
Giorni, ore frenetiche per centinaia e centinaia di colleghi in attesa di qualche informazione chiara, attendibile, o almeno utile per “capire” quali effetti ai fini dell’insegnamento o dell’occupazione potrebbero sortire dalla nuova normativa su “la buona scuola”
Un’associazione professionale dovrebbe occuparsi di altro (curricoli, progettazione didattica, formazione…) e lasciare il campo ad altri soggetti istituzionalmente deputati alla gestione del personale. Invece, per quanto concerne le “cose” che caratterizzano l’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche (classe di concorso A019) nelle scuole pubbliche, noi di Apidge oggi non possiamo fare a meno di seguire con particolare attenzione ed interesse anche il vorticoso balletto di cattedre che sta caratterizzando la determinazione degli organici di diritto par l’Anno scolastico 2015/2016 da parte del Miur e dei suoi Organi periferici (DM 7 luglio 2015 n.470 e note successive) e delle inevitabili ripercussioni che il processo di immissioni in ruolo di nuovi insegnanti sta per produrre in tutto il mondo della scuola.
Fatti i conti, abbiamo scoperto che quest’anno in Italia i docenti-A019 individuati come “titolari” di una cattedra di insegnamento siano 7.050 (fonte Miur). Ma il Ministero da subito precisa come, a conti fatti, appena 6.748 siano le “cattedre di insegnamento disponibili”. Si prospetta dunque un nuovo anno scolastico di autentica passione per 322 insegnanti appartenenti al contingente “A019”, che già si trovano nei ranghi del pubblico impiego: per essi si profila una lunga ed estenuante trafila di sottili pratiche burocratiche destinate ad un “reimpiego”, spesso insoddisfacente sotto il profilo della professionalità docente. Un problema che – sempre per il contingente “A019” – sfiora appena i docenti di alcune Regioni, ma che diventa davvero problematico in Sardegna e in Basilicata, dove i cosiddetti docenti soprannumerari si attestano al 30% del contingente disponibile; in Sicilia, Umbria e Molise si supera abbondantemente la soglia del 10% dei docenti rimasti quest’anno senza cattedra.
Con queste premesse Apidge non poteva dunque rimanere a guardare dall’esterno l’esito di un dibattito parlamentare che, almeno nelle intenzioni, mirava a potenziare l’insegnamento del diritto e dell’economia politica nelle scuole e l’inserimento di tanti nuovi docenti. Di qui l’appello inascoltato a senatori e deputati tendente ad inserire la cultura giuridica ed economica in ogni tipo di percorso scolastico, di qui soprattutto la determinazione nel sostenere e valorizzare tutte quelle iniziative di parlamentari a corollario della nuova legge tendenti al potenziamento dell’autonomia delle scuole, ove fosse previsto l’insegnamento del diritto e dell’economia politica.
Gli insegnanti delle discipline giuridiche ed economiche hanno dunque trovato un esplicito riconoscimento alla loro professionalità in un ordine del giorno del deputato Fabio Lavagno, accolto come raccomandazione dal Governo, allegato al ddl 2994-B “Buona scuola”. Non è un risultato esaltante, ma occorre riconoscere che finalmente il Governo ha accolto un documento in cui si chiede di “garantire a tutti i docenti assunti pari dignità professionale e l’assegnazione a compiti che siano strettamente correlati con la funzione docente e con i propri titoli professionali e relative competenze”.
Sempre il Governo, nella persona della Ministra Giannini, prende l’impegno a che “venga assicurata ad ogni scuola la presenza di un docente di Discipline giuridiche ed economiche (classe concorso A019); nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, anche in riferimento alla sicurezza nei luoghi di lavoro, la specificità dell’insegnamento del Diritto e dell’Economia politica diviene veicolo essenziale per realizzare quel basilare percorso di orientamento dello studente verso l’attività lavorativa dalla quale dipende la qualità del suo futuro. Allo stesso docente potrebbe anche essere destinata tutta quella serie di attività istituzionali con “contenuti antidiscriminatori ed antiviolenza”.
Intanto APIDGE ha continuato ad occuparsi di esiti degli Esami di stato, di rielaborazione dei documenti della Commissione Corradini relativi all’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, di nuovi percorsi alternanza scuola-lavoro nei licei, degli sviluppi in tema di classi di concorso atipiche, di programmi regionali in tema di legalità e ambiente, della formazione dei docenti da parte degli Uffici di rappresentanza dell’Unione Europea.
