Questa mattina a Chivasso si è tenuta la presentazione ufficiale dei nuovi personaggi dello Storico Carnevalone.






Nel tempo, abbiamo imparato a conoscere i due unici rimedi contro il dolore, la tristezza e le piaghe del cuore umano : essi sono la cioccolata e il tempo. L’amore ormai diviene sopravalutato. Biochimicamente non è diverso da una scorpacciata di cioccolato.
Eh si, il cioccolato è essenziale, è un mondo a 360° capace di soddisfare il gusto della maggior parte della più golosa popolazione che lo fa diventare il suo gioco perfetto.
Esso è un alimento completo, tanto sano quanto buono, un benefico compensatore del gusto più curioso.
Ma come tutti gli alimenti d’eccellenza fabbisogna di una qualità elevata capace di plasmarsi con la più eclettica delle fusioni.
La pasticceria molecolare, dove la scienza del gusto diviene eccellenza nel palato, può benissimo divenire la sua musa ispiratrice.
La parola “molecolare” diviene per molti golosi un grande interrogativo, quasi minaccioso…
Convinti che la gastronomia molecolare sia legata a chissà quale trasformazione o meglio trasfigurazione degli alimenti, in un periodo in cui si sta diffondendo una filosofia che crea un connubio tra naturalezza , semplicità e minimalismo culinario, non è altro che la scienza della perfezione, capace di mettere in equilibrio gli alimenti più esclusivi come in questo caso il cioccolato.
Sfatando quindi le leggende che sfocano il valore della cucina molecolare , si può assolutamente affermare che la stessa rappresenti oggi un’importantissima conquista nell’Alta ristorazione come in questo caso nella pasticceria, capace di farla arrivare ad elevatissimi livelli di eccellenza, creando oltretutto stelle nascenti dall’incredibile talento, come in questo caso il giovane Alessandro Spegis, pastry chef chocolatier.
Lui, specialista ormai dell’arte della cioccolateria contemporanea nazionale e internazionale, che con il suo stile eclettico riesce a donare al “suo” cioccolato un’inaspettato contrasto di sapori e magici abbinamenti, si identifica come un artigiano munito di grande estro e originalità , ma foriero di accurate conoscenze fisiche e chimiche degli alimenti, di come essi possano interloquire fra loro, con il protagonismo di una maniacale perfezione capace di generare risultati davvero inaspettati e sorprendenti, sposando le eccellenti qualità delle materie prime.
La fisica, la chimica, la struttura dei materiali e delle molecole creano nella sua arte dolciaria un vera e propria alchimia, dove la ricerca, il gusto, il suo senso estetico e la sua passione, caratterizzano la sua produzione con un risultato davvero eccellente.
Allievo dei grandi maestri dell’arte dolciaria comincia la sua gavetta con Fabrizio Galla, Iginio Massari, Carlo Cracco, Alessandro Va da Paco Torreblanca (ormai cavaliere onorario dell’alta pasticceria mondiale) , accorpando poi la sue grandi capacità collaborando anche con El Bulli di Ferran Adrià, Al Piccolo Lago di Marco Sacco, Il Cambio – Matteo Baronetto, Quique Dacosta e in ultimo, per oltre 10 anni , lavora con Guido Gobino, fino alla decisione di aprire una bottega tutta sua.
Un giovane talentuoso quindi Alessandro Spegis, una mente oltre capace di generare una sperimentazione dotta dai risultati eleganti, eclettici e delicati.

Un lungo tempo dedicato al cioccolato, ma anche una vita di sacrifici, di studio e di lavoro, di fatica e di rinuncia.
Una storia quella di Alessandro che inizia a soli 15 anni, ancora con i lacci delle scarpe un po’ slacciati e con la mente imbrattata dalle fantasie più disparate di un’età assai bizzarra.
Fu suo padre che lo spronò ad intraprendere questa professione (se pur lui non avesse ancora le idee molto chiare se non una spasmodica passione per la fisica) a trovargli un piccolo impiego estivo alla pasticceria Bonfante di Chivasso. Da li si aprì un mondo.
