LIFESTYLE- Pagina 42

Il filo e le sue arti, una mostra-convegno a Palazzo Barolo

Per approfondire le Arti del Filo, da giovedì 21 a sabato 23 maggio

A Palazzo Barolo un evento nazionale, dal titolo “Verità, miti e leggende sul filo e le sue arti”, rappresenta un’occasione unica per immergersi nelle Arti del Filo. Attraverso l’esposizione di tecniche raffinate come il ricamo, il merletto e la tessitura, i visitatori potranno ammirare dei manufatti che spaziano dall’arredamento all’abbigliamento, fino alla creazione e di gioielli e di oggettistica originale. Da giovedì 21 a sabato 23 maggio, si terranno un convegno e delle conferenze su storia e tecniche di ricamo, merletto e tessitura accompagnate da dimostrazioni pratiche. In mostra, le opere sono il frutto del talento delle socie della Corporazione delle Arti, provenienti da dieci regioni italiane e dalle allieve della Scuola di Ricamo di Gisella Tamagno, che qusst’anno celebra il suo 30esimo anno di attività. Il percorso espositivo non vuole essere soltanto una celebrazione estetica, ma un approfondimento multidisciplinare che coinvolge i curatori di prestigiosi musei italiani e ospiti internazionali provenienti dalla Francia e dall’Europa dell’Est. Insieme a collezionisti e nuovi artisti, verranno esplorate le Arti di Filo sottile profilo storico, socio-economico, umanitario e terapeutico. Il pubblico avrà la possibilità di assistere a dimostrazioni dal vivo scoprendo come strumenti semplici, guidati da ingegno e pazienza, si possano trasformare in capolavori.

Gli appassionati potranno ricevere spunti, idee e curiosità, scoprire un modo di colori insoliti, assistendo a dimostrazioni e acquistando manufatti, libri e kit. Questo patrimonio immenso affonda le sue radici in una storia antica e si propone come una risorsa vitale capace di adattarsi alla moda e ai gusti contemporanei, proiettandosi verso il futuro.

Oltre alla mostra, gli appartamenti dei Marchesi di Barolo, al piano nobile, sono visitabili su visita guidata nei seguenti orari: da martedì a domenica alla 15, alle 16 e alle 17. Il programma del convegno è disponibile sulla pagina web di Opera Barolo: www.operabarolo.it, e aperto a tutti. La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso a Palazzo Barolo. Orari: giovedì, venerdì, sabato dalle 10 alle 18

Si consiglia di verificare l’apertura nei giorni d’interesse o telefonando al numero 338 1691652 o scrivendo a biglietteria@palazzobarolo.it

Palazzo Barolo – via delle Orfane 7, Torino

Mara Martellotta

Portfolio review: “Il Grande Venerdì di Enzo”

Venerdì 5 giugno, a Torino, fa tappa l’iniziativa promossa dall’Art Directors Club,

Torna venerdì 5 giugno prossimo il “Grande Venerdì di Enzo”, la più grande portfolio review diffuso in tutta Italia e promossa da ADCI – Art Directors Club Italiano, e dedicata alla memoria di Enzo Baldoni. L’iniziativa è giunta alla sua 27esima edizione ed è divenuta negli anni un appuntamento di riferimento per giovani creativi, studenti, freelance, professionisti emergenti, coinvolgendo diverse città italiane e offre do opportunità di confronto de visu con direttori creativi, art director, copywriter, designer e professionisti del mondo della comunicazione. Obiettivo dei grandi venerdì di Enzo, è quello di favorire un momento concreto d’incontro fra l’industria creativa e le nuove generazioni, offrendo ai partecipanti la possibilità di presentare il proprio portfolio, ricevere feedback qualificati e costruiranno e opportunità di crescita e networking.

“Grazie all’energia dei nostri local ambassador, la più grande review portfolio d’Italia, rappresenta un momento di incontro fra sguardi e sogni, il luogo dove tutto è possibile e nascono nuove storie di successo – commenta Angela Pastore, consigliera e coordinatrice local ambassador ADCI”.

La grande novità di quest’anno riguarda la partnership con TUCANO, storico brand italiano che ha recentemente celebrato, come ADCI, il traguardo dei quarant’anni. Da sempre simbolo di design funzionale e contemporaneo, TUCANO si distingue per i suoi prodotti d’accompagnamento alla vita urbana e professionale.

