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Smoky era una yorkshire terrier nata nel 1943 che da adulta pesava appena quattro chili. All’inizio del 1944 venne trovata nella giungla della Nuova Guinea e diventò la mascotte della Quinta Forza Aerea degli Stati Uniti. Smoky collezionò una dozzina di missioni di mare, aria e soccorso, spesso riparata negli zaini dei soldati. Al termine della seconda guerra mondiale Smoky venne decorata non solo per la dedizione e il coraggio ma anche per l’abilità con la quale risollevava il morale dei soldati feriti negli ospedali che potevano contare, oltre a farmaci e infermieri, sull’affetto di questa piccola yorkshire terrier. Smoky, eroe a quattro zampe, balzò agli onori della cronaca grazie alla stampa americana che gli dedicò diversi articoli e foto, riconoscendole il ruolo di primo cane da terapia della storia che fece da apripista a questa eccezionale “professione” dagli effetti curativi miracolosi.

La cagnetta iniziò la sua attività terapeutica già nel corso del conflitto quando si unì agli infermieri dell’ospedale da campo che curarono le vittime e i feriti dell’invasione di Biak Island. Come cane da terapia Smoky dimostrò doti straordinarie offrendo per dodici anni compagnia e intrattenimento ai soldati feriti. Raggiunta la notorietà la piccola yorkshire viaggiò spesso con il suo padrone, il caporale William Wynn, partecipando a raccolte di beneficenza, spettacoli televisivi e al suo show personale “Castelli in aria” dando prova in diretta delle sue abilità sorprendenti. Smoky morì nel 1957 all’età di 14 anni e il suo padrone ne posizionò accuratamente il corpo in una scatola di munizioni calibro trenta per poi seppellirlo nel Rocky River Reservation nello stato dell’Ohio. Nello stesso luogo, vent’anni fa, venne eretta una statua di bronzo raffigurante Smoky accucciata in un elmetto per ricordare questa antesignana protagonista della pet therapy.
Marco Travaglini
Da proporre come aperitivo chic o antipasto raffinato fresco e colorato servito in piccoli bicchieri monoporzione
Le pesche, fresche, succose e profumate possono dare origine a tante gustose preparazioni sia dolci che salate. La ricetta della settimana e’ semplicissima e velocissima, gli ingredienti sono tutti crudi, un’idea sfiziosa ed originale da proporre come aperitivo chic o antipasto raffinato fresco e colorato servito in piccoli bicchieri monoporzione.
Una valida alternativa al classico prosciutto e melone.
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Ingredienti per 8 bicchierini:
2 pesche noce
8 fette di prosciutto crudo dolce
100gr. di formaggio Feta o Quartirolo
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Lavare le pesche, asciugarle e tagliarle in 4 spicchi. Tagliare il formaggio a cubetti. Sistemare in ogni bicchierino una fetta di prosciutto crudo, guarnire con i cubetti di formaggio e lo spicchio di pesca. Detto, fatto.
Paperita Patty
Nota come la villa di Napoleone, Villa la Voglina a Valenza (Alessandria), distretto orafo di livello internaziona, è stata messa in vendita per 4 milioni di euro. Bonaparte si fermò con i suoi ufficiali per qualche giorno prima di pianificare l’attacco all’Austria, nella battaglia di Marengo.
In collina fra Valenza e Alessandria, nel basso Monferrato la dimora con sale affrescate e decorate di stucchi è in vendita a cura della società Building Heritage – Forbes Global Properties. L’edificio ha più di trenta stanze, su 3.300 metri quadrati di superficie, disposti su vari livelli e fu progettata dall’architetto piemontese Filippo Juvarra.
Storicamente la proprietà era un antico convento del 1700 e dispone di 25 ettari di terreno.
Magnifica Torino / L’alba dietro la Mole. Corona (e croce) di delizie in bici.

Siamo abituati a parlare di intelligenza come ne esistesse una solo tipologia. Si sente spesso dire “Quella è una persona intelligente” o, al contrario, “Lo trovo poco intelligente”, ma in realtà esistono varie tipologie di intelligenza.
Verbale e linguistica, logico matematica, musicale, corporea e cinestesica, spaziale e visiva, interpersonale, intrapersonale, naturalistica, tecnologica, concreta, emotiva, ecc. A ben pensarci, dunque, è praticamente impossibile essere totalmente intelligenti.
Il che è anche un po’ una salvezza per ognuno di noi, perché immagino ci sia successo di sentirci particolarmente poco intelligenti in certe situazioni o riguardo ad alcuni aspetti teorici o pratici. Ci sono quindi intelligenze che abbiamo in misura più o meno rilevante.
Tra queste l’intelligenza emotiva ha una grande importanza. Essa consiste nel gestire nel modo migliore le proprie emozioni e quelle delle altre persone, avendo la capacità di percepire con precisione le emozioni, di generarle e di comprenderle.
Con la conseguente possibilità di regolarle in maniera riflessiva, anche allo scopo di promuovere la nostra crescita emotiva e intellettuale. L’intelligenza emotiva (o emozionale) include un insieme di cinque competenze e abilità principali.