Come sempre si dice : da cosa nasce cosa….cominciò così ad alimentare una passione sempre più elevata per il cioccolato e la sua lavorazione, accompagnandosi con ricerche molto approfondite a riguardo, dallo studio della fisica (per la quale si diplomò) , della chimica, all’approfondimento delle materie prime capaci di generare risultati davvero soddisfacenti.
Una ricerca continua e instancabile la sua, fatta di innumerevoli quesiti e risoluzioni sempre più evolutive.
Una stimolazione autentica, generata da un’umiltà senza confini, che non vuole arrampicarsi all’apparenza esosa di un risultato generato soprattutto da una buona comunicazione, ma che semplicemente pretende da se stessa la risoluzione eccelletnte di una ricerca assolutamente qualificata, approfondita dal desiderio di soddisfare non solo il gusto strabiliante dei sapori, ma che disegna un mondo quasi filosofico, dettato da un credo capace di generare il lusso della competenza e dell’unicità di nicchia.
Per questo lui sceglie di non creare e di non vendere un prodotto di massa troppo commerciale, ma dipinge un prodotto plasmato da un’arte capace di incantare innanzitutto il gusto e il desiderio di chi davvero lo sa apprezzare a sua misura e piacimento.
Alessandro Spegis ama la concorrenza ma solo se affiancata alla garanzia di qualità ,suo stimolo principale capace di migliorarlo .
Per questo le sue creazioni si limitano nella loro quantità, vestendosi di un’ecletticità capace di generare un’artigianalità davvero sorprendente.
La sua ultima novità è il “gianduiotto scartato” , cioccolatini rigorosamente creati con cacao Criollo peruviano, colati con il sac à poche e tagliati al coltello : una vera chicca!
Una storia che sa di buono la sua, con un proseguo che porta non solo il marchio dell’eccellenza, ma che sussurra anche amore e anima nei confronti di un lavoro artigianale che purtroppo va sempre più scemando in questo mondo dove la qualità e la ricerca di materie prime incontaminate, sta diventando un optional e non certo una dottrina, un’etica dovuta nei confronti di una tradizione dolciaria che non deve mai degenerare, ma che al contrario deve essere in grado di sostenere i dettami dell’arte dolciaria, innalzando i sensi del gusto come carezza per una qualità incapace di deludere ma solo in grado di sorprendere.

Oggi, Alessandro Spegis, con sua moglie Francesca, hanno fatto nascere la bottega dei desideri in via Monferrato 20 a Torino, una piccola bomboniera ma dalle innumerevoli sorprese, dove lo spirito del piacere prende forma nel suo cioccolato, balsamo prezioso per un gusto esplosivo.
Entriamo quindi dal civico 20, inebriamoci di quel profumo intenso e proviamo a capire oltre che ad assaggiare e gustare….chissà, forse ognuno di noi diverrà un vero e proprio intenditore!
Monica di Maria Chiusano
Parte 3 (e ultima dell’argomento)
Che si tratti di negatività, vittimismo, crudeltà o semplice stupidità, le persone difficili tendono a portarci a vivere in uno stato di agitazione e di negatività che dobbiamo evitare ad ogni costo. Ma fortunatamente è possibile difendercene e limitare al massimo il loro impatto su di noi. Naturalmente se il nostro livello di l’autostima e di fiducia in noi stessi è a un livello sufficiente.
Quando, occasionalmente o quotidianamente, veniamo in contatto con una persona negativa, evitiamo di commettere un primo e fondamentale errore, cioè non cadiamo nella trappola dell’idea che abbiamo fatto qualcosa di male, che c’è qualcosa di sbagliato in noi e nel nostro comportamento, tale da giustificare l’atteggiamento della persona conflittuale nei nostri confronti.
Questo è il modo migliore per farci trascinare nei loro tormenti e nelle loro irrisolvibili problematiche! Certo, capita a tutti in certe situazioni di assorbire la negatività degli altri, e non c’è nulla di male se proviamo dispiacere per il trattamento che qualcuno ci riserva, ma il nostro dialogo interiore, i nostri pensieri sui nostri stessi sentimenti, non devono intensificare la negatività che ci arriva dall’esterno.
