ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 753

"Nutrirsi di luce" all’Ecomuseo della Pietra da Cantoni

arte cellamonteUna mostra di arte contemporanea articolata in diverse  tappe, che quest’anno, in clima di EXPO, rimanda non solo all’anno della luce ma anche a quello del nutrimento per il pianeta terra

 

“Nutrirsi di luce”, trasformarla in arte, ed esporla all’Ecomuseo della Pietra da Cantoni a Cellamonte, dal 20 giugno al 30  luglio. Ecco il tema della mostra organizzata nell’ambito dei festeggiamenti dell’anniversario dell’ UNESCO, che è anche l’anteprima dell’allestimento “en plein air” che si terrà a Moleto il 5-6 settembre. Una mostra di arte contemporanea articolata in diverse  tappe, che quest’anno, in clima di EXPO, rimanda non solo all’anno della luce ma anche a quello del nutrimento per il pianeta terra.

 

E’ promossa e organizzata dall’Associazione Culturale  Artmoleto, ideata nel  2009 dall’artista  Michelle Holt e condivisa dall’ Ecomuseo della Pietra da Cantoni nell’ambito di “Arte  & natura”.E’ riuscita a creare un pool di pittori, scultori, fotografi e designer che hanno eletto loro buen  ritiro l’affascinante borgo di Moleto, immerso nelle colline del Monferrato casalese. Creano arte e contribuiscono alla valorizzazione del territorio in cui bellezza del paesaggio, storia, cibo, vino, infernot, pietra da Cantoni, grandi spazi, riposante silenzio e una luce tutta particolare fanno da potente calamita.

 

La zona – recentemente promossa dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità per i suoi antichi e caratteristici “Infernot” – ogni anno, a settembre, èarte cellamonte2 sede dell’appuntamento fisso, per gli amanti di  arte contemporanea, con Artmoleto. Due giorni in cui il borgo si trasforma in galleria a cielo aperto e gli artisti espongono le loro opere in cortili, strade e storici giardini privati. Dopo le precedenti edizioni -dedicate a “Colore, forma, natura”, “Tra cielo e terra”, “Il  sogno  dell’acqua”, “Rosso  vivo”, “L’atlante delle nuvole” e “Silenzio”- quest’anno il tema guida è “Nutrirsi  di luce”. A lui si ispirano i 14 artisti che partecipano anche all’anteprima del 20 giugno all’Ecomuseo Pietra da Cantoni.

 

Luce come fonte di nutrimento interiore, concetto che rimanda alla spiritualità più profonda dell’essere  umano, in cui perdersi e ritrovarsi, raccontata in tanti modi diversi. A partire da Michelle Hold, artista cosmopolita nata a Monaco, cresciuta in Austria, formatasi a Parigi, Londra, New York e Hong Kong come disegnatrice di tessuti per la moda. Ha scoperto Moleto, se ne  è innamorata, ha comprato e restaurato una casa- atelier in cui dipinge tele informali, con applicazioni di carta, tessuto, sabbia, terra ed altri materiali  che sceglie per esprimere la sua creatività. Intorno a lei una schiera di artisti poliedrici come  Domenico Cavalli, Teresio Polastro, Alessandro Patrone ed il pittore, scultore, restauratore Giò Bonardi.

 

arte cellamonte33Sensibilità al femminile è invece nelle opere di Petra Probst, artista e illustratrice per l’editoria d’infanzia, che vive e lavora tra Italia e Germania; Bärbel Ricklefs-Bahr, artista tedesca che ritrae la natura, l’immensità di orizzonti, onde e maree, prediligendo  l’informale e i collage in cui tutto può essere applicato alla tela, trasformandone la superficie e dandole tridimensionalità. In zona, vivono e lavorano da decenni, anche la pittrice Daniela Vignati  eBona Tolotti, artista internazionale, nata a Milano, con alle spalle esperienze antropologiche ed etnologiche in centro e sud America; oggi sperimenta tecniche diverse, impasti di collage e colori ad acqua in una rinnovata forma di gouache in chiave contemporanea. Si nutrono di luce e la immortalano i fotografi Ilenio Celoria, Andrea Massari, Flavio Tiberti e l’artista Piero Ferroglia, allievo di Scroppo e Soffiantino, che ama affidarsi anche al mezzo fotografico.

