POLITICA- Pagina 363

La sconfitta non è un destino

Il paese del giorno dopo le elezioni è riconoscibile dal colore blu scuro delle mappe che disegnano il responso delle urne.

Una tonalità che racconta, ancor più dei numeri e delle percentuali, la vittoria larga e netta della destra. Una vittoria politica sugli avversari di centrosinistra, sinistra, centro e penta stellati che – sommati gli uni agli altri, anche se l’esercizio algebrico è un poco azzardato – avrebbero reso non solo contendibile la sfida ma persino possibile la vittoria. Ma, com’è noto, le alleanze sono state realizzate solo nel campo della destra a tradizione meloniana mentre nel mai decollato campo largo progressista ci si è, chi più e chi meno, impegnati per l’ennesima volta nella diaspora. E poi ci si lamenta che i voti mancano e che un terzo abbondante di elettori preferisce disertare le urne. Il campo largo progressista è rimasto un’illusione, dimostrando da parte di tutti come i rancori e le antipatie, le divisioni e le autoreferenzialità hanno prevalso una volta di più su una possibile alleanza costruita su pochi punti chiari e comprensibili, capaci di trovare spazio e riscontro come presenza popolare, con una connotazione culturale e sociale leggibile, un modo di sentire in qualche misura comune. L’aveva già scritto, riferendosi ai già pessimi risultati per la sinistra nel 2018, un sociologo intelligente come Marco Revelli: non si tratta di una “sconfitta storica” che quella del 18 aprile del 1948. Allora la sinistra del Fronte popolare, in un mondo diviso in due, venne sconfitta dalla Dc atlantista e degasperiana  “ma non uscì di scena”.  Luciana Castellina scrisse che allora si “ritornò al lavoro e alla lotta, perché quell’esercito era stato battuto in battaglia ma c’era, aveva un corpo, messo in minoranza ma consistente, e  ritornò a tessere la propria tela”. Oggi pare come quattro anni fa, in un quadro politico tutto virato a destra, che la sinistra e i progressisti si sono fatti da parte e che gli elettori si sono limitati a sfilare accanto per andare altrove, astenendosi o dividendosi. Altro che argine democratico! Prendiamo ad esempio il Pd. Il compito più arduo che il maggior partito d’opposizione ha di fronte è la ricostruzione di se stesso e di un campo politico sotto tutti gli aspetti: organizzazione, programma e valori, alleanze. Dopo le sconfitte occorre impegnarsi a rovesciare la piramide, modellando un partito più inclusivo, meno verticale,  dove le diverse parzialità non gareggiano ma si confrontano, ridando a iscritti ed elettori non soltanto la parola  ma la capacità di incidere sulle scelte e di decidere. Con un ricambio forte delle classe dirigente che è rimasta sostanzialmente la stessa da prima di Renzi a dopo Renzi, Zingaretti e Letta. Molti dirigenti di lungo corso vanno ringraziati per ciò che hanno fatto,invitandoli a farsi da parte se non ci arrivano da soli. E a fare come Bersani che, con generosità, si è impegnato nella campagna elettorale ( e prima..) spiegando che non è necessario avere uno scranno dove sedersi nelle istituzioni per fare politica. Se si vuole rifondare la politica, la cultura e il progetto di una sinistra moderna e fare del Pd un partito saldo nei principi, robusto nell’impianto programmatico, autenticamente federalista, capace di sintesi sulle questioni più delicate e controverse ma soprattutto un partito di popolo, veramente democratico e a larga adesione, occorrono scelte nette. In caso contrario difficilmente ci si potrà sottrarre da una più o meno lenta e irreversibile agonia che condurrà ai margini della vita politica. E’ indispensabile raccogliere tutte le opposizioni attorno a un tavolo e ragionare seriamente sul futuro, ascoltandosi, cercando i punti in comune, le cose che uniscono  con umiltà, decisioni e responsabilità collettiva. E’ un dovere di tutti costruire le premesse di un confronto e di un clima positivo. Ricordiamo cosa scrisse Italo Calvino: “D’ogni intesa politica, temporanea o duratura che sia, quello che conta è il clima, cioè le energie morali che mette in moto”. Ricordiamoci che la modernità è conflitto, oltre che dialogo. E in un conflitto è necessario schierarsi. Sempre e non solo a parole nel tempo delle elezioni, magari andando ai cancelli delle fabbriche tre giorni prima del voto per farsi un selfie e far imbufalire quei lavoratori che non si sentono più rappresentati. Andare nelle periferie, nei quartieri, ascoltare e confrontarsi con la gente anche se questo può esporre a critiche, contestazioni. Parlare e incontrare i cittadini non può ridursi solo alle campagne elettorali, e nemmeno ci si può rifugiare in riunioni tra pochi al chiuso per raccontarsela tra se stessi o badare solo ai propri interessi di bottega, alle dinamiche personali di questo o quella per poi finire come è accaduto oggi con un pugno di mosche in mano.  La sinistra deve dare voce  agli ultimi, a chi ha meno possibilità e più problemi di fronte alle difficoltà di ogni giorno. E’ un modo di essere utili e necessari che è del tutto moderno e attuale. La sinistra deve sapersi innovare e stare nella modernità sempre, con un suo punto di vista, facendosi parte nel conflitto che la attraversa, pena lo smarrirsi, il trasformarsi in un puro contenitore senz’anima. La sinistra è radicamento nella modernità ma è anche,per usare un’espressione cara a Norberto Bobbio, lotta per l’uguaglianza. Questo dovrebbe essere il punto di vista della sinistra. Un punto di vista insopprimibile visto che la sinistra esiste in natura e ci sarà, qualunque nome l’accompagni, finché sarà necessario battersi per diritti, uguaglianza, giustizia e  libertà.

