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La Regione vuole pagare i fornitori. Il Governo: “Non avete i soldi”

regione giuntaLa giunta regionale non attenderà il giudizio della Corte, ma avvierà contatti immediati con il ministero dell’Economia e delle Finanze

 

Il governatore Sergio Chiamparino aveva annunciato in agosto che finalmente la Regione avrebbe provveduto ai pagamenti della sanità. Ma proprio ieri il Consiglio dei ministri ha bocciato la variazione di bilancio con cui  la giunta regionale aveva sbloccato 779 milioni di euro. Secondo Palazzo Chigi la decisione era «priva di adeguata copertura finanziaria in violazione dell’articolo 81 della Costituzione».

 

La Regione Piemonte interpellerà il ministero dell’Economia e delle Finanze, annuncia un comunicato stampa,  per “ricercare una veloce soluzione al problema”. Lo afferma il vicepresidente Aldo Reschigna a proposito della richiesta di chiarimenti sulla legge di variazione del bilancio 2014, ricevuta dallo stesso ministero, lunedì scorso. “Abbiamo già provveduto – spiega Reschigna – a trasmettere tutti gli elementi le giustificazione per dimostrare l’idoneità della legge di variazione che dava coperture a residui passivi in sanità mandati in perenzione alla fine dell’anno scorso”.

 

“Ad oggi – continua il vicepresidente del Piemonte – non sono pervenute comunicazioni sulle motivazioni in base alle quali è stato promesso dal governo il ricorso alla Corte Costituzionale. È evidente che, grazie alla legge di variazione si intende pagare i fornitori della sanità, la giunta regionale non attenderà il giudizio della Corte, ma avvierà contatti immediati con il ministero dell’Economia e delle Finanze”.

 

(Foto: il Torinese)

Valle di Susa, Tesori di Arte e Cultura Alpina

ABBAZIA NOVALESAIl secondo appuntamento avrà luogo mercoledì 15 ottobre, e sarà rivolto alle scuole ed agli allievi residenti in Valle, nell’ottica di contribuire ad una maggiore consapevolezza degli abitanti circa l’enorme patrimonio culturale e storico del loro territorio. Quindici sono i siti inclusi nell’elenco

 

Una Valle con una storia tutta da scoprire: il piano di valorizzazione “Valle di Susa, Tesori di Arte e Cultura Alpina”, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo di Antichità Egizie, ha patrocinato la V Giornata del Patrimonio Archeologico della Valle di Susa: l’edizione 2014 ha previsto un doppio appuntamento, il primo dei quali si è tenuto domenica 21 settembre scorso, riscuotendo notevole interesse e partecipazione. Il programma della prima giornata prevedeva visite aperte al pubblico, gratuite e guidate, a diversi siti archeologici alpini, uniti da un fil rouge costituito dal tema di quest’anno, “I confini di una Valle Alpina”. Il ruolo della Valsusa come secolare terra di confine ma allo stesso tempo di comunicazione, spartiacque e cerniera  fra i territori al di là e al di qua delle nostre montagne, ha fatto da sfondo alle iniziative organizzate dai singoli comuni nell’ambito della manifestazione.

 

Il secondo appuntamento avrà luogo mercoledì 15 ottobre, e sarà rivolto alle scuole ed agli allievi residenti in Valle, nell’ottica di contribuire ad una maggiore consapevolezza degli abitanti circa l’enorme patrimonio culturale e storico del loro territorio. Quindici sono i siti inclusi nell’elenco:  alcuni più noti come l’Abbazia di Novalesa, l’Area archeologica romana di Susa ed Castello e borgo medioevale di Avigliana , altri meno conosciuti. Uno di questi è la Casa delle Lapidi di Bousson, frazione di Cesana Torinese, sicuramente uno dei posti più misteriosi dell’intera Valle. L’enigmatico edificio ha suscitato negli anni l’interesse di studiosi e storici, che però non hanno saputo risalire a notizie certe in merito alla sua costruzione. La casa, acquisita dal Comune di Cesana nel 2001, è ridotta attualmente allo stato di rudere e conserva sul suo lato ovest un muro ricoperto da quattordici lapidi: chi le ha incastonate e perché?

