LIFESTYLE- Pagina 51

Serranos: il buono della Spagna nel cuore di Torino

Tapas, paella, jamón, tortilla. Ma anche “croquetas, pulpo alla gallega, patatas bravas, pimientos e alioli”. C’è la Spagna intera nel menu di Serranos, autentico ristorante spagnolo nel cuore di Torino.

A garantirla è Enrique, uno dei soci fondatori di Serranos che, forte delle sue origini spagnole e della sua passione per l’abitudine nazionale a “tapear”, supervisiona la scelta delle materie prime e degli ingredienti, importando abitudini, riti e piatti tipicamente iberici, come le “aceitunas rellenas de anchoa” (le olive ripiene di acciughe, immancabili in ogni aperitivo che si rispetti) o l’autentica conserveria spagnola del Cantabrico.

Il risultato è un menu divertente, fatto di piatti e piattini “para compartir” e di ricette gustose, di mare e di terra, che portano a Torino i veri sapori della migliore tradizione spagnola. Il tutto, in un luogo che celebra la convivialità, l’incontro tra culture e il piacere dello stare insieme. Elementi distintivi di ogni tavola spagnola, che Serranos ripropone nell’atmosfera e nell’accoglienza, prima ancora che nei suoi piatti. Le ricette sono quelle della tradizione, prima tra tutte la paella (disponibile ogni mercoledì con il 50% di sconto), proposta in diverse versioni, compresa l’originalissima e quasi introvabile “Fideuà de Marisco”.
Ad accompagnare la proposta gastronomica di Serranos, poi, ci sono le “cañas y jarras de cerveza San Miguel”, insieme alle birre artigianali del birrificio piemontese Soralamà, della stessa proprietà, e, naturalmente, l’immancabile Sangria (entrambe con una formula al 50% ogni giovedì sera, “los Jueves Locos”). Inoltre, Serranos propone  una discreta selezione di vini spagnoli (Rioja e Ribera del Duero in primis) e una varietà di Gin Tonic per chiudere in bellezza una serata iberica.

L’idea non è solo quello di un ristorante adatto per una cena che celebri i sapori e le tradizioni gastronomiche iberiche, ma anche un luogo per un aperitivo simpatico, con la proposta, valida tutti i giorni entro le 19.30, delle formule con tre Tapas e un drink a 5 euro a persona o 9 Tapas e un drink a 12 euro a persona.

Serranos – via S. Massimo 11, 10123 Torino TO

Mara Martellotta

Torino Tattoo Convention, un successo

Si è chiusa con successo la 14esima edizione della Torino Tattoo Convention, che ha richiamato, come ogni anno, migliaia di visitatori, tra appassionati, curiosi e turisti. Anche VIP e calciatori hanno fatto la loro comparsa, confermando il crescente fascino di un evento che unisce spettacolo, arte e cultura.

 

Protagonisti assoluti sono stati i tatuatori di cui il 35% donne. A tatuarsi in convention è stato maggiormente il pubblico femminile, il 60%, dato che segna un importante cambio di prospettiva rispetto al passato.

 

Diversi tatuatori italiani e stranieri, come da tradizione, hanno aperto le loro agende durante la convention, dando l’opportunità a clienti provenienti da tutta Italia di realizzare il loro tatuaggio, rendendo ancora più speciale l’esperienza.

 

La convention non è stata solo arte sulla pelle, ma anche una grande festa fatta di inchiostro e spettacoli. Tra i momenti più seguiti, le esibizioni di wrestling, che hanno richiamato tantissimi curiosi, famiglie e turisti, trasformando l’Inalpi Arena in un palcoscenico vivace e sorprendente.

Foto di Fabio Recrosio @_kitchenme

 

Villa Garnerone: un luogo storico della Val Sangone apre le sue porte al pubblico

Con l’evento Reset del 5 ottobre 2025

 

 Nata dalla visione di Alberto Garnerone – imprenditore pionieristico che dal suo Piemonte ha tratto concretezza e avanguardia – questa dimora storica, abbracciata da un parco infinito, è pronta a diventare un punto di riferimento culturale del territorio.