 

Mentre, Roberto Pissimiglia, editore, scrittore e giornalista torinese, appena può fugge a Moleto, nel suo atelier: chiude le  porte alla frenesia degli impegni quotidiani e apre quelle della fantasiosa creatività, dedicandosi all’arte povera. Moderno rabdomante va per cascine, stalle e fienili alla ricerca di antichi oggetti di vita contadina; poi li assembla, trasforma e dipinge. Et voilà, nuovo smalto ammanta i tanti utensili che la memoria aveva abbandonato; via ragnatele e polvere, ora si lasciano ammirare  reinventati da lui.

 

Laura Goria

 

Tre parchi cittadini come palestre a cielo aperto

VALENTINO2VALENTINO3

Negli spazi verdi è allestita una postazione fissa con uno sportello informativo itinerante

 

Il Parco Ruffini, Piazza d’Armi e il Valentino, tre tra i parchi più noti di Torino si trasformano in “palestre a cielo aperto. E’ un progetto di Comune,Istituto di medicina dello sport, Arpa, Esercito. Negli spazi verdi è allestita una postazione fissa con uno sportello informativo itinerante, dove un medico sportivo, coadiuvato da due laureati in Scienze motorie, farà valutazioni mediche e motorie, consulenze gratuite sull’ alimentazione, e darà consigli per praticare correttamente l’allenamento.

 

(Foto: il Torinese)

La comunità di Vallo Torinese celebra Maria Orsola Bussone

chieseortodosse

Un modello di “santità ordinaria”, di vita realizzata e spesa senza riserve, nato all’interno della comunità parrocchiale

 

La comunità di Vallo Torinese – il paese che nel 1977 ospitò il Cardinale Michele Pellegrino al ritiro dalla Diocesi – ricorderà la figura della sua giovane comparrocchiana Maria Orsola Bussone, Venerabile, nel 45° anniversario della morte, avvenuta a soli 16 anni a Cà Savio di Venezia il 10 luglio 1970. Domenica 12 luglio, dalle ore 15 nel salone del Centro parrocchiale a lei dedicato, si alterneranno testimonianze di chi l’ha conosciuta, del Postulatore Waldery Hilgeman e di giovani di Vallo che ancora oggi guardano alla figura di Maria Orsola come un modello di “santità ordinaria”, di vita realizzata e spesa senza riserve, nato all’interno della comunità parrocchiale, grazie in particolare all’incontro con il carisma dell’Unità. Il 18 marzo Papa Francesco ha firmato il Decreto che riconosce le “virtù eroiche” della giovane laica di Vallo, nata il 2 ottobre 1954. È stato il primo passo ufficiale del Vaticano verso la Beatificazione, dopo le fasi diocesane iniziate con l’apertura del Processo da parte dell’Arcivescovo Giovanni Saldarini, avvenuta a Vallo il 26 maggio 1996, e la sua chiusura il 17 dicembre 2000 con il Cardinale Severino Poletto.

 

Massimo Iaretti

Più sicurezza nei Comuni con l'aiuto della popolazione

carabinieri-case

Dopo l’introduzione del sindaco Massimo Ghigo interverranno il coordinatore regionale dell’Associazione Controllo del Vicinato Massimo Iaretti e Gianno Maiocco, sindaco di Scurzolengo

 