 

Nessuno lo sa con certezza; su di esse sono incise frasi in linguaggio francese colto che può essere datato tra il XVII ed il XVIII secolo –l’area dell’alta Valle di Susa è appartenuta al regno di Francia sino al 1713- riportanti inni alla penitenza e all’ascesi. Si pensa che queste scritte a carattere religioso siano ascrivibili al periodo delle lotte contro i Valdesi e gli Ugonotti, guerre di religione che lasciarono un segno indelebile sul territorio alpino. Recenti studi hanno evidenziato una possibile connessione delle iscrizioni di Bousson alla corrente del Giansenismo, movimento del Cattolicesimo Romano Riformato che fu accomunato al Protestantesimo, e quindi condannato.
Per ulteriori informazioni, sia sulla manifestazione che sulla Casa delle Lapidi, consultate il sito http www.vallesusa-tesori.it

 

Federica De Benedictis

 

Quattro donne che hanno fatto la differenza

donne donna La vicepresidente del Consiglio, Daniela Ruffino: “Impegno, rigore, passione nel ricoprire gli incarichi istituzionali in un’epoca in cui le pari opportunità erano meno ‘pari’ di oggi sono, senza dubbio, le caratteristiche che accomunano queste quattro donne piemontesi”. I volumi sono realizzati dalla Consulta femminile regionale

 

“Si richiede alle donne di essere estremamente brave nel mondo lavorativo per poi considerarle normalmente dotate”. Con un tono un po’ amareggiato e d’ammenda, Marco Brunazzi, Vicepresidente dell’Istituto di studi storici Salvemini, ha concluso la presentazione delle quattro nuove biografie della collana “Donna e Donne” della Consulta femminile regionale, tenutasi nei giorni scorsi presso Palazzo Lascaris. Si tratta di mirabili monografie dedicate a quattro protagoniste piemontesi della politica recentemente scomparse: Maria Magnani Noya, Giovanna Cattaneo Incisa, Nicoletta Casiraghi e Angiola Massucco Costa.

 

I volumi, realizzati attraverso ricerche d’archivio ed incontri con persone che hanno conosciuto le quattro protagoniste, si compongono anche di un saggio biografico introduttivo che ne evidenzia i percorsi umani e politici cosicché al lettore venga data la possibilità di conoscere tutte le sfaccettature della vita delle quattro donne.

 

Abile avvocata penalista impegnata anche in importanti processi politici, Maria Magnani Noya viene soprattutto ricordata per essere stata, dal 1987 al 1990, il Primo sindaco donna della città di Torino. Diventata poi parlamentare europeo, dopo essere stata sottosegretaria alla Sanità nel primo governo Craxi, ha rivolto il suo impegno politico nazionale all’attività riformatrice nel campo del diritto di famiglia, dei diritti civili e soprattutto nell’ambito dei diritti delle donne.

 

Nel 1992 anche Giovanna Cattaneo Incisa ricoprì il ruolo di sindaco della città di Torino ed anche se il suo fu un mandato piuttosto breve (da febbraio a dicembre), la città vide una importante trasformazione sotto la sua amministrazione. Eletta per due mandati nel Consiglio comunale di Torino, si occupò, con rigore e passione civile, di temi di scottante attualità quali la crisi economica e le politiche sociali. Terminata la sua “carriera politica”, si dedicò al mondo dell’arte ricoprendo le cariche di presidente della Fondazione Torino Musei e presidente della Galleria civica d’Arte moderna e contemporanea.

 

Parlando di “prime volte” non si può non nominare Nicoletta Varra Orrù Casiraghi che, dal 1985 al 1990, fu la prima donna che ricoprì il ruolo di presidente del Consiglio e della Giunta provinciale di Torino. Di formazione liberale, durante tutta la propria carriera si è spesa con passione ed intelligenza per la tutela dei diritti delle donne, il buon funzionamento degli enti pubblici e l’affermazione di una cultura diffusa delle libertà individuali.

 

E di problematiche riguardanti la tutela dei diritti delle donne e l’affermazione dell’emancipazione femminile, si è occupata Angiola Massucco Costa. Parlamentare per il Partito comunista italiano, tra il 1970 ed 1975 è stata eletta consigliera comunale a Torino ed è stata attiva anche nell’associazionismo e nella Consulta femminile regionale. Ha ricoperto un ruolo di primo piano negli studi di psicologia sperimentale, disciplina cui ha dato un particolare impulso organizzativo.

 

Quattro storie di vita, ma soprattutto quattro storie di donne che con il loro impegno, il loro rigore e la loro passione nel ricoprire i propri incarichi istituzionali, hanno dimostrato e soprattutto insegnato alle generazioni future, l’importanza di essere e di affermarsi come “donna” in un’epoca in cui le pari opportunità erano ancora meno pari di oggi.