Che ci sostengono nelle nostre relazioni sia interpersonali, cioè nelle relazioni con le altre persone, che intrapersonali, cioè nella relazione che abbiamo con noi stessi. Ne riparliamo domenica prossima su Il Torinese.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
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Nel film “Pochi, maledetti e subito” per la regia di Roberto Schoepflin, in una Firenze notturna, sotterranea assistiamo a storie di giovani marchettari, violenti, senza una forma mentale definita, senza punteggiatura.
Elemento comune a tutti loro è il non progettare, non programmare, non saper costruire un domani.
Incontro molto spesso giovani, nell’età che va dall’adolescenza alla maturità, e scopro sempre più la loro non propensione alla progettualità, a calcolare il rischio, a prevedere il prevedibile e non solo.
Cito spesso il discorso di De Andrè nel suo ultimo concerto, quando disse che non è vero che i giovani non abbiano valori:siamo noi, troppo attaccati ai nostri, a non riconoscere i loro; personalmente, specie a 25 anni dalla sua morte, mi permetto di dissentire almeno in parte dalle sue tesi.
I giovani sono scontenti del mondo del lavoro e, quindi, si rifiutano a priori di aderire alle richieste degli imprenditori; non sarebbe più costruttivo, almeno inizialmente, aderire alle regole e, ove possibile, cambiarle dopo averle conosciute e provate?
Si rifiutano di lavorare al sabato sera ma pretendono di trovare aperti tutti i locali nei quali scassarsi di alcool fino all’alba, sette giorni su sette.
Non voglio sembrare blasfemo, ma se i nostri ragazzi entrati in clandestinità dopo l’8 settembre, si fossero limitati a non accettare quel regime anziché combatterlo fino al 25 aprile, dove saremmo ora? Lamentarsi che gli imprenditori sfruttano i dipendenti, restando a casa con i genitori anziché lottare perché le cose cambino, non porta ad alcun cambiamento, positivo almeno.
Con alcuni collaboratori ho pubblicato alcune offerte di collaborazione dove, in poche parole, le ragazze dovevano registrare alcuni video su temi di utilità sociale, che sarebbero stati pubblicati su siti per abbonati ed il ricavato sarebbe stato diviso a metà con le attrici: nessuna ha accettato, sostenendo che volesseroun anticipo pari, indicativamente, ai primi 2-3 mesi di guadagno: stiamo parlando di possibili ricavi di 1500-2000 euro al mese. Da notare che l’impegno richiesto era di circa 10 ore al mese, che avrebbe consentito loro di proseguire un’altra eventuale attività o lo studio. Cosa si evince? Che non hanno propensione al rischio, né al risparmio e che preferiscono (è una metafora) andare tutti i giorni a mangiare in una trattoria dozzinale anziché risparmiare ed andare una volta alla settimana in un ristorante di ottimo livello.
Palese, poi, come la prima cosa che chiedano sia quanto si guadagni, anziché ascoltare prima in cosa consista il lavoro, che permetterebbe loro di comprendere se la ricompensa sia adeguata oppure no.
Quando ero solo consigliere comunale non chiesi mai a quanto ammontasse l’emolumento per tale carica fin quando, in una seduta del consiglio, venne proposto un aumento; alla fine percepimmo 18 euro lorde per ogni seduta del consiglio comunale alla quale fossimo presenti (tutte le altre attività che non fossero la seduta non sono retribuite) e tale importo ci venne erogato solitamente in unica soluzione, per tutto un anno solare, circa due anni dopo: è evidente che la passione, il senso civico, il senso del dovere abbiano avuto, e tutt’ora hanno, la prevalenza sul mero guadagno.
E’ palese che, con tali presupposti, non ci si deve meravigliare seci sia ad ogni tornata elettorale una corsa alle posizioni privilegiate (Consiglio regionale, Parlamento italiano e dell’Unione europea) nella totale ignoranza di ogni legge, regolamento o disposizione perché ciò che conta è il guadagno ese il lavoro viene svolto male, o non svolto, pazienza.
Come ho avuto modo di scrivere altre volte, si sbandierano sempre i diritti ma, chissà perché, i doveri vengono accuratamentenascosti sotto il tappeto; anni fa avevo alcuni ragazzi che venivano ad effettuare stages presso di me, solitamente inviati dall’istitutodi istruzione o per passa parola. La maggior parte di questi ragazzi, invece di chiedere su cosa vertesse la mia attività, chiedevano subito se si lavorasse il sabato “[..] perché io il venerdì sera vado in discoteca…” e alla mia risposta che si lavorava sia il sabato che la domenica ed i festivi aggiungevano che “[..]la domenica è l’unico giorno in cui posso dormire”. Evidente quale potesse essere la mia risposta.
Quanti ragazzi sanno, e vogliono, sviluppare una manualità che consenta loro non soltanto di occupare il tempo in modo creativo ma anche, e soprattutto, di poter risparmiare e, perché no, guadagnare qualcosa (riparare una bici, tinteggiare un locale, restaurare un mobile, coltivare un orto o scattare foto)?
Ecco perché negli ultimi anni si assiste ad un abbassamento dell’età media della prostituzione, con ragazze appena ventenni autodefinite “[..] esperta” o “[..]nata per soddisfarti” che scelgono una via sicuramente redditizia per guadagnare, convinte di costruire un impero, non consapevoli dei rischi (non solo sanitari) cui si stanno sottoponendo.
Sergio Motta