MORANSENGO – Si parlerà di controllo del vicinato in un incontro che si svolge in municipio venerdì 10 luglio a partire dalle ore 21. Dopo l’introduzione del sindaco Massimo Ghigo interverranno il coordinatore regionale dell’Associazione Controllo del Vicinato Massimo Iaretti e Gianno Maiocco, sindaco di Scurzolengo, comune dell’astigiano dove il sistema viene attuato. Moransengo, come pure altri centri vicini, Cavagnolo, Brusasco, Monteu da Po, San Sebastiano Po, Lauriano, Casalborgone, vive quotidianamente il problema della microcriminalità (furti, truffe e relativi tentativi). Per questo è stata promossa da alcuni cittadini una petizione nei comuni interessati che ha raccolto circa 750 persone e consegnata ai sindaci, ai carabinieri ed ai prefetti di Torino e di Asti.  Il Controllo di vicinato, meglio conosciuto come “Neighbourhood watch” nasce negli anni Sessanta – Settanta, nei Paesi anglo – sassoni, Gran Bretagna, Stati Uniti, ma anche Canada, Australia, Nuova Zelanda e in Italia inizia ad avere una diffusione a partire dal 2008 in Lombardia. Il Controllo di Vicinato, che nulla ha a che vedere con il fenomeno delle “Ronde Padane” o pattugliamenti di cittadini sul territorio o la videosorveglianza (che è una scelta dell’amministrazione comunale d’intesa con le forze dell’ordine), è un progetto che tende a fare crescere, da un lato, la solidarietà tra i cittadini e a crescere una forma di osservazione “passiva” del territorio e delle persone che vi transitano. Il tutto, ovviamente, deve avvenire in stretta collaborazione – elemento imprescindibile – con le forze dell’ordine. In sostanza di far diventare sistema quello che,  probabilmente, molti fanno già spontaneamente (ad esempio togliere la posta al vicino quando è assente da casa per troppo tempo, naturalmente d’intesa con lui, oppure affacciarsi alla finestra quando si sente suonare un allarme, oppure ancora se si vede una persona sospetta o un’auto girare prenderne nota ed, eventualmente, avvertire le forze dell’ordine).”.Sinora il Controllo di Vicinato si è sviluppato in Lombardia, in Veneto, in Emilia, sta avendo una buona diffusione in Provincia di Lucca. In Piemonte, dopo l’adozione di Casorzo, nel 2013, che è stata anche oggetto di interesse da parte dei media nazionali, a partire dalla Rai, è stato adottato anche a Ponzano Monferrato, dall’Unione dei comuni della Valcerrina, e da alcuni comuni in provincia di Asti, Cuneo e della Città Metropolitana di Torino

 

 

 

 

Il biologico per nutrire e tutelare il pianeta

STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

“Il comparto bio è cresciuto molto ma deve affrontare un problema irrisolto, che è di tutto il settore agroalimentare: quello della distribuzione, un sistema costoso, che spreca molto, assorbe la maggior parte del valore di vendita dei prodotti e che, quindi, danneggia i due anelli deboli della catena, i produttori da una parte e i consumatori dall’altra”

 

garauGli telefono per fissare un appuntamento. Al telefonino mi risponde la moglie, Pina, anche lei amica di lunga data.”Aspetti? E’ nell’orto che raccoglie la verdura”. Scherziamo. Lui è biologico in tutto, gli piace conoscere l’origine del cibo. In momenti di crisi,l’ideale. L’appuntamento è fissato per il giorno dopo al centro commerciale Le Fornaci di Beinasco, pranzo a Bio Bottega. Sempre piacevole chiacchierare a pranzo, tutto strettamente biologico. Ignazio Garau, è sicuramente un pezzo della politica e della promozione del Biologico.

 

Come mai questa tua scelta?

“E’ maturata negli anni ’90, frutto di lunghe discussioni con un’amica, medico, e si è avvantaggiata delle mie precedenti esperienze lavorative. Ho, infatti, lavorato nella cooperazione agricola, poi in quella dei servizi (occupandomi in particolare della ristorazione collettiva) e in ultimo, con Coop, mi sono occupato della direzione dei Centri Commerciali. Il settore della ristorazione, in particolare, mi ha permesso di sperimentare che il biologico non solo è salutare, ma è anche più buono”.

 

Obbiettivi di ieri e di oggi?

