La pigrizia

NON SOLO LENTEZZA  O MANCANZA DI VOLONTA’, MA ANCHE UNA PRODUTTIVA STRATEGIA EVOLUTIVA.

 

Voglia di rimandare, poca energia e nessuna ricompensa rapida che spinga ad attivarsi, questa sarebbe in sostanza la pigrizia, la bassa o assente determinazione a compiere una qualsivoglia azione nonostante ci siano mezzi e capacità . Una direzione precisa supportata dal ritornello “chi me lo fa fare”, un freno motivazionale che inibisce la volontà di fare.
Ne parlò per primo Evangrio Pontico, un monaco del quarto secolo, che associava l’accidia alle crisi spirituali e che la inserì nella lista dei vizi (all’epoca 8).Winston Churchill dichiarava che “è un peccato non fare niente con il pretesto di non poter fare tutto” e Seneca asseriva, invece, che “il pigro è d’ostacolo a se stesso”. A questa inclinazione, dunque, si è data una connotazione negativa a causa di credenze che ne hanno fatto quasi esclusivamente un difetto senza considerarla, almeno in parte, come un vantaggioso punto di forza . Secondo i biologi, al contrario, la pigrizia è un metodo agile di risparmio di forze, una reazione naturale se consideriamo il fatto che la maggior parte degli animali passa molto tempo a non fare nulla e, soprattutto, è il risultato di un percorso evolutivo che ci ha fatti specializzare nello spendere meno energie concentrando, molto spesso, il nostro agire su ciò che ci conduce a ricompense immediate e sicure.
Far economia di energie, dunque, è una scorciatoia che non ha solo a che fare con l’indolenza, ma un metodo legato alla trasformazione delle nostre vite, dei nostri bisogni, necessità e abitudini. Inoltre è dimostrato che fare pausa o concedersi sonnellini durante la giornata, sovente colma di impegni di ogni tipo, è salutare, abbassa la pressione sanguigna e contribuisce a creare un vuoto all’interno della nostra mente iperstimolata e convulsa a causa del moderno approccio al multitask.
Non è necessario arrivare a contemplare un elogio alla pigrizia, non si vuole di certo decantarne solo le virtù a discapito di una condotta attiva e motivata, quello che la scienza, invece, cerca di spiegarci è che l’impiego mirato delle nostre energie, la scelta di non agire non è solo un vizio da demonizzare, ma una metodica precisa a fronte di un percorso evolutivo che ha prodotto una selezione di motivazioni legate a ricompense più immediate. La lentezza nel reagire, talvolta, può essere quindi considerata un antidoto ad una tendenza che ci vuole iperattivi, frenetici e sempre pronti all’azione, un sistema di autodifesa che ci protegge dal logorio e dalle rincorse che spesso non portano da nessuna parte, ma hanno il potere, purtroppo, di procurarci stress e ansia.
Come in tutte le cose vince l’equilibrio, in questo caso quella via di mezzo che sta tra l’attivismo a tutti i costi, figlio dell’era contemporanea, e il dolce far niente; l’apprezzamento, almeno in parte, della pigrizia corrisponde quindi alla riscoperta di una modalità che permette di essere efficienti concedendosi pause, lentezza e che può aiutare a conoscersi meglio e ritrovare se stessi.
“Non tutta la pigrizia vien per nuocere”.

MARIA LA BARBERA

 

Fonte: Focus

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