Marco Travaglini

Magi+Europa: a noi voto liberale

GRAZIE A CITTADINI TORINESI

“Nonostante il risultato a livello nazionale non possa soddisfarci, sono stato eletto nel collegio Piemonte 1 a Torino. Per questo, voglio ringraziare tutti i cittadini torinesi per aver posto la loro fiducia nelle nostre proposte, dandomi la possibilità di continuare in Parlamento le battaglie per cui lottiamo da sempre”. Lo scrive il deputato Riccardo Magi, Presidente di +Europa.  “Il fatto che +Europa abbia tenuto, sfiorando il 3% a livello nazionale – e superando il 4% in Piemonte e quasi il 6% a Torino -, significa che è passata l’idea che la vera opzione di voto liberale che non favorisse la destra era quella di +Europa nel centrosinistra. Siamo di fronte a una destra che di centro non ha più nulla. Noi saremo pronti a fare un’opposizione dura, presidiando i valori e le battaglie che da sempre ci contraddistinguono e a vigilare perché le grandi opportunità di sviluppo economico e civile rappresentate dal Pnrr non vengano disperse da una maggioranza euroscettica, anzi con tratti decisamente antieuropei. Voglio ringraziare per l’impegno e l’entusiasmo messo in questa campagna elettorale tutti i compagni dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, di +Europa Torino e +Europa Piemonte”.

Eletti a Torino e in Piemonte: 13 a 2 per il Centrodestra

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In Piemonte, in 13 collegi uninominali su 15 vince il centrodestra.

Riccardo Magi candidato alla Camera di +Europa e Andrea Giorgis candidato del Pd al Senato sono gli unici due parlamentari del centrosinistra eletti,  in collegi uninominali di Torino città. Tutti gli altri 13 collegi uninominali piemontesi sono stati conquistati dal centrodestra che registra  una netta vittoria. Il Pd è il primo partito solo nel capoluogo dove FdI supera il 20% dei consensi. Un po’ sotto la media nazionale M5S, con l’ex sindaca Chiara Appendino che conquista il 13,8% dei consensi collocandosi  al terzo posto sull’uninominale di Torino. Vince però  un seggio con il proporzionale. Va meglio del resto d’Italia il terzo polo che supera nel centro di Torino  il 10%. I parlamentari da eleggere in Piemonte sono complessivamente 43 tra deputati e senatori.