Anzi, un sano e fiducioso rapporto con noi stessi deve aiutarci ad andare oltre. Un discorso interiore negativo è poco realistico, inutile e controproducente, e spesso ci fa entrare in un circolo vizioso da cui è difficile tirarsi fuori. Purtroppo molte persone sono nella condizione di non avere una buona autostima e il giusto rispetto per se stesse.
Una qualità indispensabile, che ci permette di trovare in noi le risorse per arginare la negatività delle persone difficili. In questi casi può essere utile affidarsi al supporto di un valido professionista della relazione d’aiuto, un counsellor, un coach o un analista psicologo, con il quale intraprendere un percorso, mirato e in genere breve ed efficace, per trovare (o ritrovare) rispetto e fiducia in noi stessi e una buona e ragionevole autostima.
Questo ci permetterà di stabilire limiti rispetto alla dannosa invasività di certi individui, qualunque sia la loro tipologia comportamentale, sia che vivano in un pessimismo cosmico, o che vogliano che tutti siano infelici come loro e facciano il possibile perché ciò accada.
Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.
(Fine della terza e ultima parte)
Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.
Nella sua semplicità, un telaio e due ruote, la bicicletta può trasformare positivamente non solo il sistema di trasporto ma anche il tessuto sociale ed economico dei territori. Perchè la bicicletta rappresenta un mezzo economico, rapido ed ecologico per gli spostamenti, che aumenta l’accessibilità e favorisce l’inclusione sociale
(Dal sito regione.piemonte.it)
Riducendo la necessità di ricorrere all’utilizzo di mezzi motorizzati privati per gli spostamenti di corto-medio raggio, la bicicletta fluidifica anche il traffico, limita il consumo di suolo, rende più competitivo il trasporto pubblico e mitiga gli impatti ambientali legati al consumo di carburanti e all’emissione di inquinanti.
Muoversi in maniera attiva migliora la salute fisica e mentale, nonché la qualità della vita delle persone, con una riduzione della spesa sanitaria. Infine, lo sviluppo cicloturistico rappresenta un’importante strategia di valorizzazione e accesso sostenibile alle risorse del territorio, e strumento di rivitalizzazione economica.
PEDALARE PERCHE’…
LIBERTA’ DI MUOVERSI
PEDALARE E’ MEGLIO CHE CURARE
IN BICI E’ ANCORA PIU’ BELLO
IN BICI E’ PIU’ PRATICO E CONVENIENTE
STRADE CONDIVISE, SPAZIO PER TUTTI
LA BICI E’ PER TUTTI
IN BICI IL CIELO E’ PIU’ BLU
LA BICI CREA SVILUPPO LOCALE
IL PIEMONTE IN BICI: UNA STORIA DI GRANDI IMPRESE SPORTIVE
LO SAPEVI CHE:
Il Piemonte è la seconda regione di Italia…
L’utilizzo della bicicletta in Piemonte è…
L’incidentalità che coinvolge bici e pedoni…
L’inquinamento locale dell’aria …
I livelli di attività fisica tra i piemontesi, anche se migliori…
Il settore del cicloturismo…
Il tema della ciclologistica…
L’automobile è il mezzo più frequente…
In Piemonte circa uno spostamento su due…
Più del 50% dei pendolari si sposta per distanze inferiori…
Laddove sono stati realizzati interventi ciclabili di carattere sovracomunale…
E LA REGIONE PIEMONTE COSA FA?
La Regione Piemonte ha approvato nel marzo 2023 il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC).
Con questo Piano, la Regione traccia la via per un Piemonte più sostenibile e efficiente: un Piemonte in rete, in cui la bici sia una scelta sicura, piacevole e vantaggiosa per sempre più persone, al pari degli altri mezzi.
Il Piemonte vuole puntare su mobilità ciclistica “diffusa” in tutto il territorio, per raggiungere i seguenti obiettivi:
Aumentare la quota di piemontesi che sceglie di spostarsi quotidianamente in bicicletta, migliorando così l’efficacia e la sostenibilità del sistema di mobilità, la vivibilità del territorio e ridurre i costi sanitari e sociali relativi all’inattività fisica e l’inquinamento.