Il Presidente Apidge
Ezio Sina
La comunità musulmana si è’ riunita al Parco Dora per celebrare la fine del Ramadan . La festa di Eid ul-Fitr è’ onorata anche dalla presenza di esponenti di tutte le religioni monoteiste del Comitato Interfedi. Per la Diocesi il delegato è’ Don Aldo Bertinetti e il messaggio di Nosiglia per la comunità islamica è’ ” Tutti uniti per la pace” e invita le famiglie affinché ” educhino i giovani alla pace” a prescindere dalla religione, dall’etnia e dalla cultura. Una giornata dunque che vede l’unione e la fratellanza predominare tra i fedeli delle diverse religioni , come dovrebbe essere sempre e ovunque. Se non fosse che proprio quest’anno , Torino è una città ferita, ferita proprio in nome di una religione che nel suo estremismo genera fenomeni di delirio, inneggia alla guerra e all’odio per il mondo occidentale e per chi islamico non è . La strage del Bardo in cui ha perso la vita una dipendente del Comune di Torino, insieme ad altri sfortunati come lei è’ ancora troppo vicina per raccontare l’episodio come isolato e considerarlo raro. Raro non è’ perché le stragi compiute dall’Isis sono all’ordine del giorno . Il sindaco Piero Fassino con al suo fianco l’assessore alle Pari Opportunità Ilda Curti , per la prima volta in occasione dei festeggiamenti di fine Ramadan ,ha scelto di fare gli onori di casa e accogliere la comunità islamica , sotto le arcate, con il tappeto steso e rivolto verso la Mecca. Gli orizzonti lontani si possono ammirare con serenità solo con uno sguardo colmo di fierezza, dignità e bene comune. E lo sguardo di Torino, quest’anno è’ ferito nel suo orgoglio, mutilato nell’animo e privo di un rappresentante che possa mettere un punto alla prepotenza e arroganza di chi fa finta di niente qualunque cosa accada. Non si può sempre stare a guardare verso la Mecca. Noi torinesi siamo per la pace, la solidarietà tra i popoli e la tolleranza religiosa. Speriamo lo siano anche gli altri nei nostri confronti.
Si rinnova l’appuntamento veneziano con Padiglione Tibet. La rassegna, con il patrocinio del Comune di Venezia, parallela alla 56. Biennale di Venezia e quest’anno in concomitanza anche con EXPO Milano 2015, è stata inaugurata il 9 maggio 2015 e proseguirà fino al 2 agosto 2015 presso la suggestiva Chiesa di Santa Marta.
Padiglione Tibet vuole evidenziare il connubio tra Arte Sacra Tibetana ed Arte Contemporanea Occidentale e recentemente è stato invitato come progetto speciale alla Biennale del Fin del Mundo, a cura di Massimo Scaringella, in Argentina. Le numerose esperienze degli anni scorsi hanno visto coinvolti importanti artisti contemporanei, che si sono espressi attraverso le Khata, le tipiche sciarpe bianche che i monaci offrono in segno di solidarietà e amicizia o si sono misurati con l’arte della composizione dei Mandala dei monaci tibetani e le Ruote della preghiera che accompagnano nella preghiera i buddisti tibetani. Questa edizione (la terza a Venezia) è all’insegna dell’ombrello, proprio del nostro fedele protettore dalla pioggia che, suo malgrado, è stato protagonista della rivolta degli studenti di Hong Kong verso il governo centrale di Pechino. L’ombrello emblema di protezione e di protesta – due lati della stessa medaglia – è divenuto contenitore e supporto degli interventi artistici e di video arte che hanno reso possibile una grande installazione corale con opere dedicate al Tibet, alla sua spiritualità, ai suoi simboli ed alla sua marcia verso la libertà.
Tzongkhapa il grande riformatore del 14° secolo padre della scuola Gelug, il 10° Panchen Lama e l’attuale XIV Dalai Lama, originario del villaggio di Takster.” e l’esposizione costituita da un approfondimento grafico del grande disegnatore Giuseppe Coco sulla figura di Milarepa (1040 – 1123) il più famoso ed amato degli yogin tibetani ed uno dei più grandi maestri spirituali di tutti i tempi. Scrive Chiara Gatti che presenta la mostra Coco & Milarepa – I colori dello spirito: “In questa occasione […] si propone un ciclo di opere concentrate su un tema più intimo, caro al lato spirituale della sua personalità riservata. Si tratta delle tavole dedicate alla figura di Milarepa, icona della scuola Kagyu del Buddhismo tibetano. Una figura intensa e magica che Coco indagò, fra la fine degli anni Ottanta e il Duemila, sperimentando colori lisergici e forme potenti, specchio di una riflessione esistenziale segnata da grande energia e, insieme, grande sofferenza.[…] Un viaggio catartico ed escatologico che scuote la coscienza.”
Una mostra di arte contemporanea articolata in diverse tappe, che quest’anno, in clima di EXPO, rimanda non solo all’anno della luce ma anche a quello del nutrimento per il pianeta terra
sede dell’appuntamento fisso, per gli amanti di arte contemporanea, con Artmoleto. Due giorni in cui il borgo si trasforma in galleria a cielo aperto e gli artisti espongono le loro opere in cortili, strade e storici giardini privati. Dopo le precedenti edizioni -dedicate a “Colore, forma, natura”, “Tra cielo e terra”, “Il sogno dell’acqua”, “Rosso vivo”, “L’atlante delle nuvole” e “Silenzio”- quest’anno il tema guida è “Nutrirsi di luce”. A lui si ispirano i 14 artisti che partecipano anche all’anteprima del 20 giugno all’Ecomuseo Pietra da Cantoni.




Gli telefono per fissare un appuntamento. Al telefonino mi risponde la moglie, Pina, anche lei amica di lunga data.”Aspetti? E’ nell’orto che raccoglie la verdura”. Scherziamo. Lui è biologico in tutto, gli piace conoscere l’origine del cibo. In momenti di crisi,l’ideale. L’appuntamento è fissato per il giorno dopo al centro commerciale Le Fornaci di Beinasco, pranzo a Bio Bottega. Sempre piacevole chiacchierare a pranzo, tutto strettamente biologico. Ignazio Garau, è sicuramente un pezzo della politica e della promozione del Biologico.