“Quando abbiamo fondato TUCANO – spiega il fondatore e CEO di TUCANO, Franco Luini – l’idea era di accompagnare le persone nei luoghi in cui nascono le idee, proteggendo gli strumenti con cui lavorano, creano e si raccontano. Per questo siamo felici di essere portfolio partner de ‘Il Grande Venerdì di Enzo’, perché il portfolio non è solo un contenitore di progetti, ma passaporto professionale di ogni creativo. Incontrare ADCI, con cui condividiamo radici milanesi, una storia iniziata nel medesimo anno e una visione aperta al mondo, significa sostenere concretamente il talento e l’eccellenza italiana”.

“Il grande venerdì di Enzo” nasce per ricordare l’apporto generoso di Enzo Baldoni, copywriter e giornalista, che dedicava ogni venerdì il suo tempo alla revisione dei portfolio dei giovani creativi, dando loro consigli preziosi per mettere a fuoco il loro talento. Nel 2004, Baldoni scompare in Iraq. La sua scomparsa ha colpito profondamente il mondo della creatività e della comunicazione, perché con il suo sorriso e la sua voglia di vivere, era riuscito a contagiare negli anni generazioni s generazioni di giovani, avvicinandoli alla dimensione creativa. Ancora oggi, “Il grande venerdì di Enzo” rappresenta uno dei principali mentorship del settore creativo italiano, grazie al coinvolgimento volontario di centinaia di professionisti, soci ADCI che mettono a disposizione il loro tempo e le loro esperienze.

Mara Martellotta

Giornata Mondiale della Biodiversità, la natura è entrata nelle RSA

In vista del 22 maggio, Giornata Mondiale della Biodiversità, la natura è entrata nelle RSA e nelle cliniche di riabilitazione psichiatriche del gruppo Emeis Italia e nel Torinese, come tema da celebrare e esperienza da vivere. Ospiti e pazienti stanno allevando bruchi che diventeranno farfalle, seguendone ogni fase della trasformazione,  fino alla liberazione nei giardini delle strutture.

Il progetto si chiama “Metamorfosi” e nasce da un’idea tanto semplice quanto sorprendente, allevare farfalle per ripensare il mondo in cui si parla di cura. Non si tratta di un’attività nel senso tradizionale del termine. Si tratta di un piccolo ribaltamento di prospettiva .

Grazie a Smart Bugs, ospiti delle RSA e pazienti delle cliniche psichiatriche, diventano custodi di qualcosa che normalmente si guarda solo da lontano; ricevono kit educativi, si prendono cura dei bruchi, né seguono la crescita giorno dopo giorno, imparano a riconoscere la sospensione della crisalide, quel momento in cui sembra che non accada nulla, e invece tutto sta già cambiando, fino ad arrivare alla nascita della farfalla. Poi il gesto più potente: la liberazione dalle strutture. EMEIS Italia, parte di un gruppo internazionale dedicato alla cura delle persone fragili, inserisce il progetto “Metamorfosi” dentro una visione precisa, rendere le strutture assistenziali in luoghi aperti e di vita, dove la cura non è separazione ma connessione. Così la attraverso diventa una forma di terapia non farmacologica che lavora in silenzio su memoria, emozione e attenzione.

“Vogliamo scardinare l’idea che RSA e cliniche psichiatriche siano luoghi definiti solo dalla sofferenza – racconta Alessandra Taveri, CEO di EMEIS Italia – quando una persona si prende cura di un bruco sta attraversando un processo che richiede attenzione, attesa e responsabilità, e da qui la rinascita: la farfalla che vola via rappresenta una lezio e silenziosa e potentissima sulla trasformazione possibile anche quando tutto sembra immobile”.

Le farfalle liberate appartengono a specie autoctone e contribuiscono al ripopolamento degli impollinatori, sempre più minacciati dall’urbanizzazione e dall’uso di pesticidi. Si tratta di un impatto ecologico concreto che si armonizza con quello umano. Prendersi cura di un essere vivente piccolo, fragile, apparentemente secondario cambia il modo in cui si guarda tutto il resto, e la scala dei valori. “Metamorfosi” non cerca di spiegare, ma di mettere in atto la cura.

Mara Martellotta

ValSangone Bike Adventure. Missione Compiuta

La Val Sangone si conferma meta outdoor

GIAVENO (TO), 20 maggio 2026 – Si è conclusa con un bilancio ampiamente positivo la seconda edizione del ValSangone BIKE ADVENTURE, andata in scena il 16 e 17 maggio 2026 a Giaveno. Numeri, qualità delle collaborazioni e varietà del programma confermano che questa manifestazione sta diventando un punto di riferimento per il cicloturismo e il turismo outdoor lento nella provincia di Torino.