Rendere più sicura la circolazione stradale delle biciclette (e non solo) e favorire una maggiore coesistenza tra più mezzi di trasporto.
Aumentare l’attrattività turistica, promuovendo il Piemonte come meta per il cicloturismo e favorendo la nascita di un’economia circolare e sostenibile che ruota attorno al mondo delle due ruote.
Il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica individua le proprie strategie e azioni facendo riferimento a tre dimensioni principali:
Dimensione fisica o “infrastrutturale” delle reti, dei nodi e dei servizi – Le infrastrutture
Obiettivo del Piano: è necessario rendere il territorio piemontese percorribile in sicurezza e comodità con la bicicletta tramite infrastrutture e servizi di qualità sia per spostamenti quotidiani sia per turismo. Inoltre, è necessario migliorare l’intermodalità per l’accessibilità sulle distanze medio-lunghe.
Azione: si tratta dell’insieme di interventi che mirano a realizzare un’offerta di mobilità ciclabile coesa, sicura, integrata e attrattiva.
La Regione Piemonte ha individuato 28 ciclovie di interesse strategico regionale, che intende realizzare in un’ottica di medio-lungo periodo.
Dimensione umana e “comportamentale” – La cultura
Obiettivo del Piano: è necessario agire sulla sfera comportamentale e culturale per promuovere la modifica di abitudini consolidate definendo azioni a supporto dei vari stadi del cambio comportamentale: dall’informazione per la presa di coscienza degli individui al mantenimento dei comportamenti virtuosi.
Azione: si tratta dell’insieme degli interventi che mirano a modificare la domanda di mobilità.
Dimensione “organizzativa” – La governance
Obiettivo del Piano: è necessario limitare la frammentazione degli interventi, stabilire dei criteri più chiari per la gestione delle risorse e della realizzazione degli interventi, nonché favorire un approccio condiviso tra vari Soggetti pubblici e privati per la determinazione delle priorità.
Azione: si tratta dell’insieme degli interventi che mirano a costruire un efficace modello organizzativo e di coordinamento dell’azione regionale e locale per l’attuazione degli interventi.
LA RETE STRATEGICA CICLABILE
Rete di interesse strategico a vocazione cicloturistica
Rete di interesse strategico a vocazione sistematica per il pendolarismo
Quali sono le grandi ciclovie già pedalabili?
Via Francigena della Val di Susa (tratto Torino-Susa)
Via Francigena della Val D’Aosta
Corona di Delizie
Eurovelo8 (Via delle Risorgive: tratto Airasca-Moretta)
Via del Mare (tratto Fondo Toce)
Langhe Roero Monferrato (Bar to Bar, Canelli-Nizza M.to)
Pedemontana (La via della Pietra)
Quali le ciclovie su cui stiamo lavorando?
Vento
Corona di Delizie
Alba-Canelli
Lago Maggiore
Intermodalità bicicletta – trasporto pubblico
Regione Piemonte ritiene fondamentale il potenziamento dell’intermodalità, tra la bicicletta ed altri mezzi di trasporto pubblico (TP) (treno, metro, tram, navigazione, etc.), per favorire la competitività delle due ruote anche su lunghe distanze e come mezzo per il primo/ultimo chilometro.
Favorire l’intermodalità intesa come il ricorso a più mezzi di trasporto concatenati per giungere a destinazione è una strategia fondamentale per efficientare e rendere più sostenibile la mobilità sulla scala regionale. Particolarmente efficace è l’intermodalità fra la bicicletta ed il trasporto pubblico (sistema ferroviario, sistema metro, trasporto su gomma, vaporetti, cremagliere, impianti di risalita, etc.) come risposta sia alle esigenze di mobilità quotidiana sia per la mobilità turistica.
