UNA SUITE PER LE HAIR LOVERS NEL CENTRO AULICO DI TORINO
Nicola Zanivan, figura di riferimento per l’eccellenza nella cura e nello styling dei capelli, già affermato come il ‘re delle bionde’, apre Zanivan Hair Salon Suite il suo nuovo salone a Torino, in Piazza Carlo Felice 19.
Dopo l’inaugurazione del 24 novembre, martedì 26 apre al pubblico il primo salone dedicato alle hair lovers – donne che amano i loro capelli quali parte essenziale della propria identità – con i suoi spazi dal sapore art déco, caratterizzati da un’elegante palette di nuance che spaziano dall’avorio al biscotto.
L’apertura del salone non rappresenta solo un traguardo per Zanivan e la sua squadra, ma anche un contributo significativo alla riqualificazione di un tratto dei portici aulici di Torino. Questo tratto, segnato da importanti chiusure commerciali negli ultimi anni, ritrova nuova vitalità grazie all’inaugurazione di spazi come il salone di Zanivan e il vicino negozio di articoli sportivi, consolidando il valore culturale e commerciale di un’area centrale della città.

“Il nuovo salone è stato pensato come un luogo dove ogni cliente possa sentirsi accolta in un ambiente raffinato e professionale” spiega Nicola Zanivan, “dove la cura dei capelli è il cuore dei nostri trattamenti, realizzato con rituali e prodotti esclusivi, frutto di una selezione maniacale. Accanto ad un servizio eccellente, vogliamo offrire alle nostre clienti anche un’esperienza estetica e sensoriale unica”.
Il salone incarna pienamente la filosofia di Zanivan, basata su tre principi cardine: la cura della salute del capello, la ricerca di uno stile elegante e distintivo e un servizio che pone al centro i desideri e la personalità della cliente.
L’apertura segna un passo importante per il tessuto commerciale torinese, ribadendo il ruolo di Piazza Carlo Felice come luogo d’incontro tra tradizione, innovazione e alta qualità.
Roberto Tentoni








La Fondazione Agnelli dà la pagella, come ogni anno, agli Istituti superiori torinesi facendone una graduatoria. Che l’emanazione di una famiglia che ha contribuito a mandare a ramengo la Fiat, appare quasi incredibile possa valutare il merito delle scuole che dovrebbero fondarsi in primis sulle qualità dei docenti e dei dirigenti. La scuola inclusiva che promuove tutti e non deve bocciare nessuno sembra essere il modello vincente oggi. Ma i meriti di una scuola sono fondati sulla qualità degli insegnanti e di chi la dirige e non sulle demagogie ricorrenti. Ma spesso non è così perché il bravo docente non è quello che promuove tutti e non è quello che si riduce a fare il burocrate o addirittura il propagandista politico. Che il liceo classico “d’Azeglio” non goda più di buona fama non deve stupire, perché anche in passato il suo presunto primato era di natura politica. Alcuni presidi hanno messo in crisi da tempo quella scuola. Altre scuole giudicate con la lente agnellesca non appaiono valutate con un criterio giusto: il fatto inoltre che gli Istituti di provincia siano migliori non può essere una regola. Può valere per una recente eccellenza come il “Botta” di Ivrea e non per altri. Andare a scuola in un piccolo centro non basta a spiegare nulla. A fare la differenza non è sufficiente la vita di provincia. Il dato più negativo di tante scuole paiono le etichettature politiche che fanno di esse delle enclavi di intolleranza ideologica e di antisemitismo in cui il fanatismo ideologico soffoca la cultura come in certi licei classici. Una valutazione meriterebbero anche i presidi manager. Un tempo presidi come Vigliani, Fornaca, Perelli, Giudice, Taricco, Ramella, erano eccellenze conosciute e stimate. Oggi sono spesso grigi burocrati molto politicizzati. L’ultimo di quei presidi noti e qualificati è Gianni Oliva, scrittore, storico e giornalista. Molti suoi colleghi sono oggi vere nullità. Il fatto di aderire ai parametri stabiliti da casa Agnelli, normalmente, non basta. Un obiettivo spesso trascurato è quello della formazione culturale e civile dei giovani.
prestigiosi come dimostra la sua sfolgorante carriera, ma è anche e soprattutto un uomo e un cittadino che sa porre se’ stesso al servizio dell’Italia, come ha dimostrato il suo impegno nel combattere la pandemia, che altri voleva affrontare con i banchi a rotelle a scuola. Ed oggi come commissario straordinario per le inondazioni in Emilia Romagna dimostra rara efficienza. Figliuolo è stato nominato recentemente Cavaliere di Gran Croce dal Capo dello Stato. Ma c’è da sperare che il generale Figliuolo venga davvero considerato anche in futuro una grande riserva per la Repubblica al di là delle stellette che porta con onore. In persone come lui potrà sempre fare affidamento un paese la cui classe dirigente è sempre meno affidabile. Lui ha dimostrato e dimostra con i fatti cosa significhi essere un soldato anche in tempo di pace. Domani gli consegnerò il Premio “Pannunzio” 2024 dedicato al settantesimo del ritorno di Trieste all’Italia. Mai un premio “Pannunzio” appare più meritato. Lui andrebbe indicato come modello ed esempio ai giovani d’Italia.
Credo che come tanti sia anche lei stupefatto per la riconferma di 4 anni alla presidenza del museo fino a stupire la stessa presidente, che si aspettava per il bicentenario del museo una proroga di un anno. Anche Emanuele Filiberto ha voluto essere al museo. Cosa ne pensa? C.R.






E il programma è solo agli inizi. Basti pensare che, per la prima volta, l’evento natalizio al “Forte” ospiterà anche il circo contemporaneo con lo spettacolo “Gran Cabaret Madera”(intreccio surreale di musica, acrobatica e teatro comico), proposto in otto repliche dalla “Compagnia Madera” tutti i giorni della manifestazione, per non dire dell’immancabile “Casa di Babbo e Mamma Natale”, allestita nella “Cappella del Forte”, dove i più piccoli potranno, come da tradizione, consegnare la classica “letterina portadoni”. Numerose saranno poi le “visite animate”, che accompagneranno i visitatori a conoscere i segreti e la storia della “Caserma del Forte”, come il dietro le quinte delle “chapiteau” del “Circo Madera” e la suggestiva “arte della falconeria”.