Piemonte, Centrodestra al 53%. Pd primo partito a Torino

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Elezioni politiche, il giorno dopo

Anche in Piemonte la vittoria nelle urne va al Centrodestra con il 53% dei consensi. Il Pd resta primo partito a Torino, ma tallonato da Fratelli d’Italia che supera il 20%. Nei collegi uninominali della città vincono Andrea Giorgis (Pd), Andrea Magi (+Europa) e Augusta Montaruli (FdI). L’affluenza nel capoluogo regionale cala di 10 punti rispetto alle precedenti elezioni per il Parlamento. In Piemonte il Centrosinistra è al 28%. Tra i dati ancora non definitivi:  M5s e Lega al 10%, Azione-Italia Viva all’8,5%, Sinistra Italiana 6,4%.

La politica per il bene comune

L’appuntamento a Piazza dei Mestieri di Torino, nell’ambito di TOgether, Protagonisti all’Opera

La politica per il bene comune non è uno slogan qualsiasi, ma sta alla base della rassegna dal titolo “Together Protagonisti all’opera: rassegna di incontri dal 19 al 25 settembre 2022, organizzato in piazza dei Mestieri, via Jacopo Duranti 13.

Si tratta del susseguirsi di una serie di appuntamenti che affrontano i diversi aspetti del vivere, dalla cultura al lavoro, dalla politica alla società, offrendo agli spettatori l’opportunità di acquisire una conoscenza maggiore e una consapevolezza di se stessi e del contesto in cui vivono.

L’occasione è  rappresentata dal centenario della nascita di don Giussani, avvenuta nel 1922, che è stato presbitero, teologo e docente, fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione. Alla chiusura di una campagna elettorale piuttosto povera di contenuti, la manifestazione intende offrire una chiave di lettura nuova della realtà che ci circonda. Sul palco sono salitepersone, imprese e associazioni che operano quotidianamente sul territorio, per creare condizioni di crescita e di sviluppo, aiutando chi si trova in difficoltà.

Una pluralità sono gli argomenti trattati, la missione delle opere sociali che si confrontano sulla realtà  dei bisogni più impellenti della nostra società.

Sul palco, nell’ambito dell’incontro sul tema “La politica per il bene comune”, sono intervenuti Sergio Chiamparino, Consigliere regionale del Piemonte, Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, Giampiero Leo, portavoce del Coordinamento Interconfessionale “Noi siamo con voi”, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, moderatore Dario Odifreddi, presidente della Fondazione Piazza dei Mestieri.

I lavori si sono aperti con una riflessione di Giampiero Leo sul significato profondo del Bene Comune, che è più facile compiere se si è dotati di una “bussola morale”, di una sincera disponibilità al dialogo e di un vero amore e rispetto per la comunità. Partendo da questo presupposto è stato ricordato il momento in cui, con Chiamparino sindaco di Torino, la città ha conosciuto uno dei suoi periodi più gloriosi con le Olimpiadi del 2006conquistate da Torino, grazie all’impegno congiunto di governi regionali e comunali di colore diverso, che sono state affiancate anche da importanti manifestazioni culturali.

L’intervento del presidente della Regione Alberto Cirio  e del sindaco di Torino Stefano Lo Russo hanno rappresentato un contributo essenziale per rafforzare il fatto che la politica debba avere in mente il bene comune, bandendo qualsiasi interesse partigiano.

Creare il bene comune nella politica – ha poi affermato Sergio Chiamparino – rappresenta esattamente il contrario di quello che viene considerato un intrigo. È il presupposto fondamentale di chi viene eletto e rappresenta una parte della società. La tensione per il bene comune è l’anelito verso un bene capace dicoinvolgere tutte le categorie sociali.

“Ritengo – afferma il sindaco di Torino Stefano LoRusso – che questa sia una fase della storia dell’Europa e dell’Italia molto particolare, in cui è richiesto di rispondere a un bisogno di sincerità e di andare oltre le proprie convinzioni. Ricercare il bene comune riguarda investimenti e la strutturazione di posti di lavoro. L’industria risulta cambiata, è necessario raccontare i progetti e non si può appaltare ai soli politici la politica. Bisogna far tornare la consapevolezza che l’impegno in politica è di tutti.

