ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 644

Borse origami, bigiotteria e accessori per dare libero sfogo all’estro creativo

DECIMA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Una timida e riservata, l’altra espansiva e disinvolta. Entrambe dotate di grande estro creativo, sono amiche da tempo e da cinque anni anche “socie in affari”: lavorano insieme nei mercati degli hobbisti di Torino e provincia, ognuna con il suo prodotto ma aiutandosi reciprocamente. “Abbiamo deciso di scendere in piazza per guadagnare qualche soldino”, spiega Barbara Picozzi, estroversa e verace, creatrice di monili di vario genere. “Per sfruttare la creatività”, precisa Loretta Odorico, pacata e contenuta, specializzata in confezioni sartoriali.

Esplosiva e incontenibile, Barbara fin da bambina si divertiva creando bigiotteria e trasformando in “gioielli” tutto quello che trovava, dai tappi delle bottiglie ai sassi recuperati per strada. Non le è stato facile convincere Loretta, che ama starsene per i fatti suoi ed è più restia ad aprirsi con la gente, a scendere in piazza: “L’ho presa per sfinimento. Tutti i giorni recitavo la stessa solfa: dai, tu fai le tue borse, io la mia bigiotteria. Vedrai, ci divertiremo. Riusciremo a guadagnare qualcosa e anche a fare felici delle persone, perché le cose che facciamo sono bellissime. E poi, le dicevo, se non incominci a cercare di vendere quello che fai, tra un po’ il tuo guardaroba scoppia. Sono tenace, non demordo. E alla fine ce l’ho fatta: siamo qui”, racconta Barbara.

“Quella che produco io – è sempre Barbara a parlare – è una bigiotteria umorale: le mie creazioni si trasformano al variare del mio umore. Se sono serena punto su oggetti glamour: fiorellini, oggetti leggeri e colori delicati, forme aggraziate e sinuose. Quando sono nervosa uso lacci e metalli che tratto a martellate, creo oggetti più spartani e aggressivi, ma non per questo meno accattivanti”.

Loretta ha frequentato la scuola per diventare sarta e modellista, e per anni ha collaborato con negozi e sartorie confezionando abiti su misura per i clienti più esigenti. “Ho smesso perché non ne potevo più di fare cose che rispecchiavano il gusto degli altri e non il mio. Potevo permettermelo, mio marito lavora a non mi ha mai fatto mancare nulla”, spiega. Quello del taglio e cucito per Loretta non era però solo un lavoro, ma soprattutto una passione. I panni della casalinga le stanno stretti e macchina da cucire, stoffe di vario genere e foggia, ago, filo e piccola minuteria da merceria continuano ad essere i compagni delle sue giornate. Produce per se stessa capi d’abbigliamento e accessori che rispecchiano il suo gusto. E perde letteralmente la testa per le borse e le custodie realizzate con la tecnica origami. Proprio quelle che oggi occupano gran parte del banco che divide con Barbara.

“Diamo qualità a basso costo, perché tutti hanno il diritto di farsi un regalino senza svuotare il portafoglio”, dice Barbara. “Da quando abbiamo incominciato – spiegano – non abbiamo mai aumentato i prezzi, anche se rispetto all’inizio compriamo materiali più pregiati, quindi più costosi, perché con il tempo abbiamo acquisito esperienza e consapevolezza e per valorizzare il nostro lavoro”. “La soddisfazione più grande – conclude Loretta – è che grazie ai nostri prodotti in questi anni siamo riuscite a crearci una clientela affezionata, che quando ci vede magari non compra, ma ci porta dolci e doni”.

Paola Zanolli

 

Ingegnere a 600 euro? La parola all’azienda

Ha suscitato clamore sui media nazionali l’annuncio di un’azienda torinese che offriva un posto di lavoro ad un ingegnere a 600 euro al mese. Ma è giusto che anche i titolari dicano la loro, perché spesso a creare un polverone sui giornali basta poco. “Si tratta di uno stage d’ingresso di sei mesi, che poi può essere convertito poi in apprendistato, nel pieno rispetto della normativa di legge nazionale e regionale”. E’ quanto sostiene Mauro Gatti, consigliere di amministrazione del gruppo Dimensione  di Grugliasco che ha pubblicato l’annuncio  “L’azienda – spiega all’Ansa –  ha 160 dipendenti, oltre il 90%  ha un contratto a tempo indeterminato e il tasso di conversione degli stage in contratti di apprendistato è dell’85%, mentre quello di conferma dei contratti di apprendistato è superiore al 95%. Per noi l’investimento in risorse umane un asset chiave per la società”. Intanto, il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Giovanni Paglia ha presentato l’immancabile interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro  Poletti. circa 50 milioni di fatturato all’anno, collabora con il Cern e altre istituzioni internazionali. il gruppo di Grugliasco è  specializzato nel settore dei servizi  in campo ospedaliero e prevede quest’anno 15 assunzioni con diversi profili. Magari anche di chi risponderà all’annuncio.