Una Comunità in Movimento: i Numeri dell’Edizione 2026. Quasi 200 partecipanti iscritti hanno animato i due giorni di evento, a cui si aggiungono 16 tra guide ed accompagnatori impegnati lungo i percorsi. Un dato che racconta non solo l’attrattività dei tour offerti, ma il lavoro di costruzione di una rete professionale e territoriale sempre più strutturata. Tra le novità più apprezzate di questa edizione, la piena integrazione della componente escursionistica: il Sentiero dei Semplici e l’Itinerario alla Casa Verde hanno affiancato i tour in bici, accompagnando i camminatori alla scoperta di angoli meno conosciuti della valle, confermando che il pubblico del turismo outdoor si muove volentieri su due gambe oltre che su due ruote.

I Tour in Bici: Quattro Esperienze per Tutti i Livelli. Il cuore ciclistico della manifestazione si è dispiegato lungo due giornate e quattro percorsi, ciascuno con una personalità propria — a partire dal nome, in dialetto piemontese, che già racconta il carattere dell’esperienza. Il sabato 16 maggio “Sensa fià”, tour serale da 36 km con 890 metri di dislivello e quota massima a 810 m s.l.m. La domenica 17 maggio ha offerto tre Tour guidati: Tour Hard “Daje Mac” — 31 km e 1.170 m di dislivello, per chi non ha paura delle salite e vuole misurare la propria preparazione con il terreno più impegnativo della Val Sangone. Tour Intermedio “I Sentè Stermà” — 25 km e 510 m di dislivello, il percorso più apprezzato da chi cerca equilibrio tra fatica e paesaggio, alternando sterrato e panorami aperti. Tour Famiglie “Sensa Pressa” — 13-14 km con dislivello minimo e ingresso gratuito per i bambini. Il tour ha portato i partecipanti a scoprire le eccellenze del territorio: dalla Cantina Venturino di Ezio Canale al Mulino du Detu, due luoghi che raccontano l’identità autentica della Val Sangone. Tutti i percorsi erano accompagnati da guide cicloturistiche e ambientali regionali certificate, professionisti del territorio che hanno saputo trasformare ogni km in un racconto.

Il Territorio al Centro: una Comunità che Accoglie. Il pranzo domenicale curato dagli Alpini di Giaveno-Valgioie ha rappresentato il cuore dell’accoglienza: prodotti locali e quella capacità di fare comunità che distingue questo festival da qualsiasi manifestazione sportiva generica. I biscotti per i punti ristoro lungo i tour sono stati preparati dal Panificio Calcagno, in rappresentanza dell’Associazione dei Panificatori: un gesto concreto che parla il linguaggio del territorio. Ha pedalato e camminato fianco a fianco ai partecipanti anche il Circolo Fotografico “Il Mascherone” di Giaveno, documentando le due giornate e restituendo immagini preziose per la memoria collettiva dell’evento.

Una Rete di Soggetti: Associazioni, Formazione e Istituzioni.Il ValSangone BIKE ADVENTURE è prima di tutto un progetto di comunità. La collaborazione con le associazioni del territorio ha costituito la spina dorsale dell’iniziativa, dimostrando come un evento ben radicato sappia attivare energie che vanno ben oltre la logistica. Tra i soggetti che hanno contribuito in modo significativo figurano la Fondazione Pacchiotti e l’ente formativo Casa di Carità, sede di Giaveno: due realtà che operano quotidianamente sul territorio presentando i nuovi corsi formativi dedicati alle professionalità del turismo outdoor e cicloturistico, aumentando le competenze e delle opportunità lavorative legate allo sviluppo dell’outdoor nella valle.

Spettacolo in Piazza, Arte nei Vicoli e Cultura della Bici. In piazza Molines ha tenuto banco lo spettacolo “Gravity & Style: Bike Trial e BMX in Piazza” con Oliver Rege e Luca Gioiello: acrobazie, equilibrio e tecnica hanno trasformato la piazza in un palcoscenico a cielo aperto, strappando applausi a grandi e bambini. Nel vicolo d’artista, le bici d’epoca e i quadri sul ciclismo storico di Luciano Rizzo hanno creato un percorso narrativo tra le architetture del centro storico di Giaveno.

Area Junior: il Trail per i più Piccoli. Tra le aree più apprezzate dell’edizione 2026, l’Area Junior in Piazza Molines si è confermata uno spazio irrinunciabile per le famiglie. Quest’anno il programma è stato arricchito di nuove attività: un campo attrezzato con ostacoli tipici dei percorsi MTB con il supporto dei tecnici e il team di Cicli GIAI presenti per tutta la durata dell’evento. Grande novità di questa edizione, l’arrivo dei Triker: a tre ruote che hanno portato un’iniezione di energia e divertimento puro grazie alla collaborazione di FIAB BikeTrack ValSusa.