La visione di Alberto Garnerone

Non bastano poche righe per raccontare la figura poliedrica di Alberto Garnerone (1941 – 2008). Uomo dotato di ingegno fuori dal comune, ha legato il suo nome al tessuto imprenditoriale italiano e internazionale con la fondazione di Sirena S.P.A., dal 1974 azienda leader nella produzione e vendita di segnalatori ottici, acustici e luminosi.

L’anno successivo all’istituzione dell’azienda, Garnerone acquista quella che diventerà la sua oasi di pace: Villa Pietrina, dimora di inizio ‘900 in pregiato stile Liberty Torinese adagiata nel verde della frazione di San Bernardino di Trana, lungo la strada che collega Trana a Giaveno. La Villa prende il nome del nuovo proprietario e, lungo i decenni, rinasce a sua immagine e somiglianza, come uno scrigno dove racchiudere la sua essenza.

In origine, l’edificio era situato in un parco di piccole dimensioni, ed è proprio qui dove l’ingegno e l’estro creativo di Alberto Garnerone raggiungono l’apice. Egli, infatti, da sempre amante della bellezza, ingrandisce di anno in anno la proprietà, acquistando diversi appezzamenti di terreno circostanti e dando vita ad uno sconfinato parco abbellito da statue in pietra di Vicenza, vasi, fontane dello stesso materiale, viali in porfido. Nel 1977 viene progettata la maestosa piscina in stile neoclassico rivestita di travertino chiaro.

Ma l’impronta di Alberto Garnerone, uno dei maggiori collezionisti italiani di auto sportive e d’epoca, è evidente soprattutto in un’opera unica nel suo genere: un’autorimessa sotterranea a pianta circolare, in un secondo momento ampliata in una grossa area rettangolare.

Una location per eventi che rispetta lo spirito del luogo

Oggi, Villa Garnerone porta avanti l’eredità del suo fondatore valorizzando ogni angolo da lui immaginato. Nell’ottica e nella volontà di custodire il passato e farlo rifiorire nel presente, dal 2024 la residenza è rinata con una nuova veste: quella della location per eventi privati e aziendali, matrimoni di charme, iniziative culturali e artistiche, manifestazioni con il fulcro sul rapporto con la natura, l’ambiente e il benessere.

Ogni evento è accuratamente selezionato e progettato nei dettagli dal team di location manager, con il fine di rispettare lo spirito del luogo e preservare le tante prerogative di valore.

Scegliere Villa Garnerone significa circondarsi di scenari magnifici e senza tempo, con la certezza di creare un evento che resti impresso nella memoria di tutti i partecipanti. Qui storia e arte sigillano un patto indissolubile con il territorio circostante, sfondo integrante della Villa, dalle colline alle alte montagne delle vicine Val Sangone e Val di Susa.

 

Reset, il primo festival olistico e artistico di Villa Garnerone

Proprio il territorio in cui Villa Garnerone è immersa ha dato l’ispirazione per progettare un grande evento: Reset.

Reset è un festival che riunisce natura, arte e benessere nel parco della dimora. Grazie alla versatilità degli spazi, ci saranno angoli dedicati a diverse categorie merceologiche, dall’esposizione alla vendita di prodotti artistici e artigianali, dai workshop artistici ai trattamenti olistici. Il comune denominatore? Il concetto di vita lenta e di connessione con gli elementi naturali.

