LIFESTYLE- Pagina 231

“Ecco perché sto con Cristina Seymandi”

Parla il saggista cattolico Maurizio Scandurra, opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’ in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne.

Ci sono casi che fanno riflettere sulle cose. Specie su quelle di un mondo folle sempre più alle prese nel cercare di attuare quella che, al di là delle transizioni di ogni tipo in atto, credo sia la più ardua: il rispetto della Persona.

Nonostante i progressi compiuti e la strada percorsa, il cammino appare alquanto lungo, ancora. E, talvolta, anche irto. Al punto che viene difficile pensare che, in concreto, sia mai iniziato.

Si fa ovunque un gran parlare di parità di genere, briefing & meeting per il maggiore coinvolgimento della figura femminile in sé anche negli organici d’impresa. Ma i fatti, dove stanno?

E’ un po’ come guardare al traguardo, ignorando la partenza. Vagheggiando sulla conseguenza senza tener conto della causa. Cercare il domani prescindendo dall’oggi.

La vicenda di Cristina Seymandi mi ha toccato particolarmente. In un’estate infuocata per via di un clima impazzito, che bisogno c’era di arroventarlo ancora di più? Portando alla ribalta un modello di coppia del tutto antitetico a quel sano e producente equilibrio che dovrebbe essere il carburante sicuro di ogni relazione realmente tale?

Ed ecco che la dicotomia s’insinua, pericolosa e altrettanto contagiosa, laddove dovrebbe invece regnare incontrastatamente sovrana l’armonia. Rubandole il posto. Cambiando il passo, modificandolo profondamente. Mentre il palcoscenico si sdoppia, le platee pure.

Da un lato una donna oggetto di una intollerabile ignominia. Dall’altro, tutt’altro?

Da un lato il silenzio di una persona composta, elegante, intelligente. Dall’altro, tutt’altro?

Da un lato una torinese che evita di prestare il fianco a un vorticoso giro di giostra. Dall’altra, forse,  tutt’altro, con la discreta Città della Mole pronta a improvvisarsi, suo malgrado e tout court, nel più chiacchierato dei salotti romani.

Da un lato un’imprenditrice moderna, in linea con i tempi. Una self-made-woman proprio per questo ancor più meritevole di menzione. Dall’altro un contesto finanziario dalle radici lontane cui, probabilmente, il successo degli altri – o meglio, “delle altre”, dell’altra – dà fortemente fastidio.

Sarebbe stato un connubio perfetto, se vi fosse stato tutt’altro: magari, semplicemente sciacquando il bucato in casa. Facendo memoria e tesoro della sapienza elementare, comune a ogni dignitosa civiltà, che ricorda invece come in Amore vincono sempre buonsenso, correzione fraterna e reciproco perdono, e mai il potere. Evitando, forse inconsapevolmente, di alimentare la promozione di uno stereotipo maschile totalmente in contraddizione con le premesse del 25 Novembre.

Parafrasando il grande Antonio Lubrano, “La domanda sorge spontanea”: “Ma come facevi a stare con Segre?”. Se l’è chiesto pure Roberto Dagostino (come testualmente racconta oggi 23 novembre in edicola sul quotidiano ‘La Stampa’ il collega Fabrizio Accatino), fotografato con la raggiante Seymandi alla prima nazionale del suo docufilm ‘Roma, Santa e Dannata’.

Cara Cristina, scusami se, forse troppo confidenzialmente, mi permetto di evitare il “Lei”. Desidero chiederTi perdono per i peccati mesti di noi uomini.

Invidiosetti, miseri. Permalosi, e talvolta fin troppo macchinosi.

Dì questa volta Tu, se puoi, una preghiera accorata per la nostra redenzione. Per la nostra Salvezza. Perché possiamo cambiare, fintantochè abbiamo respiro.

Siamo ancora in tempo. Sono certo che il buon Dio Ti ascolterà.

