Manco quelli del pd ci credono alla vittoria di Lo Russo. Lo dicono a bassa voce, in modo doroteo (ricordate la dc?), ma lo fanno capire. E fecero un deserto e le chiamarono primarie.
Come nel deserto dei Tartari aspettando un nemico che arriva da un’ altra parte. Chiaretta ha dimostrato di essere fino in fondo la ragazzina viziata che ha voluto il giocattolino per poi distruggerlo. Peccato che il giocattolino si chiami Torino. Persino all’Iren son dolori. Chissà se di questo nuovo dissesto se ne occuperà la locale magistratura? Tutto è oramai possibile persino che Storari e Davigo siano sotto il torchio dei loro colleghi magistrati. Con il Consiglio Superiore della magistratura nel marasma più totale. Fortuna che c’è Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il lanciatissimo Mario Draghi. Sta lavorando e pure bene e persino gratis. Il massimo dei massimi. E con buona pace dei novelli pacifisti ci è voluto un militare esperto di logistica per dare impulso alle vaccinazioni.
Le forze politiche non si danno proprio pace. Mario Draghi incarica chi è competente , non chi gli è fedele. Per i nostri cari politici cosa alquanto incomprensibile. Tutti, sia ben chiaro nessuno escluso. Con qualche rarissima eccezione, s’intende. A chi va la palma dell’incompreso è Conte, ex presidente del Consiglio e forse ex in tutto.
Per ora gli è solo rimasta la scorta. Tutti i suoi uomini politici saltano come birilli e Casaleggio Junior si sta divertendo prendendolo in mezzo. Insomma, Conte è leader di un ologramma. Viceversa chi è molto concreto e De Magistris, Sindaco di Napoli. Magistrato un po’ zoppicante si candida come governatore in Calabria. Girovago delle candidature, al più rimedia un posto da consigliere regionale. In fondo lo stipendio è buono e non c’è l’obbligo di firma. Scatena un po’ di ragazzotti in piazza inneggianti Potere al Popolo ed il gioco è fatto. Governare gli Enti locali ? Il buco economico e finanziario è mostruosamente alto. Dopo la sentenza della Corte dei conti: i debiti debbono essere pagati entro e non oltre 3 5 anni e 2000 comuni, tra cui quello di Napoli rischiano il default, alias fallimento. La maggioranza di questi è al sud ma anche Torino sta messa molto male. È notorio a tutti che la nostra Città da 15 anni rischia di brutto. La stessa condanna sulla vicenda del bilancio che ha coinvolto la sindaca ne è una testimonianza. Anche il famoso rigorismo sabaudo è un’altra cosa. Sapete, quelle brave massaie che prima decidevano quanto risparmiavano e poi decidevano quanto spendevano. Ma mi sa che in questi 50 anni abbiamo fatto l’opposto. Abbiamo speso facendo debiti che ( forse ) qualcuno pagherà. Anche nella parsimonia Torino e’ diventata un’altra cosa. Un’altra cosa anche in termini attrattivi. Torino non attrae investimenti, non attrae più nessuno. O perlomeno attrae pochissimi investimenti e pochissimi curiosi e, sicuramente il covid ha fatto la differenza in termini negativi.
Ho ascoltato in conferenza il Professore Mario Calderini. Da’ un giudizio ” complessivamente positivo” della nostra proposta di spesa per il recovery fund. Chi meglio di lui può dirlo. Oltre 15 anni fa Presidente di Fin Piemonte ha assistito alla Fiat che scappava dalla nostra città, senza muovere un solo dito. Del resto non era mica compito suo. Lui giovane professore del Politecnico di Torino. Del prestigioso Politecnico di Torino. Ed a questo punto della storia, tocca dare ragione al ” vecchio saggio ” Sergio Chiamparino , alias il Chiampa. L’unico sindaco decisamente ok era il rettore Saracco del Poli. Unico che avrebbe potuto e saputo dire al mondo di venire ad investire in Torino. Conviene anche a voi.
Tra le altre cose, riemerge la parola magica, magica ultimamente: competenza. E con buona pace , e con tutto il rispetto per gli attuali contendenti, non vedo tali e tanti rapporti internazionali importanti per attrarre investimenti in città. Ma poi diciamocela tutta. Siamo ancora lì che cincischiamo , dopo trent’anni se fare o non fare la Tav. Follia allo stato puro. Magari ci ritroveremo con tanti buchi nelle nostre montagne in Val Susa e nessuna ferrovia funzionante. E così va la vita.
Francamente vorremmo meno convegni e più fatti. Siamo incontentabili? Si, siamo anche decisamente delusi da una classe politica locale incapace. E mi fermo lì per non incorrere in inutili querele.
Se tanto mi da’ tanto queste primarie del PD sono la premessa di ” Cronaca di una morte annunciata”. Sempre pronti nel fare mea culpa se troppo pessimisti. Per ora la realtà è andata oltre il nostro pessimismo.
Patrizio Tosetto
Se da un lato il Pd torinese invoca l’urgenza affinche’ si assegnino le concessioni, la domanda che facciamo con un’interrogazione al Ministro delle infrastrutture e’: gli 800 milioni di differenza tra il primo aggiudicatario e il secondo chi li paga?”.
Per chi ha avuto l’opportunità – e l’onore – di scrivere su quel giornale fondato da Antonio Gramsci ( com’è capitato per diversi anni a chi scrive) sono entrambi fatti di straordinario rilievo. Positivo, il primo. Drammatico, da far venire il groppo in gola, il secondo. Gli anniversari combinano sempre storia e memoria. Nel calendario privato di ciascuno di noi a prevalere è la seconda. Nel calendario civile – quello che accompagna la vita di una nazione– prevale quasi sempre la prima.
o Hemingway: sono solo alcune delle firme che all’Unità hanno consegnato parole e testimonianze del loro tempo. Direttori, redattori, inviati e tutti gli altri giornalisti come quelli che incontrai nella redazione torinese di via Chiesa della Salute ai tempi di Andrea Liberatori come capo redattore e Antonio Monticelli, capo cronista; tipografi ,linotipisti, dattilografe; i diffusori che (tutte) le domeniche portavano nelle case il giornale e gli ispettori che, come uno dei miei maestri – il vercellese di nascita e verbanese d’adozione Bruno Salvai – , visitavano incessantemente le edicole per garantirne la miglior diffusione. E’ un patrimonio di storie e vicende umane che sarebbe un eresia disperdere. La storia di un giornale – di ogni giornale – è come una tessera del mosaico nella storia di un Paese. A quella tessera che porta il nome ( “puro e semplice”) de L’Unità i democratici, i progressisti e la sinistra italiana sono legati da un affetto e una passione civile profondi. Se è vero, parafrasando quella canzone del capolavoro disneyano “Cenerentola”, “che i sogni son desideri”, per quanto difficilmente realizzabile mi piacerebbe trovare ancora tra i giornali in edicola ancora L’Unità, il “mio” giornale.