Screening ortottici pediatrici gratuiti al Mauriziano

Lunedì 5 giugno, in occasione del World Orthoptic Day (Giornata Mondiale dell’Ortottica), l’ambulatorio di Ortottica dell’ospedale Mauriziano di Torino effettuerà screening gratuiti in età pediatrica dalle ore 9 alle ore 12, presso l’ambulatorio di Oculistica del Padiglione 10A (diretto dal dottor Bruno Oldani). L’AIORAO (Associazione Nazionale rappresentativa in Italia degli Ortottisti Assistenti in Oftalmologia) intende portare a conoscenza e divulgare un’iniziativa mondiale promossa dall’Associazione d’Ortottica Internazionale (I.O.A.). Si tratta del World Orthoptic Day (WOD) per   la promozione della professione dell’Ortottista Assistente in Oftalmologia in tutti gli ambiti nei quali è riconosciuta. La Giornata Mondiale dell’Ortottica “WOD” viene celebrata ogni anno il primo lunedì del mese di giugno in tutto il mondo. L’ortottista è il professionista che tratta i disturbi motori e sensoriali della visione ed effettua tecniche di semeiologia strumentale oftalmologica. Molte famiglie con bambini lo incontrano nel percorso della prevenzione visiva. Una Giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della prevenzione visiva “non solo pediatrica”, all’informazione ed alla distribuzione di materiale informativo relativo alla prevenzione ed alla riabilitazione visiva.

I documenti necessari per una vacanza con gli animali domestici

Di Patrizia Polliotto*

Prima di mettersi in viaggio per una vacanza o un soggiorno con un animale domestico, occorre prendere con sé alcuni fondamentali documenti. Tra questi, in primis, occorre il libretto delle vaccinazioni, compilato dal veterinario e contenente i dati del proprietario, oltre alle caratteristiche dell’animale, le date delle vaccinazioni eseguite fino a quel momento, il lotto e il numero di serie dei vari vaccini e la firma del medico, con la data di ogni operazione.

Anche se il libretto non ha valore legale, è comunque importante averlo a portata di mano perché in alcune dogane potrebbero domandarne l’esibizione. Se si va oltreconfine con un animale, è necessario che quest’ultimo abbia correttamente installato il microchip, obbligatorio dal 1° gennaio 2005, che viene inserito sottocute per tutti i cani e gatti nati successivamente a questa data.

Ma c’è di più. dal 1° ottobre 2004, tutti gli animali d’affezione devono avere il passaporto e quindi cane, gatto o furetto devono avere già il microchip, essere iscritti all’anagrafe veterinaria dell’ASL di zona e avere effettuato la vaccinazione antirabbica.

Soltanto al raggiungimento del ventunesimo giorno dal compimento della vaccinazione antirabbica si potrà invece richiedere il passaporto, documento privo di scadenza.

E’ bene ricordare che il Certificato di Vaccinazione Antirabbica va portato con sé anche in caso di spostamenti a mezzo treni, navi e aerei in Italia se si parte, o si arriva, in una regione o provincia dove si è verificato un caso di rabbia, e se in quel luogo è stata disposta un’ordinanza che impone tale importante vaccinazione agli animali.

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*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

L’arte di conservare il contemporaneo

“L’arte di conservare il contemporaneo: servizi e punti di vista a confronto”. Il 6 giugno alle 21.00 incontro aperto al Circolo dei Lettori Con questo titolo l’innovativo servizio per l’arte “Project MARTA – Monitoring Art Archive” si presenta come organizzatore, al Circolo dei Lettori, di una serata divulgativa che si terrà di fronte al pubblico in Palazzo Graneri della Roccia, il prossimo 6 giugno alle ore 21

Relatori, oltre alla dott.ssa Benedetta Bodo di Albaretto, conservatrice dei beni culturali e fondatrice di Project MARTA, il prof. Francesco Poli, storico dell’arte, docente ed esperto del mercato dell’arte contemporanea, il dott. Antonio Rava, restauratore e docente specializzato in arte contemporanea e l’artista Giorgio Griffa. Dopo l’incontro del 15 marzo a Palazzo Bricherasio, in collaborazione con l’assicurazione per l’arte BROSEL s.p.a., rivolto specificatamente al mondo dei collezionisti, e la presentazione del progetto a Reggio Emilia, lo scorso 20 maggio, promossa dal laboratorio di restauro Vicolo Folletto, Project MARTA torna così alla sua vocazione principale di divulgazione e sensibilizzazione sulla tutela delle opere d’arte contemporanee, spesso di difficile gestione per quanto riguarda la movimentazione, la tutela e gli eventuali interventi manutentivi. Project MARTA – Monitoring Art Archive è infatti un servizio innovativo per la sua impostazione: si tratta di un archivio di schede tecniche sviluppate sulla base di un’intervista diretta all’artista, che accompagnano l’opera nei vari passaggi di proprietà in modo da rendere disponibile costantemente un identikit utile a tutti gli operatori del settore che possano entrarne in contatto. La scheda tecnica viene realizzata sulla base di uno studio specifico sulla linea artistica dell’autore, con un confronto diretto ed il reperimento di tutte le informazioni utili per realizzarne un’approfondita analisi, che viene ulteriormente ampliata con la collaborazione di specifiche figure specializzate in restauro e gestione dei materiali utilizzati, che hanno aderito al progetto in qualità di consulenti.