 

Esemplari per il coraggio, la determinazione e l’intelligenza che ne hanno contraddistinto l’impegno lungo tutto il loro percorso umano e lavorativo, non possiamo che ringraziare la vicepresidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino, la presidente della Consulta femminile regionale Maria Agnese Vercellotti Moffa, Marco Brunazzi e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione delle biografie di queste straordinarie donne. “Impegno, rigore, passione nel ricoprire gli incarichi istituzionali in un’epoca in cui le pari opportunità erano meno ‘pari’ di oggi sono, senza dubbio, le caratteristiche che accomunano queste quattro donne piemontesi”, ha sottolineato Ruffino.

 

Ci auguriamo che le loro vite possano essere d’esempio per donne e uomini di tutte le età e nazionalità e che, il loro ricordo, possa essere di sprone alla riflessione e all’azione sulla società contemporanea affinché,sia da un punto di vista lavorativo che sociale, ci siano sempre meno disuguaglianze e più pari opportunità.

 

Simona Pili Stella

 

(Foto: Consiglio regionale del  Piemonte)

Edifici pubblici, il Comune mette in vendita i gioielli di famiglia

PAL CIVICPAL CIVICOTra gli edifici che potrebbero essere messi in vendita c’è la Curia Maxima di via Corte d’Appello, già storica sede del tribunale di Torino, che attualmente ospita l’Assessorato alla Cultura. Potrebbe diventare un nuovo hotel della prestigiosa catena Hilon. C’è poi il Palazzaccio, la struttura da sempre criticata per il suo non-senso estetico, piazzata proprio davanti al Duomo

 

Il trucco c’era ma non si vedeva. Nascosta in un plico alto così di emendamenti, c’era anche la decisione del Comune di vendere alcuni dei suoi “gioielli di famiglia”, ovvero una serie di palazzi aulici di proprietà municipale, i cui costi di gestione sono diventati insostenibili. L’assessore Gianguido Passoni, beccato dalla minoranza che si è accorta di quelle poche righe inserite quasi per caso nella documentazione di bilancio, ha detto che si tratta in realtà soltanto di un percorso propedeutico per verificare la possibilità di vendere in futuro alcune sedi o, comunque, di razionalizzare i costi dei palazzi comunali.

 

Tra gli edifici che potrebbero essere messi in vendita c’è la Curia Maxima di via Corte d’Appello, già storica sede del tribunale di Torino, che attualmente ospita l’Assessorato alla Cultura. Potrebbe diventare un nuovo hotel della prestigiosa catena Hilon. C’è poi il Palazzaccio, la struttura da sempre criticata per il suo non-senso estetico, piazzata proprio davanti al Duomo. E poi, l’ala destra di piazza Palazzo di Città, la palazzina dei servizi educativi di piazza IV Marzo, parte della Caserma Lamarmora che ospita i Vigili Urbani.

 

Un complesso di costruzioni che , se vendute ai migliori acquirenti, potrebbero portare alle casse municipali circa 50 milioni di euro. Non poco, di questi tempi. Intanto, per l’operazione trasparenza imposta dalla legge, il Comune ha messo sul web tutti i dati sui costi delle sedi municipali in affitto: in tutto vengono a costare un milione e 600 mila euro l’anno. Tra i vari uffici affiittati dal Comune, l’archivio di Pianezza, le scuole di corso Casale e via Casalis, la sede della Polizia municipale di Corso Umbria. In effetti Passoni ha ragione: è ora di razionalizzare.

 

(Foto: il Torinese)

Spesa farmaceutica, allarme rosso: peggio di noi solo la Puglia

“I costi – dice l’assessore – a fine 2014 ammonteranno a 415 milioni, mentre dovrebbero attestarsi a 390”

 

molinetteNella sua comunicazione alla Giunta regionale, l’assessore alla sanità Antonio Saitta ha lanciato l’allarme: quella per la farmaceutica in Piemonte è una delle grandi voci di spesa all’interno del bilancio regionale della sanità, con una percentuale del 15% che significa 1,2 miliardi di euro.