“Il comparto bio è cresciuto molto ma deve affrontare un problema irrisolto, che è di tutto il settore agroalimentare: quello della distribuzione, un sistema costoso, che spreca molto, assorbe la maggior parte del valore di vendita dei prodotti e che, quindi, danneggia i due anelli deboli della catena, i produttori da una parte e i consumatori dall’altra. Il cibo sta crescendo nella consapevolezza, soprattutto delle città, che è un elemento strategico per costruire sostenibilità, oltre che benessere per le persone. Occorre sviluppare l’informazione e sensibilizzare i cittadini. Molto importante è la ristorazione scolastica, le mense per i ragazzi. Ad esempio, il comune di Roma, circa 15 anni fa, ha convertito al bio tutta la ristorazione scolastica, oltre 150.000 pasti al giorno. Anche a Torino, con i suoi 54.000 pasti giornalieri, sono state fatte esperienze importanti in proposito. Oggi, succede che parlando di km0 e di prodotti tipici si crei un po’ di confusione e che si faccia marcia indietro su esperienze che all’estero ci hanno invidiato per tanto tempo. Solo che all’estero i buoni esempi sono stati copiati e si sono consolidati e, quando confrontiamo le esperienze, rimangono stupiti della nostra incoerenza. L’Italia, il paese dell’agricoltura bio (siamo tra i primi produttori europei, solo che la maggior parte del prodotto viene esportato), un paese dalla grande tradizione alimentare, che, poi, non riesce a valorizzare le sue risorse. Anche sui modelli di ristorazione oggi rischiamo di dover imparare dalle città del nord Europa”.

 

Di cosa vai orgoglioso?

“Di aver partecipato alla fondazione dell’Associazione delle Città del Bio, di cui sono diventato direttore. Un progetto nato in Italia, che ha saputo cogliere l’interesse e la partecipazione di altre Città Europee. Anche in Grecia sta nascendo la rete delle Città del Bio. Ti racconto questo. Ad Atene avevano costruito un secondo aereoporto, che poi è stato abbandonato. Sai che cosa hanno fatto i greci? Orti urbani e, ovviamente, non si sono sognati di utilizzare sostanze chimiche per la coltivazione, hanno preferito il bio! A Larissa, città della Grecia centrale, il comune per venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti ha utilizzato 3 ha di terreno, lo ha suddiviso in lotti che ha assegnato sulla base di un bando pubblico, ponendo solo due condizioni: la prima fare agricoltura bio (mettendo a disposizione un agronomo per l’assistenza tecnica), la seconda destinare il 10% della produzione gratuitamente alle persone assistite dal comune. Anche in Germania è nata la rete delle Città del Bio, con 25 comuni che hanno aderito, coordinati dalla Città di Norimberga, dove si svolge la più importante Fiera mondiale del Bio, la Biofach.  La rete si sta sviluppando anche in Polonia e in Romania, dove ha aderito la Città di Bucarest e si sta sviluppando nella Regione di Brasov, dove abbiamo stabilito un rapporto di collaborazione anche con l’Università. Sono iniziati anche diversi contatti con Città dell’Albania e del Mediterraneo, che allargheranno ulteriormente i nostri orizzonti operativi”.

 

Altro?

“Sicuramente si! Sono anche Presidente di Italia Bio, un’organizzazione di produttori, che sta lavorando per sviluppare forme avanzate di collaborazione con i cittadini, i consumAttori, come amano dire in Francia. E sta nascendo un’associazione Euromediterranea di cittadini, che promuovono e scelgono il bio. Una iniziativa che vedrà collaborare Città del Bio, associazione di Enti Locali, Italia Bio, i produttori, e infine, non meno importante l’Associazione dei consumatori”.

 

Ultima domanda: Giudizio sull’ Expò di MIlano?

“Importantissima vetrina internazionale e occasione di confronto su temi cruciali per il pianeta: il cibo e l’agricoltura. Anche l’agricoltura biologica è presente, all’interno del Parco tematico sulla Biodiversità, l’unico dedicato all’agricoltura. Si cerca di rendere evidente che il biologico non è solo una categoria merceologica di prodotto, ma un sistema agricolo e alimentare innovativo che si candida, anche attraverso la biodiversità, a nutrire e nel contempo salvaguardare il Pianeta. Molto dipenderà dall’eredità che l’Expo saprà lasciare, dalla capacità di rendere in fatti concreti le varie dichiarazioni e carte che vengono proposte alla sottoscrizione. Un compito importante spetta anche alle Città.Oserei dire che questo mondo ha bisogno di noi”.