Reset si terrà domenica 5 ottobre 2025 dalle 10.30 alle 18. La scelta di organizzare l’evento all’inizio della stagione autunnale non è casuale. L’autunno è infatti un periodo di passaggio ad un ritmo più lento e consapevole, un momento che ci invita all’introspezione e alla cura. Il biglietto di 12 euro include l’ingresso al parco e alle aree espositive, dove si potrà usufruire delle dimostrazioni e delle lezioni tenute dagli operatori presenti – tutte le esperienze saranno gratuite, tranne quelle con tariffa specifica e indicata nei singoli stand – e delle conferenze nello spazio dedicato agli speech.

Oltre alle esperienze olistiche ed artistiche in natura e alle conferenze, i partecipanti potranno passeggiare nel parco e gustare le box pic nic del laboratorio vegetale “Cortile Vanillu” di Giaveno (su prenotazione) oppure usufruire del servizio caffetteria.

Per informazioni sul programma completo, consultare il link https://www.instagram.com/villagarnerone_eventi/

In caso di maltempo, l’evento sarà riprogrammato a data da destinarsi.

TARIFFE INGRESSI EVENTO RESET DEL 5 OTTOBRE 2025, TICKET ACQUISTABILI AL CANCELLO D’INGRESSO

Adulti: 12 euro

Bambini fino ai 10 anni: gratis

INDIRIZZO

Villa Garnerone

Via Coazze, San Bernardino di Trana (TO)

Sagra del gusto e della tradizione ad Andezeno

La Sagra del cardo diritto bianco avorio, della cipolla piattellina denominata la bionda e della bagna cauda 2025 torna questo autunno ad Andezeno, piccolo comune della città metropolitana di Torino, per un nuovo appuntamento con la cucina della tradizione. Ad attendervi, per la Sagra del Cardo di Andezeno 2025, tantissimi prodotti locali e autoctoni protagonisti di questo imperdibile appuntamento gastronomico che si svolge da 50 anni.

 

Un’autentica sagra di paese che vi attende nella giornata di domenica 12 ottobre 2025. Venerdì e sabato troverete, dalle 19.30, gli stand gastronomici per le degustazioni di bagna cauda.

 

La giornata clou della manifestazione è però domenica 12 ottobre 2025: durante tutta la giornata ci sarà la mostra mercato dei prodotti tipici, cardi e le cipolle piattelline, varietà pregiate conosciute in tutto il mondo per le loro ottime caratteristiche gastronomiche, zucche ornamentali e commestibili in collezione, degustazione ed asporto della strepitosa bagna cauda. Prenotazione gradita solo al numero di telefono: 3288847906.

 

Durante la giornata ci saranno intrattenimenti musicali, artisti di strada, masterclass sul vino, visite guidate alla cantina Balbiano, chiesa San Giorgio e alla Villa Simeon, trenino turistico per gli spostamenti e molto altro ancora.

 

Inoltre in occasione della sagra sarà possibile visitare ed acquistare le zucche preferite nella famosa ed unica “Casa delle Zucche” 33 edizione, corso Vittorio Emanuele 69, Andezeno, che da oltre 30 anni, nella stagione autunnale dal mese di settembre a dicembre viene completamente addobbata da centinaia di tipologie di zucche ed accoglie turisti ed appassionati da tutta Italia e non solo.