Sette settimane fa il problema era rappresentato dall’acqua che mancava, ora bisogna dimostrare di essere persone credibili facendo innamorare della politica tutti i cittadini.

“Condivido tutti e tre gli interventi che mi hanno preceduto – puntualizza Alberto Cirio – nella mia esperienza politica devo confrontarmi sempre con ciò  che sta accanto a me. Grandi responsabilità ho assunto quando sono stato nominato commissario al Covid, prima, poi per l’emergenza profughi in Ucraina, quindi Commissario alla siccità. Sono felice di aver trovato un aspetto pragmatico nella ricerca di soluzioni comuni per beni comuni.  Quando ho dovuto prendere la decisione di chiudere le scuole, al comparire del Covid, ho trovato conforto nell’appoggio del Presidente della Repubblica, che mi ha detto di ispirarmi alla  Costituzione, in cui è presente il diritto allo studio, ma preceduto dal diritto alla vita e, per questa ragione, ho compiuto la scelta dolorosa di far chiudere le scuole”.

“Risulta fondamentale – spiega Giampiero Leo la partecipazione dei cittadini alla democrazia. Il Bene Comune lo si realizza molto più facilmente individuandoun rapporto molto stretto tra politica e istituzioni, e riabilitando il ruolo dei corpi intermedi. Un miracolo concreto è  rappresentato proprio dalla realtà di “Piazza dei Mestieri.

La legge sui centri giovanili fu, così, infatti per esempio, votata all’unanimità dal Consiglio regionale. Le associazioni hanno avvertito una profonda responsabilità; poi, purtroppo, l’attenzione verso queste associazioni culturali, con il tempo è molto diminuita.Altrettanto fondamentale risulta il discorso sulla democrazia, che si basa sulla ricchezza delle associazioni. Un altro aspetto da curare è  quello di avvicinare i giovani alla politica. L’80, 85 per cento diloro risulta lontano dalla politica e appare dunque necessario avvicinarlo, innanzitutto con esempi di coerenza e serietà, ma anche mantenendo in campo tutti gli stimoli possibili.

Nel corso dell’incontro è stato sottolineato il ruolo della dimensione, in chiave europea, del presidente Alberto Cirio. Sergio Chiamparino, in qualità  di consigliere regionale, ha poi, altresì, spiegato di misurarsi sui cambiamenti naturali e strutturali della società, evitando qualsiasi personalizzazione crescente e ambigua da parte della politica, che tende a oltrepassare tutti i circuiti di mediazione. Un altro aspetto estremamente critico è dato dal fatto che i corpi intermedi siano in difficoltà e che la comunicazione sia sempre più individualistica.

Risulta, quindi, necessario, un recupero del ruolo dei corpi intermedi e di quello, per esempio, che il sindacato ha sempre avuto. La loro assenza può provocare barbarie e dittatura. Chi abbia degli incarichi deve, necessariamente, dialogare con i sindacati e con le associazioni del territorio.

“Bisogna fare degli investimenti – spiega il presidente della Regione Alberto Cirio sui giovani, che risultano demotivati dalla presenza del reddito di cittadinanza e spesso rifiutano tre o quattro lavori. Siamo di fronte anche a un cambiamento nella comunicazione, attraverso un nuovo uso dei social, tanto che compaiono delle macchine appartenenti al mondo virtuale del metaverso”.

Mara Martellotta 

Curiosità elettorali

Cosa succede se non si vota? L’esercizio del voto è un  “dovere civico”  non un obbligo, questo secondo la Costituzione.

In Italia  non succede quindi nulla se un elettore decide di non recarsi a votare una o più volte.

La scheda bianca a chi dà il voto? A nessuno, perché è come se il voto non venisse espresso.

Elezioni politiche 25 settembre 2022 Come si vota

Andremo a votare in un’unica giornata, domenica 25 settembre, muniti di documento d’identità e tessera elettorale.Non c’è più l’età minima di 25 anni per eleggere i senatori, basta aver compiuto la maggiore età:18 anni.