 

Ho mangiato molto bene. Ci si saluta ripromettendosi altri incontri di approfondimento.

Città e cattedrali in tre lingue sulla rete

DUOMO SINDONE

Una seconda fase del progetto mirata a raccontare a turisti e cittadini un patrimonio ancora poco noto secondo un piano di valorizzazione dei luoghi di storia e di arte sacra aperti e fruibili

 

Oltre 400 chiese di Piemonte e Valle d’Aosta in rete, 14 totem che trasmettono informazioni tramite Ipad in altrettanti cattedrali, una App Audioguida in tre lingue, una App georeferenziata con IBeacon sono le tecnologie all’avanguardia proposte dal progetto Città e Cattedrali, giunto al decimo compleanno, per promuovere il turismo nei luoghi sacri.  Nato da un’idea della Fondazione Crt, dopo anni di interventi tecnici e architettonici Città e Cattedrali è entrato in una seconda fase, mirata a raccontare a turisti e cittadini un patrimonio ancora poco noto secondo un piano di valorizzazione dei luoghi di storia e di arte sacra aperti e fruibili, organizzati in itinerari di visita geografici e tematici, praticabili anche attraverso la rete.

 

“Crediamo molto in questo progetto – dice l’assessore alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte, Antonella Parigi – perché animato da una logica di sistema sempre più necessaria. Oggi per noi è un progetto di punta, antesignano delle politiche più attuali, basate sulle sinergie tra tutti i soggetti a fronte di un marketing territoriale fallimentare. Nella messa a sistema del grande e prezioso patrimonio artistico e architettonico costituito dagli edifici ecclesiastici del Piemonte si esprime un pregevole esempio della modalità attraverso cui è possibile coniugare la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, due ambiti che troppo spesso vengono vissuti separatamente. Una scelta obbligata nella costruzione di quel Piemonte turistico a cui stiamo lavorando e che richiede l’attivazione proprio di modelli come questo, in cui esperienze e soggetti diversi si mettono in rete per aumentare l’efficienza e l’efficacia dell’azione promozionale del territorio”. Il vescovo di Pinerolo, Piergiorgio Debernardi, delegato dei vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta per i beni ecclesiastici, sottolinea come “le diocesi si riconoscano in questo grande progetto. Le chiese raccontano la storia del nostro Paese dal basso e attraverso la bellezza di questo immenso patrimonio passano i valori del pensiero cristiano”.

 

Soddisfatta anche Annapaola Venezia, vicesegretario generale della Fondazione CRT: “A dieci anni dall’avvio possiamo dire di essere andati ben oltre a quanto inizialmente immaginato, in quanto Città e Cattedrali ha saputo qualificarsi non solo come progetto di valorizzazione culturale, bensì anche come elemento di sviluppo sociale, economico, turistico grazie all’impegno profuso dai partner e dai volontari”.In questo periodo Città e Cattedrali e Museo della Sindone propongono inoltre “Le Strade della Sindone”, quattro itinerari di visita – La strada di San Carlo, La strada per Torino, La strada delle Alpi, La Strada del Mare – ideati in occasione dell’Ostensione ma non limitati all’evento, in quanto andranno a costituire un’offerta stabile nel tempo per pellegrini e visitatori.

 

ggennaro – www.regione.piemonte.it

Si cena "in via" con Madian dei padri Camilliani

madian2 

Una bella iniziativa di solidarietà a favore della ricostruzione dell’orfanotrofio in Nepal

 

 Cena in via è la bella iniziativa di solidarietà promossa da Madian Orizzonti Onlus, in programma lunedì 13 luglio prossimo alle 20, nel pieno centro di Torino, a due passi dal Santuario di San Giuseppe, in via Camillo de Lellis ( nel tratto compreso  tra Via Pietro Micca e via Santa Teresa, per l’occasione chiuso al traffico). Il ricavato della cena,  il cui costo è di 45 euro, sarà destinato alla ricostruzione dell’orfanotrofio Caf,  Camillian Task Force, a Kathmandu,  in Nepal, distrutto dal terremoto lo scorso 25 aprile. La cena è promossa in collaborazione con il Ristorante del Circolo di Stefano Fanti e l’osteria Le Ramin-e di Steven Lazzarin. I vini sono offerti dalla cooperativa dei produttori di Erbaluce di Caluso.