 

«La finalità di Project MARTA – dichiara la fondatrice Benedetta Bodo di Albaretto – è quella di rendere accessibile a tutti uno strumento snello ma completo di tutela delle opere nella propria collezione, che per molti sono anche un investimento. Una “best practice” standardizzata ma definita nello specifico sul singolo caso, che costituisce un valore aggiunto come documentazione di un’opera, redatto in un momento in cui non c’è un’emergenza manutentiva ed in cui, quindi, si può operare più serenamente e lucidamente». L’incontro al Circolo dei Lettori, inserito nel calendario del circolo di via Bogino 9, sarà il primo appuntamento principalmente divulgativo. «Abbiamo voluto – spiega Benedetta – che il servizio per realizzare la scheda tecnica fosse legato solo alla consapevolezza dei collezionisti della necessità di dare qualche regola e informazione in più nell’ambito dell’arte contemporanea, spesso molto “fluido”. Non abbiamo quindi stabilito una quotazione minima per gli artisti, o le opere, da prendere in analisi e stiamo portando avanti un discorso che speriamo possa divenire un punto di riferimento per l’intero settore: anche per questo motivo, , abbiamo reso disponibile a tutti un archivio di abstract delle schede vere e proprie, un riassunto delle interviste che svolgiamo con gli artisti “ripulito” di tutti i dati sensibili o eccessivamente tecnici, che rimangono invece a disposizione solo dei diretti interessati». L’invito a partecipare è quindi rivolto a tutti, non solo a collezionisti, galleristi o esperti nel settore.

www.projectmarta.com

Il gene del delitto

La teoria genetica del delitto viene indagata in profondità alla luce delle teorie post lombrosiane dall’avvocato penalista del Foro di Milano Alessandro Continiello

Esiste una teoria genetica del delitto? Effettivamente parrebbe proprio di sì, tanto che è nata una branca della criminologia detta ” criminogenesi”, che studia l’insieme delle tendenze di origine genetica o ambientale che possono indurre un individuo o un gruppo di persone a compiere comportamenti antisociali e violenti. Sul tema è da poco uscito l’affascinante volume scritto dall’avvocato del Foro di Milano Alessandro Continiello, dal titolo “Il gene del delitto. Indagini neuroscientifiche e teorie post lombrosiane”( editore Antonio Stango). L’avvocato Alessandro Continiello, dopo aver frequentato la prestigiosa Scuola Militare Nunziatella di Napoli, ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi in diritto penale. Ha maturato significative esperienze nel settore legale/criminologico, nelle relazioni internazionali e di studio nel settore della sicurezza, intelligence e cyberwarfare. Relatore a corsi sull’analisi della scena del crimine, ha partecipato a programmi radiofonici e televisivi, italiani e esteri nelle materie di sua competenza. È anche autore di pubblicazioni nazionali/internazionali in diritto penale, diritto processuale penale, criminologia, intelligence, terrorismo e sicurezza. Nel 2016 ha pubblicato per Lemma Press “Processo alla legittima difesa. Profili criminoogici e vittimologici” e “L’uso legittimo delle armi. La scriminante per pubblici ufficiali e gli operatori di polizia”.

 

“Il libro cerca di spiegare il movente – afferma l’autore Alessandro Continiello – ancora ignoto, comune denominatore nella perpetrazione di questi reati. Se esistesse veramente una “mano invisibile”, capace di incidere sulla capacità d’intendere e di volere, sulla imputabilità e colpevolezza, lo stesso concetto di libero arbitrio verrebbe inevitabilmente minato. Il neuro-diritto è la nuova fonte di studio e di ricerca. Nel testo, attraverso un excursus storico della concezione del delitto, vengono passate in rassegna le teorie di Lombroso sino all’analisi delle ultime scoperte neuroscientifiche e genetiche. A corollario una rassegna giurisprudenziale, con un focus su due note sentenze, e l’analisi di casi reali. Ad impreziosire il lavoro sono i contributi e le osservazioni, lasciate nelle lingue madri e contenute in premessa e prefazione, di autorevoli professori italiani e esteri”.