PER INFORMAZIONI COMUNE DI ANDEZENO TEL: 0119434204

Il corpo è il guanto dell’anima: il Metodo Consapevole di Michela Calandretti

In un’epoca in cui il benessere viene spesso trattato come un insieme di tecniche isolate, Michela Calandretti propone un ritorno all’essenza: una connessione autentica tra mente e corpo, guidata da ascolto, consapevolezza e movimento. Psicologa, imprenditrice e fondatrice del Metodo Consapevole, Michela ha creato un approccio unico che affonda le sue radici nella filosofia della Eudaimonia, l’arte di vivere bene coltivando l’equilibrio tra emozioni, pensiero e fisicità.
Cresciuta in una famiglia numerosa e arricchita da esperienze nel mondo sportivo e nei villaggi turistici Valtur, Michela ha sviluppato fin da giovane una sensibilità particolare per il linguaggio del corpo. “Il corpo racconta ciò che le parole non dicono“, sostiene. E proprio da questa intuizione nasce il Metodo Consapevole: una forma di psicologia del movimento che non si limita all’osservazione, ma stimola la trasformazione personale, un gesto alla volta.
Nel Metodo Calandretti, ogni esercizio è pensato come un atto di cura: si lavora sulla postura, sulla percezione, sugli organi interni, ma anche e soprattutto sulla storia unica che ogni persona porta con sé. Si tratta di un approccio integrato, empatico e scientificamente fondato, che unisce psicologia clinica, neuroscienze, educazione fisica e ascolto interiore.
Oggi Michela porta il suo metodo anche all’interno dell’Ordine degli Psicologi, con un messaggio forte e chiaro: la psicologia deve evolversi, includere il corpo, e diventare esperienza vissuta. Secondo lei, lo psicologo del futuro è una figura presente, vitale, capace di incarnare il benessere che propone agli altri.
Per conoscere meglio la sua visione e il cuore del suo lavoro, l’abbiamo intervistata.
 
1. In cosa consiste brevemente il Metodo Consapevole (MC)?
 
 Il Metodo Consapevole è un approccio integrato che unisce psicologia e movimento per risvegliare la consapevolezza profonda di sé.
È la capacità di sentire chi sei, dove vuoi andare, e come il tuo corpo può guidarti in questo percorso. Attraverso l’ascolto dei sensi, della percezione e degli organi, il metodo invita a un dialogo autentico tra corpo e mente.
È una psicologia del movimento che non si limita a osservare, ma agisce, stimola, trasforma. Ogni esercizio è un atto di cura, ogni gesto un passo verso l’equilibrio.
 
2. Perché hai deciso di portarlo all’Ordine degli Psicologi?
 
Perché credo profondamente che la psicologia, oggi, abbia bisogno di rinnovarsi.
 
Le neuroscienze ci hanno aperto nuove strade: non basta più la sola relazione verbale, serve attivazione, esperienza, corpo. Il benessere non nasce da una tecnica isolata – che sia yoga, corsa o nuoto – ma da un equilibrio quotidiano, da un movimento consapevole che diventa stile di vita.
 
Anche solo venti minuti al giorno di esercizio fisico, come lavarsi i denti, possono cambiare la nostra salute mentale e fisica.
 
Lo psicologo del futuro, secondo me, deve partire da sé: se si prende cura del proprio corpo, potrà trasmettere salute, vitalità e presenza ai suoi pazienti. È questo il messaggio che voglio condividere con i colleghi.
3. È possibile avere un colloquio personale con te? Dove ti si può raggiungere?
Sì, ricevo nel mio studio in Via Giovanni Antonio Amadeo 4, angolo Corso Moncalieri, a Torino.
 
È uno spazio intimo, pensato per accogliere poche persone alla volta, dove ogni percorso è costruito su misura, come una ricetta sartoriale.
 
Per chi desidera incontrarmi, si fissa un colloquio conoscitivo: è un’occasione per esplorare insieme il proprio cammino verso il benessere consapevole.
Con il suo Metodo Consapevole, Michela Calandretti offre molto più di un approccio terapeutico: propone una filosofia di vita. Una strada concreta verso la presenza, la vitalità e l’autenticità, dove il corpo non è un semplice contenitore, ma uno strumento vivo e intelligente che ci accompagna ogni giorno, nel nostro modo di pensare, sentire e amare.
Per chi è alla ricerca di un nuovo modo di stare bene — profondo, umano e duraturo — questa potrebbe essere una porta da aprire.
Chiara Vannini
📍 Contatti
Studio Calandretti
Via Giovanni Antonio Amadeo 4 (angolo Corso Moncalieri)
Torino

Cossano Canavese, torna la Sagra del Fungo

 SABATO 4 E DOMENICA 5 OTTOBRE SI CELEBRANO I “BÔLÈ” DELL’ANFITEATRO MORENICO DI IVREA

 