 

Madian è la onlus dei religiosi Camilliani di Torino nata nel 1979, inizialmente per accogliere i barboni, quando l’unico dormitorio pubblico a Torino fu chiuso per un fatto di violenza. Ha ospitato fino al 1987 una media mensile di 30 persone senza fissa dimora. Nel 1986 la Comunità Madian, constatando le sofferenze degli extracomunitari dimessi dagli ospedali e dei senza fissa dimora, si è impegnata ad accoglierli e assisterli fino alla loro completa guarigione,  aprendo poi i suoi orizzonti, a partire dagli anni Novanta, anche ai minori, con la fondazione di diverse comunità di accoglienza destinate a loro.

 

Presente con le sue missioni ad Haiti, in Georgia,  Armenia, Filippine, India, Indonesia, Argentina, Kenya e Nepal, gestisce ospedali, centri  socio assistenziali per disabili, scuole, asili, mense per i poveri,  orfanotrofi e case famiglia per bambini malati di AIDS.

 

Mara Martellotta

Info e prenotazioni: 011539045, info@madian-orizzonti.it

Le meraviglie di Vittorio Sgarbi a Miradolo

miradolo

Per l’occasione la mostra “Beato Angelico. Il Giudizio svelato”, che è stata prorogata fino al 19 luglio, sarà eccezionalmente visitabile anche in orario serale

 

Vittorio Sgarbi sarà nuovamente ospite della Fondazione Cosso. Occasione sarà, lunedì 6 luglio, ore 21, al Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, la presentazione del suo ultimo libro: “Gli anni delle meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo. Il Tesoro d’Italia II” (Bompiani, 2014). Il volume fa seguito alla pubblicazione “Il Tesoro d’Italia. La lunga avventura dell’arte” (Bompiani, 2013). Per l’occasione la mostra “Beato Angelico. Il Giudizio svelato”, che è stata prorogata fino al 19 luglio, sarà eccezionalmente visitabile anche in orario serale.Vittorio Sgarbi conferma la preziosa collaborazione con la Fondazione Cosso dopo essere stato curatore della mostra “San Sebastiano. Bellezza e integrità nell’arte tra ‘400 e ‘600” e dopo aver diretto i progetti espositivi  “I volti e l’anima”, del 2013 e 2014.

Massimo Iaretti

L'incontro di papa Francesco con Michele Riva, affetto da Sla

Fondatore di Una Voce per Michele, affetto da Sla e volontario Telethon, Riva dice: «La vita è un viaggio meraviglioso e va assaporata con gioia in ogni istante»

 

papa sla1

Durante i giorni della visita di Papa Francesco a Torino i riflettori della cronaca sono sempre stati puntati sulla presenza e gli spostamenti del Pontefice. Ma c’è un episodio che forse è passato sotto traccia. Michele Riva, 56 anni,  ha voluto ritardare il proprio ricovero in ospedale per incontrare Papa Francesco, che nel pomeriggio di domenica 21 giugno, durante la visita al Cottolengo di Torino, lo ha salutato con grande affetto. Affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica, fondatore dell’associazione Onlus Una Voce per Michele e volontario Telethon di Beinasco, si è dunque reso protagonista di un gesto molto coraggioso. Il giorno dopo, 22 giugno, Riva è stato ricoverato per subire l’amputazione integrale del braccio destro, a causa di un rara forma tumorale che l’ha colpito.