“Ho voluto scrivere un testo su tale tematica – spiega l’avvocato Continiello – per deformazione professionale ed interesse culturale; mi ha da sempre affascinato scrutare nel profondo dell’essere umano per comprendere o, meglio, cercare di comprendere, qual sia il motivo che spinge un essere umano a perpetrare gravi delitti. Faccio presente che il “motivo” può non combaciare con il cosiddetto movente: una persona può commettere delitti, ad esempio, contro il patrimonio, quali la truffa, l’usura o la ricettazione per mero arricchimento; o “contro la persona”, per vendetta, ovvero come semplice conseguenza o danno collaterale nella commissione dei reati suindicati. Ma mi sono sempre chiesto cosa alberga nell’animo umano quando si uccide, ad esempio, una persona con particolari modalità efferate”.

“Purtroppo non esiste una risposta univoca a questo dilemma – afferma Continiello -. Nel senso che ogni caso va analizzato nella sua singolarità. Può accadere che l’autore del reato sia incapace di intendere e di volere ad esempio; oppure che nelle indagini o nel corso del processo, si acclari il movente. Ma si può condannare una persona, responsabile del delitto oltre ogni ragionevole dubbio, anche se il movente non è stato scoperto e solo supposto: molti casi giudiziari richiamati dalla cronaca lo hanno evidenziato”. “Nel mio libro, alla luce di quanto evidenziato – prosegue l’autore – ho in primis compiuto un excursus storico del delitto soffermandomi, successivamente, sul concetto (giuridico ovviamente, perché io sono un avvocato e non un medico) della capacità di intendere e di volere. Non potevo esimermi dal citare, in un capitolo, il dottor Lombroso e le sue teorie: questo mi è servito da viatico per giungere al cuore del testo, ossia il richiamo e l’esplicazione degli studi nazionali e internazionali delle neuroscienze e della genetica, che stanno cercando di trovare un comune denominatore nei soggetti inclini alla violenza. Il libro ha una visione di insieme traversale, abbracciando differenti punti di vista (neuro-etica, psicologia, psichiatria, filosofia, diritto) ed è impreziosito da contributi autorevoli di professori italiani e esteri”.

“Il libro è rivolto – conclude Alessandro Continiello – come si suole dire, “omnibus a tutti. Ritengo, sommessamente, che la divulgazione scientifica e la cultura debbano essere fruibili da tutti e non solo dai c.d. addetti ai lavori. Credo possa essere interessante per chi esercita la professione medica, legale e criminologica o solamente per chi ha desiderio di conoscere meglio questa materia. I libri che ho avuto modo di scrivere hanno sempre avuto questa impronta, anche per l’oggetto degli stessi. Trattando, ad esempio, il tema della legittima difesa, non mi sono limitato all’istituto in esame, ma ho esteso la ricerca agli aspetti criminologici e vittimologici. Medesima cosa compiuta con questo testo: una visione interdisciplinare d’insieme ed un approfondimento di alcune tematiche. Buona lettura a tutti coloro che volessero acquistarlo (su Amazon)”.

Mara Martellotta

 

La forza dei numeri

 

di Antonio DE CAROLIS

 

Rivoluzione dei Big Data, un’affermazione che sempre più spesso fa capolino in azienda e sui principali mezzi di comunicazione

 

 

Chi opera in ambito informatico ne parla come di una “nuova frontiera”, chi si occupa di privacy la indica come il grande pericolo che ognuno di noi deve quotidianamente affrontare, chi si occupa di marketing la identifica come strumento per avvicinare il “prodotto giusto al cliente giusto” e chi si occupa di medicina la reputa fondamentale per la cura e la prevenzione delle malattie. Tutti noi siamo fruitori e fornitori di dati e lo siamo in ogni momento della vita quotidiana. Ad esempio, quando facciamo un acquisto su Internet o quando compriamo in un   negozio “fisico”, sottocasa o dall’altro capo del mondo, e paghiamo con carta di credito.  Tutte le attività sono potenziali fornitrici di dati, dall’abbigliamento alla farmacia… La quantità di dati acquisita negli ultimi due anni è elevatissima, la misurazione viene fatta in ZB – Zettabyte. Per dare un’idea pratica della quantità di dati che 1 ZB esprime, Wikipedia dice: “corrisponde a circa 180 milioni di volte le documentazioni conservate nella Biblioteca del Congresso di Washington“.

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Un gran numero di dati, non c’è che dire, ma come sarà possibile gestirli?  Diventeranno informazioni che aiuteranno le imprese e i loro manager a prendere decisioni o resteranno lì inutilizzate, vista la difficoltà reale di elaborarle? Che i numeri fossero importanti lo sapevano già nell’antichità; infatti venivano utilizzati per fare previsioni, studi di vario genere e per generare teoremi.  Le previsioni, però, sono fondamentali anche oggi. Senza dati non si possono fare previsioni e, senza previsioni, come potrebbe, ad esempio, un’azienda gestire gli approvvigionamenti di materie prime oppure le quantità di prodotti da produrre ?