Gli eletti saranno 600 (non più 945) 400 deputati e 200 senatori.

La legge elettorale si chiama “Rosatellum” da Ettore Rosato, attuale deputato di Italia Viva.
I 600 parlamentari verranno eletti con un misto di sistema maggioritario e proporzionale.

Un terzo dei seggi di Camera e Senato viene assegnato con il maggioritario per mezzo dei collegi uninominali in cui vince chi prende più voti.Gli altri due terzi vengono attribuiti con la quota proporzionale.

Al seggio riceveremo 2 schede:una per la Camera ed una per il Senato.

Tracceremo una x sul simbolo della lista o sul nome del candidato dell’uninominale.In ogni collegio uninominale sarà eletto chi avrà la maggioranza dei voti.Non esiste il voto disgiunto!
Al voto proporzionale possiamo scegliere un partito da noi preferito all’interno della coalizione semplicemente tracciando x sulla lista desiderata.
Ogni singolo candidato può presentarsi solo in un collegio uninominale ed al massimo in 5 proporzionali.

È importante ricordare che ci sono 2 sbarramenti di percentuale: al proporzionale ottengono seggi solo liste
che arrivano al 3%,se si è in coalizione la percentuale è 10%

Se un partito fa parte della coalizione ed ottiene meno del 3% i suoi voti vengono redistribuiti alle altre liste che superano il 3%.
Se un partito non ottiene neanche l’1% tutti i voti spariscono nel nulla

Enzo Grassano

Buon voto a tutti

È proprio il primo giorno d’autunno. Tempo uggioso, con quella naturale tristezza.

Tristezza per un presente decisamente angosciante con Putin che vuole dichiarare guerra al modo mobilitando trecentomila riservisti. Come si è dimostrato nella seconda guerra mondiale, difficile se non impossibile cercare di ragionare con un pazzo. E intanto 4 miliardi di persone hanno assistito ai funerali della Regina Elisabetta. Qualcosa non torna. All’Est i russi difatto hanno distrutto tutto, se non altro dal punto di vista morale. Ma anche all’occidente le cose non quadrano. Anche il binomio capitalismo e democrazia fa acqua da tutte le parti. Sono dieci mesi che si parla del caro bollette e praticamente non si è fatto nulla per affrontarlo se non dire agli italiani, praticamente, arrangiatevi. Santa pazienza.
Ed ovviamente dalle nostre parti le cose non tornano. Dall’ Italia scendendo in Barriera di Milano, passando dal Piemonte e “planando” a Torino.

Immondizia presso via Cigna. Ammetto che francamente da Lo Russo mi aspettavo di più ed in tempi più rapidi. Qui non siamo a Roma dove non c’è lnceneritore. Qui , addirittura c’è il termovalorizzatore. Eppure le periferie soffrono come l’isola pedonale di via Di Nanni. La  Chiesa di San Bernardino fino a cinque anni fa era una piccola Svizzera ora in preda a ragazzotti di dubbia civiltà. Momenti e situazioni molto ma molto tristi. E i guai per lo Russo non finiscono qui. Deve tagliare le spese passando da 7 milioni a due per manutenzione strade. Tra buche e spazzatura assomigliamo  troppo a Roma.
Decisamente un non buon viatico per il Pd che proprio queste elezioni anticipate proprio non le voleva. Ma ora si “balla” e si deve ballare. Molta apprensione dei candidati.
Molta apprensione per ciò che rimane del Partito. Non solo non sarà il partito con più voti, ma l’insieme non è molto gradito.  Sintesi? Isolamento, Isolamento, Isolamento.
Chi gongola sono i pentastellati. Altro che 10%:  di più, molto ma molto di più. Gli arrabbiati tornano a loro. Capita anche nelle migliori famiglie. Il terzo polo a Torino non sfonda puntando al centro, non solo politico ma anche geografico. Chi vincerà? Su questo, mi sembra, non ci sono dubbi: Giorgia Meloni. Più che il centro destra vincerà lei che era una borgatara  di Garbatella e diventerà Presidente del consiglio. Tra le altre cose Garbatella è uno dei più bei quartieri di Roma con pregiatissime opere architettoniche.
Altro discorso per Berlusca e Salvini.
Decisamente ed irrimediabilmente in fase calante. Con un primato da raggiungere: pochi votanti figli di un voto chiamante d’opinione. Tant’è che i comizi sono poco affollati da ambo le parti. Del resto televisione  e internet sono più comodi.  Piaccia o non piaccia la nostra democrazia è un po’ stanchina. Con il sempre diffuso  “non voto tanto non cambia nulla” .
Effettivamente. Comunque buon voto a tutti.
Non vedo ragionevoli alternative. Ho votato per la prima volta il 6 giugno 1975. Era la prima volta che votavano  i 18enni. Che emozione.
Che contentezza. Vero, oggi vince un distacco quasi rassegnato “condito” da rassegnata stanchezza. Vero, verissimo. Ma non vedo ragionevole alternativa al voto. Dunque buon voto a tutti.