Maurizio Scandurra

Maison Gioia, i bijoux di Emily e Chiara

Emily Grosso (Social Media Manager) e Chiara Girivetto (Visual Merchandiser), due giovani amiche chiuse in casa durante il periodo del Covid, hanno iniziato un po’ per gioco, un po’ per passare il tempo, a creare bijoux particolari, molto creativi e fra qualche mese, il loro progetto “Maison Gioia” compirà cinque anni.
“Maison” perché ogni più piccolo dettaglio dei loro bijoux viene fatto in casa e “Gioia” perché la nonna di Emily la chiamava “Gioia”, ed è proprio stata nonna Valeria, meravigliosa sarta, l’ispiratrice di una parte della Collezione.
Durante il periodo Covid, Emily si ritrova fra le mani le scatole di bottoni che nonna Valeria cuciva amorevolmente sulle sue creazioni, e prova a smontare degli orecchini aggiungendo dei bottoni, il risultato è più che accettabile.  Contemporaneamente la sua amica Chiara con dell’argilla polimerica da forma a braccialetti e orecchini proprio come quelli che si usano moltissimo negli USA.
Nascono così due collezioni: i bijoux con i bottoni, molti dei quali vintage, provenienti anche dall’estero, soprattutto da Parigi e Nizza e quelli realizzati con resina e argilla polimerica.
Le Collezioni che si sono susseguite in questi anni sono molte e tutte bellissime, da quella dedicata a S.Valentino, a quelle di Natale, altre realizzate ispirandosi alla serie Bridgerton e alla serie Mercoledì: orecchini, collane, anelli e braccialetti.
Se vi ho incuriosito potete vedere i bijoux sul loro canale Instagram: maisongioia_torino, e su www.etsy.com; spediscono dappertutto e a Torino consegnano personalmente. Oppure, se siete da quelle parti, il Centro Estetico in corso Casale 298 a Torino ospita le collezioni Maison Gioia.
Se invece volete conoscere personalmente Emily e Chiara potete incontrarle sabato 2 dicembre dalle 10.00 alle 18.00 al Bite Market da Combo ( vintage, second hand, piccolo artigianato) in corso Regina Margherita 128 a Torino, dove fra le altre cose esporranno i nuovi bijoux della Collezione di Natale, tanto oro, argento, rosso e glitter !
Didia Bargnani

De Wan: i foulard dedicati alla Turandot

Nasce una serie limitata di foulard dedicati alla Turandot, ispirati alla pittura di Roberto De Wan, torinese di nascita, milanese di adozione

 

Bellissima, contraddittoria estremamente contemporanea, Turandot viene rievocata da Roberto De Wan, torinese di origine, milanese di adozione, in occasione del centenario della morte di Giacomo Puccini, nei suoi 150 foulard limited edition, dedicati all’eroina di un’opera lirica così affascinante da interessare critici quali Rolando Bellini e Angelo Mistrangelo.

Quest’ultimo ha scritto: ”De Wan consegna alla pittura il vibrante racconto di una ieratica Turandot, che trasmette la forza dei propri sentimenti e la magia di un amore rivelato”.

Unitamente ai quadri ad olio che la raffigurano, realizzati dal pittore designer, i foulard saranno presentati il prossimo lunedì 20 novembre in orario 15-18 presso l’atelier De Wan in via Manzoni a Milano e poi a Torino.

Al vernissage interverranno Alberto Veronesi, presidente del Comitato promotore per le celebrazioni del centenario del compositore Giacomo Puccini, autore di quest’opera, Daniela Javarone, presidente dell’Associazione milanese della Lirica e l’artista performer Erica Tamborini che, indossando i nuovi accessori De Wan, coinvolge non soltanto gli amanti della musica, ma anche quelli dell’arte e della moda, in un messaggio universale di pace per le prossime festività.

I foulard saranno esposti in modo permanente al Museo Storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo e saranno presti disponibili nelle sedi di Torino e Montecarlo e alla galleria d’arte contemporanea Battaglia di Brera, unitamente a un piccolo omaggio esclusivo.

Il quadro Scala 2024 è quello del quale è tratto uno dei foulard della collezione “Turandot Anniversary”, in tema con le tele sullo sfondo realizzate da Roberto De Wan

 

Mara Martellotta

Le piccole cose fanno le grandi cose!