 

“La spesa farmaceutica ospedaliera – dice l’assessore – a fine 2014 ammonterà a 415 milioni, mentre dovrebbe attestarsi a 390.  Saitta, dice che “non era mai stato fatto un lavoro di analisi così rigoroso e attento sulle spesa di farmaci in passato”. Su alcune voci di spesa  ci sarebbe possibilità risparmiare, partendo dalla consapevolezza dell’appropriatezza delle prescrizioni, che deve migliorare sia da parte dei medici ospedalieri sia dei medici di base, chiamati ad aiutare i pazienti a non farsi condizionare dalle pressioni del consumismo farmaceutico.molinette2

 

“I cittadini hanno bisogno che i loro medici di base li aiutino a cambiare mentalità. La Regione non ha alcuna intenzione di fare la parte dei “ragionieri del farmaco”, ma sentiamo forte l’esigenza, nella quotidiana battaglia per ridurre la spesa sanitaria, di essere sostenuti dai medici anche nella voce relativa alle prescrizioni di farmaci”, spiega l’assessore.

 

“Ci sono esempi virtuosi – conclude – che fanno comprendere come sia possibile intervenire in accordo con i medici di base: la spesa per farmaci di grande consumo – le statine (per il controllo degli eccessi di colesterolo) e gli ace inibitori (contro l’ipertensione) – registra in Piemonte nel primo semestre del 2014 un grande risparmio, perché si è incrementata in maniera significativa la prescrizione del farmaco generico a discapito di quello cosiddetto di marca: qui emerge forte il ruolo del medico prescrittore al quale il paziente si affida completamente”.

 

LE CIFRE DELLA SPESA OSPEDALIERA NELLA COMUNICAZIONE DELL’ASSESSORE ALLA SANITA’

 

sanitaLa farmaceutica si divide in due macro voci di spesa, quella territoriale e quella ospedaliera. Nella prima il Piemonte si comporta a livello nazionale abbastanza bene e deve però rispettare i parametri di taglio imposti dal Piano di rientro, mentre nella seconda voce siamo tra i peggiori in Italia.

Vediamo le cifre: per l’anno 2014 il tetto di spesa della farmaceutica territoriale è stato fissato per il Piemonte 827,8 milioni di euro (con una riduzione complessiva del 3.36% rispetto alla spesa dell’anno precedente: nel 2013 la spesa era di 856,6 milioni), di cui 637,8 milioni per la solo spesa farmaceutica convenzionata che quest’anno quindi deve quindi diminuire del 3.2%

 

Dall’analisi dei flussi di spesa del primo semestre e dalla proiezione fino a fine anno, emerge che in Piemonte troviamo territori che stanno risparmiando come Cuneo, Novara, Biella, Vercelli e Vco, mentre Torino è gravemente inadempiente ed Alessandria e Asti sono inadempienti, ma in lento miglioramento: se non si cambia rotta, a fine anno non solo non avremo raggiunto l’obiettivo di spendere solo 827.8 milioni di euro per la farmaceutica territoriale, ma lo avremo superato di almeno 20 milioni di euro.

 

Passiamo alla spesa della farmaceutica ospedaliera: per l’anno 2014 il tetto di spesa è stato fissato per il Piemonte a 390 milioni di euro (con una riduzione complessiva del 4.2% rispetto alla spesa dell’anno precedente: nel 2013 è stata di 407,2 milioni).Qui la situazione è difficile, perché il nostro trend di spesa è tra i più alti d’Italia (peggio di noi fa solo la Puglia).

 

Questa voce è difficile da controllare perché le Asl e le aziende ospedaliere finora non hanno mai collaborato nella diffusione dei dati: di fatto mancava quasi completamente il rendiconto della spesa farmaceutica ospedaliera e quindi non si potevano esercitare controlli, ma soprattutto nessuno all’interno degli ospedali aveva chiari questi dati.

 

Per l’anno in corso invece di restare nel tetto di spesa di 390 milioni di euro, quasi certamente arriveremo a 415 milioni. Le aziende che avrebbero dovuto tagliare maggiormente questa voce erano principalmente le sedi universitarie (Novara e Torino) ma anche Asti, Vercelli e Vco.

 

Per rispettare nel prossimo futuro questi parametri gli strumenti ci sono e per la verità c’erano già. Si tratta di utilizzare una procedura chiamata File F (usata da anni in altre Regioni): un tracciato che contiene le informazioni relative alla fornitura e somministrazione di un farmaco ad un paziente da parte di una struttura ospedaliera o territoriale e che permette la compensazione del costo con l’Asl di residenza del paziente. Si tratta di uno strumento che consente di tracciare la filiera di un farmaco, garantendo al paziente la continuità della cura e all’azienda il riconoscimento delle spese sostenute, una maggiore appropriatezza nei consumi e quindi, per alcune tipologie di farmaco, un risparmio sulla spesa farmaceutica convenzionata.