L’Area Expo e i Momenti Tecnici. L’Area Expo in Piazza Molines ha ospitato un numero soddisfacente di stand, calibrati su un target preciso: appassionati di cicloturismo, trekking e outdoor. I workshop di ciclofficina di Cicli GIAI di Giaveno hanno riscosso un apprezzamento netto, così come i racconti dei cicloviaggiatori ospiti, Leo di Life in Travel, Francesco Gozzolino di Cyclo Ergo e la testimonianza di Fabio Wolf,  fondatore dell’Associazione 160cm, che ha percorso oltre 67.000 km in bicicletta trasformando la diagnosi di sclerosi multipla in un progetto di vita straordinario. Momenti che hanno trasformato l’Expo in uno spazio vivo di esperienza condivisa.

Stefano Olocco, Sindaco di Giaveno:”Che bello vedere piazza Molines e piazza Mautino stracolme di biciclette e di appassionati! Complimenti a Nuovi Turismi di Silvia Badriotto per l’organizzazione di questa seconda edizione, che ha superato le aspettative con un ricchissimo programma adatto a tutte le età e a tutti i livelli di ciclismo. Il programma di quest’anno si è ampliato, andando a coinvolgere anche i camminatori; stiamo lavorando moltissimo sull’identità di una valle pronta al turismo lento e sostenibile, con la creazione anche di percorsi ad hoc per le persone con disabilità. La sinergia che si è creata tra diversi operatori e realtà di Giaveno e della Val Sangone mi rende orgoglioso, perché soltanto un territorio in cui le persone lavorano insieme nella stessa direzione può crescere.”

Carlo Giacone, Vicesindaco e Assessore al Turismo di Giaveno: “ValSangone BIKE ADVENTURE si conferma un appuntamento fondamentale per la promozione del nostro territorio. Due giorni intensi pensati per diversi livelli di difficoltà, in modo da coinvolgere tutti, appassionati esperti e neofiti, con un programma che permette di avvicinarsi al mondo delle bici anche a chi non pratica. Una manifestazione che coinvolge le guide cicloturistiche formate nei corsi dell’Istituto Pacchiotti, creando preziose sinergie tra formazione e opportunità lavorative. Credo molto in questa forma di turismo lento e sostenibile, perché permette di ammirare i paesaggi alla giusta velocità, soffermandosi sulla conoscenza delle peculiarità dei luoghi. Un plauso a tutti coloro che organizzano l’evento, portando a Giaveno un pubblico di appassionati e curiosi.”

Silvia Badriotto – Nuovi Turismi, esperta di marketing territoriale e organizzatrice“Chiudiamo questa edizione con la consapevolezza di aver fatto un passo avanti importante, non solo sul piano organizzativo ma sull’identità dell’evento. I quattro tour in bici, ognuno con il suo carattere e il suo nome in dialetto, i percorsi a piedi, lo spettacolo in piazza, l’arte nei vicoli, la formazione, i cicloviaggiatori: non sono pezzi separati, sono un unico racconto del territorio. Le collaborazioni attivate, dagli Alpini al Circolo Fotografico, dalle associazioni locali alla Fondazione Pacchiotti e a Casa di Carità, dai produttori alle guide certificate, sono la sostanza stessa di questo progetto. È ancora presto per annunciare una terza edizione, ma le premesse ci sono tutte.”

Nel cuore di Torino

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LE FOTO DEI LETTORI

In queste foto scattate da Isotta Meliga alcuni scorci del centro storico di Torino. Due immagini di piazza Carlina e  la Mole vista da via San Massimo.

Di Freisa in Freisa torna a Chieri

La due giorni dedicata a uno dei vitigni simbolo del Piemonte e ad altri della Collina torinese

Sabato 23 e domenica 24 maggio

Chieri (Torino)