LIBERAMENTE di Monica Chiusano

Siamo sempre troppo abituati o ancor peggio assai viziati …nel considerare di poter raggiungere i desideri “solo” con l’aiuto di una condizione agiata cospicua e attiva per la loro realizzazione, senza neppure mai sperare, in mancanza di questa, di poterci arrivare tramite risorse a volte ancor più utili e determinanti.
Certo, il Dio denaro aiuta enormemente, ma pochi sono coloro che si soffermano innanzitutto a pensare che il potere della mente, nell’entusiasmo del raggiungimento di ciò che davvero sogniamo di avere, possa in qualche modo estrapolare l’innovazione del valore esecutivo della nostra immaginazione, al fine di ottimizzare la risoluzione del nostro obiettivo.

Proviamo quindi ad immaginare di realizzare con un briciolo di fantasia il parco dei divertimenti a noi più consono.
Microscopici saranno inizialmente i suoi protagonisti, come l’area dedicata al loro divertimento…ma se utilizzeremo quella impercettibile ma grandiosa simulazione per stimolare il nostro cervello e la nostra fantasia , alimenteremo di gran lunga la realizzazione più veritiera del nostro volere e non solo della nostra speranza !

….Un modo come un’altro per non deprimere troppo gli stati di fatto delle ossessioni e delle paure di non riuscire mai a concludere ciò che la volontà più fantastica ci sussurra.

Inseguiamo i nostri sogni, ma fuggiamo dalle ossessioni, non importa come, non importa per quanto tempo, ma facciamolo, sempre !
I sogni liberano la mente e incentivano le sue risorse incredibili, le ossessioni la imprigionano e la rendono immobile dinnanzi alla salvezza di poter vivere e gioire innanzitutto di noi stessi.

Marco Bani di Vol.To: comunicare il volontariato

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RITRATTI TORINESI

Il Centro Servizi Vol.To ETS– spiega Marco Bani, giornalista pubblicista, che fa parte del suo Consiglio Direttivo con le deleghe alla comunicazione, alla scuola e ai rapporti con le piccole associazioniè un’associazione riconosciuta del Terzo Settore di secondo livello (un’associazione di associazioni) composta da circa 150 organizzazioni socie.

Appena andato in pensione sono entrato a far parte del Consiglio Direttivo di Vol.To, mi pareva il passaggio più naturale dopo gli anni lavorati in Telecom, perché sin dalla mia gioventù, ho fatto volontariato passando la domenica pomeriggio in Barriera di Milano a far compagnia ai ragazzi delle case popolari e poi con l’Associazione “Il Cammino” occupandomi a seguire ed aiutare i ragazzi delle famiglie del quartiere, nell’espletamento dei loro compiti scolastici. Ho sempre partecipato, da volontario, alla giornata della Colletta Alimentare ed alla raccolta farmaci del Banco Farmaceutico.

Il Centro Servizi Vol.To è finanziato attraverso il Fondo Unico Nazionale alimentato dai contributi delle fondazioni di origine bancaria.  Il suo compito principale è quello di supportare edaiutare le associazioni, erogando servizi di supporto tecnico ed informativo e tutto ciò che può risultare utile nell’espletamento delle loro attività, al fine di promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari in tutti gli Enti del Terzo Settore che sono 1350 circa, i cui i volontari mettono a disposizione tempo e competenze per promuovere la cultura, tutelare il patrimonio artistico del territorio e accrescerne la fruibilità, rispondere ai bisogni delle persone in condizioni di fragilità, tutelare i diritti, migliorare e umanizzare i servizi sanitari, occuparsi degli animali e dell’ambiente”.

Vol.To offre l’opportunità a cittadini, imprese, istituzioni e scuole di vivere pienamente l’esperienza della solidarietà, aiuta gli aspiranti volontari a trovare l’organizzazione giusta, mediante un servizio gratuito  di orientamento, si occupa di Volontariato aziendale creando percorsi per i dipendenti; orienta e accompagna chi è interessato alla costituzione di una nuova associazione; supporta enti pubblici e privati per i progetti di Servizio Civile (siamo iscritti all’Albo del Servizio Civile Universale a livello nazionale) e nel coinvolgimento dei giovani che nel 2023 sono stati circa 150; lavora con le scuole e la comunità educante per la partecipazione sociale, la crescita umana e il benessere dei bambini/e e ragazzi/e.