 

(Foto: il Torinese)

 

Il Regio apre con la Messa da Requiem di Verdi

Il Requiem venne eseguito per la prima volta il 22 maggio 1874 nella Basilica di San Marco a Milano, dirigeva lo stesso Verdi. Composto dal grande operista per commemorare il primo anniversario della scomparsa di Alessandro Manzoni, il Requiem emerse subito quale universale messaggio di pace e consolazione rivolto all’umanità

 

verdi

Martedì 30 settembre alle ore 20, il Regio apre la Stagione 2014-2015 con la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi. Questo immenso capolavoro sinfonico-corale è diventato nel corso degli anni l’emblema dell’eccellenza del Regio. Con la direzione di Gianandrea Noseda, il Requiem è stato eseguito, sempre con unanime successo di pubblico e critica, in tutto il mondo: da Vienna a Tokyo, da Dresda a San Pietroburgo.

 

Per aprire la grandiosa Stagione 2014-2015 viene proposto ora in Italia, per cinque concerti dal 30 settembre al 7 ottobre, il masterpiece che  ha reso famoso il Regio all’estero. L’inaugurazione della Stagione d’Opera spetterà invece a una nuova produzione dell’Otello di Verdi, con la regia di Walter Sutcliffe, il 14 ottobre. Per il Requiem prenderanno parte, con l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio, diretti da Gianandrea Noseda, quattro grandi solisti: Hui He, soprano cinese dal timbro morbido e dalla fine musicalità, già vincitrice del concorso Voci verdiane di Busseto, impegnata nelle più importanti platee internazionali; Daniela Barcellona, mezzosoprano d’eccellenza dalla consolidata fama mondiale e graditissima presenza costante delle produzioni del Regio; Jorge de León, giovane tenore spagnolo dal timbro squillante e omogeneo, che ha già lavorato con direttori quali Zubin Mehta e il compianto Lorin Maazel e infine Michele Pertusi, uno dei più grandi bassi della scuola italiana, amatissimo dal pubblico torinese e non solo. Il Coro, elemento fondamentale di tutta la partitura, è istruito da Claudio Fenoglio.

 

Il Requiem venne eseguito per la prima volta il 22 maggio 1874 nella Basilica di San Marco a Milano, dirigeva lo stesso Verdi. Composto dal grande operista per commemorare il primo anniversario della scomparsa di Alessandro Manzoni, il Requiem emerse subito quale universale messaggio di pace e consolazione rivolto all’umanità. Il successo di pubblico e critica fu immediato e la partitura iniziò a viaggiare: Roma, Venezia, Parigi, Londra e da allora è rimasta sempre in repertorio.Più che di musica sacra si potrebbe parlare di musica spirituale, fatta da un uomo per gli uomini, nel tentativo di offrire un po’ di conforto, non certo una risposta definitiva, al mistero della vita e della morte. Nel Requiem ascoltiamo il grido di dolore del “Dies Irae”, il pentimento e il rimorso nell’”Ingemisco”, la compassione nel “Lacrymosa” ed infine la pace, vera dimensione dell’uomo, nel “Libera me”.

 

Di fatto il Requiem è partitura di estrema finezza compositiva. Verdi non scriveva più da due anni e, dopo i vertici raggiunti con Don Carlo e Aida, apriva con il Requiem l’ultima fase del suo genio creativo, che avrebbe dato frutti così innovativi da segnare per sempre la storia della musica. Tra i tanti elogi ricevuti da Verdi per il suo capolavoro sacro, emerge quello di Johannes Brahms che disse: «solo un genio può scrivere tali opere».La Messa da Requiem è diventata, con gli anni, il nostro miglior biglietto da visita da presentare in tournée. I critici di tutto il mondo hanno più volte sottolineato l’eccellenza raggiunta dai complessi artistici del Regio. Aprire la Stagione 2014-2015 con questo titolo è la perfetta occasione per restituire e presentare al pubblico torinese – e non solo – i risultati raggiunti.