Degustazioni guidate, masterclass, ma anche divertimento, musica, cultura e sopraffini incontri gastronomici: tra le più attese manifestazioni nel panorama enogastronomico piemontese, è pronta a ripartire, per il sedicesimo anno consecutivo, “Di Freisa in Freisa”, l’evento promosso dal Comune di Chieri e organizzato da “Gusto S씓Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese” “Croce Rossa Italiana – Comitato di Chieri”, con l’obiettivo di “mettere in luce tutte le sfaccettature di un vitigno unico e prezioso, ma anche di valorizzare e promuovere le eccellenze culturali, artistiche, enogastronomiche e commerciali del Chierese”. L’appuntamento è per sabato 23 (a partire dalle 17 fino alle 24) e per domenica 24 maggio (dalle 10 fino alle 20) nel “centro storico” di Chieri. “ ‘Di Freisa in Freisa’ – dichiarano il sindaco Alessandro Sicchiero e l’assessora alla ‘Promozione del Territorio’ Antonella Giordano – è uno degli appuntamenti più attesi per la nostra città e, in generale, per l’intero territorio del Chierese. La manifestazione, infatti, non vuole solo celebrare uno dei vitigni storici del Piemonte ma si pone l’obiettivo di mostrare ai tanti visitatori le innumerevoli eccellenze che, in ogni settore, Chieri è in grado di offrire”.

E aggiunge Matteo Rossotto, presidente del “Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese”: “Negli ultimi due anni ‘Di Freisa in Freisa’ è stata rinnovata con l’obiettivo di diventare ancora più fresca e contemporanea e avvicinarci così a un pubblico giovane, desideroso di conoscere la Freisa e gli altri vini del territorio attraverso un consumo consapevole e di assoluta qualità, una nuova fetta di consumatori, magari meno esperti ma con una grande voglia di imparare e di approfondire questo mondo così affascinante”.

Due i nuclei centrali in cui prenderà corpo la manifestazione: Piazza Cavour (che si trasformerà con “Note e calici di Freisa” in un grande palcoscenico a cielo aperto in cui a darsi la mano saranno il mondo dell’enogastronomia e quello musicale e del divertimento) e Via Vittorio Emanuele II (che sarà, invece, la casa di “Spazio Freisa” attiva per tutta la domenicaa partire dalle ore 10, e dove produttori, esperti del settore, sommelier, ma anche “Wine Lovers” e semplici curiosi potranno approfondire tutte le caratteristiche della “Freisa di Chieri” attraverso degustazioni guidate e masterclass pensate per sensibilizzare al consumo consapevole e soprattutto di qualità, in abbinamento ai prodotti del “Distretto del Cibo del Chierese-Carmagnolese”, grazie alla preziosa collaborazione con i docenti e gli studenti dell’Istituto “Norberto Bobbio” di Carignano).

In Piazza Cavour, 24 “Cantine” del territorio, insieme all’“Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino”, proporranno in assaggio, in modalità “walk around tasting”, la “Freisa” e i vini della “Collina Torinese”, assieme ad altre etichette del Canavese, dell’Astigiano e dell’Alessandrino. E, accanto al vino, il cibo proposto da una ricca varietà di cucine di strada di alta qualità con le loro specialità locali e regionali. E per finire, tanta musica. Nel pomeriggio e nella serata di sabato 23 maggio un lungo “DJ set” vedrà la partecipazione straordinaria di Francesco Quarna e Maurizio Rossato di “Radio DEEJAY”. Nella giornata di domenica la “musica itinerante” allieterà inoltre la manifestazione lungo tutto il centro storico. Ultime note, domenica 24 maggio, con la “Filarmonica San Marco – Wind Orchestra”, che intratterrà il pubblico in un viaggio tra colonne sonore e brani originali per orchestra. Anche in “Spazio Freisa”, la giornata di domenica 24 maggio sarà oltremodo densa di incontri, dai temi più vari: dal “Caffè agricolo: Acqua e Resilienza” (ore 10), via via fino alla “Masterclass” dedicata a “I vini della Provincia di Torino” (ore 18), con una degustazione guidata dall’enologo Giampiero Gerbi per scoprire i “quattro territori” della viticoltura torinese. Alla grande “Festa” dedicata alla “Freisa”, svariate saranno inoltre le realtà del territorio partecipanti: dalla “Croce Rossa Italiana – Comitato di Chieri (organizzatrice, sabato 23 maggio, della “Notte Bianca e Rossa” all’insegna dell’intrattenimento ma anche della sensibilizzazione e della solidarietà) all’azienda agricola “La Collina” di Baldissero, “fattoria didattica” dal 2021, che proporrà giochi studiati ad hoc per i più piccoli, insieme ai Ristoranti e locali chieresi (aderenti con “La Freisa di Chieri nel Piatto”) e ai negozi aperti e partecipanti, con “Ascom” e “Comitato Centro Storico”, alla manifestazione attraverso le iniziative “La Freisa in Fiera”“Freisa & Friends” e “We Love Freisa”. Altri due importanti appuntamenti da segnalare: sabato 23 (ore 16) saranno presentati i nuovi interventi realizzati al “Museo Don Bosco”, con l’esposizione di alcuni oggetti appartenuti al Santo. Per gli amanti della bici e del cicloturismo, infine, appuntamento sabato 23(ore 12,30) con “Pedali DiVini” la biciclettata curata da “Turismo Torino e Provincia” lungo le strade del Chierese. Per info e programma: www.difreisainfreisa.it

g.m.