“Il volontariato – precisa Marco Bani è un caleidoscopio a 360 gradi, di cui il 60% circa è un volontariato di tipo sanitario, di assistenza ospedaliera, ai malati ed alla disabilità; vi sono i volontariati ecologici, dell’ambiente, della protezione civile, dedicatiai ragazzi con difficoltà nell’aiuto al post scuola, i volontari animalisti, di aiuto agli anziani, utilissimo durante il Covid, per raggiungere gli anziani soli, un’altra forma altrettanto preziosa è  quella culturale e afferente i musei, volto alla diffusione della cultura..

Concludendo ricorda Marco Bani – che il volontariato non è un hobby, un passatempo effimero, il volontariato richiede costanza, determinazione, sensibilità e spirito di sacrificio. Sembra strano, ma fare il volontario arricchisce per primo chi decide di farlo, perché fa incontrare realtà stupende, dove la  gratuità, parola ormai desueta, la fa da padrona. Si può affermare che una vita spesa in aiuto agli altri è una vita più piena, quindi pensateci a dare anche solo una piccola parte del vostro tempo per gli altri.

Mara Martellotta

Il Piemonte in tre giorni. Esperienza tra fritto misto, bagna cauda e bollito

Osteria Rabezzana, via San Francesco d’Assisi 23/c, Torino

24-26 novembre

Venerdì 24 novembre

Al Piemonte, la regione dove si mangia meglio in Italia secondo il Gambero Rosso, L’Osteria Rabezzana dedica tre menu a tema tipici da degustare in tre differenti serate: venerdì 24 novembre fritto misto alla piemontese; sabato 25 novembre bagna cauda e domenica 26 novembre bollito.

Fritto misto alla piemontese

Fegato burro e salvia, rigatoncino trifolato, salsiccia in umido

Milanese di vitello, milanese di pollo, costoletta di agnello, melanzane, zucchine, cavolfiori, funghi porcini, radicchio, animelle, granelle, cervella, filoni, rane

Il dolce fritto dell’Osteria

Costo: 45 euro (vini inclusi)

Sabato 25 novembre

Bagna Cauda

Cestino di verdure crude, verdure cotte, salsicca di Bra, insalata di trippa, uova di quaglia

Bunet

Costo: 38 euro (vini inclusi)

Domenica 26 novembre

Bollito

Antipasto misto alla piemontese: tomino elettrico, acciughe al verde, giardiniera, vitello tonnato, carne cruda battuta al coltello

Bollito piemontese, 7 tagli: muscolo di vitello, coda di vitello, lingua di vitello, scaramella di vitello, testina di vitello, gallina, cotechino, accompagnati con salsa di mele, salsa rossa, salsa verde, rafano e mostarda

Verdure lesse

Bunet

Costo: 45 euro (vini inclusi)

Per i bambini il menu prevede: prosciutto crudo, agnolotto al pomodoro, cremino alle nocciole, acqua o una bibita al prezzo di 25 euro

I menu a tema sono validi venerdì 24 e sabato 25 a cena e domenica 26 a pranzo.

Per l’occasione non si effettua il servizio alla carta.

I vini sono inclusi (una bottiglia ogni due persone): Grignolino, Roero Arneis e Spumante Brut Rabezzana

 

Info e prenotazioni

Web: www.osteriarabezzana.it

Tel: 011.543070 – E-mail: info@osteriarabezzana.it

Casa del Barolo a Torino: Il Rifugio Incantato dei Sapori Piemontesi

Nel cuore pulsante di Torino, una gemma culinaria risplende con l’avvicinarsi del periodo natalizio: la Casa del Barolo, situata in Piazza Bodoni 7. Questo ristorante ed enoteca, incanta i palati e scalda i cuori, offrendo un’esperienza culinaria indimenticabile, perfetta per riscaldarvi, con la sua atmosfera, dalle serate fredde dell’inverno.