Ogni informazione in azienda (e non solo…) è importante, talvolta vitale, per chi deve fare delle scelte. In un panorama smisurato di dati disponibili è fondamentale definire il processo di trasformazione degli input in informazioni utili per la gestione e le strategie imprenditoriali.

Questa sarà la vera rivoluzione dei Big Data, così come lo è stata quella degli elettrodomestici dopo la scoperta dell’energia elettrica. Di per se’ la corrente elettrica non serviva alle persona, ma l’utilizzo della stessa ha trasformato la qualità della vita delle persone. Proprio a questi argomenti, Luigi Bollani e Luca Bottacin hanno dedicato la loro attenzione nel proporre il nuovo libro presentato in occasione del Salone del Libro di Torino, il 22 maggio scorso.

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Il titolo non lascia spazio a dubbi: “Dai dati alle informazioni: un percorso statistico per l’azienda”, un libro che mira a sottolineare un ponte tra accademia e impresa. Il testo, utilizzato per l’insegnamento di “Statistica per l’azienda” alla Scuola di Management ed Economia e alla Scuola di Amministrazione Aziendale (Saa) di Torino, ha uno stile schematico, corroborato da grafici che “illustrano” l’utilizzo del metodo statistico all’ interno dell’azienda. Luigi Bollani ricorda: ”il libro è pensato per gli studenti, ma è fruibile anche da chi lavora in azienda per supportare le decisioni su basi concrete. Anche per questo le tecniche sono illustrate passo a passo con esempi numerici e una guida all’applicazione informatica: il foglio elettronico per le elaborazioni più semplici e l’ambiente statistico R per quelle più complesse”.

Come dire: un libro di testo che diventa un Manuale operativo.

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Nel corso della serata, moderata da Davide Caregnato, direttore della Saa – School of Management, che ha già acquistato 250 copie per i propri studenti, il co-autore Luca Bottacin ha colto l’occasione per fare un piccolo excursus storico sui metodi gradualmente introdotti e sui pareri controversi di alcuni autori eccellenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Bollani presenta il libro al Salone

 

 

Non sono mancati i riferimenti ironici alla statistica, proprio come quando è stato ricordato Trilussa e la teoria dei polli: “se io ho due polli e tu nessuno, la statistica dice che in media mangiamo un pollo a testa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cristina Barettini con alcuni dei “suoi bambini”

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Dopo il momento di goliardia, si è giunti all’aspetto sociale del libro che, oltre a quanto sopraindicato, servirà anche ad aiutare i progetti di “Kirua Children Onlus”, l’associazione presieduta da Cristina Barettini e ispirata da Padre Peter Kilasara, sacerdote tanzaniano, per anni missionario a Torino, in quanto  gli autori hanno rinunciato ai loro diritti di compenso e i giovani Editori, Luigia Gallo e Claudio Sturiale (Pathos Edizioni), hanno deciso di rinunciare a una parte importante dei loro proventi per devolverli a questa organizzazione che, in pochi anni, ha già costruito opere evidenti in importanti progetti come la “Masering Nursery School” sul Kilimangiaro (dal 2009) e il “Cor Ardens Mlandizi” per i ragazzi di strada di Dar es Salaam (dal 2012) che quest’anno ha un nuovo pozzo con acqua pescata a duecento metri sotto terra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una classe di bambini con la loro maestra

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Il legame tra Università e aziende ha lo scopo di aumentare la Conoscenza e l’aggiornamento delle persone. L’uscita di questo libro, a nostro avviso, è accompagnata da un esempio di strategia di marketing sostenibile in grado di “stimolare la sete di conoscenza”.

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Antonio DE CAROLIS

Presidente CDVM

Club Dirigenti Vendite e Marketing

Presso Unione Industriali di Torino

www.cdvm.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Identità sessuale. Cosa cambia dall’antica Grecia all’Italia di oggi

Ille mi par esse deo videtur, ille si fas est superare divos: mi sembra pari a un dio, – se è lecito dire – mi sembra superi gli dei
Di Marco Porcari, Avvocato del Foro di Torino 
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Fin dall’antica Grecia l’orientamento sessuale non era concepito come un identificatore sociale, diversamente da quanto accade nelle società occidentali moderne; la società greca non ha distinto il desiderio o il comportamento sessuale dal sesso di appartenenza dei partecipanti, ma piuttosto sulla base del ruolo che ciascun partecipante giocava all’interno del rapporto e nell’atto sessuale, ovvero se fosse stato dominante o dominato; questa polarizzazione tra attivo e passivo entrava in corrispondenza con i ruoli sociali dominanti e sottomessi, a prescindere dall’identità sessuale di chi assumeva il ruolo attivo associato – per lo più ma non in via  esclusiva –  con la mascolinità, o il ruolo passivo assimilato, anch’esso non in via esclusiva,  con la femminilità.