Nelle foto: Un “giovane” brindisi; Matteo Rossotto e Antonella Giordano

Borgo Rossini, un nuovo ritmo per la Torino che si affaccia sulla Dora

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Edifici bassi, laboratori, Street art e nuove giovani vibrazioni.

Il Borgo Rossini, a Torino appartiene a categoria particolare di quartiere: non è un’area chiara e definita sulle mappe, ma un territorio percepito, riconoscibile da chi lo vive. È una zona di confine, distesa tra la Dora, corso Regio Parco e le vie che portano verso Vanchiglia. Qui la città non ha mai davvero deciso cosa essere, e proprio per questo ha lasciato spazio a una trasformazione più spontanea, meno dichiarata, ma profondamente interessante. Borgo Rossini è nata come area produttiva tra Otto e Novecento; la vicinanza alla Dora lo ha reso naturalmente vocato alla piccola industria: officine, magazzini, laboratori artigiani. Non c’è monumentalità, ma funzionalità. Gli edifici sono bassi, i cortili profondi, gli spazi pensati per lavorare più che per apparire. A differenza di altre zone industriali torinesi, qui non si è mai consumata una frattura netta. Non c’è stato un prima e un dopo, ma un lento cambiamento, le attività produttive hanno lasciato spazio ad altro senza sparire del tutto. È una continuità discreta, esile.

La presenza del Campus Luigi Einaudi, progettato da Norman Foster, ha introdotto un nuovo ritmo. Non si è trattato di una trasformazione spettacolare, ma di una mutazione progressiva: più passaggi, più voci, più tempo vissuto nello spazio pubblico. Gli studenti hanno modificato l’uso delle strade, dei bar, delle ore della giornata portando vivacità. Hanno portato una domanda nuova, a cui il quartiere ha risposto senza perdere la propria identità, ma aumentando le vibrazioni. Borgo Rossini non è un luogo di bellezza cittadina nel senso convenzionale, è, piuttosto, un quartiere che ha fatto dell’imperfezione una cifra estetica. I muri diventano superfici narrative, i cortili accolgono studi e laboratori, gli spazi industriali si trasformano in atelier o luoghi ibridi. Nulla è completamente compiuto, e proprio per questo tutto resta aperto. Per scoprire le sue attrazioni è necessario camminarci lentamente con un occhio curioso e pronto alla scoperta.

Il tessuto commerciale riflette questa natura intermedia. Non ci sono grandi catene, né un sistema consolidato. Ci sono piccoli bar frequentati da studenti e abitanti storici, botteghe artigiane, laboratori creativi, spazi informali che mescolano lavoro e socialità. È un’economia di prossimità viva, che contribuisce a definire un carattere senza imporlo. La Dora scorre accanto al quartiere come una presenza silenziosa concedono passeggiate aperte sul lungo fiume, i ponti, gli interventi di riqualificazione stanno cambiando lo sguardo. Quest’area potrebbe diventare uno dei punti di contatto più interessanti tra città e paesaggio fluviale, ma questa trasformazione richiede attenzione, misura, visione. Ed è proprio nel futuro che il quartiere si gioca la sua identità. Borgo Rossini non ha bisogno di essere reinventato, ma di essere accompagnato. Ha bisogno di spazi pubblici curati, capaci di favorire l’incontro senza cancellare l’esistente; di sostegno alle attività indipendenti, per evitare una sostituzione rapida e omologante, di un progetto sulla Dora che la renda davvero accessibile e vissuta, di servizi che tengano insieme studenti e residenti storici. Ha bisogno, soprattutto, di una storia personale consapevole, che lo protegga dal rischio di diventare semplicemente “il prossimo quartiere di moda”. Perché la sua forza sta proprio in questa sospensione, il Borgo è uno di quei rari luoghi in cui la città non è ancora del tutto compiuta, e proprio per questo resta leggibile, attraversabile, raccontabile. Un quartiere che non si impone, ma si lascia vivere senza ambizioni impossibili.

Torino è questa, ogni angolo, ogni area o quartiere possiede e contiene bellezze esposte, ma anche nascoste, discrete e in attesa di avere una identità più definita, certo, ma senza essere snaturate della loro unicità e dalla loro personalità.