Immergersi nella Casa del Barolo significa abbracciare le autentiche tradizioni piemontesi, trasformate in opere d’arte culinarie. La battuta di fassona, il vitello tonnato, i Raviolini del plin al burro del Monregalese su crema di raschera, la Tarte tatin di zucca, miele e blue d’Aosta e il Petto d’anatra e nocciole sono solo alcune delle delizie che la cucina propone con maestria e passione. Ogni piatto è un viaggio sensoriale attraverso i sapori distintivi del Piemonte, trasformando ogni cena in un’esperienza unica e memorabile.

Ma un altro elemento che fa brillare la Casa del Barolo come una stella durante le festività è, senza dubbio, il suo tesoro più prezioso: il vino. Tra le etichette d’eccellenza, spicca il Nebbiolo dell’azienda Ratti, conosciuto come Nebbiolo Ochetti. Questo vino di alta qualità, proveniente dai vigneti del Roero e delle Langhe, è un autentico gioiello piemontese. La sua storia affonda le radici nel 1600, quando già deliziava le cantine di Casa Savoia.

 

Il Nebbiolo Ochetti si distingue per la sua classe e la sua vivacità spontanea. Aromi di piccoli frutti rossi, tannini morbidi e l’espressione distintiva del Nebbiolo lo rendono un vino di rara eleganza e armonia. Ogni sorso è un invito a scoprire e apprezzare la vera essenza del Piemonte, una poesia gustativa che racconta la storia delle colline e dei vigneti che lo hanno generato.

Quindi, se state cercando un’esperienza culinaria straordinaria in questo periodo di festività, la Casa del Barolo a Torino è il rifugio perfetto. Lasciatevi avvolgere dall’atmosfera calda e accogliente, immergetevi nei piaceri della cucina piemontese e sollevate i vostri calici con un bicchiere di Nebbiolo Ochetti. La combinazione di tradizione e innovazione, di sapori intensi e calore umano, renderà la vostra visita a Casa del Barolo un ricordo incancellabile.

Il viaggio attraverso i piaceri gastronomici della Casa del Barolo è un’ode ai sensi, un’occasione per celebrare la convivialità e la ricchezza della cultura enogastronomica piemontese. Ogni boccone è una sinfonia di sapori, e ogni sorso di Nebbiolo Ochetti è un affondo nei ricordi di secoli di passione vinicola.

In conclusione, la Casa del Barolo a Torino è più di un semplice ristorante; è un rituale gastronomico che celebra le tradizioni senza perdere di vista la modernità. Un luogo dove il calore invernale si fonde con i sapori piemontesi, creando un’esperienza che non solo soddisfa l’appetito ma avvolge ogni commensale in un abbraccio caloroso di autenticità e gusto. La Casa del Barolo è il luogo dove il piacere della tavola si unisce alla magia delle festività, regalando momenti preziosi da condividere con amici e familiari.

CRISTINA TAVERNITI

 

Gli oli torinesi di Evo School, la sorpresa dell’olio subalpino alle ATP Finals

Oli torinesi promossi a pieni voti da Evo School e Coldiretti Torino.

Tra gli eventi collaterali delle Nitto Atp Finals Coldiretti Torino ha organizzato un evento dedicato alla promozione dell’olio della provincia di Torino. A Casa Gusto, con il contributo della Camera di Commercio, si è così svolta la degustazione guidata di oli, dal titolo: “La sorpresa dell’olio torinese”. Grazie alla guida esperta di Antonio Capone della Evo School di Unaprol, il Consorzio olivicolo italiano della famiglia Coldiretti, 50 persone hanno assaggiato oli prodotti in un territorio, quello torinese, che fino a pochi anni fa non aveva ulivi.

«Coldiretti – ha detto il presidente delle federazione provinciale, Bruno Mecca Cici – incoraggia da sempre l’innovazione in agricoltura. Per questo non potevamo non cogliere l’opportunità delle finali del campionato di tennis più importante del mondo per fare conoscere questa novità incredibile dell’olio prodotto sulle fasce pedemontane e collinari di un territorio come il nostro che non ha mai prodotto olive. Anche questo è un segno del cambiamento climatico, un fenomeno nuovo che ci prepariamo a governare sostenendo la produzione di un olio di qualità che sperimenta varietà e metodi di coltivazione che meglio si adattano alle nostre caratteristiche ambientali».

