre alla borsetta, aveva una grande sporta dove teneva il vettovagliamento necessario per quel viaggio. Tra i generi di conforto, nemmeno dovessero andare chissà dove, c’erano frittate, tomini elettrici, coregoni in carpione, capponatine di verdure, un paio di salami e di piccole tome, pane bianco e di segale. Ovviamente, ça va sans dire, un fiaschetto di quel vino che faceva resuscitare anche i morti. Il torpedone arrivò puntualmente in ritardo di una buona mezz’ora e, brontolando sottovoce, la comitiva occupò tutti i posti disponibili, lasciando quello a fianco dell’autista a Don Giusto che sull’abito talare aveva indossato una vecchia giacca a vento nera. Partirono e dopo aver oltrepassato Ivrea, Montaldo Dora e Borgofranco, giunti nei pressi di Carema, si udirono i primi gemiti da parte di alcuni passeggeri. Quel cartello che campeggiava all’ingresso del paese, “Fermati a Carema dove il tempo ha un sapore” era ben più che un invito per chi non vedeva l’ora di godersi la festa dell’uva, andar per cantine all’assaggio di quell’inebriante nebbiolo o sedersi al tavolo delle osterie. Il parroco, ben consapevole del significato di quei mugugni, non s’intenerì e invitando il conducente a proseguire, smorzò ogni speranza a coloro che pregustavano quel nettare rosso rubino. Nemmeno il tempo di una sosta lampo presso la piccola rivendita al minuto della signora Lina, tento il sacrestano con voce implorante? Don Giusto, ostinato e inflessibile, non rispose nemmeno, lanciando uno sguardo che non incenerì Carlin solo perché aveva bisogno del suo aiuto per tenere in ordine la sacrestia e la chiesa. Il vecchio Fiat 314 varcò il confine tra Piemonte e Valle d’Aosta ansimando. In breve si lasciò le spalle, dimostrando d’essere ancora in grado di svolgere la sua funzione dopo alcuni decenni di onorato servizio di linea, i primi paesi della Vallée. Il Forte di Bard, imponente fortezza costruita nel XIX secolo dai Savoia, dominava la valle dal suo strategico sperone roccioso, sbarrandone l’accesso. A bocca aperta, torcendosi il collo per guardar meglio le mura dai finestrini, gran parte dei partecipanti alla gita restarono incantati. I commenti si sprecarono, al punto che passarono da Arnad velocemente, trovandosi alle porte di Verrès. L’unico ad accorgersi che avevano attraversato il paese del famoso lardo, più immusonito che mai, era il povero Carlin. Ma dopo lo sgarbo di Carema, dal quel suo “don” non si aspettava più nulla di buono, almeno nel viaggio d’andata. Poi, per il resto, si sarebbe visto. Il torpedone faticò molto sulle rampe del Montjovet. La salita della Mongiovetta mise a dura prova i pistoni del motore del pullman che riprese la sua marcia regolare solo nei pressi di Saint Vincent ( lì nessuno ebbe da ridire: il casinò e il gioco d’azzardo non erano nelle corde e nelle possibilità dei gitanti). Il tratto da Chambave a Nus – con il castello medievale di Fénis, uno dei più famosi e meglio conservati d’Italia – venne “digerito” facilmente , una dozzina di chilometri più avanti, entrarono in Aosta. La visita all’antica Augusta Praetoria, la “Roma delle Alpi”, fu rapida. Don Giusto, basco in testa e passo garibaldino, guidò la comitiva della parrocchia di Sant’Anna dall’Arco di Augusto alla Porta Pretoria, attraversando la lastricata via Sant’Anselmo senza per star occhio a vetrine e botteghe. Un salto al Foro e al teatro romano, poi un giro in piazza Chanoux e l’immancabile preghiera nella Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, con la sua facciata massiccia e i due campanili romanici. Il ritorno all’autobus fu ancor più rapido, con il gruppo sollecitato dal parroco che esortava “Dai, dai. Presto che è tardi! Passi lunghi e ben distesi che ci aspettano a Courmayeur per il pranzo!”. Poco meno di quaranta chilometri sulla Statale 26 furono percorsi in un soffio, passando da Sarre, Saint Pierre, Morgex.