 Maria La Barbera

La natura che accoglie, la Fattoria Sociale Paideia a Flor 2026

La Fattoria Sociale Paideia  partecipa a Flor 2026, la manifestazione che, nel weekend dal 22 al 24 maggio prossimi, trasformerà  il Parco del Valentino in un grande giardino diffuso, proprio nel cuore di Torino.
Per tre giorni lo stand della fattoria sarà uno spazio di incontro tra natura,  creatività, condivisione, in cui sarà possibile conoscere il progetto sociale,  scoprire i prodotti realizzati dalla Fattoria e partecipare  ad attività aperte a tutti.
Tra le varie proposte figura il laboratorio a passaggio “Sacchetti profumati”, un’esperienza sensoriale dedicata ai profumi della natura e “ Solo il seme sa” , laboratorio su prenotazione per bambini e bambine dai 3 ai 10 anni, alle ore 16, in cui i piccoli partecipanti realizzeranno un mini orto utilizzando materiali di recupero e semi da orto.

Sarà possibile presso lo stand acquistare alcuni prodotti della Fattoria Sociale Paideia, espressione di un’agricoltura sociale che pone al centro il rispetto per la terra e la cura per le persone. Si tratta di prodotti quali la confettura di fragole, la composta di cipolle rosse, la composta di peperoni, la vellutata di zucca e patate, lo sciroppo di fiori di sambuco, le nocciole in miele e nocciole tostate.
La Fattoria Sociale Paideaia rappresenta un progetto della Fondazione Paideia che, dal lontano 1993, offre un aiuto concreto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.  La Fattoria fa parte della Fondazione Paideia, nata per volere delle famiglie Giubergia e Argentero, e rappresenta un ente filantropico che opera per offrire un aiuto concreto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie. È  stato scelto il termine ‘Paideia’ perché, in greco, significa infanzia, crescita, educazione, formazione e il centro offre assistenza, accoglienza e sostegno ai bambini con disabilità,  prendendosi cura di genitori, fratelli, sorelle, nonni, affinché  ognuno possa esprimere al meglio le proprie potenzialità. Obiettivo principale è  quello di sostenere la crescita dei bambini e di chi si cura di loro, partecipando alla costruzione di una società più inclusiva e responsabile.

Fattoria Sociale Paideia

Strada Pino Torinese 15/1 Baldissero Torinese (TO)

Strada Vicinale Oia 20 Caramagna Piemonte ( CN)

Il giovane fotografo iraniano dei cani torinesi, Navid Tarazi, in arte Doggodaiily

 

Ha raccontato la sua esperienza il 17 maggio scorso all’Arena Piemonte del Salone Internazionale del Libro di Torino

Nella giornata del 17 maggio, presso l’Arena Piemonte del Salone del Libro 2026, si è tenuto un incontro dedicato al progetto fotografico e narrativo di Navid Tarazi, in arte Doggodaiily, giovane fotografo iraniano capace di conquistare migliaia di persone attraverso le storie dei cani e dei loro proprietari. L’evento, moderato dal giornalista Gioele Urso, è stato introdotto dal saluto del Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Davide Nicco, alla presenza anche del Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Franco Graglia, che ha sottolineato il valore umano del progetto.
“Ho sette gatti in casa e amo molto gli animali, ed è anche per questo che ho trovato geniale il progetto di Navid”.

Approdato in Italia nel settembre 2022 e iscrittosi al Politecnico di Torino, Navid ha raccontato come la fotografia sia diventata per lui uno strumento per superare la propria timidezza e creare una rete di relazioni.
“Per voi vedere un cane per strada è normale, per me no. In Iran è vietato portarli a spasso – ha spiegato Navid Tarazi – ho usato la fotografia come scusa per parlare con i proprietari. Il primo approccio non fu semplice, sono molto timido e non parlavo italiano, poi ho visto un signore elegante con un bassotto e mi sono lanciato”.
Da quel momento è nato un progetto che oggi conta oltre 10 mila cani fotografati e più di mille storie pubblicate, con milioni di follower sui social.
“Quello che piace nelle mie storie è l’amore puro. Cerco sempre di essere sincero – ha spiegato l’autore – soffermandosi sul rapporto tra animali e persone”
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di gatti. “Da fotografo, devo dire che fotografare gatti è più difficile, non ti ascoltano” – ha raccontato Navid, rispondendo a Franco Graglia”.