Alla luce di questi aspetti, la Regione Piemonte intende nel medio-lungo termine:
sostenere la realizzazione di cicloposteggi e velostazioni in funzione del rango dei nodi e sostenere la realizzazione e il miglioramento di servizi funzionali all’intermodalità presso i nodi (canaline e scivoli per le biciclette, adeguamento ascensori, segnaletica di indirizzamento, servizi digitali per l’integrazione tra servizi, allestimento di spazi per bicigrill e ciclofficine, etc.).
avviare dei tavoli di confronto con i gestori e agire affinché vengano definiti standard via via più elevati rispetto la fornitura di nuovo materiale rotabile, l’adeguamento dei mezzi e l’individuazione di modelli di gestione efficienti per le velostazioni.
Esempi virtuosi di Velostazioni:
Stazione Ferroviaria di Torino Porta Nuova
Stazione ferroviaria Cuneo
Video (guarda su Instagram)
Il Piemonte si tinge di giallo
Bike to work
Bike to school
In bici per stare bene
Giro e Tour, emozioni in Piemonte
Le due ruote fanno girare l’economia
In bici, dal Piemonte all’Europa
Piemonte, una buona Regione per pedalare
A partire dagli anni ’80 si sono diffusi i termini coach, coaching e, in un delle varie declinazioni, sex coaching.
Il coaching è a tutti gli effetti una disciplina, condotta da un maestro (coach) che offre il suo aiuto ed il suo supporto professionale, occupandosi di colmare e chiarire tutti quei dubbi che ognuno di noi può avere e rimasti senza risposta.
Oggi tratterò, in particolare, in sex coaching. Di cosa si tratta?
Letteralmente è l’allenamento al sesso ed i sex coach ne sono gli allenatori, che aiutano a risolvere le lacune in materia di sesso, permettendoci di giungere ad una sua diversa percezione (tabù, convinzioni limitanti).
Il sex coaching è una disciplina che punta a risolvere le problematiche legate al mondo del sesso come pure ansie e blocchi legati alla sfera sessuale.
Il sex coach è, a tutti gli effetti, una figura professionale che si occupa di insegnare tanto a singoli individui quanto alle coppiecome vivere e salvare la loro vita sessuale, sia personale che nella relazione, portando i soggetti ad esprimersi in modo più aperto, sia nelle fantasie che nelle prestazioni vere e proprie.
Una disciplina che permette a chiunque viva un disagio nella sfera sessuale di confrontarsi col coach per arrivare a prendere conoscenza di sé e della propria sessualità, con l’obiettivo di rimuovere alcune cause ostative o di raggiungere un maggior benessere ed una consapevolezza di se stessi.
Tutti noi, chi più chi meno, particolarmente agli inizi della propria vita sessuale o all’arrivo della menopausa e dell’andropausa, ma anche in periodi di sovraffaticamento psichico, possiamo incontrare disagio o incomprensioni nella sfera intima. Il sex coach ha il compito di ascoltare chi si trovi in tale situazione fornendogli gli elementi per superare eventuali blocchi e disagi e vivere consapevolmente la propria vita sessuale.
L’incontro con il sex coach vede affrontati tanti argomenti, con il paziente che palesa i propri problemi o dubbi e formula domande, ed il coach aiuta chi si rivolge a lui/lei fornendogli i giusti strumenti per comprendere le tematiche e rimuovere i blocchi.
Si parla di ogni sfaccettatura della sessualità, dalla soluzione di problemi come l’eiaculazione precoce a come prolungare il piacere, dal vaginismo alla disfunzione erettile. Insieme, coach e paziente permettono al paziente di disattivare quel meccanismo mentale che privilegia la parte razionale a svantaggio di quella istintuale, che blocca ogni tentativo di cambiare, di seguire desideri e realizzare fantasie.
Tutti noi ci portiamo dietro dall’infanzia alcuni blocchi, qualcuno più di altri, dovuti all’imprinting genitoriale, all’ambiente, all’educazione, alla religione; compito del sex coach è aiutarci a vivere il sesso più liberamente ed in modo appagante.
In un periodo in cui siamo tutti presi dalla frenesia della vita quotidiana, dove stress, preoccupazioni, ansie e lavoro minano seriamente la nostra felicità e la nostra vita sessuale rivolgiamoci al sex coach senza timore e, lavorando insieme a lui/lei, riportiamo la felicità tra le mura domestiche e sotto le lenzuola.