Sabato 4 e domenica 5 ottobre a Cossano Canavese torna la Sagra del Fungo, manifestazione patrocinata dalla Città metropolitana di Torino che valorizza i “bôlè” dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. A Cossano, tra scorci indimenticabili sull’Anfiteatro Morenico, le colline offrono terreno fertile per pesche e kiwi e per il vitigno dell’Erbaluce. Cossano è anche il paese della poesia contadina: custodisce infatti nel suo Municipio le poesie e i racconti dell’archivio dedicato a Giulia Avetta, maestra, partigiana, sindaca e poetessa, abile tessitrice di poemi costruiti intrecciando il cielo e la natura dei luoghi per costruire emozioni che superano gli orizzonti locali e trascendono nell’infinito.

Il prologo della Sagra del Fungo è la camminata d’autunno tra le colline, in programma domenica 28 settembre, con partenza da piazza Don Mario Ferraris alle 9. Il convegno di apertura della ventiduesima edizione della Sagra si terrà invece alle 18 di sabato 4 ottobre al centro socio-culturale di via Torino 47. A seguire, nel padiglione della Pro Loco si potrà gustare una cena tipica a base di funghiDomenica 5 nel centro storico la mostra mercato dei prodotti della terra si aprirà alle 9,30 e sarà accompagnata da una dimostrazione degli antichi mestieri. Maria Cristina Enriello proporrà la sua mostra di fotografie d’epoca degli abitanti e del territorio di Cossano. Tra le 10 e le 18 la Rete Museale dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea allestirà un punto informativo in via Torino 7, esponendo fotografie e documenti e proiettando un video dedicato a Giulia Avetta e al Museo all’Aperto di Arte e Poesia. Nella mostra “L’uomo e il libro” saranno esposte le immagini premiate nell’Eporedia Photo Contest del 2022. Nell’ex parco giochi il gruppo “Badgers Club 4×4” organizzerà una mostra statica di fuoristrada 4×4 e una dimostrazione di modellini in scala. La musica della Street Band Rueglio e il mago Andrea Marasso allieteranno il pubblico con musica, gag e giochi di una volta. I funghi, la Panissa e la Polenta dolce si potranno gustare a pranzo nello stand della Pro Loco e al ristorante Avetta. Alle 14 in piazza della Chiesa si terrà uno spettacolo con un pianoforte gigante a pavimento, lungo oltre 7 metri, suonato con i piedi da artisti-musicisti che, dopo essersi esibiti, offriranno al pubblico l’opportunità di cimentarsi con l’insolito strumento. Nel piazzale della Pro Loco ci sarà l’immancabile trucca-bimbi, mentre alle 15 al centro socio-culturale l’organizzazione “Frammenti di storia al femminile” organizzerà l’incontro intitolato “Riflessi di un viaggio emotivo e spirituale”, in cui Susanna De Fabiani racconterà la sua esperienza in un monastero del Nepal, dove ha insegnato fotografia e condiviso momenti di vita quotidiana con le alunne-monache della Pal Ewan Namgon Nunnery School.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito Internet del Comune www.comune.cossano.to.it

Il centro di Torino tra storia e sapori: un viaggio nelle piazze del gusto

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che sa sorprendere in molti modi. La sua eleganza sabauda si mostra nelle piazze monumentali, nei palazzi reali, nei portici che sembrano fatti apposta per passeggiare a ogni ora del giorno. Ma ciò che spesso colpisce chi arriva in città è la capacità del capoluogo piemontese di far convivere bellezza e buona cucina. Non serve spostarsi nei quartieri nascosti o nelle trattorie di periferia per scoprire piatti autentici: basta rimanere nel cuore pulsante della città, nelle piazze che hanno fatto la storia, per incontrare ristoranti e locali capaci di portare in tavola l’essenza del Piemonte e non solo. Un itinerario ideale parte da piazza Vittorio Veneto, si allunga fino a piazza Castello e si conclude in piazza San Carlo, tre luoghi che rappresentano anche tre anime gastronomiche diverse, ma ugualmente seducenti.
Piazza Vittorio: foto Vincenzo Solano per il Torinese