Patrizio Tosetto

Torino al voto, i numeri

NUMERI e CURIOSITÀ

633.911 è il numero del corpo elettorale torinese suddiviso fra 335.308 femmine e 298.603 maschi.

Le sezioni elettorali in tutto il territorio cittadino sono 919 per un totale di 3.756 scrutatori nominati.

40 seggi speciali cioè quelli costituiti da un presidente e due scrutatori, nominati appositamente perché gli elettori sono ricoverati in luoghi di cura con più di 100 posti letto e 45 seggi “volanti” (ufficio distaccato di sezione) dove il presidente, il segretario e uno scrutatore vanno a raccogliere il voto in luoghi di cura con meno di 100 posti letto o al domicilio; gli altri 3 componenti (tra cui il vicepresidente) rimangono in sezione.

I torinesi che votano per la prima volta sono 1.855 (921 femmine e 934 maschi) e quelli che compiono 18 anni il 25 settembre sono 17 (10 femmine e 7 maschi).

I centenari sono 359 (306 femmine e 53 maschi).

I compensi esentasse, previsti dalla Legge, sono:

presidenti € 187

scrutatori – segretari € 145

scrutatori di seggio speciale: € 90

presidenti di seggio speciale: € 61

I presidenti e gli scrutatori di seggio sono stati tutti nominati regolarmente.

Info:

www.comune.torino.it/elezioni/politiche2022.shtml

www.comune.torino.it

Ufficio Elettorale tel. 011.01125245 – 011.01125580 – 011.01125229

Elezioni: orari, indirizzi, informazioni utili dal Comune

Domenica 25 settembre 2022 si vota per l’elezione dei membri del Senato e della Camera dei Deputati.

I seggi saranno aperti dalle ore alle 7 ore 23.00 di domenica 25 settembre e successivamente, dopo il calcolo dell’affluenza finale, inizieranno le operazioni di spoglio.

La Città di Torino invita gli elettori a controllare la propria tessera elettorale e ricorda che in caso di tessera smarrita o con gli spazi tutti timbrati occorre richiedere un duplicato o una nuova tessera.

La tessera elettorale può essere richiesta presso l’Ufficio elettorale di corso Valdocco n.20  oppure presso le anagrafi di circoscrizione.

Ufficio Elettorale Corso Valdocco, 20

Venerdì 23 settembre ore 8.00 – 18.00

Sabato 24 settembre ore 8.00 – 18.00

Domenica 25 settembre ore 7.00 – 23.00

Anagrafi decentrate: Nei giorni di venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 e settembre, provvederanno al rilascio delle tessere elettorali, e osserveranno il seguente orario:

Circ. 2 – Via Guido Reni, 96/16

Circ. 3 – C.so Racconigi, 94

Circ. 5 – Via Stradella, 192

Circ. 8 – C.so Corsica, 55

venerdì 23 settembre

dalle 8.30 alle 14.00 e

dalle 14.30  alle 18.00

sabato 24 settembre

dalle 8.30 alle 14.00 e

dalle 14.30  alle 18.00

domenica 25 settembre

dalle 7.00 alle 23.00

Deterioramento – Smarrimento: nel caso di smarrimento l’elettore può richiedere un duplicato della tessera elettorale, previa autocertificazione, senza necessità di denuncia all’Autorità competente; nel caso di deterioramento l’elettore può richiedere un duplicato della tessera elettorale previa riconsegna della tessera deteriorata.