Conditio sine qua non, però, è essere consapevoli di avere un problema.
Sergio Motta
Sex coach
Frassino (Cuneo)
E’ stato sicuramente un fine anno ricco di speranza e denso di emozioni per “La Gocciolina” di Piasco, nel Cuneese, progetto dedicato ai “ragazzi disabili” che abitano nei Comuni dell’“Unione Montana Valle Varaita”, avviato dalla stessa “Unione Montana”, in collaborazione con la Cooperativa “Il Ramo” di Bernezzo, nel 2021 e poi confluito nel Progetto “Varaita Insieme”, finanziato dallo specifico “Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Potenziamento dei Servizi e delle infrastrutture sociali di comunità”. Durante la tradizionale “Festa di Natale”, che quest’anno si è svolta per la prima volta nei nuovissimi spazi recuperati presso la sede dell’“Unione Montana Valle Varaita” a Frassino, in piazza Marconi, sono arrivati, infatti, a fare gli auguri agli ospiti e agli educatori professionali del “Centro di aggregazione”, Silvano Dovetta e Valter Borgna, rispettivamente presidente e assessore dell’“Unione Montana Valle Varaita”.
“Trascorrere qualche ora con gli amici della ‘Gocciolina’ – ha sottolineato Silvano Dovetta – è sempre un’occasione di grande spessore e il regalo che mi hanno consegnato è il più emozionante e prezioso fra quelli ricevuti in queste festività natalizie. Questo ‘Centro’ è diventato uno dei progetti più importanti della nostra amministrazione e stiamo cercando le risorse per renderlo pienamente operativo per tutto il 2025. Parallelamente sono già iniziati i contatti con il direttore e il Consiglio di amministrazione del “Consorzio Monviso Solidale’ per fare in modo che il ‘Centro’ si possa aggregare a pieno regime alla loro gestione”.
E a Dovetta , ha replicato Luca Miglietti, presidente della Cooperativa “Il Ramo”: “Il ‘Centro di aggregazione’ “La Gocciolina” è la dimostrazione pratica di come la collaborazione tra pubblico e privato non può che portare dei benefici a tutta la collettività. Speriamo che come questo, anche altri progetti utili vengano attivati sul territorio. E’ importante sfruttare momenti di Festa come il Natale per ritrovarsi, fare il punto e ripartire con nuovo slancio”.
Per intanto, e questa è già un importante notizia, proseguono le attività a favore dei ragazzi disabili ospiti del ‘Centro’, distribuite su tre giorni a settimana e comprensive anche – grazie alla collaborazione con la Cooperativa “Insieme a voi” – di sedute individuali con l’innovativa terapia “Snoezelen in quota” ( basata sulla metodologia messa a punto fra gli anni Settanta e Ottanta dai due terapisti olandesi Jan Hulsegge e Ad Verheul) che attraverso la stimolazione multisensoriale cerca di dare momenti di benessere, insieme a sedute di “sessioni di musicoterapia”, guidate dalla Cooperativa “La Fabbrica dei Suoni”.
“L’approccio ‘Snoezelen’ parte dall’idea di personalizzare al massimo l’esperienza– spiegano gli educatori – in maniera che la ‘stanza multisensoriale’ diventi un luogo dove la persona sta bene e dove riesca a percepire attraverso sensazioni sensoriali un momento di intenso benessere. In questa prima fase le sedute saranno in rapporto uno a uno, anche tenuto conto del grado di disabilità dei ragazzi, ma l’idea è quella di proseguire proponendo attività simili anche per gruppi”.
g.m.
Nelle foto: Incontro a Frassino fra operatori e ospiti della “Gocciolina” con Silvano Dovetta e Valter Borgna; al lavoro “La Fabbrica dei Suoni”.



