Il Piemonte, le province di Cuneo e Asti in particolare, si preparano a diventare il cuore del ciclismo italiano con l’organizzazione dei Campionati Italiani Elite 2026: il 25 giugno la prova a cronometro, il 27 giugno la corsa in linea.
La presentazione nei giorni scorsi a Torino nel Grattacielo Piemonte, alla presenza del presidente della Regione Alberto Cirio, dell’assessore al Turismo e Sport Paolo Bongioanni, del presidente della Lega del Ciclismo professionistico Roberto Pella e del pluricampione Claudio Chiappucci.
Con loro anche il presidente del Comitato piemontese della Federazione Ciclistica Italiana Massimo Russo, l’assessore allo Sport del Comune di Cuneo Valter Fantino, il sindaco di Vicoforte Gian Pietro Gasco e un rappresentante del Comune di Briaglia.
Il presidente Cirio ha ricordato che «il Piemonte è l’unica regione italiana ad aver ospitato le tre grandi classiche, Giro, Tour e lo scorso anno la partenza della Vuelta a España. Dopo i campionati italiani stiamo lavorando alla candidatura per ospitare una delle prossime edizioni dei Campionati europei e mondiali». Cirio ha poi formulato gli auguri a Francesco Moser, in collegamento dal Trentino, nel giorno del suo 75° compleanno: «È particolarmente significativo poterle fare questi auguri da Torino, perché qui è nata l’Italia e lei è una delle più belle immagini che l’Italia ha dato al mondo». Moser ha sottolineato i suoi forti legami con il Piemonte: «Ricordo la cronometro del 2014 del Giro d’Italia fra Barolo e Barbaresco, detta “La Cronometro dei Vini”. E lo scorso anno eravamo a Pollenzo dove abbiamo pedalato per una settimana fra i vigneti più belli».
L’assessore Bongioanni ha evidenziato il volano fra sport, turismo e promozione del territorio: «È la prima volta che gli assoluti arrivano in provincia di Cuneo, con una cronometro che parte da un capolavoro di arte e architettura come il Santuario di Vicoforte per arrivare a Barolo, la capitale italiana del vino, e una tappa in linea che prende il via da Asti per concludersi davanti alla sede della Provincia di Cuneo attraversando 38 Comuni. Siamo la Regione d’Italia che, grazie al presidente Cirio, ha puntato con maggiore convinzione sui grandi eventi sportivi. Per la prima volta abbiamo avuto a Torino poche settimane fa il wrestling, che ha portato le nostre clip con le immagini del Piemonte nelle case di 450 milioni di spettatori in tutto il mondo».
In viceocollegamento anche un altro campione legato a una vittoria piemontese, Fabio Aru, che conquistò la maglia tricolore a Ivrea nel giugno 2017.
Infine l’intervento di Roberto Pella: «Questi Campionati non sono solo una competizione sportiva, all’interno della Coppa Italia delle Regioni, ma un evento che unisce il Paese e richiama sulle strade cittadini pronti a sostenere i corridori che sognano di succedere al campione uscente Filippo Conca. Sarà una grande occasione di promozione dei territori attraversati, grazie ad una narrazione attenta e curata anche della immagini tv distribuite a livello internazionale».
Le due gare
Cronometro: il 25 giugno i corridori partiranno da Vicoforte per raggiungere Barolo al termine di un percorso di 40 chilometri caratterizzato da circa 500 metri di dislivello.
Strada: il 27 giugno partenza da Asti e arrivo a Cuneo dopo 232 chilometri e circa 2.500 metri di dislivello per un tracciato impegnativo e spettacolare che proporrà i Gran Premi della Montagna di Monforte d’Alba e Murazzano, destinati a rappresentare momenti chiave nella corsa verso il titolo.





La Città metropolitana intitola oggi la Sala più alta del grattacielo alle Madri costituenti. E’ una gran bella notizia quella che giunge da Carla Gatti dirigente della Comunicazione della Città metropolitana di Torino, sempre così attenta agli eventi più importanti fin da quando la Città metropolitana era la Provincia di Torino ,così carica di storia e di amministratori esemplari fin a partire dal Risorgimento. Il 25 giugno, data che nel 1946 segnò l’inizio dei lavori della Costituente , la Città metropolitana intitola la sua sala del quindicesimo piano di corso Inghilterra 7 alle Madri Costituenti, le ventuno elette su 556 componenti che contribuirono a scrivere il testo della Costituzione repubblicana. Se consideriamo che il 2 giugno 1946 si votò con il suffragio elettorale maschile e femminile e le donne elettrici furono parecchi milioni ,le elette furono invece un numero decisamente limitato. In Piemonte nei due collegi in cui era divisa la regione, non ci furono elette e ciò costituì motivo di polemiche del tutto motivate anche se per molto tempo riassorbite dalla disciplina di partito. Anche nei due partiti di massa che ebbero maggiori consensi, le donne non ebbero i suffragi che sarebbero stati una logica conseguenza all’ affermazione di un diritto così importante per dare completezza alla partecipazione democratica e alla reale parità tra uomini e donne. Ma ci furono elette piemontesi fuori dal Piemonte come le comuniste Rita Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella. Tra le più importanti costituenti ci furono Nilde Jotti e Angelina Merlin. Alla manifestazione di intitolazione hanno parlato solo donne importanti che sono ai vertici della Città metropolitana. Un segnale forte che dimostra come le cose siano cambiate e che le battaglie delle Madri costituenti hanno creato tante figlie e nipoti capaci di incidere politicamente, come affermato nella Costituzione che non fu solo opera dei grandi leaders di 80 anni fa che ebbero la preveggenza di scrivere un testo capace di guardare al futuro del Paese più che a polemizzare con il suo passato, come rivelano l’articolo 7 e tanti altri articoli. Questo è il pregio maggiore della Costituzione , come disse Piero Calamandrei che contribuì a scrivere molti testi , pur non essendo totalmente soddisfatto del lavoro compiuto, lui sommo giurista. Per ragioni di par condicio, direbbe uno degli eletti di 80 anni fa ,Oscar Luigi Scalfaro , va anche ricordato il presidente dell’assemblea costituente Giuseppe Saragat che tenne un magistrale discorso sul quale gli studenti della Maturità hanno avuto l’opportunità di scrivere, senza che il pensiero del presidente di allora attirasse in modo significativo l’attenzione dei giovani d’oggi purtroppo assai poco ferrati nella storia in generale e nella storia civile in particolare. D’ora in poi l’intitolazione della Città metropolitana costringerà a riflettere sull’impegno di quelle 21 donne che sono alle origini della democrazia repubblicana e che hanno dovuto lottare per lasciare un segno significativo nella storia italiana. L’elettorato attivo e passivo del 1946 stentarono a coincidere e forse neppure oggi sono pienamente realizzati.