«Quelli che abbiamo assaggiato sono oli che ci hanno convinto – ha osservato Antonio Capone – Tutti hanno le caratteristiche di oli di qualità, ricchi di antiossidanti e di profumi».

Alla degustazione è intervenuto Fulvio Castagna, presidente dell’Associazione piemontese olivicoltori che conta circa 300 iscritti e che ha portato oli della collina morenica ovest di Ivrea tra cui un blend e un olio monocultivar da olive Leccio del Corno.

Per l’olio del Torinese è appena un esordio ma il futuro sembra già tracciato. «Come torinesi arriviamo ultimi tra i territori italiani dell’olio extravergine – sottolinea Castagna – Ma proprio perché arriviamo dopo la lunga tradizione degli altri territori italiani abbiamo fatto tesoro dell’esperienza e soprattutto abbiamo sperimentato le varietà e le zone di esposizione che meglio si adattano al clima sempre più caldo ma dove ci sono sempre le incognite delle gelate e dei picchi di freddo».

Questa olivicoltura di adattamento, moderna proprio perché non deve rispettare nessuna tradizione agricola, è stata testimoniata dagli oli e dalle esperienze dell’azienda agricola “La Mimosa”, sulle colline di Pinerolo; dall’azienda sulle colline di Bricherasio “Salfrutta” che oltre i kiwi ora produce anche olio; dall’agriturismo “La Civignola” sulle colline di Casalborgone, che oltre a quella delle nocciole ha intrapreso la strada dell’olio; dall’azienda agricola “Agriforest” di Almese che produce olio sul versante morenico esposto a sud all’imbocco della valle di Susa; dall’Azienda agricola “La Turna” di Settimo Vittone all’imbocco con la valle d’Aosta; all’azienda agricola Buemi di Piverone sulla Serra d’Ivrea.

In provincia di Torino sono 33 gli ettari destinati all’olivicoltura da olio. La produzione è di circa 1300 quintali di olive appartenenti a una dozzina di cultivar diverse resistenti alle gelate. Da questa produzione si ricavano 19.500 litri di olio extravergine.

Quando lo zucchero è arte: la Biennale Internazionale di Sugar Art

Che Torino sia culla d’arte, non c’è dubbio, dopo le interessanti mostre nei maggiori musei, un intenso mese dedicato all’ arte moderna, con Artissima e Paratissima, nella sede naturale dell’ arte voluta dai Savoia fin dal 1678 ,nelle meravigliose sale dell’Accademia Albertina , dal 23  al 27 novembre  sarà la sede, per la prima volta in Italia della Biennale Internazionale di Sugar Art.(Arte con lo zucchero).
Non si tratta di un esposizioni di pasticceri, ma un esposizione di opere di  veri e propri artisti che anziché creta e colori usano lo zucchero nelle sue molteplici variazioni e lavorazioni.
Ideata e curata da Maria Cocciolo , coadiuvata da Ninni
Cocciolo, la Biennale è promossa dalla associazione DIVA in collaborazione con la Consulta Femminile del Consiglio regionale del Piemonte ,le opere  avranno come tema la figura femminile  nel mondo dell’arte contemporanea.
80 opere, presentate da artisti provenienti da ogni parte del mondo, che omaggiano l’espressione artistica che fonda le sue radici nel cake design commestibile. Attraverso la lavorazione dello zucchero  gli artisti danno vita a creazioni uniche, con tecniche sorprendenti ,creando opere  affascinanti,  il pubblico non dovrà fare  altro che ammirare opere  uniche.
La mostra va oltre la pura esposizione artistica, trasmettendo emozioni e riflettendo sull’attualità, in occasione della Giornata internazionale dell’eliminazione della violenza contro le donne.

L’evento è gratuito e aperto a tutti, e offrirà una serie di workshop e minieventi condotti dalle curatrici e dagli artisti internazionali presenti. la Biennale di Sugar Art si propone come una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte e della pasticceria, unendo tradizione, creatività e innovazione in un’unica esperienza straordinaria.

GABRIELLA DAGHERO

Ingresso da
Via Accademia Albertina 6, 10123 Torino
Orario di apertura: dalle 10 alle 18, tutti i giorni

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