 

Il Teatro Regio e la Città di Torino dedicheranno l’esecuzione del Requiem di Giuseppe Verdi di sabato 4 ottobre alla memoria del baritono torinese Giuseppe Valdengo, in occasione del centenario della sua nascita. Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana per Meriti Artistici, ambasciatore nel mondo del nome di Torino, dell’Italia e della tradizione lirica italiana, Valdengo, prediletto collaboratore di Arturo Toscanini, fu con il leggendario direttore eccellente interprete a New York delle opere verdiane Otello, Aida e Falstaff.Anche per l’intera Stagione 2014-2015 è stato confermato l’accordo tra il Teatro Regio Torino e Rai-Radio3 per la trasmissione in diretta di tutte le prime: il Requiem si potrà dunque ascoltare anche via radio il 30 settembre alle 20, trasmissione che rientra nel circuito Euroradio.

 

 

Posti in vendita a € 35, da sabato 13 settembre, presso la Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215 – Tel. 011.8815.241011.8815.241/242, presso Infopiemonte-Torinocultura, alla Biglietteria del Teatro Stabile, on line su www.vivaticket.it e telefonicamente con carta di credito al n. 011.8815.270011.8815.270. Info: tel. 011.8815.557011.8815.557

 

Racconti di viaggi sul palco del Teatro Baretti

Viaggi stravaganti, anticonformisti, non turistici e improvvisati. L’evento TEDxCrocettaSalon – Travel nasce per promuovere nuovi modi di viaggiare

 

BARETTIIl 5 ottobre cinque viaggiatori condivideranno le loro esperienze su un unico palcoscenico. Tutte le strade portano al Teatro Baretti. Il 5 ottobre 2014, dalle 9:30 alle 13.30, cinque liberi viaggiatori porteranno sul palco di via Giuseppe Baretti 4 i racconti delle loro esperienze di viaggio. Viaggi stravaganti, anticonformisti, non turistici e improvvisati. L’evento TEDxCrocettaSalon – Travel nasce per promuovere nuovi modi di viaggiare. Ascolterete la storia di due ragazzi che da Milano a Lisbona si sono lasciati guidare esclusivamente dalle app, quella di un pellegrino con chitarra al seguito, quella di chi ha scelto di seguire la filosofia del “chi va piano, va sano e va lontano”, e di chi infine racconterà il viaggio fatto alla scoperta di se stessa. Sarà inoltre proposta una selezione di video TED. La giornata sarà divisa in due sessioni intervallata da un coffee break e si concluderà con un aperitivo sul palco del teatro. Interverranno:

 

Orlando Manfredi – “From Orlando to Santiago”

In arte duemanosinistra, cantautore, attore e drammaturgo. Racconterà e ci farà ascoltare le sue canzoni composte sulla via per Santiago.

Stefano Vogna, Nicola Graziani – “#inFriendsWeTrust

 

Un gruppo di amici appassionati di tecnologia e comunicazione, che hanno intrapreso un viaggio da Milano a Lisbona utilizzando solamente App.

 

Simon Dabbicco – “Travelling without spending money” Viaggiatore per passione e promotore della sostenibilità, permacultura ed ecologismo, ci racconterà come esplorare il mondo lontano dagli stereotipi del turista, vivendo in modo più autentico i luoghi visitati.

 

Amor Ben  – “Curiosity and Diversity” Insegnante di spagnolo con la passione per le lingue e gli ambienti internazionali. Ci racconterà il viaggio fatto alla scoperta di se stessa e quali caratteristiche l’hanno aiutata a costruire il suo lavoro in un ambiente multi-culturale.

 

L’evento in lingua inglese sarà ad accesso gratuito, fino ad esaurimento posti (100). Data la sua esclusività e l’elevato numero di richieste di partecipazione, la suddetta è comunque soggetta  ai seguenti requisiti:  compilazione modulo per la selezione e registrazione tramite Eventbrite. Le prime 20 persone che si registreranno su Eventbrite saranno automaticamente selezionate per partecipare all’evento. Gli altri partecipanti saranno selezionati in base a criteri volti a garantire  l’eterogeneità e a stimolare il networking e la condivisione di idee nello stile TED.

 

Maggiori dettagli sulla modalità di partecipazione su http://www.tedxcrocetta.com.