 

Piazza Vittorio e il Porto di Savona, un ponte tra mare e montagna
Tra le piazze più grandi e scenografiche d’Europa, piazza Vittorio è da sempre un punto d’incontro per torinesi e turisti. Qui, incorniciato dai portici e con lo sguardo che corre verso la Gran Madre, si trova il Porto di Savona, un ristorante che è ormai un’istituzione. La sua storia è antica, e il nome stesso richiama quel legame che Torino ha sempre mantenuto con la Liguria: un filo ideale che collega la capitale sabauda al mare. Entrare al Porto di Savona significa vivere un’esperienza culinaria completa, capace di unire la cucina piemontese alle suggestioni marinare.
Il menù spazia dalle ricette della tradizione regionale, come gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto, piccoli scrigni di pasta che racchiudono un ripieno di carni miste, ai tajarin conditi con un burro profumato e, nelle stagioni giuste, con una pioggia di tartufo bianco d’Alba. Accanto a questi piatti, che profumano di colline e di cascine, si trovano proposte che guardano al mare: trofie al pesto, preparate con un basilico che sprigiona tutta la freschezza ligure, o un risotto ai frutti di mare che ricorda le trattorie dei porti. Tra i secondi spiccano il brasato al Barolo, cotto lentamente fino a diventare tenerissimo, e i fritti misti di pesce, leggeri e croccanti, che fanno viaggiare con il pensiero fino alla Riviera.
Il Porto di Savona è un luogo che riesce a mettere d’accordo tutti: chi cerca la sostanza dei piatti di carne trova soddisfazione, così come chi predilige la delicatezza del pesce. E poi ci sono i dolci, autentiche carezze finali: il bunet al cacao e amaretti, la panna cotta vellutata, i semifreddi che giocano tra cremosità e freschezza. Il tutto servito in un ambiente che conserva il fascino di un tempo, con un servizio attento ma mai invadente. Sedersi qui, in piena piazza Vittorio, significa assaporare la tradizione senza rinunciare al piacere della posizione più centrale e vivace di Torino.
Piazza Castello, tra solennità e cucina piemontese
Proseguendo verso il cuore istituzionale della città si arriva in piazza Castello, centro politico e cerimoniale fin dall’epoca dei Savoia. Qui si respira un’atmosfera più austera, con i palazzi reali e i portici che incorniciano lo spazio aperto. Ma basta entrare nei locali della zona per scoprire un lato più caldo e conviviale, quello della cucina.
I ristoranti che si affacciano su piazza Castello puntano a valorizzare la tradizione piemontese, declinata in mille sfumature. Non mancano i grandi classici: tajarin sottilissimi, tirati a mano, conditi con ragù di carne o semplicemente con burro e salvia; la battuta di fassona, cruda, tenera e saporita, che rappresenta una delle eccellenze assolute della regione; la bagna cauda, servita con verdure di stagione, per chi desidera vivere un’esperienza autenticamente piemontese anche nel cuore della città.
Molti locali, però, scelgono anche di sperimentare, proponendo versioni moderne dei piatti tradizionali. Così si possono incontrare ravioli ripieni di verdure con riduzioni leggere, carni cucinate a bassa temperatura per esaltare i sapori, o dolci che giocano con ingredienti locali come la nocciola delle Langhe e il gianduia. L’atmosfera è resa unica dalla cornice storica: cenare qui significa mangiare sotto lo sguardo dei palazzi sabaudi, in un luogo che racconta secoli di storia e che allo stesso tempo sa accogliere chi cerca il piacere del buon cibo.
Piazza San Carlo, il salotto torinese tra caffè e raffinatezza
E poi c’è piazza San Carlo, spesso definita il “salotto di Torino”. Con le due chiese gemelle a fare da quinta scenografica e la statua equestre di Emanuele Filiberto al centro, questa piazza è il cuore elegante della città. Qui i protagonisti sono soprattutto i caffè storici, veri e propri templi della cultura torinese.
Entrare in uno di questi locali significa fare un salto nel passato: sale decorate, specchi, lampadari e un’atmosfera che richiama le discussioni politiche e letterarie dell’Ottocento. Ma non è solo questione di storia: i caffè di piazza San Carlo offrono piatti caldi e veloci per chi vuole concedersi una pausa, ma soprattutto dolci e specialità che hanno reso Torino celebre. Il gianduiotto, con la sua inconfondibile cremosità; il bicerin, bevanda a base di caffè, cioccolato e panna che è un rito più che un semplice drink; le torte ricche e raffinate che accompagnano le chiacchiere pomeridiane.
Accanto ai locali storici, la piazza ospita anche ristoranti più moderni che offrono una cucina raffinata, capace di guardare al futuro. Si possono trovare menù degustazione che spaziano dal crudo di pesce a piatti vegetariani curati nei dettagli, fino a dessert che combinano tradizione e innovazione. Piazza San Carlo è il luogo perfetto per chi vuole vivere un’esperienza gastronomica completa, circondato dall’eleganza che solo il centro di Torino sa offrire.
Mangiare nelle piazze principali del centro di Torino significa vivere la città in tutte le sue sfaccettature. Piazza Vittorio con il Porto di Savona racconta il dialogo tra Piemonte e Liguria, tra terra e mare. Piazza Castello invita a scoprire i sapori più autentici e solenni della tradizione. Piazza San Carlo, infine, coccola con i suoi caffè storici e le proposte raffinate. È un itinerario che non delude mai: un viaggio a piedi tra architettura e storia, che diventa subito anche un viaggio di sapori.
NOEMI GARIANO