              

              Si comprende come, a seconda del ruolo sociale assunto, a seconda delle inclinazioni sessuali atte a fungere da dominante e/o da sottomesso, ciascun componente della società assumeva un ruolo ed un’identità precisa che prescindeva dalle connotazioni sessuali biologiche.

 

              Non a caso il verso di Catullo (carme 51) costituisce una delle traduzioni dell’Ode 31 – sicuramente la più famosa – di Saffo, nota poetessa greca antesignana dell’amore lesbico, che esprime con queste parole sublimi l’amore voluttuoso che nutriva per una fanciulla appartenente al tiaso, associazione religiosa in cui si venerava il culto orgiastico di Dioniso.

 

              Nel nostro tempo, e in particolare in Italia, il legislatore sente il bisogno di consentire un mutamento di sesso “giuridico” a persone che nascono con una connotazione fisica attinente ad uno dei due sessi, ma che in realtà si sentono di appartenere al sesso opposto.

              

              Ovviamente la nostra cultura moderna impediva di effettuare una valutazione quale quella sovra descritta della Grecia antica, scevra da ogni condizionamento di carattere biologico e incentrata semplicemente sul ruolo attivo e/o passivo assunto nell’ambito delle relazioni sessuali di copia e non solo.

 

              Conseguentemente la nostra società è sempre stata indotta a pensare, fino ai tempi più recenti, che affinchè una relazione sessuale – e conseguentemente una relazione di coppia – potesse ottenere un riconoscimento etico, prima ancora che giuridico, fosse necessario che tale relazione venisse instaurata tra persone di sesso biologico opposto; ne è sempre derivato che presupposto indefettibile affinchè le persone che nascevano biologicamente appartenenti al sesso maschile o al sesso femminile per ottenere il mutamento di sesso – con conseguente riconoscimento anagrafico – fosse solo ed esclusivamente il mutamento delle caratteristiche biologiche primarie prima fra tutti quella dell’organo riproduttivo sessuale.

 

In biologia si identificano come primari gli organi genitali e riproduttivi, mentre si definiscono secondarie le caratteristiche psicofisiche come la costituzione corporea, il timbro di voce e altri atteggiamenti esteriori riconoscibili dall’esterno.

 

              Comprenderete come tale orientamento di pensiero abbia indotto il nostro legislatore, nel 1982, con la legge numero 164, a prevedere la possibilità per ciascun soggetto di richiedere ed ottenere l’autorizzazione giudiziaria alla rettifica degli atti dello stato civile, e quindi il mutamento anagrafico della propria identità con cambiamento del nome da maschile a femminile e viceversa, solo ed esclusivamente – l’interpretazione normativa della legge  ha dominato per molti anni e non ha destato alcun dubbio – attraverso l’intervento demolitivo e ricostruttivo dell’organo genitale per l’uomo e più semplicemente ricostruttivo dell’organo genitale, per lo più accompagnato dall’intervento di mastectomia, per la donna.

 

              Tale orientamento – molto lontano dalla cultura dell’antica Grecia sovra descritta atta a valorizzare i ruoli sessuali piuttosto che le caratteristiche biologiche dei due sessi -, ha spesso costretto persone che, pur convivendo con i propri connotati somatici, si sentivano appartenenti ad un ruolo di dominati invece che di dominatori, sentivano la loro mascolinità o la loro femminilità alloggiata in un corpo che non apparteneva loro, senza tuttavia sentire l’esigenza di sottoporsi ad interventi chirurgici che spesse volte si sono manifestati, per la loro inevitabile caratteristica di irreversibilità, devastanti sotto il profilo fisico e psichico dei soggetti che vi si sono sottoposti. 

 

              In molti Paesi esteri è ammesso il cambiamento del nome sul documento di identità a prescindere dal sesso, non in tutti il sesso biologico non è indicato sui documenti; il legislatore italiano ha manifestato pigrizia in materia, ecco che ha sopperito la giurispudenza che ha interpretato proprio quella norma che per anni non ha destato dubbi in merito al cambiamento biologico chirurgico sopra descritto, sostenendo che, nel rispetto dell’identità di genere della persona umana, sia possibile stabilire che un soggetto – a seguito di un percorso principalmente psicologico accompagnato da cure ormonali -, possa ben mutare il proprio sesso anagrafico senza necessariamente doversi sottoporre all’intervento chirurgico di mutamento delle caratteristiche biologiche del proprio organo riproduttivo sessuale.

 

              La questione di costituzionalità è stata sollevata dal giudice del Tribunale di Trento per contrasto con gli artt. 2 e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all’art. 8 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, perché la legge richiede, ai fini della rettificazione anagrafica dell’attribuzione di sesso, la modificazione dei caratteri sessuali primari, e ciò pregiudicherebbe gravemente l’esercizio del diritto fondamentale alla propria identità di genere; la norma violerebbe inoltre gli artt. 3 e 32 della Costituzione, poiché è “irragionevole” subordinare l’esercizio di un diritto fondamentale, quale il diritto all’identità sessuale, alla sottoposizione della persona a trattamenti sanitari – chirurgici o ormonali – anche pericolosi per la salute.