E’ notizia di questi giorni che una signora inglese già da alcuni anni, pur di mantenere viva a casa sua la tradizione del cenone risparmiando (non poco) avrebbe utilizzato gli avanzi delle feste aziendali, convincendo gli organizzatori del catering a “passarle” gli avanzi. Finché, nel 2017, in un cenone che ebbe luogo alcuni giorni dopo aver preso quel cibo, qualcosa andò storto: molti dei partecipanti accusarono malesseri, il marito, la figlia minore, i suoceri alcuni cugini e amici di famiglia a causa di un’intossicazione alimentare.
Questo è sicuramente un caso limite, ma il rischio è comunque presente specie se si utilizzano preparazioni domestiche della cui modalità di preparazione non si è sicuri, prodotti di bassa qualità o, specie nei discount, prodotti con data “best before” superata.
Tutti i cibi conservati sottovuoto e ricchi di acqua possono diffondere il botulino, proprio perché questo è un clostridio anaerobo che vive, quindi, in assenza di aria. E’ più facile reperire questa tossina nei cibi realizzati domesticamente perché minori sono i controlli e le attenzioni; nelle industrie solitamente i controlli di NAS e ASL sanzionano eventuali difformità dalla legislazione vigente.
Sono altrettanto a rischio le conserve vegetali, le salse, tonno e carne in scatola, gli insaccati.
Quale il senso di questa disamina? In queste festività, essendo noi un popolo di poeti, navigatori e, soprattutto, di mangioni diamo molta importanza alla quantità sia nell’imbandire la tavole che nel preparare cestini natalizi. Al di là di ogni considerazione nutrizionale, dietetica o medica, se pensassimo di più alla qualità piuttosto che alla quantità?
Orientarsi su produttori di chiara fama, o mettere nei cestini cibi che non possano costituire pericolo alimentare?
Se sono persone che conosciamo bene, sapremo se posseggano una macchina per caffè a capsule (o cialde) o se usino ancora la moka; in alternativa marmellata, frutta di stagione, frutta secca, formaggio tipo Grana, legumi secchi, biscotti, fette biscottate ma dando sempre la priorità alla qualità.
Molti di noi tendono a esagerare quando si tratta di regalare qualcosa in concomitanza con le festività principali o se organizzano cene temono di sfigurare cucinando solo ilnecessario, di passare per tirchi, che qualcuno abbia ancora fame ma di dovergli dire “non ce n’è più”; e puntualmente tutti gli anni buttiamo via gli avanzi, quando va bene li distribuiamo tra gli ospiti o ci costringiamo a mangiare gli avanzi per diversi giorni a seguire.
Se per fare questo, però, siamo costretti a lucrare sulla qualità di ciò che offriamo qualcosa non funziona; la salute dei nostri commensali e nostra è seriamente a rischio.
Se il produttore non avesse indicato in etichetta tracce di un allergene, anche solo per la presena nello stabilimento?
Se un dono, perché il regalo è un’altra cosa, indica il sentimento che proviamo verso il ricevente, mandarlo in ospedale non sembra il modo migliore per dimostrarglielo; meglio poco, magari tra prodotti di eccellenza (champagne, tartufo, caviale, quello vero, sigari cubani, whisky invecchiato, ecc.) piuttosto che molti prodotti di dubbia qualità.
E’ corretto, quasi doveroso, mantenere le tradizioni anche se alcune andrebbero adattate alle mutate esigenze della società (più nessuno zappa la terra, spacca le pietre o taglia manualmente gli alberi, quindi 3000 calorie al giorno sono eccessive), la vita sedentaria favorisce il sovrappeso e così via.
Cambiano i tempi, cambiano i gusti e le esigenze delle persone per cui sarebbe il caso di adeguarci, se non vi è nulla che ci impedisca di farlo.
Un occhio alla salute, uno riguardo all’ecologia, un’attenzione agli interessi di chi riceverà il dono o mangerà i nostri manicaretti: non solo dimostreremo di conoscere i suoi gusti ma faremo una scelta razionale, dando priorità al suo gradimento e spendendo probabilmente la stessa somma.
Se fossi un matematico potrei dire che il rapporto tra qualità e quantità è una costante: al diminuire di una se aumenta l’altra il risultato rimane invariato.
Ma il fattore umano dovrebbe restare il valore dominante.
Sergio Motta