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Forse fu la fame ( nonostante gran parte delle provviste, preparate per la merenda del ritorno, fossero già state consumate) ma l’arrivo a Courmayeur venne salutato da un gran applauso. Il signor Del Grosso, l’autista, si guadagnò delle robuste pacche sulle spalle, mostrando però di non gradire tutto quell’entusiasmo. Allo Chalet de la bonne cuisine, il cuoco – monsieur Vittoz – aveva preparato una grande tavolata, riservando la sala più spaziosa alla comitiva canavesana. Don Giusto fece accomodare tutti e chiese un minuto di silenzio e raccoglimento in preghiera. A voce bassa, il prelato disse: “Guarda con bontà, o Signore, e benedici questo cibo e tutti coloro che l’hanno preparato; aiutaci a condividere il nostro pane con tutti i poveri del mondo”. Dopo aver fatto tutti il segno della croce, iniziarono il pranzo. E, come promesso nei giorni precedenti, il banchetto fu davvero memorabile. Dopo gli antipasti con i salumi tipici – dal lardo d’Arnad al prosciutto alla brace, dalle mocette ai boudins – si passò al primo: una scodella di pèilà, la minestra di farina di segale e di frumento, con pane, fontina e burro. “Una cosina leggera,eh!”, disse la signora Margherita che però non ne lasciò nemmeno un’ombra. La seconda portata fu molto apprezzata. E a chi non piaceva la carbonade? Antico piatto di montagna a base di carne bovina salata a lungo e cotta lentamente con aglio e lardo affumicato. Preparata con il vino rosso, sparì in un battibaleno. Poi, per gli stomaci più resistenti, quelli che il prevosto amava definire “i mai sazi”, una larga fetta di polenta con fontina e toma ( quella locale, poiché l’altra e più famosa, quella di Gressoney, era finita). Come dolce, per tutti, le tegole valdostane, celebri gallette di pasta di mandorle. E il vino? In fondo – da Carema in poi – l’attesa per quel nettare d’uva andava in qualche modo compensata. E così venne servito dell’Enfer rosso, prodotto nelle vigne di Arvier. Sul nome, Don Giusto ebbe da ridire ma si trovò d’accordo sulla sua ottima qualità con il suo sacrestano, sentenziando un po’ brillo “A chi non piace il vino, il Signore faccia mancare l’acqua”. Si pentì, chiese perdono per quell’improvvida frase e, con fare mesto, se ne versò un altro bicchiere. Al termine del pranzo – sorbiti caffè e una grappa o un génépy come ammazza-caffè – raccolsero le loro cose predisponendosi al ritorno. Una breve sosta venne dedicata per una visita e una preghiera al Santuario di Notre Dame di Rochefort, poco distante da Arvier. E poi, via. In discesa, verso Aosta e il canavese, con il vecchio Fiat 314 affidato alle cure di Ausilio Del Grosso che, da autista provetto e responsabile, si era limitato ad un solo bicchier di vino e agli antipasti. Giunsero al calar delle prime luci della sera nella piazza dove, insensibile al tempo e alle stagioni, li aspettava la statua del grande statista Massimo Taparelli. Si salutarono, congedando l’autista che doveva condurre il mezzo alla rimessa di Ivrea. Don Giusto era contento e strinse la mano a tutti, ringraziandoli per la compagnia e per l’ottimo contegno che avevano dimostrato. “ Ah, cari miei. Se il buon D’Azeglio, ai tempi suoi e di Cavour avesse potuto contare su dei concittadini così in gamba, in quel suo dire – “Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani” – avrebbe inserito una nota di speranza in più”, disse il prelato. In qualche sguardo s’intuì un cenno di commozione e a un paio di gentildonne scese una lacrima fugace. Solo Margherita lanciò uno sguardo torvo al suo Carlin che, quatto quatto, se ne stava andando verso l’Osteria del Gatto Nero a verificare se almeno lì c’era traccia di quel Carema che avrebbe voluto sorseggiare e che gli era rimasto in mente come un desiderio inappagato.
Marco Travaglini