 

              Secondo la Corte (si veda la sentenza  n° 221 del 5 novembre 2015) “l’imposizione di un determinato trattamento medico, sia esso ormonale, ovvero di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali, costituirebbe una grave ed inammissibile limitazione del diritto all’identità di genere” ; infatti, il raggiungimento dello stato di benessere psico-fisico della persona si realizzerebbe attraverso la rettificazione di attribuzione di sesso e non già con la riassegnazione chirurgica sul piano anatomico. Del resto già da tempo la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto, nel novero dei diritti inviolabili, il diritto di realizzare, nella vita di relazione, la propria identità sessuale, come un aspetto dello svolgimento della personalità, e il diritto alla libertà sessuale.

 

Secondo la Corte, in definitiva, la norma sopra citata, per oltre trent’anni interpretata in modo estremamente restrittivo, così come formulata, riferendosi genericamente ad “intervenute modificazioni dei caratteri sessuali”, lascia all’interprete il compito di definire il confine delle modificazioni e delle modalità attraverso le quali realizzarle; la mancanza del riferimento testuale alle modalità (chirurgiche, ormonali, o conseguenti ad una situazione congenita), attraverso cui può compiersi il cambiamento di sesso, esclude la necessità del trattamento chirurgico.

 

Anche la Corte costituzionale quindi, così come la Cassazione (con la sentenza 15.138 del 2015), afferma che deve essere rimessa al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare – con l’assistenza del medico e di altri specialisti – il proprio “percorso di transizione”, che deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere. Il trattamento chirurgico è uno strumento eventuale, un mezzo funzionale al conseguimento del pieno benessere psicofisico poiché porta ad una corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, senza tuttavia, prescindere da un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo. 

 

Del resto anche la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che il diritto all’identità di genere rientra nella tutela prevista dall’art. 8 della Convenzione che impone il rispetto della vita privata e familiare.

 

              Alle soglie del 2020, dopo ben 35 anni dall’entrata in vigore della citata legge sul mutamento di sesso – grazie all’intervento ermeneutico del c.d. Giudice delle Leggi – possiamo affermare che in Italia una persona umana può essere se stessa dal punto di vista sessuale di fronte alla legge in base alle proprie inclinazioni ed in base alla proprie connotazioni psico-fisiche, anche secondarie, prescindendo dalla morfologia dell’organo riproduttivo sessuale primario.

A GIUGNO GLI ALPINI SI PREPARANO A PARTIRE PER NUOVE DESTINAZIONI ALL’ESTERO

Afghanistan, Iraq e Libia sono le tre nuove destinazioni degli alpini della Brigata Taurinense, che da giugno verranno impegnati per sei mesi in diverse operazioni all’estero, nell’ambito degli accordi internazionali ai quali l’Italia ha aderito

Venerdì mattina, di fronte ad autorità civili, militari e religiose, nella caserma Monte Grappa di Torino, sede del Comando della Brigata, si è svolta la cerimonia di saluto degli alpini che partiranno in missione nei prossimi giorni. Alla cerimonia hanno presenziato il Comandante delle Truppe alpine, Generale di Corpo d’Armata Federico Bonato, il sindaco di Torino e quello di Cuneo e di Pinerolo, oltre alle più alte cariche civili, religiose e militari della Regione Piemonte che hanno voluto testimoniare, così, agli uomini e alle donne della Taurinense e al loro Comandante, Generale di Brigata Massimo Biagini, il forte legame tra i cittadini e l’Esercito. Presente anche una delegazione di Infermiere Volontarie dell’Ispettorato provinciale di Torino della Croce Rossa, che da sempre sono pronte a partecipare alle missioni a fianco degli alpini della Brigata, come forza ausiliarie dell’esercito in ambito socio-sanitario.

 

Il Generale Bonato ha salutato gli alpini in partenza ed ha ricordato l’impegno internazionale della Brigata a cui si affianca, ormai da anni, quello costante sul territorio nazionale. Gli Alpini della Taurinense, infatti, sono occupati quotidianamente in azioni di supporto alle popolazioni terremotate dell’Italia centrale ed in quelle a sostegno delle forze dell’ordine in numerose città italiane nell’ambito dell’operazione Strade sicure.

Il Generale Biagini, Comandante della Brigata Taurinense ha richiamato l’alto livello di specializzazione degli alpini e come “la professionalità dei suoi alpini unita ad un addestramento scrupoloso permetteranno di affrontare con determinazione ed entusiasmo le responsabilità che la attendono aiutata da quei valori di umanità e solidarietà che appartengono al soldato italiano”, mentre il Generale Bonato ha esortato i comandanti dei tre reggimenti in partenza di avere “cura dei vostri uomini e tutti insieme fate il vostro lavoro con onore e professionalità perché questo è quello che paga”.