Per il rilascio del duplicato occorre esibire un documento di riconoscimento, mentre per l’emissione di una nuova tessera occorre esibire, oltre al documento d’identità, la vecchia tessera con tutti i diciotto spazi per la certificazione del voto timbrati.

Coloro che si trovano nell’impossibilità di recarsi presso gli uffici comunali e hanno la tessera elettorale con gli spazi esauriti, possono stampare il proprio attestato sostitutivo della tessera elettorale sul portale di Torino Facile, valido solo per la consultazione di domenica.

Documenti necessari da esibire al seggio per esercitare il voto: un documento di riconoscimento personale (qualsiasi documento di identificazione munito di fotografia rilasciato dalla Pubblica Amministrazione; patente di guida; ricevuta carta identità elettronica), la tessera elettorale personale a carattere permanente.

Per l’identificazione degli elettori sono valide anche le carte di identità e gli altri documenti di identificazione rilasciati dalla pubblica amministrazione, anche se scaduti, purché siano sotto ogni altro aspetto regolari e assicurino la identificazione dell’elettore.

In mancanza di un idoneo documento, l’identificazione può avvenire per attestazione di uno dei componenti del seggio che conosca personalmente l’elettore.

COME SI ESPRIME IL VOTO, I NUOVI MAGGIORENNI, LE MISURE ANTI COVID AI SEGGI ELETTORALI

All’elettore vengono consegnate due schede, una per la Camera e una per il Senato.

Le schede recano il nome del candidato nel collegio uninominale e, per il collegio plurinominale, il contrassegno di ciascuna lista, a fianco dei contrassegni delle liste sono stampati i nomi dei candidati del collegio plurinominale.

Il voto è espresso tracciando un segno sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale.

Il voto così espresso vale ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale e a favore della lista nel collegio plurinominale. Qualora il segno sia tracciato solo sul nome del candidato nel collegio uninominale, il voto è comunque valido anche per la lista collegata.

In presenza di più liste collegate in coalizione, il voto è ripartito tra le liste della coalizione, in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista in tutte le sezioni del collegio uninominale.

I nuovi maggiorenni. Potranno votare gli iscritti alle liste elettorali del Comune di Torino che abbiano compiuto i 18 anni di età entro il 25 settembre sia per i candidati della Camera dei Deputati che per quelli del Senato della Repubblica.

Le misure anti covid ai seggi elettorali. Per prevenire il contagio durante le operazioni di voto, i ministeri dell’Interno e della Salute hanno siglato un protocollo con le misure anti covid da rispettare durante le elezioni.

Non è richiesto il Green Pass per recarsi al seggio e non è prevista la misurazione della temperatura. E’ obbligatorio indossare la mascherina per i componenti del seggio, mentre per gli elettori è fortemente raccomandato. All’interno degli edifici verrà garantita la pulizia degli spazi, il ricambio dell’aria e saranno allestiti percorsi differenziati di entrata e uscita per evitare assembramenti. Inoltre, all’interno del seggio elettorale, dovrà essere garantita la distanza minima di un metro sia tra i componenti del seggio che tra questi e gli elettori.

I cittadini stranieri non possono partecipare alle Elezioni politiche.

TAGLIANDO ANTIFRODE

Come per il 2018, anche per questa tornata elettorale le schede sono dotate di un’appendice cartacea munita di tagliando antifrode, ovvero un codice progressivo generato in serie. L’elettore dopo aver esercitato il voto, restituisce la scheda ai componenti di seggio i quali controllano che la corrispondenza del numero del tagliando sia lo stesso di quello annotato prima della consegna della scheda sulla lista sezionale, solo dopo il riscontro, il presidente inserisce la scheda nell’urna.