Mara Martellotta

La regola numero uno…

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L’allegra combriccola stava marciando da più di un’ora nel bosco di latifoglie, guidata da Serafino Lungagnoni, in versione vecchio Lupo. Il suo cappellone boero grigio spiccava sui cappellini con visiera verde suddivisi in sei spicchi bordati di giallo, segno distintivo dei lupetti.

Tutti in divisa – camicia azzurra, pantaloncini di velluto blu, calzettoni dello stesso colore, lunghi fino al ginocchio,e l’immancabile fazzoletto al collo – , con passo marziale scandito dalla loro guida,erano ormai in procinto di sbucare sulla radura dove, alta e maestosa, li attendeva la quercia secolare. Albero simbolo del bosco Negri , al confine della Lomellina, all’interno del Parco del Ticino, alle porte di Pavia, era stato scelto dal Lungagnoni perché i ragazzini potessero abbracciarlo. Il buon Serafino era convinto che, abbracciando le piante, si potesse stabilire una forma di comunicazione con il mondo vegetale dal quale trarre giovamento. Il bosco, tra l’altro, era bellissimo: una ventina d’ettari che rappresentavano un ottimo campione della vegetazione che ricopriva gran parte della pianura Padana prima dell’arrivo dei Romani. Non solo alberi d’alto fusto ma anche tanti fiori e arbusti come il Biancospino e il Ciliegio a grappoli, che offrivano spettacolari e profumatissime fioriture all’inizio della primavera. I lupetti del suo Branco, disposti in cerchio attorno alla quercia, cinsero l’albero in un grande e tenero abbraccio, sotto lo sguardo compiaciuto di Lungagnoni che, ad alta voce, rammentava non solo il valore del gesto ma anche le due regole fondamentali del branco: “Il Lupetto pensa agli altri come a se stesso” e “Il Lupetto vive con gioia e lealtà insieme al Branco”. L’educazione dei piccoli era per lui una missione alla quale, nonostante l’età e il fisico corpulento che gli strizzava addosso la divisa,non intendeva rinunciare.

Eh, vorrei vedere. Se non ci fossi io a tenere insieme questi qui, chissà come crescono.. Io mi do da fare, cerco di portarli sempre a contatto con nuove realtà che prima mi visualizzo per conto mio, evitando pericoli e sorprese”. Sì, perché il nostro Vecchio Lupo amava “visualizzare” prima ogni cosa: fosse un percorso, un campetto da calcio, una baita o un ricovero per passarci la notte. “Nulla va lasciato al caso,eh?Cavolo, quando mi ci metto io le cose vanno lisce come l’olio e le mamme sono tutte contente. E’ una bella soddisfazione,no? ”.Così era stato anche in quell’occasione, visitando il bosco Negri. E, terminato il rito dell’abbraccio alla quercia, diede l’ordine perentorio di rimettersi in marcia. “Forza, ragazzi. Dobbiamo arrivare alla fine del bosco entro mezz’ora, poi ancora un’oretta e saremo alla stazione ferroviaria dove, con il locale delle 18,30, si rientra al paese. Sù, avanti, marsch!”. Lungagnoni, sguardo fiero e petto in fuori, dettava il passo senza rinunciare a quelle che lui stesso chiamava “pillole di saggezza scout”. Con voce possente, si mise a declamarle. “ Regola numero uno, guardare bene dove si mettono i piedi. Regola numero due, mai scordarsi della prima regola. E’ chiaro? Basta un attimo di disattenzione e si rischia di finire a terra, lunghi e tirati, o di inciampare e farsi male. Il bosco è pieno di ostacoli quindi, state atten…. “. Non terminò la frase che sparì alla vista del gruppo che precedeva di due o tre metri.

Dov’era finito? I lupetti si fecero avanti con circospezione e lo videro, dolorante e imprecante, sul fondo di una buca che era appena nascosta dalla vegetazione. Non senza fatica, usando la corda che si erano portati appresso ( “ in gite come questa non serve un tubo”, aveva sentenziato,improvvido, Serafino “ ma è sempre bene abituarsi a non dimenticare nulla di ciò che potrebbe, in altri casi, essere utile”), scontando una serie di insuccessi, riuscirono alla fin fine a trarre il vecchio Lupo da quella imbarazzante situazione. Così,ripresa la marcia in silenzio, Lungagnoni– rosso in volto come un peperone maturo – non gradì affatto la vocina che , in fondo al branco, quasi sussurrò “eh, sì. Regola numero uno:guardare bene dove si mettono i piedi”. Nonostante ciò stette zitto, rimuginando tra se e se: “Vacca boia, che sfiga. Mi viene quasi voglia di mandarmi a quel paese da solo, altro che regola numero uno”.

Marco Travaglini