 

Oltre ad essere malato di Sla da oltre quindici anni e tracheopapa sla2tomizzato da quasi dieci, non ha perso la fede e la speranza di farcela anche in questa durissima prova che lo attende. Ha voluto fortemente incontrare il Pontefice prima di farsi ricoverare. Queste le parole che ha scritto sul suo fedelissimo computer Tobii, il lettore ottico che traduce in voce automatica il suo scritto: «Non so perché Dio vuole prendersi anche il mio braccio. Sono confuso, ma la sua volontà sia fatta. Se sopravviverò anche a questo intervento, avrò un’altra icona per continuare la missione di gridare al mondo che la vita è un viaggio meraviglioso, che va assaporata con gioia in ogni istante, tra i malati e disperati di ogni dove».

 

A Papa Francesco è stata consegnata una copia del libro di Riva “Il ramarro verde”, nel quale racconta la sua storia e quella di altri malati di Sla. Accanto a Michele c’era il vice presidente nazionale dell’Aisla, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, Vincenzo Soverino, papa sla3anch’egli sostenitore ed volontario Telethon ad Asti. All’incontro con Papa Francesco, Una Voce per Michele ha invitato il delegato Telethon e presidente della sezione Uildm, Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare “Paolo Otelli” di Chivasso, Renato Dutto, che ha sottolineato «la tempra, il coraggio e la forza di volontà  di Michele Riva, che sprona tutti a dare sempre il meglio. Tutti i volontari Telethon sono al fianco di Michele, chiamato nuovamente a superare una dura prova. Siamo certi che ce la farai. Siamo tutti con te!». L’ultima sfida vinta da Riva è l’ideazione e la creazione della clinica mobile Sla, recentemente inaugurata, realizzando «un sogno nato per fede alcuni anni fa, consapevole dei troppi malati di Sla che se ne vanno molto precocemente perché abbandonati a se stessi, mal curati in mezzo a familiari e assistenti spesso impreparati: sconvolti da questa terribile patologia, non sanno come assisterli».

Massimo Iaretti

Il mestiere dell'autore tv secondo Andrea Zalone

Ai MagazziniOz  la spalla in video di Maurizio Crozza svela i segreti per condire una trasmissione di successo ai tempi del 2.0

 

 

zaloneAndrea Zalone, autore tv di noti programmi come quelli di Maurizio Crozza e sua solida spalla in video a testimonianza di un sodalizio creativo avvincente, martedì 7 luglio sarà ai MagazziniOz per raccontarci cosa si nasconda dietro la messa in onda di un format di successo e tutte le sue fasi di sviluppo. Una professione la sua altamente stimolante, che deve essere sempre attenta a carpire gli elementi di massimo interesse su cui far leva, cogliere i segnali che diano una lettura diversa della società e delle sue dinamiche, da rielaborare con un taglio particolare al pubblico. Un incontro quindi che intende raccontare la sintesi esperienziale di chi svolge un mestiere di cui si conosce poco ed è percepito con leggerezza quando è in realtà rigoroso e determinante ai fini della riuscita di un programma.

 

Dalle competenze su come si scrive e si realizza un prodotto televisivo, dall’ideazione alla messa in onda, all’approccio metodologico e al presidio delle informazioni, passando dagli strumenti fondamentali, alla stesura della scaletta, ai tempi di elaborazione e alle strategie di comunicazione a cui ricorrere per rispondere alle curve dell’Auditel. Uno Storytelling utile a condire sapientemente tutti i dettagli tecnici che possono essere trasferiti solo da chi, lavorando dietro le quinte, si è trovato a diventare parte integrante di alcuni “cluster” del noto show di successo. Andrea Zalone proporrà inoltre una Case History del programma di Maurizio Crozza, andando a descrivere come si svolge a livello operativo la settimana “tipo” precedente la messa in onda. L’autore tv svelerà quindi, a chi parteciperà all’incontro, tutto questo e molto altro di ciò che non ci si immagina comporti una professione articolata come la sua per inserirsi all’interno di un meccanismo complesso quale è la tv ai tempi del digitale.

 

Martedì 7 luglio alle ore 17 con accesso libero

 

Per info chiamare 011 0812816 o scrivere a scuola@magazzinioz.it