 

Per la Brigata Taurinense si tratta di un nuovo capitolo in un libro fatto di innumerevoli e gloriose missioni all’estero. Questa volta la “nostra” Brigata assumerà il comando del “Train Advise Command” (TAAC-WEST) nella regione ovest dell’Afghanistan nell’ambito della missione a guida NATO “Resolute Support” (RS), incentrata sull’addestramento, consulenza e assistenza in favore delle Forze Armate e delle istituzioni afghane, La Taurinense si schiererà con un contingente costituito da unità tratte dal 2° Reggimento Alpini di Cuneo, dal 32° Reggimento Genio Guastatori di Fossano e dal Reggimento Logistico Taurinense di Rivoli, integrato da altre unità specialistiche dell’Esercito.

Il 3° Reggimento Alpini di Pinerolo assumerà la guida della “Task Force Praesidium” a protezione della diga di Mosul in Iraq e del personale impegnato nelle operazioni di manutenzione dell’infrastruttura. La diga, di rilievo strategico per l’Iraq, è vitale per l’approvvigionamento idrico di centinaia di migliaia di persone che abitano nelle regioni circostanti e per lo sviluppo e l’economia di tutta l’area.

Il 9° Reggimento Alpini de L’Aquila assumerà, invece, la guida della Task Force impegnata nella missione “Ippocrate” a Misurata, operazione italiana che vede schierato in Libia un ospedale da campo, necessario a fornire assistenza sanitaria nell’ambito della collaborazione e del supporto umanitario fornito dalle Autorità italiane al popolo libico.

Manuela Savini

Foto: Esercito italiano- Brigata Taurinese

No a fascismo e xenofobia. E il terrorismo islamista?

di Pier Franco Quaglieni

Ieri   27 Maggio, è stata lanciata dall’Anpi nazionale in tutta Italia la 
Giornata antifascista . Nel torinese si sono attivate le sezioni di Chivasso, 
Grugliasco, Villastellone . A Torino non sembrano esserci stati eventi di  rilievo. Non ci sono dubbi che l’antifascismo sia una scelta da condividere sempre ,  perché il valore della libertà va sempre difeso, anche se i nemici della libertà  non sono stati solo i fascisti ed oggi i neofascisti, comunque camuffati. Ma  invocare provvedimenti giudiziari contro chi vuole ricordare nei cimiteri i  propri morti durante la guerra civile, non è accettabile, come non è accettabile  voler impedire di ricordare i morti comunque caduti .

La democrazia conquistata nel 1945 deve consentire il libero dibattito delle  idee ,anche di quelle che ci ripugnano. La tolleranza per le idee diverse e non  per quelle opposte ,non è vera tolleranza. Anzi, la tolleranza deve tradursi  nel rispetto per le idee di tutti. Credo che il generale Perotti o il capitano 
Balbis o il col. Montezemolo o il maggiore Mauri o il giovane Curreno ammazzato  dai tedeschi a 15 anni, o Valdo Fusi o Silvio Geuna o Emanuele Artom  non avrebbero gradito l’iniziativa politica dell’ Anpi  che , imbaldanzita dall’esito referendario, a cui hanno contribuito anche  Berlusconi e Salvini, vuole recuperare la vecchia ,tramontata egemonia sulla  Resistenza. A noi il dovere di ricordare che la Resistenza fu un fatto plurale, come dimostra l’esistenza della FIVL , la federazione fondata dal gen. Cadorna, da Mattei, da Mauri e da Taviani nel 1948 per affermare la presenza di una  resistenza non comunista. Spiace dover ricordare queste cose all’Anpi che sta  prendendo una piega che la ricaccia indietro di decenni. Nella solita sparata sull’accoglienza dei migranti e sulla xenofobia, non una parola viene dedicata al terrorismo islamista, il vero neonazismo del XXI secolo  che minaccia il mondo. Non c’è sta stupirsi che solo una piccola parte di cittadini abbia seguito l’Anpi su questa strada. In molte realtà la giornata antifascista è stata un  flop. Lascino a D’Alema e Bersani ,adesso che hanno  un  loro partito , di fare  la parte politica che ad essi spetta. Lascino alla Cgil di svolgere il ruolo di  sindacato in un’era in cui i sindacati andrebbero totalmente ripensati. Forse non si sono accorti che va totalmente ripensato nel nuovo secolo, il ruolo tra potere e cittadini.  La globalizzazione, Internet hanno cambiato il mondo. La strage dell’11 
settembre e le stragi successive in Europa ci impongono comportamenti coerenti con il fatto che siamo nuovamente in guerra. Una guerra dichiarata dagli estremisti islamici per distruggere l’Occidente . E noi facciamo la giornata contro la xenofobia e il razzismo ? E magari con un pizzico di antisemitismo antiisraeliano che, in queste occasioni, non guasta mai ?