 

Quando la coppia rischia lo scoppio

gilibremerI ragazzi torinesi del canale #NoiCiMettiamoLaFaccia, hanno realizzato un nuovo video

 

Marco Gili e Nicola Bremer, i due giovani “provocatori sociali” torinesi del canale #NoiCiMettiamoLaFaccia, hanno realizzato un nuovo video. Il filmato mette alla prova coppie incontrate per le vie della città. Ecco l’ultimo video dal titolo “# La Coppia Scoppia

 

https://www.youtube.com/watch?v=pmLFZx7wmoQ

 

Gli altri video sul canale YouTube: https://www.youtube.com/user/NCMLF

 

Tempi di crisi, sulla Linea 2 meglio il treno-metrò

metro gentemetro 2Collegare la stazione Vanchiglia con lo scalo ferroviario di Rebaudengo utilizzando il trincerone di via Sempione. Sfruttando il passante ferroviario, si ridurrebbero  costi di realizzazione oggi insostenibili, pari a circa un miliardo e mezzo di euro

 

 

La priorità è quella di collegare i cittadini di Barriera di Milano e di Mirafiori con il centro, capolinea la stazione di Porta Nuova. Quindi, ritiene l’assessore all’urbabistica del Comuna, Stefano Lorusso, è accettabile una deroga al progetto iniziale della Linea 2 della metropolitana, soprattutto considerando che i soldi per costruirla così come la si pensava, proprio non ci sono. E come è stata abbandonata la realizzazione della tangenziale est (e al suo posto si pensa a un tunnel sotto il Po), una soluzione alternativa va individuata anche per il metrò. L’assessore Pd, nel corso della festa Willy Brandt organizzata dalla Fondazione Amendola, ha comunicato la sua suggestione, rilanciata dalle pagine cittadine di Repubblica: collegare la stazione Vanchiglia con lo scalo ferroviario di Rebaudengo sfruttando il trincerone di via Sempione.

 

Non si tratterebbe di un vero metrò, ma di vagoni in grado di correre anche sui tradizionali binari ferroviari, del tipo impiegato in Nord Europa. Insomma, una sorta di metrò-treno che, sfruttando il passante ferroviario, ridurrebbe costi di realizzazione oggi insostenibili, pari a circa un miliardo e mezzo di euro. Il tutto verrebbe a costare invece sui 6-700 milioni. Anche il senatore Stefano Esposito, presente al dibattito della festa dem (una kermesse che, rispetto alla manifestazione ufficiale del Pd tenutasi in agosto, ha ancora il sapore di festa de l’Unità) ha lanciato una proposta: il Comune promuova di “metrò-bond”, dei buoni con  tassi al 2% di interesse, utili a finanziare l’opera. L’idea dell’assessore Lorusso nasce dal fatto che pensare ai privati per realizzare un’opera faraonica come la seconda linea sarebbe velleitario. Da qui la necessità di studiare proposte alternative, piuttosto che rinunciare al progetto.

 

(Foto: il Torinese)

 

Le eccellenze della sanità piemontese

sanitaDialisi polmonare e trapianti

 

“Un grande risultato per la sanità piemontese, che dimostra l’eccellenza di molte nostre strutture ed in particolare della ricerca universitaria che, attraverso le scoperte scientifiche, contribuisce a migliorare l’attività clinica quotidiana”.

 

E’ il commento dell’assessore regionale Antonio Saitta alla notizia della sperimentazione, per la prima volta al mondo, della dialisi polmonare effettuata dalle Terapie intensive dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino (diretta dal professor Marco Ranieri) e del Sant’Orsola di Bologna (diretta dal professor Stefano Nava).

 

I risultati sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica internazionale “Critical care medicine”, organo ufficiale della Società americana di Terapia intensiva.

 

Saitta ha partecipato, a Roma, alla Commissione Salute dove, tra gli altri punti all’ordine del giorno della discussione, è stato approvata la richiesta, presentata dalla Città della Salute e della Scienza di Torino, di rinnovo dell’autorizzazione ministeriale all’espletamento di attività di trapianto di parti di fegato da donatore vivente.

 

Il Centro di trapianto di fegato, diretto a Torino dal professor Mauro Salizzoni, è al 1° posto in Italia per numero di interventi.

 

La rete di donazione e trapianto di organi tessuti e cellule è un’altra riconosciuta eccellenza della sanità piemontese: per volumi di attività e qualità dei programmi la nostra regione occupa un’ottima posizione nazionale.

Il Centro regionale Trapianti del Piemonte è diretto e coordinato dal Professor Antonio Amoroso.

 

(www.regione.piemonte.it)