L’uomo è ciò che mangia

Il filosofo Feuerbach disse “Der Mensch ist, was Er isst”, cioè l’uomo (inteso come essere umano) è ciò che mangia.

La medicina, in effetti, ha dimostrato come, ad esempio, nelle persone irascibili, colleriche, i trigliceridi siano oltre i valori limiti. Al di lá che “De gustibus non disputandum est” (sui gusti non si discute), è evidente che alcune persone abbiano a tavola comportamenti stereotipati.

Salare il cibo prima di averlo assaggiato, ad esempio. O, ciò che è peggio, condirlo ma in quantità decisamente eccessive.

Un esempio? In questi giorni sono stato in un hotel con circa 800 stranieri di varia nazionalità. Una ragazza ha aperto in due un panino, l’ha riempito di tagliatelle, condito con ketchup e burro. Qui non è più soltanto questione di gusto ma di prevenzione delle patologie. La fanciulla, infatti, a stima pesa intorno ai 130 chili, con evidenti problemi di deambulazione e di postura. E, naturalmente, il cibo era accompagnato da bicchieri di aranciata (bevanda, non spremuta).

Quando avevo più tempo guardavo talvolta il programma del dott. Nowzaradan. Mi sono sempre domandato perchè i pazienti aspettassero di raggiungere i 300 kg. per rivolgersi a lui: arrivi a 100 kg, li superi, ti avvii verso i 200 e sicuramente devi rinforzare letto, scale interne, sedie, ecc. ed ancora non corri ai ripari.

Il compianto Giulio Andreotti sosteneva che a pensare male si fa peccato, ma sovente si azzecca.

Non sará che, vigendo in molti Paesi come gli USA, un sistema sanitario a pagamento, é interesse delle strutture sanitarie curare anzichè prevenire? Inutile scoprire nuovi rimedi rivoluzionari contro questa o quella patologia, se poi quelle terapie restano privilegio di pochi abbienti. Un’alimentazione errata può provocare danni anche gravi in un’organismo: ipercolesterolemia, iperglicemia, uricemia oltre i limiti sono prodromici a patologie che possono danneggiare irreparabilmente un’individuo: infarto, ictus, gotta, sindrome metabolica, ipertensione e altro possono essere letali ma anche, e non so se sia meglio o peggio, rendere invalidi a seguito di eventi gravi quali ictus o emorragia interna.

La cosa che maggiormente perplime é che sono soprattutto i giovani ad essere affetti da obesità anche grave, con genitori aventi peso nella norma; questo significa che non si tratta di imprinting o di cattiva educazione alimentare trasmessa ai figli, ma di un sistema errato che trova terreno fertile nella scuola, tra gli amici, nei colleges.

L’ulteriore problema é che anche in Europa, anche nel Belpaese, questi disordini alimentari stanno proliferando sempre più. E la nostra sanitá non ha bisogno di ulteriori spese.

Sergio Motta

“Curvy Special Days”, un evento per scoprire il Metodo SenzaTaglia

Tutte le donne desiderano che il giorno del loro matrimonio sia indimenticabile. E vogliono
apparire radiose. L’abito che indossano deve essere perfetto.
Tutto questo, per chi è curvy o comunque ha una fisicità “non standard”, è spesso quasi
impossibile da realizzare.
Una donna che non indossi una taglia “moda”, o che abbia forme fuori dai canoni, ha poche (o
nessuna) possibilità di provare il proprio abito, e deve accontentarsi. O arrangiarsi.
La rivoluzione “body positive” delle designer di Sposa Curvy scardina queste convenzioni: non
esistono “spose sbagliate”, perché non sono le forme che devono adattarsi al vestito ma l’esatto
contrario.
Il prossimo weekend a Torino (venerdi, sabato e domenica 26, 27 e 28 settembre in corso Vittorio
Emanuele II 32, presso Atelier Rosalba Gabrielli) si terranno i “Curvy Special Days”, un evento
per scoprire il Metodo SenzaTaglia di Sposa Curvy, che si ripeterà in varie città italiane fino a fine
anno.
Durante queste giornate, le partecipanti saranno assistite da una figura professionale creata e
formata dal brand, la Curvy Specialist, che darà loro consigli, supporto nella scelta del modello
perfetto per le loro fisicità, che le affiancherà anche dal punto di vista psicologico per esaltare
ogni bellezza e unicità.
La moda dovrebbe essere inclusiva, e Sposa Curvy incarna questo principio nella propria
modellistica, che abbraccia la varietà delle forme femminili: viene trasmesso un messaggio forte,
cioè non esiste una misura unica di bellezza, non ci sono corpi che valgono più di altri, e ogni
donna merita di sentirsi incredibile nel giorno del suo matrimonio”.
“Da sempre siamo attente e vicine alle esigenze delle nostre clienti – afferma Cinzia Pizzichini,
founder del brand e ideatrice del Metodo senza Taglia Sposa Curvy – Per questo abbiamo creato i
“Curvy Special Day”, per seguirle e consigliarle insieme alle consulenti degli atelier, formate
sulll’utilizzo del nostro metodo”.
“Molte ragazze temono di dover scegliere il proprio abito da sposa solo guardando modelli di
misure più piccole, per poi solo immaginare come sarà il loro abito, o di accontentarsi della prima
taglia giusta che riescono ad indossare – prosegue Francesca Salvatorelli, designer Sposa Curvy
– Il timore di essere derise o giudicate, fa rimandare la scelta e le fa sentire insicure e
inappropriate, e questo è proprio ciò che gli eventi “Curvy Special Day” vogliono evitare, dando
ad ogni sposa la possibilità di sentirsi bella e speciale al di là della taglia che indossano”.
Per info: tel. info@sposacurvy.com